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Nelle opere di Prassitele è scomparsa ogni traccia di rigidità. La bellezza a cui erano arrivati gli scultori era

una bellezza ideale: nessun corpo è bello e simmetrico come una statua greca, la natura veniva idealizzata.

L’Apollo del Belvedere è il modello ideale del corpo maschile. Importantissima anche la Venere di Milo.

L’idea di un ritratto come lo intendiamo noi venne ai greci nel IV sec. Molto inoltrato. Al tempo di

Alessandro si iniziò a discutere di questa forma d’arte (più realistica) del ritratto. Lo stesso Alessandro si

fece scolpire da Lisoppo in maniera fedele.

Generalmente ci si riferisce a questo periodo come arte ellenistica, nome dato agli imperi fondati in Oriente

da Alessandro Magno. Nuovo stile per i capitelli lo stile Corinzio, molti più ornamenti.

Tutta l’arte di evolve in forme più decorative e maestose (altare di Pergamo). Le figure sembrano invadere

gli scalini. Arte ellenistica amava le opere violente e veementi: voleva impressionare e ci riusciva come nel

Laocoonte, dove la forza e la disperazione vengono rappresentate in tutta la loro potenza.

Della pittura si sa bene poco, non tutte le pitture erano dei capolavori, ma tra cose ordinarie c’erano figure

di squisita bellezza e grazia. Si iniziò anche a rappresentare scenari di paesaggi di campagna, ma non c’è

presenta di prospettiva e sebbene la grande applicazione, le loro opere non sono mai uno specchio della

realtà, esse portano il marchio dell’intelletto che le ha create.

5 I CONQUISTATORI DEL MONDO (Romani, buddisti, ebrei e cristiani I-IV d.C.)

Gli artisti principalmente presenti a Roma erano greci e per questo l’arte non subì notevoli modifiche

rispetto al periodo ellenistico.

I romani ottennero i maggiori risultati dal punto di vista dell’ingegneria civile. L’edificio più famoso è il

Colosseo. Tre ordini diversi negli archi sovrapposti (dorico, ionico, corinzio e corinzio nelle quattro file.

Fondamentale invenzione fu l’arco trionfale costruito per celebrare le vittorie che introduce la novità più

importante dell’arte romana, gli archi. Una volta appresa questa tecnica fu possibile costruire grandiosi

opere e anche delle volte, il cui esempio è più mirabile è il Pantheon.

L’arte romana attinse molto da quella greca, anche nell’esigenza di somiglianza dei ritratti (credenza che la

somiglianza dell’opera garantisse la sopravvivenza dell’anima.

Grande esaltazione delle vittorie come si vede dalla colonna di Traiano.

L’arte ellenistica e romana influenzarono anche l’arte dei luoghi conquistati, in Egitto (dove i ritratti dei

morti venivano fatti in stile greco) e perfino nella remota India venne influenzata nella rappresentazione

della gloria e aiutando gli indiano a raffigurare immagini del loro salvatore(es. raffigurazioni budda).

Anche il popolo ebraico, nonostante temesse l’idolatria, prese a decorare le pareti delle sinagoghe con gli

episodi dell’Antico Testamento. Anche i primi Crististiani furono molto influenzati dall’arti precedenti

iniziando a decorare le catacombe con raffigurazioni di episodi della bibbia. Nel periodo della decadenza

dell’impero romano gli scultori non avevano più la stessa pazienze degli artisti greci, non c’era più lo stesso

interesse del virtuosismo come nel periodo ellenistico

6) LA STRADA SI BIFORCA (Roma e Bisanzio V-XIII secolo)

La chiesa con Costantino era diventata la potenza più salda dell’Impero e doveva edificare nuovi luoghi di

culto e creò le basiliche, principalmente sale oblunghe con scomparti più bassi e stretti ai lati. Nell’abside si

alzava l’altare maggiore dove si concentrava lo sguardo dei fedeli.

Nelle chiese dibattito su cosa si poteva rappresentare: divieto di statue, ma sui dipinti c’erano opinioni

diverse; Gregorio Magno ricordò che molti fedeli non sapevano leggere e scrivere: “La pittura può servire

all’analfabeta quanto la scrittura a chi sa leggere”. Il genere permesso era comunque limitato, vista la

necessità di rappresentare tutto nella forma più semplice e chiara possibile, senza troppi elementi che

distraessero il fedele. Chiarezza espositiva tipicamente egizia, ma forte influenza dell’arte greca (presenza

drappeggi).

Nella parte bizantina grandi dispute su rappresentazioni arte sacra che portò la parte orientale a non

accettare la supremazia del papa romano.

In questa parte dell’impero le pitture non diventarono utili solo per l’analfabeta ma erano ormai divenute

misteriose emanazioni del soprannaturale. Vennero create delle icone, dei modelli prestabiliti a cui gli

artisti dovevano attenersi nelle loro rappresentazioni comportando una discreta rigidità nell’arte.

Gli artisti godevano comunque di una minima libertà riuscendo a rappresentare la maestosità di Dio con

grandi mosaici con fondo dorato presenti nelle chiese bizantine.

7) GUARDANDO VERSO ORIENTE (islam, cina, II-XIII sec.)

Ancora più rigorosa del cristianesimo riguardo le immagini sacre fu la religione del Medio Oriente.

Le immagini furono proibite così gli artisti si concentrano su forme e motivi fino a creare l’arabesco.

Più tardi si inizio a permettere la produzione di immagini purchè prive di riferimenti religiosi. Le

rappresentazioni sono elementari, manca lo scorcio, le figure sembrano ritagliate e incollate so uno sfondo,

ma questo rende le immagini molto semplici da leggere. L’arte cinese si sa bene poco se non che erano

molto bravi col bronzo. Gli artisti prediligevano le forme tonde e sinuose sia nella pittura che nella scultura.

Principali rappresentazioni servivano per descrivere i fasti del passato. Nessuna traccia di rigidità e

abbondanza di linee ondulate.

In Cina forte influenza religione buddista che portava alla rappresentazione dei molti asceti della cerchia

del budda , con buona verosimiglianza.

I cinesi non pensavano che pittura fosse un’opera servile, ritenevano che niente era più importante del

modo giusto di meditare. Pittura principalmente usata per fornire materia per profondi pensieri. Artisti

cinesi non uscivano all’aperto ma dopo un attento studio della natura tentavano di richiamare lo sfumature

viste mediante l’utilizzo della memoria. Non si cercava nell’arte la perfezione dei particolari ma si preferiva

cogliere il sentimento dell’autore. Grande osservazione da parte degli artisti. Arte sembrò sempre un gioco

aggraziato e complesso, solo nel XIII sec. gli artisti cercarono di applicare l’arte a nuovi temi, dopo un

contatto con la cultura orientale.

8) L’ARTE OCCIDENTALE NEL CROGIOLO DI FUSIONE (Europa VI-XI)

Il periodo che seguì la prima era cristiana viene generalmente conosciuto come “l’era delle tenebre”. Non ci

sono limiti stabili ma si va dal 500 al 1000 d.C.

In questo periodo non emergono stili nuovi ma c’è un groviglio si stili che cominciò a risolversi solo a fine di

questo periodo. I barbari compivano razzie e saccheggi. Sebbene erano davvero barbari avevano anche loro

una propria arte, ed erano abili a scolpire legno e metalli.

Monaci anglosassoni crearono molte chiese tentando di volgere al cristianesimo l’arte nordica. I

monumenti più sorprendenti furono dei manoscritti miniati (es. Evangelario di Lindisfare). Artisti non

mancavano di tecnica e bravura ma le figure umane non sembrano veramente figure ma piuttosto bizzarre

trame fatte di forme umane, figure rigide e grottesche.

La conoscenza di quanto avvenne nell’arte classica non venne persa del tutto e con Carlo Magno la

tradizione dell’artigianato romano fu validamente ripristinata (es. chiesa di Aquisgrana).

Il concetto di originale era sconosciuto a questi popoli, i committenti fornivano linee guida agli artisti e

questi li seguivano (es. rappresentazione San Matteo che scrive il vangelo).

Emerse un nuovo stile medioevale che rese possibile ciò che l’arte egizia e quella classica avevano ignorato:

gli egizi avevano in gran parte disegnato ciò che sapevano, i greci ciò che vedevano; nel mediovevo artista

impara a rappresentare nella sua opera ciò che sente. Artisti non tendevano a fare cose somiglianti o

mirabili, ma volevano trasmettere ai loro confratelli di fede il contenuto del messaggio della storia sacra.

Tale chiarezza non emerge solo nelle opere dipinte ma anche nelle sculture (viene rappresentato

solamente quello che strettamente appartiene alla storia.

Arte non ebbe solo utilizzo religioso, vennero decorati anche castelli, residenze private anche se molte di

queste opere vennero distrutte. Quando artista non aveva modello da copiare tratti sembrano molto

infantili ma riuscivano a rendere il racconto rappresentato sempre in maniera chiara.

9 LA CHIESA MILITANTE (il XII secolo)

1066 Conquista normanna dell’inghilterra.

Lo stile con cui vennero costruiti castelli e chiese prese il nome di normanno in Inghilterra e romanico in

europa. Al tempo la chiesa era l’orgoglio e il simbolo di un intera comunità.

Principalmente venivano costruite come le prime chiese romane: una navata centrale che conduceva

all’abside, o coro, e con navate laterali. Talvolta la pianta prese la forma di croce inserendo una parte

perpendicolare alla navata, chiamata transetto. Queste chiese posavano su robusti pilastri e l’impressione

che destavano era quella di una massiccia potenza che parvero esprimere il concetto di chiesa militante:

sulla Terra il dovere della Chiesa era quello di combattere le potenze delle tenebre finchè il giorno del

giudizio fosse arrivato.

Il problema tecnico che comparve per queste chiese riguardava la copertura di queste chiese.

Gli architetti normanni congegnarono che un numero di solide nervature venisse gettato attraverso lo

spazio e negli intervalli riempire il tutto con un materiale più leggero. Gettando nervature o “costoloni”

solidi e poi riempire le sezioni triangolari rimanenti (es. cattedrale di Durham)

In Francia si cominciò a ornare le chiese con sculture romaniche connesse alla dottrina religiosa: non sono

naturali e aggraziate come le opere classiche ma proprio per questo imprimono tanta forza, la chiesa

doveva assolvere la sua funzione di esprimere il suo messaggio. Grande presenza di allegorie in fonti

battesimali e in candelabri. Grazie alle crociate, arte si avvicinò molto a quella orientale.

Grandi possibilità si aprirono agli artisti quando rinunciarono ad ogni velleità di rappresentare le cose come

appaiono. Gli episodi narrati sono molto semplici da interpretare. Pittori non più legati alle tinte naturali

erano liberi di scegliere il colore preferito per le loro illustrazioni.

10 LA CHIESA TRIONFANTE (il XII sec.)

C’è un aspetto per cui l’arte dell’Europa occidentale è molto differente da quella dell’Oriente.

Quella orientale aveva stili che duravano migliaia di anni, quella occidentale non conobbe mai questa

staticità. Una nuova idea di arte arrivò: il gotico.

La scoperta di come utilizzare meglio il metodo delle nervature incrociate permise agli architetti di spingersi

a livelli sempre più alti. Se bastavano i massici pilastri a sostenere le nervature, i massici muri tra una

colonna e l’altra potevano essere eliminati. Occorrevano solamente pilastri snelli e costoloni stretti: si

potevano aprire ampie finestre. L’idea degli architetti fu allora costruire chiese come noi costruiamo serre.

archi a sesto acuto

Gli archi a tutto sesto vennero sostituiti dagli che avevano il vantaggio di essere

variabili a seconda dei casi (più aperti o più chiusi). archi

Le nuove strutture spingevano non solo verso il basso ma anche lateralmente così vennero inseriti gli

rampanti che sostenevano lateralmente la struttura.

I progetti erano così arditi che forse solamente poche vennero completate secondo progetto.

Le nuove cattedrali davano il senso di ricchezza e magnificenza come narravano i sermoni, tutto quello che

era pesante venne bandito. Erano edifici miracolosi che proclamavano la gloria del cielo.

Anche nelle sculture c’è una simile aurea di leggerezza (es. cattedrale di Chartres), tutte godono di una

soave morbidezza del drappeggio e tutte sono distinguibili da oggetti legati al soggetto rappresentato in

modo da renderli facilmente riconoscibili dai fedeli.

Dopo il 1200 sorsero moltissime cattedrali in europa e ogni artista cercò ci seguire le orme dei suoi

predecessori nelle scultura ma anche provando a inserire qualcosa di nuovo. Si cercava di infondere vita ai

propri personaggi copiando la natura per rendere persuasive le figure. Unico scopo era narrare la storia

sacra nel modo più commovente e persuasivo possibile. Alcuni artisti si spinsero addirittura più in là

cercando di infondere vita alle propria opere (es. Naumburg, statue fondatori coro). Lavorare per le

cattedrali era il principale compiti per gli scultori, mentre i pittori si concentrarono sulla produzione di

miniature. Per l’artista è divenuto di estrema importanza esprimere il sentimento che anima le figure.

Oltre alle rappresentazioni sacre nel XIII sec. artisti iniziarono a rappresentare anche ciò che gli interessava.

Solitamente artisti non disegnavano mai dal vero, pochi esempi giunti fino a noi come il disegno

dell’elefante di Mathew Paris.

La francia era il paese più importante e ricco d’Europa, e solo a metà del XIII sec. uno scultore italiano

Nicola Pisano.

prese a emulare i maestri francesi, questi era

Nelle sue opere inseriva più storie, rappresentando i particolari più vivaci della narrazione.

Abile utilizzo del drappeggio per conferire dignità e verità alle figure.

Artisti italiano, in particolare a Venezia, guardavano più a Costantinopoli che a Venezia.

Fu l’arte bizantina che permise agli italiani di valicare la barriera tra pittura e scultura. Nonostante la

rigidezza nell’arte bizantina si erano conservate le scoperte dei pittori ellenistici più di quanto fossero

sopravissute nelle miniature dell’alto medioevo occidentale.

Giotto.

L’artista che per primo applicò queste scoperte fu Le sue opere principali sono degli affreschi.

Le sue rappresentazioni delle statue ricordano molto quelle degli scultori gotici ma qui siamo in pittura,

Giotto aveva riscoperto l’arte di creare su una superficie pietà l’illusione della profondità.

Nelle sue rappresentazioni religiose cerca di ricreare l’evento come pensa che realmente accadde.

Per lui la pittura è più di un surrogato della parola scritta. Ci pare di essere testimoni dell’evento reale come

se fosse recitato su un palcoscenico. Giotto inizia un capitolo nuovo nella storia dell’arte, che da lui in poi, è

la storia dei grandi artisti.

11) CORTIGIANI E BORGHESI (il XIV sec.)

Le città erano diventate grandi e fecondi centri commerciali e la borghesia si sentiva sempre più

indipendente rispetto alla chiesa e ai signori feudali.

Il Trecento fu rivolto più al raffinato che al grandioso. Nello sviluppo seguente si arriva al “gotico fiorito”

non più una semplice linea morbida ma volontà di mostrare la propria abilità della decorazione e nella

complessità dell’ornato. Ora non solo le chiese erano oggetto di lavoro per gli architetti ma anche ma anche

palazzi comunali (es. Palazzo Ducale a Venezia), porte cittadine, ecc..

I lavori più caratteristici della scultura del 300 non sono quelli in pietra, ma i lavori più minuti in oro e

avorio: opere solitamente fatte per cappelle private.

Niente e casuale nelle opere degli artefici gotici, furono opere eseguite per essere rappresentate da veri

intenditori, e considerate preziose e degne di alta considerazione.

La grazia e la delicatezza di possono anche notare nei manoscritti miniati dell’epoca. Non c’è conoscenza

giottesca della rappresentazione e i volti sono tutti disegnati quasi allo stesso modo.

Fu solo nel corso del 300 che l’aggraziata narrazione e l’osservazione fedele, vennero gradatamente fusi.

Questo grazie all’arte italiana e in particolare grazie a Giotto.

Ma anche le influenze nordiche arrivarono in italia, in particolare a Siena dove non si era rotto con la

tradizione bizantina come aveva fatto Giotto.

Simone Martini Lippo Memmi

e nell’Annunciazione, assorbono le tecniche medioevali della disposizione

delle figure in uno schema e insieme combinano le tecniche di Giotto per creare particolari reali all’interno

del quadro.

Bisogna ricordare che raramente nel medioevo vennero compiuti ritratti. A Praga solamente tra il 1379 e il

1386 vennero composti numerosi busti tra cui quello di Peter Parler il Giovane, che probabilmente è il vero

primo autoritratto di un artista.

Gli artisti e le idee passavano da un centro all’altro creando quello che venne chiamato “gotico

Dittico di Wilton House.

internazionale” . Bel esempio è il Qui vengono ritratti i donatori, come si farà

molto in seguito. Artista prova la sua abilità nello scorcio e il suo compiacimento nello studio di fiori veri

attraverso la sua rappresentazione.

Nell’opera dei fratelli Limbourg si nota come ogni particolare si fonde nel costruire nel quadro che si

avvicina a una scena reale, ma nemmeno qui si riesce a creare lo spazio attorno alle figure raggiungendo

solo un’illusione della natura.

Da qui inizia a spostarsi l’attenzione dell’artista verso una rappresentazione capace di rendere nel modo più

fedele possibile un aspetto della natura. Artisti iniziano a girare con un taccuino su cui collezionano schizzi

di animali e piante presi dal reale.

Il pubblico iniziò a giudicare l’abilità dell’artista nel rappresentare la natura, ma artisti iniziarono anche a

investigare le leggi dell’ottica fino a raggiungere una conoscenza tale del corpo umano da renderlo in state

e quadri come avevano fatti i romani. Giungiamo così al periodo noto con il nome di Rinascimento.

12) LA CONQUISTA DELLA REALTA’ (Il primo 400)

Rinascimento significa rinascita, reviviscenza, l’idea di questa rinascita aveva preso piede in Italia fin dai

tempi di Giotto.

Nella mente degli italiani l’idea era legata alla reviviscenza della grandezza romana.

Gli italiani del 300 credevano che arte, scienza e cultura fiorite nel periodo classico erano state distrutte dai

barbari del Nord Europa e che fosse loro compito far rivivere il glorioso passando aprendo un’era nuova

Firenze fu il centro di questa rinascita, grazie ad un gruppo di artisti.

A capo di questo gruppo vi fu Filippo Brunelleschi che riuscì a costruire la cupola del duomo di Firenze

grazie ad innovative tecniche da lui congegnate. Mirava alla creazione di una nuova maniera di architettura

nella quale le forme classiche, liberamente usate, contribuissero a creare nuove espressioni armonia e

bellezza. Creò una nuova era dell’architettura.

Anche nella cappella Pazzi mirabile utilizzo degli stili classici (sia all’interno che all’esterno) in piena

contrapposizione al gotico.

Brunelleschi fece anche un’altra fondamentale scoperta: la prospettiva.

Una della prime opere create utilizzando questa tecnica fu fatta da Masaccio, opera forse può essere meno

piacevole all’occhio di quelle precedenti ma essa è più sincera e commovente

Il più importante scultore nella cerchia di Brunelleschi fu Donatello.

Donatello ruppe completamente con il gotico: le sue statue sono ben piantate nel reale chiaramente

delineate e solide come roccia grazie a una vigorosa osservazione della natura. I maestri fiorentini del primo

400 non volevano solamente copiare i predecessori, ma volevano creare qualcosa di nuovo e così iniziarono

a chiamare in bottega modelli da mettere nelle pose desiderate per poterli scolpire al meglio

Donatello godette di molto fama ancora vivo e nell’opera il Festino di Erode inserisce elementi

completamente nuovi: non più narrazioni chiare e aggraziate tipiche del gotico ma uno stile narrativo che

non ricorreva ad uno stile nitido. Figure sono dure e angolose nei loro movimenti. La nuova arte della

prospettiva accresceva ancora di più l’illusione della realtà. Claus Sluter.

Anche uno scultore d’oltralpe lottava per un’arte più realistica e diretta: La sua opera più

famosa è il gruppo dei profeti con grande verosimiglianza. Jan Van Eyck

La conquista definitiva della realtà nel nord fu conquistata da un pittore la cui principale

opera è il grande polittico che si trova a Gand. In questa opera la abilità di rappresentare secondo realtà la

si vede principalmente nelle figure di Adamo ed Eva che molto probabilmente riprendono le sembianze da

modelli reali. Nella sua opera non si rompe definitivamente con il gotico internazionale, ma vi è una novità

legata principalmente allo studio accurato dei particolari e delle proporzioni che indicano un profondo

studio del vero.

Mentre gli artisti italiano raggiungevano la verosimiglianza attraverso l’applicazione di leggi scientifiche Van

Eyck in maniera diversa la raggiungeva sommando pazientemente un particolare all’altro fino a rendere

l’opera come se fosse il riflesso di uno specchio. Van Eyck inventò anche la pittura ad olio che li permise di

dipingere in maniera più lenta e con più precisione.

Nei ritratti egli ottenne i risultati più importanti come nel dipinto dei coniugi Arnolfini.

Artisti di quest’epoca sfidarono le convenzioni del passato per ricercare la verità e molto probabilmente

Witz

scandalizzarono i loro contemporanei. per esempio rappresentò il Cristo che cammina sulle acque

prendendo come ambientazione un lago familiare, quello di Ginevra.

13) TRADIZIONE E RINNOVAMENTO (I) (il tardo 400 in Italia)

L’arte poteva rispecchiare un frammento del mondo reale. Fino alla fine del 400 arte si era sviluppata in

Europa in maniera analoga. Ciò vale anche per la cultura e la politica.

Ma appena le città crebbero d’importanza gli artisti si organizzarono in corporazioni che influenzavano

pesantemente il governo delle città. Crearono scuole per tramandare l’arte ai giovani attraverso tirocinio

lunghi e completi.

Non sempre fu facile combinare le nuove scoperte dell’arte con il volere dei mecenati: i nuovi metodi

contrastavano con le ordinazioni tradizionali.

Brunelleschi aveva avuto l’idea di reintrodurre le forme degli edifici classici e molti sui seguaci cercarono di

Leon Battista Alberti.

seguirlo come

Il problema fu trovare un compromesso tra queste volontà e le nuove esigenze delle case. Alberti escogitò

una soluzione, decorando con forme classiche una facciata di un palazzo che di classico non aveva nulla (lo

decorò ispirandosi al Colosseo).

Il più grande fra i maestri fiorentini che riuscirono a conciliare le nuove conquiste con la tradizione antica fu

uno scultore della generazione di Donatello, Lorenzo Ghilberti: nelle sue opere dispone con cura le pieghe

di un drappeggio, come le opere degli orafi dei 300, ma al tempo stesso la figura e vigorosa e concreta

come quelle di Donatello.

Anche Beato Angelico era rimasto fedele ad alcune concezioni del gotico: per lui la prospettiva non è più un

problema e punta molto sulla bellezza e la semplicità rinunciando a ogni ostentazione di modernità.

Le difficoltà che presentano queste opere si possono vedere nella scena di battaglia di Paolo Uccello. Le

figure sono un po’ legnose e nel complesso risulta troppo vivace per essere una scena di guerra. Si possono

comunque notare ovunque elementi riguardanti l’interesse di Uccello per la prospettiva: moltissimi

elementi sono posti in direzione del punto centrale di fuga.

Artisti più modesti come Benozzo Gozzoli, inserivano con disinvoltura nei loro quadri le nuove scoperte,

mostrando che potevano rendere interessante anche le scene di vita contemporanea.

Andrea Mantegna

Anche nel Nord italia le scoperte dei maestri ebbero successo. utilizzo sapientemente le

scoperte della prospettiva e la voglia di rappresentare la scena come pensava fosse realmente accaduta

(come Giotto). Le sue figure sono statuarie e le distribuisce come se fosse un regista.

Piero della Francesca

Anche ad Arezzo e Urbino ci racconta le scene nei suoi dipinti come se fossero

rappresentazioni teatrali, ma nessuno come lui seppe scorgere le immense possibilità che dava la luce.

A Firenze continuavano le scoperte, ma da ogni nuova scoperta derivano nuove difficoltà

Appena venne adottata la nuova concezione seconda la quale il quadro doveva essere una

rappresentazione fedele della realtà la questione della disposizione delle figure non fu più tanto facile da

risolvere. Antonio Pollaiolo provò delle innovazioni ma la disposizione è tanto chiara e simmetrica da

riuscire perfino troppo rigida. Nel quadro usa le leggi della prospettiva ma la scena e lo sfondo non si

compenetrano.

Le conquiste artistiche raggiunsero il massimo livello nella seconda metà del 400 con Botticelli.

Uno dei suoi quadri più famosi rappresenta la nascita della Venere.

Il Botticelli è riuscito a creare una composizione estremamente armoniosa. Ma Pollaiolo avrebbe potuto

affermare che il Botticelli vi era riuscito col sacrificio di una delle conquiste che egli si era sforzato con tanto

impegnato di conservare. Le figure del Botticelli erano meno solide.

La venere è tanto bella che non rileviamo l’innaturale lunghezza del collo, le spalle spioventi, e lo strano

modo con cui il braccio sinistro è raccordato al corpo. Botticelli si prese tutte queste libertà per ottenere la

grazia, l’armonia e la bellezza del disegno.

La funzione dell’arte volta ad accrescere le bellezze e le grazie della vita non era mai stata completamente

dimenticata. Nel periodo che noi chiamiamo “rinascimento italiano” venne sempre più in primo piano.

14) TRADIZIONE E RINNOVAMENTO (I) (il tardo 400 in Italia)

La differenze tra il Nord e l’Italia è meglio compresa nell’architettura. Ci volle più di un secolo prima che

d’oltralpe finisse il periodo gotico come avvenne in Italia con Brunelleschi.

Nel 400 il gusto dell’ornato complesso, del fiorito e della decorazione fantastica si accentuò ancora di più

(gotico fiorito). Il palazzo di giustizia di Roeun è un esempi di questa fase del gotico francese. Carattere

fiabesco ma oramai erano esaurite le ultime possibilità dell’architettura gotica. In Inghilterra prevalgono

sempre di più le linee diritte rispetto a quelle curve.

Pittura e scultura si sviluppano fuori dall’italia come l’architettura. Mentre il Rinascimento aveva trionfato

in italia su tutta la linea, il 400 nordico rimase ancora fedele alla tradizione gotica.

Nonostante queste differenze i problemi affrontati dagli artisti erano gli stessi: rappresentare arte come

specchio della natura. Lochner

Le idee di Jan Van Eyck vennero adattata anche a metodi più tradizionali come fece

rappresentando la Madonna ancora su sfondo dorato.

Jean Fouquet

Il pittore francese crea rappresentazioni molto simili alla natura reale utilizzando le luci quasi

come Piero della Francesca. Rogier van der Weyden,

Un grande artista nordico che andò a Roma fu sapeva riprodurre figura nei minimi

dettagli portando avanti la concezione prettamente nordica della rappresentazione esatta della realtà.

Da allora gli artisti nordici si sforzarono di conciliare le nuove esigenze imposte dall’arte con il suo antico

fine religioso. Hugo van der Goes

Altro grande pittore fu che rappresenta nella morte della vergine una mirabile

rappresentazione delle varie reazioni dei dodici apostoli dinanzi all’avvenimento.

Alla metà del 400 in Germania venne inventata la stampa, questo diede un notevole impulso alla creazione

di illustrazione per il libro (xilografia, ovvero stampi di legno, e successivamente si passò al rame. Uno dei

Martin Schongaeur.

maggiori incisori del tempo fu

15 L’ARMONIA RAGGIUNTA (la toscana e roma. L’inizio del 500)

Questo periodo è quelo più famoso dell’arte italiana e uno dei più splendidi di ogni tempo. Fu l’epoca di

Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello, Tiziano, Correggio e Giorgione , di Durer e Holbein in Nord

Europa e molti altri.

L’artista oramai non è più artigiano tra gli artigiani fu di diritto un maestro, che non poteva raggiungere la

fama e la gloria senza esplorare i misteri della natura e ricerca le leggi segrete dell’universo. Gli snob

comunque consideravano gli artisti meno importanti dei poeti, questo servì da forte motivazione per gli

artisti. Ad aiutare gli artisti a vincere i pregiudizi fu, ancora una volta, la ricerca di fama da parte dei

mecenati. Molte corti si contendevano i servizi degli artisti più importanti: l’artista si era finalmente

affrancato. Il campo che maggiormente fu sensibile a questo mutamento fu l’architettura. Ma in nessun

altro campo il conflitto tra le esigenze dei mecenati e gli ideali degli artisti fu più pronunciato.

Bramante.

Nel 1506 papa Giulo II volle ricostruire San Pietro e affidò il compito Donato Egli disegno una

chiesa quadrata con una serie di cappelle attorno alla struttura a croce. Il progetto di bramante non venne

mai eseguito e la attuale San Pietro del progetto iniziale ha solo le dimensioni colossali.

Leonardo da Vinci,

Gli artisti fiorentini erano ancora i maestri e uno dei più vecchi era che aveva fatto da

Andrea Verrocchio.

apprendista nella bottega di

Leonardo riteneva che l’artista avesse il compito di esplorare il mondo visibile, in modo completo, intenso e

accurato.

Per lui l’esplorazione della natura era un modo per acquisire conoscenza del mondo visibile di cui aveva

bisogno per la sua arte.

Il suo dipinto dell’Ultima cena fu il primo modo di vedere l’episodio cosi verosimilmente.

Era risalito al testo sacro per rappresentarlo nel migliore dei modi.

Leonardo raggiunse una straordinaria combinazione tra la composizione dei soggetti e del realismo, tutto è

armonioso e privo di forzature.

Altra opera famosissima è la Monna Lisa che sembra davvero guardarci.

La sua espressione è misteriosa e priva di ogni rigidità a differenza di alcune opere contemporanee. Questo

è stato possibile grazie all’utilizzo da parte di Leonardo dello sfumato soprattutto attorno agli occhi e alla

bocca che ha volutamente lasciato indefinite. Inoltre Leonardo ha osato molto facendo le due metà non

simmetriche. Michelangelo Buonarroti Ghirlandaio.

Il secondo grande Fiorentino fu che aveva fatto tirocinio dal

Fece un lavoro molto minuzioso sullo studio dei corpi che per lui rappresentare un corpo umano non

diventò mai un problema. Venne chiamato da papa Giulio II per farsi fare un sepolcro, che poi però non

venne mai commissionato realmente mandando su tutte le ire l’artista. Il papa lo richiamò poi per dipingere

la cappella sistina, che richiese 4 anni di lavoro che divenne uno dei principali capolavori della storia

dell’arte. La scena principale la creazione di Adamo ruota tutta attorno al tocco tra le dita.

Nella scultura Michelangelo era il migliore e lui concepiva che la figura era già presente all’interno del

blocco di marmo e che l’artista dovesse solamente togliere la pietra che la ricopriva.

la sua fama era enorme sia come pittore che come scultore e tutti volevano una sua opera, ma con l’età

divenne sempre più burbero e l’ultima opera che gli venne commissionata fu la realizzazione della cupola

per la basilica di san pietro. Raffaello,

Altro straordinario artista fu nato a Urbino, che aveva fatto tirocinio dal Perugino, per il quale i

problemi che avevano assillato gli artisti precedenti non erano così insuperabili (aveva anche appreso lo

sfumato di Leonardo). Quando arrivò a Firenze si trovò nel pieno della sfida tra Leonardo e Michelangelo.

Raffello era di indole dolce e questo gli permise di lavorare per molti mecenati.

I suoi quadri più famosi raffigurano madonne con bambine, che diventarono dei modelli da imitare come lo

furono le opere di Fidia e Prassitele.

Giulio II lo chiamò a Roma per decorare alcune stanze del vaticano.

Altra opera mirabile è l’affresco che rappresenta Galatea e i suoi compagni. Qui la bellezza è sorprendente

e ogni figura è bilanciata da un’altra. Altra cosa che sorprende di Raffaello è la pura bellezza delle figure,

egli aveva abbandonato la fedele imitazione della natura per rifarsi a un tipo immaginario di bellezza

regolare, riusciva a idealizzare senza mettere in pericolo la vivacità e la spontaneità dell’opera.

Alla fine divenne anche architetto e progetto chiese, ville e palazzi.

16) LUCE E COLORE ( Venezia e l’Italia settentrionale del primo 500)

Venezia fu una delle ultime città che accetto lo stile rinascimentale e l’applicazione brunelleschiana delle

forme classica, ma una volta adottata le infuse gaiezza.

Uno degli edifici più caratteristici di questo stile è la “Libreria” di San Marco fatta dal Sansovino. Stile

ripreso dal colosseo: ordine dorico per il piano inferiore e ordine ionico per quello superiore.

I pittori veneziani pare non considerassero i colori come un accessorio alla pittura.

Giovanni Bellini per esempio usava i colori per colpire con la loro pastosità infondendo un effetto luminoso

e splendente alle sue opere. Riusciva a infondere vita a una disposizione semplice e simmetrica senza

sovvertirne l’ordine.

Da lui fecero tirocinio Giorgione e Tiziano che chiaramente seguirono il maestro nell’utilizzo dei colori e

della luce per conferire unità alle opere.

Giorgione raggiunse i risultati più rivoluzionari (es. La tempesta). Nei suoi quadri dove non c’è un’eccessiva

cura nella composizione il dipinto raggiunge un’unità grazie alla luce e all’atmosfera che li permeano.

Tiziano Vecellio raggiunse una fama pari a quella che raggiunse Michelangelo.

La sua estrema perizia gli permise di trascurare le venerate regole della composizione e di affidarsi al colore

per ripristinare un’armonia da lui apparentemente infranta (in un dipinto spostò addirittura la vergine dal

centro della scena).

La sua fama tra i contemporanei si basò principalmente sui ritratti. Non c’è da stupirsi si i potenti si

contendevano l’onore di avere il proprio ritratto dipinto da questo maestro. Non che Tiziano tendesse a

rendere la somiglianza in modo particolarmente lusinghiero, ma erano convinti che grazie alla sua arte essi

sarebbero vissuti in eterno. Correggio.

Nelle generazioni successive il più progressista fu il Fu principalmente nel chiaroscuro che egli

elaborò effetti completamente nuovi, destinati a influire grandemente sulle scuole posteriori.

Il Correggio sfrutto ancor più di Tiziano, la scoperta della possibilità di equilibrare la luce e il colore, per far

convergere il nostro sguardo nei punti voluti. Ciò che del Correggio maggiormente imitarono i secoli

successivi fu il suo modo di dipingere volte e cupole delle chiese.

17) DIFFUSIONE DELLE NUOVE CONQUISTE CULTURALI (Germania, Paesi Bassi nel primo 500)

Ci furono 3 tangibili conquiste dei maestri italiani a cui gli artisti stranieri miravano: la scoperta della

prospettiva scientifica, la conoscenza dell’anatomia e infine la conoscenza delle forme architettoniche

classiche che parevano la massima espressione di ogni dignità e bellezza.

Gli architetti avevano la sfida più ardua e ci volle molto tempo prima che l’architettura venisse adottata

d’oltralpe. Alcune opere risultano un miscuglio di richiami classici uniti al gotico, da far orrore agli artisti

italiani.

Un vero artista si sarebbe sforzato di capire fino in fondo o nuovi principi dell’arte per poi decidere se

Albrecht Durer.

applicarli o meno. Uno di questi artisti era Una delle sue prime opere è un grande esercizio

di tecnica, le xilografie per l’Apocalisse di san Giovanni. In questo opera sono state scartate tutte le

posizioni tradizionali per rendere elegante la lotta dell’eroe contro un nemico mortale.

I suoi studi mostrano che il suo scopo era quello di contemplare la bellezza della natura e copiarla con

pazienza e fedeltà quanto nessun altro artista, dal momento che Jan Van Eyck aveva mostrato ai pittori del

Nord che loro compito era rispecchiare la natura.

La sua enorme pazienza di riportare tutti i dettagli della natura fanno di lui un incisore nato.

C’era un fine che l’arte gotica aveva pressoché escluso e che veniva ora in primo piano nell’interesse

generale: la rappresentazione del corpo umano nel pieno di quella bellezza che gli aveva conferito l’arte

classica.

Per Durer non era un problema semplice: mancava di una tradizione che lo guidasse. Cercò una ricetta

sicura per rappresentare il corpo umano e la trovò negli scritti degli autori classici sulle proporzioni ideali

della figura. Uno dei primi studi fu l’incisione di Adamo ed Eva. Le figure non erano armoniose ma questo

impaccio sparisce che ci si rende conto che Durer non ha rinnegato il suo vero io per servire nuovi idoli.

Anche nel Nord gli artisti più famosi avevano vinto i pregiudizi sul lavoro manuale.

Ma è strano che dell’unico pittore paragonabile a Durer non si sappia con certezza il nome.

Mathis Gothard Nithardt Grunewald.

Si ritiene sia o Questo artista conosceva le nuove scoperte dell’arte

italiana ma se ne servì solamente fin quando gli parevano adattarsi alla sua personale concezione di arte.

Nelle sue opere non c’è traccia di bellezza ma forte espressione del dolore e il rosso del sangue.

Nel quadro del giovanni battista le figure hanno dimensioni assai diverse.

L’opera di Grunewald ci può dunque ricordare che l’artista può essere grande anche senza essere

“rivoluzionario”. Lucas Cranach,

Il terzo illustre tedesco della generazione di Durer fu che venne sedotto dalle alture

dell’italia settentrionale tanto da ambientarci le sue opere. Negli anni più maturi alla corte di Sassonia

diventò un pittore elegante e alla moda.

Albrecht Altdorfer fu il primo a dipingere solamente un paesaggio.

Gli artisti che si sforzarono di assimilare la nuova scienza erano intimamente combattuti tra l’amore per i

vecchi canoni e l’amore per i nuovi.

Mabuse sembra che voglia dare prova della sua abilità e della conoscenza delle conquiste italiane: l’insieme

è affascinante ma privo si semplice armonia.

Bosch

In Olanda dimostrò che le conquiste pittoriche potevano essere usate al rovescio e offrirci

ugualmente un quadro plausibile di cose mai viste da occhio umano: faceva principalmente

rappresentazioni spaventose. Per la prima volta e forse l’ultima un artista era riuscito a dare forma concreta

e sensibile ai terrori che avevano pesato come un incubo sull’uomo del medioevo.

18 UNA CRISI DELL’ARTE (Europa, tardo 500)

Gli artisti italiani del 500 avevano raggiunto il massimo nella pittura, nessun problema di disegna sembrava

loro troppo arduo. Ci sia chiedeva se non rimanesse nulla da fare, se tutto era già stato fatto. I giovani

artisti iniziarono a copiare le opere dei loro predecessori ma il risultato spesso era ridicolo.

Alcuni critici si resero conto che questi pittori erano andati fuori strada solo perché imitavano la maniera e

“manierismo”.

non lo spirito delle opere michelangiolesche, definendo questo periodo come

Alcuni artisti vollero superare i maestri in inventiva, creando quadri pieni di sapienza e significato, ma

risultando spesso oscuri. Alcuni ancora vollero attirare l’attenzione facendo opere meno naturali.

Dai loro tentativi nacquero disegni divertenti. Altri architetti vollero superare i maestri nelle’erudizione

Andrea Palladio.

della conoscenza degli autori classici, come fece

Benvenuto Cellini è un autentico prodotto del suo tempo. Per lui essere artista non significava essere un

rispettabile e tranquillo proprietario di bottega, ma piuttosto un virtuoso, per i cui favori rivaleggiassero

principi e cardinali. Febbrili tentativi di creare qualcosa di nuovo, interessante e originale.

Parmigianino.

Lo stesso spirito lo troviamo nel Gli artisti come lui che deliberatamente crearono qualcosa

di nuovo e inatteso anche a spese della bellezza naturale stabilita dai grandi maestri furono forse i primi

pittori moderni.

Giambologna si propose di attuare l’impossibile, una statua che sfidasse il peso della materia.

Tintoretto.

Uno dei più grandi maestri del tardo 500 fu

Questi deve aver sentito che i quadri del Tiziano tendevano più a piacere che a commuovere. A ragione o a

torto decise di raccontare le stesse storie in maniera diversa, capace di dare un brivido allo spettatore e


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Scienze della Comunicazione
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher zanespace di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte greca e romana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Busana Maria Stella.

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