L'avvio del Risorgimento italiano
L'idea di unità nazionale si sviluppa, innanzitutto, all'interno di società segrete di cui la Carboneria (obiettivo monarchia costituzionale) è la più conosciuta, forte nel Regno delle Due Sicilie. Protagoniste dei moti degli anni Venti, contribuirono all'insuccesso, poiché chiuse in se stesse, elitarie e sganciate dalla popolazione (ancora assente in Italia un vero sentimento nazionale), troppo fiduciose nei sovrani. Dall'insuccesso si capì che: non può esserci libertà senza indipendenza. Nascono, così, soluzioni e nuove ideologie; tra gli intellettuali si sviluppa un vivace dibattito sul problema italiano.
Movimento democratico
Giuseppe Mazzini ne è l'espressione più alta. Promuove un cambiamento radicale:
- Coinvolgere il popolo. Ogni popolo ha una missione, ossia liberarsi dallo straniero e fungere da esempio per altri. Attraverso questa consapevolezza si raggiungerà l'indipendenza.
- Dio: è la spiritualità di ogni popolo. Divinità laica, non provvidenzialistica; non salva, guida.
- Libertà della propria terra (dal dominio austriaco e dal potere temporale del papa).
- Repubblica democratica: forma di governo auspicata per liberarsi dall'ingerenza austriaca, nell'unità nazionale.
Per raggiungere i suoi obiettivi, Mazzini fonda la Giovine Italia (1831), tramite la quale prepara le insurrezioni. I tentativi di rivolta si riveleranno, per lo più, fallimentari e saranno escluse le masse. Limite del pensiero mazziniano: distanza teoria/prassi. Si tratta di un'analisi astratta che non considera i problemi concreti, quindi trascura la questione economico-sociale.
Liberalismo radicale
Carlo Cattaneo ritiene che le regioni più avanzate debbano essere un traino per quelle meno sviluppate. Dovrà esserci un governo centrale forte che promuova riforme concrete di leggi e istituzioni. Giuseppe Ferrari pensa, invece, ad una federazione di Stati che rispetti i caratteri dei vari territori, con storie e peculiarità differenti.
Liberalismo moderato
In crescita con la crisi della Giovine Italia, sarà tra i protagonisti e fautori del Risorgimento. Rifiuta la rivoluzione e i cambiamenti netti, preferendo il mantenimento delle gerarchie e la gradualità dei mutamenti. Negli anni Quaranta è ormai solida la consapevolezza che l'unità nazionale è necessaria per le riforme.