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Parte prima – Nascita di una macchina che racconta storie da sola

Capitolo 1 - Il cinema prima del cinema, il mondo come spettacolo

Il cinematografo delle origini fa parte di un sistema di spettacolo in cui la presenza umana e la comunicazione fra persone fisiche è ancora l'asse portante di ogni rappresentazione. I primi cinematografi erano spesso ambulanti e si sparsero in tutto il mondo, per catturare immagini e portarle a casa; nasce così il primo genere, la “veduta”, antenata del documentario.

Prima del cinema: lanterne magiche e mondi nuovi

La città contemporanea è una creazione recente, della fine dell' '800. Nelle città dei secoli precedenti vi era una grande povertà di attrazioni visive, le uniche immagini che la gente poteva vedere erano probabilmente le insegne delle botteghe artigianali, quelle dentro le chiese e quelle scolpite sulle facciate delle grandi cattedrali gotiche, che fungevano da vere e proprie bibbie illustrate. Quadri e ritratti erano privilegi delle persone molto ricche, le case comuni erano spoglie. Fu l'invenzione della stampa a iniziare la diffusione di immagini nel mondo occidentale; ma non ebbe certo ripercussioni immediate e non si estese velocemente come si potrebbe credere. I primi libri stampati erano molto costosi ed ebbero diffusione in una cerchia ristretta, presso chi sapeva leggere e scrivere, mentre gli altri rimanevano nella situazione precedente.

Nel '500 e nel '600 il mondo popolare cominciò ad aggiornarsi visivamente attraverso una rete di ambulanti coraggiosi che attraversavano l'Europa a piedi per vendere stampe di santi e di paesaggi, correndo molti rischi (potevano essere picchiati o derubati). Solo nelle rare feste o fiere di bestiame, per lo più annuali, possiamo immaginare una straordinaria confusione di gente, di linguaggi e spettacoli sulle strade e nelle piazze paesane e cittadine. L'arrivo di attori ed eserciti era molto importante in quanto questi portavano le novità.

In questo mondo ancora immerso nei ritmi naturali, la gente parlava molto, i poveri giravano a piedi e percorrevano miglia solo per una festa di paese o per ascoltare una predica, attraversavano regioni alla ricerca di fortuna, sopravvivenza o delle novità. Tutto faceva spettacolo. Venditori e imbonitori di ogni tipo, cantastorie, musicanti, prodigi e creature mostruose, tutto ciò che poteva attirare l'attenzione era mostrato a pagamento, spesso in modo crudele. Fra queste curiosità, gli spettacoli ottici cominciarono a comparire già nel '600, nelle case signorili o nelle feste popolari.

La lanterna magica era la più misteriosa; probabilmente veniva dalla Cina, dai giochi di ombre cinesi, che sono i veri antenati del cinema. Era una scatola con una candela dentro e una lente anteriore, che proiettava sulle pareti di una sala buia delle figure disegnate su vetro. Essa viene descritta per la prima volta nel 1646 dal padre gesuita Athanasius Kircher nel suo volume “Ars magna lucis et umbrae”, ma probabilmente era già conosciuta nelle corti d'Europa. La lanterna magica si diffuse ben presto con diverse applicazioni nelle quali possiamo già leggere i due aspetti contrapposti che avrà il cinema lungo tutta la sua storia:

  • Fantastico: utilissimo per il sussidio alle conferenze e alle prediche - ebbe grande successo come strumento di suggestione spiritica;
  • Didattico: consisteva nel far vedere luoghi, monumenti, ma anche oggetti, piante e animali che nessuno aveva mai visto, e serviva anche per insegnare la storia ai ragazzi.

Cultura e attrazioni, che potevano anche andare insieme. In questo duplice utilizzo della lanterna vediamo già in embrione le caratteristiche che definiscono il cinema in tutta la sua storia: strumento di attrazione, di sviluppo dell'immaginazione, ma anche canale d'informazione e diffusione culturale. Ogni forma di conoscenza è caratterizzata da una continua mescolanza di realismo e immaginazione.

Inizialmente la lanterna magica proiettava una sola immagine fissa, ma poco a poco una serie di invenzioni accessorie consentì di moltiplicare le immagini e di muoverle (almeno in parte) – facendo scorrere due o più lastre una sopra l'altra si poteva dare l'illusione di un cavaliere (mobile) che si avvicinava a un castello (fisso), o di due persone che si allontanavano l'una dall'altra.

Tuttavia esistono antenati illustri della lanterna magica anche in Occidente, come la camera oscura che serviva a disegnare edifici e paesaggi dal vero (descritta da Leonardo). Quest'ultima, puntata verso un monumento, permetteva di ottenerne l'immagine capovolta sopra una lastra di vetro; l'artista poneva poi sul vetro una tela o un foglio di carta, detto velo, e in trasparenza ricopiava i monumenti ottenendo così disegni di una grande precisione.

L'altra macchina ottica, diffusa fin dalla fine del '600, era il Mondo nuovo, che funzionava nel senso contrario alla lanterna magica - invece di proiettare sul muro, si guardava dentro la scatola. Era una cassa di antiche dimensioni, spesso alta quanto una persona o quasi, con alcune aperture attraverso cui, dopo aver pagato, si potevano guardare alcune figure che erano all'interno e che potevano anche essere animate, come le marionette, con dei fili. Il Mondo nuovo descriveva o raccontava più o meno le stesse cose della lanterna magica, ma in maniera meno fantastica, perché funzionava sotto la luce del sole, all'aperto, nelle piazze. Esso serviva soprattutto per mostrare paesaggi, luoghi, città lontane o anche cerimonie e fatti storici, raccontati dall'imbonitore che manovrava la macchina, per diffondere le notizie, poiché informazione e spettacolo erano molto confusi.

Sia la lanterna magica che il Mondo nuovo richiedevano spiegazioni, perché da sole quelle figure erano incomprensibili o quasi, e per questo erano accompagnate dalla voce di un imbonitore che spiegava le scene mostrate; le immagini erano sempre parte di una rappresentazione più ampia che includeva il discorso. Queste due macchine ottiche possono essere considerate come gli antenati del cinema; si tratta di spettacoli eredi dell'antica arte della meraviglia che consisteva nella ricerca di attrazioni e curiosità. Ad ogni modo, la comunicazione fra persone in carne e ossa era fondamentale.

La fotografia

Prima di arrivare al cinema c'era ancora molta strada da fare, una forte spinta venne anche dall'invenzione della fotografia. Niepce sperimentò per primo nel 1826 la permanenza di impressioni luminose sopra una lastra di gelatina, e brevettò la scoperta della fotografia. Le prime fotografie utilizzavano le lastre con gelatine poco sensibili alla luce, richiedevano tempi di posa estenuanti ed erano immagini molto rozze, sgranate e confuse. Daguerre, pochi anni dopo, con il dagherrotipo diede inizio al genere del ritratto umano. Le foto però erano brutte, tanto che prese piede il mestiere del “calotipista”, ovvero colui che ritoccava le immagini stampate con il pennello.

La tecnica della fotografia si sviluppò rapidamente, perché il governo francese, intuendone l'importanza, nel 1827 comprò il brevetto da Niepce e liberò l'invenzione dai diritti di modo che tutti potessero usarla e perfezionarla. Questo permise una sua rapidissima diffusione nel mondo e anche un veloce sviluppo, perché molti si misero a sperimentare nuovi tipi di emulsioni sensibili, e il tempo di esposizione scese rapidamente a 1/25 di sec. Siamo arrivati così alle soglie del cinematografo. Fin dalla sua prima diffusione, anche la fotografia contribuì a far nascere confusione fra reale e immaginario; abbondavano infatti i processi agli impostori che usavano la fotografia per truffa.

Anche le ricerche sul movimento delle immagini avevano compiuto altri passi avanti rispetto alla lanterna magica. Si era scoperto che l'illusione del movimento poteva essere prodotta con la successione velocissima di immagini fisse; il fenachistoscopio di Plateau (1833) era un cerchio di carta che conteneva molte diverse pose di una persona; facendolo girare velocemente davanti a uno specchio, sembrava che la persona si muovesse a scatti. Non ci volle molto, in seguito, a trasformare questo cerchio in una striscia di carta, antenata della pellicola odierna.

Muybridge usò la fotografia per studiare il movimento degli animali: collocò diverse macchine fotografiche lungo un percorso e scompose la corsa di un cavallo o la camminata di un uomo. Ancora difficile era però unificare le varie posizioni in un unico flusso continuo, perché gli scatti fotografici erano distanti fra loro. Combinando queste macchine, si giunse ben presto all'animazione di immagini fotografiche. L'Onda di Marey (1888) è il più antico documento di fotografia in movimento di cui possiamo disporre.

Vi era anche la proiezione di immagini disegnate: il “Teatro ottico” di Reynaud; egli mostrava alcune gustose scenette della durata di un minuto circa, in cui i personaggi si muovevano a scatti, antenate del cartone animato. Ogni sistema di visione faceva parte di un periodo culturale ben definito e autonomo, completo in se stesso. Perciò le lanterne magiche e i Mondi nuovi corrispondevano ad un periodo in cui la voce umana e il contatto diretto/fisico erano ancora il principale strumento di comunicazione e di informazione.

La città come spettacolo

Nel corso dell' '800, la città cambiava radicalmente aspetto; si stava trasformando da universo privo di immagini alla città-spettacolo attuale, piena di immagini e popolata da gente sempre più sola, distratta e immersa nelle proprie fantasie. Soprattutto Parigi, allora capitale culturale dell'Europa, si stava trasformando in un immenso salotto pieno di spettacoli. Le vetrine, prima inesistenti, cominciavano a sostituire gli imbonitori, esibivano le merci dietro vetri, senza parlare. I caffè cominciavano a riempirsi di vetri e specchi, così che fosse possibile osservare da dentro ciò che avveniva fuori.

I manifesti cominciavano a colpire l'attenzione dei passanti con i loro colori sgargianti e le figure molto grandi. Un altro evento stava spettacolarizzando il mondo intero: le Grandi Esposizioni, iniziate a metà secolo, erano veri e propri spettacoli scientifici, nei quali i visitatori potevano ammirare gli ultimi ritrovati della scienza. Il positivismo era la filosofia dominante, che prospettava frontiere sconfinate alla conoscenza: cambiare la vita dell'umanità. Un evento che trasformava lo spazio urbano in spettacolo era la costruzione dei “panorami” e di tutti i loro derivati. Il primo fu costruito a Londra da Barker nel 1792, ed era una sala di forma circolare con la parete coperta da un solo grande disegno: una veduta panoramica di Londra a 360°.

Ben presto fiorirono gli spettacoli giganti, recuperando anche i gusti antichi per la grandiosità. Le fantasmagorie, inventate da Robertson alla fine del '700, mostravano apparizioni di spiriti e fantasmi.

L'uomo della folla

In mezzo a tutte queste novità nasce una figura di passante-spettatore del tutto nuova nel panorama cittadino, una figura spiccatamente parigina ma destinata a diffondersi ben presto in tutti gli ambienti urbani: quella del “flaneur”, osservatore solitario e distratto. L'uomo della folla è colui che non dorme ma non è mai desto; è una creatura esclusivamente metropolitana; è sempre solo, ma odia la solitudine. Questa nuova figura, che cammina trascinata dalla propria immaginazione, è da considerarsi l'antenato dello spettatore cinematografico. La città è divenuta per lui solo un grande spettacolo, un'offerta di immagini, in un sistema di (auto)rappresentazioni dove tutti sono osservatori e osservati.

Le “vedute animate” dei Lumière

Il Cinematografo dei fratelli Lumière era sospeso fra il reale e l'immaginario, serviva ad istruire e a divertire. Auguste e Louis Lumière erano due industriali di Lione, fabbricanti di pellicole fotografiche, titolari di vari brevetti, e quello che presentarono nel 1895, il Cinematografo, riguardava un tipo di fotografia in movimento che non era affatto sconosciuto all'epoca. Molti altri dispositivi analoghi vennero infatti inventati in quegli anni in tutta Europa; i nomi di questi brevetti erano tutti tesi a sottolineare la riproduzione del movimento, che era allora l'aspetto di maggiore interesse.

Il Cinematografo Lumière, secondo le intenzioni di Antoine Lumière (padre), doveva chiamarsi Domitor, abbreviazione di dominator, un nome che esprimeva molto bene i sogni e le fantasie di onnipotenza della scienza nel periodo del positivismo – fortunatamente vinse il nome attuale.

Fra gli innumerevoli apparecchi inventati per ottenere la fotografia in movimento ce n'era uno di Edison: il kinetoscopio (1891). Quest'ultimo come struttura somigliava molto al Mondo nuovo, era una scatola dentro la quale si guardava, girando una manovella per far scorrere la pellicola; si trattava quindi di una visione singola e privata. Spesso funzionava come spettacolo riservato ai soli adulti, con le prime scene di voyeurismo e magari qualche bacio in primo piano.

Il cinematografo dei fratelli Lumière era invece una specie di lanterna magica che proiettava immagini sulla parete; consentiva una visione pubblica e collettiva, si impose soprattutto per questo aspetto che dava maggiori possibilità di sfruttamento economico. Inoltre il cinematografo era tecnologicamente migliore, molto più piccolo e trasportabile del kinetoscopio, e consentiva di eseguire sia le riprese che la proiezione. I Lumière misero in vendita lo strumento e, subito dopo la sua presentazione a Parigi nel dicembre 1895, con alcune scene/vedute (come la famosa “Uscita dalle officine Lumière”) molti lo acquistarono e cominciarono a fare riprese per conto proprio, spargendosi per il mondo, catturando scene esotiche da mostrare a chi non aveva i soldi per viaggiare. Nacque subito così una nuova professione: i “cinematografisti” ambulanti.

Il cinematografo delle origini non era bello e limpido; la pellicola in bianco e nero scorreva a mano con una manovella, e le immagini a 16 fotogrammi al sec. circa sfarfallavano molto; ma soprattutto quello che colpiva era il carattere spettrale di queste vedute, dove i luoghi avevano un aspetto strano e le persone si muovevano a scatti. Se le vedute di altre città servivano per dare informazioni, quelle locali servivano anche ai cittadini per guardare se stessi, in una sorta di autorappresentazione. I Lumière si accorsero subito di questa aspirazione dei contemporanei e la sfruttarono a loro favore.

I primi film erano composti di un solo quadro, finito il quale terminava il film; poi vennero alcuni spettacoli composti da diversi quadri, uno dopo l'altro, messi in serie ma proiettati separatamente, come se ciascuno fosse un piccolo film, con le dovute spiegazioni, a voce, del presentatore. Un altro aspetto era il carattere centrifugo delle inquadrature. I personaggi entravano e uscivano dallo schermo, c'era sempre movimento. Nel film Repas de bébé, l'attenzione degli spettatori era attirata, non dal bambino che mangiava, ma dal movimento degli alberi sullo sfondo, causato dal vento. In breve, il Cinematografo contribuisce in modo determinante a trasformare tutto il mondo in uno spettacolo.

L'idea del dominio

Il Cinematografo consentiva di viaggiare anche a chi non ne aveva i mezzi, attraverso le immagini – era una sorta di Gran Tour (viaggio per l'Europa che facevano gli aristocratici nel '7-800) dei poveri. Un magnate della finanza francese, Kahn, tentò di costruire il primo atlante geo-etno-antropologico del mondo, costituito interamente da fotografie e riprese cinematografiche. Mandò una ventina di operatori e fotografi in giro per il mondo, spesso viaggiando insieme a loro, e raccolse tra il 1909 e il 1919 oltre diecimila fotografie e qualche migliaio di vedute in movimento.

Anche in Italia si ebbero documentaristi di grande valore, come Comerio (dirige il film-utopia “Dal Polo all'Equatore”) ed Omegna (padre del documentario scientifico). Lo sguardo di tutti questi cineoperatori è uno sguardo dominatore, essi guardano tutto e tutti con la superiorità dell'uomo occidentale bianco rispetto al resto del mondo, ma quelli che per loro erano simboli di potere e civiltà, dopo un secolo appaiono chiaramente come atti di colonialismo e di conquista spietata/arrogante.

Un altro grande utopista, Matuszewski, formulò il grandioso sogno di filmare tutti gli eventi della storia umana e archiviarli per sempre: mettere tutta la storia in pellicola. Il vecchio sogno di possedere il mondo aveva solo cambiato forma, era divenuto scientifico anziché politico. Dominare il mondo con lo sguardo, sia nell'insieme che nei dettagli, ecco l'ideologia nascosta, ma non troppo, nella macchina inventata dai fratelli Lumière. Alla sensazione di onnipotenza corrisponderà però anche un comportamento disciplinato. La fruizione collettiva presto portò alla costruzione di grandi sale, il cinema allora diventerà un dispositivo disciplinare importantissimo nell'età del consumo di massa – da una parte uno scarico della tensione sociale, e dall'altra un sistema per convincere ciascuno a restare al proprio posto.

Caratteristiche delle vedute animate/in movimento del Cinematografo Lumière

  • Inquadratura unica: ogni film era costituito da una sola inquadratura, senza montaggio;
  • Profondità di campo: ogni veduta mette a fuoco figure vicine e lontane, come un quadro;
  • Molteplicità di centri e di soggetti dentro ciascuna inquadratura;
  • Tracce dell'operatore dentro le immagini: persone consapevoli di essere riprese, si mettono in posa;
  • Presenza di un narratore/imbonitore che, durante le proiezioni, spiegava agli spettatori le scene.

Sguardo sul mondo

Il Cinematografo Lumière, quello che si impose su tutte le macchine per fabbricare immagini in movimento o comunque su tutte le macchine esistenti, divenne il simbolo di una nuova era, quella in cui il mondo intero veniva osservato e documentato attraverso l'occhio della macchina da presa.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francesca.serani di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del cinema e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Bernardi Sandro.
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