Storia completa della letteratura italiana
La letteratura italiana ha come inizio il “Cantico delle Creature” di Francesco d’Assisi e si sviluppa per opera della Scuola Siciliana. Grazie al mecenate Federico II di Svevia, e successivamente a suo figlio Manfredi, in Sicilia inizia un importante movimento culturale che, rifacendosi alla letteratura franco-provenzale, elogia il volgare siciliano invece della lingua classica e ricercata. Lo scopo di questa nuova corrente, oltre a valorizzare il volgare, è quello di rendere comprensibile a tutti i messaggi poetici e in particolar modo quelli d’amore (scritti in canzone, canzonetta o sonetto).
Da questa corrente usciranno i maggiori artisti del periodo come Giacomo (Jacopo) da Lentini, inventore del sonetto e della teoria dell’amore (secondo la quale questo sentimento nasce grazie all’immaginazione che si sviluppa dopo aver visto la donna desiderata), Guido delle Colonne, Pier della Vigna e Cielo D’Alcamo. Dopo la morte di Federico II, gli ideali della Scuola Siciliana varcarono i confini fino a giungere nel Nord Italia e, in particolar modo, in Toscana.
Sviluppo in Toscana
Qui gli scrittori iniziarono ad allargare il proprio orizzonte e a non scrivere più di solo amore ma anche di filosofia e retorica. L’esempio più importante è costituito da Guittone e dalle opere del suo secondo periodo: se inizialmente seguiva l’amore descritto nella scuola siciliana, successivamente, invece, si dedicò a stilare un contenuto religioso e morale. A lui, inoltre, si deve il primo esempio di canzone politica grazie alla descrizione di una battaglia tra guelfi e ghibellini.
A differenza di quanto succedeva in Sicilia, la classe dirigente della nuova corrente letteraria in Toscana era costituita da un’élite dotta, da notai e dottori in legge che, allontanandosi dal latino, iniziavano a dare importanza alla nuova lingua. Dopo aver superato i confini siciliani, rapidamente questo nuovo movimento si diffuse in tutta Italia toccando i vertici, oltre che a Firenze e nell’Italia settentrionale (con fini più didattici e giullareschi), anche in Umbria con le importanti figure di Francesco d’Assisi e Jacopone da Todi.
La letteratura religiosa in Umbria
È proprio in Umbria che si svilupparono la letteratura religiosa e, in particolar modo, le laudi. La prima nacque nel 1260 con Raniero Fasani e contribuì a portare al massimo progresso le laudi dotandole di un aspetto completamente nuovo. Quasi tutte anonime, particolari per la loro grammatica secca e sintetica ed il loro carattere semplice, avranno come temi gli episodi del Vangelo. Le laudi più famose sono quelle di Francesco d’Assisi, alcune scritte in latino ed altre in volgare umbro (tra cui il Cantico delle Creature).
La sua scrittura influenzò talmente tanto gli autori dell’epoca che, dopo la sua morte, nacquero moltissime biografie scritte proprio in volgare umbro. Altra figura importantissima di questo periodo, che visse sempre in Umbria, fu Jacopone da Todi, il quale si distinse dai suoi contemporanei per aver utilizzato un linguaggio misto tra latinismi e parole tipiche del volgare umbro.
Sviluppo della prosa
Per quanto riguarda la prosa, invece, lo sviluppo fu molto più lento rispetto alla poesia. Come in questa ultima, le prime forme di volgare vanno ricercate in un ambito scientifico e giuridico ma il vero cambiamento vi fu con il volgarizzamento e cioè con le traduzione in volgare di testi latini. Capostipiti della prosa volgare furono Brunetto Latini e Bono Giamboni.
Il Dolce Stil Novo
Verso la fine del Duecento, la letteratura italiana fu modificata da un nuovo movimento poetico denominato da Dante come Dolce Stil Novo. Al centro delle poesie di questa corrente vi è l’amore, visto come unico sentimento in grado di collegare l’uomo a Dio grazie al cambiamento dell’animo umano. Nato a Bologna grazie a Guido Guinizzelli e sviluppatosi a Firenze, il Dolce Stil Novo può essere considerato come il punto massimo di espressione culturale.
Il Trecento e i grandi della letteratura
In questo preciso periodo storico, di passaggio tra l’età medievale e l’umanesimo, vi sono grandi cambiamenti sia politici che ecclesiastici che riportano gli scrittori allo studio dell’antichità classica. Il Trecento è considerato come il secolo per eccellenza della letteratura italiana. Nel corso dei suoi anni, infatti, emergono le immense figure di Dante, Petrarca e Boccaccio che vedono questa nuova espressione linguistica come unico modo per creare un’unione tra le varie zone geografiche – culturali.
A differenza di Dante e Boccaccio, il Petrarca (che con il “Canzoniere” supera i limiti della lirica europea), padre spirituale dell’Umanesimo, incarna in pieno la figura dell’intellettuale dell’epoca. Non solo ma diventerà anche un passaggio obbligatorio per chi si dedica allo studio del linguaggio poetico visto come modello per analizzare il proprio io.
Dante, il più grande poeta italiano, radica i suoi scritti in una passione sia civile che morale riuscendo ad elevare i canoni della scrittura e del pensiero medievale. La sua opera di maggior rilievo, La Divina Commedia, segna uno tra i momenti fondanti della letteratura italiana. Egli, a differenza di molti altri scrittori, riesce ad unire gli stili del passato con quelli appena nati, a sintetizzare, nei suoi scritti, le linee fondamentali della letteratura. Le prima opere di Dante risentono molto dell’influenza del suo grande maestro Brunetto Latini ma, grazie all’amicizia stretta con Guido Cavalcanti, ben presto il suo pensiero iniziò a maturare autonomamente.
Boccaccio, con le sue opere, crea un collegamento tra il Medioevo ed il Rinascimento restando, per molto tempo, modello insuperabile. Nei suoi scritti è stato capace di passare da frasi tagliate di netto, in cui vi era solamente soggetto e verbo, a costrutti complicati ricchi di subordinate.
Altre correnti letterarie del Trecento
Nel corso del 300, oltre alle tre figure di spicco, troviamo in parallelo lo sviluppo di differenti correnti:
- Letteratura didattico-allegorica ricca di cronache di viaggi (tra tutti il più importante resta “Il Milione” di Marco Polo)