Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

1)L'IMMAGINE DELLA MISSIONE

Le scoperte colombiane = non prima occasione in cui la cristianità si trovò costretta a misurarsi con

culture e religioni altre. es. le invasioni mongole dei primi del 1200.

Nello studio dell'espansione missionaria della Spagna tra 1400 e 1500 si è voluto dare importanza

alla conquista del Nuovo Mondo = prosecuzione ideale della crociata anti islamica terminata

proprio nel 1492 con la conquista del regno di Granada. Nel 1552 Francisco Lopez de Gomara nella

sua Storia delle Indie affermava: la conquista delle indie era cominciata una volta compiuta quella

dei mori affinchè gli spagnoli fossero sempre in guerra contro gli infedeli.

A spingere le missioni vi fu anche → la Riforma Cattolica per dare alla chiesa quel ruolo guida di

una umanità in dilatazione.

Con la Riforma di Martin Lutero → ulteriore spinta verso occidente anche come compensazione

alla perdita dei grandi territori dell'Europa.

La Spagna: aveva già conosciuto un tipo di nemico interno ovvero i mori, di religione musulmana.

Quindi si può dire che vennero usati

stessi strumenti sia per il recupero delle minoranze interne che per l'evangelizzazione del Nuovo

Mondo.

La retorica (principale strumento per la conversione delle anime) doveva farsi popolare.

I missionari vedevano nella chiesa americana il sorgere di una chiesa diversa e migliore di quella

europea.

Il cattolicesimo spagnolo = indipendente da Roma e minacciato sia dall'esterno (Islam,

pagnaesimo,Riforma luterana) sia dall'interno (moriscos, conversos, alumbrados) che per tutti questi

motivi guarda, almeno fino a metà 1500, all'occidente con un certo ottimismo.

1500: due personaggi chiave del rinnovamento pastorale della chiesa spagnola:

• Juan de Avila

• Luis de Granada

Entrambi con una forte volontà di andare nelle Indie, la stessa volontà di aiutare il prossimo

espressa nelle missioni ad intra.

Il rinnovamento dato dall'Umanesimo, in cultura come in religione:

l'umanesimo pose le basi per un rinnovamento religioso

1)sottopose al vaglio esegetico le opere dei padri della chiesa greci e latini

2)ridesta un interesse per la retorica classica essenziale per il rinnovamento della pastorale cristiana

del 1500.

I Gesuiti (Ordine religioso papale, fondato grazie a Ignazio di Loyola a Parigi nel 1534 e approvato

dal papa con la bolla Regimini militanti ecclesiae nel 1540)

furono i creatori di centri di istruzione primaria e secondaria, sebbene il loro stanziarsi fosse

all'opposto del modello originario che li vedeva sempre in movimento e mai sedentari.

Morto Ignazio 1556 avevano 35 collegi.

La fedeltà all'ideale primigenio della mobilità di certo non scomparve,

infatti

oltre ai noviziati, i collegi e le case professe, esisteva un quarto tipo di Casa dove i gesuiti vivevano,

erano le peregrinazioni e le missioni ossia i viaggi pastorali.

Il gesuita deve sempre cercare la compagnia del prossimo al fine di aiutarlo.

Entro la compagnia solo i professi di 4 voti potevano ambire alla facoltà di predicazione, cioè

coloro che avevano raggiunto il massimo grado del cursus studiorum accompagnato da pratiche

spirituali caritatevoli.

Entro i gesuiti vi fu una lenta ma sensibile divisione interna

tra un settore più incline all'insegnamento

e

un settore legato all'immagine dell'ordine in continuo movimento

Il conflitto non fu mai chiaramente riconosciuto

ma

nelle figure di

Ignazio di Loyola e Francesco Saverio possiamo vedere la dicotomia. (Francesco sempre volontà di

partire, Ignazio a un certo punto è più per la stanzialità)

Ideali e prassi della Compagnia di Gesù:

prima del 1540 Ignazio e i suoi compagni → attività di apostolato itinerante in vari luoghi di Italia.

Ciò costituì il precedente e il modello delle missioni popolari. Predicavano nelle chiese e nelle

piazze, su quegli stessi pulpiti dove fino ad allora i fedeli erano soliti vedere monaci e frati.

Con la fondazione dell'Ordine

si aprirono collegi.

Ma

si dimostrò da subito forte la voglia di andare oltre i confini nazionali per le missioni oltreoceano.

Vi fu però

ritrosia nel lasciar partire validi religiosi alle volte delle indie, come nel caso di Francesco Saverio

che Ignazio non voleva far andare in Cina (ma Saverio era già lì). O anche nel caso di Rodrigues

che voleva essere trattenuto in Portogallo con l'intento di fondare un collegio a Coimbra che fosse

un vero e proprio seminario per le missioni di tutto il Portogallo.

(Ignazio voleva un collegio simile anche in Germania. 1555 nasce il collegio germanico di Roma)

La cosa più importante era: convertire, nella sua accezione più pura = passaggio a vita nuova.

Battesimo per gli infedeli, confessione sacramentale ed eucarestia per i giù battezzati.

Per ottenere tale obiettivo → spartizione dei gesuiti nel mondo secondo tappe dove è più urgente il

loro intervento.

Nei primi anni di esistenza la compagnia elaborò gli assi portanti della sua irradiazione missionaria

e l'esperienza maturata nei paesi europei fu fondamentale nel formulare strategie d'azione nelle

Indie.

Claudio Acquaviva:

nel 1581 divenne il quinto preposto generale della compagnia di Gesù. Il suo fu uno dei più lunghi e

significative generalti. Il numero dei gesuiti passò da 5mila a 13mila.

Da superiore della provincia napoletana era stato testimone e fomentatore delle missioni al popolo.

Ciò che si doveva curare nella Compagnia: obblighi della vita di collegio e mancanza di fervore.

Inoltre bisognava risvegliare il fervore nei gesuiti residenti nelle indie orientali come occidentali.

Infatti

in Perù in quegli anni non si andava più alla ricerca di nuove anime, ma si recavano presso zone

abitate da indios già battezzati.

Così

vennero disposte alcune spedizioni col fine di fondare residenze in luoghi periferici rispetto al

settore delle Ande centrali, come nel Tucuman 1589.

1590 arrivò ad esortare i singoli sacerdoti a fare ogni anno a turno delle missioni, secondo le forze

in loro possesso.

Il maggiore ostacolo alla realizzazione dell'ideale missionario → era che → i padri residenti in

collegi, presi da altre occupazioni, acquistavano una marcata tendenza alla stabilità.

Così

Acquaviva proponeva di istituire residenze temporanee in luoghi in cui non vi fossero collegi che si

dedicassero solo all'attività missionaria nelle zone circostanti.

Per tutta la sua vita Acquaviva cercò una via mediana tra mobilità e stanzialità.

La missione: un'immagine in costruzione

Sin dagli inizi nella compagnia vi fu un progetto di propaganda vocazionale per sucscitare nei

membri dell'ordine “desideri di indie”.

Da Saverio e i suoi compagni e successori → venivano mandate a Roma lettere edificanti che

descrivevano l'impresa secondo modalità che sarebbero divenute in breve modello della letteratura

missionaria edificante.

I racconti insistevano su:

– terribili fatiche del lavoro missionario

– rischi insiti nel viaggio

– su straordinari successi

Al testo scritto si aggiungevano le immagini specie anche di martiri di missionari.

Tali racconti cerò diversi inconvenienti:

• da un lato crearono senso di frustrazione in chi rimaneva in patria, sminuendo il loro lavoro

di apostolato locale

• dall'altro stimolava sempre più giovani alla partenza che quindi vedevano nell'aderire

all'ordine un trampolino per giungere in terra di infedeli e quindi fuggire dalla patria e

magari aspirare al martirio.

Per placare la situazione si andò creando:

l'immagine delle “nostre indie” → sfruttata in risposta a tutti coloro che facevano intensamente

richiesta di essere inviati fuori d'Europa.

Es. il caso di san Filippo Neri che si sentì dire che le Indie erano Roma.

Perchè in tanti volevano partire per le vere Indie?

1. Smania di fuga dalla propria famiglia

2. fuga dalla grigia prospettiva di passare la vita entro mura del collegio

3. fuga da un'Europa dove comodità e abbondanza di operai apostolici non permettevano il

pieno appagamento della propria vocazione religiosa

4. desiderio di martirio

5. semplice atto del partire. Ricercare il “vivere indiano” (by Orsini) come un'esperienza

interiore.

In tutto ciò era difficile trovare operai validi per le missioni interne.

Per placare il desiderio delle Indie occorreva far leva su meccanismi psicologici. Non bastava dire

che le Indie sono anche qui da noi, bisognava rendere sullo stesso piano l'evangelizzazione sia

svolta in Europa che nei luoghi lontani.

Di grande esempio fu il gesuita Sanvitores → che peregrinando tra Spagna, Messico, Filippine

andava alla ricerca di poveri non di infedeli.

Il termine “povero” sinonimo perfetto di “infedele”. Si tratta di povertà spirtuale sempre congiunta

a quella materiale.

Utilizzando tale termine

si mette sullo stesso piano il contadino spagnolo e l'indios delle Marianne.

Ma siamo nella metà del 1600. quindi ci sono voluti anni per elaborare strategie che mettessero

pace alle esasperate voglie di partire. Nel 1600 si passa dal concetto di aiuto ai barbari a quello di

aiuto ai poveri = la base di quello che è il concetto a noi contemporaneo della missione.

La situazione di disparità tra missione interna ed esterna tra Europa e Oltreoceano vi era anche entro

le Indie dove si distingueva tra missioni interne fatte a indios cristiani e missioni esterne quelle tese

alla conversione di zone periferiche.

Con il passare del tempo

infatti

si costruì un modello missionario in cui l'eroicità dell'impresa non stava tanto nel mirabolante

martirio, ma nella possibilità di sperimentare su di sé tutte le virtù più alte della vita religiosa, dalla

carità all'obbedienza.

2)LA REALTà DELLA MISSIONE

Collegio o casa professa? Insegnamento o missione? Tentennamenti di fine secolo:

Sul finire del 1500 specie con il generalato di Acquaviva aumentarono i gesuiti. Crebbero il numero

delle residenze che divenivano il più delle volte collegi. Infatti i collegi erano un modo per ricevere

donazioni con i quali sostenere i luoghi di residenza.

Nel 1559 il generale Lainez dava indicazioni molto precise circa le modalità di accettazione delle

fondazioni: la donazione doveva essere pura e semplice senza clausole che comportassero obblighi

particolari per la Compagnia. Ad esempio non aprire collegi se non raggiunto il numero minimo di

20 gesuiti.

anche

Acquaviva cercò di evitare che si aprissero collegi le cui rendite fossero insufficienti a mantenere

un numero di soggetti per cui invitò e si raccomandò con i gesuiti di non cedere alle numerose

pressioni per fondare nuovi collegi.

Così

durante il suo generalato → furono fondati dei domicili il cui compito istituzionale non avrebbe

dovuto essere da subito l'insegnamento. Queste nuove case si dovevano dare in primis al ministero

con il prossimo.

Non si sa bene se le mancate trasformazioni in collegi fossero dovute alla mancanza immediata di

rendite stabili per sostentarli o se invece vi fosse una precisa volontà della curia di favorire lo

sviluppo di centri che funzionassero principalmente come centri apostolici.

In Francia → molte residenze temporanee fin dai primi del 1600 e poi aumentarono sotto impulso di

Luigi XIII e Richelieu per cercare la riconquista cattolica del paese. Comunque molte di esse poi

divennero collegi.

In Spagna → primo 1600 6 domicili senza compiti di insegnamento.

In Italia → si crea la casa di probazione di Atri (1606)

creare case professe = dedicarsi con maggior energia e costanza ai ministeri con il prossimo vista

l'assenza di impegni di docenza. Infatti la vita in collegio era vista come principale ostacolo al

fomento dell'attività missionaria sia interna che esterna.

Ma

sottrarre soggetti ai collegi per popolare le residenze temporanee di cui Acquaviva aveva

prospettato la creazione, sarebbe stato negativo: ne avrebbero risentito sia il collegio sia i ministeri

cittadini ordinari.

Inoltre vi era difficoltà nel fare azione pastorale senza le rendite provenienti dall'insegnamento.

Quindi

dato l'aspetto positivo della creazione di collegi che

– istruivano l'elite

– diffondevano cristianesimo

continuarono ad essere aperti e proprio da loro partivano la maggior parte delle missioni.

Chi erano gli uomini impiegati nelle missioni?

Dai cataloghi annui del personale delle diverse province spagnole si evince che

– solo alcuni erano indicati come “missionari” soprattutto nei collegi della Galizia e delle

Asturie. Quindi ci fa supporre che essi si dedicassero interamente alle missioni

– alcuni vengono definiti “procurador, confessor” e anche “predica en missiones”. Questo in

Castiglia dove si presuppone quindi che la missione non possedeva uno statuto

sufficientemente definito in seno alla compagnia al pari di compiti di predicazione o

confessione.

Per vedere il ruolo del missionario è fondamentale comparare due tipi di cataloghi: quello annuale e

quello triennale. Lo si è fatto sulla casa professa di Valladolid che sorgeva accanto al collegio della

stessa città. Nei cataloghi annuali di fine 1600 si ritrovano gli Operarius o missionario, mentre nei

cataloghi triennali non si menzionano fino alla metà dei 1600. vuol dire che nessuno di loro

svolgeva unicamente missioni.

Perchè si adoperava termine operarius? È molto meno determinato di Missionario. Operarius è il

padre che svolge in generale ministeri fuori dal collegio tra i quali potevano esservi le missioni

specie quelle a corto raggio, ma spesso si trattava di ministeri pastorali ordinari nella città stessa del

collegio.

Dalla città alla campagna, dal collegio alla missione:

sin dalla sua creazione la compagnia di offrì al papato per essere inviata in missione in qualsiasi

parte del mondo, tra fedeli e infedeli.

Alcuni → subito distintisi per capacità predicatorie dimostrate in percorsi itineranti

-Francisco de Estrada

-Antonio de Madrid

-Juan Ramirez (discepolo di Juan de Avila) si soffermava in grandi città per periodi lunghi.

Tutti e 3 gli esempi = predicazione prettamente urbana, promossa da religiosi di fama. Difficilmente

si inglobavano le aree rurali.

Contemporaneamente però

si stavano affermando altre missioni:

quelle rurali che si avviavano da un collegio. Con il tempo, le missioni rurali poterono raggiungere

anche quei piccolissimi agglomerati (caserios) che non erano sottoposti alla giurisdizione di una

parrocchia.

Le missioni e il controllo dei fedeli: i gesuiti tra vescovi ed inquisitori

sin dall'inizio → obiettivo principale = attrarre il popolo alla confessione.

I gesuiti avevano ampie facoltà di assoluzione elargite dalla Santa sede che però provocò feroci

invidie di altri ordini religiosi, domenicani in primis.

Accuse che si rivolgevano ai gesuiti → nelle missioni assolvevano con troppa facilità e venivano

mandati in missione anche padri che non avevano ancora pronunciato i 4 voti della professione

gesuitica.

Modello di confessione gesuitica: i penitenti erano esposti il meno possibile ad un seguito

giudiziario della confessione fatta. L'unico modo di affezionare alla confessione era quello di

assumere un atteggiamento di morbidezza.

La pratica penitenziale by gesuiti poteva essere sostituirsi al controllo ecclesiastico ordinario e

intralciare il corretto funzionamento del sistema della spontanea comparitio (presentarsi agli

inquisitori rivelando i complici e ottenendo il non innesco della procedura penale)

La predicazione itinerante tipica degli ordini religiosi = strumento suppletivo in mano a vescovi e

inquisitori per l'educazione cristiana e il controllo delle masse.

I gesuiti → spesso arruolati dagli ordini diocesiani per accompagnare la visita pastorale. Il 90%

delle volte l'arrivo dei gesuiti seguiva l'atto inquisitorio per confortare e rassicurare con la parola di

dio. Tra il 1500-1600 molte furono le collaborazioni, poi pian piano andò scemando.

Per il clero secolare la missione fu sia spina nel fianco che prezioso alleato. Il clero stesso divenne

oggetto di controllo e di denuncia da parte dei missionari.

I gesuiti in Perù:

per primi vi giunsero i domenicani, insieme a Pizarro e alla violenta guerra civile che si scatenò.

Quando

giunsero i gesuiti, iniziò un periodo di straordinaria importanza per la storia del Perù,

contrassegnato sul piano politico dal programma di riorganizzazione del vicereame attuato da

Toledo → creò reduccion general, corregidores de indios e maggior controllo sugli ordini religiosi.

Giunsero nel 1568 a Lima 8 padri, mandati dal generale Francesco Borgia. A Lima vivevano più

neri che indigeni e sui neri in città si soffermarono i gesuiti.

A migliaia di km dalla Spagna → si riproduceva essenzialmente lo stesso tipo di catechesi urbana,

con la difficoltà in più di essere compresi da persone che spesso non sapevano lo spagnolo.

Vi era → centralizzazione romana delle decisioni sulla politica insediativa dell'ordine. Alla

provincia si lasciava la facoltà di inviare missioni esplorative, ma non si potevano creare nuove

fondazioni senza assenso della curia. Tutto ciò per volontà di Acquaviva che non voleva si creassero

troppi domicili abitati da pochi padri.

1592 Acquaviva scrisse missive per evitare fondazione di un collegio a Santa Fe de Bogotà richiesto

non solo dai gesuiti ma anche dal capo della città e dagli indios. Per Acquaviva servono soggetti e

se sono pochi non si apre collegio..

Josè de Acosta:

(1539-1600 missionario in Messico e Perù. Gesuita - scrittore)

opera “De procuranda Indorum salute” = punto di svolta nell'elaborazione delle strategie di

evangelizzazione nel Nuovo Mondo.

Nella sua opera:

modello missionario basato su una profonda opera di educazione che presupponeva la presenza

stabile tra le comunità indigene di ministri di culto zelanti e preparati. Rivendica anche l'importanza

della pastorale itinerante tipica degli ordini come i gesuiti.

In de Acosta si è individuato il primo teorico delle celebri riduzioni del Paraguay.

La creazione di parrocchie tra gli indios con un solo padre = tentazione all'incontinenza e alla

cupidigia. Può essere tentato dalla carne e visto che dipende dal salario dai corregidores e per gli

alimenti dagli indios. Quindi urge sorvegliare su di loro

Gli ordini religiosi = fondamentali perchè portano la parola fuori dalla diocesi, ma per ottenere

buoni risultati serve un lavoro lungo.

Quindi

è importante fondare collegi in zone abitate in maggioranza da indigeni per poter effettuare

periodiche missioni nelle zone vicine e per educare in quei collegi i figli della nobiltà indigena.

Il modello pastorale proposto da Acosta è ricalcato sull'esempio della chiesa europea e rispecchia

quindi un'ottica centralista (fedeltà al dettato delle costituzioni) anche se il gesuita non manca di

concedere spazi di manovre di adattamento alle situazioni locali.

Dato che Acosta si pronuncia in maniera negativa sul ruolo fino ad allora svolto nel Nuovo Mondo

dal clero parrocchiale, afferma che sono indispensabili le missioni itineranti della compagnia.

Il clero secolare poco disposto nel concedere l'eucarestia perchè ritiene che gli indios ancora con

fede debole non degni di riceverla.

Eucarestia per Acosta → ammettere sempre più nativi a riceverla.

Ma con la prima congregazione provinciale dei gesuiti si statuiva che non si doveva amministrarla

senza il parere della curia

Confessione per Acosta → unica speranza di salvezza per indios quindi amministrarla con rigore e

sapienza. Metodo della dolcezza = unico capace di far avere confessione intera. Inoltre

confessessarsi a un missionario più semplice che farlo con prete residente fisso li.

Missione = complemento al lavoro del clero parrocchiale e momento privilegiato per confessioni

intere.

Controllo dei comportamenti degli indios peruviani:

lavoro arduo = occuparsi di indios battezzati che se lasciati soli no buona educazione.

A Juli → i padri avrebbero dovuto tenere un registro aggiornato dei fedeli della doctrina ed

effettuare ogni anno una visita casa per casa per individuare coloro che sfuggivano al controllo non

frequentando ne la messa festiva ne la catechesi.

Gregorio de Cisneros → padre del collegio di Cuzco nel 1593 parole che ci indicano strategie

adottate dalla compagnia in Perù: instaurare buoni rapporti con le popolazioni raggiunte anche per

individuare casi residui o ancora fortemente radicati di idolatria.

Egli ci da la descrizione di una missione tipo (circa una settimana):

-riunire indios nella chiesa principale

-celebrare messa

-iniziare ciclo di platicas e sermoni uno per ciascun giorno e diversi argomenti.

L'idolatria permaneva perchè permaneva la fedeltà nei confronti degli stregoni locali: gli

Hechiceros che si dovevano individuare e convertire.

Il premio promesso dai gesuiti doveva essere più grande della paura che gli indios nutrivano nei

confronti degli stregoni. Il confessionale doveva apparire un rifugio e non una denuncia, doveva

servire a consolare e non a castigare. Mai avere atteggiamento severo in confessionale.


ACQUISTATO

2 volte

PAGINE

17

PESO

116.49 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei beni culturali
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lipperlì di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della Chiesa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Vismara Paola.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Storia della chiesa

Riassunto esame Storia della Chiesa: Chiesa tra Rinascimento e Illuminisimo, prof. Vismara
Appunto
Appunti storia moderna 2015/2016
Appunto
Riassunto esame estetica, prof. Mazzocut, libro consigliato "Lineamenti di estetica", M. Mazzocut-Mis
Appunto
Riassunto esame Estetica, prof.M. Mazzocut-mis, libro consigliato Dal gusto al disgusto di M. Mazzocut-mis
Appunto