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Daniele Concina adduce varie ragioni per dimostrare che la riscossione di un interesse sul prestito è cosa UN PROBLEMA PASTORALE

ingiusta. A suo avviso l’autentico fondamento del pronunciamento contro l’usura consiste nella natura

dell’uomo, debole e infermo, ferito dal peccato originale. Non a caso alla questione dell’uso del denaro egli

affianca quelle che riguardano la moda, gli spettacoli. I mercanti e i dilemmi della coscienza

Esiste un rigorismo giansenista ed esiste un rigorismo che si oppone ad esso. Presso i rigoristi abbiamo la Gli ecclesiastici erano letteralmente assillati dalle domande dei fedeli che chiedevano consiglio, per

battaglia contro il probabilismo e una mitizzazione dell’antichità cristiana, con una tendenza al risolvere problemi di natura economico-morali. Tali consulenze comportavano talora l’esborso di cifre

deprezzamento dello sviluppo storico (cosa che troviamo nei commenti alla Summa di Tommaso). Il anche ingenti. I banchieri tedeschi Fugger avevano come teologo Johannes Eck il quale aveva proposto il

rigorismo scatena un’offensiva forte contro il probabilismo e contro la Compagnia di Gesù. Nella seconda triplo contratto. Eck ritenne legittima questa forma contrattuale. Nel 1581, la Compagnia giunse alla

metà del 17° secolo emerse nella Curia romana un orientamento più moralmente severo. conclusione che fosse moralmente lecito, al contrario invece del contratto semplice con la richiesta di un

interesse a prescindere dai titoli estrinseci. Si sottolineava comunque che il triplo contratto non doveva

Daniele Concina attacca violentemente il probabilismo in Storia del probabilismo e del rigorismo. Qui egli presentarsi come un sotterfugio per sfuggire ai divieti ecclesiastici. Un punto su cui si insisteva era il fatto

individua una periodizzazione della corrente probabilista: che i destinatari del prestito non dovessero essere indigenti.

- Fase delle origini, tra il 1540 e il 1620 Lessio mira a semplificare la complicatezza contrattuale riducendo i tre contratti ad uno solo (contratto

- Fase del trionfo del probabilismo, tra il 1620 e il 1656 innominato). Vi è la necessità dei mercanti di ottenere capitali e il prestito, arrecando vantaggi a entrambi i

- Fase del suo progressivo declino e del trionfo del rigorismo, fino a Concina stesso contraenti, poteva facilitare lo sviluppo economico.

Nel 1656 si tenne il capitolo generale dell’Ordine dei Predicatori, in cui fu emanata un’admonitio, con la Sisto V emana nel 1586 la bolla Detestabilis avaritiae. I rigoristi dicevano che la bolla contenesse una

quale si vietava ai membri dell’ordine di aderire alle dottrine probabiliste. Vi si faceva però confusione fra sostanziale condanna del contratto triplo. Secondo alcuni la bolla non faceva che ribadire quanto stabilito

probabilismo e lassismo e si operava un vero e proprio voltafaccia nel confronti del passato. dalla legge divina. Per altri, invece, la bolla intendeva condannare forme sicure di profitto realizzate

Vincent Contenson rifiutava il probabilismo, assimilandolo ad una dottrina di tipo matematico. Cristo, attraverso certi contratti societari, in cui il rischio era totalmente addossato da una sola parte; il triplo

ricordava, non si era definito come probabilitas, ma come veritas. contratto non era un semplice contratto societario, quindi non era riconducibile nella categoria dei

contratti condannati. Vi erano inoltre numerose decisioni della Rota che riconoscevano il triplo contratto

Tra il 1656 e il 1657 Blaise Pascal scrive le Lettere Provinciali, in cui rifiuta la casistica, in quanto ricorreva come lecito.

alla ragione, così come il probabilismo. Qui Pascal esprime in forma polemica veemente la sua difesa al

giansenismo e la sua critica al gesuitismo, che attacca inizialmente sul piano della teologia della grazia, ma Papa Pio V aveva emanato nel 1571 la bolla In eam pro nostro, relativa alle condizioni di legittimità etica

poi su quello dell’etica soprattutto. Nell’ottava lettera la presentazione che fa del pensiero degli avversare nelle operazioni di cambio. Dunque anche la Sede romana è coinvolta direttamente nella necessità di

è però insufficiente e tendente più a metterli in ridicolo che altro. In quest’opera gioca un ruolo importante chiarire. Lainez riteneva che i fedeli dovessero esporre i loro negozi finanziari e i loro dubbi alla Sede

il manicheismo: radicale contrapposizione tra il bene e il male, individuato quest’ultimo nella Compagnia di apostolica, la quale a sua volta avrebbe dovuto pervenire a pronunciamenti chiari.

Gesù. La visione è volutamente caricaturale.

Nel 1679 papa Innocenzo XI condanna il lassismo. Queste condanne riflettono una volontà di restaurazione Catechismi e Predicazione

religiosa che vuole riconnettersi anche alle tendenze del pieno ‘500 e a una aspirazione tridentina che si

considera tradita dagli sviluppo successivi. Uno dei punto più scottanti della polemica è il ruolo che i La questione dell’uso del denaro concerneva anche il campo dei rapporti interpersonali. Lo si constata nelle

probabilisti assegnano alla ragione umana, considerata invece debole e ingannevole. Un’opera anonima del missioni popolari, alle quali si collega l’insistenza della pacificazione, sulla ricomposizione dei micro conflitti

1676 afferma che fondandosi sulla ragione si giunge a giustificare il prestito a interesse, vietato invece dalla locali, e sulla restituzione.

legge divina ed ecclesiastica; dunque la ragione a nulla giova. In materia di uso del denaro anche la pastorale non aveva un volto unico: gli ecclesiastici disponibili a far

La svalutazione del probabilismo colpisce anche la casistica. trovare strade corrette criticano i direttori spirituali rigoristi e li accusano di turbare le coscienze. Essi

frequentemente infatti rifiutavano l’assoluzione. La cosiddetta “pastorale della paura” era segnata da una

Nel 1739-40 Le Gros pubblica le Lettres thèologiques in cui afferma che non si deve erigere la ragione, intensa preoccupazione per la salvezza, propria e altrui e da un senso di responsabilità forte e angosciato.

debole e orgogliosa, a giudice dei precetti della religione. Possiamo invece aderire ad una sana dottrina e Alla base vi è una logica attenta e determinata dal punto di vista teologico.

ad un’etica corretta solo umiliandoci dinanzi a Dio e mettendo a tacere la nostra ragione. Alfonso de Liguori, durante le missioni, consolida sempre più la convinzione che in confessionale non si

Le Nouvelles ecclèsiastiques attaccano i teologi novatori per la loro concezione della ragione. debbano creare ostacoli continui ed eccessivi ai fedeli. Egli ritiene che l’eccesso di rigore conduca a non

Effettivamente questa visione dell’uomo dotato di ragione non solo era largamente presente nella teologia vivere più profondamente il cristianesimo, ma piuttosto a disattenderne la norma morale. Ciò può indurre

gesuitica, ma era portata anche a conoscenza del pubblico attraverso la predicazione. al distacco dalla pratica. Alfonso accusa i probabilioristi di “stravagante rigidezza” e sostiene che la

sottovalutazione di un peccato è meno grave della disperazione: dottrina in linea con quella della Chiesa,

che pone il disperare della propria salvezza tra i peccati più gravi.

Valère Regnault invita i confessori a considerarsi non oppressori, ma medici delle anime: essenziale è

tranquillizzare i fedeli.

Tra ‘600 e’700 si assiste ad una proliferazione di catechismi. Vi si insegna che la legittimità o meno Il cattolicesimo moderno, specie gesuitico, poneva invece l’accento sull’incarnazione: come Dio si è fatto

dell’interesse dipende anche dall’intenzione e dalla finalità, si attribuisce quindi uno spazio di rilievo alla uomo in Cristo, così il cristiano vive nel mondo: non la fuga dal mondo, ma l’incarnazione. Nel mondo

coscienza e alla valutazione personale. moderno le operazioni finanziarie erano ormai indispensabili: il problema non era quello di rifiutarle in toto,

ma di suggerire al fedele norme di comportamento adeguate. Chi esercita responsabilità pastorali non deve

Antonio Ardia nella Tromba catechistica tratta questi argomenti in modo dettagliato e questo è da quindi indicare come peccaminose le modalità d’uso del denaro non espressamente riprovate, perché

considerarsi un ulteriore segnale della frequenza con la quale i fedeli si trovavano ad affrontare questi questo creerebbe problemi molto gravi. Come dice un autore anonimo se la pratica in uso presso i

problemi nel quotidiano. commercianti fosse moralmente cattiva, allora quasi tutti i mercanti e molte altre persone sarebbero

destinati alla dannazione. Una posizione simile rovina la maggior parte delle famiglie e distrugge il

Questa è la riproposizione della posizione del gesuita Juan Martinez de la Parra il quale sosteneva che le commercio. Questo autore sostiene anche che gli ecclesiastici che eccedono nella larghezza o nel rigorismo

problematiche fossero universali e che quindi non si dovesse mai generalizzare. Anche lui fa appello alla siano forniti di una insufficiente conoscenza delle esigenze di commercio e delle forme contrattuali

coscienza del singolo, poiché dinanzi al tribunale divino ognuno dovrà rispondere delle proprie azioni e non praticate. I rigoristi in effetti non si interessavano delle contingenze concrete e la loro conoscenza dei

di quelle altrui. L’autore invita con insistenza i fedeli a non attribuire al denaro un’importanza eccessiva a fenomeni economici era attinta dai libri, spesso non datati, e non dalla pratica.

scapito dell’anima e non falsificare la realtà a proprio vantaggio. Scipione Maffei segnalava la scarsa competenza in materia di molti ecclesiastici che si ergevano a maestri di

Jacques-Bènigne Bossuet esortava i fedeli a considerare che il disegno divino non consiste nel vietare morale, ma trattavano l’argomento con “lo studio di molti libri, ma senza quello del mondo”.

sottigliezze, ma realtà ben determinate: inutile aggirare con vane parole i divieti.

Quanto è un richiamo a un comportamento che sia etico nella sostanza e non solo nella forma, assume toni

angosciati presso autori rigoristi. Interessante è però notare come sia molto difficile distinguere un IL SANT’UFFICIO E L’USO DEL DENARO

probabilista da un probabiliorista, un moderato da un rigorista. I probabilisti, molto attaccati, erano come

costretti ad accettare il terreno di battaglia altrui e a non fare più professione di “novità”, per non prestare

il fianco alle accuse più violente. È il caso, ad esempio, di Juan de Cardenas, che, nella Crisis teologica, 1645: il Sant’Ufficio e il capitale di rischio

restringe il numero dei titoli estrinseci, nega che il denaro possa essere considerato uno strumento di

lavoro, mettendosi sulla difensiva: non accettava nulla di ciò che poteva essere occasione di attacchi. A Roma giungevano da ogni parte del mondo quesiti a cui si volevano dare delle risposte. Un aspetto

Inoltre vi era uno scollamento tra il piano teorico e quello pratico, per il timore di indurre i fedeli a scelte trattato dalla Congregazione del Sant’Ufficio concerne i prestiti che comportano alto rischio di perdere il

eticamente scorrette attraverso la proposta di soluzioni semplicistiche. Un altro interessante esempio è capitale. Relativamente al “rischio marittimo” papa Gregorio IX scrive la bolla Naviganti che aveva dato

costituito dal binomio Paolo Segneri senior, gesuita probabilista, e Nicola Molinari da Lagonegro, acceso luogo a varie interpretazioni. Scipione Maffei riconduce tutto ad una questione di logica.

rigorista e probabiliorista. Nei loro scritti si leggono le stesse cose, anche a proposito del prestito a

interesse. Il discorso è il medesimo e si constata ripetitività e schematismo: pene canoniche comminate agli I missionari si rivolgevano sovente alla Propaganda Fide. Questa fu interpellata da missionari attivi in Cina

usurai sono ribadite in continuazione da ambo le parti. relativamente a uno specifico titolo estrinseco di interesse, il periculum sortis. In Cina vi era la

consuetudine di praticare tassi di interesse anche molto elevati poiché il rischio di perdere il capitale era

molto alto. Dunque i missionari chiedevano se potevano assolvere in confessione cinesi, già convertiti e

battezzati, che continuavano a praticare il prestito a interesse; ma chiedevano anche se potevano impartire

Ragioni e conseguenze del Rigore Pastorale il battesimo a catecumeni che eseguivano operazioni finanziarie di questo tipo. La risposta si fonda sul

Vi è alla metà del ‘600 una ripresa del rigore controriformistico. Le opere di Lessio e Bonacina vengono ora parere del Sant’Ufficio ed è approvata dal pontefice in persona. La risposta era sostanzialmente concessiva:

considerate fin troppo benigne. Ha inoltre una grande influenza la preoccupazione per la salvezza delle “non sunt inquietandi”, i fedeli e i penitenti non devono essere assillati. I confessori erano invitati a non

anime. La severità pastorale spesso è considerata un buon mezzo per ottenere l’effettivo rispetto di principi creare eccessive difficoltà ai fedeli. Fondamentale però rimaneva l’effettiva probabilità di rischio: il

della morale cristiana. I rigoristi si attenevano a un’esegesi letterale dei testi biblici. Molti di loro sognavano prestatore doveva possedere una ragionevole conoscenza della natura e della probabilità del rischio stesso.

un cristianesimo lontano dal mondo, quello delle origini. Le conseguenze pratiche dei divieti erano per loro Vi era l’obbligo di mantenere la giusta proporzione fra rischio e interesse. Altro punto era la richiesta che i

indegni di considerazione. Non si mostrava alcun interesse per un fiorente economia creditizia, fonte per fedeli si dimostrassero disposti a recedere in futuro dalle loro pratiche, nel caso la Santa sede lo vietasse. La

molti di interesse. Qualsiasi realtà umana è nulla di fronte all’Eterno. libertà non era assoluta: richiedeva comunque una valutazione.

Daniele Concina si dimostra insensibile alle realtà economiche e alle potenzialità del denaro. Egli propone Quei teologi che ritenevano dannosissima qualunque apertura sui titoli estrinseci di interesse davano dei

una società del valore nella quale ciascuno si accontenta del poco e della propria condizione: un mondo responsa del 1645 una interpretazione restrittiva: si trattava per loro di un documento che si pronunciava

statico, senza aspirazioni e stimoli. La richiesta di un prestito deve derivare solo da una stringente su una situazione geografica ed economica specifica.

necessità. Pietro Ballerini considera i titoli estrinseci di interesse un sistema per eludere i divieti e far fruttare il

Henru-Pons de Thiard de Bissy, vescovo di Toul, impone al proprio clero di insegnare e imporre ai fedeli un denaro. Egli ritiene che il rischio possa essere quantificato a priori in modo precisissimo.

orientamento rigorista secondo cui ai fedeli è sottratta ogni possibilità di valutazione dei casi specifici. Il Daniele Concina è più radicale perché afferma che la nozione stessa di “pericolo straordinario” è un

risultato fu che i tutori non potevano più far fruttare il denaro dei pupilli loro affidati, che si impoverivano, paradosso immaginario, frutto dell’invenzione fantasiosa dei probabilisti.

come anche i contadini, che non trovavano più prestatori. Il vescovo rimise in vigore l’uso della penitenza

pubblica per bestemmiatori, adulteri e usurai. L’estrema diffidenza dei rigoristi nei confronti del periculum sortis non cade, quindi l’atto del 1645 viene nei

fatti respinto.

Ginepro da Decimo combatte determinate idee che ritiene lassiste. Egli ritiene inutile ogni discussione, in La fase rigorista e la condanna di Maignan

quanto il titolo è stato già condannato dalla Chiesa e da alcune auctoritates. Il rischio è per lui di per sé Nel 1673 Maignan pubblica il De usu licito pecuniae dissertatio theologica, chiamato il “libro velenoso”,

intrinseco al prestito. Egli attacca in modo drastico coloro che esprimono opinioni divergenti e coloro che li poiché già dal titolo si evince che per l’autore vi era un uso lecito del denaro, dal quale trarre profitto senza

seguono. commettere usura.

Anche Franz Xaver Zech non dista da questa posizione, per lui infatti “tal decreto non merita fede veruna”. Maignan faceva parte dei Minimi, aveva notevoli inclinazioni matematiche e si dedicò a vari esperimenti

L’essenziale per l’autore è la polemica contro la morale dei probabilisti, ritenuta un “orrendo mostro”. Il scientifici e a ricerche sul vuoto. Acquistò molta fama, ma incontrò anche molte ostilità, persino all’interno

frate vorrebbe dimostrare che il decreto non può che essere “falso falsissimo” perché è impossibile che del suo ordine. Si evidenzia una mentalità tesa a privilegiare l’attenzione alla realtà delle cose. Di lui è stato

Roma dichiari che non devono essere assillati in confessione coloro che pretendono tassi elevati a causa dei detto che le sue idee sono state successivamente accolte da una moltitudine di giuristi e di persone dedite

rischi che corrono. La Sede romana non può né ora né mai essersi pronunciata in modo conforme al ad attività commerciali e finanziarie.

pensiero probabilista, scegliendo un’opinione poco sicura. Non si può credere che idee assurde e

anticristiane siano state approvate dal papa Innocenzo X. Accusando i probabilisti di aver falsificato testi Gli argomenti della sua opera faceva molta presa perché accessibili. Ci furono però delle reazioni ostili. Gli

attribuiti ad autorità, rigoristi e giansenisti si ritenevano in diritto di rifiutare documenti assolutamente avversari criticavano alcune sue affermazioni, che definivano degne della censura della Chiesa, perché false,

autentici. erronee, temerarie e scandalose. L’autore, dicono gli avversari, insegna a eludere il divieto dell’usura. Nel

1679 il Sant’Ufficio invia il libro alla Congregazione dell’Indice affinchè entrasse nella lista dei libri vietati.

Lo stesso Concina ritiene il documento non credibile. Ma furono poi consultati vari teologi di grande

esperienza e cultura, che diedero risposte affermative in riferimento all’atto del 1645. Da tutto ciò si evince Nella bolla Detestabilis si ritiene che Maignan eluda la bolla attraverso un volgare “ripiego”. Il contratto

che una crescente diffidenza nei confronti di un titolo estrinseco di interesse ufficialmente riconosciuto da triplo è considerato come un modo per nascondere l’usura, quindi non giustificabile.

Roma era già presente non solo prima del trionfo del rigorismo, ma già negli anni ’60 del ‘600. Maignan si attesta sulla linea di alcuni teologi che ritenevano che si dovesse tener conto dell’intenzione del

In conclusione: i rigoristi compresero le conseguenze di quel riconoscimento. Poiché non vi è prestito del contraente. A suo parere l’intenzione di lucrare in modo rispondente alle richieste della Chiesa è un

tutto esente da rischio, sia pur contenuto, la richiesta di un interesse anche tenue sarebbe diventata lecita elemento di moralità dell’azione.

in ogni evenienza. I rigoristi temevano che accettare il principio relativo al rischio trascinasse con sé un

generalizzato riconoscimento della liceità dell’interesse sul prestito. Maignan rifiuta il principio di sterilità del denaro: prestare del denaro non è una cosa diversa dal concedere

una vigna. Maignan negava anche un altro caposaldo, cioè il trasferimento della proprietà del denaro a chi

lo prendeva in prestito, e assimilava invece il prestito a una locazione.

1679: Un anno cruciale Per Maignan è lecito chiedere un interesse sul prestito. Un’interpretazione letterale del “prestate senza

sperarne nulla” avrebbe sconvolto le forme della convivenza umana, impegnando l’uomo a prestare

Le critiche romane contro le tesi liberali in materia di prestito a interesse divengono nella seconda metà del gratuitamente il proprio denaro, la propria casa, il proprio campo.

‘600 sempre più marcate. Il concomitante regredire del probabilismo può essere indicato come uno degli

effetti del declino della potenza politica e del prestigio culturale della monarchia spagnola. A Roma L’unico aspetto per cui il Sant’Ufficio non ebbe da ridire è quello del rischio di capitale. Il periculum sortis

l’influenza della Francia rigorista si sviluppa soprattutto tra i pontificati di Alessandro VII e di Innocenzo XI. può essere equiparato a una forma di danno emergente, quindi indennizzabile.

Come accadrà anche a quest’ultimo, il pontefice Alessandro VII attraverso il Sant’Ufficio condannò alcune

proposizioni di morale rilassata. Ancora più incline al rigorismo sarà Innocenzo XI che condanna delle idee Fin dall’inizio della sua opera Maignan dichiarava di voler dimostrare la piena liceità del mettere a profitto il

degli avversari, quali quelle di Juan Caramuel. Le condanne del 1679 sono più consistenti di quelle di denaro. Il divieto dell’usura contenuto nella Bibbia non significa che ogni forma di lucro derivante dal

Alessandro VII perché colpivano non solo proposizioni lassiste, ma anche probabiliste. Non tardano le denaro sia illecita. Il denaro è destinato anche ad essere commerciato. È radicata in lui la convinzione che la

reazioni a questi decreti e si fa largo una certa strumentalizzazione delle varie condanne a sostegno produttività economica del denaro esista, che il denaro può generare un lucro onesto e che è lecito per un

dell’una o dell’altra opzione teologica. cristiano perseguire tale fine. Maignan intende così dimostrare che si può far rendere il denaro senza

commettere usura.

Innocenzo XI, per quanto concerne il prestito a interesse, condanna l’affermazione che il prestatore possa

richiedere qualcosa per il prestito effettuato, anche se non si tratta di denaro, ma semplicemente di Jacques de Fieux, rigorista austero, ribadisce con vigore il divieto di tutte le forme contrattuali considerate

gratitudine, poiché essa è per definizione spontanea e libera. Un altro oggetto di condanna è il cosiddetto illecite e equiparate all’usura. Egli vuole che agli usurai si impongano penitenze molto dure e per lunghi

“contratto mohatra”, uno dei bersagli principali dei rigoristi. Era un contratto di vendita a lungo termine, periodi.

con riscatto in contante. Di fatto la vendita poteva essere però simulata. Si poteva considerare la differenza Dopo la svolta rigorista matura all’interno del Sant’Ufficio la tendenza a una certa rigidità interpretativa.

tra l’una e l’altra cifra come l’interesse percepito, perciò era considerato un semplice espediente. Tende a prevalere un orientamento rigido e restrittivo nell’interpretazione di atti quali la Detestabilis

Inoltre Innocenzo XI imponeva agli ecclesiastici di astenersi da censure, note e giudizi polemici contro avaritiae, la Cum onus e la Naviganti. In qualche caso però si tratta più che altro di atteggiamenti

proposizioni sulle quali la Sede romana non si era sino a quel momento pronunciata. prudenziali.

Il trionfo del rigorismo provocava conseguenze più nel campo pastorale, con la condanna del “probabilismo Dunque il pontificato di Innocenzo XI viene inteso come il modello esemplare di rigorismo, che prevede

sacramentale” e il prevalere della morale severa. A partire perlopiù dal pontificato di Innocenzo XI specifiche dottrine anche in materia contrattuale. L’importanza di tali aspetti dipende dalla grandissima

l’irrigidimento rigorista segna i vertici della Chiesa di Roma nel passaggio tra ‘600 e ‘700. frequenza con la quale persone di ogni ceto sociale stipulavano contratti economici.

DAI PAESI BASSI ALL’ITALIA Il “caso veronese”: le premesse

Il contesto degli Stati Italiani era diverso, anche sul piano economico, ma gli argomenti suscitavano grandi

interesse.

Un giansenismo diviso: Francia e Paesi Bassi Fortunato Tamburini evidenzia i riflessi dei dibattiti olandesi, che a suo avviso spingevano a rivedere le

Il rigorismo andava perdendo terreno persino all’interno del mondo giansenista, sempre più diviso su questi posizioni sul prestito a interesse, e lo diceva parlando di se stesso.

argomenti. Antoine Arnauld enuncia l’idea che non vi sono elementi di contraddizione tra prestito a

interesse e legge naturale. Egli afferma che, fondandosi su elementi razionali, è molto difficile considerare Nel 1743 a Verona fu fatta la ristampa della Dottina cristiana del Bellarmino. In occasione di questa

gravemente peccaminoso il prestito a interesse e vietarlo, se è rivolto a persone che svolgono attività ristampa, al testo originale erano state fatte delle aggiunte. Una di queste concerne il problema dell’usura e

mercantili e se il tasso è moderato. Ecco che presso alcuni aderenti al giansenismo con il tempo si il suo tono era fortemente rigorista. La pubblicazione fu l’occasione di una vivace diatriba. Vi era sullo

affermano opzioni aperte. sfondo il conflitto con il vescovo Bragadin che difendeva gelosamente diritti che riteneva suoi. L’aspetto

dottrinale non era assente, ma certo rimaneva marginale. Vi erano questioni pastorali che interessavano il

Juan Le Correur riconosce il valore del denaro e la possibilità che la sua concessione sa remunerata negli clero ed era forte l’aspetto della giurisdizione.

ambiente finanziari e commerciali. Le sue considerazioni si fondano sulla conoscenza del modus operandi

dei mercanti. La vivacità di Lione era assolutamente evidente, come quella dei Paesi Bassi, ove, dalla metà A Verona vi era una presenza gesuitica molto incisiva. A Verona nel 1732 vengono ristampate alcune

del 17^ secolo il tasso di interesse era stato liberalizzato. Lettere sul probabile di Paolo Segneri. Vi era però una forte presenza anche di rigoristi che presero la

pubblicazione come una dichiarazione di guerra da parte dei gesuiti.

Non vi era però affatto unanimità di valutazione etico-teologica in materia. Anche i decreti pontifici

lasciavano un ampio margine di apertura. Quanto alla pratica, spesso erano accettate molteplici forme Pietro e Girolamo Ballerini avevano curato un’edizione della Summa Theologica di Antonino, aggiungendoci

contrattuali che consentivano un profitto sul capitale, e la Chiesa nella sua accezione più ufficiale aveva poi una premessa in latino, la Praelectio de usura, sui temi delicati del prestito a interesse. Il testo non

riconosciuto come lecita la richiesta di tassi anche elevatissimi in determinate situazioni di rischio. Nei Paesi aveva suscitato eccessive discussioni. In esso gli autori utilizzavano alcuni passi di Sant’Antonino per

Bassi durante il 18^ secolo si ha un fiorire di opere che trattano le questioni commerciali e finanziarie senza dimostrare che le loro opinioni rigide erano perfettamente concordanti con una consolidata tradizione: cioè

le preclusioni dei rigoristi e dei giansenisti francesi. che qualunque profitto in sovrappiù rispetto al prestato è condannato come usurario.

Francois Mèganck, giansenista convinto, sostenne tesi favorevoli al prestito a interesse. Egli ritiene del tutto

leciti i censi e le rendite riscattabili da entrambi le parti. Broedersen afferma, nel De usuris licitis et illicitis Il “caso veronese”: gli sviluppi

del 1743, che non tutte le forme di usura sono illecite. Il suo pensiero esercitò un’influenza notevole anche

al di fuori della sua terra d’origine. La sua teoria di fondo, nel Tractatus brevis, è che l’approvazione a A Verona gli scambi commerciali erano molto intensi e la presenza di mercanti era forte. Era molto diffusa

determinate forme di censi riscattabili si lega strettamente alla loro diffusione e alla loro innegabile utilità. la pratica di prestiti effettuati da nobili o da enti ecclesiastici, a tassi del 5%. S’aggiunga anche la sempre

In effetti questi contratti erano di fatto universalmente praticati: era la modalità più comune di impiego del crescente circolazione del denaro.

capitale dei pupilli e delle vedove, per le doti delle spose e delle religiose e anche per i beni ecclesiastici. Scipione Maffei , prendendo atto del fatto che Verona aveva contratto un importante prestito con

Lodovico Antonio Muratori era dell’opinione che i censi personali fossero stati approvati. Erano un ripiego banchieri genovesi, segnala l’esistenza di molti abusi che non sono presi di mira dai rigoristi e che arrecano

indispensabile, vietando il quale si sarebbe arrecato grave danno al bene individuale e pubblico. danni molto maggiori rispetto al prestito a interesse.

Alla fine degli anni ’20 del ‘700 e poi, molti autori danno invece battaglia a proposito del census utrimque Giovanni Tuba pubblica a Venezia nel 1713 L’uomo in traffico che facilmente poteva divenire la regola nel

redimibiles. modo di stipulare i contratti. L’intervento di Roma a riguardo giunse molto tardi.

Nel 1730 esce anonimo il Dogma Ecclesiae circa usuram, che porta avanti una battaglia contro il trattato di In un clima acceso e conflittuale Maffei elaborò un memoriale nel quale segnala che i rigoristi mancano di

Broedersen sui censi. Secondo gli autori il prestito a interesse non è una questione morale, ma una realismo, non tenendo conto delle esigenze della vita sociale. Egli insiste sulla distinzione tra argomenti di

questione dogmatica, con una valenza più radicale. È una linea interpretativa generalmente adottata dai fede e argomenti che di fede non sono. Tra gli argomenti non di fede egli colloca le problematiche dell’uso

rigoristi nel corso del 18^ secolo. L’idea della qualificazione della dottrina sull’usura come dogmatica del denaro e sul prestito a interesse. Le opinioni in proposito non dovevano in alcun modo entrare in un

provoca forti reazioni, ivi compresa quella di Broedersen. Vista la difficoltà, si può dire che la finalità di manuale di dottrina cristiana. Maffei nell’opera Dell’impiego del danaro insiste sul fatto che le modalità

dimostrare che si tratti di ciò non è raggiunta. Nel testo si parte dalla constatazione della crescente licenza d’uso del denaro sono questione molto pratica, da valutarsi certo alla luce dell’etica cristiana, ma senza

in materia di etica economica per addossarne le responsabilità a quanti tendevano a creare novità. I alcuna valenza dogmatica. Occorre fare buon uso della ragione nel valutare l’argomento. Inoltre tocca

“novatori” erano accusati di fondare le loro idee su nuove interpretazioni delle Scritture, dei testi dei concili valutare la questione alla gente d’affari più che a teologi: convinzione condivisa anche da altri. Ma non c’è

e dei Padri della Chiesa, e dunque sulla creazione di un nuovo dogma. Il problema di fondo è assoluta unanimità in proposito, anzi, gli avversari sono numerosi e decisi. Tra questi c’è Daniele Concina

l’interpretazione delle Scritture, che per alcuni devono essere intese in modo letterale, per altri che tende a gettare il ridicolo su queste opinioni. Il cappuccino Gaetano da Bergamo mette in secondo

contestualizzate. Scipione Maffei afferma in proposito la necessità dell’analisi filologica e dello studio piano le abilità tecniche quali la perizia, il talento e l’acutezza rispetto alle competenze degli ecclesiastici,

dell’ebraico. cioè “timor di Dio, coscienza, zelo apostolico”. In ciò si mescolano clericalismo e i timori che ne

conseguono, la diffidenza nei confronti di una certa autonomia della coscienza dei laici e un’ostilità

preconcetta nei confronti di quanti si occupano di commerci e di finanza. Si tratta di un discredito che

ricorre con frequenza verso la ricchezza accumulata attraverso gli affari.

I protagonisti della questione veronese sono Maffei e Ballerini. Le aggiunte alla dottrina ballerminiana sono Per certi aspetti Muratori va oltre Maffei perché difende il prestito a interesse moderato, pur se rivolto a

solo l’occasione per far esplodere contrasti sostanziali. La polemica si espande a macchia d’olio e la poveri, e sostiene l’equiparazione del prestito alla locazione. La via d’uscita è per lui la moderazione e il

questione veronese diviene progressivamente una vicenda che attira l’attenzione da più parti d’Europa. tentativo di far convivere le virtù cristiane della carità e della giustizia con le legittime esigenze di scambio.

Egli riteneva utile anche l’intervento civile, ma assolutamente indispensabile quello di che ha l’autorità sulle

coscienze.

Scipione Maffei e “L’Impiego del Danaro” L’impiego del denaro viene attaccato come opera infetta delle idee di Lutero e Calvino. L’accusa è grave e

gli Inquisitori imposero il silenzio. Ballerini pubblica un’operetta con la falsa data 1744. Questo aggravò

Nel 1744 uscì Dell’impiego del danaro che Maffei dedicò al papa Benedetto XIV. Quest’opera attirò l’amarezza di Maffei. Il suo incontro con il vescovo e il vicepodestà di Verona vene considerato

innumerevoli avversari, da ecclesiastici dotti a comuni parroci. Questi ultimi però esercitavano una un’infrazione all’obbligo e lo condannarono a “perpetuo silenzio”. Maffei successivamente si rivolge al

influenza notevole in ambienti che gli intellettuali non riuscivano a raggiungere. Concina insiste cardinale Tamburini affinchè richieda l’intercessione del pontefice Benedetto XIV, il quale lo fa tornare in

sull’incompetenza di Maffei a trattare di queste materie, in quanto laico. Maffei sapeva bene di affrontare città. Nel 1745 viene pubblicata l’enciclica di Benedetto XIV, la Vix pervenit, dedicata a questa materia e

un argomento scottante e aggiunge che “talvolta il libro migliore intorno a quello che si può fare e non fare indirizzata ai vescovi d’Italia.

in fatto d’interesse, è la coscienza”. Per Concina l’attenzione rivolta alla prassi fa sì che qualsiasi forma di

riscossione di un interesse venga consentita e che ci si ponga sullo stesso piano di chi vuole distruggere le

fondamenta della religione rivelata. La critica è propriamente quella di attentare all’esistenza stessa della

religione.

Maffei sostiene che il denaro non deve essere considerato come un mucchio di monete abbandonato in LA VIX PERVENIT (1745)

una cassa, ma come un capitale che può essere impiegato come strumento commerciale. Chi è in possesso

di un capitale può trovarsi nella situazione di doverlo far fruttare necessariamente attraverso il prestito.

Inoltre quella del piccolo prestito a interesse moderato era pratica comune negli ambienti ecclesiastici. Per La commissione pontificia e i contrasti sulla questione del prestito a interesse

Maffei fondamentale è il vantaggio reciproco: se non vi è danno per alcuno, ma beneficio per entrambi,

non si può considerare l’interesse come illecito e peccaminoso, una volta stipulato consensualmente. Benedetto XIV istituì una commissione per esaminare la questione: la creazione di una commissione di dotti

teologi e giuristi che si riuniva spesso e in presenza del pontefice fu oggetto di varie speculazioni. Il

I rigoristi sostengono che se la questione è dogmatica, allora gli aspetti pratici non hanno rilevanza. Maffei pontefice sottolineava l’interesse dell’argomento e il desiderio di prendere posizione. L a Curia romana e il

invece focalizza il fatto che non necessariamente colui che richiede il prestito è in condizioni di maggiore Sant’Ufficio erano però divisi al loro interno. La reazione di Maffei alla notizia di una commissione fu

necessità rispetto al possessore del capitale. Insomma, un invito a deporre i pregiudizi contro la ricchezza e entusiasta, ma anche sull’altro fronte si esultava: gli uni e gli altri ritenevano che la mossa del pontefice

a valutare le necessità della vita sociale. Facilitare i prestiti significa favorire il commercio, indispensabile fosse a loro favore. L’Iniziativa aveva comunque una risonanza europea. Il papa dichiara di aver scelto i

per il benessere della comunità, significa favorire gli individui sul piano economico e anche religioso. Maffei membri con cura: alcuni cardinali, regolari appartenenti a diversi ordini, esperti di diritto canonico e di

ritiene che il risultato più deleterio della diatriba sia creare difficoltà: l’assillo di coscienza induce a cercare teologia. Maffei però lamentava l’esclusione di “letterati grandi”, pensando probabilmente a Muratori.

delle soluzioni contrattuali che possono anche essere semplici scappatoie, destinate a salvare sia la Maffei sottolineava la necessità di ascoltare anche la voce dei vescovi, dei preti, di giuristi e letterati laici. Il

sostanza del contratto sia le apparenze. suo discredito cade invece sui teologi di ristrette vedute, come il suo avversario Concina. La scelta di

personaggi di idee diversissime era voluta perché corrispondeva sia alla tradizionale prassi del Sant’Ufficio,

La parola “usura” secondo Maffei è utilizzata in modo troppo estensivo: qualunque lucro riscosso sul sia alla volontà di Benedetto XIV di mantenere equilibrio e moderazione.

prestito, che sia un prestito di consumo o di commercio, indirizzato al povero o al ricco, a un tasso

esorbitante o moderato. Occorre invece distinguere fra usura illecita e usura lecita. I vari commissari erano chiamati a fornire delle risposte circa la definizione stessa di usura, la liceità o meno

di un profitto moderato ottenuto sul prestito, a prescindere dall’esistenza di titoli estrinseci. Sul primo

Vi sono elementi comuni con l’opera di Broedersen, come pure con quella di Maignan, come la negazione punto c’è un sostanziale accordo. Infatti nell’accezione più ampia si fa riferimento a usure sia lecite sia

della sterilità del denaro e del trasferimento di dominio nel mutuo. Ma nell’opera di Maffei le differenze illecite. La seconda domanda invece evidenzia le discordanze. Prevale l’idea che il lucro moderato, se

rispetto a quella di Broedersen non toccano tanto i contenuti quanto l’impostazione e lo stile. L’ambiente è prescinde da ragioni particolari ed evidenti come i titoli estrinseci, sia condannabile. In ogni caso la

quello italiano, l’opera è scorrevole e coinvolgente, l’autore un intellettuale laico. convinzione della necessità di titoli estrinseci per richiedere un interesse è generalmente confermata.

Lodovico Antonio Muratori reagisce positivamente alla lettura del Maffei. Il suo pensiero in materia di Alcuni però, quali Concina e Giuli, escludono le motivazioni legate ai diritti del principe in materia e alle

denaro e prestito non fu mai oggetto di un’opera specifica perché temeva che un suo scritto cadesse di necessità del commercio. Si può dunque vedere come l’unanimità lasci scorgere molte sfumature. In

nuovo sotto gli occhi della censura ecclesiastica: nemmeno la richiesta di Maffei lo smuove, perché a quest’occasione vengono a galla anche elementi collaterali, come la discussione sul triplo contratto,

prevalere è la prudenza. approvato da molti teologi e dunque difficilmente condannabile. Aldilà delle differenze è parere condiviso

da molti che la Sede romana non debba pronunciarsi nello specifico, ma debba ribadire la condanna

Di Muratori conosciamo comunque il pensiero grazie a Dei difetti della giurisprudenza che si staglia su un dell’usura in sé e sottolineare la possibilità di conseguire onesti profitti per altre vie.

piano molto concreto e pragmatico. Qui Muratori spiega che il riconoscimento della liceità del prestito a

interesse non danneggia, ma favorisce chi si trova in difficoltà. Nessuno vuol privarsi del denaro senza Giovan Francesco Baldini ritiene che il tipo di prestito di cui si parlava porti con sé quasi inevitabilmente

ricompensa, ma allo stesso tempo nessuno vuol chiedere un interesse pur moderato per non essere qualche titolo estrinseco. Tra i titoli estrinseci menziona positivamente quello derivante dalle leggi e

accusato di usura: non si trova denaro a prestito, con grave danno per molti, come anche per Maffei. persino dalle consuetudini; ne elenca molti fra i quali la carenza di liquidità, la necessità della convivenza

sociale, la parità di condizione economica dei contraenti, il tasso moderato del 3-4%. Mette in luce le

difficoltà cui andrebbero incontro, se queste pratiche venissero vietate, non solo i privati, ma anche


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in storia
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Stotle di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della Chiesa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Vismara Paola.

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