Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

meridionale della chiesa di Beaulieu, con il giudizio finale nel

timpano. A Beaulieu è evidente la ripresa del risalto plastico delle

immagini di Moissac.

Conques, l’Aquitania, l’Avernia e la Provenza

Uno dei santuari che richiamarono maggiori folle di pellegrini fu

l’abbazia di Conques, la cui chiesa presenta l’impianto

caratteristico degli edifici di pellegrinaggio ed elevata altezza della

navata centrale, con due ordini di arcate e copertura a volte.

All’interno la decorazione scultorea non è ricca, ma nel timpano del

portale c’è una rappresentazione del Giudizio finale molto

interessante dal punto di vista iconografico.

In Alvernia lo sviluppo dell’arte romanica è in rapporto con quello

dei pellegrinaggi e molte chiese manifestano caratteri di severa

austerità. Tra gli edifici che risalgono alla prima metà de 1100

ricordiamo la chiesa abbaziale di Saint Nectaire.

La particolare ricchezza di monumenti che caratterizza la Provenza

è decisiva per lo sviluppo del romanico nella regione. A Saint Gilles

du Gard, centro di partenza per Santiago di Compostela, la chiesa

del priorato è preceduta da un grandioso portale che riprende lo

schema di un arco trionfale.

In Aquitania si ricorda l’abbazia di Poitiers, decorata in tutta la

sua superficie.

Spagna settentrionale

Stretti rapporti politici ed economici collegano i regni cristiani della

Spagna settentrionale con il sud della Francia. Tra i cantieri dove si

verificò più precocemente il passaggio all’arte romanica c’è quello

di San Isidoro a Leon. Contiguo a san Isidoro sorge il Pantheon

de los reies, la cui volta venne decorata entro la fine del XII secolo

con un ciclo di affreschi raffiguranti la Majestas Domini.

Edificio principe della regione è il santuario di Santiago di

Compostela, ricostruito a partire dal 1075 sullo schema

planimetrico delle grandi chiese di pellegrinaggio francesi, con

lunghe e alte navate, matronei e ampio transetto. I più antichi

capitelli del deambulatorio presentano forti punti di contatto con

quelli di Saint Sernin a Tolosa. Al medesimo ambito culturale

appartengono gli eleganti capitelli della cattedrale di Jaca.

Più complessa appare la cultura figurativa dei maestri che

scolpirono i capitelli del chiostro del monastero di Danto Domingo

de Silos vicino a Burgos. Questi capitelli sono decorati con motivi

vegetali e figure di animali con una esecuzione raffinatissima.

Catalogna

Caratteri del tutto particolari manifesta lo sviluppo dell’arte

romanica in Catalogna, dove una fioritura precoce di edifici di

ridotte dimensioni si prolunga per tutto il XII secolo. Assume invece

importanza la decorazione pittorica, con affreschi e pittura su

tavola, che reinterpretano lontani modelli bizantini.

La penisola italiana

La penisola italiana, all’interno del romanico europeo, presenta una

varietà di aspetti che non trova equivalenti.

La precoce crescita delle città in Sicilia al tempo della dominazione

araba, l’affermarsi delle repubbliche marinare, il consolidarsi dei

comuni in pianura Padana: sono tutti fenomeni che testimoniano

una rapida crescita.

In un contesto variegato, con l’influenza bizantina nel meridione e

quella d’oltralpe nel Nord, assume rilevanza il fenomeno di

resistenza all’assimilazione di alcuni elementi del romanico, in

favore di una ripresa di modelli paleocristiani, soprattutto a Roma,

in Campania e Toscana.

Il vescovo di Arezzo, avendo deciso di ricostruire il duomo della

città, invia l’architetto Maginardo a Ravenna per studiare la chiesa

di San Vitale. A Firenze il vescovo ricostruisce il battistero, che

consacra nel 1059. A Pisa la riedificazione della cattedrale prende

avvio da un impianto basilicale a cinque navate di impronta

paleocristiana.

A Roma continua il legame con la tradizione dell’architettura

cristiana tardo antica, mentre in Campania, l’abbazia di

Montecassino si ispira alla prima architettura cristiana e all’arte di

Bisanzio.

La ricostruzione dell’antica basilica Martyrum, fondata da

Sant’Ambrogio, coincide con la piena affermazione dell’autonomia

comunale di Milano. Nel nuovo edificio, che conserva l’impianto a

tre navate privo di transetto, il sistema di coperture con volte a

crociera costolonate trova una delle soluzione più organiche di tutto

il romanico europeo. Ai grandi pilastri a fascio che sorreggono le

volte delle campate centrali si alternano pilastri minori, che

ricevono le spinte di quelle laterali.

Del tutto in accordo con la tonalità dell’articolazione spaziale

appare la facciata scandita da due ordini di arcate: quelle inferiori

collegate agli altri tre lati del quadriportico, mentre quelle superiori,

in rapporto con il profilo a capanna della copertura, appartengono a

un loggiato che domina l’atrio monumentale, concepito come luogo

di riunione per assemblee religiose o civili.

Altro grande centro di diffusione dell’arte romanica nella

pianura Padana è il duomo di Modena fondato nel 1099 e

voluto da tutto il popolo della città, con l’appoggio della contessa

Matilde di Canossa. Architetto e costruttore dell’opera fu

Lanfranco, il cui nome compare in una lapide. I lavori ebbero inizio

quasi contemporaneamente dall’abside e dalla facciata, dove una

seconda lapide ricorda il nome dello scultore Wiligelmo.

Privo di transetto e a tre navate concluse da absidi nel presbiterio

sopraelevato, l’edificio presenta la scansione della navata centrale

in quattro campate, sormontate da un loggiato con trifore. Più in

alto si aprono nelle pareti alte e strette finestre, mentre la copertura

era in origine a capriate lignee. L’articolazione spaziale si riflette

all’esterno nelle scansioni delle pareti e della facciata, che

presentano arcate cieche in continuità. Le sculture partecipano

all’articolazione della facciata. In origine i quattro rilievi scolpiti da

Wiligelmo con storie della Genesi erano probabilmente allineati ai

lati del portale centrale, con protiro a due piani, dove compaiono

per la prima volta i leoni stilofori.

Il portale presenta una leggerissima strombatura e manca di

timpano scolpito. Sono invece decorate le fasce degli stipiti e

dell’architrave con motivi a tralci di acanto e di vite, animati da

figurine di vendemmiatori, da animali favolosi e da esseri

mostruosi. Il motivo dell’intreccio vegetale evoca l’intrico della

selva, mentre quello della vendemmia allude al paradiso. Dodici

profeti entro edicole sono raffigurati all’interno degli stipiti; sui

capitelli sono scolpite invece figure incurvate sotto il peso di

massicce modanature. Altri rilievi, di cui non è certa l’originale

collocazione, sono murati nella facciata e nel protiro: due figure di

genietti alati appoggiati a fiaccole rovesciate, Sansone che vince il

leone e altre immagini di animali.

Lo stile dei rilievi, come dei capitelli delle semicolonne e della

galleria di facciata, manifesta caratteri fortemente unitari, che si

differenziano da quelli dei capitelli della cripta, opere di maestranze

lombarde.

Protagonista del rinnovamento del cantiere di scultura fu Wiligelmo,

autore dei rilievi del portale e delle storie della Genesi, la cui

raffigurazione assume toni di grande intensità grazie alla

straordinaria varietà ed espressività dei gesti e delle figure. La

ripresa di modelli antichi non si risolve mai per Wiligelmo

dell’adozione di stereotipi, ma appare arricchita da un’attenta resa

dei particolari. Nel nuovo repertorio gestuale e nella più sensibile

modellazione dei volti, le immagini trovano un’immediatezza e una

forza espressiva che corrisponde alle esigenze di comunicazione a

tutto il popolo di fedeli, senza distinzione di cultura.

IL CANTIERE DELLA CHIESA ROMANICA

A partire dal VI secolo, al sensibile ridursi del numero di nuovi edifici

di dimensioni grandiose si accompagna il graduale abbandono della

tecnica costruttiva delle volte in opus coementicum, con il

sempre più frequente impiego di coperture lignee. Mutano sia le

dimensioni sia l’organizzazione del cantiere: non più masse di

manovali ma piccoli gruppi di magistri che lavorano a erigere un

settore della costruzione per volta.

La prima architettura non muta tale tipo di organizzazione. Tuttavia

la necessità di accelerare i tempi di costruzione e soprattutto la

crescente complessità strutturale riconducono a tipi di cantiere più

simili a quelli della tarda antichità.

L’architetto Lanfranco è circondato da assistenti in atto di dirigere

in un caso la posa delle fondamenta dell’edificio, in un altro

l’apparecchiatura dei muri, dando origini alle maestranze, distinte in

due categorie fondamentali: operarii e artificces. I primi appaiono

impegnati nelle mansioni più semplici, mentre i secondi sono

addetti alla rifinitura del taglio delle pietre.

Accanto al vero e proprio cantiere architettonico doveva esistere poi

quello degli scultori. Inizialmente gli scultori non erano altro che un

gruppo particolare di artifices ma nel corso dell’affermarsi della

scultura monumentale si è determinata una situazione di crescente

autonomia degli scultori che lavoravano il marmo.

Un capitello del portale meridionale di Santa Maria Maggiore a

Bergamo pare confermare tale tipo di organizzazione.

ARTE ROMANICA E VIE DI

PELLEGRINAGGIO

Nel corso del secolo XI la pratica dei pellegrinaggi verso santuari

che custodivano preziose reliquie rifiorisce e si trasforma in un

fenomeno sociale di vastissima portata.

Il pellegrinaggio costituisce per l’uomo medievale, oltre che un atto

penitenziale ed espiatorio, lo strumento più efficace per assicurarsi

la benevolenza e la protezione della divinità e dei santi.

Le principali vie di pellegrinaggio conducevano al sepolcro di Cristo

a Gerusalemme, alle tombe degli apostoli Pietro e Paolo a Roma e a

quella dell’apostolo Giacomo a Compostella, in Galizia.

Venezia e le città costiere della Puglia, porti di imbarco per la

Terrasanta, dopo la conquista di Gerusalemme da parte dei crociati,

erano interessate dal primo di tali pellegrinaggi.

Le strade che dai passi alpini conducono a Roma sono costellate di

importanti centri urbani che andavano acquistando grande

floridezza e relativa autonomia politica.

Tra i pellegrinaggi europei, tuttavia, quello che costituì il fenomeno

di più vasta portata nel secolo XI è il pellegrinaggio a Santiago di

Compostella dove il vescovo Teodemiro, aveva miracolosamente

ritrovato in una deserta e misteriosa zona cimiteriale la sepoltura

dell’apostolo Giacomo. Giacomo che fu anche il primo degli apostoli

a subire il martirio, secondo una tradizione bizantina si sarebbe

spinto “peregrinando” verso le estreme regioni d’Occidente, per

evangelizzare la penisola iberica, giungendo fino alle coste

dell’Atlantico in Galizia.

Il pellegrinaggio a Compostela assume dimensioni impressionanti

proprio a partire dal secolo XI dando vita a una vera e propria rete

di strade con luoghi di raccolta e ospizi per i pellegrini.

Documento importantissimo è la Guida del pellegrino scritta dal

chierico Aymery Picaud dove troviamo una puntuale descrizione

delle diverse strade e delle tappe che conducono a Santiago. A

Puente la Reina, in Navarra, confluivano i quattro “cammini”

francesi.

Per ciascuna delle quattro vie la Guida elenca con precisione tutti i

santuari e le reliquie cui il pellegrinaggio doveva rendere visita e

omaggio.

Lo sviluppo della pratica del pellegrinaggio non mancò di dare

grande slancio all’attività artistica. Il fenomeno più interessante di

circolazione di idee e modelli è costituito dall’imporsi di un

particolare tipo di pianta nelle grandi chiese di pellegrinaggio con

eccezionale ampiezza del deambulatorio e del transetto, dotandolo

di navate laterali e di accessi indipendenti dall’esterno, con portali

monumentali.

IMMAGINI TEOFANICHE NEI TIMPANI

La decorazione dei timpani di portali con rilievi di carattere

monumentale trova vasto sviluppo nelle chiese abbaziali e nelle

cattedrali di alcune regioni francesi (Borgogna, Linguadoca,

Dordogne) e della Spagna settentrionale.

L’immagine ha carattere teofanico e tende a farsi veicolo della

soverchiante rivelazione della divina onnipotenza.

Uno dei più antichi timpani borgognoni è quello di Montceaux

–l’Etoile.

Lo stesso motivo riappare in Linguadoca nel portale della chiesa

abbaziale di Moissac dove trionfa la gigantesca rappresentazione

della visione apocalittica di san Giovanni.

L’intonazione trionfale del timpano di Moissac trova eco in quello

della chiesa abbaziale di Beaulieu, dove il Giudizio finale si

caratterizza per una interpretazione accentuatamente “positiva” del

tema: Cristo- giudice è immagine egloriosa e la grande croce

disposta asimmetricamente alle sue spalle diviene simbolo di

vittoria e di trionfo sulla morte e sulle forze del male. È assente

qualsiasi accenno diretto all’inferno.

Il Giudizio trova a Beaulieu la sua più limpida rappresentazione.

Nel Giudizio di Autun l’iscrizione che tramanda il nome dello

scultore Gislebertus ricorda l’onnipotenza del giudice divino e

ammonisce gravemente gli spettatori. Il Paradiso come “castello”

del signore giusto, è contrapposto all’Inferno- spelonca del

malvagio. La figura frontale di Cristo- giudice domina potentemente

tutta la rappresentazione.

A Vezelay il portale reca nel timpano la rappresentazione di Cristo

in atto di affidare agli apostoli la missione di evangelizzare la terra.

Lo stile “tragico e visionario” della scultura romanica borgognona

trova qui il suo culmine.

Nell’archivolto sono scolpiti i segni zodiacali e figurazioni dei lavori

dei mesi.

Riprendendo una simbologia tardo antica, sulla soglia del santuario

Cristo è presentato come “consacratore” de i cicli naturali e delle

opere dell’uomo, ma anche dei tempi e dei momenti dell’anno

liturgico e segnando il varco verso il tempo “sacro” dell’eternità.

Per la sua posizione al culmine del semicerchio della lunetta, il

simbolo allude anche all’ora meridiana come istante immobile della

massima intensità luminosa, quella che consente appunto la visione

di Dio “faccia a faccia” nel giorno dell’eternità.

L’EUROPA ROMANICA

Il periodo che copre gran parte del secolo XI è considerato dagli

storici come un’epoca di radicale trasformazione per l’Europa, in

particolare per quanto riguarda l’agricoltura, lo sviluppo dei centri

urbani e le tecniche militari, con profonde ripercussioni

sull’incremento demografico e sull’assetto politico- sociale

dell’intero continente come nel campo delle attività culturali e

artistiche.

Uno dei segni più chiari del mutamento è fornito dall’aggressivo

espansionismo militare nei confronti dell’Islam, che si manifesta nel

vigoroso avvio della reconquista di parte della penisola iberica, a

opera dei piccoli regni cristiani della Spagna settentrionale e quindi

nella spedizione per la liberazione della Terra Santa che prese il

nome di prima Crociata.

I Normanni, invece, conquistarono l’Inghilterra e l’Italia

meridionale.

Il progresso delle tecniche agricole, fondato sulla frequente

applicazione di parti metalliche agli attrezzi e sul perfezionamento e

sulla diffusione dell’aratro fu evidente.

Con la crescita della produzione agricola e il rapido incremento della

popolazione, mutano anche i rapporti tra campagna e centri urbani.

I mutamenti economici coinvolgono tutte le categorie sociali.

L’assetto rigorosamente gerarchico dei rapporti sociali e gli

estesissimi poteri della nobiltà favoriscono il lento sviluppo delle

grandi imprese militari e la ripresa dei commerci. Prima ancora

dell’impulso espansionistico che diede avvio alla riscossa militare

dell’Occidente, gli investimenti artistici e la frenetica attività di

costruzione di edifici monumentali, secondo Raoul Glabro rivestì

l’Europa cristiana di un “bianco mantello di chiese”.

Caratteristica fondamentale dell’architettura della produzione

artistica che si sviluppa in Europa a partire dalla seconda metà

dell’XI secolo appare la polarità tra aspetti che ne manifestano la

profonda omogeneità e la ricchezza e varietà dei risultati.

Tale polarità trova ampie analogie con la situazione politica e con la

dinamica evoluzione delle strutture sociali. Si acquista sempre più

salda consapevolezza della propria identità spirituale e unità

materiale. Il fattore che maggiormente incise sul declino dell’unità

del potere monarchico è costituito dagli sviluppi del feudalesimo e

delle autonomie cittadine, come in Francia, nella penisola italiana

e più tardi in Germania.

Uno dei protagonisti del tempo, l’abate Guglielmo da Volpiano

scriveva: “il potere dell’imperatore romano è oggi esercitato nelle

diverse province da molti scettri, ma il potere di legare e sciogliere,

in cielo come in terra, appartiene per diritto incrollabile al magistero

di Pietro”. Le parole di Gugliemo da Volpiano suonano profetiche

fino al concordato di Worms (1122), con la contrapposizione del

papato all’imperatore nella lotta per le investiture, conclusasi con la

sostanziale vittoria del papato e l’affermazione dell’autonomia della

gerarchia ecclesiastica da ogni ingerenza dell’imperatore, come di

qualsiasi altro potere laico.

I tentativi di disporre liberamente della nomina di vescovo e abati

da parte dei più potenti feudatari non potevano essere tollerati dalla

Chiesa e suscitarono una violentissima reazione che sfociò nei

movimenti di riforma tesi a ripristinare il rispetto e la severità della

regola nei monasteri.

Importantissimi focolai di riforma furono in particolare i monasteri

cluniacensi.

Il declino dei poteri centrali imperiali e monarchici ebbe

conseguenze anche sulla ripresa e lo sviluppo della produzione

artistica.

Infatti, prima, con l’atto sacramentale della consacrazione il sovrano

carolingio riceveva direttamente il proprio carisma dal Dio

dell’Antico Testamento. L’arte era divenuta una questione

essenzialmente regale verso una decisa ripresa di modelli aulici

dell’antichità imperiale.

Nel corso dell’XI secolo il patrocinio delle costruzioni ecclesiastiche

e il compito di provvedere alla loro costruzione e decorazione

passano in altre mani. Così non più il re di Franca ma il duca di

Normandia diviene il grande costruttore di chiese e abbazie.

I signori locali vengono quindi divisi in “signori della guerra e

signori delle preghiere”.

Mentre i sovrani vengono spogliati di gran parte delle risorse

indirizzate ad alimentarne le magnificenza nei confronti della

Chiesa, gli investimenti artistici aumentano.

I “signori della guerra” continuano a spogliarsi di una parte assai

consistente delle loro ricchezze che vanno ad aumentare i patrimoni

di cattedrali e abbazie.

La grande arte assume sempre più come funzione primaria quella

“espiatoria”.

I monasteri devono manifestare anche nella grandiosità degli edifici

e attraverso la bellezza e lo splendore della creazione artistica, la

gloria dell’Onnipotente e l’immagine radiosa della città celeste.

L’abbandono del lavoro manuale e le comodità concesse ai monaci

di Cluny rispetto alla regola di san Benedetto sono conseguenza

dell’importanza attribuita alla celebrazione dell’ufficio liturgico con

grande sviluppo del canto corale.

Nel fasto e nella solennità delle celebrazioni liturgiche, come nella

costruzione e decorazione della terza immensa chiesa abbaziale a

Cluny, trova piena espressione la tendenza a concepire la

magnificenza, la grandiosità e la ricchezza come elementi primari

delle offerte rivolte a Dio.

Nelle nuove forme artistiche è, però, possibile riconoscere anche

un’aspirazione profonda a trascendere i limiti dei sensi e

dell’intendimento umani con un linguaggio accessibile solo a pochi

iniziati.

LA “QUESTIONE” DEL ROMANICO

Il rinnovamento delle forme artistiche che ha luogo tra la seconda

metà dell’XI secolo e i primi decenni del XII investe principalmente

l’architettura e la scultura monumentale. Per definire la nuova

civiltà figurativa è entrato in uso il termine romanico. Una delle

caratteristiche fondamentali della nuova civiltà figurativa è il

riferimento a modelli e tecniche costruttive dell’antichità romana.

La storiografia artistica ha ricostruito lo sviluppo dell’architettura e

della scultura romaniche come una catena di innovazioni legate tra

di loro.

Va attribuita una certa importanza alla mobilità di persone e merci

preziose che è conseguenza della ripresa dei commerci e anche dei

pellegrinaggi. Sono importanti le opere di alcuni protagonisti del

movimento di riforma della vita monastica, tra le quali Guglielmo

da Volpiano che fece costruire la vasta rotonda a tre ordini

dell’abbazia di Saint- Benigne a Digione.

È possibile definire i caratteri dell’architettura romanica,

partendo da quegli edifici religiosi che avevano valore

monumentale, e svolgevano anche funzioni di carattere temporale.

Tra gli elementi tipici della costruzione romanica ci sono la

riscoperta di una logica strutturale, basata nella copertura a volte,

in particolare a volte a crociera. La volta a crociera permette alla

parete di slanciarsi in altezza. In realtà alcuni degli edifici

considerati tra le più importanti creazioni dell’architettura romanica-

come il duomo di Modena e San Miniato a Firenze - ricevettero in

origine una copertura a soffitto ligneo.

Un altro elemento caratteristico dell’arte romanica è la scansione

delle murature esterne mediante lesene e arcate cieche.

La medesima tendenza a una potente articolazione si manifesta

negli elementi di sostegno come nelle massicce pareti degli edifici

romanici che sembrano concepite a più strati e svuotate da corridoi

e gallerie. Tale concezione della parete rimanda all’architettura

tardo romana delle province. Particolari esigenze di carattere

liturgico e funzionale pongono le premesse per lo sviluppo della

zona presbiteriale, mentre si ampliano le cripte dove vengono

custodite le reliquie.

All’interno come all’esterno, il gioco delle sequenze spaziali appare

ritmato dalle cornici e dalle lesene.

La scultura monumentale che si sviluppa a partire dagli

ultimi decenni del secolo XI presenta caratteri nuovi perché si

aggiunge un ampio ventaglio di modelli che vengono liberamente

interpretati e si modifica la funzione delle immagini, destinate a un

pubblico più vasto.

LE REGIONI DEL ROMANICO EUROPEO

Lo sviluppo dell’arte romanica costituì un fenomeno europeo,

basato sull’omogeneità culturale della classe dominante e sulla

nuova mobilità che caratterizzò l’Occidente a partire dal secolo XI.

Nelle terre germaniche, dove l’autorità imperiale conserva il suo

potere, risulta molto forte la continuità con la tradizione artistica

carolingia e ottoniana, mentre nella Pianura Padana e in Toscana,

l’affermarsi dei comuni pone le premesse per uno sviluppo più

differenziato.

Germania e Paesi Bassi

Il rapporto di continuità tra l’architettura nella prima metà del

secolo XI e quella dei decenni seguenti si coglie facilmente nelle

terre imperiali di Germania, come nelle chiese abbaziali di San

Michele a Hildesheim o in Santa Maria a Colonia, ma l’intreccio

tra continuità e sviluppo si manifesta soprattutto nella cattedrale

di Spira. Fondata dall’imperatore Corrado II e consacrata nel 1061,

la cattedrale presenta dimensioni monumentali. Una galleria

continua di arcatelle all’esterno e l’articolazione potente delle pareti

all’interno creano la fusione perfetta tra le parti più antiche e quelle

più recenti dell’edificio.

Un altro esempio di sviluppo nella continuità è fornito dalla chiesa

abaziale di Santa Maria Laach in Renania che si presenta come

un complesso unitario nella perfetta scansione dei volumi.

Trovò, invece, uno sviluppo limitato in Germania la scultura

monumentale e architettonica.

Normandia e Inghilterra

Nella chiesa abaziale di Jumièges ci sono alcuni dei caratteri

fondamentali della nuova architettura, come l’altissima facciata

inquadrata da due torri e il soffitto ligneo nella navata centrale.

Alla vigilia della spedizione che portò i Normanni alla conquista

dell’Inghilterra Guglielmo il Conquistatore fondò due grandi abazie a

Caen. In particolare in quella di Saint Etienne molti degli elementi

già presenti a Jumièges vengono riprese e perfezionati. In facciata

le torri sono allineate alla parte centrale e danno un effetto di

grande slancio verticale, mentre il soffitto ligneo è sostituito da

volte costolone.

La conquista normanna diede avvio in Inghilterra alla costruzione di

molte abbazie e cattedrali, accomunate da slancio verticale, come

le cattedrali di Winchester e Ely.

Borgogna

Come in Germania anche in Borgogna lo sviluppo dell’architettura

romanica è preceduto da un’attività costruttiva di grande

importanza di cui rimangono scarse tracce. Gli scarsi resti che ci

sono giunti dalla ricostruzione dell’abbazia di Cluny del 948 e di

quella del 1088 mostrano la presenza di una grande zona

presbiteriale e consentono di farsi un’idea delle grandi dimensioni

dell’edificio.

Accanto alla diffusione del modello cluniacense, si afferma in

Borgogna anche un altro tipo di costruzione con limitato sviluppo

verticale, come l’abbazia di Vezelay.

Anche la scultura monumentale conosce un grande sviluppo in

Borgogna. Un forte arcaismo caratterizza i capitelli della rotonda di

Saint Benigne a Digione.

Precedente più diretto della cultura romanica appaiono invece i

capitelli dell’abbazia benedettina di Saint Benoit: decorati con

foglie di acanto o con scene apocalittiche e figure di santi.

A Cluny su due capitelli sono raffigurati il peccato dei progenitori e

il sacrificio di Isacco, mentre un terzo riprende la decorazione del

capitello corinzio ed altri recano figure di atleti, delle virtù teologali

e cardinali, dei fiumi del paradiso. I capitelli di Cluny, con le loro

figure delicate e la loro eleganza, pur appartenendo alla nuova arte

romanica, risultano ancora collegati alla tradizione ottoniana

dell’oreficeria.

Analoga tecnica di intaglio si riconosce nel timpano della chiesa di

Charlieu, raffigurante Cristo in maestà tra due angeli. A partire da

questo timpano è possibile seguire un evoluzione verso figure più

sciolte e in rapporto sempre più dinamico con il campo

architettonico.

Tra il terzo e il quarto decennio del XII secolo la scultura romanica

giunge a maturità in Borgogna, con i cantieri di Autun e di

Vezelay. Ad Autun il maestro Gislebertus firma il timpano del

portale occidentale che raffigura il giudizio finale, e lavora al portale

settentrionale da cui proviene l’immagine naturalistica di Eva.

A Vezelay nel grande timpano del portale è raffigurata la missione

di Cristo agli Apostoli.

Linguadoca e Dordogne

Un precoce sviluppo dell’arte romanica contraddistingue anche la

Linguadoca.

A Tolosa la ricostruzione della chiesa di pellegrinaggio di Saint

Sernin ebbe inizio prima del 1080. L’edificio presenta motivi di

interesse per la grandiosità dell’impianto planimetrico e per

l’imponenza della navata centrale e della zona presbiteriale. I

capitelli del deambulatorio presentano un’elegante decorazione a

fogliami, mentre quelli del transetto formano un organico ciclo

iconografico con le figure di Lazzaro e del ricco Epulone e scene di

supplizio: sono scene di grande semplicità.

La tavola dell’altare reca una decorazione scolpita sui lati con figure

di Cristo tra la Vergine e San Giovanni evangelista gli apostoli,

l’episodio leggendario dell’ascensione di Alessandro Magno e

immagini di uccelli affrontati.

In una lunga iscrizione latina compare il nome dell’autore Berbardus

Gelduinus. L’impronta dello stile di Bernardus Geldunius appare

evidente, anche in numerosi capitelli delle tribune del transetto e

soprattutto nelle sculture della porta di Miegeville.

Contemporaneamente a quella del cantiere di Saint Senin a Tolosa

si svolge l’attività di un altro grande centro della scultura romanica

europea, l’ abbazia cluniacense di Moissac, dove viene costruito

il chiostro con capitelli scolpiti e figure di apostoli a grandezza

naturale. I particolari sono sistematicamente subordinati a un

complesso schema ritmico - decorativo che intensifica la

connessione e insieme la tensione tra figura e piano di fondo.

I capitelli sono modellati come sculture e il sistema delle volute e

delle mensole rende ancor più impercettibile la metamorfosi.

Al secondo decennio del XII secolo vengono fatti risalire i lavori per

il portico della chiesa abbaziale con l’immenso timpano raffigurante

la Visione apocalittica di san Giovanni. Sugli stipiti sono scolpite le

figure di san Pietro e di un altro profeta oltre ad animali mostruosi

affrontati.

All’assoluta immobilità e frontalità della figura di Cristo si

contrappone la violenta animazione delle immagini circostante e la

resa reale dei particolari.

Ai cantieri di Moissac si collega anche lo sviluppo della scultura

monumentale nella Dordogne, a partire dalla cattedrale di Cahors,

che presenta una particolare struttura architettonica con navata

unica coperta da cupole. Nel portale di Cahors lavorano scultori

provenienti dal cantiere di Moissac.

L’influsso della scultura di Moissac si manifesta nel portale

meridionale della chiesa di Beaulieu, con il giudizio finale nel

timpano. A Beaulieu è evidente la ripresa del risalto plastico delle

immagini di Moissac.

Conques, l’Aquitania, l’Avernia e la Provenza

Uno dei santuari che richiamarono maggiori folle di pellegrini fu

l’abbazia di Conques, la cui chiesa presenta l’impianto

caratteristico degli edifici di pellegrinaggio ed elevata altezza della

navata centrale, con due ordini di arcate e copertura a volte.

All’interno la decorazione scultorea non è ricca, ma nel timpano del

portale c’è una rappresentazione del Giudizio finale molto

interessante dal punto di vista iconografico.

In Alvernia lo sviluppo dell’arte romanica è in rapporto con quello

dei pellegrinaggi e molte chiese manifestano caratteri di severa

austerità. Tra gli edifici che risalgono alla prima metà de 1100

ricordiamo la chiesa abbaziale di Saint Nectaire.

La particolare ricchezza di monumenti che caratterizza la Provenza

è decisiva per lo sviluppo del romanico nella regione. A Saint Gilles

du Gard, centro di partenza per Santiago di Compostela, la chiesa

del priorato è preceduta da un grandioso portale che riprende lo

schema di un arco trionfale.

In Aquitania si ricorda l’abbazia di Poitiers, decorata in tutta la

sua superficie.

Spagna settentrionale

Stretti rapporti politici ed economici collegano i regni cristiani della

Spagna settentrionale con il sud della Francia. Tra i cantieri dove si

verificò più precocemente il passaggio all’arte romanica c’è quello

di San Isidoro a Leon. Contiguo a san Isidoro sorge il Pantheon

de los reies, la cui volta venne decorata entro la fine del XII secolo

con un ciclo di affreschi raffiguranti la Majestas Domini.

Edificio principe della regione è il santuario di Santiago di

Compostela, ricostruito a partire dal 1075 sullo schema

planimetrico delle grandi chiese di pellegrinaggio francesi, con

lunghe e alte navate, matronei e ampio transetto. I più antichi

capitelli del deambulatorio presentano forti punti di contatto con

quelli di Saint Sernin a Tolosa. Al medesimo ambito culturale

appartengono gli eleganti capitelli della cattedrale di Jaca.

Più complessa appare la cultura figurativa dei maestri che

scolpirono i capitelli del chiostro del monastero di Danto Domingo

de Silos vicino a Burgos. Questi capitelli sono decorati con motivi

vegetali e figure di animali con una esecuzione raffinatissima.

Catalogna

Caratteri del tutto particolari manifesta lo sviluppo dell’arte

romanica in Catalogna, dove una fioritura precoce di edifici di

ridotte dimensioni si prolunga per tutto il XII secolo. Assume invece

importanza la decorazione pittorica, con affreschi e pittura su

tavola, che reinterpretano lontani modelli bizantini.

La penisola italiana

La penisola italiana, all’interno del romanico europeo, presenta una

varietà di aspetti che non trova equivalenti.

La precoce crescita delle città in Sicilia al tempo della dominazione

araba, l’affermarsi delle repubbliche marinare, il consolidarsi dei

comuni in pianura Padana: sono tutti fenomeni che testimoniano

una rapida crescita.

In un contesto variegato, con l’influenza bizantina nel meridione e

quella d’oltralpe nel Nord, assume rilevanza il fenomeno di

resistenza all’assimilazione di alcuni elementi del romanico, in

favore di una ripresa di modelli paleocristiani, soprattutto a Roma,

in Campania e Toscana.

Il vescovo di Arezzo, avendo deciso di ricostruire il duomo della

città, invia l’architetto Maginardo a Ravenna per studiare la chiesa

di San Vitale. A Firenze il vescovo ricostruisce il battistero, che

consacra nel 1059. A Pisa la riedificazione della cattedrale prende

avvio da un impianto basilicale a cinque navate di impronta

paleocristiana.

A Roma continua il legame con la tradizione dell’architettura

cristiana tardo antica, mentre in Campania, l’abbazia di

Montecassino si ispira alla prima architettura cristiana e all’arte di

Bisanzio.

La ricostruzione dell’antica basilica Martyrum, fondata da

Sant’Ambrogio, coincide con la piena affermazione dell’autonomia

comunale di Milano. Nel nuovo edificio, che conserva l’impianto a

tre navate privo di transetto, il sistema di coperture con volte a

crociera costolonate trova una delle soluzione più organiche di tutto

il romanico europeo. Ai grandi pilastri a fascio che sorreggono le

volte delle campate centrali si alternano pilastri minori, che

ricevono le spinte di quelle laterali.

Del tutto in accordo con la tonalità dell’articolazione spaziale

appare la facciata scandita da due ordini di arcate: quelle inferiori

collegate agli altri tre lati del quadriportico, mentre quelle superiori,

in rapporto con il profilo a capanna della copertura, appartengono a

un loggiato che domina l’atrio monumentale, concepito come luogo

di riunione per assemblee religiose o civili.

Altro grande centro di diffusione dell’arte romanica nella

pianura Padana è il duomo di Modena fondato nel 1099 e

voluto da tutto il popolo della città, con l’appoggio della contessa

Matilde di Canossa. Architetto e costruttore dell’opera fu

Lanfranco, il cui nome compare in una lapide. I lavori ebbero inizio

quasi contemporaneamente dall’abside e dalla facciata, dove una

seconda lapide ricorda il nome dello scultore Wiligelmo.

Privo di transetto e a tre navate concluse da absidi nel presbiterio

sopraelevato, l’edificio presenta la scansione della navata centrale

in quattro campate, sormontate da un loggiato con trifore. Più in

alto si aprono nelle pareti alte e strette finestre, mentre la copertura

era in origine a capriate lignee. L’articolazione spaziale si riflette

all’esterno nelle scansioni delle pareti e della facciata, che

presentano arcate cieche in continuità. Le sculture partecipano

all’articolazione della facciata. In origine i quattro rilievi scolpiti da

Wiligelmo con storie della Genesi erano probabilmente allineati ai

lati del portale centrale, con protiro a due piani, dove compaiono

per la prima volta i leoni stilofori.

Il portale presenta una leggerissima strombatura e manca di

timpano scolpito. Sono invece decorate le fasce degli stipiti e

dell’architrave con motivi a tralci di acanto e di vite, animati da

figurine di vendemmiatori, da animali favolosi e da esseri

mostruosi. Il motivo dell’intreccio vegetale evoca l’intrico della

selva, mentre quello della vendemmia allude al paradiso. Dodici

profeti entro edicole sono raffigurati all’interno degli stipiti; sui

capitelli sono scolpite invece figure incurvate sotto il peso di

massicce modanature. Altri rilievi, di cui non è certa l’originale

collocazione, sono murati nella facciata e nel protiro: due figure di

genietti alati appoggiati a fiaccole rovesciate, Sansone che vince il

leone e altre immagini di animali.

Lo stile dei rilievi, come dei capitelli delle semicolonne e della

galleria di facciata, manifesta caratteri fortemente unitari, che si

differenziano da quelli dei capitelli della cripta, opere di maestranze

lombarde.

Protagonista del rinnovamento del cantiere di scultura fu Wiligelmo,

autore dei rilievi del portale e delle storie della Genesi, la cui

raffigurazione assume toni di grande intensità grazie alla

straordinaria varietà ed espressività dei gesti e delle figure. La

ripresa di modelli antichi non si risolve mai per Wiligelmo

dell’adozione di stereotipi, ma appare arricchita da un’attenta resa

dei particolari. Nel nuovo repertorio gestuale e nella più sensibile

modellazione dei volti, le immagini trovano un’immediatezza e una

forza espressiva che corrisponde alle esigenze di comunicazione a

tutto il popolo di fedeli, senza distinzione di cultura.

IL CANTIERE DELLA CHIESA ROMANICA

A partire dal VI secolo, al sensibile ridursi del numero di nuovi edifici

di dimensioni grandiose si accompagna il graduale abbandono della

tecnica costruttiva delle volte in opus coementicum, con il

sempre più frequente impiego di coperture lignee. Mutano sia le

dimensioni sia l’organizzazione del cantiere: non più masse di

manovali ma piccoli gruppi di magistri che lavorano a erigere un

settore della costruzione per volta.

La prima architettura non muta tale tipo di organizzazione. Tuttavia

la necessità di accelerare i tempi di costruzione e soprattutto la

crescente complessità strutturale riconducono a tipi di cantiere più

simili a quelli della tarda antichità.

L’architetto Lanfranco è circondato da assistenti in atto di dirigere

in un caso la posa delle fondamenta dell’edificio, in un altro

l’apparecchiatura dei muri, dando origini alle maestranze, distinte in

due categorie fondamentali: operarii e artificces. I primi appaiono

impegnati nelle mansioni più semplici, mentre i secondi sono

addetti alla rifinitura del taglio delle pietre.

Accanto al vero e proprio cantiere architettonico doveva esistere poi

quello degli scultori. Inizialmente gli scultori non erano altro che un

gruppo particolare di artifices ma nel corso dell’affermarsi della

scultura monumentale si è determinata una situazione di crescente

autonomia degli scultori che lavoravano il marmo.

Un capitello del portale meridionale di Santa Maria Maggiore a

Bergamo pare confermare tale tipo di organizzazione.

ARTE ROMANICA E VIE DI

PELLEGRINAGGIO

Nel corso del secolo XI la pratica dei pellegrinaggi verso santuari

che custodivano preziose reliquie rifiorisce e si trasforma in un

fenomeno sociale di vastissima portata.

Il pellegrinaggio costituisce per l’uomo medievale, oltre che un atto

penitenziale ed espiatorio, lo strumento più efficace per assicurarsi

la benevolenza e la protezione della divinità e dei santi.

Le principali vie di pellegrinaggio conducevano al sepolcro di Cristo

a Gerusalemme, alle tombe degli apostoli Pietro e Paolo a Roma e a

quella dell’apostolo Giacomo a Compostella, in Galizia.

Venezia e le città costiere della Puglia, porti di imbarco per la

Terrasanta, dopo la conquista di Gerusalemme da parte dei crociati,

erano interessate dal primo di tali pellegrinaggi.

Le strade che dai passi alpini conducono a Roma sono costellate di

importanti centri urbani che andavano acquistando grande

floridezza e relativa autonomia politica.

Tra i pellegrinaggi europei, tuttavia, quello che costituì il fenomeno

di più vasta portata nel secolo XI è il pellegrinaggio a Santiago di

Compostella dove il vescovo Teodemiro, aveva miracolosamente

ritrovato in una deserta e misteriosa zona cimiteriale la sepoltura

dell’apostolo Giacomo. Giacomo che fu anche il primo degli apostoli

a subire il martirio, secondo una tradizione bizantina si sarebbe

spinto “peregrinando” verso le estreme regioni d’Occidente, per

evangelizzare la penisola iberica, giungendo fino alle coste

dell’Atlantico in Galizia.

Il pellegrinaggio a Compostela assume dimensioni impressionanti

proprio a partire dal secolo XI dando vita a una vera e propria rete

di strade con luoghi di raccolta e ospizi per i pellegrini.

Documento importantissimo è la Guida del pellegrino scritta dal

chierico Aymery Picaud dove troviamo una puntuale descrizione

delle diverse strade e delle tappe che conducono a Santiago. A

Puente la Reina, in Navarra, confluivano i quattro “cammini”

francesi.

Per ciascuna delle quattro vie la Guida elenca con precisione tutti i

santuari e le reliquie cui il pellegrinaggio doveva rendere visita e

omaggio.

Lo sviluppo della pratica del pellegrinaggio non mancò di dare

grande slancio all’attività artistica. Il fenomeno più interessante di

circolazione di idee e modelli è costituito dall’imporsi di un

particolare tipo di pianta nelle grandi chiese di pellegrinaggio con

eccezionale ampiezza del deambulatorio e del transetto, dotandolo

di navate laterali e di accessi indipendenti dall’esterno, con portali

monumentali.

IMMAGINI TEOFANICHE NEI TIMPANI

La decorazione dei timpani di portali con rilievi di carattere

monumentale trova vasto sviluppo nelle chiese abbaziali e nelle

cattedrali di alcune regioni francesi (Borgogna, Linguadoca,

Dordogne) e della Spagna settentrionale.

L’immagine ha carattere teofanico e tende a farsi veicolo della

soverchiante rivelazione della divina onnipotenza.

Uno dei più antichi timpani borgognoni è quello di Montceaux

–l’Etoile.

Lo stesso motivo riappare in Linguadoca nel portale della chiesa

abbaziale di Moissac dove trionfa la gigantesca rappresentazione

della visione apocalittica di san Giovanni.

L’intonazione trionfale del timpano di Moissac trova eco in quello

della chiesa abbaziale di Beaulieu, dove il Giudizio finale si

caratterizza per una interpretazione accentuatamente “positiva” del

tema: Cristo- giudice è immagine egloriosa e la grande croce

disposta asimmetricamente alle sue spalle diviene simbolo di

vittoria e di trionfo sulla morte e sulle forze del male. È assente

qualsiasi accenno diretto all’inferno.

Il Giudizio trova a Beaulieu la sua più limpida rappresentazione.

Nel Giudizio di Autun l’iscrizione che tramanda il nome dello

scultore Gislebertus ricorda l’onnipotenza del giudice divino e

ammonisce gravemente gli spettatori. Il Paradiso come “castello”

del signore giusto, è contrapposto all’Inferno- spelonca del

malvagio. La figura frontale di Cristo- giudice domina potentemente

tutta la rappresentazione.

A Vezelay il portale reca nel timpano la rappresentazione di Cristo

in atto di affidare agli apostoli la missione di evangelizzare la terra.

Lo stile “tragico e visionario” della scultura romanica borgognona

trova qui il suo culmine.

Nell’archivolto sono scolpiti i segni zodiacali e figurazioni dei lavori

dei mesi.

Riprendendo una simbologia tardo antica, sulla soglia del santuario

Cristo è presentato come “consacratore” de i cicli naturali e delle

opere dell’uomo, ma anche dei tempi e dei momenti dell’anno

liturgico e segnando il varco verso il tempo “sacro” dell’eternità.

Per la sua posizione al culmine del semicerchio della lunetta, il

simbolo allude anche all’ora meridiana come istante immobile della

massima intensità luminosa, quella che consente appunto la visione

di Dio “faccia a faccia” nel giorno dell’eternità.

ORIGINE DEL GOTICO IN FRANCIA E

PRIMI RIFLESSI IN ITALIA

Il termine “gotico” passa nel XVI secolo ai trattati d’arte per

definire, con accentuato disprezzo, edifici di tipo nordico, lontani dai

“modelli classici”, nei quali la struttura portante di decorazioni

apparentemente capricciose, prive della chiarezza di rapporti

proporzionali e della razionalità predilette dagli architetti del

Rinascimento. L’abolizione dell’aura negativa del termine è merito

della rivalutazione operata dalla cultura europea in concomitanza

con la diffusione di un vero e proprio revival di quello stile, il

Neogotico. Il pregiudizio negativo lascia allora posto a un’acritica

esaltazione. La cultura romantica riconosce, nel passato gotico, il

primo formarsi di caratteristiche tipiche dei popoli e delle nazioni

moderne; non mancano inoltre motivazioni religiose. Lo stile gotico

infine, in quanto espressione delle nascenti monarchie nazionali,

viene rivalutato dalle corti europee dell’età della Restaurazione.

Il Gotico, come il Romanico, è un fenomeno di portata europea e

riguarda tutti i settori della produzione artistica. L’origine del nuovo

stile viene in genere riconosciuta nel coro della chiesa abbaziale di

Saint-Denis in Francia. Apparentemente l’arte gotica esprime lo

slancio mistico di un’epoca ancora pervasa da una fortissima

religiosità e che si avventura nei più complessi tentativi di

interpretazione dell’universo. “Gotici” sono tanto il più artificioso

distacco dalle forme naturali.

L’architettura gotica può apparire il frutto di perfezionamenti tecnici

già presenti nell’arte romanica. Si apre però presto una frattura

clamorosa tra i due “stili” per il mutare delle funzioni dell’arte e del

ruolo e del prestigio sociale degli artefici.

Attorno al 1380 si riconosce una fase stilistica unitaria a livello

europeo denominata “Gotico Internazionale”, o “Cortese”. A nord

delle Alpi il Gotico si prolunga col “Tardo Gotico”, sino all’inizio del

XVI secolo. In Italia la diffusione del nuovo stile coincide con un

momento storico di straordinaria fioritura economica, culturale,

civile. Dai primi anni del Duecento abbazie, basiliche, palazzi e

castelli cominciano a mostrare i segni inequivocabili del nuovo

modo di costruire nato in Francia nel secolo precedente.

In Italia risiedono l’imperatore e il papa, fioriscono i Comuni, si

affermano le prime Signorie. Nasce e si sviluppa la letteratura in

vogare che si afferma pienamente in Toscana, con gli Stilnovisti.

IL GOTICO NELL’ILE-DE-FRANCE

L’architettura gotica ha origine in Francia, nella regione circostante

Parigi, poco prima metà del XII secolo.

La cattedrale o la chiesa abbaziale gotica francese è un edificio

spesso di dimensioni colossali, slanciato e luminoso: è un

complesso organismo in cui ogni membratura ha una precisa

funzione statica. La cattedrale gotica richiama alla mente la

costruzione teologica delle Summae della filosofia scolastica. La

summa è uno schema del pensiero che affida alla logica il compito

di organizzare i fenomeni in un sistema concettuale complesso. La

prima affermazione dell’architettura gotica coincide con le prime

formulazioni della Scolastica, entro la metà del XII secolo, con

Gilbert de la Porrè e Abelardo. La massima fioritura del gotico nel

XIII secolo è coeva all’attività dei più celebri Guglielmo di Auvergne,

San Bonaventura, San Tommaso d’Acquino. La cattedrale gotica è

una metafora del mondo: tende con una progressiva

semplificazione a slanciarsi verso il cielo, come esprimendo l’anelito

dell’anima a ricongiungersi con Dio. Le navate si innalzano ad

altezze vertiginose sorrette da agili pilastri a fascio in cui si

concentravano le nervature delle volte sospese a decine di metri

dal suolo.

L’arco a sesto acuto è la forma caratteristica dell’architettura

gotica, ha un ruolo essenziale nel ritmo verticale delle nuove

costruzione e un’importantissima funzione statica.

A equilibrare le straordinarie spinte centrifughe delle volte

provvedono, gli archi rampanti. Gli archi rampanti si allineano lungo

le fiancate delle cattedrali. Allo slancio verticale conferito dalle

proporzioni e dalle strutture dell’interno, corrisponde la forma

esterna, coi tetti a ripidi spioventi, le torri, le guglie.

Nella cattedrale gotica francese, le pareti sono sostituite da vetrate

istroriate, che hanno la funzione, assieme al rosone della facciata,

di illuminare l’interno. La forte luminosità rientra nella simbologia

religiosa, come testimoniano gli scritti di Suger , abate di

Saint-Denis che ristruttura la sua chiesa abbaziale, proponendo col

deambulatorio del coro la prima costruzione gotica francese. Suger

ritiene che un edificio ecclesiastico assolva meglio il compito di

onorare la divinità se è sontuoso e dotato di splendidi arredi. Il

pensiero dell’abate si ricollega alle teorie dello pseudo dionigi, che

aveva descritto l’universo come propagazione di luce emanata da

Dio verso il mondo e la materia.

Il deambulatorio di Saint-Denis da accesso a cappelle. Del 1151,

sono il coro, dominato dallo slancio degli archi a sesto acuto e la più

tarda navata centrale.

L’esempio di Saint Denis è presto seguito nel resto dell’Ile de

France. Alla prima fase del gotico, entro il 1200 appartiene Notre

Dame a Parigi, a cinque navate

con transetto e doppio deambulatorio, dove sono sperimentate

nuove soluzioni tecniche , come la copertura del deambulatorio con

volte a sezioni triangolari, all’esterno, l’introduzione degli archi

rampanti a contenere le spinte delle poderose volte. La prima metà

del XIII secolo è ritenuta la fase “classica” dell’architettura gotica

francese, cui appartiene anche la cattedrale di Chartres, consacrata

alla vergine, tra il 1194 e il 1230; la pianta è a tre navate, con

transetto, doppio deambulatorio e cappelle radiali. La facciata è

dominata dalle altissime torri e dai portali ornati da splendide

sculture. Le pareti della navata centrale, presentano archi e vetrate

di identica forma e misura. La massa muraria è eliminata a favore

delle vetrate. Da Notre-Dame di Chartres discendono le cattedrali di

Reims e di Amiens. Un modello coevo ma alternativo è proposto

dalla cattedrale di Bourges, la cui pianta a cinque navate senza

transetto e con doppio deambulatorio si ispira a Notre Dame di

Parigi . All’interno, i pilastri

della navata centrale si innalzano assai più che a Chartres lasciando

spaziare lo sguardo verso le navate laterali. Ne risulta l’impressione

di uno spazio molto vasto.

Una tendenza a uno svuotamento ancora più radicale delle pareti si

manifesta in Francia verso la metà del Xlll sec., con la fase detta del

“ Gotico Radiante”. Tale orientamento si afferma, oltre che nelle

testate dei transetti di Notre-Dame a Parigi con gli immani rosoni e

le gallerie comunicanti tramite vetrate con l’esterno, nella

Sainte-Chapelle di Parigi fatta

erigere da S. Luigi re di Francia come santuario palatino e come

contenitore do preziose reliquie giunte da Bisanzio. Le pareti sono

qui completamente abolite e sostituite da vetrate istoriate separate

da sottili pilastri compositi: la leggerezza e la luminosità dell’interno

non lascia trasparire la so lida

ingabbiatura esterna dei possenti contrafforti.

Lo sviluppo della scultura gotica francese presenta almeno due

fondamentali caratteristiche.

Anzitutto, al gusto enciclopedico delle summae, si collega la

tendenza ad allestire degli schemi dottrinari di incredibili

complessità, nei quali le figure e le scene sacre si connettono a

personificazioni e allegorie riguardanti i più vari aspetti del pensiero

della vita. Se la cattedrale è una imago mundi do pietra, anche lo

scultore deve esporre il messaggio religioso, come il teologo. La

decorazione del portale centrale della facciata occidentale di

Notre-Dame a Parigi, che si dispiega maestosamente attorno alla

lunetta del Giudizio Universale rende bene l’idea di

questa tendenza enciclopedica spinta fino all’ossessione

catalogatoria.

Parallelamente si assiste al trapasso dalla concezione romanica del

rilievo come parte integrante delle membrature architettoniche a

una nuova concezione basata su una maggiore autonomia delle

figure plastiche rispetto all’architettura. La statua non fa più corpo

con l’architettura, ma è “sovrapposta” a essa: acquista una

potenzialità inedita d’individuazione e di movimento.

Nella facciata della cattedrale di Chartres i Re e le Regine d’Israele

di allungata forma

cilindrica sono colonne sagomate di aspetto antropomorfo da cui

sporgono appena le braccia e i piedi. I panneggi increspano appena

le superfici.

Un’ottantina d’anni più tardi le statue disposte nello strombo del

portale centrale della cattedrale di Reims sono figure indipendenti,

addossate alle colonne retrostanti ma di fatto distaccate da esse,

atteggiate con naturalezza bilanciate da armoniosi contraposti. I

panneggi non mascherano, ma rivelano le membra sottostanti. Si

ha l’impressione di ammirare statue classiche.

La scultura francese si approssima lentamente a quella antica. Non

si deve tuttavia definire “classico”lo stile di queste statue. Sembra

pertanto più corretto parlare di “classicismo”, riconoscibile verso il

1220-50.

I CANTIERI ITALIANI NELLA PRIMA META’ DEL

XIII SECOLO

In Italia l’architettura gotica stenta ad affermarsi.

La tradizione romanica è troppo forte e ben radicata per non

opporre una forte resistenza alla penetrazione di nuovi modelli. In

penisola l’affermazione di coerenti principi architettonici gotici non

sarà disgiunta dal manifestarsi di ideologie aristocratiche. La

penetrazione del Gotico dunque non soltanto è lenta, ma dà luogo a

formulazioni moderate o romantico-gotiche che rifiutano

l’esasperato slancio verticale.

Le prime chiese gotiche italiane nascono in contesti particolari

come nel caso particolare delle costruzioni cistercensi.

Con l’ordine erige le prime abbazie gotiche italiane, tra la fine del

XII e il XIII secolo, nel Nord e nell’Italia centrale.

Esemplare è il complesso di Fossanova nel Lazio, iniziato nel 1187 e

consacrato nel 1206. La chiesa è a croce latina, con corpo basilicale

a tre navate, transetto e coro per i monaci a testata rettilinea.

All’esterno risaltano la compatta robustezza della costruzione

intercalata dai contrafforti e l’altro tiburio ottagonale ornato da due

piani di bifore e rialzato nella torre campanaria. I muri mantengono

solidità e spessore; la navata centrale assume forte risalto: coperta

da volte a crociera. Una sottile cornice divide le arcate laterali dalle

finestre soprastanti, smorzando l’effetto di verticalità. L’edificio non

ha né il dinamismo, né la luminosità delle grani cattedrali francesi.

Una concezione non dissimile si afferma. È la costruzione

dell’abbazia do San Galgano presso Siena, finanziata

dall’imperatore Federico II, attualmente ridotta a un romantico

rudere per il crollo delle volte; ma che attesta un’evoluzione dei

primi modelli cistercensi in una formulazione più leggera per

l’assottigliarsi dei pilastri e il moltiplicarsi delle fonti di luce.

Un caso precoce di committenza non cistercense è offerto dal

Sant’Andrea di Vercelli, voluto e finanziato dal cardinale Guala

Bicchieri. Francesi sono i monaci Sanvittorini e tra essi è Tommaso

Gallo: rinomato maestro di teologia e filosofia, è celebrato anche

come “ingegnere”. Forse è proprio Tomaso il progettista dell’edificio.

Fondata nel 1219, l’abbazia è consacrata nel 1224 e conclusa nel

1227. Nella chiesa si armonizzano elementi gotici d’importazione e

romanici italiani. Romanica: è la facciata a capanna coi tre portali

inquadrati ad archi a tutto sesto e fortemente strombati e con la

doppia galleria. Gotico è l’interno, a tre navate fiancheggiate da

archi a sesto acuto retti da pilastri circolari cui sono addossate esili

colonne. Le campate della

navata centrale sono a pianta rettangolare; le volte a crociera

scaricano il loro peso a terra tramite le lunghe colonnette addossate

alle pareti. Al fianco nord è adiacente un ampio chiostro. La

decorazione è completata dalle lunette a rilievo sopra i portali con

la Crocifissione di sant’Andrea

Il precoce “goticismo”del battistero di Parma va visto in rapporto

con le vicende personali e l’originale cultura del suo artefice,

Benedetto Antelami. Benedetto conosce bene la tradizione romana

padana. È già uno scultore di genio gli viene affidata l’erezione del

battistero, dal 1196, concepisce un’opera di straordinaria

originalità. Il battistero è un edificio ottagonale ma è sviluppato in

altezza, come una torre tronca. Al piano terreno tre facce appaiono

svuotare dai profondi strombi dei portali a tutto sesto ornati da

rilievi. Verticalità ritmo complesso, proporzioni elaborate: sono tutte

caratteristiche gotiche, ottenute tramite un repertorio di forme

romaniche e classicheggianti. L’ottagono esterno si trasforma

all’interno in una struttura a sedici facce, con nicchie al piano

terreno e un’ampia cupola suddivisa a ombrello da nervature

tubolari che si prolungano sino a terra trasformandosi in colonne

sovrapposte: è questo il solo esplicito richiamo al gioco sottile delle

membrature delle cattedrali transalpine.

La basilica di Sant’Antonio a Padova

a tre navate, iniziata nel 1232

come monumentale custodia della tomba del santo, combina motivi

romanici e gotici con un’impronta bizantina derivata dalla basilica di

San Marco a Venezia. La facciata a capanna con galleria.

All’esterno risaltano gli sporgenti contrafforti sviluppati come archi

rampanti lungo le fiancate.

A Bologna i Francescani affidano a Marco da Brescia l’erezione di

un’importante chiesa dedicata a san Francesco concepita a tre

navate illuminata da strette finestre che ricordano quelle degli

edifici cistercensi.

Nel quadro della diffusione del Gotico in Italia, particolare rilievo

assume la basilica di San Francesco ad Assisi ,

centro irradiatore del

francescanesimo, sia per le caratteristiche strutturali sia per le

decorazioni. La chiesa è in primo luogo sepoltura del fondatore

dell’Ordine, san Francesco, che si vuole diventi una meta di

pellegrinaggio e un luogo di culto popolare. Per tradizione il

sepolcro di un santo era posto in una cripta, ma qui si vuole che

essa sia ampia quanto una chiesa: sono perciò costruite due chiese

sovrapposte, la chiesa-cripta inferiore e la superiore finalizzata alla

predicazione. Fondata da Gregorio IX nel 1228 e consacrata da

Innocenzo IV nel 1253. Terminata la fase di distacco della curia

romana nei confronti di un Ordine sospetto di eresia, il papato vede

ormai nei francescani dei formidabili alleati religiosi e politici coi

quali rinsaldare i legami allentati con i ceti popolari urbani. La

basilica è anche una cappella papale e come tale riferibile ai modelli

romantici.

Le due chiese di Assisi sono a una navata, all’esterno da lunghi

contrafforti cilindrici e da archi rampanti. Nella chiesa inferiore

la limpida struttura è complicata

dall’aggiunta di un secondo transetto con funzioni di atrio e da


ACQUISTATO

50 volte

PAGINE

76

PESO

5.86 MB

AUTORE

storia92

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in storia e tutela dei beni archeologici, artistici e librari
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher storia92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof De Marchi Andrea.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Storia dell'arte medievale

Prima parte, Storia dell'arte medievale
Appunto
Seconda parte, Storia dell'arte medievale
Appunto
Riassunto esame Storia dell'Arte Medievale, prof. De Marchi, libro consigliato Arte nel Tempo, Bompiani
Appunto
Sintesi cronologica esame di storia dell' arte medievale. Prof. Andrea De Marchi
Appunto