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La preparazione dell'avvento di Cristo e il fondamento del Cristianesimo

Destinati a pere di Eusebio; cristiani; ma c'era anche bisogno di opere storiche non religiose. Questo portò alla diffusione di brevi compendi storici in latino nella metà del IV secolo, come "De Caesaribus" di Aurelio Vittore e "Breviarium" di Eutropio. Non ci è pervenuta intera una storia greca del regno di Costantino scritta da un pagano, Prassagora. Ammiano Marcellino scrisse le "Res Gestae" in latino, l'opera storica più importante del IV secolo.

L'opera inizia dal 96 d.C. (punto in cui sia Tacito che Svetonio avevano concluso la loro storia) e finisce con il 378 d.C. (morte di Valente ad Adrianopoli). La parte che abbiamo inizia con il 354 (verso la fine del regno di Costanzo II) e comprende 18 libri. La prima parte doveva essere molto abbreviata.

Ammiano Marcellino e la sua opera

Gli ultimi sei libri trattano di Roma e dei vizi della classe senatoria. Ammiano era un pagano, ma non godette del patrocinio dei senatori romani. Non è chiaro quando iniziò l'opera, ma la finì appena dopo il 390. Dal 363 d.C. al 384 (e a Roma), Ammiano viaggiò molto. Egli si definiva greco e comunemente si crede provenisse da Antiochia, utilizzando il latino in ambienti governativi e militari. Servì come ufficiale durante la spedizione persiana di Giuliano, che ammirava per le sue doti di condottiero e per il suo tentativo di ridare vita all'indipendenza della città di Roma.

Ammiano era pagano e non nutriva grande amore per la causa cristiana, ma il suo giudizio rimase indipendente. Criticò la legge con cui Giuliano escludeva i cristiani dall'insegnamento. Il latino di Ammiano era poco elegante, forse perché era di madrelingua greca, ma ricco di pathos.

Opere storiche e biografiche

"Historia Augusta", presentata come lavoro di sei autori che scrivono sotto Costantino, è una raccolta di biografie di imperatori che inizia con Adriano e diventa via via più fantasiosa. Probabilmente, ci è voluta proporre come una lettura poco impegnativa. Presenta anacronismi e verosimiglianze. L'opera va collocata alla fine del IV secolo ed è proposta da un unico autore.

Nicomacco Flaviano scrisse gli "Annales" in latino alla fine del IV secolo. Era un senatore pagano suicidatosi in seguito alla sconfitta dell'usurpatore Eugenio ad opera di Teodosio I presso il fiume Frigido nel settembre del 394 d.C. Nicomaco tradusse dal greco in latino un'opera tendenziosa, la "Vita" del pagano Apollonio di Tiana di Filostrate (II secolo).

Genere biografico e agiografia

La "Vita di Antonio", l'eremita egiziano (morto nel 356 d.C.), è spesso ritenuta un esempio di agiografia e attribuita ad Atanasio, vescovo di Alessandria dal 328. L'opera esiste sia in siriaco che in greco, ed è stata tradotta in latino e diffusa a Roma da Girolamo. Questo modulo morale e letterario ha influenzato Agostino nelle "Confessiones". Altre opere biografiche includono la "Vita di Malco" di Onorio e Pado, la "Vita di Macrina" scritta in greco da suo fratello Gregorio di Nissa, e la "Vita di Melania la giovane", che abbiamo sia in latino che in greco. L'originale in greco, forse scritto da Geronzio nel 457, era un diacono del monastero di Melania sul Monte degli Ulivi a Gerusalemme.

Agostino e le sue Confessioni

Le "Confessiones" di Agostino sono spesso ritenute la prima autobiografia dell'antichità. Composte da 13 libri, esplorano la vita e le esperienze personali di Agostino.

Il nuovo impero: Diocleziano 284-337 d.C.

Questa fase è caratterizzata da un recupero e consolidamento dell'impero attraverso importanti cambiamenti sociali e amministrativi. Diocleziano giunse al trono nel 284, dopo aver rivestito il ruolo di comandante dei "domestici", la guardia imperiale. Fu uno degli imperatori-soldati illirici che, dopo la morte di Gallieno nel 268 d.C., conseguirono il potere imperiale.

  • Aureliano (270-275 d.C.) respinse in Italia un'invasione degli Alamanni, sconfisse Zenobia a Palmira e pose fine all'impero gallico sotto Tetrico.
  • Probo (276-282) ricacciò gli invasori germanici oltre il Reno e concluse un trattato stabilendo la presenza romana al di là del Reno.
  • Caro (282-283) intraprese una spedizione persiana, ma morì improvvisamente durante la campagna sull'Eufrate. Numeriano, il figlio di Caro, guidò la ritirata ma morì in circostanze sospette.

Diocleziano, elevato al trono a Nicomedia nel novembre 284, uccise il suo rivale, il prefetto del pretorio Apro, accusandolo di aver assassinato Numeriano. L'anno successivo sconfisse anche Carino in una battaglia nel territorio della ex-Jugoslavia. In risposta al rapido alternarsi di imperatori, Diocleziano stabilì nel 293 d.C. il sistema di condivisione del potere noto come Tetrarchia, creando 2 Augusti e 2 Cesari, destinati a succedere ai primi.

Diocleziano elevò a Cesare Massimiano, adottandolo anche come figlio nel 285 d.C. Si divise l'impero con Massimiano: Diocleziano in Oriente e Massimiano in Occidente. Nel 286, Carauiso si dichiarò Augusto in Britannia, ma Diocleziano nominò Massimiano Augusto. Nel 293, Costanzo e Galerio furono nominati Cesari di Massimiano e Diocleziano rispettivamente. L'incontro ufficiale a Milano tra Diocleziano e Massimiano avvenne nel 290-91. Gionio Erulio Carauiso venne assassinato e sostituito da Alletto nel 293, il quale fu sconfitto da Costanzo nel 296.

Il successo militare e politico legittimava gli imperatori. La Tetrarchia portò a venti anni di stabilità. Le fonti letterarie attribuiscono a Diocleziano importanti cambiamenti nell'esercito romano, sebbene già dall'epoca di Augusto fossero stati istituzionalizzati i donativi ai soldati, aumentati gli effettivi dell'esercito e accresciute le possibilità per i militari di entrare nell'amministrazione.

La Notitia Dignitatum documenta che Diocleziano creò un considerevole numero di nuove legioni, anche se ciò non implica necessariamente un forte aumento del numero effettivo delle truppe, poiché nel tardo impero le legioni erano molto più piccole delle precedenti. Si stima che fossero composte da circa 1000 uomini. Ricerche e problemi sul numero di effettivi dell'esercito sotto Diocleziano suggeriscono che fossero poco più di 400000 unità, con serie ripercussioni su approvvigionamenti, paghe e reclutamento.

Zosimo sostiene che Costantino lasciò sguarnite le frontiere e inflazionò i soldati. La documentazione epigrafica indica che il comitatus (esercito mobile) esisteva anche prima di Diocleziano, mentre l'acquartieramento dei soldati presso le città è legato ai problemi dell'approvvigionamento dell'esercito e alle requisizioni.

Diocleziano rafforzò le frontiere costruendo fortezze e strade militari, ma non è verosimile che esse fossero già presidiate da limitanei (contadini-soldati che vivevano alle frontiere). Alla metà del IV secolo, in alcune aree il reclutamento divenne difficile e impopolare, e il posto dei volontari venne spesso occupato da coatti e barbari. Il crollo della moneta argentea portò l'esercito a essere rifornito tramite l'annona militaris e il capitus (razione di foraggio), un sistema troppo gravoso per la popolazione a causa della lentezza dei trasporti via terra e dei nuovi prodotti.

Diocleziano introdusse un nuovo sistema fiscale in natura, basato sia sui capita (testatico, capitatio) che sulla terra (iugatio). Le iuga erano unità fiscali in cui era divisa la terra coltivabile. La somma da pagare doveva essere proporzionata a quanto si produceva a livello locale, con un censimento regolare ogni 5 anni a partire dal 287 d.C. (indizioni). È difficile stabilire con precisione l'efficacia del sistema, ma continuarono a effettuarsi anche pagamenti in denaro per l'esercito.

Queste nuove forme volevano avere un valore pratico, non di principio, e persisteva l'idea che le classi sociali più elevate dovessero godere dell'esenzione da particolari tasse. Diocleziano non tentò di introdurre la tassazione dei senatori o dei mercanti. Problemi in Asia e scarsità di oro e argento nelle casse dello stato portarono Diocleziano e altri a chiedere ai monasteri di versare oro e argento in cambio di bronzo. Tuttavia, la situazione non migliorò poiché il governo emise una grande quantità di monete in bronzo per fronteggiare il crollo del denarius d'argento. I prezzi continuarono a salire.

L'Edictum de Maximis Pretiis di Diocleziano del 301 fu presto revocato perché non vi erano strumenti idonei per farlo rispettare, dimostrando una scarsa comprensione dei fatti economici. I funzionari si consideravano parte di una militia, ricevendo razioni militari, uno stipendio ed esenzioni da oneri fiscali.

La spinta alla decentralizzazione del III secolo destabilizzò il sistema dei patronati, portò i militari alla ribalta e riacquistò importanza il senato. Il centro del potere si spostò lontano da Roma. I governatori delle province erano in maggioranza di origine equestre, e vi fu una separazione tra potere civile e militare, raddoppiando le esigenze del personale. I senatori venivano impiegati come correctores (governatori regionali in Italia), e i senatori a capo delle province erano denominati consulares, distinti dai praesides.

Diocleziano e il culto imperiale

Gli scrittori del IV secolo sostengono che Diocleziano fu il primo imperatore a pretendere un omaggio in forma di adoratio (prostrazione), e che indossasse splendide vesti e vivesse recluso alla stregua orientale, utilizzando il termine dominus. Qualsiasi cosa avesse a che fare con l'imperatore era definita "sacra" o "divina", sebbene tali tendenze fossero già presenti prima di Diocleziano. L'insuccesso della tetrarchia non riuscì a invertire il processo che portava Roma a subire un declino nella sua funzione di centro del governo imperiale.

Le "capitali" (residenze imperiali) erano Nicomedia, Sediuca, Tessalonica (Galerio), Sirmium (Licinio), Treviri (Costanzo Cloro). Altri centri imperiali importanti erano Naissus, Carnuntum, Aquileia, Milano, mentre Roma diventava raramente tappa dei viaggi imperiali. Lo sviluppo urbano delle capitali tetrarchiche comprendeva palazzi e ippodromi. Poiché le leggi venivano emanate ovunque l'imperatore si trovasse a risiedere, i viaggi imperiali si possono ricostruire attraverso le date e i luoghi registrati in ogni costituzione. Ogni tetrarca aveva il proprio comitatus, la propria corte (sacrum cubiculum) e la propria guardia militare.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/07 Civiltà bizantina

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