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Storia contemporanea: ossimoro (contraddizione interna), la contemporaneità si

riferisce al momento in cui si vive, specifico. Il passato divora costantemente il

presente. Tutti noi ci portiamo dietro delle memorie.

Gli studiosi hanno fatto partire la storia contemporanea da punti diversi:

- dopo la rivoluzione francese;

- quando si riassetta l’ordine, finisce la trasformazione;

- rivoluzione industriale inglese perché cambia il tenore di vita, svolte di

cambiamento (consumo, economia);

- l’avvento dei primi media e le scoperte scientifiche, quando si rompe il nesso

tra realtà e immaginazione.

- morte di massa, prima guerra mondiale, la psicologia collettiva cambia, si avvia

il totalitarismo

Nessun punto è risolutivo. Ognuno deve farsi un’idea. Nell’antichità la storia non era

una scienza, piaceva raccontarla e sentirla. La storia serve anche a confrontarsi con i

comportamenti collettivi di migliaia di uomini che si scontrano, si incrociano,

interagiscono dentro alle coordinate di quel tempo, contesto. Lo storico è uno

scienziato molto particolare perché è l’unico che non sa qual è l’oggetto di indagine

finché non si verifica (da ciò che esiste a perché esiste). Lo storico non può aspirare a

un sapere verificabile. Lo storico non può manipolare l’oggetto di studio (non può

cambiare ciò che è successo). Lo storico non formula leggi predittive. Si può solo

sapere che le nostre teorie saranno sempre incomplete e senza una prova

inoppugnabile. La verità si declina solo al plurale (storico italiano). L’uso della storia

serve a dare consapevolezza delle possibilità aperte al pensiero dell’azione umana e

che non possiamo scaricare le colpe agli altri, chiamata di responsabilità. Sono gli

uomini a fare la storia.

12/10

La nostra storia contemporanea inizierà dalla meta del 800. L’800 un secolo lento e

polveroso, ci sembra piatto invece è l’opposto. È un periodo continuo succedersi di

mutamenti travolgenti, sorprendenti per l’epoca chi lo vive è un turbinio veloce.

1. Illuminismo

2. Romanticismo non è un molate, un elemento di avanzamento o

conservatorismo, c’è ambiguità che spaventa non ha certezza, può essere

reazione al primato francese all’Illuminismo e quindi lo associo a Rivoluzione

Francese. Reazione che recupera la storia passato presentando come lungo e

tormentato. Storia molto contorta contrastata, no processo lineare piena di

contrasti. Recupero del passato storico, romanticismo italiano il 600. Vuol dire

recupero del passato mitico, non solo documentata effettiva ma a prescindere

ad esempio centro Nord Europa recupero origine popoli che ci vivono,

Nibelunghi ad esempio, romanticismo tedesco il francese fanno la stessa cosa

per poco non vanno da Hitler. La Francia elabora concezione della propria

origine vicina a quella delega Germania che poi va nel nazismo. Ambiguità

ideologia del romanticismo dovrebbe essere il contrario ma sposa il concetto di

nazione, impregnato di idea di nazione il romanticismo, prettamente francese a

di li a 20/30 diffusa in tutta Europa come Germania, Italia, ecc. una serie di altre

idee che recita da 700 e dilata nel 800 che ora si diffonde ovunque.

Romanticismo idea che forse era un blocco nella nostra storia è una roba

complicata ma rilevane. Secolo che accelera nella circolazione, attività editoria

spropositata rispetto ai secoli, primo boom nella rivoluzione francese ma quello

che succede nel 800 non ha eguali, nascono i romanzi. Romanzo popolare nel

800. Cambia cultura popolare. Il popolo legge. Far circolare notizie è una

trasformazione pazzesca. Legge i giornali francesi, inglesi, nei caffè e si

diffondono le notizie di un altro posto. Comunicazioni appare telegrafo

comunicazioni rapidissime cose che succedevo nei miti. I trasporti niente va cosi

veloce come 800, ferrovie, macchine a vapore, industria metallurgica, acciaio,

ferrovie, soldi che girano nello Stato per coprire lo Stato nazionale per le

ferrovie. Si formano Stati nazionali. l’Illuminismo è progressivo. L’idea di Stato

nazionale

3. Nazionalismo casino per l’800. L’dea di Stato nazionale mette in crisi Stati

plurinazionali, impero austroungarico, germanico fatto da più Stati, a un certo

punto nel 48 l’Italia è un pezzo che fa una rivoluzione contro l’impero

austroungarico. Mette in crisi anche gli Stati regionali l’Italia prima dell’unità

divisa in più Stati e infatti nel pieno del 800 azzera tutti gli Stati e li riunisce.

Tipo crollo dell’Urls. Questa idea di nazione si incastra con idea molto

romantica, l’idea di patria, deriva da terra dei miei padri legami con l’antichità.

In Italia una dinastia passa per nazionale e crea l’unità d’Italia i Savoia, si fanno

passare per italiani. Tutto questo in mezzo secolo.

Capitalismo, alle spalle ci sono due cose: nazionalismo, lo posso far funzionare

4. solo se ho grandi mercati che fanno girare merci velocemente, spesso gli Stati

nazionali costruiti per grandi mercati, problema del superamento delle frontiere

negli Stati regionali Italia e Germania in primis, con le tasse di importazione,

uno Stato nazionale per far passare le cose; sviluppo industriale, la rivoluzione

industriale nasce agraria, perché all’inizio in Inghilterra si iniziano a eliminare le

recinzioni per l’uso comune per applicare nuove tecnologie di coltivazione della

terra per produrre più merce da mettere in vendita sul piano agricolo, si fa fuori

il feudalesimo, faccio sfruttare di più la terra con meno forza lavoro. Se io

produco di più di quello che mi serviva per vivere, quello di più lo metto in

circolo, ma io produco di più con meno forza lavoro, quindi mi avanza merce e

anche forza lavoro. Ora i figli vanno in città nelle fabbriche per cercare lavoro,

esuberanza forza lavoro a basso costo con alta concorrenza ed esuberanza di

prodotto che alimenta mercato con proprie regole (domanda, offerta e prezzo) e

il modello di tutto è l’Inghilterra perché ha gli elementi per realizzarla prima

degli altri. Hanno ferro, carbone, acciaio, sono avanti culturalmente e producono

una serie di innovazioni tecnologiche, nuove macchine e tecniche. Le città si

gonfiano e la gente aspetta solo di esser assorbita dalle industrie con condizioni

al limite di sussistenza. Marx mette paura con la rivoluzione del proletariato,

una rivoluzione rossa, crolla l’impero zarista. Sull’onda di questa spinta

economica, c’è lo sviluppo ferroviario e il modo di fare economia varia

finanziando certe imprese economiche. Parte un’economia finanziaria

gigantesca che ci porterà a crisi economiche come non si erano mai viste,

diverse, shock psicologico collettivo con crisi finanziarie. La gente muore di

fame ma non sa perché, crisi di sovrapproduzione. Economia di mercato,

circolazione di persone, merci, specializzazione produttiva, legge domanda-

offerta (se produco troppo, il mio prodotto non vale più niente), divisione

capitale-lavoro. Grandi capitali, imprese gestiti dall’unico soggetto che può

mettere insieme abbastanza capitale da fare quelle imprese.

5. Rivoluzione demografica: la popolazione mondiale cresce grazie alle migliori

condizioni di vita. Grazie a questo, due fenomeni: urbanizzazione (dalla

campagna alla città) e proletarizzazione (operai). All’inizio non ci sono le

industrie, si porta il materiale grezzo che viene lavorato a casa, poi si portano

gli operai a una sede di lavoro, le industrie. Dickens, Londra con le ciminiere.

Il ruolo lavorativo delle donne nell’Ottocento

La donna lavoratrice è percepita nel corso dell’Ottocento come un problema, cioè

esiste una versione implicita e causale della rivoluzione industriale data per certa per

cui l’origine di questo problema è legata al trasferimento della produzione dal nucleo

domestico alla fabbrica, quindi è possibile la compatibilità tra femminilità e salario.

Nell’Ottocento la donna si pensava potesse lavorare solo per periodi brevi, quindi

veniva incanalata in lavori sotto pagati. Le donne lavorano al telaio. Il genere è l’unico

motivo di differenza sul mercato del lavoro, infatti non si fa riferimento alle

caratteristiche del mercato. Ciò che sta dietro è la dottrina delle sfere separate o

ideologia della vita familiare, concetto particolare della divisione del lavoro. La donna

è tipicamente una riproduttrice e marginalmente una produttrice. Di conseguenza, lo

spostamento della donna dal nucleo domestico all’ambito di fabbrica rappresenta un

problema. C’è un’idealizzazione del lavoro a domicilio che non ha ragione d’essere,

cioè le donne lavorano in casa dalle 5/6 fino alle 22, lavorano a cottimo. Non tutte

hanno un marito che guadagna abbastanza. I datori di lavoro hanno l’idea del lavoro

femminile che determina le loro decisioni su come organizzare il lavoro, cioè dove

lavorano le donne e come è il risultato di calcoli sul costi del lavoro, l’inserimento delle

donne nel mercato del lavoro, lo sostengono Marx ed Engels, è il segno che i datori di

lavoro hanno deciso di risparmiare sul costo del lavoro, perché le donne costano

meno, l’associare le donne a certi tipi di lavoro viene formalizzata e istituzionalizzata

nel 19esimo secolo mediante il discorso sociale e politico, se una cosa viene

continuamente ripetuta, quella cosa diventa vera, ma non è detto che lo sia nei fatti. Il

discorso sociale dell’800 istituzionalizza l’assegnazione delle donne a certi ambiti di

lavoro: è ovvio che ci siano lavori da donna. Differenti scuole di economia politica

teorizzano una serie di idee che sostengono questa versione, la principale delle quali è

il salario di famiglia, cioè l’uomo va a lavorare e percepisce uno stipendio, che

idealmente si suppone sufficiente a mantenere la famiglia, in particolare le donne.

Nessuna donna viene supposta autonoma e autosufficiente. Il maschio prende il

proprio stipendio più un pezzettino che serve per le donne e i bambini che non

lavorano. Adam Smith: se non fosse così, la razza degli operai non potrebbe continuare

dopo la prima generazione. C’è una differenziazione dei salari: quello degli uomini

deve servire al mantenimento della famiglia, mentre quelle donne è solo integrativo.

L’uomo riproduce e produce. Chi davvero produce i figli è la donna, cioè mette a

disposizione la materia prima. L’uomo mantiene i figli e dà valore. I salari bassi delle

donne presumono la minore produttività delle donne, ma la dimostrano: ti pago di

meno perché produci di meno, infatti la donna è un lavoratore imperfetto. Non tutti i

lavori sono adatti alle donne. Ci sono ambiti del lavoro femminile considerati come

naturali, ma indotti invece dai processi di socializzazione, x es. segretaria, dattilografa

(mani più piccole). I modelli sociali cadono dall’alto verso il basso. I datori di lavoro

contribuiscono in vari modi alla divisione sessuale del lavoro: le donne sono

vantaggiose perché costano meno. Cosa fanno i sindacati? Si basano su un principio

fondamentale, sull’uguaglianza dei lavoratori, dovrebbero difendere il ruolo della

donna, ma la donna è un concorrente sleale, lavora a meno, accetta di lavorare

sottopagata. In questa logica, si sviluppa una sorta di ideologia, l’elogio della

casalinga: la donna è simbolo di rispettabilità della famiglia e il maschio porta a casa

abbastanza soldi per mantenere la famiglia. Il luogo di lavoro non è salutare per la

donna. I sindacati non ammettono le donne su una base di uguaglianza. La donna è

tutelata dal maschio. La premessa della legge, il fatto che le donne non erano tutelate

ed erano discriminate sul posto di lavoro, diventa il suo effetto. La legislazione

protettiva ha l’effetto di rafforzare la discriminazione tra donne e uomini perché lo

Stato nazionale riconosce come ruolo primario della donna quello riproduttivo e

rafforza la posizione secondaria dell’attività produttiva.

17/10

Unità d’Italia 17 marzo 1861. Nel 1859 c’è la seconda guerra d’indipendenza. Nel 1860

i plebisciti (manifestazioni diretta della volontà del popolo), in cui le popolazioni

liberate dichiarano formalmente di accettare di entrare a far parte del regno d’Italia

governato dalla dinastia dei Savoia (Piemonte, chiamato regno di Sardegna), Garibaldi

libera il Sud. Regni regionali unificati nello Stato italiano. Si tratta di un processo molto

rapido, infatti nel 1859 il Piemonte è uno Stato regionale del Nord Italia, dopo neanche

un anno e mezzo è regno d’Italia con tutta l’Italia unificata. Se un processo è molto

lungo, siamo in presenza di continuità, mentre se è rapido, manchiamo di continuità

storica e di elaborazione delle ragioni. Potere accentrato, autoritario con un tono

militare, tenuto dalla dinastia sabauda (il Piemonte), che lascia pochissimo potere alle

autonomie locali. C’è uno scarso dibattito sulle soluzioni da adottare, soprattutto nelle

sedi istituzionali, no dibattiti parlamentari. Questa unificazione avviene con l’aiuto

straniero, grazie ai francesi con Napoleone III, che aiutano i piemontesi a sconfiggere

gli austriaci nella seconda guerra d’indipendenza, sperando di guadagnarci qualcosa,

ma alla fine i plebisciti annetteranno tutto al Piemonte. La nostra unificazione si fonda

sull’ambiguità politica: Cavour sapeva cosa stava facendo Garibaldi. Ambiguità doppia:

molti pezzi sono incerti, non si capisce da che parte da sta chi. Presupposto del nuovo

sistema è che il nuovo Stato si modella su quello piemontese, accentrato, costituzione

dello Stato piemontese, lo Statuto Albertino, diventa quello italiano. Perché i

piemontesi? Non abbiamo alternative credibili alla dinastia sabauda, perché essa è

l’unica che ha alle spalle una storia anche breve che la legittima a presentarsi come

italiana e difenditrice dei valori patriottici con un minimo di affidamento militare

sufficiente a pensare a un’azione di questo tipo. Ci sono delle conseguenze durature? Il

sistema accentrato vuol dire che si controlla anche la periferia, l’istituto che realizza

questo è il prefetto, espressione del governo a livello locale che deriva dalla Francia

napoleonica. Il parlamento si mostra impari al compito che lo spetta per due motivi: è

tipico che si formino i gruppi regionali, i Lombardi stanno con i Lombardi, ciascuno

cerca i propri interessi, non c’è decentramento; si applica il sistema elettorale

piemontese, ristretto, censitario (votano i ricchi e i colti), 2% di popolazione. Il

brigantaggio dal 1860 in poi (prima esisteva già) è una reazione all’unificazione fatta

dall’alto. Problema di discorso sociale tra regioni che parlano lingue totalmente

diverse. Drenaggio (???) di risorse del Nord rispetto al Sud per dare vantaggi al Nord.

In questa logica il Nord con Cavour vede quella meridionale come una questione

morale, antropologica e non sociale (ci vorranno decenni perché questo venga alla

luce). L’appoggio slitta in direzione conservatrice. Rafforzamento del carattere

Nordista della burocrazia autoritaria inviata in meridione, dell’esercito, repressione e

tentativo di mantenere l’ordine. Il 15 agosto 1863 c’è la legge pica, applicazione della

legge marziale, Stato d’assedio (un provvedimento giuridico eccezionale, deciso dalle

autorità allo scopo di fronteggiare gravi avvenimenti di carattere interno), applicazione

tipica dello Stato di guerra, 120000 soldati inviati nelle aree di brigantaggio, risultato

più di 5000 morti. Nel 1865 finisce la guerra civile, si instaura un ordine alla

piemontese, che vuol dire libero mercato, industrializzazione e capitalismo ma più forti

al Nord, tassazione, leve obbligatorie. Questa impostazione colpisce il Sud con

conseguenze durature. Alla meta dell’800 la parola mafia vuol dire cava di pietra delle

grotte, dove si rifugiavano i banditi, ma ha una doppia accezione, infatti nel 1868 vuol

dire azione di chi vuol fare il bravo (Manzoni), coraggioso, nel 1903 valente,

eccellente, mentre l’accezione negativa viene fuori da un dramma rappresentato nel

1863 a Palermo con l’opera “I mafiusi de la Vicaria” di Giuseppe Rizzotto, dove si

descrive una società palermitana e i mafiosi sono dei bulli, bravacci, gente che fa lite

con la forza. Nel 1865 Filippo Gualterio dice che in Sicilia la mafia è un complesso di

piccole associazioni rette dalla legge della segretezza e dell’omertà che tendono a

sostituirsi ai poteri pubblici per attuare una forma primitiva di giustizia.

19/10

Storia dell’unificazione italiana, costruzione dello Stato italiano, identità italiana.

Imprinting della politica italiana. La prospettiva di vedere il fenomeno di aggregazione

deviante che sono tipici dello Stato italiano.???

La storia siciliana

Origine lontana che non a caso ha che fare col passato la parola mafia. Confronto

positiva e negativa. La mafia considerata segno di coraggio, valenti, cosa bella e

viceversa a metà 800 si diffonde sia nella cultura popolare generale in cui i mafiosi

erano i bulli della situazione il prefetto piemontese raccontava di una serie di

associazioni retta da segretezze e omertà che tendono a sostituirsi ai poteri pubblici a

una forma primitiva di giustizia. All’origine di questa faccenda mafiosa c’è qualcosa di

molto ovvio, fattori storici per cui anche a livello di comunità dal 1200 circa al 1860 la

Sicilia in continua conquista con rito sostenuto. Questa successione di domini stranieri

susseguiti che generano senso di sfiducia. Senso di alienazione stacco dal potere e

senso di incapacità di p

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Michi1313 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Colombo Paolo.
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