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Classicismo e natura - Patrick J. Cooney

"Scriver la storia de' Carracci e de' lor seguaci è quasi scriver la storia pittorica di tutta Italia da due secoli in qua" annotava Luigi Lanzi nella sua Storia pittorica dell'Italia, rendendo esplicita la testimonianza della considerazione e dell'apprezzamento di cui, per due secoli, avevano goduto i tre cugini, e dell'influsso enorme esercitato sulle generazioni successive dalla loro opera pittorica. È comunque Annibale a primeggiare sui congiunti e sui contemporanei, collocandosi tra i maggiori artisti di ogni tempo.

L'opinione di G.P. Bellori riportata nelle Vite de' Pittori e ripresa dai grandi cronisti d'arte per tutto il Seicento e il Settecento, esalta in Annibale l'artista che riportò al tradizionale livello di qualità la pittura italiana e l'erede della grande tradizione di realismo classicheggiante che aveva dato Giotto, Masaccio e Raffaello.

Il contributo dei Carracci all'arte

Annibale insieme a Ludovico e al fratello Agostino diede vita a un'arte che si allontanava nettamente dalla complicazione, dalla sofisticheria e dalla artificialità che avevano caratterizzato le tele degli artisti del tardo manierismo operanti a Bologna (Samacchini, il Sabatini, il Passerotti ed Ercole Procaccini). Prendendo piuttosto a modello maestri dell'Italia settentrionale, come Correggio, Veronese e Tiziano, i Carracci crearono una formula artistica che poneva i principi nella chiarezza de linguaggio pittorico e in una ispirazione concreta, fondata su un forte sentimento della natura e sull'accurato studio di essa.

La fondamentale trasformazione compiuta da Annibale Carracci trae origine dalla sua intensa e costante attenzione per il mondo della realtà tangibili. Annibale affondava lo sguardo nel mondo che lo circondava alla ricerca dell'ispirazione (mercanti, contadini, bambini erano degni di essere tradotti in pittura). Tuttavia era assoggettato al suo superiore senso dell'ordine e alla sua sensibilità volumetrica: anche le opere che hanno un carattere di tranche de vie apparentemente spontaneo, si presentano come composizioni ordinate e preordinate. Annibale Carracci unisce una raffigurazione diretta e penetrante a una presentazione strutturale raffinata.

La reazione dei contemporanei

Il nuovo stile pittorico che i Carracci offrivano non venne subito accolto positivamente dai contemporanei; forma d'arte diretta priva di pretese sembrava mancare degli elementi essenziali che costituivano la "nobiltà" dell'arte della pittura. I Carracci non si sentirono scoraggiati, anzi questa pressione sociale in senso negativo poté servire a quei giovani pittori come stimolo per consolidare la loro scelta artistica.

Con la fondazione della Accademia degli Incamminati nel 1582 si creò a Bologna finalmente un cenacolo per la formulazione e l'approfondimento delle nuove teorie artistiche. Tra i tre Carracci non esistevano rivalità e spesso collaboravano nella esecuzione di commissioni, scambiandosi, ad esempio, idee e aiuto durante la decorazione dei palazzi bolognesi Fava, Magnani e Sampieri.

L'Accademia degli Incamminati

A differenza di altre accademie artistiche di quell'epoca, l'accademia dei Carracci rifiutava il normale ed elaborato programma di teorie estetiche e non prescriveva esempi e formule. Al contrario ciascuno partecipava a uno sforzo comune per trovare nuovi modi di dipingere il mondo circostante. Altra caratteristica essenziale dell'istituzione era lo studio dell'anatomia. Al celebre anatomista dottor Lanzoni venne chiesto di dare lezioni e dimostrazioni di dissezione. Queste esperienze pratiche erano affiancate da studi teorici specifici.

Le attività intellettuali dell'Accademia (secondo gli studi di Bodmer) erano ispirate da Agostino, che in effetti viene esaltato dagli scrittori contemporanei per le sue vaste conoscenze filosofiche, nel campo della matematica, della geometria e della prospettiva. Per Annibale l'interesse principale era invece l'arte, ma pur non mostrando interesse per le attività teoriche fu lui stesso a dare all'accademia il suo deciso carattere artistico, aprendo nuove vie con la creazione e della caricatura e con il ripensamento della pittura di genere e di paesaggio.

L'arte di Annibale Carracci

I Carracci e i loro collaboratori disegnavano instancabilmente. Alla pratica dello schizzo Annibale era stato avviato nella bottega di Bartolomeo Passerotti, ma egli seppe trasformare questa attività spontanea in un mezzo per esercitare la mano e l'occhio. Il suo approccio diretto ai soggetti lo mise in grado di catturare le azioni e le situazioni istantanee che vedeva intorno a sé. Egli sapeva rendere con una tecnica compendiaria, essenziale (che raramente era destinata alla rielaborazione) la spontaneità della prima impressione. Lo stesso Bellori ricorda questa spontaneità nel disegnare rapidamente un ritratto da parte di Annibale.

La medesima acuta osservazione del reale presente in questi disegni è riscontrabile nei primi dipinti di genere. Nel Mangiafagioli della Galleria Colonna a Roma (n. 10), Annibale si soffermò su un banale soggetto quotidiano (un popolano che consuma il suo pasto) e ne fece un'opera ricca di dinamicità e di vita. Fu così il primo ad accordare alla semplice esistenza di un contadino la stessa simpatia e la stessa attenzione che prima erano state riservate alle classi aristocratiche. L'opera non richiede per essere apprezzata una particolare lettura iconografica (nonostante il presunto significato simbolico ancora oggi non chiaro), ma è notevole per l'immediatezza con cui il soggetto ci si presenta: ciascun oggetto è trattato con estrema obiettività e chiarezza. Inoltre il contadino spettinato e malvestito non è né esagerato né ironizzato né romanticamente esaltato.

Il capolavoro di Annibale nella pittura di genere resta comunque la Bottega del macellaio di Oxford (n. 4). Un aneddoto settecentesco apocrifo sosteneva che i macellai fossero Annibale e i suoi familiari; altrettanto infondata è la tesi che il tutto sarebbe una rappresentazione allegorica della riforma artistica promossa dai Carracci. Del resto raffigurazione di botteghe non mancano di precedenti. Dovevano anzi essergli presenti gli analoghi temi presenti nella bottega del Passerotti e indubbiamente gli era nota la tradizione.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/02 Storia dell'arte moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ricky5 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Benati Daniele.
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