IL QUATTROCENTO “INTERNAZIONALE”
A partire dal 1370 si diffonde in Europa uno stile che presenta molti tratti in comune.
-Un primo problema riguarda la sua denominazione: Tardogotico, Stile dolce, Gotico cortese sono
termini che ne evidenziano solo particolari aspetti. Il nome più adatto appare essere Gotico
Internazionale, che ne mette in rilievo l’ampiezza di diffusione.
-Il Gotico Internazionale è uno stile europeo che presenta tratti comuni nei diversi paesi, carattere
legato al fatto che tale stile nasce da un dialogo di stili favorito da fattori quali: la circolazione delle
opere per il commercio, il collezionismo, o doni di fidanzamento e nozze; i frequenti spostamenti
degli artisti; il ruolo di richiamo e unificazione delle corti nei confronti dei maggiori artisti; una
committenza socialmente omogenea.
-Caratteri principali del Gotico internazionale:
Realismo minuto
Amore per il lusso e il raffinato che si riflette anche sulle scelte iconografiche (profanizzazione del
sacro) e tematiche (romanzi cavallereschi, scene di vita cortese).
Convivenza di naturalismo e idealizzazione, con conseguente convenzionalità psicologica dei
personaggi, sia nel patetismo accentuato sia nella più nobile compostezza.
Realismo tra volta espressionistico e brutale, che emerge in temi quotidiani o macabri o, nei
soggetti religiosi, nella preferenza per le storie della passione.
Dal punto di vista formale domina la linea, ora curva e morbida, ora aguzza, cui si associano
colori intensi e raffinati; il panneggio sembra assumere autonomia arrivando ad assorbire
l’anatomia della figura.
-Il contesto storico
C’è un complesso rapporto tra arti figurative e società:nella produzione figurativa si nota una
frattura tra vita reale e quella raffigurata. L’arte non è puro riflesso della realtà ma sua
idealizzazione fantastica secondo i modelli dell’aristocrazia e della committenza borghese che
tuttavia si impongono anche agli altri ceti; oppure diventa tentativo di esorcizzare i timori più
radicati come quello della morte.
Diffusione di un senso religioso più intimista, che cerca il rapporto diretto e personale tra fedele e
Dio.
Ascesa della borghesia parallelamente al declino delle grandi auctoritates medievali (Papato e
Impero) declino dell’aristocrazia (cavalleria e feudalità) e grandi rivolte contadine e operaie.
L’EUROPA INTERNAZIONALE
-Le corti:
AVIGNONE: già dalla metà del Trecento si pone come un ambiente aperto ai modi internazionali.
Nel secolo successivo con il trasferimento del papato la ricerca di nuove soluzioni espressive
diventa meno audace ma non perde il carattere di cosmopolitismo: modi italiani si intrecciano a
quelli della Francia settentrionale e all’influsso catalano. Ci rimane una ricca scultura funeraria
(Monumento funebre al cardinale La Grange, fig. 24)
BOEMIA: stile dolce (linee e forme morbide, colori delicati e ombreggiati), esemplare è la
Madonna della Cattedrale di Saint Guy, 1400, oggi a Praga, di un maestro boemo
Atelier di miniatori a PARIGI: Maestro del Maresciallo Boucicat, indaga la rappresentazione
del paesaggio per una resa più realistica; Maestro delle Ore di Rohan, mescola invece
raffinatezze lineari e cromatiche a elementi popolari che scardinano gli schemi iconografici
consolidati.
BORGOGNA: alla corte di Filippo l’Ardito si elabora uno stile diverso grazie ad artisti fiamminghi
come lo scultore Claus Sluter. Citiamo il Pozzo dei Profeti, 1395, Certosa di Champmol, fig. 32:
figure monumentali nel volume ma animate da potenti effetti chiaroscurali e un’attenzione agli
elementi del reale; questi tratti che diverranno fondamentali per il futuro realismo fiammingo si
notano anche in pittura nella produzione di Broederlam, che da un lato indaga la spazialità,
dall’altro riscopre i valori espressivi.
Ricordiamo anche i fratelli Limbourg, originari dei Paesi Bassi, che lavorano prima per Filippo
l’Ardito e poi per il duca di Borgogna approfondendo la resa realistica di spazio e personaggi e
unificando il tutto con un linguaggio basato su manierismi grafici, colori raffinati e suggestivi effetti
di luce.
Nelle aree tedesche: a nord dominano i modi boemi; nelle regioni meridionali si tenta invece un
aggiornamento delle forme tradizionali in chiave fiamminga o franco-fiamminga, come accade nel
luminoso paesaggio e la chiara volumetria dei dipinti di Lucas Moser.
L’ITALIA INTERNAZIONALE
-La Lombardia di Gian Galeazzo Visconti: egli domina la regione dal 1374 al1402 e sogna di
rendere i suoi possedimenti in grado di competere con le monarchie d’Oltralpe.
Duomo: proietta Milano su un orizzonte veramente internazionale.
Michelino da Besozzo ricordiamo la decorazione dell’Offiziolo Bodmer, fig.36, circa 1400, in cui
già si riconoscono i suoi tratti tipici: linea fluida, indifferenza nei confronti delle problematiche
spaziale, sostituite da armonie ritmiche di disegno e colore, insomma equilibrio tra astrattezza
decorativa, verità di natura e toni grotteschi (nei due santi irsuti e un po’ deformi che vediamo
nell’unica sua opera firmata, lo Sposalizio mistico di santa Caterina, 1420.
La tendenza micheliniana sarà la più seguita in Lombardia, e permane ancora negli affreschi
eseguiti dagli Zavattari nella Cappella di Teodolinda del duomo di Monza, 1444, fig. 41, affreschi
che testimoniano la permanenza in Lombardia dei modi gotico internazionali oltre la metà del
secolo.
Di tutt’altro tono gli affreschi di Franco e e Filippopolo De Veris del Giudizio Universale
all’esterno della chiesa di Santa Maria dei Ghirli a Campione d’Italia: qui troviamo moti violenti e
fisionomie caricate, secondo una miscela presente anche nelle miniature di Belbello da Pavia, che
presenta un gusto fortemente patetico ed espressionistico e utilizza i toni più violenti e concitati del
lessico internazionale.
-Venezia e gli apporti innovatori di Gentile da Fabriano
La capitale del “Veneto internazionale” è Verona, eppure a partire dal secondo decennio è
Venezia che, con i lavori per la decorazione del Palazzo Ducale (1409-1414), chiama artisti
“forestieri” importanti: da Verona, Pisanello; dalla Lombardia, Michelino; dall’Italia centrale, Gentile
da Fabriano.
Grazie alle innovazioni apportate da questi artisti si attua il progressivo distacco dalla cultura
bizantina ed un allineamento più deciso con quella occidentale, e ciò avviene attraverso lo stile
cortese, che più degli altri è affine alle astrazioni lineari e cromatiche e al gusto sontuoso di marca
orientale.
Jacobello del Fiore esprime questo percorso dapprima nel suo Polittico di Sant’Agostino, 1400,
fig. 44, Duomo di Teramo, in cui la tradizionale rigidezza delle figure viene attenuata dal modellato
morbido e dai contorni più decorativi di Michelino; poi nel Polittico con storie di santa Lucia, fig.45,
1411-12, gli sfondi di paese dimostrano il contatto con Gentile da Fabriano.
Gentile da Fabriano è la tipica figura dell’artista itinerante, che dalle natie Marche si sposta in
Lombardia, a Venezia, a Firenze. Accenni di derivazione lombarda sono già presenti nella sua
giovanile Madonna con il Bambino e i santi, fig.46, del 1395 e conservata a Berlino, nei tipi dei visi,
nel panneggio delle vesti, nella luce morbida e diffusa; ancor più presente sarà l’influenza
lombarda nel Polittico di Valle Romita, aggiornata sulle opere di Michelino e unita però a tratti
personali come l’uso delle sfumature luminose, l’equilibrio, la solidità formale.
La morbidezza luminosa con cui Gentile da Fabriano addolcisce i colori stimolerà sicuramente il
definitivo distacco dalla campitura di marca bizantina in Veneto.
Anche la scultura nel frattempo si muove verso un arricchimento decorativo e lineare di forme
trecentesche sull’esempio di artisti lombardi ed esponenti del tardogotico toscano, sempre
chiamati per la decorazione del Palazzo Ducale. In questo cantiere si forma Bartolomeo Buon,
che lavora in collaborazione con il padre per la Porta della Carta, per poi sviluppare un suo stile
autonomo che consiste nella grande sensibilità nel rappresentare gli stati d’animo.
-Verona e Pisanello
Verona rispetto a Venezia è più vicina alle esperienze lombarde, essendo possesso visconteo;
ospita inoltre per lungo tempo Michelino.
Stefano da Verona è un artista di formazione culturale composita: il padre, Jean d’Arbois, fu
pittore per Filippo l’Ardito; Stefano ebbe presumibilmente una formazione pavese.
Nell’Adorazione dei Magi del 1435, fig.56, oggi conservata a Brera, emerge il desiderio di conferire
una precisa verità a figure e oggetti, in parallelo all’analitica indagine che compie Pisanello, artista
con il quale Stefano condivide il gusto per un’intensa attività grafica.
Antonio Pisano detto Pisanello, nato probabilmente a Pisa nel 1390, si trasferisce giovanissimo
a Roma dove incontra Stefano e Gentile, per lui fondamentali. Egli può essere considerato il
culmine della tradizione naturalistica lombarda dei Tacuina, da lui condotta con un’acutezza di
analisi inedita.
Ricordiamo le due opere rimaste in territorio veronese: gli affreschi dell’Annunciazione che
incorniciano il monumento funebre Brenzoni, in cui si nota il confluire dei colori morbidi e
luminosi e della plasticità di Gentile da Fabriano con i contorni sinuosi di Stefano, accanto
all’accurata descrizione ambientale che deriva da esempi d’oltralpe, il tutto unito ad una precisione
della linea scattante ed energica, del tutto personale. L’altra sua opera veronese è San Giorgio e la
Principessa, 1433-35, fig.60, nella Cappella Pellegrini in Sant’Anastasia, dipinto dotato di
un’icasticità straordinaria, in cui eleganza e tensione si intrecciano inestricabilmente.
Dal 1422 inizia a lavorare presso diverse corti dell’Italia settentrionale: Padova, Mantova, Ferrara;
qui viene in contatto con una cultura orientata a coniugare eleganze e ideali cavallereschi con i
primi fermenti umanistici e interessi verso l’antico, interessi che ha modo di concretizzare con
l’incarico conferitogli da papa Eugenio IV nel 1426 per terminare gli affreschi di San Giovanni in
Laterano avviati da Gentile ma rimasti incompiuti per la sua morte. Di essi conserviamo disegni ce
risultano copie di sarcofagi costruite però secondo una mentalità ancora medievale, ossia c’è
assoluta libertà, non c’è interesse filologico nel mantenere il contenuto narrativo dei rilievi;
dall’antico viene estrapolato ciò che è ritenuto interessante: le precedenze vanno ai nudi in
movimento.
Questo interesse per l’antico si nota anche nella produzione medaglistica, allora molto di moda
nelle corti per intenti di autocelebrazione: ricordiamo la medaglia di Cecilia Gonzaga, in cui su una
faccia l’esile profilo femminile è reso con una continuità lineare di marca cortese, mentre sull’altra
faccia il panneggio e il nudo femminile sono derivati dall’antico.
Pisanello rimane comunque legato ad una cultura tardogotica: lo prova la sua spazialità, che si
estende in ogni direzione, sregolata e senza un centro; l’immagine risulta così dall’accostamento di
singoli frammenti, non unificati ma assommati.
-Le Alpi
Nel Piemonte occidentale (quello orientale era infatti anche artisticamente feudo lombardo, il
ducato di Amedeo VIII, che dominava su un’ampia area a cavallo delle Alpi, favorì una splendida
fioritura artistica.
Giacomo Jaquerio, pittore di corte, approfittò di un’ampia varietà di stimoli e matura un
linguaggio personale in grado di toccare tutte le corde espressive, dalle delicatezze della Madonna
in trono del presbiterio di Ranverso, fig.66, 1412, allo spiccato espressionismo della Salita al
Calvario, fig.67, dipinta nell’ex sagrestia della stessa chiesa: in quest’ultima opera notiamo un
tratto marcato che delimita figure legnose e colorite da tinte sorde, che si staccano con violenza
dallo sfondo uniforme secondo una visione del reale aspramente drammatica, priva di elementi
graziosi o sentimentali.
Nel Castello di Manta, un maestro che mescola la lezione di Jaquerio a modelli parigini visibili
nella stesura piatta delle tinte, nell’importanza dell’elemento grafico e nell’interpretazione cortese
del tema, affresca i Nove Prodi e le Nove Eroine.
Culmine dell’arte legata ai Savoia è la decorazione dell’Apocalisse ad opera di Jean Bapteur e
Peronet Lamy: essa, realizzata tra il 1428 e il 1435, presenta una fusione tra i caratteri franco-
borgognoni, lo stile di jaquerio e precocissimi echi fiamminghi nell’uso della luce.
In area trentina abbiamo il Maestro Venceslao che vero la fine del Trecento decora la stana del
Castello del Buonconsiglio di Trento con le rappresentazioni dei Mesi, su commissione di Giorgio
di Liechtenstein, principe vescovo di Trento. Le rappresentazioni raffigurano occupazioni tipiche,
mese per mese, di signori e contadini, con abbondanza di particolari realistici desunta dalla
tradizione dei Tacuina Sanitatis ma senza eccessive concezioni al grottesco: mondo cavalleresco e
mondo contadino si intrecciano pacatamente.
-L’area umbro-marchigiana
L’Italia centrale presenta zone di resistenza, come l’Umbria, in cui il tardogotico si innesta nella
preesistente cultura arcaizzante senza però rinnovarla, e aree d’innovazione.
Nelle Marche abbiamo la diffusione di uno stile internazionale dovuto ai rapporti che legavano le
piccole signorie locali al veneto, alla Lombardia e all’Emilia. Un esempio è il trittico con il
Matrimonio mistico di Santa Caterina di Lorenzo Salimbeni, 1400, fig. 72, in cui l’arabesco
vorticoso dei panneggi, le espressioni e i frammenti di natura studiati dal vero rimandano a esempi
lombardi, francesi e boemi; nella Crocifissione eseguita nell’Oratorio di San Giovanni ad Urbino
insieme al fratello Jacopo, 1416, il suo stile è già più maturo e accumunato a quello di Gentile per il
gusto per la narrazione vivace e un equilibrio spirito di osservazione ed eleganze lineari e
cromatiche.
A Gentile da Fabriano si ispirano anche Ottaviano Nelli, umbro, e l’autore ignoto delle Storie
Profane di Palazzo Trinci a Foligno, in cui tuttavia si percepisce anche l’influenza di Pisanello
per l’osservazione del reale e l’attenzione ai particolari narrativi.
-Firenze
Negli ultimi anni del secolo si delineano nelle committenze pubbliche due possibilità per superare
lo sterile ricorso a modelli invecchiati: accogliere lo stile internazionale o recuperare con più
meditato rigore le radici classiche; le due alternative sono esplicitate nelle due formelle di Ghiberti
e Brunelleschi (vedi appunti).
La vittoria di Ghiberti chiarisce come ormai Firenze fosse pronta ad accogliere i modi
internazionali (ma non il classicismo più innovativo e rinascimentale di Brunelleschi).
La direzione scelta dalla cultura fiorentina va considerata anche in rapporto alla luminosa e sciolta
pittura di Gherardo Starnina, tornato a Firenze dopo un soggiorno in Spagna, a Valenza, centro di
una delle varianti più colorite del Gotico Internazionale: la grafia vivace, la raffinata gamma di
colori, il gusto per gli abbigliamenti fastosi ed eccentrici si vede nella sua Madonna in trono con
Bambino e santi, 1405-10, conservato a Firenze nella Galleria dell’Accademia, fig.79
Come Ghiberti (San Giovanni Battista per Orsanmichele), anche Lorenzo Monaco si avvia allo
stile internazionale, come attestano le sue figure allungate, i magici effetti della luce sui colori
aciduli e cangianti, l’annullamento di ogni senso di spazio, come si nota nell’Incoronazione della
Vergine, fig.81, 1414, Uffizi. Eppure nel caso di Lorenzo Monaco, monaco camaldolese, si è del
tutto estranei al gusto profano e naturalistico della cultura cortese: le sue originali soluzioni
stilistiche mirano a spiritualizzar e le immagini e accentuarne il mistico distacco dalla realtà.
In questo clima, dopo un alunnato da Starnina, matura Masolino da Panicale (1383-1440). La
sua indipendenza si dichiara già nelle sue prime opere, come la dolcissima Madonna, fig.82, ora a
Palazzo Vecchio, 1423, in cui proporzioni allungate, ricercate armonie cromatiche e fluenza di
contorni si sposano ad accenti plastici di matrice brunelleschiana.
Su tutti questi artisti eserciterà una grande influenza Gentile da Fabriano, a Firenze dal 1421,
con l’Adorazione dei Magi del 1423, fig.185, eseguita per Palla Strozzi. Dal canto suo lo stesso
Gentile non rimane indifferente ai fermenti attorno alle opere di Brunelleschi e alle produzioni di
Ghiberti e Masolini: nel Polittico Quaratesi, fig.83, 1425, si notano figure monumentali e pacate,
costruite solidamente, con colore compatto e disegno più sobrio. Il punto massimo che raggiunge
Gentile dopo l’arricchimento fiorentino è però costituito dalla Madonna di Orvieto, fig. 84, Duomo,
1426, in cui le eleganze decorative sono ridotte al minimo, i solidi corpi si profilano sotto i pann e i
volti hanno espressioni umanissime, distanti dalla cortesia mondana delle prime opere.
DUOMO DI MILANO
-Dopo il crollo del campanile di Santa Maria Maggiore, l’arcivescovo Antonio da Saluzzo nel 1386
propone di costruirne una più grande.
-Nel1387 il controllo dei lavori passa nelle mani di Gian Galeazzo Visconti, che impose l’adozione
del marmo di Candoglia al posto del mattone e le forme del gotico internazionale, per avere nel
Duomo il simbolo di uno Stato che aspirava ad inserirsi tra le grandi potenze continentali.
-Il cantiere è il risultato della collaborazione (in aperta ostilità) tra artisti lombardi e artisti forestieri,
e la revisione, in luce internazionale, delle forme locali.
-La pianta è a croce latina, con piedi croce in 5 navate e transetto di tre, profondo presbiterio
circondato da un deambulatorio e abside poligonale.<
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