Camille Pissarro: la vita e l'arte
Camille Pissarro nasce il 10 luglio 1830 nello splendido scenario naturale delle Antille, isole a quel tempo ancora selvagge e sconosciute agli europei. Suo nonno Joseph è nato a Bordeaux da una famiglia di ebrei spagnoli e si è successivamente trasferito a Saint Thomas. Suo padre è un agiato commerciante che ha sposato una creola.
Nel 1841, a 12 anni, Camille viene mandato dai genitori in Francia per perfezionare la sua istruzione con lo studio della grammatica e della matematica. Il suo tutore a Passy, un villaggio vicino Parigi, è Monsieur Savary, che tiene il giovane allievo presso di sé per cinque anni. La passione per il disegno lo porta a disegnare centinaia di soggetti che raffigura nel suo paese natale, ancora vivo nella memoria. Il tutore, congedandosi da lui nel 1847 quando torna nella sua isola natale, lo incoraggia a continuare a disegnare. Il padre, al contrario, non intende la chiara vocazione del figlio e lo avvia agli affari, ma Camille continua a coltivare la sua passione per il disegno.
L'incontro con Fritz Melbye
Per cinque anni lavora insieme al padre pensando sempre a un modo per realizzare il proprio sogno. È l'incontro con il pittore Fritz Melbye a dargli l'opportunità e il coraggio di affermare la propria identità di artista. Da questo momento ha inizio la sua laboriosa ricerca: egli elabora una pittura che contribuirà in modo fondamentale a costituire il nascente linguaggio della pittura impressionista.
La carriera artistica e le sfide economiche
Nonostante la sua famiglia numerosa e la disastrosa situazione delle sue finanze, non rinuncia mai alla sua passione artistica e solo negli anni '80 accetta il consiglio del suo mercante e si dedica alla decorazione di ventagli, il cui commercio è più facile. Le sue opere, ancor più di quelle di altri impressionisti, sono difficili da vendere per la semplicità dei soggetti; ma non si lascia turbare troppo dagli insuccessi, perché è intimamente convinto dell'importanza della ricerca che va conducendo insieme ai suoi compagni.
Solo verso gli anni '90, sopraffatto dalle difficoltà materiali, giunge per un momento a dubitare del valore delle proprie opere e a parlarne con disprezzo. Fra gli impressionisti, è politicamente il più attivo. Il suo credo anarchico e socialista si identifica con la sua arte, un fare operoso che riserva all'artista il ruolo di interpretare la realtà in cui vive e di distruggere i dogmi precostituiti con la sua sensibilità, libera di esprimersi in modo immediato e autentico. È un uomo gentile e tranquillo, e per il suo carattere sincero gode della stima degli amici artisti che incoraggia e sostiene.
La fuga in Venezuela
Nel 1855, dopo aver lasciato un biglietto ai genitori, fugge in Venezuela con il pretesto di aiutare il pittore Fritz Melbye a realizzare una documentazione iconografica su quel paese. Con questo gesto deciso e coraggioso, riesce a convincere il padre della propria vocazione artistica per ottenere i mezzi per recarsi a Parigi, dove giunge pochi giorni prima della chiusura dell'esposizione universale, che quell'anno per la prima volta dedica un ampio spazio all'arte figurativa, ospitando opere di artisti provenienti da vari paesi.
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