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La schiavitù in età moderna

Dalla schiavitù antica alla schiavitù moderna

Fu durante l'espansione delle civiltà greco-romane (500 a.C. e 500 d.C.) che la schiavitù strutturò profondamente la vita economica e sociale e il diritto romano lasciò in eredità all'occidente la legalità dell'istituto schiavile. Prima delle conquiste delle Americhe non ci furono abolizioni sul piano legale. Quando si parla del tramonto della schiavitù si fa riferimento non alla sua totale scomparsa, ma a una serie di cambiamenti che ebbero un effetto duplice: da un lato la diminuzione del numero di schiavi, dall'altro una sua trasformazione in un nuovo vincolo di dipendenza sociale, il servaggio medievale.

I fattori che spiegano questo processo sono molteplici: dal 4° secolo in poi si sviluppò una nuova dottrina di umanitarismo, grazie allo stoicismo e al cristianesimo, anche se quest'ultimo non abolì mai definitivamente gli schiavi sino all'800. Alla base del tramonto della schiavitù si colloca la disgregazione politica, sociale ed economica connessa al crollo dell'Impero Romano. Dal punto di vista militare la fine delle guerre romane aveva chiuso il serbatoio dei prigionieri di guerra. A livello politico, il difficile controllo del potere a causa delle invasioni germaniche favorì insurrezioni e fughe di massa degli schiavi.

Sul piano economico ci fu una crisi del commercio e un restringimento del mercato internazionale, ma ancora più importante per capire perché la schiavitù si trasformò in servaggio fu il frazionamento del latifondo in unità a conduzione familiare. In cambio della protezione militare, l'ex-schiavo lavorava gratis per il padrone e gli pagava contributi e tasse. Fu questa la risposta che i ceti dominanti diedero ai mutamenti per continuare a mantenere il controllo sugli ex-schiavi, ora contadini semi-liberi.

Tuttavia, nel resto d'Europa non mancarono altre forme di schiavitù, per esempio con la conquista musulmana della penisola iberica verso i cristiani e poi, con la reconquista cristiana, l'opposto. Anche la rinascita economica e la re-istituzione dei traffici a lunga distanza concorse a rilanciare il commercio schiavile da città del Mediterraneo. Ad esempio, Genova e Venezia si approvvigionavano di schiavi di origine slava verso i Balcani, il Mar Nero e la Palestina. Infatti il termine latino servus venne ben presto sostituito dal termine sclavus e poi slavus, a indicare una certa etnia.

Il commercio di schiavi in Europa

Tra il 12° e 13° secolo le vie di commercio di uomini in Europa erano molteplici: dalle coste sud-occidentali i corsari, dai porti di Genova e Venezia i commercianti. Esistevano fiorenti mercati di schiavi a Siviglia, Lisbona, Marsiglia, Genova e Venezia. Venivano principalmente impiegati nell'attività domestica e artigianale, ma in alcuni casi anche in piantagioni. Le origini della schiavitù atlantica coinvolse le sue sponde dell'Atlantico, dopo il consolidamento delle Americhe e soprattutto perpetrata ai danni degli africani.

Nasce così la tratta, ma tratta e schiavitù sono due termini differenti, anche se intrecciati: infatti la schiavitù può esistere senza la tratta (ci si riforniva attraverso la riproduzione naturale), mentre la tratta è finalizzata alla schiavitù stessa. Per spiegare la schiavitù atlantica bisogna analizzare due fattori: per primo l'avvio del colonialismo europeo, infatti ad inaugurare la tratta furono i Paesi della penisola iberica; per secondo la conquista di Costantinopoli da parte dei turchi fece cambiare le rotte usuali dei commercianti, verso i mari occidentali.

Spagnoli e portoghesi si espansero verso l'Atlantico in nuove isole (Capo Verde, Canarie, ecc.) e trovarono il clima adatto per la coltivazione della canna da zucchero, fondando così l'economia di piantagione che necessitava una manodopera numerosa. Il lavoro schiavile appariva così indispensabile.

Sviluppo della schiavitù nelle Americhe

Ma la tratta dei neri non era un'invenzione degli europei dell'età moderna, era infatti stata praticata sin dall'antichità assieme a quella di altri popoli ed etnie. Si trattava però di una schiavitù impiegata in artigianato e servizi domestici e soltanto in alcuni casi nelle piantagioni. L'utilizzo di schiavi nelle piantagioni seguì lo spostamento da est verso ovest della produzione di canna da zucchero: dapprima era coltivata in Palestina, poi Cipro, Creta e Sicilia e in seguito fu esportata nelle isole atlantiche portoghesi e spagnole. Ma quasi ovunque si trattava di forza lavoro di tipo misto, non ad una unica etnia.

Schiavi africani lavorano quindi con orientali, arabi, indios, lavoratori autonomi detti ingaggiati e indigeni locali (Guanches delle Canarie). La schiavitù atlantica ha sì qualcosa in comune con il passato, ma non significò affatto un mero spostamento di antichi traffici in direzione verso il nuovo mondo. Intorno all'economia di piantagione, però, si svilupparono le nuove società schiaviste. Vi era già una forma di schiavitù nell'America precolombiana dedita al lavoro domestico, ma c'era la possibilità di riscatto.

Con l'arrivo di Colombo e degli spagnoli nel 1492 a Hispaniola cominciarono a decadere queste civiltà precolombiane (Incas, Aztechi e Maya). I primi schiavi a giungere in America con i conquistadores furono i ladinos, cristianizzati e a cui vennero insegnati i primi rudimenti di spagnolo. In seguito arrivarono i boxale ("non addomesticati") che vennero principalmente impiegati nella produzione della canna da zucchero.

Politica schiavistica in Brasile e nelle Americhe

La politica portoghese fu invece differente. Arrivarono in Brasile nel 1530 e istituirono basi mercantili ed economia di piantagione di canna da zucchero. Man mano che cresceva la domanda in Europa si rispose con una rapida crescita del numero di schiavi. Trasferita completamente in America, la schiavitù assunse una definitiva declinazione razziale, si africanizzò completamente. Il sistema però si impose gradualmente: dapprima vennero usate le popolazioni locali (Indios) che furono però man mano sterminate. Si giunge così agli africani dopo il loro sterminio e anche a causa della credenza che i neri fossero già abituati al lavoro estenuante di piantagione (praticato nel Mediterraneo) e che fossero più robusti.

Tutto questo fu concesso da un solido apparato ideologico derivato dalla tradizione classica e dalla tradizione cristiana. Nelle piantagioni si usavano soprattutto uomini che lavoravano anche 80 ore settimanali, giorno e notte, sottoposti a duri trattamenti e controlli. Tuttavia questi schiavi non componevano una popolazione omogenea: erano sì africani, ma di diversa origine etnica, religione e lingua. Al di fuori delle piantagioni erano principalmente impiegati in lavori domestici e artigianato, ma anche nelle miniere in Messico e Perù. Tuttavia spesso bianchi, neri e indios lavoravano assieme, creando così un meticciato attraverso unioni.

Era ancora frequente l'affrancamento individuale, concesso dal padrone o pagato. In Europa il fenomeno persisteva nonostante tutto e i primi schiavi africani arrivarono nel 1441 in Portogallo. Non era un fenomeno nuovo in quanto già trasportati dai musulmani lungo le rotte carovaniere. La novità fu che i portoghesi eliminarono gli intermediari arabi, andandoli a prelevare loro stessi. La presenza di schiavi neri è ampiamente documentata nella penisola iberica. Erano il 6-7% della popolazione. Gli schiavi africani non erano gli unici su territorio iberico. Vi erano infatti anche slavi e musulmani, ma a partire dal 500 gli schiavi africani diventarono il gruppo dominante, creando così una schiavitù in asservimento su basi etniche.

A Lisbona e Siviglia c'erano grossi mercati di uomini africani, indios o musulmani. Impiegati principalmente come servitori domestici, ebbero un ruolo importante nell'artigianato e nel commercio. Avevano un prezzo variabile, che crebbe nel corso del tempo. A tutti i livelli sociali, dalla corte alla taverna, si ritrova la loro presenza. In Europa non furono mai la principale forza lavoro, come invece nelle piantagioni extraeuropee e vivevano in condizioni di vita differenti (col padrone, in semi-libertà ecc). Potevano ottenere anche l'emancipazione attraverso la licencia de libertad o acquistata. C'era anche la possibilità di ascendere socialmente: per gli uomini nell'esercito, per le donne sposando un uomo ricco. Vi erano anche delle leggi che regolamentavano la schiavitù nella penisola iberica che penalizzavano l'eccessiva crudeltà del padrone nei confronti dello schiavo.

In altri paesi europei come Francia o Inghilterra veniva condannata sul piano giuridico, ma veniva ampiamente surclassata con deroghe nelle colonie. In Olanda invece fu totalmente vietata.

L'era dei negrieri

La tratta atlantica si consolidò nel corso del 600, ma esplose durante il 700. La seconda fase della tratta, dopo quella iberica, fu inaugurata dalla Province Unite (Olanda) che istituirono basi di appoggio in Nord America e perpetuarono danni nei confronti dei commerci portoghesi. Il commercio di schiavi fu affidato alla compagnia olandese.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher simosuxyeah di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Roggero Marina.
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