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Storia del teatro e dello spettacolo

Teatro dell'occidente

Elementi di storia della drammaturgia e dello spettacolo teatrale

Il teatro greco

Il luogo scenico

Datiamo l’origine del teatro greco intorno al 5° secolo, legata ai riti delle cerimonie religiose con le loro melodie e danze. Aristotele collega l’origine della tragedia al Ditirambo, canto popolare corale eseguito in onore di Dioniso.

Il teatro greco ad Atene era legato alle feste in onore di Dionisio ed era architettonicamente così suddiviso:

  • Ara – altare di Dionisio, area dedicata ai sacrifici in onore di Dionisio.
  • Le feste si svolgevano tra marzo e aprile, duravano 5 giornate: 2 per le rappresentazioni comiche e 3 per le rappresentazioni tragiche.
  • Atene ospitava rappresentazioni dapprima ispirate a tematiche tratte dal mito, in seguito a fatti politici di rilievo.
  • Alla fine delle cinque giornate veniva premiato il miglior autore di tragedie e commedie. L'allestimento dello spettacolo era a spese dello stato, come anche il costo del biglietto.
  • L'importanza del valore educativo del teatro era tale che anche le guerre venivano sospese.
  • Le rappresentazioni erano formate da attori e il coro. La maggior parte degli attori entrava nella Parodas di destra insieme al coro ed usciva dalla Parodas di sinistra.
  • Gli attori recitavano nell'orchestra, prima circolare e poi semicircolare.
  • Prohedria era la parte inferiore dove erano dislocati i posti in prima fila riservati ai magistrati e autorità.
  • Diazoma era il corridoio che separava la Prohedria dal Klimax permettendo agli spettatori di muoversi più facilmente.
  • Klimax era la parte alta del cavia dove si trovavano le gradinate, costruito sulla parte più scoscesa di una parete rocciosa.

Ogni sezione del Klimax era divisa da scalinate. Klimakes (scalinata) separava le varie sezioni della poliedria del Klimax che insieme costituivano la cavia. A tale periodo appartiene, infatti, l’orchestra, area di forma circolare in terra battuta riservata alle danze del coro. A testimonianza del legame religioso, l’abitudine perdurava di erigere teatri in prossimità di templi.

Il luogo scenico nella Grecia antica

I teatri primitivi erano caratterizzati da un semplice spazio livellato in terra battuta, generalmente collocato ai piedi di un declivio naturale sul quale prendevano posto gli spettatori. Nella parte inferiore l’orchestra, al cui centro era posto l’altare del dio. Solo col tempo vennero realizzate le gradinate in legno sul pendio della collina.

Il teatro pre-eschileo sembra essere caratterizzato, nonostante le labili tracce archeologiche, dalla cavea a pianta trapezoidale e gradinate costruite lungo il perimetro dell’orchestra, tutto in legno.

Il teatro di Dioniso vede come centro culturale Atene, collocato accanto all’Acropoli è dedicato a Dioniso (5° secolo). Spazio costruito interamente in legno, orchestra trapezoidale, sullo sfondo la campagna. Con l’introduzione di più attori oltre al coro nasce l’esigenza di “camerini”, e quindi della costruzione della skenè. L’orchestra diventa più piccola e si avvicina al pubblico. La skenè invece diventa elemento scenografico e ha struttura allungata. Presenta porte anteriori e laterali (parodoi). La zona per il pubblico è detta theatron o cavea (prima trapezoidale poi emiciclica), le gradinate erano divise orizzontalmente da un corridoio (diazoma) e longitudinalmente in settori (klimakes). Ovviamente la prima fila era per le persone importanti, in particolare a centro c’era il sacerdote di Dioniso.

  • Teatro di Dioniso, Atene, 5° secolo a.C. (Eschilo)
  • Teatro di Dioniso, Atene, 4° secolo a.C. (Licurgo)

Il luogo scenico nell’età ellenistica

Nel 4° secolo Atene decade, ma il teatro si diffonde in tutto il mondo di lingua greca. Gli spettacoli diventano sempre più frequenti. Gli edifici teatrali del 4° secolo (Età ellenistica) sono caratterizzati da apparati scenografici illusionistici: il pubblico predilige le forti emozioni e la componente spettacolare. Lo spettacolo si trasforma da cerimonia civica-religiosa in divertimento e manifestazione culturale. Il coro viene svalutato a favore dell’intreccio e del protagonista.

L’architettura teatrale ellenica presenta come centro focale la scena. La skenè, in pietra, diventa alta e monumentale. È elemento scenografico e schermo acustico. La piattaforma davanti diventa il palco rialzato con colonnato. L’orchestra è rimpicciolita.

I caratteri fondamentali della concezione del luogo scenico del periodo ellenistico trovano la massima esemplificazione nel teatro di Epidauro (4°-3° secolo), ma ricordiamo anche il teatro di Eretria con la caratteristica scaletta di Caronte (passaggio sotterraneo collegato con il centro dell’orchestra).

Lo spettacolo

Generi drammatici

I primi spettacoli teatrali di cui abbiamo notizie risalgono all’introduzione delle gare drammatiche nelle feste ateniesi in onore di Dioniso. I poeti erano chiamati a comporre per l’occasione. Solo nel 4° secolo vennero riprese le opere dei grandi tragediografi del passato (Eschilo, Sofocle, Euripide).

Le gare teatrali erano divise per generi: la tetralogia tragica e un dramma satiresco. Tutti i generi presentano danza, canto del coro, accompagnamento musicale e impiego di scenografia. La tragedia era il genere più prestigioso, attingeva le sue trame dal patrimonio tradizionale di racconti mitici nei quali si credeva racchiusa la storia sacra della nazione primitiva. I personaggi tragici erano, quindi, eroi della tradizione mitica. La lingua e lo stile sono elevati, naturalmente in versi.

La commedia traeva invece i suoi soggetti dalla realtà quotidiana, rivissuta in tutti i suoi aspetti, anche i più umili. Frequenti erano i riferimenti all’attualità, quali le numerose guerre e la nuova condizione della donna. I personaggi sono uomini comuni, capaci di risolvere con felice trovata una situazione difficile.

Il dramma satiresco accoglie la struttura metrica, il linguaggio, i personaggi tratti dal mito come la tragedia ma non vi è la stessa solennità.

Feste religiose e agoni drammatici

Nella Grecia antica le rappresentazioni teatrali si collocavano soltanto all’interno del programma delle diverse feste in onore di Dioniso, la più antica era quella delle Antesterie.

  • Le Lenee: presentavano per lo più commedie. Si svolgevano in inverno.
  • Le Grandi Dionisiache: sei giorni tra marzo-aprile, quando Atene era piena di visitatori, era occasione civica e religiosa. Investiva l’intera comunità ed era totalmente finanziata dallo stato e dai cittadini più abbienti. L’arconte eponimo era il magistrato preposto alla direzione della festa in carica un anno. Sceglieva solo tre poeti e la loro trilogia inedita seguita da un epilogo. I poeti comici ammessi erano 3, poi dal 4° secolo 5. Procurava i finanziamenti designando per ogni drammaturgo un corego (cittadino facoltoso) che organizzasse il coro e sostenesse le spese per la rappresentazione. La scelta dei giudici era segreta fino all’agone, questi erano rappresentativi delle diverse comunità. Per stimolare la curiosità del pubblico il giorno prima della festa venivano presentati ufficialmente i concorrenti. L’inizio degli spettacoli era sempre preceduto da una lunga serie di riti ufficiali, al termine delle rappresentazioni si dava inizio alle cerimonie per determinare il vincitore. Venivano premiati coreghi, poeti e attori. L’ultimo giorno l’assemblea finale giudicava l’operato dell’arconte, dei coreghi e dei giudici.

Gli attori

L’attore si distacca pian piano dal coro. Può fare un monologo come un dialogo con il coro. In origine l’attore era anche l’autore dell’opera, fino a Sofocle. Tutti gli interpreti (attori e coreuti) erano maschi di una certa età, e bambini. Eschilo introdusse il secondo attore (deuteragonista), Sofocle il terzo (tritagonista). Un attore poteva interpretare più parti, e indossava la maschera. Il pregio maggiore dell’attore era la voce, che veniva coltivata con esercizi costanti e faticosi. L’attore del mondo greco era reputato degno di stima e spesso gli venivano affidati compiti diplomatici.

Parallelamente alla nascita della Commedia nuova, la costituzione della corporazione degli Artisti di Dioniso, col compito di intrattenere rapporti con i committenti degli spettacoli. Lo spettacolo non era più solo civico-religioso, nasce il teatro di intrattenimento.

Il coro

Il coro tragico (da dodici a quindici elementi) sembra derivare dai ditirambi, quello comico dai canti fallici. Il coro del dramma satiresco sembra avere origini ancora più antiche. Ogni coro era guidato da un corifeo, il quale dialogava con l’attore durante l’azione. Il coro poteva dividersi in due. Era situato nell’orchestra. L’entrata in scena avveniva durante il parodo, canto d’ingresso. Gli stasimi intervallavano i momenti d’azione. Il dialogo tra coro e protagonista si chiama kommos. Il coro rimaneva in scena per tutta la durata del dramma, immobile durante la recita. Il coro parlava in nome del poeta, cercando la solidarietà del pubblico.

È possibile rilevare un’evoluzione del ruolo del coro nella drammaturgia tragica, fino a farlo diventare puro intermezzo lirico nel 4° secolo.

Scenografia e scenotecnica

L'obiettivo era di catturare l’attenzione del pubblico. All’inizio veniva utilizzata come scenografia l’ambiente naturale, alle spalle dello spazio scenico, poi la skenè, la sua facciata le sue tre porte, assunse un ruolo fondamentale. Elementi scenici dipinti risalgono alla metà del 5° secolo, con disegni stilizzati per suggerire l’ambientazione. La luce era naturale e non vi era sipario. Venivano inseriti nella scena arredi e oggetti con carattere simbolico (esempio la tomba di Agamennone). Il trionfo dell’eroe era rappresentato con l’uso del carro seguito da corteo. Potevano ricorrere inoltre a macchine teatrali, come la piattaforma girevole montata su ruote, oppure quella che consentiva di sollevare in aria o di calare gli attori. Appositi strumenti imitavano lo scoppio di tempeste con fulmini e tuoni. Una terrazza era riservata all’apparizione degli dei. La scaletta di Caronte faceva comparire fantasmi o divinità infernali.

Costumi

Il costume tragico delle origini permetteva l’immediata individuazione sociale del personaggio e alludeva al carattere. Gli eroi tragici di alto rango indossavano una tunica che scendeva fino alle caviglie. Quella dei guerrieri poteva essere più corta. Le vesti erano per lo più a righe chiare e vivaci sontuosamente ricamate, gli uomini di governo vestivano porpora, i poveri avevano colori scuri, il lutto era rappresentato col nero, i vinti avevano vesti a brandello. I personaggi importanti avevano il mantello. Le donne avevano il peplo, le dee una raffinata veste di lino. Ai piedi l’attore portava i calzari. Talvolta indossavano copricapi.

Il costume tragico ellenistico presentava i coturni per elevare l’attore. Gli attori avevano imbottiture al ventre e al torace, intorno alle grandi maschere i riccioli.

Il costume comico della commedia antica aveva tunica corta e molto imbottita, dotata di un visibile fallo in cuoio. Forme grottesche esagerate e accessori particolarmente comici. Con la commedia nuova scompare il fallo e ci si avvicina all’abbigliamento tradizionale. L’uso dei colori è significativo: rosso per i giovani, nero per i lenoni, azzurro per le donne mature, bianco per i nobili. In linea di massima il coro aveva vestiti meno elaborati, anno eccezione i coreuti comici e quelli del dramma satiresco (perizoma in pelle di capra con fallo e coda).

Maschere

Simboleggiano il distacco dal quotidiano e l’accostamento alla sfera sacrale. La maschera aveva impiego funzionale: fissava l’espressione fondamentale del personaggio e permetteva all’attore di passare velocemente da un personaggio all’altro. Solo il flautista non indossava la maschera. Copriva tutto il volto, tranne i fori per vedere e per parlare. Naturalmente dipinta era in lino, sughero o legno. La maschera ellenistica, evoluzione di quella dell’età di Licurgo, aveva la bocca spalancata, gli occhi grandi e sbarrati, la fronte spaziosissima con folte sopracciglia.

Musica

Alla musica i greci attribuivano poteri magici e la consideravano dono degli dei. Le testimonianze dirette sono scarse. Ogni strumento accompagnava la voce, erano per lo più cetre e lire, o strumenti a fiato. Il poeta era anche compositore musicale: Eschilo fu compositore di talento, Sofocle attribuì minor importanza all’aspetto melodico, Euripide fu maestro di monodie, ma anche duetti e terzetti lirici recitativi. La musica nella commedia ebbe minor rilievo, tutt’al più imitavano suoni e versi degli animali.

Il pubblico

Lo spettacolo teatrale era destinato a tutta la comunità, come dimostra la capienza degli edifici teatrali. Il pubblico era quindi per lo più composto da cittadini liberi con ingresso pagato dallo stato, ma c’erano anche visitatori. Solo nel 4° secolo troviamo tra il pubblico donne, bambini e schiavi se accompagnati dai padroni. Il pubblico sosteneva con entusiasmo i propri beniamini ed era solito chiedere il bis. L’applauso esprimeva il consenso. Gli attori scadenti erano puniti. Il pubblico del 4° secolo, individuato da Aristotele, era diviso in due: istruiti e attenti o artigiani-operai. I biglietti d’ingresso vantavano il finanziamento dello stato, gli schiavi entravano gratis, con Pericle il costo degli altri spettatori era risarcito. Un giorno di spettacolo costava due aboli, i biglietti erano contrassegni di piombo, poi bronzo o avorio. Nelle prime due file sedevano i sacerdoti, i funzionari in carica, i condottieri militari, i benefattori della città. Posti di massimo onore erano considerati i sedili marmorei collocati lungo la circonferenza dell’orchestra, occupati dagli arconti e dalle massime autorità religiose. Al sedile centrale sedeva il sacerdote di Dioniso. Gli stranieri ospiti d’onore erano accompagnati a sedere da un alto funzionario che ne declamava i meriti. Settori specifici erano destinati a strateghi ecc.

La drammaturgia

Nascita della tragedia

L’etimologia del termine tragedia ci conduce a “canto per il capro”, intendendo il capro come premio per la gara di canto, o canto eseguito durante il sacrificio di un capro (animale sacro a Dioniso). Oppure potrebbe essere “canto dei capri”, dove i capri sono gli attori del dramma satiresco.

Secondo Aristotele la tragedia ha origine con il ditirambo, inno corale in onore di Dioniso, e si sviluppa acquisendo nobiltà e stile severo, liberandosi per gradi dall’impronta satiresca. La struttura della tragedia vede parti fisse:

  • Prologo, introduzione
  • Parodo, canto introduttivo del coro
  • Episodi in trimetro giambico, intervallati da stasimi cantati dal coro
  • Esodo

La grande stagione della tragedia greca

Eschilo

Autore di drammi, attore e coreografo. Sette opere complete. Trilogie, ad eccezione di “Persiani”. Elementi centrali della sua drammaturgia sono il destino che incombe immutabile sulle vicende terrene e il rapporto dell’uomo con le forze soprannaturali.

  • Persiani: soggetto storico e non mitologico, cioè la vittoria greca sulle truppe persiane. Rivive la dolorosa esperienza della guerra nell’animo del popolo persiano. Le odi corali prevalgono sulle scene dialogiche.
  • Sette contro Tebe: trilogia che si completa con Laio ed Edipo. Il tema è una famiglia condannata dal fato, in particolare i figli (Eteocle e Polinice) di Edipo in lotta tra loro.
  • Prometeo incatenato: l’eroe si ribella a Zeus e aiuta gli uomini, per questo è punito.
  • Le Supplici: la vicenda delle 50 figlie di Danao, rifugiatesi ad Argo per sfuggire alle nozze con i cugini d’Egitto. Il dramma finale vede una moglie condannata dal padre per aver risparmiato il marito.
  • L’Orestea: tema centrale il problema della giustizia e il rapporto colpa-pena che investe l’individuo e tutta la sua stirpe.
    • Agamennone: L'azione si svolge ad Argo, nella reggia di Agamennone. Segnali luminosi hanno annunciato a Clitennestra, moglie di Agamennone, la presa della città di Troia e la fine della guerra. Giunge Agamennone con la schiava Cassandra. Clitennestra, apparentemente lieta, lo accoglie nella reggia, mentre Cassandra, rimasta sulla scena, profetizza l'imminente morte di se stessa e di Agamennone e la futura morte di Clitennestra per mano del figlio Oreste. Il coro, turbato, ricorda il sacrificio di Ifigenia compiuto dal padre Agamennone per propiziare alle navi in partenza per Troia il vento favorevole. Dall'interno della reggia si odono urla disperate e compaiono sulla scena Clitemnestra ed il suo amante Egisto, che hanno ucciso Agamennone e Cassandra. Clitemnestra giustificherà il suo gesto come vendetta per l'uccisione della figlia Ifigenia, Egisto come vendetta per le sofferenze che Atreo, padre di Agamennone, aveva inflitto a suo padre Tieste. Duri sono i commenti del coro.
    • Coefore: il delitto di Clitemnestra ed Egisto da parte del figlio Oreste, poi perseguitato dalle Erinni.
    • Eumenidi: il giudizio finale di Oreste che mostra il pareggio fino all’intervento di Atena che lo scioglie dalla colpa. Le Erinni diventano Eumenidi, che significa benevolenza.

Sofocle

Ci sono pervenute solo 7 tragedie. Trilogie dai contenuti autonomi. Ama costruire il dramma intorno ad un unico personaggio, protagonista assoluto, in conflitto con il destino.

  • Antigone: continuazione dei Sette contro Tebe, eroina che seppellisce il fratello Polinice nonostante fosse vietato.
  • Aiace: sceglie la morte per non tradire il suo ideale di vita degna e gloriosa.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ValeriaV19 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del cinema e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Majorana Bernadette.
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