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Le fonti

Laiche

Ammiano Marcellino, l’unico grande storico latino successivo a Tacito, completò le sue Res Gestae a Roma subito dopo il 390.

Aurelio Simmaco ci fornisce invece un’idea delle priorità e dei vincoli che condizionavano un senatore pagano benestante e prestigioso.

Comunque, a partire dalla metà del quarto secolo cominciamo ad assistere a un improvviso sviluppo di scritti di genere molto vario, sotto lo stimolo di un ordine sociale più stabile.

Cristiane

Grandi scrittori cristiani sia di lingua latina sono Girolamo, Ambrogio e soprattutto Agostino. Nella maggior parte dei casi, comunque, i grandi uomini di chiesa del momento avevano anche pratica di retorica classica; di conseguenza, cultura laica e cultura cristiana furono molto vicine tra loro.

Il regno di Diocleziano (284-305)

Manca il supporto degli autori contemporanei.

Il regno di Costantino (306-337)

  • Eusebio, vescovo di Cesarea di Palestina, è la nostra principale fonte con le sue Storia Ecclesiastica e soprattutto Vita di Costantino, più che una biografia è però un panegirico tendenzioso che ha indotto molti studiosi a dubitare che si trattasse di un’opera di Eusebio. Eusebio eccelle soprattutto per il suo impegno ideologico di apologista cristiano, che fu poi seguito da molti scrittori cristiani: la Storia Ecclesiastica e la Cronaca, infatti, divennero presto un modello per gli storici della Chiesa posteriori.

Opere storiche non religiose

  • Res Gestae di Ammiano Marcellino, l’opera storica di gran lunga più importante del quarto secolo, la quale inizia dall’anno 96 dC, che è il punto in cui Tacito e Svetonio avevano concluso le loro opere. Il centro dell’interesse di Ammiano sono Roma e i vizi della classe senatoria e la condotta disdicevole delle fazioni ecclesiastiche, considerando che egli fu autore pagano della fine del quarto secolo, anche se restò il suo giudizio per il resto indipendente.
  • Historia Augusta: presentata come il lavoro di sei autori che scrivevano sotto Costantino, è una raccolta di biografie di imperatori, ma collocabile verosimilmente alla fine del quarto secolo e composta da un unico autore, che cominciando con quella di Adriano, inizio secondo secolo, si fanno sempre più fantasiose e romanzesche, perdendo validità storica, mano a mano che si avvicina alla contemporaneità.
  • Annale: di Nicomaco Flaviano, di fine quarto secolo. Opera storiografica di revival pagano, si contrapponeva, insieme ad altre di stesso genere, agli scrittori cristiani che con le loro opere fornivano regolarmente un’interpretazione degli eventi storici tale da dimostrare il trionfo del cristianesimo, la Città di Dio di Agostino, per esempio.

Il genere biografico

L’encomio, o panegirico, svolge un ruolo importante tra le fonti letterarie del tardo impero romano.

  • Vita di Antonio: biografia cristiana sull’eremita egiziano, morto nel 356 dC, è ritenuta il primo esempio di biografia cristiana e si attribuisce ad Anastasio.
  • Vita di Macrina.
  • Vita di Melania: un’opera importantissima anche per la storia economica, poiché fornisce notizie particolareggiate sulle proprietà di Melania e sulle fonti di ricchezza dei senatori.
  • Le Confessioni: spesso ritenuta la prima autobiografia dell’antichità. Tra l’altro, qui Agostino parla proprio di come la Vita di Antonio rappresentò un modello morale e letterario fondamentale per lui. L’aspetto dell’opera che più colpisce è il potere di analisi psicologica che Agostino applica a sé stesso e all’umanità in generale.

L’esercito tardo antico

  • De rebus bellicis: trattato anonimo che si presenta come promemoria di una serie di geniali invenzioni che avrebbero permesso di migliorare l’efficienza dell’esercito.
  • Notitia dignitatium: si propone di esporre nei dettagli l’ordinamento militare e civile delle provincie.

Opere legislative

  • Sono diverse. Dopotutto, per lo più le costituzioni venivano semplicemente ripetute da un imperatore con qualche variante rispetto a quelle di un altro. E comunque l’ignoranza della legge era diffusa, come le stesse costituzioni spesso rivelavano.

Il nuovo impero: Diocleziano

Tra l’ascesa di Diocleziano nel 284 dC, uno dei diversi imperatori-soldati illirici, e la morte di Costantino nel 337 dC fu messo a punto quel sistema di governo che si affermò in Oriente fino agli inizi del settimo secolo.

Necessità: porre fine al rapido alternarsi degli imperatori.

Soluzione: Diocleziano stabilì nel 293 dC, anno in cui Costanzo e Galerio divennero Cesari rispettivamente di Massimiano e Diocleziano, un sistema di condivisione del potere, noto come tetrarchia, governo di quattro, in base al quale venivano creati due Augusti e due Cesari, questi ultimi destinati poi a succedere ai primi.

Il sistema tetrarchico, una volta introdotto, durò fino a quando fu distrutto dall’ambizione di Costantino, a partire dal 305 dC. Comunque sia, la tetrarchia fu una fortuna per l’impero che si assicurò quasi vent’anni di stabilità, un periodo sufficiente per introdurre alcuni cambiamenti di grande portata:

  • Creare un efficiente sistema di approvvigionamento. Dopotutto, Diocleziano aumentò il numero dei soldati creando un considerevole numero di nuove legioni, e addirittura, nelle aree in cui il reclutamento divenne impopolare, il posto dei volontari fu sempre più occupato da coscritti e barbari mercenari, e ciò influì in modo considerevole su quei problemi economici che col tempo avrebbero condotto l’impero verso il declino: con il crollo della moneta argentea, impiegata per il pagamento delle tasse e degli stipendi militari, l’esercito doveva essere in parte rifornito con le requisizioni in natura attraverso l’annona militaris e il capitus, una razione di foraggio. Ma poiché i prodotti facilmente deperibili non potevano essere inviati troppo lontano, c’erano anche questi enormi problemi di approvvigionamento.
  • Così Diocleziano introdusse un nuovo sistema fiscale basato sia sui capita che sulla terra, le unità note come igua.
  • Il provvedimento più famoso di Diocleziano, che tuttavia fallì, fu quello di introdurre un controllo dei prezzi.
  • Pose le basi del sistema burocratico tardo romano: il potere civile e quello militare furono separati, la superficie delle provincie fu ridotta e ne fu aumentato notevolmente il numero.

Il tutto con lo scopo di ridurre il potere proprio delle provincie e dei loro governanti. Tuttavia questo nuovo sistema richiedeva la presenza di un elevato numero di funzionari di tutti gli ordini e gradi, che ricevevano stipendio e razioni militari che lo stato doveva addebitarsi.

Dispotismo orientale

A Diocleziano si attribuisce di aver trasformato il governo dell’impero romano in una sorta di “dispotismo orientale”: gli scrittori del quarto secolo sostengono che egli fu il primo imperatore a pretendere omaggio in forma di adorazione e che indossava splendide vesti e viveva recluso alla stregua orientale. L’adozione dei titoli di Giovio ed Erculio da parte di Diocleziano e Massimiano e dei loro Cesari non fa che confermare queste affermazioni.

Il declino di Roma

Diocleziano e i tetrarchi non ebbero comunque successo nell’opera di inversione del processo che portava al declino di Roma nella sua funzione di centro del governo imperiale. Furono infatti stabilite varie “capitali” in diverse parti dell’impero, tra cui la città in cui Diocleziano risedeva, Nicomedia.

Il rapporto con il cristianesimo

Nel 303 dC la chiesa di Nicomedia fu distrutta da una spedizione ufficiale e il giorno seguente, Diocleziano ordinò di distruggere le chiese e bruciare le Scritture cristiane; si dovevano rimuovere dai loro incarichi i cristiani che svolgevano pubbliche funzioni nonché ridurre in schiavitù i liberti imperiali che non avessero abiurato.

E se in occidente Massimiano e Costanzo mostrarono poco entusiasmo per questa politica, in oriente vescovi e membri del clero furono imprigionati e torturati o mutilati, addirittura giustiziati. È Eusebio, il quale era riuscito lui stesso a salvarsi, che nella sua Storia Ecclesiastica ci racconta i momenti più macabramente significativi di queste persecuzioni. Tra l’altro, il motivo della persecuzione non è propriamente chiaro; ma il tentativo di esercitare un controllo sulle pratiche religiose rientra perfettamente nell’ideologia dei tetrarchi.

In generale, la persecuzione riscosse scarsi consensi; fu revocata da Galerio nel 311 dC. E Costantino e Licinio dichiararono di tollerare tutte le religioni con il così detto Editto di Milano del 313 dC.

La fine della tetrarchia

Diocleziano tenne fede al suo progetto: nel 305 dC abdicò con il suo collega Massimiano a favore dei loro due Cesari, e si ritirò per sempre dal panorama politico nel suo palazzo di Spalato. Sarà l’ambizione di Costantino, pochi anni dopo nel 312 dC, a porre fine a questo sistema di potere.

Il nuovo impero: Costantino

Il giudizio sulla figura di Costantino risente:

  • Dei pregiudizi che hanno condizionato i commentatori sia antichi che moderni.
  • Della Storia ecclesiastica di Eusebio, che finì per diventare un’esaltazione della gloria di Costantino, insieme alla Vita di Costantino sono panegirici da usare con cautela.

Comunque Costantino è una delle figure più significative della storia della chiesa cristiana.

  • Va collocato nel contesto della tetrarchia. Nato nel 272 o 273 dC, figlio di quel Costanzo scelto come Cesare da Massimiano e divenuto egli stesso Augusto quando quest’ultimo abdicò nel 305 dC. Come Diocleziano, Costantino fu proclamato augusto dalle sue truppe il 25 luglio 306 alla morte proprio del padre.
  • Nel 307 si alleò con Massimiano, tornato in politica dopo l’abdicazione del 305, sposandone la figlia Fausta.
  • Nel 310 dC prese le armi contro lo stesso Massimiano e il figlio Massenzio; giustificando la sua ambizione di potere anche con la rivendicazione di una discendenza dinastica, quella con Claudio il Gotico, imperatore del terzo secolo.
  • Nel 312 marciò verso l’Italia, dove sconfisse l’esercito di Massenzio presso il ponte Milvio il 28 ottobre, la grande vittoria della giustizia sul tiranno, così la descrivono le fonti a noi pervenute.
  • Nel 313 Licinio sconfisse Massimiano. Fu così che lui e Costantino rimasero i soli Augusti e si spartirono Oriente e Occidente.
  • Solo a partire dal 324 Costantino divenne l’unico imperatore quando finalmente sconfisse Licinio a Crispoli.

La politica di Costantino

Sugli aspetti di continuità tra questo periodo e il precedente, in materia di politica non religiosa siamo male informati:

  • Per quanto riguarda l’aspetto militare Costantino fu oggetto di rimproveri da parte degli autori pagani, con l’accusa di avere indebolito le frontiere con il trasferimento di alcune truppe da utilizzare nell’esercito mobile.
  • Continuò e consolidò il riordinamento delle provincie e quello amministrativo iniziati da Diocleziano, con l’importante novità che ai prefetti del pretorio furono tolte le funzioni militari.
  • L’inflazione proseguì spedita come sotto l’impero tetrarchico. Diciamo che almeno Costantino ebbe a disposizione quell’oro che invece mancò a Diocleziano, il quale proveniva dai tesori dei templi pagani, nonché dalle nuove tasse che pesavano sui senatori e i mercanti.
  • Continuò la tendenza a restringere la libertà di movimento dei decurioni e dei coloni.

Gli aspetti di discontinuità con Diocleziano

  • Incrementò l’ordine senatorio, concedendo il titolo anche senza l’obbligo di risiedere a Roma e di partecipare alle riunioni del senato.
  • Fu fondato un secondo senato a Costantinopoli.
  • Le figure del senatore e quella del console che era a capo del corpo senatoriale, erano titoli divenuti ormai pressoché onorifici.
  • Costantino si vide costretto a legiferare per porre un freno al numero di quanti si affollavano
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/07 Civiltà bizantina

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