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disegnativo che si inserisce nel Pseudo-

Rinascimento, dal quale le ricerche plastico-

prospettiche di Donatello, Masaccio e

Brunelleschi vengono stemperate e quasi

annullate.

-Di tale soluzione affidata al disegno, al contorno

e al ritmo, sarà interprete Agostino di Duccio,

Filippo Lippi e il suo più famoso allievo,

Alessandro Filipepi detto il Botticelli, uno dei

sommi disegnatori di tutti i tempi.

Un altro caso per il quale l’etichetta

rinascimentale risulta improbabile è Paolo

Uccello, in particolare nelle opere che

precedono il 1450, che spesso la critica si ostina

a trascurare.

La “dolce prospettiva” di questo artista è il

pretesto per una ricerca fine a se stessa, lontana

dalla lucidità spaziale, la definizione plastica e la

verità psicologica di Masaccio e Donatello. Le

immagini che produce sono di astratta irrealtà,

quasi disumanizzate, come nella Natività di

Karlshruhe ma anche in alcuni passi delle tre

tavole della Rotta di San Romano.

-Il caso di Paolo Uccello non è un caso isolato:

del resto si tratta di atteggiamenti sollecitati da

ogni grande personalità artistica o moto di

innovazione, che danno origine ad interpretazioni

personali o che travisano i principi originari nel

tentativo di emularsi.

Dell’Autentico Rinascimento saranno

continuatori Beato Angelico, Luca della Robbia

in scultura, Andrea del Castagno, Domenico

Veneziano e Piero della Francesca.

-In questa seconda generazione, alla definizione

della prospettiva si associa ora il ruolo

fondamentale del colore modulato dalla luce,

esito di contatti con la pittura fiamminga.

-Dopo la metà del secolo, due fatti sollecitano la

ripresa della prassi rinascimentale:

1)L’impegno di razionalizzare la soluzione

disegnativa di Filippo Lippi da parte di Piero e

Antonio del Pollaiuolo;

2)La bottega di Andrea del Verrocchio, scultore

e pittore in cu è costante la preoccupazione di

inserire la forma plastica nell’atmosfera

circostante, in particolar e in scultura grazia ad

un’incessante modulazione chiaroscurale delle

superfici, individuate con scientifico studio della

realtà oggettiva.

La grandezza del suo ruolo nell’ambito del

razionalismo rinascimentale lo indica Leonardo

Da Vinci, che si forma nella sua bottega, ma

anche Pietro Perugino e Domenico

Ghirlandaio.

L’ARTE SENESE

-Si colloca nella zona culturale del Pseudo-

Rinascimento, non perché i senesi ignorassero

il Rinascimento dei fiorentini ma perché si

limitano a citarlo.

-Tra i principali interpreti ricordiamo Sassetta,

che nella Madonna delle Nevi 1430-32 per il

Duomo di Siena affronta il problema dello

spazio similmente a Paolo Uccello, e riempie le

figure di artifizi nei gesti e nelle posizioni.

-Pietro di Giovanni Ambrosi arriva a risultati

analoghi.

Pur essendo capitale toscana dello Pseudo-

Rinascimento quattrocentesco, Siena mostra

anche il singolare fenomeno degli artisti allo

stesso tempo razionali e irrazionali, scientifici e

intuitivi.

-Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta è uno di

essi: spazio e anatomia sono affidati all’intuito

nella sua pittura; al contrario nel Vecchietta

scultore le ricerche anatomiche e spaziali sono

condotte in profondità.

-Fenomeno analogo con Francesco di Giorgio.

-La ragione di questo fenomeno è forse da

collegare alla presenza a Siena di prototipi di

Donatello.

UMBRIA E MARCHE

-Episodi simili si registrano in queste aree, in cui

non si può parlare di un vero e proprio

Rinascimento artistico.

-In particolare a Foligno, Bartolomeo di

Tommaso esplica bene questo carattere negli

affreschi della Chiesa di San Francesco a

Terni, che in nessun modo lo qualificano come

rinascimentale, caratterizzati da una grafica

irreale e fantastica, entro cui i temi dell’autentico

Rinascimento si dissolvono e spariscono.

-Atteggiamento affine si riscontra in area

marchigiana.

ROMA

-A Roma il Rinascimento autentico sortisce un

protagonista in Antoniazzo Romano, la cui

importanza è sminuita per il numero di

commissioni che lo obbligarono a ricorrere ad

aiuti di allievi e collaboratori, i quali ne offuscano

l’alta qualità delle opere.

Arte lombarda del Quattrocento

-Quella che chiamiamo arte lombarda in questo

periodo è in realtà espressione figurativa di molti

e diversi centri culturali: certo è che i fatti

fondamentali accaddero a Milano, in cui opera la

figura del genovese Donato de’ Bardi, destinato

ad influenzare tutta la tendenza della pittura

lombarda dalla metà del secolo in poi. La sua

arte si lega soprattutto alla conoscenza dei

fiamminghi e all’uso della luce: si rivolge a Jan

Van Eyck e a Rogier van der Weyden, come

attestano rimandi in alcune sue opere.

-L’attenzione per la forma che viene scandita

dalla luce passa poi a Vincenzo Foppa, che la

accorda la solenne normativa umanistica di

Andrea Mantegna.

Con lui viene ad oggettivarsi un nuovo ramo del

razionalismo rinascimentale, in cui forma e luce

non sono più separati dal diaframma del disegno

o della plasticità, ma la luce è assorbita dalla

forma e al contempo la esprime.

-Per quanto riguarda il campo prospettico, a

Milano le ricerche spaziali rinascimentali

vengono recuperate con un impegno privo di

deviazioni.

Per quanto riguarda la luce lombarda, fu

Leonardo da Vinci, giunto a Milano nel 1482-83,

a comprenderne appieno il valore e svilupparne

le possibilità, realizzando un equilibrio tra forma

fiorentina e forma lombarda, tra disegno, massa

e luce, arrivando con la Dama con l’ermellino al

vertice del razionalismo rinascimentale.

-Sui pittori locali che cercarono di ripetere questa

formula, l’effetto fu disastroso: si salvarono


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in dams (discipline delle arti, della musica e dello spettacolo)
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher camilla.marazzi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Benati Daniele.

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