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Storia contemporanea

Introduzione alla contemporaneità

Prof. Labanca

Partiamo dal primo dei due grandi eventi che hanno introdotto, aperto, la contemporaneità. Uno storico britannico, Eric Hobsbawm, ha parlato di una duplice rivoluzione nel senso di legare due fenomeni diversi: uno sostanzialmente economico-sociale e uno politico, che sono la rivoluzione industriale e la rivoluzione francese. Duplice rivoluzione perché ci sono legami fra esse e perché insieme hanno cambiato l'Europa e il pianeta.

Rivoluzione industriale

Discuteremo già sul termine "rivoluzione" per quanto riguarda la rivoluzione industriale; è oggetto di discussione se le trasformazioni economico-sociali indotte dall'avvio di un processo di industrializzazione possano essere definite o meno "rivoluzione". Certo è che alla metà del '700 in un triangolo britannico nei territori a Nord, Ovest e Sud di Londra, diciamo nella provincia britannica, si avviano una serie di trasformazioni che cambieranno radicalmente il modo di produrre di quella zona, poi del Regno Unito e infine di tutta Europa e del mondo.

Gli avvenimenti nascono in un luogo e poi si diffondono. La rivoluzione industriale può essere definita la trasformazione del modo di produzione manifatturiero in una produzione a larga scala con l'ausilio di macchine/macchinari, prima in legno poi in metallo, che si realizzarono prima in un solo ambito produttivo (settore tessile) e che poi si diffusero a tutti i settori produttivi della manifattura.

Rivoluzione industriale come trasformazione del modo di produrre, non immediatamente dell'agricoltura e dei servizi; quindi non nel settore primario e terziario ma nel secondario. Le manifatture, i laboratori artigianali e le piccole fabbriche esistevano qua e là da secoli ma le trasformazioni che questi conoscono in Gran Bretagna a partire dal '700 sono straordinarie e influenzeranno tutto il settore secondario, partendo dal tessile, ma poi anche gli altri settori (anche l'agricoltura e i servizi verranno meccanizzati e industrializzati).

Sempre Hobsbawm immagina in un volume che si chiama Il secolo breve che guardando quello che succede nella Gran Bretagna del 1780 si chiedeva se quello che stava avvenendo era più simile a quello che succedeva nell'antica Roma o più simile al suo tempo (anni '70/'80 del '900); effettivamente prima dell'avvio della produzione industriale molto dell'economia era molto più simile a quello che accadeva nell'antica Roma rispetto a quello che accade oggi. La causa principale della trasformazione può essere ricercata nella rivoluzione industriale.

Trasformazioni economiche e sociali

Tra 1750 e 1850 in UK l'agricoltura passò dal 45% al 20%, l'industria dal 24% al 34% e il terziario dal 13% al 21%; enorme trasformazione della manodopera impegnata che cambiò radicalmente il valore aggiunto, cioè la ricchezza, prodotta da questi tre settori.

Sappiamo che per produrre una sedia per secoli ci si è rivolti a un artigiano il quale nel suo laboratorio incaricava un suo collaboratore più giovane di fare i vari componenti della sedia e di metterli insieme. Il laboratorio artigianale o la manifattura poteva produrre un numero x di queste sedie, la straordinaria innovazione della rivoluzione industriale è basata sul rendere più fitta la manodopera mettendola insieme e facendola lavorare con macchinari che il falegname non aveva; rendere questi macchinari operanti tutti insieme e operanti, spesso, non più grazie all'energia animale ma a quella naturale (acqua o carbone); carbone bruciato produce vapore e con esso si muovono molto più spesso un numero sempre maggiore di macchinari.

Tutto questo messo insieme produce una quantità di prodotti superiori a quelli che poteva fare la manifattura tradizionale, e tutto questo avviene ad un costo unitario per prodotto molto più basso per cui il costo dell'oggetto prodotto può essere abbassato e si può creare un mercato maggiore alimentato da una produzione industriale.

Peraltro, la manodopera che lavora nelle industrie viene remunerata, in genere non molto più della manodopera degli artigiani o delle manifatture tradizionali, ma comunque viene remunerata tutto l'anno in modo costante e questo crea la base di un mercato che funzioni tutto l'anno; la classe operaia può acquistare in maniera continuativa e non a seconda dell'andamento delle stagioni; con la rivoluzione industriale si creano le premesse per un abbassamento dei costi che favorisce l'allargamento di un mercato e la diffusione di oggetti; cose che la vecchia società tradizionale dell'età moderna non conosceva.

Tutto questo parte da un piccolo settore in un piccolo lembo di terra ma questo factory system (sistema di fabbrica) viene immediatamente copiato da altri settori produttivi e nel corso del '800 si estenderà a tutta la produzione manifatturiera; le pezze di cotone, prima della rivoluzione industriale, venivano anch'esse prodotte in parte in laboratori artigianali, in parte in piccole manifatture, in parte vedevano anche il lavoro a domicilio; una parte del lavoro veniva svolta da lavoranti che stavano a casa; la novità della rivoluzione è assiepare tutta questa manodopera, portarle via da casa e via dalle campagne per costruire grandi fabbriche nelle città con una manodopera salariata.

Quando la classe operaia viene tutta spostata nelle città, senza possibilità di risorse agricole, è evidente che la possibilità di ricorrere al reddito che non sia industriale finisce; inoltre, cosa più importante, i nuovi lavoratori delle fabbriche non sono più come i vecchi artigiani che posseggono o comunque che sanno usare in modo autonomo gli strumenti di lavoro.

Per fare una pezza di cotone, nella manifattura preindustriale (domestic system) è chiaro che la moglie del contadino sapeva far andare il telaio ed era consapevole e proprietaria della tecnica di lavoro; una volta allontanati dal sistema domestico i lavoratori perdono la consapevolezza e la proprietà degli strumenti di lavoro; gli operai non sono proprietari di nulla; la condizione del lavoro diventa alienata cioè allontanata dal controllo delle tecniche e degli strumenti di produzione; anche se sono pagati tutto l'anno la loro condizione di vita subisce un radicale peggioramento.

Un'ultima osservazione di tipo macroeconomico: a differenza del lavoro artigianale e manifatturiero preindustriale il mettere insieme fattori di produzione (materie prime), gli strumenti di produzione (i telai azionati a vapore), gli operai (alienati nel loro controllo delle tecniche di produzione) tutto questo configura una situazione nuova che non era conosciuta in precedenza e le reazioni a queste sono molto diversificate. In estrema sintesi questo che abbiamo detto è un'immagine del lavoro industriale.

Questa situazione nuova (industriale e operaia) permette un notevole arricchimento del proprietario dei mezzi di produzione e un notevole sfruttamento di chi li lavora; si è parlato del reddito del prodotto industriale come proveniente da un pluslavoro; ad esempio, l'operaio lavora alcune ore per produrre le pezze di cotone (prodotti industriali) e fino a un certo orario del suo lavoro quotidiano ricorda la situazione tradizionale ovvero immette lavoro e ottiene compenso ma da un certo orario in poi lui lavora solo per arricchire il padrone; passando dalla manifattura tradizionale alla produzione industriale si permette un enorme arricchimento degli imprenditori, di quelli che hanno il capitale per costruire la fabbrica, per far arrivare in essa le materie prime, per costruire o comprare i macchinari, per farli azionari dal vapore etc... in maniera significativamente maggiore che nel passato l'operaio arricchisce l'imprenditore. È un'enorme trasformazione rispetto alla produzione che sino a quel punto c'era stata dall'antica Roma sino alla metà del '700.

È evidente che poi molte di queste caratteristiche ci saranno solo in parte all'inizio e poi si andranno a costituire nel tempo; perché all'inizio la classe operaia industrializzata continuò ad avere un rapporto con la campagna, all'inizio non era necessario avere grandi capitali perché gli utensili erano in legno, quando nelle fabbriche lavorano alcune centinaia di lavoratori (dimensione molto rara fino a metà del '700) ci vuole del capitale per pagarli ma pensiamo nel pieno dell'età fordista anche in Italia (pensiamo agli anni 50 60 e 70) quando la Fiat mette insieme alcune decine di migliaia di persone; capiamo che ci vogliono capitali enormi per fare questo.

Nasce da un momento all'altro? (perché la rivoluzione è un cambiamento radicale che avviene in un periodo ristretto es. rivoluzione russa, rivoluzione sovietica, rivoluzione messicana, la rivoluzione iraniana) NO ma è la radicalità delle trasformazioni e delle conseguenze che ha spinto molti a parlare in termini di rivoluzione industriale; si potrebbe essere più neutri e parlare di "processo di industrializzazione" ma a condizione di capire che dalla metà del '700 è cambiato il mondo.

Rivoluzione agraria, demografica e sociale

La rivoluzione industriale è una cosa che ha toccato solo l'industria? No, gli storici hanno osservato che negli stessi anni in cui cambiava la produzione da manifatturiera a industriale, altri cambiamenti si mettevano in moto o erano già realizzati:

  • Rivoluzione demografica
  • Rivoluzione agraria
  • Rivoluzione dei costumi e delle mentalità

Non sarebbe stato possibile avviare una rivoluzione industriale se non ci fosse stata un'eccedenza di manodopera quindi eccedenza di popolazione che aveva per la prima volta nella storia reso possibile una transizione demografica da un modello demografico tradizionale che vedeva una ciclicità di carestie, malattie epidemiche e morte diffusa con conseguente restringimento della popolazione a quel punto con una popolazione ristretta si poteva far fronte alle necessità alimentari; questo perché le capacità produttive dell'agricoltura in assenza di grandi trasformazioni erano abbastanza fisse; erano passibili di miglioramento perché si andava a coltivare altri territori, si bonificavano terreni, si deforestava un terreno ma tutto sommato c'era una certa rigidità la quale scompare totalmente con l'industrializzazione dell'agricoltura; qui stiamo scivolando nella rivoluzione agraria.

Essendoci una maggiore produttività agricola è possibile che il ciclo demografico finisca il suo carattere ciclico; da quegli anni lì la crescita demografica non trova sosta, non trova fine; è una crescita demografica costante che trova solo una forma di allentamento, abbassamento, per le libere decisioni degli attori demografici (donne e uomini) i quali decidono di fare meno figli; ma non c'è il crollo della peste nera o della crisi del '600.

Tra il 1750 e 1850 fa passare la Gran Bretagna da un po' meno di 6 milioni a 11 milioni e mezzo; e non solo perché gran parte di questa popolazione alla metà del '700 era agricola e alla metà dell'800 diventa urbana. Vediamo quindi la radicalità del cambiamento del modello demografico e delle conseguenze quantitative.

La transizione demografica non tanto alla metà del '700 ma nell'800 e soprattutto nel '900 (pensiamo alla penicillina), con l'accrescimento delle conoscenze tecniche sanitarie è stato di grande aiuto e ha sostenuto questa crescita demografica che però era già avviata ed era possibile mantenerla grazie a una produzione di tipo industriale. Quindi transizione e rivoluzione demografica europea; è ancora più notevole il cambiamento della speranza di vita alla nascita; in una società moderna preindustriale non si andava oltre il 25/35 anni a persona; oggi la speranza di vita alla nascita è in media salita a 75/80 anni.

Abbiamo accennato alla rivoluzione agraria; questa è molto importante per comprendere la rivoluzione industriale in gran Bretagna; perché in quei decenni avvenivano trasformazioni importanti nell'agricoltura inglese; venivano recintati e privatizzati terreni che erano beni comuni; l'iniziativa dei detentori di capitale mise delle enclosures che ovviamente aumentò la capacità di terre che potevano essere sfruttate per l'agricola; impoverendo però i contadini che si trasferivano in città divenendo operai; meno occupati in campagna più occupati nel settore secondario industriale.

Cambiarono anche le tecniche di produzione (non solo la proprietà); una parte di terreni fu sempre più seminata con foraggio per cui si potevano allevare animali; si imparò a coltivare i terreni facendo ruotare la produzione su questi terreni; si divise di ogni terreno in 2 o 3 parti alternando le colture e lasciando il terreno a maggese (a riposo) e l'uso di fertilizzanti (prima naturali poi sempre più chimici) tutte queste cose insieme; il cambiamento delle tecniche di produzione, la chiusura dei campi etc... rese possibile una crescita produttiva dell'agricoltura quindi un arricchimento dei proprietari i quali investivano i redditi ricavati dall'agricoltura o nell'agricoltura stessa o in investimenti di tipo industriale; con passaggio di redditi dal primario al secondario; spesso erano proprietari terrieri aristocratici che si improvvisavano industriali.

L'incontro di queste tre rivoluzioni produsse un cambiamento nelle culture; spesso traumatici questi cambiamenti perché le popolazioni, abituate per secoli a vivere in un contesto e in un modo di produzione, di fronte a tutte queste rivoluzioni le menti degli attori del tempo subirono varie trasformazioni; si pensi al fatalismo dell'agricoltore che non potendo intervenire sul clima spera che il raccolto vada bene e che il tempo sia favorevole ad una situazione molto più laica e meno propensa al fatalismo, alla rassegnazione che troviamo nelle industrie dove che piova o che non piova si produce lo stesso; sono trasformazioni nelle mentali enormemente radicali che non si vedono tra 1760/1780 ma che mettono le basi della nostra contemporaneità, che cambiano la società in tutti i suoi aspetti: economici, demografici, culturali, religiosi e quindi anche politici.

Queste trasformazioni a vari livelli che implicarono o attivarono altre rivoluzioni o trasformazioni secondarie ma importanti; es. rivoluzione dei trasporti; per millenni l'uomo era andato a passo normale o alla velocità del cavallo, con la rivoluzione industriale e l'uso del vapore applicato alla trazione di carri con l'invenzione della ferrovia cambia la velocità del mondo; le prime locomotive non erano molto più veloci di un buon cavallo che corre ma lentamente la tecnologia ferroviaria permise velocità sempre più elevate.

La rivoluzione dei trasporti fu importantissima perché permise di spostare ingenti materie prime; con il tempo vi furono anche perfezionamenti nello spostamento di merci via mare, via acqua; stiamo parlando della seconda metà dell'800; ci si muove su navi a vapore (non più a vela).

Un'altra enorme trasformazione è quella sociale; con la produzione industriale si creano nuove classi sociali cioè vecchie classi sociali sono talmente tanto cambiate da essere quasi irriconoscibili; i lavoratori urbani delle manifatture esistevano già ma la crescita di grandi concentrazioni di masse operaie che lavorano nelle città e nelle fabbriche è cosa nuova, tipica dell'800.

Una classe operaia dalle caratteristiche molto simili, sempre più simili tanto più il processo di industrializzazione lascia il primitivo settore tessile (lavoratori femminili e infantili) e che si fa sempre più una esperienza maschile di fabbrica, sempre più omogenea, massificata, uguale a se stessa; una classe sociale che non trova rappresentanza politica all'inizio; guardata con timore dai poteri tradizionali (aristocrazia e clero) che vedono questi lavoratori sempre più lontani dal controllo diretto che ci poteva essere per es. in parrocchia o nel villaggio. Guardata con sospetto dal resto della popolazione che non sempre conosceva le dimensioni e i caratteri di questa rivoluzione. Fatti oggetto di iniziative umanitarie solidaristiche; qui in Toscana sono diffuse le Sms; società di mutuo soccorso; erano associazioni di lavoratori guidate da benefattori (borghesi o aristocratici) che si curavano dei problemi dei lavoratori; ma comunque sempre più dal basso che non dall'alto, che si mettevano insieme e si aiutavano tra loro che devolvevano una parte del loro salario a beneficio comune questo perché se un contadino si ammala in una grande famiglia la sua forza lavoro è sostituita (moglie e figli); quando l'operaio di città perde il lavoro o si invalida sul lavoro è molto difficile che ritrovi un'occupazione; se il contadino nel villaggio è aiutato da una rete morale (chiesa, padrone aristocratico) in città non c'è più; l'operaio di fabbrica è solo; avere una malattia di alcuni giorni significa che la caduta verticale della povertà è immediata; ecco il solidarismo operaio; è un aiuto sociale-economico solidale.

Nel corso dell'800 avanza il movimento operaio; nuovo soggetto politico che prima non esisteva perché non esistevano gli operai.

Un altro elemento importante per comprendere la rivoluzione sociale in Inghilterra è il mercato.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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