Storia contemporanea
Prime venti lezioni
Dalla fine dell'Ottocento fino alla prima guerra mondiale esclusa: belle epoque e impero. Seconda lezione: le migrazioni, con baricentro Genova. Terza lezione: uno sguardo d'insieme sulla Grande Guerra. Quarta lezione: la Grande Guerra, la propaganda o “guerra delle parole”. Quinta lezione: la Rivoluzione Russa “un mondo nuovo?”. Sesta lezione: dalla fine della guerra al Fascismo “da Versailles al fascismo”. Settima lezione: la deriva fascista in Germania e cosa succede in Unione Sovietica “Nazismo e comunismo, totalitarismo?”. Ottava lezione: le liberal-democrazie (Gran Bretagna, Francia e USA). Nona lezione: la Seconda Guerra mondiale, la resistenza e la nascita della Repubblica italiana. Decima lezione: il nuovo ordine mondiale e lo scoppio della guerra fredda (dal 1946 al 1981). Undicesima lezione: l'età dell'oro negli USA (diffusione stato sociale, massificazione, fenomeni di redistribuzione del reddito) e del modello di vita degli americani.
Dodicesima lezione: età dell'oro in Europa (dal 1946 al 1973 - crisi petrolifera) e in Italia. Tredicesima lezione: anni '60 e il '68. Quattordicesima lezione: gli anni '70. Quindicesima lezione: gli anni '80. Sedicesima lezione: fine guerra fredda e crisi dell'URSS. Diciassettesima lezione: fine prima repubblica in Italia. Diciottesima lezione e diciannovesima lezione: ripasso con l'obiettivo di discutere i libri che ci sono stati assegnati, in modo da ritrovare i collegamenti col corso e chiarire i dubbi. In ordine: review libro sul '900 e poi su quello dei presidenti USA. Ventesima lezione: apertura sul ventunesimo secolo.
Contemporaneità
Storia Contemporanea, sviluppatasi in Italia dopo la Seconda Guerra Mondiale quando ci si è posto in maniera crescente il problema di studiare gli avvenimenti più vicini. Ma cos'è la contemporaneità? Cioè, da che periodo va? Una prima periodizzazione la fa iniziare dalla seconda metà del '700 quindi con la seconda rivoluzione industriale (punto di vista prettamente economico) fino a farla arrivare alla terza rivoluzione industriale, ossia quella informatica.
Il secondo modo è di intendere questo periodo dal punto di vista politico: la contemporaneità parte da quando appare sulla scena la “sovranità popolare” quindi dopo la rivoluzione francese, o meglio da quella americana, quindi il secondo quarto del '700. Iniziamo a definire la contemporaneità da fenomeni profondi che hanno segnato l'esistenza, quindi dal punto di vista economico la seconda rivoluzione industriale o per la parte politica la sovranità popolare. Altro punto di vista, la Prima Guerra Mondiale, perché lì arrivano a compimento una serie di fenomeni che sono stati caratteristici della contemporaneità: la società di massa, i sistemi di comunicazione di massa, guerre di massa distruttive, l'urbanizzazione, l'industrializzazione civile e quella legata alla guerra.
Per Gilberti nasce il senso della frattura. Socialismo reale e socialismo attualizzato, fascismo, nazismo: è come se la Guerra avesse mostrato di botto al mondo il suo sistema distruttivo. Una quarta posizione che è quella che adottiamo è quella che si occupa del '900, come secolo di contemporaneità perché presenta tre caratteri che segnano la nostra attualità:
- La società di massa, (tutto il '900 è stato una vita dentro la società di massa: grandi città, grandissime produzioni).
- Compressione spazio-temporale (il mondo si fa contemporaneamente più veloce comprimendo lo spazio e il tempo, grazie alla tecnologia. Lo spazio è come se sparisse, perché, per esempio, col computer, posso sentirmi con persone distantissime: istantaneità).
- L'emersione di mondi extraeuropei (la caduta della centralità dell'Europa).
La belle epoque
Espressione che viene coniata in Francia nel periodo subito precedente alla prima guerra mondiale, quindi nel 1912/13 e verrà riutilizzato con malinconia dopo la Guerra, entrando nel modo di parlare comune. Noi intendiamo il periodo che va dal 1870 al 1913 circa. 1889, Parigi. In quest'anno viene eretta la Torre Eiffel, uno degli elementi distintivi della Parigi della contemporaneità, qualche anno prima, dalla Francia, in America era arrivata la Statua della Libertà: opere che mostrano la fiducia nella tecnica e nel progresso, legati ad una concezione estetica chiamata Liberty, legata all'estro degli artisti.
La Torre è sede di un'esposizione universale: fiere internazionali (1851 a Londra, esposizioni di macchinari, strumenti, oggetti più recenti) che dovevano rappresentare i più recenti ritrovati della tecnica e poi servivano anche per pubblicità. [1876 a Philadelphia, centenario della Dichiarazione]. Per la prima volta si parla di energia elettrica: Parigi vien definita la città della luce, riferimento sia all'Illuminismo, sia all'energia in sé.
L'età è bella quindi, perché è l'età del progresso, della luce, delle opportunità. In questi anni compare nel 1886 il telefono, nei primi anni '80 la lampadina, a metà anni '90 il telegrafo senza fili, 1895 il cinema a Parigi, il fonografo, 1901 il grammofono (sviluppo del precedente fonografo), 1885 il motore a scoppio (da qui a poco la motocicletta e poi l'auto), 1908 la prima catena di montaggio della Ford, 1903 il primo volo, metà dell'Ottocento le navi a vapore. Questo periodo viene definito come seconda rivoluzione industriale, la prima è circoscritta al settore tessile e alla lavorazione della ghisa.
L'acciaio, la chimica e l'elettricità hanno più bisogno di investimenti lungimiranti e di approccio scientifico, con rapporto stretto tra ricerca e industria. (motivo di crescita di Germania e USA: ottimo rapporto tra le Università e le grandi industrie). Nelle esposizioni universali non mancavano beni che si potevano comprare o aree destinate al divertimento (luna park o circhi) oppure zoo umani (segmenti di popolazioni che venivano da altri mondi, come l'Asia o l'Africa).
Questa società è positivistica, convinta del progresso, della tecnologia e della superiorità nei confronti delle altre popolazioni, ritenute selvagge e arretrate, guardate con un misto di curiosità e di repulsa, come mondi da conquistare e comandare. Per gli starti medio-bassi della borghesia si aprono prospettive di tempo libero con la diminuzione dell'orario dei lavori. In America nel 1903 compare il primo cinema, il nickelodeon perché costava un nichelino. Il cinema nasce soprattutto rivolto agli strati popolari, è muto e questa è una delle forme di divertimento di cui tutti possono godere, come anche quelli che non capiscono la lingua (il 15% della popolazione) ed è anche per questo che compaiono sui giornali i primi fumetti, per illustrare la città a quelli che non sanno leggere.
L'epoca quindi è bella perché è tecnologica, credere al progresso, perché c'è luce e perché si incomincia ad allargare il tempo libero, progresso nella comunicazione (per la prima volta in quegli anni sul Corriere della Sera compare la parola “vacanza”). Si cercano anche di calmare i lavoratori che incominciano a chiedere più diritti (nascono i primi sindacati, illegali e repressi violentemente: le giornate di Milano del 1888 sedate nel sangue su ordine del re Umberto I per mano del generale Bava Beccaris). Per i ceti medi si apre il divertimento, chi può compra un pianoforte come strumento di divertimento collettivo. Ci sono i primi segnali della società dei consumi: quando io consumo qualcosa che eccede la sopravvivenza.
Il Titanic affonda nell'aprile del 1912. Il Titanic è il simbolo della Belle Epoque, è il vanto della tecnologia britannica: “inaffondabile”. Il problema chiave non era il ghiaccio, ma il modo in cui era stata imbullonata la nave: era stata chiusa in fretta, per permettere il viaggio all'interno dei termini stabiliti. Disastro nel quale vediamo la metafora dello straordinario potenziale di quest'epoca e delle sue contraddizioni: una sorta di hybris per via della fiducia nelle tecnologie (difatti sulla nave non ci sono quasi scialuppe: un po' perché si pensa che non servano, un po' per offrire i grandi saloni. 1500 morti su 3000. Sul Titanic un numero consistente delle vittime fa parte della terza classe, divisa da cancelli e porte dalla seconda e dalla prima classe.) Questa nave è sintesi anche delle divisioni sociali: quelli della terza classe sono separati da cancelli. Diventa così manifestazione delle tre grandi inquietudini della Bella Epoque:
- Per le rigidissime divisione sociale: le diseguaglianze sociali o “questione sociale”, fenomeno che è cresciuto con la rivoluzione industriale. Mina la compattezza della Belle Epoque. Ineguale distribuzione delle risorse, legato allo sviluppo. (1860 compare la parola milionario in America). In Gran Bretagna nascono i primi sindacati riconosciuti dalla legge.
- Troppa fretta di costruzione: gara e rivalità tra gli imperi. La Gran Bretagna con il Titanic vuole abbattere il record della velocità della Germania. [se si osserva una cartina del 1901 si nota subito che la parola empire è la più usata. Gli inglesi erano preoccupati del fatto che la popolazione vedesse la grandezza dell'impero britannico, baravano sulla scala.]
- L'impero tedesco viene sottovalutato. L'impero è un'organizzazione dello spazio politico, economico e culturale che unisce in un rapporto gerarchico un centro egemone e una periferia, con forme più o meno forti del primo sulla seconda. Ci sono tre tipi di imperi:
- Gli imperi territoriali continentali: gli imperi più antichi, cinesi e russi, stanno sullo stesso territorio continentale. Basati sul potere militare, il centro controlla la periferia su base militare.
- Gli imperi territoriali trans-continentali: imperi che si sono affermati dalla grandi esplorazioni in poi: impero spagnolo, francese e britannico. Un dominio coloniale (come l'India per la Gran Bretagna: il potere indiano controlla il territorio, ma sotto il controllo militare britannico).
- Gli imperi a rete o informale: cioè che tende ad usare meno l'elemento militare del controllo diretto, ma che usa di più l'elemento del controllo economico. Dipendenza dai soldi, non dal potere militare: quello degli Stati Uniti (esempio di guerra tra gli Spagnoli e gli USA per il controllo di Cuba e delle Filippine. Vincono gli USA contro un'esangue potenza stanca come la Spagna). Anche la Gran Bretagna controlla alcune colonie con il sistema a rete (Nord Africa). Gli imperi si sfidano per le risorse, le merci passano più facilmente tra una zona e l'altra. L'Africa è una zona molto contesa.
Ci si accorge dei giovani: scuole di massa ed eserciti di massa. Anche gli studiosi si accorgono dei giovani, i militari per esempio si chiedono come poterli investire, sfruttare: per esempio nascono i Boy Scout. WonderGoltz teorizza che la cosa migliore per i giovani sia stare nell'esercito. Vandepaullen cerca di tenersi il più lontano dalle idee militariste e crea appunto i Boy Scout. (1907 “scouting for boys” ragazzo che guarda all'orizzonte, con la preoccupazione che possano invadere la Gran Bretagna per mare). Età in cui si accorge che ci sono i giovani e una parte di questi giovani vanno a scuola, alcuni anche per conto proprio.
Gli imperi
Perché la rivalità? Qui sta la contraddizione e il dramma dell'epoca. Rivoluzione dei trasporti: le merci viaggiano meglio ciò apre alla diretta concorrenza. Gli Americani sfruttano questo boom dei trasporti ed entrano nei mercati europei con prodotti buoni a prezzi vantaggiosi: questo fa sì che le rivalità commerciali tra Europa e America si inaspriscano.
Si punta anche all'Africa e non solo sulle coste: le navi sono più potenti e possono attraccare ovunque e le mitragliatrici spianano la strada anche in mezzo a mille “selvaggi”. Per spartirsi il territorio si cerca comunque una via democratica. Quindi le rivalità sono sia a livello di modalità di scambio (mi tagli fuori dal mercato) sia rispetto ai territori terzi da controllare per le materie prime, perché possano diventare parti indispensabili del sistema mercantile. Per cui questo sistema di quasi scontro rovina l'atmosfera della bella epoque.
Il mondo occidentale non ha conosciuto grandi guerre tra le potenze dal 1815 (congresso di Vienna). Questo periodo viene definito “Pace dei 100 anni”. L'unica eccezione vera è la guerra di Crimea nel 1854-1855: in questa guerra si incominciano a usare gli strumenti della rivoluzione industriale. Ci si allea con la Turchia nel tentavo di bloccare l'estensione della Russia. 465,000 morti. La prima vera guerra moderna è la guerra civile americana, sempre per via degli strumenti utilizzati.
Le potenze si reggono per un secolo secondo un sistema di rapporti internazionali che è molto polare, cioè tra più potenze: il “concerto europeo”, Russia, Austria, Gran Bretagna, Francia e poi Germania. L'Italia è una media-potenza. Nel primo Novecento c'è la corsa agli armamenti, derivante dalla corsa ai territori terzi e alla concorrenza commerciale. Intanto c'è un gigante in crisi: la Cina, si pensa ad un possibile intervento. (Nella guerra di Crimea fa la sua comparsa il fucile a ripetizione). Si mette in moto un meccanismo che gli studiosi molto tempo dopo chiameranno “dilemma della sicurezza”: il rapporto che c'è tra due attori impegnati in una situazione di rivalità che si sentono spinti ad usare strumenti di minaccia reciproca crescente per raggiungere entrambi la massima sicurezza possibile attraverso minaccia e armamenti. Uno dei due alla fine si sente talmente sicuro che decide di attaccare. (elementi che poi portano anche alla prima guerra mondiale che è un chiaro esempio di questo dilemma).
Genova, Ansaldo esporta un terzo delle navi che produce nel mondo, la maggior parte delle navi coinvolte nella grande guerra sono sue. Costruite nell'ottica della minaccia {sappi che ho questi strumenti}
Ideologia nazionalista
Terzo problema della bella epoque: ideologia nazionalista. È una visione della realtà che presuppone un'unità organica stretta tra la popolazione che vive su un territorio che condivide o che su suppone condivida una lingua, una cultura e una discendenza, uno stesso sangue, tradizione e uno stato nazionale che governa questo territorio. È una visione che pone la nazione al centro di tutto: l'individui deve sottomettersi a questa visione. C'è un'evoluzione della nazione.
[George Mosse famoso per aver detto ad uno studente occupante che gli disse “Mosse, ti chiamerò George per eliminare la differenza tra noi” “Chiamami come vuoi, l'abisso è ancora qui]. Quando nasce il nazionalismo? Sostanzialmente all'epoca della rivoluzione francese. Fino a quell'epoca la nazione aveva un carattere locale, per dire da dove si veniva “la nazione è Genova”. La nazione che esce dalla rivoluzione francese è nazional-popolare, battaglia di Valnì la popolazione è in armi.
L'idea di nazione fa sì che si sia il territorio, ma anche che ci sia molto forte l'idea di forza popolare, un'idea che le nazioni possono convivere, che non siano destinate a vivere una contro l'altra. Tutto questo è il nostro Risorgimento (Mazzini, convinto che le nazioni possano convivere in pace “fratellanza universale” cittadino-nazione-Dio). Questa generosa speranza si infrange nell'ultimo quarto dell'Ottocento contro la crescente rivalità tra gli imperi e con lo sfondo un atteggiamento razziale e antisemita: questo sentimento nazionalista si carica di razzismo e antisemitismo. L'idea che le razze siano divise gerarchicamente “razzismo indeferrazziantitalista”.
Un nobile francese X elabora alla metà dell'Ottocento una visione che scrive un saggio sulle differenze delle razze umane. Sviluppo positivismo e scienza viene sottoposto ad una distorsione: la dottrina di Darwin viene applicata alla società, cercando così di dare una giustificazione alla superiorità dei bianchi. Divisione in tre razze: bianchi ariani, gialli asiatici (materialisti) e neri. Un razzismo di fondo nasce dalle prime esplorazioni, quando l'uomo occidentale incontra altre popolazioni e le reputa da subito inferiore.
Tutto questo deve far capire come il materialismo si armi di nuovi poteri: diventa più aggressivo e razzista. Mettendo assieme queste tre ombre si individuano i fatti di fondo che preparano alla Grande Guerra. Convivono però con tutto il resto, è lo stesso commercio che avvicina che aumenta la concorrenza, quindi la rivalità. Grande crescita traffici commerciali: una fase di globalizzazione che non c'era mai stata prima, grazie alla rivoluzione dei trasporti. Il periodo compreso da gli anni trenta dell'Ottocento fino alla prima Guerra Mondiale è quello delle grandi migrazioni.
Migrazioni: baricentro Genova
È un tema che è stato oggetto di scoperta da parte della storiografia in tempi recenti. Le prime ricerche serie sono degli anni '70: si pensava che le nostre società fossero state a lungo una civiltà sedentaria, come se chi si fosse mosso fosse un'eccezione. Genova diventa ben presto il miglior porto per le migrazioni, l'entroterra del levante, le aree agricole sono aree dalle quali si muovono nelle fasi di difficoltà economica i primi embrioni di migranti. Si emigra da...
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