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POLITECNICO DI BARI

Ingegneria Edile

STORIA DELL’ARCHITETTURA

Francesco Mongelli

- J. G , Costruttori di Cattedrali, Jaca Book, Milano 1982;

IMPEL

S , La cattedrale gotica, Il Mulino Bologna 1988;

- O. VON IMSON

P , Suger abate di Saint-Denis, in I , Il significato nelle arti visive, Torino, Einaudi, 1962;

- E. ANOFSKY DEM

F , Il Gotico, da L’arte dell’Occidente, intr. e note di Jean Bony, Torino, Einaudi, 1965 e 1987;

- H. OCILLON

G , La città medievale,Laterza Roma-Bari 2003;

- A. ROHMANN

- C. D S , Architetture della fede, Bruno Mondadori, Milano;

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L. B , Storia dell’architettura del rinascimento, Laterza, Roma-Bari , 1978, 2002;

- ENEVOLO

W. L , Architettura in Italia. 1500 - 1600, Rizzoli, Milano 1997;

- OTZ

A. M , V.M L (a cura di) Rinascimento: da Brunelleschi a Michelangelo.La rappresentazione dell’architettura, catalogo

- H. ILLON AGNAGO AMPUGNANI

della mostra di Venezia a cura di, Bompiani, Milano 1994;

- M. T , Ricerca del Rinascimento: principi, città, architetti, Einaudi, Torino 1992;

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- CKERMANN , Architettura del Rinascimento Italiano, Skira, Milano 2009;

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C , R. T (a cura di), Il secondo Cinquecento 2001; A. S (a cura di), Il Seicento, 2003; G. C , E.

Primo Cinquecento 2002;C. ONFORTI UTTLE COTTI URCIO

K , Il Settecento, 2000; A. R (a cura di), L’Ottocento, 2005;

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- LUNT , Roma barocca,Laterza Roma-Bari 1973;

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YKWERT

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- ATETTA

B. B , European Architecture 1750-1890, Oxford University Press, Oxford 2000.

- ERGDOLL

Durante lo svolgimento del corso, saranno poi segnalate le tante monografie sui singoli architetti.

Elenco delle opere

L’elenco comprende le opere che sarà necessario conoscere sia pure in maniera generale per sostenere l’esame; per quelle segnate in neretto si

riterrà indispensabile invece una conoscenza approfondita.

1. Architettura greca: il tempio greco; Tempio di Zeus ad Olimpia; Templi della Magna Grecia; acropoli di Atene, in particolare: Partenone,

Propilei, Eretteo, tempio di Athena Nike; il Teatro e i santuari panellenici, in particolare: Teatro di Epidauro; Santuario di Apollo a Delfi;

2. Architettura romana: il tempio romano, il foro romano, Tempio di Giove Capitolino, Fori Imperiali, Foro di Augusto, Tempio di Marte Ultore,

Basilica romana e le Terme; la Costruzione del Territorio e della Città: centuriazione emiliana, acquedotti, strade consolari;

Pantheon, la

3. Architettura tardo antica, paleocristiana bizantina: la Basilica paleocristiana, Antica S. Pietro, S. Giovanni in Laterano, S. Costanza, S.

Stefano Rotondo, SS. Sergio e Bacco, S. Irene, S. Sofia, S. Vitale;

4. Architettura carolingia, ottoniana e romanica: Cappella Palatina ad Aquisgrana, S. Marco a Venezia; la chiesa romanica: San Michele a

Hildesheim Abbazia di Cluny, St. Philibert a Tournus, St. Etienne a Caen, le chiese di Pellegrinaggio (Santiago di Compostela) S. Ambrogio,

Duomo di Modena, Duomo di Pisa e campo dei Miracoli, S. Miniato al Monte, battistero di S. Giovanni a Firenze; il Romanico pugliese;

5. Architettura gotica: la chiesa gotica, St Denis, Cattedrali di Noyon, Laon, Parigi, Cattedrali di Chartres, di Reims, di Amiens, di Beauvais,

Saint Chapelle;la chiesa cistercense (Fossanova), chiese degli ordini mendicanti, S. Francesco ad Assisi, S. Croce, S. Maria Novella, S.

Fortunato a Todi, Duomo di Orvieto, di Siena, di Firenze, di Milano;

6. Architettura del 400: Brunelleschi, Alberti e l’Umanesimo; Cupola di S. Maria del Fiore, Ospedale degli Innocenti, Sagrestia vecchia, S.

Lorenzo, Cappella dei Pazzi, S. Spirito a Firenze; Tempio malatestiano a Rimini; facciata di S. Maria Novella, Palazzo Rucellai a Firenze;

S. Andrea e S. Sebastiano a Mantova, Pienza, Palazzo ducale di Urbino;

7. Architettura del primo Cinquecento: Bramante, Raffaello, Antonio da Sangallo, Peruzzi, Giulio Romano, Sammicheli, Sansovino; S. Maria

presso S. Satiro, S. Maria delle Grazie, Chiostro di S. Maria della Pace, Tempietto di S. Pietro in Montorio, Cortile del Belvedere, S. Pietro,

Coro di S. Maria del Popolo, Palazzo Caprini, Cappella Chigi, Villa Madama, Villa Farnesina, Palazzo Massimo, Palazzo Baldassini, Palazzo

Farnese, Palazzo Maccarani, Villa Lante, Palazzo Te, Cortile della Cavallerizza, Porta Palio, Porta Nuova, Palazzo Canossa, Palazzo Pompei,

Palazzo Bevilacqua, Madonna di Campagna, Palazzo Grimani, Piazza S. Marco e Libreria Marciana, Palazzo della Zecca;

8. Architettura del secondo Cinquecento: Michelangelo, Vignola, Maderno, Palladio Facciata di S. Lorenzo, Sacrestia Nuova di S. Lorenzo,

Biblioteca Laurenziana, Campidoglio, Palazzo Farnese, S. Pietro, Porta Pia, Basilica Palladiana a Vicenza, Palazzo Chiericati, Palazzo

Valmarana, Palazzo Thiene, Loggia del Capitanio, Villa Emo, Villa Barbaro, Villa La Malcontenta, Villa “La Rotonda”, S. Giorgio Maggiore,

Chiesa del Redentore Villa Giulia, Villa Farnese a Caprarola, Chiesa del Gesù, S.Andrea in via Flaminia, S.Anna dei Palafrenieri, Facciata di

S. Susanna, S. Pietro, Palazzo Barberini;

9. Architettura del 600: Bernini, Borromini, Pietro da Cortona; Longhena, Guarini; Baldacchino di S.Pietro, Scala Regia e Piazza di S.Pietro,

S. Bibiana, S. Maria Assunta ad Ariccia, Cappella Cornaro, S. Andrea al Quirinale, Progetti per il Louvre, Palazzo Chigi-Odescalchi, S. Carlino

alle Quattro Fontane, Oratorio dei Filippini, S. Ivo alla Sapienza, Restauro di S.Giovanni in Laterano, S. Agnese, Palazzo e chiesa di

Propaganda Fide, S.S.Luca e Martina, Casale del Pigneto, Facciata di S. Maria della Pace, S. Maria in Via Lata, S. Maria in Campitelli, Chiese

gemelle di piazza del Popolo, S. Marcello al Corso; S. Maria della Salute a Venezia; Cappella della Sacra Sindone, S. Lorenzo, Palazzo

Carignano a Torino;

10. Architettura del 700: Juvarra, Vanvitelli, Fuga e il neoclassicismo; Stupinigi, Palazzo Madama, Basilica di Superga, S. Maria del

Carmine, Reggia di Caserta, Ss. Annunziata a Napoli, Albergo dei poveri, Scalinata di piazza di Spagna, Facciata di S. Giovanni in Laterano,

Palazzo della Consulta, S. Maria Maggiore, Palazzo Corsini, Palazzo Doria Pamphili, piazza S. Ignazio, Fontana di Trevi, Museo Pio-

Clementino, piazza del Popolo. 4

STORIA DELL’ARCHITETTURA

INTRODUZIONE

Cos’è la storia?

La storia è un’attività volta a descrivere e a spiegare il passato. Dando questa definizione, però, perderemmo tutto l’interesse

nello scoprire cosa veramente è stato; per questo bisogna interpretare il termine storia in maniera differente. Infatti, Studiare

un libro di Storia non vuol dire limitarsi a capire cosa è successo nell’antico ma vuol dire fare un viaggio interessante in un

mondo nuovo: questo viaggio porta “nel passato”.

Studiare la Storia è importante: infatti sapere come gli uomini e le donne vivevano

nel passato, che cosa facevano, quale religione avevano, aiuta a capire ciò che

accade nel presente.

La Storia vuole raccontare i fatti del passato come sono realmente accaduti, e per fare questo lo studioso e lo storico hanno

bisogno di conoscere gli “strumenti” per affrontare questo viaggio. Tra questi elementi troviamo le fonti, divisibili in:

documenti, fonti letterarie, manufatti, oggetti, manoscritti, fonti stampate e archivi.

Infine possiamo dire che la storia è l' insieme delle azioni umane più o meno importanti, e che oltre a portarci alla situazione

attuale è riuscita a farci porre questa domanda di grande interesse.

Cos’è l’architettura?

L’architettura è una disciplina che ordina e organizza i luoghi e gli spazi dove sono svolte le attività quotidiane dell’uomo,

ossia abitare, lavorare e crescere.

Essa nasce per soddisfare le necessità biologiche dell'uomo: quali la protezione dagli agenti atmosferici, e per questo,

l’architettura è tra le discipline maggiormente presenti in tutte le civiltà.

L’architettura intesa in senso nobile è un’arte, Vitruvio, infatti, dà una delle definizioni più importanti e antiche del termine,

scomponendolo in tre fattori importanti: “utilitas” (ossia utilità), “firmitas” (ossia stabilità) , “venustas” (ossia bellezza o

piacere). Senza stabilità l'architettura è pericolosa ed effimera; senza utilità l'architettura fine a sé stessa è semplicemente una

scultura in larga scala; senza bellezza (come sottolineano Ruskin, Le Corbusier e Pevsner) si parla solo di edilizia.

Ma la definizione di architettura è cambiata nel tempo. Se Vitruvio, nel 30 a.C. , diceva che “L'architettura è una scienza, che

è adornata di molte cognizioni, e colla quale si regolano tutti i lavori, che si fanno in ogni arte”, nel 1780 c’è chi lo

contraddice, ossia Etienne-Louis Boullée, che risponde così alla nostra domanda: “Cos'è l'architettura? La definirò io, con

Vitruvio, l'arte del costruire? Certamente no”.

Passando per Le Corbusier che descrive L'architettura come “il gioco sapiente, rigoroso e magnifico dei volumi nella luce”,

arriviamo al contemporaneo Renzo Piano, che in un certo senso ritorna alla più antica delle definizioni dicendo:

“L'architettura è la più antica professione sulla terra, l'arte del costruire, ma anche l'arte di rappresentare le cose”.

L’architettura, inoltre, è quella attività umana essenzialmente rivolta a programmare, configurare e costruire luoghi fissi di

vita dell’uomo. Questi cambiano in base alle sue necessità: ad esempio l’edificio sacro in un primo momento storico era il

Tempio, ossia la casa di Dio, poi in un secondo momento è stata accantonata l’idea di questo luogo di culto, per passare alla

chiesa ossia la comunità dei cristiani.

L’architettura non rimane sempre identica a se stessa, ma cambia e muta nel tempo: ad esempio il Pantheon a Roma, nasce

come tempio di tutti gli dei ma poi All'inizio del VII secolo il Pantheon è stato convertito in chiesa cristiana, chiamata Santa

Maria ad Martyres, il che gli ha consentito di sopravvivere quasi integro alle spoliazioni apportate agli edifici della Roma

classica dai papi.

Ma l’architettura per essere piena di “utilitas” e “firmitas” deve essere costruita con materiali nobili come il legno e la

muratura, ossia materiali inerti e mattoni.

Il legno oltre ad essere usato frequentemente per elementi di arredamento, rivestimenti, pavimenti, e pannellature, svolge un

ruolo importante nelle strutture orizzontali edilizie, come solai e tetto. Infatti come nel resto del mondo, anche in Italia il

legno strutturale è stato largamente usato come materia prima per la costruzione di case ed altri edifici fino agli anni venti del

XX secolo. In seguito, tramite il “processo di litizzazione”, il legno è stato sostituito dal mattone e dal cemento. Quindi le

antiche costruzioni in legno, gia nel VII sec. a.C. , cominciano ad essere tramutate in pietra per cause esterne ed interne.

Anche la forte influenza dell’architettura egiziana spinse i costruttori greci ad introdurre in maniera massiccia l’uso della

pietra nelle costruzioni; quindi a soppiantare il legno con la pietra. Tra le cause interne del disuso del legno c’è sicuramente

l’introduzione dei tetti in terracotta che pesano molto (una tegola media pesa intorno ai 70 – 80 kg), perciò il tetto, per un

tempio, interamente in terracotta richiedeva l’uso per lo meno di elementi verticali portanti molto solidi, quindi il legno non

andava più bene e si passò alla pietra.

La muratura quindi diventò il perno di tutta l’architettura classica e moderna, sviluppandosi in maniera sistematica con

l'avvento delle grandi civiltà urbane e segnando il passaggio da tecniche edilizie legate al legno, alla paglia, alle pelli per

passare ad un periodo più maturo di edifici più duraturi e solidi.

Oltre alle strutture orizzontali (predisposte in un primo momento dal legno e poi dalla pietra), troviamo le strutture verticali,

ossia le pareti, facciate e vuoti (finestre, porte). Quest’ultimo elemento è presente in tutte le architetture e il ritmo dei vuoti e

delle aperture dipendono proprio da com’è distribuito l’edificio.

Andando ad analizzare l’architettura, essa può essere identificata come un’arte artificiale anche se si pensa che tutta

l’architettura classica nasce dalla “Capanna Primitiva”.

Dopo aver analizzato l’architettura, per capire meglio l’uso dei materiali e delle costruzioni possiamo esaminare alcuni

edifici importanti per le loro tecniche edilizie.

Ad esempio il Palazzo Farnese, importante esempio d'architettura rinascimentale cinquecentesca, che domina l'omonima

piazza, nel rione Regola di Roma.

Il progetto originario fu affidato ad Antonio da Sangallo il Giovane, chiamato nel 1514 d.C. da Paolo III alla direzione del

cantiere del palazzo che oggi i romani chiamano famigliarmente "il dado". I lavori, che videro la conclusione solo nel 1589

d.C. per volontà del Cardinale Alessandro Farnese, furono proseguiti da Michelangelo, a cui si attribuisce il cornicione che

delimita le facciate, il balcone e la sistemazione del cortile interno. La facciata, che prospetta su piazza Farnese, presenta due

ordini da tredici finestre. Al piano terreno si aprono, invece, dodici finestre inferriate con davanzale retto da mensole, al di

sotto delle quali vi è un sedile che si estende per tutto il prospetto, e un portone aggettante decorato da bugne disposte a

raggiera.

Il portale è sormontato da una loggia balaustrata del Sangallo, modificata da Michelangelo, con una finestra centrale

incorniciata ai lati da quattro colonne verdi, provenienti dalle Terme delle Acque Albume, e sul cui architrave campeggia lo

stemma di Paolo III con i gigli. Al primo piano, troviamo, tredici finestre architravate, con semicolonne corinzie ai lati e

timpani triangolari e centinati alternati. Al secondo piano, sono sempre disposte tredici finestre centinate con semicolonne

ioniche su mensole e timpani triangolari. Al disopra si ammira lo splendido cornicione a mensole di Michelangelo, con una

decorazione ad ovoli, dentelli, e un fregio a gigli dei Farnese. La stessa decorazione si ripete sulle facciate di via del

Mascherone e via dei Farnesi, che presentano quindici finestre per piano, tranne al pian terreno dove si apre un portone

centrale ad arco.

Un altro importante esempio di architettura è il Palazzo Massimo sempre a Roma, che rappresenta il capolavoro

dell'architetto Baldassarre Peruzzi e fa parte di un complesso edilizio più vasto e di più antica storia, sede della famiglia

Massimo (o Massimi).

Parlando di strutture verticali, non possiamo tralasciare la facciata del palazzo cinquecentesco. Essa si adatta alla facciata

dell’Odeon (teatro coperto) del I sec. , poiché è porticata e curvilinea, rendendo il palazzo più maestoso ed imponente.

Inedita è pure la conformazione dei portici del cortile, costituiti da due logge architravate sovrapposte, chiuse alla sommità da

un terzo piano aperto da finestre rettangolari larghe quanto il sottostante colonnato. Proprio le finestre sono un altro elemento

importante della facciata in bugnato del palazzo: le cornici delle sette finestre presenti, disposte su tre file, cambiano secondo

il piano.

Come abbiamo potuto ben capire da questi due esempi, la facciata occupa un ruolo molto importante nella storia della

costruzione di un edificio: affinché essa sia “firmitas”, e che quindi debba durare nel tempo, la facciata ha bisogno di

strutture murarie ben costruite.

La muratura è un organismo strutturale composto da materiali inerti (pietra, mattoni) riuniti per sovrapposizione per

costruire un elemento unico. Un muro deve garantire alla struttura: una funzione portante, una protezione dagli agenti

atmosferici, un isolamento termico ed acustico, una sicurezza dal fuoco e dagli eventi sismici. I muri di cui si tratta in questo

contesto prendono il nome di muri in elevazione. In base alla tecnica di costruzione si categorizzano in: muri a secco (sono

costruiti senza l’ausilio di leganti), muri con malte, muri di getto (vengono realizzati con materiali vari, nelle cavità del

terreno con l’ausilio delle casseforme).

Le murature in pietra a secco sono un metodo costruttivo usato fin dall’antichità per la sua semplicità di messa in opera. Il

muro in pietra a secco di norma era spesso 50 cm e non superava l’altezza di 160 cm. Esse si dividono in: mura di Corli

(semplice sovrapposizione di pietre, con spazio tra una pietra e l’altra), mura di Norba, muro di Palestrina, muro di Villa a

Poggio Mirteto.

Poi tra una pietra e l'altra fu usato un legamento (grappe, tasselli, malta...) per creare una superficie compatta e per legare

saldamente le pietre tra loro. La malta riveste una particolare importanza nel risultato finale della muratura, e sono importanti

variabili la quantità e la qualità impiegate di essa.

Infine per la realizzazione dei muri di getto, bisogna predisporre una cassaforma lungo il perimetro del muro, per evitare che

il getto possa modificare l’allineamento della stessa, al cui interno bisogna operare una gettata di cemento. Ovviamente,

come tutte le costruzioni, il muro di calcestruzzo non può che essere poggiato su un minimo di fondazioni.

Quest’ultime devono essere proporzionate alle dimensioni del muro. In linea di massima, la buca per le fondazioni deve

presentare una larghezza doppia rispetto a quella del muro ed una profondità adeguata all’altezza dello stesso.

Nelle facciate sono anche presenti dei vuoti dove possiamo trovare finestre, porte o archi. Per la collocazione di questi

elementi abbiamo bisogno di alcuni sistemi con cui possiamo collegare gli spazi vuoti. Il più antico (poiché la sua forma

ricorda molto quella dei Dolmen) è il sistema trilitico ossia una struttura formata da due elementi disposti in verticale

(piedritti) e un terzo appoggiato orizzontalmente sopra di essi, a formare una sorta di porta. In questo sistema, l’elemento

orizzontale, detto trave, è soggetto a flessione poiché le sue fibre tendono a comprimersi nella parte superiore e a tendersi

nella parte inferiore. Gli elementi verticali, detti pilastri, invece, sopportano il peso e sono soggetti a compressione semplice e

le loro fibre tendono a schiacciarsi uniformemente.

Altro molto importante, è il sistema a capriate, tradizionalmente realizzato in legno, formato da una travatura reticolare piana

posta in verticale ed usata come elemento base di una copertura a falde inclinate. La capriata ha il vantaggio di annullare le

spinte orizzontali grazie alla sua struttura triangolare nella quale l'elemento orizzontale (catena) elimina le spinte di quelli

inclinati (puntoni). Gli elementi della capriata sono: i puntoni (le travi inclinate che determinano la pendenza del tetto), la

corda (o catena, è la base del triangolo della capriata), il monaco (è l'elemento verticale presente all'interno della capriata e ha

il compito di mantenere salda la struttura), la saetta (sono gli elementi con inclinazione opposta a quella dei puntoni che

limitano l'inflessione dei puntoni stessi, scaricando sul monaco la forza di compressione a cui sono sottoposte), la

controcatena (collega orizzontalmente i puntoni in punti intermedi, presente solo in capriate con grandi dimensioni) e la

sottocatena (eventuali travi di rinforzo).

Altro elemento strutturale molto importante delle facciate è sicuramente l’arco: ha una forma

curva che si appoggia su due piedritti e tipicamente (ma non necessariamente) è sospeso su uno

spazio vuoto. Da un punto di vista costruttivo l'arco svolge la stessa funzione dell'architrave,

ma con un diverso funzionamento statico. Mentre, infatti, l'architrave è una struttura non

spingente (che scarica, in altre parole, il peso solo in verticale), l'arco è una delle più tipiche

strutture spingenti, perché genera spinte laterali, quindi anche orizzontali.

L’arco presenta numerosi elementi: la chiave d'arco (il cuneo centrale alla sommità dell'arco),

l’estradosso (la superficie esteriore dell'arco), il piedritto (il sostegno generico sul quale si

poggia l’arco), l’intradosso (la superficie inferiore dell’arco), la freccia (è la distanza massima

verticale tra la sommità dell'intradosso e la linea d'imposta dell'arco), la corda (la distanza tra i

due piedritti), il rinfianco (struttura muraria che circonda l'arco e ne sostiene le spinte laterali),

il piano d’imposta (la retta che passa dove inizia l'arco e finiscono i piedritti) e il fronte (la

facciata dell’arco).

Gli archi possono essere di vari tipi, a seconda della forma geometrica e della funzione, e i più importanti sono: arco a tutto

sesto, arco ribassato, arco rampante, arco a sesto acuto, arco rialzato.

L’arco a tutto sesto è la tipologia più semplice di arco e prevede che il centro verso il quale convergono i

giunti si trovi sulla linea d'imposta, cioè su quella linea che unisce i punti dove finiscono i sostegni e

inizia l'arco.  Un arco si dice ribassato o scemo quando il rapporto fra la freccia ed il raggio è

inferiore ad 1, ovvero quando il centro verso il quale tendono i giunti dei cunei si

trova più in basso della linea d'imposta.

L'arco a sesto acuto è un arco bicentrico che contempli arcate appartenenti a

circonferenze con raggio maggiore o uguale alla base dell'arco stesso.

 Un arco si dice rialzato quando il centro verso il quale tendono i giunti si trova al di

sopra della linea d'imposta.

Prima di costruire un arco è necessario avere una struttura in legno delle stesse forme dell’arco in pietra,

per far scaricare, durante la costruzione, il peso delle forze della temporanea costruzione. Una volta finito

questo processo la struttura in legno potrà essere eliminata e l’arco sarà mantenuto grazie allo scarico dei

suoi stessi mattoni.

L'arco è anche alla base di strutture tridimensionali come la volta, che è ottenuta geometricamente dalla traslazione o dalla

rotazione di archi.

Esse si dividono in volte semplici (il cui intradosso appartiene ad un'unica superficie geometrica) e volte composte (il cui

estradosso è costituito da più superfici geometriche ). Le prime sono: le volte cilindriche o a botte, le volte cilindroiche, le

volte coniche, le volte canoidiche (tipo elica), le volte di rivoluzione o cupole, le volte anulari, le volte elicoidali e le volti a

vela. Quelle composte sono: le volte a crociera, le volte a padiglione, le volte a botte con testa di padiglione, le volte a schifo,

le volte a schifo con padiglione, le volte lunilateo lunettate.

Ma un’architettura per essere “venustas” e quindi per mirare al bello deve seguire dei certi canoni dettati dagli ordini

architettonici: la prima descrizione scritta degli ordini architettonici si rinviene nell’antico trattato vitruviano De

Architectura libri decem, risalente al I sec. a.C. Vitruvio vi presenta gli ordini dorico, ionico e corinzio, accennando anche ad

un quarto ordine, quello toscano, mentre non cita affatto l’ordine composito. Le origini degli ordini architettonici sono

riconducibili alla necessità di un linguaggio comune fondato su elementi convenzionali. Probabilmente, l’intenzione di

cristallizzare in qualcosa di più duraturo gli elementi di una primitiva costruzione che aveva assunto carattere sacrale fece

copiare in pietra i primitivi elementi lignei; in seguito si copiarono queste riproduzioni, iterando il procedimento fino a

pervenire a una formula stabile e accettata. In questo senso, gli ordini sono configurabili come strumento di riduzione "di una

realtà complessa a un numero discreto di elementi architettonici che consentano di rappresentarne stabilmente la logica"

permettendo la continuità e la permanenza dell’esperienza classica nel tempo.

L’ordine viene tripartito in: piedistallo, colonna e trabeazione. Partendo dal basso il piedistallo è suddiviso in zoccolo, dado e

cimasa; la colonna è suddivisa in base, fusto e capitello mentre la trabeazione presenta l’architrave, il fregio, e la cornice.

Vitruvio, nel Libro IV del De Architectura, narra che l’ordine dorico fu inventato da Doro, figlio di Elleno quando costruì ad

Argo un tempio dedicato ad Hera. Successivamente, fu però Ione a stabilire i rapporti tra le parti dell’ordine dorico

tramandato nei secoli. Con l’incarico di costruire tredici colonie in Asia, costui non riuscendo a rammentare le proporzioni

che aveva ammirate nelle colonne del tempio di Doro ad Argo e, volendo pervenire a un risultato insieme bello e possente, si

riferì ai rapporti tra la pianta del piede e l’altezza dell’uomo, fissandoli nel valore di 1:6.

Il secondo ordine vitruviano, lo ionico, fu creato dallo stesso Ione che, chiamato ad edificare un tempio in onore della dea

Diana, le volle dedicare una costruzione ispirata alla sua femminilità.

Vitruvio stabilì, perciò, che nell’ordine ionico il diametro della colonna e la sua altezza fossero in rapporto di 1:8 e che le

forme del capitello simulassero una capigliatura femminile ondulata.

Il terzo ordine presentato da Vitruvio è il corinzio, il cui mito descrive la storia di un matrimonio mancato di una giovane di

Corinto, morta poco prima delle nozze.

Sulla tomba della donna, la sua nutrice

pose un canestro recante tazze che fu

ricoperto con una lastra lapidea. Alla base

del canestro crebbe una pianta di acanto

che, arrivata alla lastra di copertura,

ripiegò le proprie foglie verso il basso,

assumendo la singolare configurazione

che è divenuta propria del capitello

corinzio.

L’ordine tuscanico fu descritto da

Vitruvio, che gli attribuì un'origine

etrusca. In realtà è un adattamento in terra

italica dell'ordine dorico, di cui mantiene

quasi tutte le caratteristiche più

importanti, anche se generalmente

abbandonava il fusto scalanato e se

l'echino era molto ridotto di spessore. La

distinzione dal dorico è spesso

accademica e difficile da interpretare nelle

realizzazioni architettoniche. La base

propriamente tuscanica è costituito da un

semplice toro, o modanatura con profilo a

semicerchio convesso. Il fusto riprende lo

stile dorico, anche se tuttavia molti dei fusti che oggi sembrano lisci avevano in realtà in origine un rivestimento in stucco

che riproduceva le scanalature, oggi scomparso. L’abaco e il capitello sono piu grossi rispetto agli altri stili mentre

l’architrave, il fregio e la cornice sono molto simili a quelli dell’ordine dorico.

Dell’ordine composito, Vitruvio non ne parla: è uno degli ordini architettonici dell’architettura romana ed è caratterizzato

dalla sintesi del ordine ionico italico e corinzio.

Il capitello composito fu inventato dai romani dopo il 25 a.C., infatti, proprio per questo, Vitruvio non menziona quest'ordine

tra i suoi, e le sue applicazioni nell'architettura romana ebbero molteplici funzioni decorative.

La colonna è formata da una base simile a quella corinzia, il fusto è alto dieci volte il suo diametro, e quindi, questo, rende la

colonna slanciata. Infine il capitello raccoglie dall'ordine ionico le volute sugli spigoli mentre dall'ordine corinzio le foglie

d'acanto.L'architrave è diviso in tre fasce sulla quale è sormontato il fregio con la decorazione a bassorilievo e infine la

cornice e decorata da dentelli.

L’ordine architettonico ha dato adito a tantissime interpretazioni, dandogli anche una doppia natura poiché viene esposto

oltre che nel sistema trilitico, ma anche sulla parete dell’edificio architettonico.

Proprio per questo l’ordine architettonico non è mai soltanto una decorazione, ma un modo per suggerire l’organizzazione

dello spazio in maniera statica.

Prendendo in esame la Sagrestia Vecchia di San Lorenzo di Brunelleschi, capiamo subito che venne

concepita come un ambiente autonomo, anche se in comunicazione con la chiesa. L'architettura è

impostata su valori chiari e limpidi della geometria solida, con uno spazio cubico sormontato da

cupola, schema che si ripete, in dimensioni minori, nella scarsella, movimentata però da nicchie.

Non solo nel sistema trilitico, quindi, ma anche sulla parete viene applicato l’ordine architettonico: Le

pareti sono scandite da grandi archi a tutto sesto, che nelle zone al di sotto della cupola formano agli

angoli quattro vele, dove vennero poi inseriti i medaglioni di Donatello e gli stemmi Medici.

All'altezza della linea d'imposta degli archi corre una trabeazione in pietra serena con la parte centrale

policroma e decorata da tondi con cherubini; essa corre senza soluzione di continuità per tutto il

perimetro, compresa la scarsella. Agli angoli si trovano paraste scanalate di ordine corinzio, che

raddoppiano in spessore nella parete dove si apre la scarsella, così come lo spessore dell'arco centrale.

La Sagrestia Nuova di San Lorenzo, a Firenze, è uno dei capolavori di Michelangelo, che riprende

l’idea dei volumi molto semplici gia adottati da Brunelleschi nella Sagrestia Vecchia, ma dona a

questo ambiente della Basilica un grande senso di innovativa. Partendo dalla stessa pianta della

Sacrestia di Brunelleschi, Michelangelo divise lo spazio in forme più complesse, trattando le pareti

con piani a livelli diversi in piena libertà. Su di esse ritagliò elementi classici come archi, pilastri,

balaustre e cornici, ora in marmo e ora in pietra serena, disposti però in figure e schemi

completamente nuovi e armoniosi. Anche la cupola molto tondeggiante è una novità e in molti oggi

vedono un'anticipazione della cupola di San Pietro che fu progettata dal Buonarroti in tarda età, 30

anni dopo la Sacrestia; l'interno della cupola cassettonato ricorda inoltre il monumento funebre per

eccellenza, il Pantheon di Roma. Quindi riprendendo l’idea del cubo di Brunelleschi, Michelangelo

miscela diversi ordini architettonici dando alla colonna un’impressione corinzia e alla parete un senso

più classicheggiante.

Sagrestia Vecchia

di San Lorenzo

Un altro esempio importante per la libertà dell’uso dell’ordine architettonico è sicuramente la Villa Barbaro di Andrea

Palladio costruita tra il 1550 e il 1560 per la volontà dei fratelli Daniele e Marcantonio Barbaro. Palladio trasformò il

vecchio palazzotto medievale dei Barbaro in una raffinatissima residenza signorile anche grazie all’aiuto di Paolo Veronese,

cui fu assegnato il compito di provvedere alle decorazioni pittoriche, e quello di Alessandro Vittoria, autore delle sculture e

di tutte le decorazioni in stucco degli interni.

Palladio si rifà alle grandi residenze romane, da Villa Giulia a Villa d'Este. La villa si sviluppa infatti orizzontalmente,

mentre il corpo centrale a due piani, che si proietta fortemente in avanti rispetto alle ali porticate, ricorda chiaramente nella

facciata i templi dell'antichità: infatti quattro possenti colonne doriche sorreggono l'architrave e il timpano nel quale il

Vittoria realizzò gli stucchi che riproducono il fastigio della famiglia Barbaro. Palladio quindi si rifà a quell’ordine tipico dei

templi e degli edifici sacri, consacrandolo per la prima volta in un’abitazione di campagna.

Altro elemento innovativo della villa sono sicuramente gli elementi decorativi in stucco realizzati dal Vittoria.

Negli stessi anni della costruzione della Villa Barbaro, fu progettato da

Bramante intorno al 1510, il Palazzo Caprini, simbolo di una nuova tecnica di

costruzione decorativa: il bugnato.

L'edificio era caratterizzato da una facciata su due livelli e cinque campate,

trattata con un possente bugnato al piano inferiore come alto basamento

dell’ordine dorico; il piano superiore era infatti scandito da un ordine gigante di

colonne binate sormontate da una trabeazione completa. Il palazzo era costituito

da un piano terreno destinato a botteghe e da un ammezzato compresi nel

basamento bugnato, da un piano nobile occupato da un grande appartamento

illuminato da finestre a timpano con balaustra, poste nelle campate dell'ordine

ed un piano sottotetto di servizio le cui finestrelle si aprivano nel fregio dorico

della trabeazione.

Il bugnato è una lavorazione muraria utilizzata sin dall'antichità e ripresa, con modalità e forme diverse, in altre epoche e

fino ai giorni nostri.

È costituito da blocchi di pietra sovrapposti a file sfalsate preventivamente lavorate in modo che i giunti orizzontali e

verticali risultano scanalati ed arretrati rispetto al piano di facciata della muratura, con un effetto aggettante di ogni singolo

blocco. Il bugnato si distingue secondo la forma e il rilievo delle bugne, che può essere di diverse dimensioni e forme e con

trattamenti materici rustico, liscio, squadrato, a cuscino, a punta di diamante.Spesso il bugnato interessa in particolare la parte

basamentale dell'edificio, rivelando la sua origine costruttiva, in quanto era pratica edilizia corrente, anche nel medioevo,

costruire la parte bassa di un edificio con robusti blocchi di pietra, mentre i livelli superiori potevano essere in muratura di

minor impegno. Un altro palazzo molto importante per quanto riguarda la lavorazione

decorativa del bugnato è sicuramente Palazzo Maccarani a Roma costruito

da Giulio Romano.

La facciata su piazza S. Eustachio presenta un piano terreno bugnato in cui

si aprono un portale con due lesene a bugne che ritornano nel timpano

triangolare e quattro porte di rimessa; sopra si trova l'ammezzato con quattro

finestre a riquadratura semplice. Sia le aperture del mezzanino che delle

botteghe sono allungate orizzontalmente per cui i conci giganti che le

sovrastano sembrano sospesi tra questi blocchi dando un senso di precarietà

(aumentata dalla pesante cornice marcapiano continua che poggia su blocchi

verticali di bugnato) come avviene nel coevo Palazzo Massimo alle

Colonne.

Al primo piano ci sono cinque finestre a timpani centinati e triangolari,

alternati, e al secondo altrettante ad archi ribassati. La decorazione architettonica prosegue allo stesso modo sui lati

dell'edificio che affacciano su via dei Caprettari e via del Teatro Valle. Sul lato destro è visibile una sopraelevazione

ottocentesca. Dal portale principale si accede ad un cortile, asimmetrico per la necessità di rispettare alcune strutture

precedenti. Il lato d'entrata presenta tre arcate su pilastri con lesene doriche e al di sopra due loggiati: il primo piano con

lesene ioniche, il secondo con colonne corinzie. Gli altri lati sono spartiti da lesene doriche. Sul lato destro, inoltre, si trova

una piccola fontana con una colonna.

Riconducibile al processo di decorazione cittadina, troviamo un altro elemento molto importante ossia l’Arco di Trionfo:

un’architettura trionfale che serve appunto a commemorare il trionfo di un certo personaggio o di una certa battaglia. Questo

tipo di struttura nel tempo diventerà un vero e proprio sistema rappresentativo.

L’ARCHITETTURA GRECA

Le origini della civiltà greca sono assai remote ed incerte. Gli stessi storici greci del V sec. a.C non avendo notizie precise e

attendibili le fanno sconfinare nel mito e nella leggenda. Tali origini devono potersi collocare verso la fine del II millennio

a.C. quando intere popolazioni iniziarono ad emigrare alla ricerca di territori climaticamente più favorevoli. Non ebbe confini

ben definiti ma era diffusa dalla Grecia alle isole egee, dalle coste dell’attuale Turchia e del Mar Nero alla Sicilia e all’Italia

meridionale, fino alla costa mediterranea della Spagna.

Le popolazioni dei litorali della Grecia erano formate da due gruppi etnici: quello ionico (Atene,Calcide,Eretria,12 citta della

Ionia sulla costa occidentale dell’Asia Minore e Massaia) e quello dorico (Sparta,Corfù,Rodi,Creta).

Nel 179 a.C questi popoli riuscirono a sopprimere l’opposizione dei loro maggiori rivali, Persiani e Fenici.Il nuovo

ordinamento ellenico non presentava un sistema unitario di governo ma era caratterizzato da staterelli autonomi di volta in

volta governati da sovrani, da piccoli gruppi di potere e da una maggioranza di liberi cittadini.

Uno dei periodi di maggior importanza nella storia greca è quello che viene definito “età arcaica” che va dal VII sec. al VI

sec. a.C. In questo periodo si riprendono i commerci e si sviluppano le Polis (organismi autonomi) dando così un incremento

demografico e un maggior benessere. Molte Polis promuovono la fondazione di nuove città espandendosi quindi verso le

coste del mediterraneo. È proprio in questo periodo che sorgono le prime costruzioni architettoniche nelle quali la

proporzione della misura e l’armonia delle forme incominciano a essere più importanti della monumentalità dell’insieme o

del pregio dei materiali impiegati.

IL TEMPIO E LE SUE TIPOLOGIE

L’elemento fondamentale dell’architettura greca è il Tempio. Esso costituisce la dimora terrena degli dei e alla sua

costruzione e cura i greci dedicano tutto il loro impiego. I tempi avranno proporzioni talmente armoniche e forme così

semplici e razionali da risultare sempre perfettamente equilibrati. Il tempio greco si sviluppa parallelamente alla casa

(costruzioni in mattoni crudi, coperta da un tetto o in legno o paglia.

Ogni polis anche se piccola si gloria del suo tempio per far si che la divinità viva all’interno della città.

Inizialmente le prime espressioni dei templi sono semplici e povere: partendo dalla soluzione a sala semplice rettangolare

preceduta da un portico si arriverà in seguito alla complessa formulazione peristilia costituita dalla cella circondata da

colonne.

Il popolo greco si muoveva e svolgeva i riti sacri fuori dal tempio, considerato la dimora della divinità. Il tempio greco

racchiude la statua della divinità mentre i riti sacri si svolgevano nel recinto sacro.

Il tempio è organizzato basandosi su un asse si simmetria e il recinto sacro non segue questa stessa legge tranne che nel

periodo ellenistico.

La scelta del luogo e della posizione, lo sfondo, la comprensione della poesia dei vari paesaggi e delle sensazioni che

trasmettono agli uomini sono fattori fondamentali che contribuiscono a vitalizzare l’espressione architettonica. Nulla è

rimasto dei primitivi templi realizzati con materiali poveri,cioè con pietre tenere, argilla e legno. Ci sono modelli in ceramica

che danno un indicazione preziosa di questa genesi. Ci tramandano l’immagine di templi costituiti da un aula a pianta

rettangolare , a volte absidata, coperta da un tetto a due falde e aventi sul davanti u piccolo portico sostenuto da due colonne

e in alto una finestra per l’illuminazione dello spazio interno.

Dal punto di vista tipologico il tempio presenta una cella (naos) contenente la statua della divinità, che costituisce il nucleo di

tutto l’edificio (l’interno è scuro e viene riscaldato da braceri creando un’atmosfera di solenne sacralità). Alla cella a pianta

rettangolare possono essere associati altri spazi quali il portico (pronao) orientato verso oriente che conduceva direttamente

alla cella e un locale per il tesoro anch’esso porticato nella parte posteriore (opistodomo). Il pronao e l’opistodomo

ospitavano ricche offerte agli dei, erano chiusi con sbarre e cancellate metalliche. Tutte le celebrazioni e i sacrifici venivano

svolti fuori sull’Are (cioè altari) all’aperto.

In base al numero di colonne del Pronao, il tempio assume diverse

denominazioni. Il primo a tramandarci le varie tipologie è stato

Vitruvio Pallione, vissuto nella seconda metà del I sec. a.C. , grazie

al suo De Architectura.

Il tempio viene chiamato in antis quando presenta sul davanti un

prolungamento dei muri laterali della cella o doppiamente in antis

quando questo prolungamento di riscontra anche nella parte

posteriore, prostilo quando presenta un portico anteriore, anfiprostilo

quando ha anche il portico posteriore.

Inoltre può essere circondato da una fila di colonne (periptero) o da

due file di colonne (diptero), ovvero può presentare semicolonne

addossate alle pareti della cella (pseudoperiptero).L’insieme di

colonne che circondano la cella si chiamano pitteroma.

Secondo il numero delle colonne sulla fronte di accesso il tempio

rettangolare viene chiamato ad esempio tetrastilo, pentastilo, esastilo,

eptastilo, octastilo…

Oltre ai templi a pianta rettangolare compaiono anche edifici a

carattere centrico avente pianta circolare (tholos) in particolare

destinati alla celebrazione di mitici eroi.

Prima di arrivare alla realizzazione in pietra e quindi basandosi sul sistema trilitico gli architetti avevano realizzato templi

con i vari elementi componenti lignei.

Solo in un secondo momento si passò alla realizzazione di colonne e architravi in pietra. Ma nei primi templi in pietra i Greci

tendevano ancora riecheggiare la tecnica costruttiva e la decorazione di quelli costruiti in precedenza in legno e in mattoni

crudi con aggiunte di terracotta.

Il blocco di pietra doveva essere tagliato perfettamente sui piani di posa e non strisciato ma trasportato con apposite

macchine. Per collegare poi le pietre tra di loro si facevano colature di metallo fuso nelle incisioni realizzate tra pietra e pietra

creando così precisi elementi metallici di legamento.

Nei templi greci si passa da colonne di dimensioni in scala umana in legno a colonne di pietra di varie modulazioni e anche si

arriva a soluzioni di dimensioni decisamente monumentali.

Le colonne greche non sono monolitiche, a differenza dell’architrave, ma sono formate da parti cilindriche (rocchi)

sovrapposte. La colonna veniva dunque realizzate mediante rocchi sbozzati ma perfettamente eseguiti sul piano di posa e con

un foro corrispondente all’asse della colonna per permettere il realizzare il collegamento di rocchi stessi. In un secondo

momento intervenivano scultori e scalpellini che rifinivano e scanalavano le colonne in modo perfetto.

ORDINI ARCHITETTONICI

ORDINE DORICO

L’ordine dorico è particolarmente legato alle aree del

Peloponneso e alle colonie greche in Italia

diffondendosi dal VI sec. a.C. Si presenta in una

forma essenziale con elementi meno slanciati di

quelli degli altri ordini. La colonna dorica non ha una

sua base ma poggia direttamente su una platea

(stilobate) circondata da gradoni (crepidoma). Il

fusto della colonna è rastremato, cioè va

restringendosi verso l’alto. Ha un profilo non

costituito da una linea retta ma da una linea

leggermente curva (entasi) che elimina l’effetto di

rigidità, inoltre non è liscio ma ha scalmanature poco

profonde unite a spigolo vivo e rendono più evidente

la visione della rotondità del fusto stesso attraverso

l’accentuazione del chiaroscuro. Il capitello è

costituito dall’echino, forma tronco conica, e

dall’abaco,a forma di parallelepipedo quadrato.

Sopra il capitello corre l’architrave liscio che insieme

al fregio, formato da triglifi, tavolette rettangolari

aventi scalmanature verticali, e metope, tavolette di forma quadrata lisce o ornate da basso rilievi, e alla cornice costituisce la

trabeazione. Tra l’architrave e il fregio vi è una striscia piatta e sporgente (tenia) sotto la quale in corrispondenza di ogni

triglifo è disposto un listello (regula) con gocce. La trabeazione si conclude infine con la cornice che sporge e presenta nella

parte inferiore mutuli e gocce, mentre è coronata nella parte superiore dalla gronda sia sui fianchi del tempio che sui due lati

inclinati del frontone, che internamente racchiude un tipano triangolare sovente adornato da bassi rilievi. Nei secoli

successivi i particolari e le proporzioni furono ulteriormente raffinati ma all’ordine dorico non venne aggiunto alcun altro

elemento fondamentale.

ORDINE IONICO

Quasi contemporaneo al dorico, l’ordine ionico presenta un’altezza pari a 8 o 9 volte il modulo (diametro di base).

La colonna è composta da 3 elementi:

- la base (assente nell’ordine dorico). Quella più diffusa è la base attica

che si compone di due elementi principali: tori e scozie. Il toro è una

modanatura a forma semicircolare mentre la scozia è una modanatura

concava a forma di canale.

- il fusto (che non poggia più sullo stilobate ma sulla base) è scanalato 24

volte con spigoli smussati con dei listelli e non a spigolo vivo.

- il capitello, composto da un piccolo echino convesso decorato.

ORDINE CORINZIO

Il suo sviluppo risale a circa un secolo dopo quello del dorico e dello ionico (quindi il V sec a.C.). la base riprende quella

della colonna ionica, presenta 24 scanalature a spigolo smussato. Il capitello è molto particolare: è formato da un nucleo

tronco – conico attorno al quale si dispone una duplice serie di foglie stilizzate. La colonna misura 10 moduli presentandosi

così più raffinata e snella.

ORDINE COMPOSITO

Il capitello composito fu inventato dai romani dopo il 25 a.C., infatti Vitruvio non menziona quest'ordine tra i suoi, le sue

applicazioni nell'architettura romana ebbero molteplici funzioni decorative.

La colonna è formata da una base simile a quella dell'ordine corinzio, il fusto è alto dieci volte il suo diametro e quindi rende

la colonna slanciata, infine il capitello raccoglie le volute dell' ordine ionico sugli spigoli e le foglie d'acanto dell' ordine

corinzio.

ORDINE TUSCANICO

L’ordine tuscanico è un ordine architettonico proprio dell'architettura romana. la colonna presenta una base, il fusto (come

nell’ordine dorico o liscia) e il capitello che è più grosso rispetto quello dorico.

Nell’età classica, dal 500 al 323 a.C, dallo scontro con la potenza persiana alla morte di Alessandro Magno, il popolo greco

raggiunse l’apice della sua civiltà. In quest’epoca vide l’affermazione della prima cultura umanistica del mondo antico con la

quale l’uomo moderno possa identificarsi emotivamente e intellettualmente.

Centro e anima della nuova cultura fu Atene, in termini di reddito pubblico era la città-stato più ricca della Grecia

Il destino di Atene fu nelle mani di Pericle, capo politico e militare della città da circa il 450 fino alla sua morte nel 429 a.C.

Questo ricco aristocratico ebbe le capacità intellettuali e il potere per creare una nuova Atene, la quale aveva già affermato la

propria supremazia già nel 490 a.C sconfiggendo i Persiani a Maratona.

Per sottolineare il predominio politico di Atene, Pericle fece costruire una serie d’imponenti edifici pubblici e in particolare

fece ricostruire il Partenone. Dal 431 al 404 a.C si svolse la Guerra del Peloponneso dove si videro fronteggiarsi Atene e

Sparta, decisa a contrastare la politica espansionistica ateniese coinvolgendo quasi tutti gli stati greci; la guerra si concluse

con la sconfitta di Atene. Nel 359 a.C apparve Filippo II re dei Macedoni che assoggettò ad una ad una le città greche dando

loro un organizzazione federale sotto la supremazia della Macedonia. Il suo successore Alessandro realizzò nel giro di 8 anni

una mirabolante impresa militare contro l’eterno rivale persiano che lo portò vittorioso sino al fronte occidentale dell’India.

La sua morte segna il momento di passaggio ad una nuova fase storica: civiltà ellenistica.

ACROPOLI DI ATENE

Il Partenone, i Prolipei e l’Eretteo, raggruppati sull’ Acropoli, sono considerati il punto più elevato dello sviluppo dell’ordine

dorico e ionico. L’Acropoli rappresenta il cuore della città, simbolo di libertà e democrazia. Il suo perimetro, che sorge su un

dirupo, non è regolarizzato, ma segue l’andamento del

terreno stesso e misura all’incirca 140 m per 280 m con

un altezza di 156 m sul livello del mare. Essendo la parte

più elevata, è anche la parte più facilmente difendibile

della città. Purtroppo gli edifici presenti precedentemente

l’invasione persiana del 480 – 479 a.C. non esistono più.

Si ricorderà che dopo la vittoria ateniese, si procedette

anche alla ricostruzione degli edifici sacri sulla spianata

dell’Acropoli: 1) Tempietto di Atena Nike, 2) Propilei, 3)

Pinacoteca, 4) Statua di Athena, 5) Eretteo, 6) Partenone

… e il teatro di Teatro di Dioniso (non presente in figura).

PARTENONE (447 – 432 a.C.)

Tempio dedicato ad Athena Parthenos, la dea protettrice della città. Fu

costruito sotto Pericle nel periodo aureo dell’architettura greca. I lavori

furono affidati a Fidia, Ictino e Callicrate. Il partenone fu edificato

proseguendo, modificando e ampliando un precedente tempio.

E’ un tempio octastilo e periptero, circondato da magnifiche colonne di

ordine dorico rastremate e alte quasi 6 volte il diametro di base; sui

fianchi secondo lo schema canonico di numero doppio di quelle del

fronte più una. I frontoni erano ornati dalle mirabili sculture di Fidia.

Lo spazio interno è formato da 2 ambienti non comunicanti: uno

minore a pianta che si avvicina a un quadrato nella quale si trovano 4

colonne ioniche che danno un effetto di tensione verticale e uno

maggiore a pianta rettangolare contenente la preziosa statua

crisoelefantina di Atena in oro e in avorio creata da Fidia che doveva

certamente produrre una forte impressione sui visitatori della cella, alta

più di 12 metri, con colonne doriche accentuando con la stratificazione

lo sviluppo orizzontale e l’andamento longitudinale dello spazio; entrambi preceduti da due portici (pronao e opistodomo).

Questo colonnato a due ordini rappresentò la prima innovazione nell’organizzazione dell’interno di templi.

Per quanto riguarda le correzioni ottiche, gli stilobati, le architravi e le cornici che se realizzati perfettamente orizzontali

sarebbero apparsi come curvati e abbassati nella mezzeria a che si avvicinava al tempio, vennero realizzati con una lieve

convessità. Gli elementi verticali erano inclinati verso l’interno e verso l’alto per correggere l’effetto di caduta in avanti.

L’intervallo tra le colonne d’angolo erano più grosse delle altre perchè si era osservato che se realizzate uguali sarebbero

apparse più sottili di quelle che avevano come fondale il muro della cella. Le correzioni ottiche erano il risultato di

considerazioni più percettive che matematiche e probabilmente alcune di esse, inizialmente non previste, furono elaborate in

corso d’opera.

Sui fregi troviamo 92 metope (elementi architettonici del fregio che consistono in una formella in pietra, scolpita a rilievo,

posta in alternanza con i triglifi). I temi sono: sul lato est la Gigantomachia, a sud la Centauromachia, a ovest

l’Amazzonomachia e a nord l’Ilioupersis (derivante dal mitico racconto della guerra di Troia).

TEMPIO DI ATENA NIKE (430 – 420 a.C.)

E’ un tempio di piccole dimensioni di grazia e raffinatezza incomparabili, anfiprostilo, tetrastilo e di

ordine ionico, la cui trabeazione presenta un fregio notevolissimo e continuo.

La cella è perfettamente quadrata ed è priva di parete all’ingresso, poiché questa è sostituita da un

sistema di due pilastri appena sporgenti dai muri laterali che si trovano lateralmente rispetto ad altri

due centrali. Il tempio, dedicato alla dea Athena Nike fu costruito da Callicrate.

Il tempietto reca un duplice motivo unificatore:

- il primo motivo unificatore è costituito dall’unicità della scotia e delle scanalature del toro

superiore delle basi delle colonne. La scanalatura e la concavità si ripetono identiche non

solo nelle basi dei pilastri, ma pure tutt’attorno al tempio correndo proprio al di sopra dello

stilobate.

- Il secondo motivo unificatore è dato dalla trabeazione anch’essa circondata alla sommità

dell’ideale scatola parallelepipeda dal piccolo edificio sacro.

L’architrave, tripartito è sormontato da un fregio continuo narrante un evento storico nonché le

tragiche Guerre Persiane.

ERETTEO (421-404 a.C)

Opera dell’architetto Filocle, è un prezioso tempio interamente in marmo

pentelico, costruito su 2 livelli, con 4 portici di disegno contrastante e con ben

5 ingressi.

L’assimetria della pianta è dovuta alla necessità di includere in un unico

edificio più luoghi: infatti presenta al suo interno le celle di due divinità,

Athena Polis e Poseidon Eretteo.

La cella di Athena Polis è preceduta dal fronte orientale dell’Eretteo con un

portico prostilo, esastilo ionico; mentre la cella di Poseidon Eretteo, divisa in

due spazi distinti, è preceduta da un vestibolo con un fronte tetrastilo ionico.

Questo vestibolo immette nel recinto, avente il fianco occidentale costituito da

semicolonne ioniche abbinate a pilastri.

L’Eretteo era destinato a fungere da elemento di contrasto col ritmo massiccio

e ordinato del vicino Partenone.

Il luogo è in pendenza da nord a sud, da est a ovest con un dislivello di circa 3

metri.

PROPILEI (437-432 a.C)

Furono costruiti da Mnesicle come monumento-vestibolo d’ingresso al sacro recinto templare.

Entrando nell’Acropoli attraverso il Prolipei si aveva una sequenza molto varia di vedute in quanto le architetture e la statua

di Atena erano disposte in modo vario ma secondo assi di simmetria e non in rapporti geometrici.

I Propilei sono formati da 2 vestiboli: quello orientale (che guarda all’Acropoli che ha forma rettangolare) e quello

occidentale (rivolto invece verso la città con forma pressoché quadrata; ha dimensioni maggiori ed è diviso in tre navate da 2

file di colonne ioniche).

I 2 fronti hanno ognuno sei colonne doriche.

Mnesicle dovette trovarsi di fronte a non poche difficoltà

per potervi collocare una grandiosa costruzione simmetrica,

non solo perché il sito era di forte pendenza ma anche

perché il muro preesistente seguiva il profilo irregolare

delle rocce dell’Acropoli.

La commissione dell’ordine ionico con quello dorico

(trabeazione ionica che poggia su architrave dorico) in

questo caso ha essenzialmente la funzione di raccordare

senza vistose discontinuità la porzione a valle con quella a

monte dell’edificio che sorge su una rampa. Infatti, le

colonne ioniche, di altezza maggiore di quella dorica

contribuiscono a ridurre il dislivello fra l’accesso e il

vestibolo occidentale e quello coincidente con l’arrico

all’area sacra del vestibolo orientale.

Attraversato l’atrio, il visitatore si trovava di fronte allo

scopo dell’intero monumento: una porta centrale carrabile e

da due porte laterali pedonali. Il fronte occidentale

d’ingresso è affiancato da 2 ali laterali colonnate di minore

altezza. Poiché le loro colonne sono più basse di quelle del

portico, Mnesicle dovette affrontare il problema di collegare due trabeazioni di diversa altezza, lo risolse in modo che tali

trabeazioni proseguissero senza soluzione di continuità. Inoltre ciascuna delle navate risulta coperta da un soffitto marmoreo

cassettonato.

TEATRO DI DIONISO (338 -326 a.C)

Il teatro, appoggiato al pendio naturale della collina, contiene circa 17 mila spettatori. Possiede tutte le caratteristiche del

teatro greco: luogo all’aperto in cui si svolgevano rappresentazioni teatrali, commedie e tragedie.

Il teatro si sviluppa attorno a uno spazio circolare e gli spettatori prendevano posto nel Koilon (ampie gradinate).

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TEMPIO DI ZEUS AD OLIMPIA (470 – 456 a.C.)

Il tempio periptero esastilo presenta 6 colonne sulla facciata e 13 colonne sui lati lunghi. All’interno del peristilio si trova la

cella divisa in navate da un doppio colonnato interno su 2 ordini. Simmetricamente sul fronte e sul retro si trovano il pronao e

l’opisdomo. Il fregio, presenta sia verso l’opisdomo che verso il pronao le fatiche di Ercole (simboleggiano la lotta umana

contro la malvagità). ARCHITETTURA ROMANA

Secondo gli storici Roma fu fondata il 21 Aprile del 753 a.C. dal leggendario Romolo sul colle Palatino.

I romani ebbero con l’arte un rapporto che oggi definiremmo problematico. Le discussioni artistiche e filosofiche, care ai

greci, erano pertanto ritenute perdite di tempo e oziosità. Gli oggetti di cui i romani si circondavano erano costituiti da

materiali poveri con una forma modesta. Inoltre la differenza tra i greci e i romani consiste nella concezione dello spazio.

Nel III e nel II secolo le Guerre puniche avevano assicurato a Roma il controllo del mondo occidentale; negli anni successivi

il potere romano aumentò con la conquista di Cartagine prima, e successivamente della Grecia, dei regni ellenistici e dei

territori nordafricani. L'architettura romana è quindi un concentrato delle precedenti culture, riviste e riapplicate alla nuova

concezione del controllo dei territori e della costruzione di grandi città.

Con Adriano l'architettura romana conosce un periodo di evoluzione di forme e contenuti. Adriano era un imperatore

raffinato ed istruito, grande cultore della Grecia; le opere costruite sotto il suo governo sono note per esprimere il cosiddetto

classicismo Adrianeo proprio perché egli volle incidere nella cultura del proprio tempo attraverso il conferimento di una

impronta classica. Villa Adriana a Tivoli esemplifica tutte le componenti di questa ricercatezza. Essa è concepita in relazione

al paesaggio e gli edifici ivi contenuti non rinunciano al rapporto con esso. Fu Adriano inoltre a ricostruire il Pantheon

fissando la tipologia ideale del “tempio rotondo”.

TECNICHE COSTRUTTIVE DEI ROMANI

Caratteristiche dell'architettura romana sono essenzialmente un utilizzo di materiali poveri per la costruzione di masse

murarie che determina una possibilità di autonomia tra struttura e decorazione. Pertanto le colonne o le trabeazioni, spesso

servivano ai romani a rivestire un'opera architettonica più che a reggerla staticamente. Spesso si utilizzerà la sovrapposizione

degli ordini, che, oltre a quelli già noti come lo ionico e il corinzio, saranno incrementati con l'ordine composito, tipicamente

romano, che presenterà un capitello corinzio con l'inedita aggiunta di volute ioniche.

Mentre l’architettura greca basa le proprie tecniche costruttive su un principio semplice e intuitivo, cioè il principio trilitico,

formato dall’architrave appoggiato su due piedritti, l’architettura romana basa i suoi schemi costruttivi sul principio dell’arco

e della volte.

I materiali maggiormente usati furono il travertino, l'argilla,

ma anche il tufo. Si disponevano piccoli blocchi, che venivano

poi legati da una malta cementizia ottenuta dall'impasto di

calce, sabbia e pozzolana. Le tecniche utilizzate per le

murature si basavano sulla realizzazione dei cosiddetti muri a

sacco.

Tra i vari tipi di muratura si distinguevano: - l'opus caementicium, in cui un impasto di malta e frammenti di pietra veniva

gettato in cassoni di legno, perché ne assumesse la forma; l'opus incertum, e l'opus reticulatum. All'opus latericium,

realizzato con mattoni, si deve la costruzione di superfici curve che favoriranno lo sviluppo della volta a vela e la cupola.

L'architettura greca aveva impostato sulle linee rette le sue architetture, quella romana elegge la curva a principio

compositivo dalla piccola alla grande scala.

La generatrice formale dell'architettura romana è dunque linea curva sia in pianta, dove troviamo esedre, absidi e rotonde, sia

nell'alzato dove spiccano archi, cupole e volte. L'arco romano è a tutto sesto. Esso deriva dalla tradizione etrusca ma trova

nell'organizzazione compositiva delle architetture romane, un vastissimo impiego, nell'edilizia come nelle opere di pubblica

utilità, nelle architetture monumentali rappresentative e anche isolato, quando diventa arco trionfale. All'inizio l'arco trionfale

si componeva di due enormi pilastri, in cui era aperto un arco, con un attico sovrastante. Poi l'arco trionfale si rivestirà di

riferimenti classici: colonne ai lati dell'apertura, e il timpano. Nell'arco di Costantino, i fornici diverranno tre, dando luogo a

due altri archi laterali più piccoli del centrale.

Le volte rappresentano un altro elemento architettonico caratteristico dell'architettura romana. Esse non sono altro che lo

sviluppo della struttura ad arco per ricoprire ambienti, anche molto ampi. Altra struttura che deriva, questa volta, dalla

rotazione dell'arco, è la cupola. Presenta una forma emisferica ed è impostata su di una base circolare, o poligonale mediante

opportuni raccordi. Infine un altro elemento ricorrente era il catino. Si trattava di un soffitto semisferico atto a coprire vani

semicircolari, detti abside quando posti nella parte finale di un edificio o esedra se si trattava di ambienti semicircolari a

forma di nicchia.

L'architettura romana si distinguerà da quella greca principalmente nella personale definizione di una spazialità interna che

viene utilizzata per contribuire diffondere nel vasto impero una consapevolezza di appartenenza ad una potenza senza pari.

Nell'architettura romana si definisce una differenza sostanziale tra spazio interno ed esterno. Lo spazio esterno è

semplicemente quello nel quale l'edificio è posto, quello interno è quello contenuto dall'edificio. Gli spazi interni presentano

spesso effetti di luce con l'uso sapiente delle bucature che si aprivano all'esterno.

Il foro era una struttura tipica romana all'intero della quale erano raggruppate le sedi amministrative o religiose della città.

Generalmente si affacciava nel foro anche il tempio che spesso fungeva da fondale decorativo per la piazza. Furono molti a

Roma i fori, aumentati in particolar modo durante l'età imperiale.

Nelle città romane il Fòro, che è il centro della vita cittadina, sorge lì dove il cardo s’incrocia con il decumano ed è costituito

da una piazza, spesso porticata, sulla quale si affaccia anche un tempio. Vitruvio ci informa nel suo De Architectura (libro V,

capitoli I e II) su come un Foro debba essere progettato. Esso, infatti, dovrebbe avere ampi portici, «sotto i portici troveranno

posto le botteghe dei banchieri e al piano superiore dei terrazzini opportunamente disposti per l’uso e per facilitare le

contribuzioni pubbliche. Le dimensioni del foro devono essere proporzionate alla popolazione, per evitare che lo spazio sia

insufficiente o, al contrario, sembri enorme in rapporto a un numero esiguo di abitanti. La sua larghezza sarà due terzi della

lunghezza: la pianta risulterà così rettangolare, di una forma cioè particolarmente adatta ai fini dello spettacolo». Era infatti

tradizione delle città italiche far svolgere nel Foro i combattimenti dei gladiatori (vi si tennero anche nel Foro Romano,

almeno fino a tutto il principato di Augusto). E ancora: «Le basiliche devono sorgere nelle aree più calde adiacenti ai fori, in

modo che d’inverno i negoziatori possano recarvisi senza risentire delle cattive condizioni meteorologiche». Infine:

«L’Erario, il Carcere e la Curia devono essere costruiti su aree adiacenti al foro e di dimensioni proporzionate alla grandezza

del foro stesso». L’Eràrio (dal latino aeràrium, derivante dal termine aes, rame, denaro) era il luogo dove si conservava il

tesoro pubblico, cioè le entrate derivanti delle imposte e dei tributi. La Cùria, invece, era la sede del Senato e anche di altre

corporazioni. Il complesso dei Fori di Roma, ricco di memorie storiche e indissolubilmente legato ai miti, alle credenze e alle

tradizioni della città, poi capitale di un grande impero, comprende il Foro Romano, vero e proprio cuore della città

repubblicana, e i Fori Imperiali, edificati in momenti diversi e costituiti dai fori di Cesare, di Augusto, di Vespasiano, di

Nerva (o Transitorio) e di Traiano.

IL FORO ROMANO

TABULARIUM (78 a.C.)

Lungo quasi 74 metri è il possente edificio che

sembra chiudere il complesso dei fori. La

costruzione derivava il suo nome dal latino

tàbula, il registro uffi ciale che veniva

conservato negli archivi della città. Il

Tabularium è perciò l’antico archivio di Stato

di Roma. Il Tabularium era composto da due

piani realizzati con paramenti in opus

quadratum, di cui l’inferiore aveva undici

grandi arcate (oggi se ne vedono solo tre),

impostate su pilastri ai quali erano addossate 1)Tabularium; 2)Tempio di Vespasiano e Tito; 3)Tempio della Concordia;

delle semicolonne doriche sovrastate da un 4)Tempio di Saturno; 5)Arco di Settimio Severo; 6)Rostri Imperiali; 7)Colonna di

architrave con fregio a metope e triglifi . Foca; 8)Curia; 9)Basilica Fulvia-Emilia 10)Basilica Giulia; 11)Tempio di Castore e

Polluce; 12)Tempio di Antonino e Faustina; 13)Tempio del divo Giulio; 14)Tempio di

TEMPIO DI VESTA Vesta; 15)Casa delle Vestali; 16)Arco di Tito; 17)Tempio di Romolo; 18)Basilica di

(Ricostruito dopo il 64 d.C. e dopo il 191 d.C.) Massenzio; 19)Magazzini;

È un piccolo tempio a tholos situato

all’estremità orientale del foro romano. Il

podio circolare è in opera cementizia con cella rotonda. Dal podio sporgono i piedistalli per le venti colonne corinzie che

costituiscono i peristasi. Doveva essere coperto da un tetto conico, con buco centrali per i fumi del fuoco acceso

perennemente all’interno.

I FORI IMPERIALI

I Fori Imperiali costituiscono una serie di piazze

monumentali edificate nel corso di un secolo e mezzo

(tra il 46 a.C. e il 113 d.C.) nel cuore della città di

Roma dagli imperatori.

Situato alle pendici del Quirinale, è visibile il

complesso conosciuto con la denominazione moderna

di Mercati Traianei. I Mercati, strutturati a livelli

sovrapposti, vennero costruiti in laterizio, nei primi

anni del II secolo d.C., probabilmente dallo stesso

architetto che si occupò della realizzazione del Foro di

Traiano; questa costruzione era destinata a funzioni

commerciali (fungeva sia da magazzino statale di

derrate alimentari, sia da luogo di distribuzione e di

vendita di queste), sia pubbliche (probabilmente

venivano ospitati uffici dell'amministrazione

imperiale).

Il Foro di Cesare (51 – 46 a.C.), primo in ordine di tempo tra i Fori Imperiali, venne costruito su un'area (metri 160 per 75)

in precedenza occupata da strutture private. Il Foro era formato da una piazza rettangolare allungata, in mezzo alla quale era

situata la statua equestre di Cesare circondata su tre lati da portici e occupata sul lato di fondo da un tempio dedicato a

Venere Genitrice. Del Tempio di Venere Genitrice, inaugurato nel 46 a.C. e ristrutturato da Traiano nel 113 d.C., rimangono

oggi il nucleo cementizio del podio e tre colonne (quasi completamente rifatte) con capitelli corinzi e un tratto della

trabeazione. Si tratta di un tempio periptero, con 8 colonne sul fronte e privo di colonne sul retro (sine prostilo). Le pareti

erano state decorate da 2 ordini di colonne innalzate su un basamento che inquadravano nicchie con frontoni. Al fianco del

tempio c'era un arco fatto costruire come rinforzo all'epoca del restauro sotto Diocleziano. Si accedeva al tempio tramite due

scale laterali nel podio (alto 5 metri) che portavano a un ripiano da cui partiva la gradinata frontale del pronao; quest'ultimo

era formato da otto colonne corinzie in marmo bianco, mentre la cella era fiancheggiata sui due lati lunghi da otto colonne; il

lato di fondo era chiuso. La cella, coperta a volta, era decorata all'interno da colonne di "giallo antico" addossate alle pareti e

sormontate da un architrave; sul fondo era situata un'abside dove era posta la statua di Venere.

Costruito dopo il Foro di Cesare (o Forum Iulium), il Foro di Augusto venne edificato a partire dal 12 a.C. su un'area (m 125

x 118) in precedenza occupata da abitazioni private acquistate con i guadagni delle guerre. Il Foro di Augusto, perpendicolare

al foro di Cesare, era formato da una grande piazza dove era situata una grande statua dell'imperatore su una quadriga; questa

piazza, sui lati maggiori, era fiancheggiata da due portici colonnati nei quali si aprivano simmetricamente due grandi esedre.

Sul fondo il Foro era chiuso da un imponente muraglione alto ben 30 metri con andamento irregolare formato da blocchi

bugnati di peperino, struttura destinata a separare il Foro dal quartiere della Suburra (dal latino Subura). Il dislivello della via

alle spalle del muro, da cui si accedeva al complesso per mezzo di 2 aperture ai lati del tempio, era superato per mezzo di

scalinate. In fondo al portico nord-occidentale, è situata l' "Aula del Colosso", posizionata contro il muro perimetrale e con

una coppia di colonne scanalate di "giallo antico" e capitelli corinzi in marmo bianco; si tratta di un grande ambiente

quadrato, decorato con pannelli in marmo alle pareti e pavimenti in marmi policromi, e sul fondo un basamento dove era

posizionata la statua di Augusto alta 14 metri e di cui rimane l'impronta del piede sinistro.

All’interno del Foro di Augusto si erge il Tempio di Marte Ultore (30 – 27 a.C.), periptero sine prostilo, fu costruito per

commemorare la vittoria di Augusto a Filippi. Il tempio, che ripete in scala maggiore il tempio di Venere Genitrice (Foro di

Cesare), si ritrova alla sommità di un alto podio e domina la piazza del foro. Sul fondo della cella troviamo un abside.

Il Foro di Nerva (conosciuto anche come Forum Transitorium) è formato da una piazza lunga e stretta (metri 120 per 45),

priva di portici sostituiti sui due lati maggiori da un colonnato appoggiato al muro perimetrale in blocchi di peperino. Sul lato

di fondo del Foro, era situato il Tempio di Minerva era costruito su un alto podio con gradinata frontale e aveva un pronao

con sei colonne sulla facciatae tre sui lati. La cella, all'interno, era formata da due colonnatisu due ordini e un'esedra

rettangolare sul fondo. Alla destra del Tempio, c'era un arco (nel Medioevo era detto "Arco di Noè") situato tra il podio e il

muro perimetrale del Foro, dal quale si passava in un grande ambiente di forma trapezoidale (irregolare) per giungere in un

grande emiciclo porticato (Porticus Absidata) che si apriva verso il quartiere della Suburra.

Il Foro di Vespasiano era in realtà un tempio dedicato alla Pace (viene infatti definito come Templum Pacis). Costruito da

Vespasiano tra il 71 e il 75 d.C. per celebrare la vittoria sugli Ebrei il Foro era formato da un ambiente absidato (dove era

situata la statua di culto) fiancheggiato da diverse stanze e aperto su una enorme piazza.

Ultimo in ordine di tempo ma il più grande dei Fori Imperiali, il Foro di Traiano venne costruito tra il 107 e il 112 d.C su

progetto dell’architetto Apollo D’Oro di Damasco. Fu eretto con il ricco bottino ricavato dalla conquista della Dacia. Il Foro

misurava circa metri 300 x 180, si dispone parallelamente al Foro di Cesare e perpendicolarmente al Foro di Augusto, ed era

formato da una piazza rettangolare (metri 120 x 90) con una enorme statua equestre rappresentante Traiano spostata verso

sud (verso il Foro di Augusto), sui due lati lunghi un portico colonnato e sul fondo una grande esedra semicircolare. Il foro

comprende la Piazza Forense, la Basilica Ulpia, un cortile porticato, due basiliche e la Colonna di Traiano. L'ingresso

principale doveva essere situato sul lato confinante con il Foro di Augusto dove sono stati rinvenuti i resti di un portico

colonnato con tratto centrale diritto e due tratti laterali obliqui che facevano appunto da sfondo alla statua di Traiano. Sul lato

di fronte era situata la Basilica Ulpia alla quale erano addossati due grandi edifici (probabilmente delle biblioteche) aperti

l'uno di fronte all'altro su una corte porticata dove era situata la Colonna Traiana. La colonna, alta quasi 30 metri, è di ordine

tuscanico composta da un toro ornato di foglie di alloro. Di tutto il complesso oggi, a parte la colonna traiana, si può vedere

perfettamente quello che rimane del portico che fiancheggia la piazza. Il muro perimetrale, in blocchi di “peperino”, è ornato

interamente con lesene che scandivano le pareti rivestite con lastre di marmo. Vi si ha accesso attraverso un grande arco a 3

fornici. I muri di cinta della piazza, al di là del porticato, si dilatavano in 2 ampie esedre.

IL TEMPIO ROMANO

Tra le varie strutture di culto tipiche della religione romana, come altari, are, edicole e sacelli, il tempio è il più importante

edificio sacro della Roma antica.

La più marcata differenza del tempio romano rispetto al tempio greco è la sua sopraelevazione su un alto podio, accessibile

da una scalinata spesso frontale.

Inoltre si tende a dare maggiore importanza alla facciata, mentre il retro è spesso addossato a un muro di recinzione e privo

dunque del colonnato.

Gli ordini architettonici maggiormente utilizzati furono quello corinzio, lo ionico, il tuscanico ed il composito.

Le colonne sono solitamente lisce per i capitelli tuscanici e compositi e scanalate per gli altri tipi. ma I materiali usati

nell'edilizia templare romana furono il tufo, il legno e i mattoni crudi in età arcaica. Dall'età repubblicana fu adottata l'opera

quadrata in tufo e travertino, mentre in epoca imperiale fu utilizzato anche il marmo.

Un tipo di tempio utilizzato nel VI e V secolo a.C. è quello Etrusco-Italico come nel caso del Tempio

di Giove Ottimo Massimo (o Tempio di Giove Capitolino) (509 a.C.) che era il più grande

monumento esistente sul campidoglio.

Le dimensioni di questo tempio erano molto rilevanti, tanto che si trattava, quindi, del più grande

tempio etrusco e italico finora conosciuto, infatti il suo effetto sulla città doveva essere simile a quello

del Partenone su Atene: visibile da molti punti e dominante.

Il tempio, orientato verso sud-est, era esastilo, periptero su tre lati (sine postico, cioè senza colonne

sul lato posteriore), e sorgeva su un podio alto 13 piedi, il cui accesso avveniva tramite una scalinata

tra due avancorpi. Probabilmente tre file di colonne tuscaniche precedevano la cella tripartita:

l'ambiente centrale era dedicato a Giove e quelli laterali, leggermente più piccoli, rispettivamente per

Giunone e Minerva.

Altri tipi di templi romani sono il: Prostilo (con colonnato frontale) e Anfiprostilo (con colonnato frontale e posteriore), il

Periptero (con colonne sui lati) e il Periptero senza colonnato posteriore (ossia il Sine Postico), il pseudoperiptero (variante

del prostilo con semicolonne sui lati lunghi) e infine il tholos di pianta circolare, adottato dal II secolo a.C.; un esempio ne è

il Tempio di Ercole.

Il tempio è monoptero, di forma circolare, ed è costruito in marmo. La sua pianta ha un diametro di 14.8 metri e il marmo

originario usato per l'opera è greco, pentelico.

La parte centrale è circondata da venti colonne scanalate alte 10.6 metri con basi attiche e capitelli corinzi; nove colonne e

undici capitelli risalgono al restauro di epoca tiberiana e sono riconoscibili perché in marmo apuano di Luni. Alcuni capitelli

hanno perso la parte superiore.

Un altro esempio di tempio romano è il Tempio di Portuno. Il tempio è costruito su un

podio in muratura rivestito con lastre di travertino. Dalla gradinata (rifatta) si giunge al

pronao con quattro colonne ioniche scanalate e in travertino sulla fronte e con una

colonna sui due lati.

Le mura della cella (rettangolare) sono in blocchi di tufo ai quali sono addossate

quattro semicolonne per lato (comprese quelle angolari), anche queste in tufo, ma con

basi e capitelli in travertino. Le colonne e le semicolonne erano anticamente rivestite

con intonaco per imitare il marmo e in vari punti è ancora visibile e ben conservato,

così come per la trabeazione e il sovrastante cornicione con i gocciolatoi, posto sul lato

sinistro. Il muro in blocchi di tufo posto nell'angolo posteriore sinistro probabilmente

faceva parte del recinto sacro entro il quale era costruito il tempio.

Un altro struttura particolare romana è sicuramente il Santuario della

Fortuna Primigenia presente a Palestrina nei pressi di Roma. Esso presenta

delle vere e proprie terrazze artificiali costruite sulla collina per arrivare al

tempio. L’intero complesso è diviso in due nuclei: quello a valle più di tipo

religioso col vecchio santuario latino e il complesso a monte che culmina

con una cavea. In basso il complesso maggiore è a quattro navate coperto in

materiale ligneo con a valle un porticato con due ordini, dorico e corinzio, e

a monte delle aperture rettangolari. A monte ci sono tre livelli in cui

l'ultimo presenta una scalinata che porta a due rampe coperte che fanno

salire assializzando il percorso alla terrazza delle esedre con un portico

dorico interroto da esedre ioniche. Si sale un altro piano e si arriva alla

terrzza dei fornici con aperture alternativamente arcuate e architravate. Con un'altra rampa si arriva all'ultima terrazza molto

più grande delle altre, con porticato corinzio su tre lati con un emiciclo a cavea nella parte più alta sormontata da un altro

portico semicircolare e da una rotonda.

Un altro esempio di tempio romano fuori dalle mura di Roma, si trova a Nimes in Francia e si

chiama: Maison Carrée. È un tempio pseudoperiptero esastilo, con pronao particolarmente

profondo (circa un terzo della lunghezza complessiva); presenta sei colonne in facciata e tre

colonne libere sui fianchi, che proseguono con otto semicolonne sui lati e sul retro della cella.

Il tempio come la maggior parte dei tempi romani è innalzato su un podio dominando l’antica

piazza del foro cittadino.

IL PANTHEON

Rappresenta l'ideale tipologia di tempio rotondo con all'esterno, un

pronao rettilineo, il Pantheon (27 a.C.-128 d.C. iniziato da Agrippa

distrutto da un incendio e poi ripreso da Adriano), è un unico grande

ambiente circolare e presenta una gigantesca cupola a calotta, decorata

all'interno a cassettoni e munita di un oculo centrale. I lacunari

costituiscono l'ornamento della cupola e vanno restringendosi nel

convergere verso l'oculo centrale. La luce filtra dall'oculo -impluvium- e

si diffonde incidendo sui lacunari. Il risultato è di grande effetto poiché

contribuisce alla dilatazione della spazialità interna, dando un senso di

avvolgente spazialità.

All'inizio del VII secolo il Pantheon è stato convertito in chiesa cristiana,

chiamata Santa Maria ad Martyres, il che gli ha consentito di

sopravvivere quasi integro alle spoliazioni apportate agli edifici della

Roma classica dai papi.

Il più compiuto e importante esempio d’architettura templare, il

Pantheon, forse opera dell’architetto Apollo D’Oro di Damasco, è un

tempio dedicato a tutti gli dei ( pan=tutto; theos=divinità).

Presenta un ampio pronao con il timpano sorretto da 8 colonne sulla prima fila altre 8 disposte su 2 file (in totale quindi 16

colonne su 3 file). Le colonne sono monolitiche, non scanalate, di granito egizio grigio e rosso. Oltre le 3 file di colonne,

troviamo una quarta fila di colonne, in realtà sembrano più dei pilastri, poiché fanno parte del pronao ma sono inglobate in

parte nella struttura. Quest’ultima fila di “pilastri” è disposta al lato di due grandi nicchie.

Lo spazio muta rapidamente all’interno, fornendo un senso di smarrimento al visitatore, dato dall’ambiente molto grande.

All'interno, due file di quattro colonne dividono lo spazio in tre navate: quella centrale più ampia conduce alla grande porta

di accesso della cella, mentre le due laterali terminano su ampie nicchie che dovevano ospitare le statue di Augusto e di

Agrippa qui trasferite dall'edificio augusteo.

Il pronao è unito alla rotonda da un elemento intermedio a forma di parallelepipedo che viene definito “avancorpo”.

Lo spazio interno della cella rotonda è costituito da un cilindro coperto da una semisfera.

La cupola poggia sopra uno spesso anello di muratura in opera laterizia (cementizio con paramento in mattoni), sul quale si

trovano aperture su tre livelli (segnalati all'esterno dalle cornici marcapiano).

La cupola, del diametro di 43,44 m, è decorata all'interno da cinque ordini di ventotto cassettoni, di misura decrescente verso

l'alto, tranne nell'ampia fascia liscia più vicina all'oculo centrale, di quasi 9 metri di diametro.

L'oculo, che dà luce alla cupola, è circondato da una cornice di tegoloni fasciati in bronzo fissati alla cupola, che forse

proseguiva internamente fino alla fila più alta di

cassettoni.

La cupola emisferica è fortemente rinfiancata

tanto da che esternamente il suo profilo appare

ribassato.

Il cilindro, o tamburo, ha uno spessore di circa

6 metri ed è profondamente scavato all’interno

da 7 nicchie alternativamente di forma quadrata

o semicircolare inquadrate da pilastri (2 colonne

corinzie con fusto scanalato). Nello spazio tra le

nicchie sono inserite delle edicole timpanate.

Una tradizione romana, vuole che nel Pantheon

non penetri la pioggia per il cosiddetto "effetto

camino": in realtà, è una leggenda legata al

passato quando la miriade di candele che

venivano accese nella chiesa, produceva una

corrente d'aria calda che saliva verso l'alto e che

incontrandosi con la pioggia la nebulizzava,

annullando pertanto la percezione dell'entrata

dell'acqua.

La realizzazione fu resa possibile grazie ad una serie di espedienti che contribuiscono

all'alleggerimento della struttura, dall'utilizzo dei cassettoni, all'uso di materiali via via

sempre più leggeri verso l'alto: nello strato più vicino al tamburo cilindrico abbiamo strati

di calcestruzzo con scaglie di mattoni, salendo troviamo calcestruzzo con scaglie di tufo,

mentre nella parte superiore, nei pressi dell'oculo troviamo calcestruzzo confezionato con

inerti tradizionali, miscelati a lava vulcanica macinata.

La particolare tecnica di composizione del cementizio romano permette alla cupola priva di

rinforzi di restare in piedi da quasi venti secoli. Una cupola di queste dimensioni sarebbe

infatti difficilmente edificabile con i moderni materiali, data la poca resistenza alla trazione

del calcestruzzo moderno, senza armatura

All’interno del Pantheon è sepolto Vittorio Emanuele re d’Italia, Umberto I, Raffaello,

Annibale Carracci e altri artisti e personalità. La pavimentazione riporta disegni non

dissimili da quelli del foro di Traiano. IL COLOSSEO (70-80 d.C.)

Il Colosseo, chiamato orinariamente Anfiteatro Flavio, era alto circa 50 metri,

poteva contenere 50 mila persone e occupa il luogo di un lago artificiale.

Gli ordini architettonici si sovrappongono, dove il dorico è sostituito dal

tuscanico, mentre nella parte superiore troviamo l’ordine ionico e corinzio.

Al di sopra del terzo livello troviamo l’attico in muratura a cortina. Le lesene

corinzie scandiscono la superficie in spazi alternativamente occupati da

finestroni squadrati. Le scalinate in senso verticale dividevano la cava in

spicchi, mentre l’accesso all’arena, cosparsa di sabbia, era garantito da due

ingressi laterali.

LA BASILICA ROMANA

Nelle Basiliche, tradizionalmente edicate in prossimità della piazza del Foro, si amministravano la giustizia e si trattavano gli

affari. Solitamente erano composte da un grande ambiente rettangolare, spesso diviso in 3 o più spazi chiamati navate da 2 o

più file di colonne. L’ingresso è posto generalmente su uno dei lati maggiori o anche su uno dei lati minori.

Al centro di uno dei lati maggiori o minori opposti all’ingresso, si apriva un’abside a pianta rettangolare o semicircolare al

cui interno era situato il seggio del magistrato che amministrava la giustizia.

La copertura dell’ambiente poteva essere costituita da capriate lignee che reggevano il tetto. L’illuminazione proveniva da

grandi finestre che si aprivano in alto nelle pareti della navata centrale.

ARCHITETTURA PALEOCRISTIANA

Una tipologia fondamentale della storia dell’architettura romana è sicuramente la chiesa e la basilica: edifici costruiti per la

religione cristiana. La loro storia parte dal processo di evoluzione dei templi attraversando un processo evolutivo molto

importante ma con dei punti ben saldi.

I primi ambienti in cui si riuniscono i primi cristiani per i loro riti sono case private in cui viene ricavata una stanza per la

cerimonia del pasto in comune. Nel corso del 200 la liturgia si definisce meglio e diventano necessari ambienti articolati in

più stanze con funzioni diverse.

Si definiscono quindi le Domus Ecclesiae, case private a disposizione della comunità, sostanzialmente simili alle altre

abitazioni, ma i cui spazi interni hanno precise destinazioni sacre. Oltre alla stanza del pranzo comune, era necessario un

vestibolo per i catecumeni (cristiani non ancora battezzati) e i penitenti. Un'altra stanza serviva come battistero per i riti del

battesimo, un'altra era adibita alla Cresima. Altre stanze servivano per il catechismo, per custodire gli oggetti sacri e per la

beneficenza.

In Siria, vicino al fiume Eufrate, nell'attuale città di Qal'at Sem'an (antica Dura Europos) è stato ritrovato il più antico

esempio di Domus Ecclesiae. Su una parete è stata incisa la data 231-232, che indica il periodo del suo utilizzo. Questa

Domus è stata distrutta nel 257 per via dell'innalzamento di un nuovo muro di difesa della città.

Nel corso del tempo il modello della domus ecclesiae si amplia per consentire di accogliere un numero sempre maggiore di

fedeli, si inserisce una pedana per il vescovo, e una vasca battesimale coperta da un baldacchino decorato con scene sacre.

Tra le domus ecclesiae esistono naturalmente delle differenze: a Roma sono stati trovati ambienti destinati al culto cristiano,

detti tituli anche negli edifici a più piani delle insulae.

Spesso, dopo il IV secolo, sul luogo dei tituli o delle domus ecclesiae sono state costruite le prime chiese.

L'edificio ecclesiastico come è attualmente inteso non si è potuto sviluppare prima dell'Editto di Costantino del 313. Il credo

cristiano da religione semplicemente tollerata ebbe una diffusione così capillare da diventare, in seguito al Concilio di Nicea

nel 325, religione ufficiale dell’impero e, nel 380, addirittura unica religione ammessa nello stato.

Per impulso dello stesso imperatore e della sua famiglia (in particolare Sant'Elena) prese avvio a Roma un grandioso

programma di costruzione di imponenti edifici basilicali da adibire a luoghi di culto e in memoria dei martiri cristiani. La

costruzione di queste grandi chiese porta alla luce la nuova fede e la esalta e induce la progressiva, rapida, scomparsa dei

Tituli o domus ecclesiae.

Costantino realizza anche una serie di nuovi edifici fondendo

l’architettura della Roma antica: in questo contesto troviamo

l’Arco Di Costantino (312-316 d.C.). Con l’Arco di Costantino si

conclude quel processo consistente nel progressivo passaggio

dall’arte plebea da un ruolo dapprima isolato, poi subalterno, ed

infine in primo piano. Infatti questo monumento rientra a pieno

titolonella corrente dell’arte plebea. È un arco trionfale a tre fornici

(con un passaggio centrale affiancato da due passaggi laterali più

piccoli) e attico, situato a Roma, a breve distanza dal Colosseo. È

costruito in opera quadrata di marmo nei piloni, mentre l'attico,

che ospita uno spazio accessibile, è realizzato in muratura e in

cementizio rivestita all'esterno di blocchi marmorei. L’arco

ingloba rilievi e sculture provenienti da monumenti dell’età di

Traiano-Adriano e Marco Aurelio.

Contrariamente ai riti pagani che venicano celebrati all’esterno dei templi, quelli cristiani si svolgevano al chiuso e con la

presenza di tutta l’Ecllesia (comunità di fedeli). Non era possibile, pertanto, nell’edificazione del tempo dei cristiani,

prendere in considerazione la forma di quello classico perché non sarebbe stato funzionale. Difatti i primi edifici adibiti al

culto cristiano vennero costruiti avendo come esempio le basiliche romane, le uniche costruzioni espressamente realizzate per

contenere grandi moltitudini di persone.

LA BASILICA CRISTIANA (PALEOCRISTIANA)

Solitamente, la basilica cristiana, ha un andamento longitudinale e l’ingresso è collocato sempre in uno dei lati minori. Essa è

proceduta da un quadriportico, cioè uno spazio di forma pressochè rettangolare con un portico posto su tutti e quattro i lati.

L’interno della basilica è diviso in navate da due o più serie di colonne. La navata centrale è solitamente più ampia e più alta

di quelle laterali, per permettere l’inserimento delle finestre. La navata centrale termina con un abside, il quale si compone di

un semicilindro sormontato da un quarto di sfera. Talvolta il corpo longitudinale viene tagliato trasversalmente da una navata

che prende il nome di transetto. Se i due bracci del transetto sono più corti delle navate la basilica si dice a croce latina, se

sono uguali viene definito a croce greca. Se nella croce latina il transetto è posto a circa due terzi del corpo longitudinale

allora si parla di croce immissa, se invece si trova sul fondo della navata si chiamerà a croce commissa (o a T).

Chiamiamo Presbiterio il luogo riservato al clero, posto sul fondo della navata centrale di fronte all’abside. Il presbiterio è

solitamente rialzato.

La basilica ha, in genere, una copertura composta da capriate lignee che talvolta sorreggono un elemento intermedio.

Le primissime basiliche, promosse dall'imperatore, sono edificate a Roma, e sono in grado di raccogliere migliaia di fedeli.

Vengono costruite prevalentemente fuori le mura aureliane, sui luoghi di sepoltura - già da tempo oggetto di venerazione e

caratterizzati da edicolette votive - dei principali apostoli e martiri cristiani (Martyria).

La primissima basilica cristiana è probabilmente San Giovanni in Laterano, costruita su un terreno donato da Costantino I

poco dopo l'editto di Milano del 313. Furono costruite poi San Pietro in Vaticano, Santa Maria Maggiore e San Paolo fuori le

Mura. Le ultime due in particolare vennero commissionate nel corso del IV secolo dal vescovo di Roma invece che

dall'Imperatore, segno della crescente importanza del papato nella vecchia capitale.

LA BASILICA DI SAN GIOVANNI IN LATERANO (IV sec. d.C.)

Nell’età paleocristiana, la prima basilica di San Giovanni in Laterano era

nota, per il suo splendore e per la sua importanza, con il nome di Basilica

Aurea ed era oggetto di continue ed importanti donazioni da parte degli

imperatori, dei papi e di altri benefattori, testimoniate nel Liber Pontificalis.

L'edificio era orientato secondo la direttrice est-ovest tipica delle basiliche

paleocristiane, con la facciata rivolta ad oriente, cioè verso l'alba, e l'abside

con l'altare rivolti ad occidente, cioè verso il tramonto.

La primitiva basilica aveva una forma oblunga e disponeva di cinque navate

fortemente digradanti in altezza, divise da colonne: la navata centrale era la

più larga e più alta e si elevava sopra le altre permettendo di aprire

luminose finestre nel cleristorio. Il soffitto era coperto a capriate, che

probabilmente dovevano essere a vista. Opposta alla facciata era presente

un'unica abside. In fondo alle navate esisteva una navatella trasversale, il

primitivo transetto, nella quale prendevano posto durante la celebrazione il

vescovo, sedendo in centro, su un seggio rialzato, affiancato dai sacerdoti, disposti ai lati. Tra le navate ed il transetto due

possenti colonne sostenevano un grande arco detto arco trionfale. Verso il centro della navata si disponeva il lettore dei testi

sacri, che doveva disporre di una struttura rialzata.

Oggi la Basilica di San Giovanni in Laterano è la cattedrale della diocesi di Roma.

SANTA COSTANZA (350 d.C.)

Un’altra tipologia di edificio religioso è l’edificio centrale caratterizzato da due spazi, uno

dentro l’altro, e quindi a doppio involucro.

Costantina, figlia di Costantino I, nel 350 fece costruire a ridosso della basilica costantiniana

il proprio mausoleo di Santa Costanza presso la sepoltura di sant'Agnese, della quale

Costantina era una devota. Vi furono sepolte sia Costantina sia la sorella Elena. L'edificio fu

detto "di Santa Costanza" a seguito del fatto che Costantina erroneamente fu scambiata per

una santa.

Questo edificio introduce motivi dell'architettura paleocristiana pur rappresentando la fase

finale dell'architettura tardo antica.

Il mausoleo ha una pianta centrale, dove le pareti perimetrali sono scavate da piccole nicchie,

con un vano circolare coperto da una cupola ed illuminato da dodici finestre superiormente

concluse ad arco che definiscono una fascia luminosa intorno al tamburo.

La cupola poggia su 12 coppie di colonne di ordine composito, binate in senso radiale,

disposte ad anello. Esternamente le colonne delimitano un deambulatorio (corridoio anulare)

coperto da volte a crociera. Tale struttura crea spazi fortemente caratterizzati dal contrasto tra

luce e penombra.

Il mausoleo di Costanza o Costantina fu ben presto trasformato in Battistero e nel 1254 in

chiesa.

BASILICA DI SANTA SABINA (422 – 432 d.C.)

Costruita tra il 422 e il 432 la Basilica di Santa Sabina è una delle chiese

paleocristiane meglio conservate in assoluto. La chiesa non ha facciata: essa è

inglobata nel nartece, uno dei quattro bracci dell'antico quadriportico, che si

trova attualmente all'interno del monastero domenicano. Si accede alla chiesa

anche attraverso un portale, preceduto da un piccolo portico con tre arcate,

situato sul lato destro. Tipiche dell'architettura paleocristiana, oltre alle pareti

esternamente lisce (prive di contrafforti poiché la copertura era sempre a

capriate, quindi una struttura non spingente), era la presenza di grandi finestre

aperte nel cleristorio (la parte più alta della navata centrale). Nei secoli

successivi, quando si perse la capacità di fare grandi vetrate, le aperture nelle chiese si ridussero infatti drasticamente. Non vi

è più traccia dell'antico campanile paleocristiano, rimpiazzato in epoca barocca da un campanile a vela. All'interno la basilica

è chiaramente ad impianto basilicale a tre navate, divise da colonne antiche provenienti da un monumento tardo-imperiale,

probabilmente mai messo in opera, e grande abside semicircolare in corrispondenza della navata maggiore.

SANTA MARIA MAGGIORE (432 – 440 d.C.)

E tra le basiliche paleocristiane meglio conservate. Fu edificata a Roma durante il pontificato di Papa Liberio, però fu

ricostruita sotto Papa Sisto III (in un periodo di prepotente ritorno al classicismo).

L’interno è diviso in 3 navate tramite 2 file di classiche colonne ioniche lisce e architravate. Al di sopra di queste, le pareti

della navata centrale sono formate da finestre affiancate da lesene corinzie. L’arco trionfale e la porzione di muro compresa

fra la cornice e le finestre sono ricoperti di scene a mosaico. Le coperture a cassettoni, di epoca rinascimentale, sostituiscono

quella originaria a capriate.

BASILICA DI SANTO STEVANO ROTONDO AL CELIO (V Sec.)

Sorge a Roma, sul Celio, nel rione Monti. La costruzione fu voluta probabilmente da Papa Leone I

(440 – 461). L’edificio aveva una pianta circolare costituita dall’inizio da 3 cerchi concentrici: lo

spazio centrale era delimitato da un cerchio di 22 colonne architravate circondato da 2 ambulatori

più bassi ad anello. Il cerchio più interno era delimitato da un secondo cerchio di colonne

collegate da archi, oggi inserite in un muro continuo. Quello più esterno, scomparso, era chiuso da

un basso muro. ARCHITETTURA BIZANTINA

Il termine architettura bizantina, deriva dal suo essere frutto della civiltà appartenente all'antica città di Bisanzio, poi

rifondata da Costantino, nel 330 d.C., e chiamata Costantinopoli. Con il trasferimento della capitale da Roma a Bisanzio e,

poi, con la suddivisione dell'impero romano in Impero d'Oriente e Impero d'Occidente -395 d.C., nascerà l'Impero Bizantino

che durerà sino al 1453, quando Costantinopoli cadrà per opera dei Turchi. A determinare le caratteristiche di questa

architettura, confluirono vari aspetti culturali, primo fra tutti, quello derivante dalla tradizione ellenistica.

L'architettura Bizantina in genere viene suddivisa in diversi periodi. Il periodo paleo-bizantino dal IV a V sec. è il primo

periodo, quello per così dire "di formazione", nel quale si attua il passaggio dalla cultura tardo-antica a delle forme più

tipiche. Essendo l'architettura bizantina essenzialmente portatrice di valori religiosi si manifesterà primariamente nella

edificazione di luoghi di culto, che saranno sia a pianta basilicale che a pianta centrale. Per queste ultime si prenderà spunto

dalle strutture a cupola appartenenti al tardo-antico, approfondendone e sviluppandone i concetti di unitarietà spaziale e

sottolineandone la centralità. Rispetto alla copertura a cupola romana, che richiedeva un muro continuo circolare per

sostegno, la cupola bizantina sarà impostata su una base quadrata. Si costruiranno cupole circolari su piante quadrate

attraverso l'uso di quattro triangoli sferici, detti "pennacchi". Altro elemento caratteristico è il capitello con "pulvino", cioè un

elemento a forma di tronco di piramide rovesciato, generalmente decorato con motivi naturalistici o antropomorfi.

SANTA SOFIA (532 – 537 d.C.) (Istanbul)

L'età giustinianea va dal 527 al 565. Giustiniano promosse una

notevole attività costruttiva. Nel 532, ricostruisce a Costantinopoli,

Santa Sofia, capolavoro assoluto dell'architettura bizantina. Gli

architetti, Isidoro di Mileto e Antemio di Tralles, idearono una

struttura innovativa, che non si formava più per giustapposizione

delle parti, come avveniva prima, ma come un tutto unico.

Un’immensa cupola di ben 33 mt di diametro, copre lo spazio

centrale.

La prima basilica fu terminata qualche anno dopo la morte di

Costantino, al tempo di Costanzo II, dal patriarca Eudossio. Fu

riedificata e riconsacrata da Teodosio II nel 415 dopo un incendio.

In seguito alla rivolta di Nika, scoppiata contro l'imperatore

Giustiniano I nel 532, venne ricostruita in forme ancora più

grandiose dallo stesso Giustiniano.

La monumentalità dell'edificio è smaterializzata, sia dall'apertura

di finestre che dalla decorazione musiva interna. L'innovazione più

rilevante dell'età giustinianea, bene esemplificata da Santa Sofia, è

il definitivo recupero della centralità e l'utilizzo sistematico di

elementi architettonici a volta e a cupola. Da questo momento, lo

schema di edificio sacro, con copertura a cupola, a pianta centrale,

diventa un modello di riferimento in tutti i centri dell'impero ed in

tutte le aree di influenza bizantina: come l'area balcanica, quella

persiana e russa. Cambia, rispetto ai precedenti esempi di pianta

basilicale, il concetto stesso di spazialità e ci si rivolge sempre più

ad una concezione di spazio dilatato, quasi immateriale, per

supportare, il quale ci si rivolge sempre più alla decorazione

musiva.

La basilica ha una pianta con tre navate, arcate divisorie in doppio ordine, ed un'unica abside opposta all'ingresso, che

all'esterno si presenta poligonale. La pianta ha probabilmente ricalcato quella della basilica costantiniana.

All'interno, alcuni corridoi laterali riccamente decorati (che hanno ispirato la Basilica di San Marco a Venezia) conducono al

grande vano della navata centrale, dominato dalla mastodontica cupola, che poggia su pennacchio ed archi, che scaricano il

loro peso su quattro enormi pilastri. Questi pilastri sono costruiti con pietre lavorate, legate tra di loro tramite colate di

piombo, mentre le volte, gli archi e le pareti sono in laterizi. Nella fascia superiore della grande cupola sono state aperte

numerose finestre, ed in seguito parzialmente murate per aumentare la stabilità dell'edificio, che lo inondavano di luce in

qualsiasi ora della giornata. Sulle navate laterali corrono i matronei, destinati alla corte imperiale che vi assisteva alla messa

da una posizione rialzata. Al di sopra dei matronei la muratura è perforata da due file sovrapposte di finestre di dimensioni

variabili (più ampie al centro, più piccole verso i lati e nella fila inferiore). L'impianto non differiva molto da quello di altre

chiese a pianta longitudinale già esistenti, ma per la prima volta lo spazio appare dominato dalla grande cupola, che focalizza

verso l'alto tutto l'ambiente architettonico. L'effetto è quello di uno spazio incommensurabile e di leggerezza della copertura,

che sembra come sospesa nell'aria.

CHIESA SI SS. SERGIO E BACCO (527 – 536 d.C.) (Istanbul)

Simile alla basilica di Hagia Sophia, la Piccola Santa Sofia (in precedenza chiamata Chiesa

di SS. Sergio e Bacco) fu edificata a Costantinopoli nel 527 d.C. Secondo una leggenda

tarda, durante il regno di Giustino I, suo nipote Giustiniano era stato accusato di

complottare per la corona e condannato a morte. I santi Sergio e Bacco apparvero in sogno

all’imperatore e sostennero l’innocenza di Giustiniano. Una volta liberato, egli fu

reintegrato come Cesare. Diventato imperatore avrebbe costruito questa chiesa come ex-

voto.

A causa di alcune somiglianze stilistiche con Hagia Sophia, in passato si è ritenuto che la

chiesa potesse essere opera degli stessi architetti Isidoro di Mileto e Antemio di Tralle, e

che la sua costruzione sia servita da modello per l’edificazione della più grande chiesa di

Costantinopoli. A uno sguardo più attento, le differenze rilevate tra i due edifici hanno

imposto una maggiore cautela rispetto all’ipotesi accennata.

Costituita da un vano centrale coperto da cupola a spicchi e attorniata da esedre

alternativamente a curve e rette, è ravvisata una significativa elaborazione dello schema a

pianta centrale del martyrion, santuario cristiano dedicato al culto di un martire.

All'esterno il muro meridionale presenta archi murati che collegavano l'edificio ad una chiesa precedente.

All'interno un primo ordine inferiore di archi a travatura continua (come a San Giovanni di Studio) conferisce una staticità ed

immobilità tipicamente greca.

Molti effetti dell'edificio furono poi impiegati in Hagia Sophia: le esedre espandono lo spazio centrale sugli assi diagonali,

colonne colorate schermano i deambulatori dal centro della chiesa, luce ed ombra aumentano il contrasto sulle sculture dei

capitelli e della trabeazione. La pianta quadrata dell'edificio è servita da modello per la basilica di San Vitale a Ravenna,

come si può apprezzare nell'organicità della struttura verticale e nell'impianto ottagonale.

BASILICA DI SAN VITALE (525 – 547 d.C.) (Ravenna)

La Basilica di San Vitale segna un distacco dalle preesistenti chiese presenti a

Ravenna. Sia nella struttura che nella decorazione interna sono evidenti gli influssi

bizantini. Le superfici esterne, nella loro semplicità essendoci solo mattoni, sono

alleggerite da ampie finestre. Compositivamente gli spazi sono ottenuti dalla

compenetrazione di solidi geometrici elementari quali prismi, piramidi, cilindri e

porzioni di cono. L'interno è a pianta ottagonale e s'innesta al nartece in un angolo,

dando a chi entra un'impressione di movimento. L'ingresso della basilica è infatti

consentita da due porte: una in asse e l'altra posta obliquamente all'asse principale.

Dei pulvini contribuiscono a staccare l'innesto con gli archi che sembrano quasi

sollevarsi in alto. I pulvini perdono la forma classica greco-romana, assumendo

quella di cesti, traforati come se fossero fragili trine marmoree sulle quali non

gravi alcun peso. La cupola, raccordata alla forma ottagonale centrale con delle

nicchie, è stata realizzata con anelli concentrici di anfore vuote. La luce infine

giunge da varie prospettive e contribuisce a smaterializzare la struttura che appare

leggera e quasi priva di una vera e propria massa strutturale.

LA CAPPELLA PALATINA AD AQUISGRANA (786 – 804)

Con la creazione del Sacro Romano Impero, intorno all’800 d.C. , Carlo Magno ad Aquisgrana costruisce il palazzo

imperiale. Immediatamente vicina, la Cappella Palatina, è il nucleo più antico della cattedrale di Aquisgrana (Germania).

È una costruzione, già di tipo carolingio, ottagonale di circa 31 m d'altezza e 16 m di diametro, sostenuta da forti pilastri.

Il numero 8 presenta molteplici significati: era il simbolo della resurrezione formato dal numero 7 (giorni della settimana) più

il numero 1, simbolo di Dio.

L’ingresso era anticamente preceduto da un quadriportico: qui sul lato si trova un westwerk (grande corpo a più piani situato

tra due torri) serrato fra due torri che contengono le scale per i piani superiori.

All'interno, si accede dal westwerk ad un deambulatorio anulare, di 16 lati con basse volte a crociera. Circondato da questa

struttura, il vano cupolato è sorretto da pilastri a forma di croce.

Al di sopra del primo ordine di arcate a tutto sesto un

matroneo, aperto sul vano centrale da archi a tutto sesto,

articolati da due ordini di colonne con capitelli corinzi.

Esse nel registro inferiore sono corredate anche da

pulvino, forte citazione da San Vitale e Santa Sofia.

Tutte queste strutture verticali creano un ritmo

ascensionale che è coronato dalla cupola centrale,

poggiante su un tamburo ottagonale finestrato. Possiamo

quindi dire che in questo edificio, elementi desunti da

modelli bizantini e tardoantichi vengono riletti in chiave

più verticalizzante che ritroveremo nell'arte romanica.

LA FABBRICA DI SAN PIETRO

BASILICA DI COSTANTINO (310 – 322 d.C.)

L'antica basilica di San Pietro in Vaticano, nota anche come basilica di Costantino, era

ubicata a Roma, nell'area attualmente occupata dalla nuova basilica vaticana. La cronologia

esatta della costruzione della basilica non è conosciuta ma sappiamo che fu edificata sul

luogo della sepoltura dell’apostolo Pietro, infatti proprio per questo motivo furono demoliti

tutti i mausolei presenti nella necropoli dove si pensava fosse stato sepolto l’apostolo.

Grazie ad alcune fonti iconografiche e letterarie sappiamo che la basilica era preceduta da

un quadriportico ed era divisa a cinque navate, con la centrale rialzata e più larga, e coperta

da capriate. Le navate erano divise da quattro colonnati di ventidue colonne ciascuno,

coperti da architravi nella navata centrale e da archi in quelle laterali. L'illuminazione

interna era garantita dalle finestre che si aprivano numerose nella parte che si elevava della

navata maggiore, il cleristorio.

Un'altra peculiarità di San Pietro era l'uso del transetto, il primo ad essere concepito come

navata trasversale indipendente, alto come la navata centrale (ma meno ampio) e dotato di

una propria copertura. Sul transetto si apriva l'abside semicilindrica e in fondo ai bracci si

trovavano due nicchie rettangolari che sporgevano esternamente oltre il profilo delle

navate. In corrispondenza della navata centrale si apriva sul transetto l'arcone ("arco di

trionfo") tipico delle basiliche paleocristiane. Il transetto ospitava la tomba di San Pietro, la

quale era protetta da un baldacchino formato da 4 colonne tortili. Altre due colonne

identiche alle prime raccordavano il bandacchino agli angoli dell’abside. Le navatelle

terminavano invece con trifore colonnate, simili a quelle che si aprivano nelle nicchie

laterali del transetto.

Il frontone aveva solo un piccolo rosone, mentre la parte corrispondente alla navata centrale era decorata con mosaici che

nella parte più alta erano leggermente incurvati verso il basso per una migliore visione.

NUOVA BASILICA DI SAN PIETRO

All'inizio del XVI secolo si decise per la sua totale ricostruzione e quindi fu lentamente demolita per far spazio alla nuova,

grandiosa basilica, tutt'ora la chiesa più grande del mondo. Tuttavia parti del tempio costantiniano sopravvissero per quasi

tutta la durata del cantiere, fino a quando, nel 1609, non furono definitivamente abbattuti per volontà di papa Paolo V. La

nuova basilica fu consacrata nel 1626.

Dall’elezione di Papa Giulio II, Bramante da corpo alle esigenze di rinnovamento

architettonico urbano (In Stauratio Romae) voluto dal pontefice. L’architettura diventa

strumento di propaganda visiva, quindi tangibile di un grandioso concetto e progetto

politico per una renovatio imperi (che vede il pontefice come imperatore all’esaltazione

della funzione del papato).

A cominciare dal 1505 Bramante pone le basi per l’edificazione della nuova Basilica di

San Pietro, costruzione che inizia nel 18 aprile 1506 e si protrarre per oltre un secolo,

avendo papa Giulio II deciso di demolire l’edificio del IV sec.

Dai non molti disegni di Bramante che ci sono pervenuti è possibile intuire che la pianta

progettata era di tipo a croce greca: si vede come Bramante intendesse rispettare in un

certo qual modo il tracciato delle navate dell’antica basilica, ma includendo una grande

cupola centrale e quattro cupole perimetrali secondo lo schema delle quinconce

(disposizione sfalsate in cui di cinque elementi quattro sono collocati secondo gli angoli

di un quadrato mentre il quinto al centro). Pianta Bramante

Dopo Bramante la costruzione di San Pietro venne assegnata a Raffaello Sanzio che nel 1508 fu

invitato a Roma.

Sebbene i lavori procedessero con lentezza, fu suo il fondamentale contributo di ripristinare il

corpo longitudinale della basilica. A Raffaello dobbiamo attribuire il blocco posto davanti allo

spazio cupolato bramantesco cioè la navata centrale di cinque campate e le due navate laterali. In

facciata troviamo un ampio portico a due piani: sia nei deambulatori che in facciata sono presenti

colonne libere o semicolonne addossate alla muratura che sostengono una trabeazione dorica.

Dopo Raffaello altri si avvicendarono alla direzione della costruzione, ognuno apportando varianti

al progetto.

Nel progetto di San Gallo il Giovane (1520) erano

previste due torri laterali in facciata mentre per la

pianta si rimase al modello longitudinale. Dopo una

ripresa del ritmo dei lavori nel 1525, che permise di

terminare la tribuna e portare avanti decisivamente il

Pianta Raffaello braccio meridionale, il Sacco di Roma (1527) fermò il

concretizzarsi di questi progetti.

Fu solo sotto papa Paolo III, intorno al 1538, che i lavori furono ripresi

da Antonio da Sangallo il Giovane, il quale, intuendo che non avrebbe potuto

vedere la fine dei lavori per limiti di età, approntò un grandioso e costoso modello

ligneo. All'impianto centrale si innestava infatti un avancorpo affiancato da due Prospetto di San Gallo il Giovane

altissime torri campanarie; anche la cupola si allontanava dall'ideale classico del

Bramante, elevandosi con una volta a base circolare con sesto rialzato mitigata da

un doppio tamburo classicheggiante.

Dopo Sangallo, deceduto nel 1546, alla direzione dei lavori subentrò Michelangelo

Buonarroti, all'epoca ormai settantenne.

Michelangelo tornò alla pianta centrale del progetto originario, così da sottolineare

maggiormente l'impatto della cupola, ma annullando la perfetta simmetria studiata da

Bramante con la previsione di un pronao. Questa scelta portò allo scarto dell'idea di

Antonio da Sangallo e del suo costosissimo progetto che Michelangelo considerava

troppo poco luminoso e stilisticamente scadente. Furono eliminati dal progetto i

deambulatori e compatta le strutture proponendo una pianta centrale dall’interno

luminosa. In essa, trovano spazio solo i 4 pilastri costruiti da Bramante. Michelangelo

interviene nella zona absidale con una struttura muraria che si avvale dell’uso delle

paraste di ordine gigante alle quali sovrappone un’altra cornice. Tale organizzazione

delle superfici esterne fa la sua logica prosecuzione nell’alto tamburo anulare e nei

costoloni della cupola.

Alla morte dell’artista si era giunti con la costruzione all’imposta della cupola che

Michelangelo progettò ma che fu modificata durante la realizzazione. In ogni modo essa

rispecchia nella sua linea essenziale il disegno di Michelangelo. Pianta Michelangelo

La grande cupola come già quella fiorentina di Santa Maria del Fiore è a doppia calotta ed

è inclusa da una lanterna dove si ripete il motivo delle colonne binate del tamburo.

Nel 1564, alla morte dell'artista, la cupola non era stata ancora terminata e i lavori erano giunti all'altezza del tamburo:

fu Giacomo Della Porta (1533 - 1602) a eseguirne il completamento (1588 - 1590), conferendole un aspetto a sesto rialzato

per ridurre le spinte laterali della calotta. All'epoca del Della Porta risalgono anche le cupole minori, prive di funzione

strutturale, poste intorno a quella maggiore.

Dopo il 1602, papa Clemente VIII affidò la direzione della fabbrica a Carlo Maderno, che fu incaricato di completare la

basilica con l'aggiunta di un corpo longitudinale costituito da tre campate e da un portico in facciata. L'opera mutava

radicalmente il progetto di Michelangelo e, seguendo le rigide direttive della Controriforma, faceva assumere alla basilica

una pianta a croce latina, capace di ospitare un maggior numero di fedeli, ma trasformando la chiesa in uno "strumento di

culto di massa" e attenuando anche l'impatto della cupola sulla piazza antistante. Le campate trasformarono il corpo

longitudinale della chiesa in un organismo a tre navate, con profonde cappelle inserite lungo le mura perimetrali. Le navate

laterali furono coperte con cupole a pianta ovale, incassate nel corpo della basilica e caratterizzate all'esterno solo da

piccole lanterne, che avrebbero dovuto essere celate, alla sommità del tetto, per mezzo di numerose cupole ornamentali a

pianta ottagonale, non realizzate.

Subito dopo la navata, Maderno realizzò anche la facciata secondo un progetto scelto nel 1607 con un concorso.

Maderno ripropose il prospetto con l'ordine gigante, previsto da Michelangelo per un organismo edilizio sostanzialmente

diverso, reinterpretandolo su un unico piano prospettico, senza l'avanzamento del pronao centrale.

LA CUPOLA DI SAN PIETRO

Quando Michelangelo assunse la direzione dei

lavori della basilica dovette necessariamente

accettare i vincoli delle strutture costruite dai

suoi predecessori, primi tra tutti i pilastri della

cupola e i sovrastanti archi di collegamento,

che determinavano il diametro della calotta. Il

Buonarroti, volendo fissare le forme generali

della basilica, avviò la costruzione di settori

dell'edificio apparentemente scollegati: partì

dall'abside del transetto meridionale, che fu

ultimata fino all'attico, costruì le cappelle

angolari definendo il perimetro della basilica e

costruì il tamburo della cupola, garantendo così

l'immutabilità delle parti fondamentali del suo

progetto.

Nel 1549 fu iniziato lo zoccolo sopra il

cornicione del tamburo, che fu ultimato nel

febbraio del 1552, come assicurato dal pranzo

offerto dalla Fabbrica di San Pietro agli operai

per i festeggiamenti dell'evento. Dopo la

conclusione dell'anello, il progetto del tamburo

doveva essere ormai delineato nelle sue parti

fondamentali.

La sua costruzione fu avviata nel 1554 con la fornitura di travertino strutturale proveniente dalle cave di Fiano Romano ed i

lavori si conclusero dopo il 1561, quando furono appaltati gli ultimi capitelli interni e quelli esterni delle colonne e delle

mezze paraste degli speroni radiali. Nel 1564, alla morte del Buonarroti, il tamburo poteva considerarsi pressoché ultimato

fino alla sommità degli speroni; sembra comunque assodato che l'artista, nell'ultimo anno della sua vita, abbia seguito la

costruzione di una campata della sovrastante trabeazione, la quale fu successivamente ultimata da Giacomo Della Porta.

Della Porta, assistito da Domenico Fontana, fu incaricato di ultimare la cupola il 19 gennaio 1587, quando erano ormai

trascorsi 23 anni dalla morte del Buonarroti. I lavori, cominciati nel 1588, con grande dispiego di uomini e materiali,

procedettero rapidamente: nel 1590 la struttura della cupola era ormai definita e nel 1593, sotto papa Clemente VIII, fu posta

in opera la copertura della calotta esterna in lastre di piombo.

Durante questo pontificato venne collocata in cima alla cuspide della lanterna una sfera in bronzo dorato, sormontata dalla

croce eseguita da Sebastiano Torrigiani. All'epoca del Della Porta risalgono anche le cupole minori, prive di funzione

strutturale, poste intorno a quella maggiore, la cui concezione fu presumibilmente opera di Jacopo Barozzi da Vignola e Pirro

Ligorio. Per ultime, tra il 1603 ed il 1612, furono eseguite le decorazioni interne, essenzialmente in mosaico su cartoni del

Cavalier d'Arpino e Giovanni De Vecchi.

È doveroso precisare che Della Porta e il Fontana non furono dei meri esecutori dei disegni di Michelangelo; a loro spetta

infatti il merito dell'esecuzione tecnica di un'impresa che sancì una fase importante dei progressi tecnologici di fine

Cinquecento. Non solo apportarono una sensibile modifica alla curvatura della calotta rispetto al presunto progetto del

Buonarroti, rendendola più vicina al modello del Brunelleschi, ma inserirono nella muratura (soprattutto nella parte alta della

cupola) una serie di catene per contenere le spinte trasversali esercitate dalla volta e utilizzarono materiali di alta qualità,

incernierando le lastre di travertino con piombo fuso; caratteristiche, queste, che permisero alla cupola di non riportare gravi

danni dopo il forte terremoto del 1703. Inoltre realizzarono i costoloni con l'ausilio di sofisticate centinature in legno e

disegnarono i particolari tecnici della cupola in scala 1:1 direttamente sul pavimento della basilica di San Paolo fuori le

Mura.

La cupola di San Pietro è il simbolo della basilica vaticana. Sorge all'intersezione

della navata principale con il transetto, sulla verticale del colossale Baldacchino del

Bernini e dell'accesso alla Tomba di Pietro. La struttura è sorretta da quattro

colossali pilastri, talmente imponenti che in ognuno di essi potrebbe essere contenuta

la chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane; sui pilastri sono impostati quattro arconi

a tutto sesto, con relativi pennacchi.

Il tamburo, che misura circa 42 metri di diametro interno ed ha uno spessore medio

di 3 metri, è formato da uno zoccolo sul quale sono impostati 16 contrafforti radiali

che delimitano altrettanti finestroni rettangolari con timpani centinati e triangolari

alternati. All'esterno gli speroni sono schermati mediante colonne binate sormontate

da capitelli d'ordine corinzio e da un'alta trabeazione con cornici modanate; più in

alto si eleva un attico decorato con festoni vegetali. Dai contrafforti partono 16

nervature, dello spessore variabile tra i 2 e i 5 metri, che si concludono nella

lanterna; alla base di ogni costolone sono scolpiti i tre monti dello stemma di papa

Sisto V.

La cupola ha una struttura a doppia calotta: la calotta interna, dello spessore di circa

2 metri, ha funzione portante, mentre l'esterna, rivestita in lastre di piombo, è

realizzata a protezione della prima ed ha uno spessore di circa 1 metro. Tra le due

calotte si snoda il percorso che consente l'accesso alla sommità; una serie di abbaini

di forma protobarocca permette l'illuminazione naturale di questa intercapedine. La

lanterna, che riprende il tema delle colonne binate dei contrafforti, è sormontata da

una serie di candelieri ed è chiusa, oltre la cuspide concava, da una palla sormontata

da una croce.

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SAN PAOLO FUORI LE MURA

L’area in cui sorge l’odierna Basilica di San Paolo Fuori Le Mura era occupata da un vasto cimitero subdiale (da sub divos =

sotto gli déi, vale a dire a cielo aperto), in uso costante dal I secolo a.C. al III secolo d.C. ma sporadicamente riutilizzato,

soprattutto per la costruzione di mausolei, fino alla tarda antichità. È in quest'area sepolcrale che, come qualsiasi condannato

a morte, venne sepolto Paolo di Tarso dopo aver subito il martirio. Sia Paolo che Pietro sarebbero caduti vittime della

persecuzione neroniana seguita al grande incendio di Roma del 64.

Come per il sepolcro di Pietro anche quello di Paolo divenne immediatamente oggetto di venerazione per la nutrita comunità

cristiana di Roma che relativamente presto eresse, sulle tombe dei due, dei piccoli monumenti funerari.

Il luogo, meta di pellegrinaggi ininterrotti dal I secolo, venne monumentalizzato, come testimoniato dal Liber Pontificalis,

dall'imperatore Costantino I, con la creazione di una piccola basilica, di cui si conserva solo la curva dell'abside, visibile nei

pressi dell'altare centrale della basilica attuale ed orientato in direzione opposta all'attuale. Doveva trattarsi di un piccolo

edificio probabilmente a tre navate, che ospitava in prossimità dell'abside la tomba di Paolo, ornata da una croce dorata.

L’ARCHITETTURA CAROLINGIA, OTTONIANA E ROMANICA

La vita dei paesi europei che, nei secoli VI-VIII, aveva vissuto un periodo d’oppressione e di miseria, muta profondamente

intorno all'anno Mille: il popolo si sente libero, colto e ricco, tutte condizioni che favoriscono il sorgere e l'affermarsi di una

nuova arte. In architettura il romanico nasce da un'esigenza costruttiva, cioè da un sistema nuovo di copertura degli edifici

sacri, con l'impiego della volta a crociera, anziché la travatura di legno, soggetta ad incendi. Questa volta, poggiante su

quattro pilastri, è formata dall'incrocio di due volte a botte: in seguito questa volta è stata rafforzata da "costoloni" cioè archi

in muratura che corrono lungo le linee di incontro e la dividono in quattro settori o vele. Le colonne presentano capitelli

scolpiti con forme vegetali o fantastiche, ovvero geometrizzanti, ma comunque originali e distanti rispetto all'architettura

romana o paleocristiana. Il lungo ambiente delle navate basilicali è così diviso in una serie di spazi distinti, le campate. La

parete della navata è generalmente articolata con elementi plastici ed aperture sopra le arcate ed è molto spesso organizzata

su vari livelli (matroneo, triforio, cleristorio), l'evoluzione dei quali sarà uno egli elementi di sviluppo verso il gotico. La

pianta della chiesa romanica, sempre di notevoli dimensioni, è a croce latina, il braccio corto davanti all'abside si chiama

transetto; sotto l'abside vi è la cripta. La facciata può essere a capanna se digrada a forma triangolare o a salienti se riprende il

profilo delle navate interne, suggerito dai costoloni che corrono verticalmente, dividendola in tre corpi. E' costruita in

mattoni, ravvivata da loggiati sorretti da colonnine marmoree, da archetti ciechi e talora dal rosone, un'apertura circolare

posta al centro della facciata. Il campanile ha pianta quadrata ed è suddiviso in piani orizzontali da archetti pensili. Spesso

due campanili, anziché uno, affiancano la chiesa.

Ulteriore innovazione di questo periodo architettonico sono l'abside con coro, collegato molto spesso al deambulatorio, su cui

si affacciano delle cappelle radiali, nonché l'uso predominante dell'arco a tutto sesto che distingue il romanico dal successivo

periodo dell'architettura gotica.

La Germania fu ovviamente il paese dove l'arte romanica si sovrappose maggiormente con l'arte ottoniana, originaria di

questa zona.

CATTEDRALE DI SPIRA (SPIRA II) (1080)

Un punto di svolta venne segnato con la ricostruzione della Cattedrale di Spira (Spira II), riedificata nel 1080, appena venti

anni dopo la conclusione della prima cattedrale (Spira I). Nel nuovo edificio venne ripresa la grandiosa pianta della chiesa

precedente, con una navata altrettanto ampia ed alta, ma questa volta venne coperta da volte a crociera in luogo di una

copertura piana. Inoltre venne ripreso nella navata il motivo decorativo delle semicolonne altissime addossate prima ai

pilastri e poi proseguenti sulla parete fino quasi al soffitto. In Spira II questo effetto plastico venne potenziato, arrivando a

creare tre livelli sovrapposti di pilastri e semicolonne, sopra a ciascuno dei quali corrispondeva lo sviluppo di un elemento

portato: le volte, gli archi di accesso alle navate laterali, gli archetti ciechi attorno alle finestre. All'esterno venne realizzata

una galleria che gira attorno alla cattedrale ad altezza dei matronei, caratterizzata da arcatelle su colonnine: servì per fondere

alcune delle parti più antiche dell'edificio e venne ripresa in molte costruzioni della regione, per il bell'effetto chiaroscurale

più che per una reale utilità pratica.

IL CAMMINO VERSO SANTIAGO DE CAMPOSTELA

Sorgono in epoca romanica numerosi santuari, determinati dalla nuova tendenza al culto delle reliquie. Essi nascono lungo le

vie di pellegrinaggio, proprio per potere svolgere la funzione di accogliere i pellegrini che percorrevano itinerari precisi e

presentano caratteri unitari. L'impulso dato dal pellegrinaggio porterà alla costruzione di numerose chiese, come St.Martin a

Tours, Saint Sernin a Toulose, Sainte Foy a Conques fino ad arrivare a Santiago di Compostela.

La Basilica di Saint Sernin a Toulose (1080-1096) seconda per dimensioni

dopo quella di Santiago de Campostela è divisa in 5 navate mentre il transetto è

diviso in 3 navate. La facciata è fiancheggiata da due torri che occupano lo

spazio delle navate laterali mentre una terza torre è presente all’altezza

dell’innesto del transetto. Le coperture della navata centrale sono a botte, mentre

quelle laterali sono a crociera. Il materiale usato per le volte è un misto di pietra

e laterizio. La soluzione in elevazione prevede solo due livelli: quello dei

piedritti e quello del matroneo; l’illuminazione è quindi tutta indiretta, proviene

dai muri perimetrali e dalle torri, che hanno anche la funzione di lanterne.

I piedritti sono molto ravvicinati tra loro, e la presenza di due navate laterali

funziona da contraffortamento. Sui muri esterni abbiamo un esempio di

contrafforti gradonati.

La chiesa abbaziale di Sainte Foy a Conques (1041-1065) presenta un modello, non ancora maturo, per

le chiese romaniche dell'Auvergne ed in generale per le chiese di pellegrinaggio. La chiesa presenta una

pianta a tre navate: la centrale è piuttosto corta con copertura a botte, poi un grande transetto anch'esso a

tre navate e un grande coro con deambulatorio che consentiva il transito dei pellegrini e cappelle radiali.

All'incrocio del transetto con la navata si trova un'imponente torre. L'interno è molto sobrio, con la volta

della navata centrale molto alta, divisa dalle navate minori, tramite archi a tutto sesto retti da pilastri.

Sopra le navate laterali, voltate a crociera, si colloca il matroneo aperto verso l'interno, senza finetrature

soprastanti.

Noto capolavoro è proprio la Cattedrale di Santiago, che eccelle soprattutto per la preziosissima

decorazione scultorea. Ricostruita a partire dal 1075 con una pianta grandiosa simile a quella delle

grandi chiese di pellegrinaggio francesi, la cattedrale è formata da cinque navate lunghe e sviluppate

in altezza, matronei, transetto a triplice navata ed una grande abside con deambulatorio e cinque

cappelle laterali. Il portico è costituito da tre campate voltate a crociera e presenta tre portali scolpiti,

tramite i quali si accede alle navate. Il portale centrale, il più grande, è architravato e diviso al centro

da una colonna, dove campeggia la statua dell'apostolo Giacomo.

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Tornando in Francia, esattamente in Borgogna, si trovava la potente Abbazia di Cluny, che

tra il 948 e il 981 aveva assistito alla ricostruzione della chiesa principale (Cluny II), oggi

conosciuta solo tramite scavi archeologici e che mostrava un ampio presbiterio e un coro

tripartito con deambulatorio. Nel 1088 venne fondata la terza chiesa abbaziale (Cluny III),

caratterizzata da dimensioni colossali: lunga 187 metri, era dotata di nartece ed aveva ben

cinque navate, un coro allungato con deambulatorio e cappelle radiali, un doppio transetto e

cinque torri. Un altro elemento importante è l’eliminazione del matroneo a favore del

triforio. Compare un nuovo elemento: le cappelle radiali che fiancheggiano il

deambulatorio. Questa innovazione corrisponde ad una precisa esigenza: moltiplicare le

zone dove si celebravano i riti.

A cavallo fra XVIII e XIX secolo venne, assaltata durante la rivoluzione francese,

secolarizzata e - sebbene fosse la più grande abbazia europea - gradualmente demolita.

Oggi ne rimangono solo pochi resti della crociera meridionale del transetto est e di una

delle torri, che comunque danno un'idea delle sue dimensioni impressionanti.

Nota per la struttura architettonica particolare, la chiesa di San Filiberto a Tournus, è datata tra il 960 e 980 d.C.

La peculiarità della chiesa è nella navata centrale, ad alti pilastri rotondi, divisa in campate molto evidenti con volte a botte

messe di traverso rispetto alla lunghezza della navata. Questa disposizione della volta riduce drasticamente il problema delle

spinte laterali, infatti le pareti laterali all’esterno non presentano contrafforti. Questa copertura ha sostituito quella originaria,

in legno. Anche le navate laterali sono molto alte e conferiscono alla chiesa una pseudo-struttura di chiesa a sala, anche se vi

è un cleristorio che illumina la navata. Il transetto e il coro sono molto più bassi e la crociera pertanto sembra infossata. Un

deambulatorio gira intorno all’abside, semicircolare, con tre cappelle radiali.

Il passaggio tra l’architettura romanica e quella gotica è

dato dalla Chiesa di Saint Etienne a Caen (nord della

Francia) costruita tra il 1068 e il 1081.

L'alta facciata della chiesa, che stupisce immediatamente

per la sua purezza e il suo rigore, è il primo esempio di

una formula chiamata a dominare la costruzione delle più

grandi chiese d'Occidente: la cosiddetta facciata

armonica normanna o westwerk. Questa consiste in un

grande corpo a più piani serrato fra due alte torri

"gemelle" poste sulla prima travatura delle navate laterali

e allineate a quella principale, in modo da creare una

facciata rettilinea.

L'interno è diviso in tre navate su nove campate, la prima delle quali occupata dalla tribuna d'organo. La navata centrale, di

56 metri di lunghezza, costituisce un perfetto esempio dello stile romanico normanno, impostata su tre livelli: le grandiarcate

a tutto sesto del pianterreno, quelle del matroneo e il cleristorio.

Il transetto absidato supporta sulla crociera il tiburio o lanterna chiuso da una volta a crociera ottopartita.

IL ROMANICO IN ITALIA

Anche se l'architettura di stile romanico nasce in Francia, essa trova in Italia terreno fertile. Nelle varie regioni italiane il

romanico si caratterizza in maniera diversa date le diverse condizioni economiche, di organizzazione politica e soprattutto

data la disponibilità di materiali da costruzione diversi. In generale si possono individuare caratteri tipici di questo stile che si

ritrovano un pò ovunque: per quanto riguarda l'architettura religiosa, negli edifici ecclesiastici si preferisce adoperare una

tipologia basilicale a croce latina con tre o cinque campate, adottando la copertura con volte a crociera che va a sostituire le

capriate lignee più deperibili. La volta a crociera è una volta in muratura di pianta quadrata che si forma dall'incrocio

diagonale di due archi di raggio uguale che vanno a formare le quattro vele, in corrispondenza di ogni volta a crociera viene a

crearsi nello spazio sottostante un'isola spaziale detta campata.

SANT’AMBROGIO A MILANO

Costruita tra l'XI e il XII secolo, sull’area di un’antica basilica, Sant'Ambrogio a Milano è il classico

esempio di romanico padano. E' una basilica a pianta rettangolare a tre navate di cui la centrale è larga il

doppio di quelle laterali (formate da 8 campate minori) sulle quali si imposta il matroneo. Inoltre la

chiesa, priva di transetto, prolunga le proprie mura laterali verso l’esterno dando origine ad un vasto

atrio porticato, cioè il quadriportico (che ha le stesse dimensioni della pianta): mentre in epoca

paleocristiana nel quadriportico si raccoglievano tutti colore che, non essendo stati battezzati, non

potevano accedere direttamente alla chiesa, in Sant’Ambrogio esso assume la funzione di riunione di

tutti i cittadini del comune.

La navata centrale è composta da quattro campate tre delle quali coperte da volta a crociera costolonata

e l'ultima è coperta da una cupola su pianta ottagonale. Le 3 navate terminano con altrettanti absidi

semicilindrici. Caratteristici inoltre in Sant'Ambrogio sono i pilastri che sono del tipo detti a fascio, cioè

formati da un fascio di semicolonne e semipilastri posti in asse o di spigolo rispetto agli archi di volta.

Nella parte superiore della facciata si aprono 3 finestroni che

rappresentano le uniche significative fonti di luce: ad essi corrisponde

sul lato esterno una loggia con 6 grandi arcate progressivamente

digradanti dal centro verso l’esterno assecondando l’inclinazione del

tetto. Questa loggia risulta sovrapposta a uno dei bracci minori del

quadriportico che, essendo addossato alla facciata, funge in pratica da

vero e proprio esonartece (sono delle nartace rivolte verso l’esterno

della chiesa) secondo la tradizione paleocristiana.

La copertura è di tipo a capanna in modo da dissimulare all’interno

l’effettivo numero della navate interne.

SAN GIMINIANO A MODENA (1099 – XIV Sec.)

I riflessi della cultura lombarda si irradiano rapidamente anche in tutta

l’area padana. La costruzione della cattedrale di Modena, in onore di San

Gimignano patrono della città, iniziò nel 1099 e si concluse solo molto

più tardi nel XIV secolo. È una chiesa a pianta rettangolare, priva di

transetto, divisa in tre navate, che terminano con altrettanti absidi

semicilindrici, scandite da otto pilastri a fascio e coperta da volte a

crociera costolonata. Anche la cripta è a tre navate, a loro volta

scompartite da 60 colonne. Sopra di essa si estende per tutta la superficie

un alto presbiterio delimitato dal pontile (consiste in un divisorio

sopraelevato da 6 colonne. Nella costruzione di questa cattedrale

vediamo protagonisti l'architetto Lanfranco e lo scultore Wiligelmo.

Anche qui come in Sant'Ambrogio è presente il matroneo sulle navate

laterali scandito da una serie di trifore ma qui a differenza di

Sant'Ambrogio, il matroneo è impraticabile.

Il motivo del triforio (galleria praticabile costituita dal succedersi di più

trifore uguali) è presente anche all'esterno della chiesa, in questo modo

l'architetto ha voluto mettere in relazione l'interno con l'esterno.

Il portale maggiore è protetto da un protiro (piccolo atrio a pianta quadrangolare coperto generalmente a volta) con

sovrastante loggia, sorretto da due leoni stilofori (scultura a forma di animale o uomo che deve sorreggere una colonna).

La copertura è a salienti, mettendo in rilievo le dimensioni interne. a ciò contribuiscono i due massicci contrafforti sui lati

dell’ingresso principali.

BASILICA DI SAN NICOLA DI BARI (1087 – consacrata nel 1197)

La Puglia e i suoi porti erano usati dai pellegrini diretti in Terra santa e furono anche il punto di

partenza per molti crociati nel 1090. L'elevato flusso di persone determinò la ricezione di una

grande varietà di influssi che si manifestò anche in architettura. Tra gli edifici più antichi è da

ricordare la basilica di San Nicola a Bari, iniziata nel 1087 e terminata verso la fine del XII

secolo. Il complessivo e conflittuale succedersi delle dominazioni bizantine, longobardi, franco e

normanne determinò un ambiente artistico e culturale straordinariamente tipico.

Lo sviluppo planimetrico è a croce latina commissa. Il corpo longitudinale è diviso in tre navate

da dodici colonne di spoglio (sei per lato, con le prime quattro binate, cioè affiancate a coppie). Il

ritmo della navata centrale, con copertura a capriate, è scandito da tre arconi trasversali.

Mentre i primi due si impostano sulle prime quattro coppie di colonne binate, l'ultimo arcone è

retto da due massicci pilastri compositi, posti quasi a metà della navata stessa.

Il transetto è di poco sporgente dalle fiancate. Le navate terminano con 3 absidi semicilindriche

che esternamente risultano nascoste da una cortina muraria rettilinea appena motivata da 9

arcatelle cieche. Nonostante l’assenza di una copertura a crociera, gli influssi longobardi sono

evidenti, sia nell’alternarsi di un pilastro ogni due colonne, sia nei matronei a trifore. La zona

presbitale è preceduta, secondo la tradizione bizantina da una raffinata iconostasi (un tramezzo divisorio) formato da 3 archi

a tutto sesto. La facciata a salienti, semplice e maestosa, è tripartita da lesene, coronata da archetti e aperta in alto da bifore e

in basso da tre portali, dei quali il mediano, a baldacchino su colonne, è riccamente scolpito.

CAMPO DEI MIRACOLI A PISA

Il romanico pisano si sviluppò a Pisa al tempo in cui essa era una potente Repubblica

Marinara.

La prima realizzazione fu il Duomo di Pisa (Duomo di Santa Maria Assunta), iniziato nel

1063-1064 da Buscheto e proseguito da Rainaldo; l'opera venne consacrata nel 1118,

mentre nel 1173 iniziarono i lavori per il celebre campanile pendente. La pianta è a croce

latina e presenta 5 navate nel corpo longitudinale e 3 nell’imponente transetto.

L’intersezione di quest’ultimo con la navata centrale è sottolineata da una cupola a pianta

ellittica che si erge su un alto tamburo ottagonale. Con la copertura lignea non servono

pilastri, così la scansione in campate è qui definitivamente soppressa: lo spazio che ne

deriva, ritmicamente modulato dal succedersi di alte colonne di granito sormontate da archi

a tutto sesto e da matronei praticabili, da al visitatore una sensazione di armonia e di quieta

solubilità. Nei pilastri, nelle arcate dei matronei e in altri elementi interni troviamo

decorazioni a fasce cicrome alternate (biance e nero-grigiose). Gli esterni appaiono

movimentati dal ritmico succedersi di arcatelle cieche, decorate a losanghe incassate

(particolari decorazione rombica incavata nel

piano del muro al fine di creare effetti di luce e

ombra). La ricca facciata a salienti presenta 4 ordini di raffinate logge sovrapposte

che scavano la superficie dando origine ad un continuo alternarsi di luci e ombre.

Il regolare ritmo delle due logge inferiori presenta la campatella centrale più ampia

delle altre e in asse con il portale. Nelle terza loggia, quale preludio

materializzazione dell’asse centrale delle facciata. Nella quarta e ultima loggia

timpanata il ritmo cambia. Con duttilità le colonne digradanti in altezza lungo gli

spioventi del secondo ordine, sostengono una trabeazione inclinata, mentre

l’identica situazione sommitale viene risaltata con l’archeggiante loggia.

Quindi elementi tipici del romanico pisano sono l'uso dalle arcate cieche e delle

loggette pensili, ispirate all'architettura lombarda, ma moltiplicate fino a coprire su

ordini diversi intere facciate. I tre portali sottostanno a quattro ordini di loggette

divise da cornici con tarsie marmoree, dietro i quali si aprono monofore, bifore e

trifore.

Sempre a Pisa è presente il Battistero di San Giovanni costruito

nel 1153 (ultimato alla fine del 1200) su progetto dell’architetto

Diotisalvi, è il più grande battistero in Italia: la sua circonferenza

misura 107,24 m, mentre la larghezza della muratura alla base è

due metri e 63 cm, per un'altezza di 54 metri e 86 centimetri. La

cupola è coperta da tegoli rossi verso il mare e da lastre di

piombo verso levante. Probabilmente la causa della differenza

nella copertura è da trovarsi nella mancanza di denaro, così

come nell'assenza di affreschi nel soffitto che tuttavia erano stati

pianificati originariamente.

Il battistero ha una struttura ottagonale formata da due livelli con

ordini diversi sovrapposti.

La Torre Pendente presente nel Campo dei Miracoli di Pisa fu costruita nel 1174 su progetto di

Bonanno e fu terminata da Tommaso Pisano nel XIV Sec. Si tratta del campanile a sé stante del

Duomo di Santa Maria Assunta, alto circa 56 metri fuori terra (58,36 metri considerando il piano di

fondazione). Vi predomina la linea curva, con giri di arcate cieche e sei piani di loggette. La sua

pendenza è dovuta a un cedimento del terreno verificatosi già nelle prime fasi della costruzione.

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SAN MARCO A VENEZIA (1063 – 1094)

Un altro esempio di romanico italiano è la basilica di San Marco a Venezia costruita tra il 1063 ed il 1094 con una tipologia a

croce greca.

La piazza dove si trova anche il palazzo ducale ha subito numerose modifiche, come

l’edificio della basilica: per esempio quando venne interrato il canale che circonda la

basilica venne aggiunto un transetto; in seguito alla croce greca venne anteposto un

endoportico che ne aumenta le dimensioni creando una particolare area di rito. Inoltre

parte della basilica preesistente viene trasformata in una cripta.

La pianta a croce greca proviene dal gusto di ispirazione orientale, però lo schema che

possiede non è del tutto simmetrico in quanto il corpo longitudinale è più lungo di quello

del transetto e anche il loro punto d’intersezione, sottolineato dalla presenza di una grande

cupola centrale, risulta leggermente spostato verso la zona absidale. Ognuno dei 4 bracci

della croce è diviso, a sua volta in 3 navate: quella centrale è costituita da un’unica vasta

campata quadrata, sormontata da cupole emisferiche.

Le cupole sono molto leggere per non far gravare pesi eccessivi sul terreno lagunare, e

sono composte da laterizi forati. La chiesa è completamente coperta con cupole (cinque in

tutto), raccordate da volte a botte (struttura unica in Italia). Esse sono sorrette da

un’intelaiatura lignea e coprono anche l’endoportico.

Le cupole sono percorribili in quota, vi sono dei ponti aerei che scavalcano il vuoto del transetto, tanto da formare uno

pseudo-matroneo.

Il matroneo corre lungo l’intero perimetro, con il risultato di conferire alla mastodontica struttura una particolare sensazione

di leggerezza.

Il problema della luce è connesso alla presenza delle cupole: non potendo forarle con aperture, di solito le cupole vengono

appoggiate su un tamburo in cui vengono aperte le finestre. Qui a Venezia invece vengono aperte delle finestre direttamente

nella curvatura della cupola. In questo modo si ottiene solo un anello di luce, che sarebbe insufficiente ad illuminare

l’ambiente, se l’interno della basilica non fosse completamente ricoperto da mosaici dorati.

Nell’edizione finale della basilica di San Marco l’accesso all’endoportico avviene

attraverso dei portali strombati molto più recenti.

Negli appoggi viene usata la soluzione del tetra-pilastro, cioè quattro pilastri invece di

uno solo, in modo da ripartire il peso su un’area più ampia. Questa condizione è

essenziale a San Marco, perché gran parte del pavimento della basilica poggia sulla

cripta, cioè su un vuoto.

All’esterno, un atrio porticato circonda su tre lati i ll braccio occidentale dell’edificio:

questo è costituito dal succedersi di varie campatelle quadrate; è coperto e

scompartito da una serie di piccole cupole che riprendono in scala minore la stess

logica costruttiva dell’interno. L’atrio costituisce una sorta di freno tra esterno ed

interno. Nonostante le 5 cupole l’edificio conserva, nel suo complesso, uno sviluppo

più orizzontale che verticale. Questo non è casuale perché le palafitte non sarebbero

state in grado di sostenere i pesi concentrati prodotti da strutture troppo alte e snelle.

IL BATTISTERO DI SAN GIOVANNI A FIRENZE (1059)

Fu costruito su un preesistente edificio del VIII Sec. e presenta una pianta ottagonale con

copertura doppia: all’esterno si ha un tetto in lastre di marmo bianco a forma di piramide

con base ottagonale, mentre all’interno vi è un’altra cupola a sesto acuto costituita da 8

spicchi coperti interamente di mosaici (fatti nel XIII Sec.).

La sommità dell’edificio si conclude con uno snella lanterna di marmo bianco, anch’essa

a pianta ottagonale che da luce alla sottostante vasta aula.

Ciascuna delle 8 facce esterne si presenta orizzontalmente divisa in 3 fasce separate da 2

trabeazioni diversamente aggettanti. La suddivisione in senso

verticale, invece, è ottenuta mediante un doppio ordine di paraste

che, in corrispondenza della fascia centrale, sorreggono tre archi

ciechi, i quali a loro volta inquadrano 3 finestre ad edicola

alternativamente timpanate e centinate. Estremo rigore delle

decorazioni geometriche a quadrati e rettangoli. Raffinato è

il contrasto tra il bianco candido dei marmi di Carrara e il

verde cupo del serpentino (tipo di marmo) di Prato.

L'interno è a pianta ottagonale, con un diametro di 25,6

metri. La decorazione interna è ispirata agli edifici romani, come il Pantheon, con un ampio

uso di specchiature marmoree policrome. È suddivisa, come all'esterno, in tre fasce

orizzontali, la più alta però coperta dalla cupola, mentre la fascia mediana è occupata dai

matronei. Inferiormente le pareti sono suddivise verticalmente in tre zone per mezzo di

lesene e di colonne monolitiche in granito e in marmo cipollino di spoglio (come gran parte

dei marmi del rivestimento), con capitelli dorati che reggono l'architrave. Le pareti,

tripartite da colonne e raccordate agli angoli da doppi pilastri scanalati in marmo,

presentano un rivestimento marmoreo a due colori alternati in fasce e altre forme, bianco di

Carrara e verde di Prato. Sopra le bifore si trovano tarsie geometriche.

BASILICA DI SAN MINIATO AL MONTE A FIRENZE (1013 – 1018)

È uno dei più antichi insediamenti benedettini della toscana, costruito sugli originari resti di una

chiesa carolingia. Come nel battistero, anche in San Miniato, la componente decorativa ha il netto

sopravvento su quella strutturale. La decorazione è sempre bicromata in bianco e verde ed è di

straordinario rigore geometrico con l’alternarsi di rettangoli e semicerchi.

Nonostante dinanzi alla facciata non vi sia alcun tipo di portico, le semicolonne con capitelli

compositi, sormontati da 5 archi a tutto sesto, ne hanno disegnato idealmente uno, riducendo

l’effetto tridimensionale dell’architettura a quello bidimensionale di una decorazione parietale.

L’ordine superiore, compiuto tra la seconda metà del XII Sec. e i primi del XIII Sec. , è decorato

a sua volta con marmi complessi.

Alla sommità si eleva un timpano triangolare di chiara

ispirazione classica.

All’interno la basilica presenta una semplice pianta

rettangolare a 3 navate, senza transetto.

La cripta seminterrata, il presbiterio rialzato, la presenza di

un’unica abside e la copertura a capriate lignee,

costituiscono un evidente adesione ai modelli costruttivi

paleocristiani.

La mancanza di volte a crociera rende inutile la costruzione

di molti pilastri, infatti ve ne sono solo 4 di tipo composito

collegati trasversalmente da 2 arconi a tutto stesso che

scompartiscono la navata centrale in 3 campate. Queste,

intervallate da una coppia di colonne con capitelli corinzi

per ciascun lato, si dilatano longitudinalmente assumendo

forma rettangolare.

L’ARCHITETTURA GOTICA

Il termine gotico veniva già utilizzato nell'800 ed identificava

quell'architettura precedente, medioevale: era un termine

dispregiativo perché proveniva dal popolo dei Goti, una popolazione

barbara che era solita portare distruzione. Con la rivalutazione

dell’arte medievale, avviata nel diciottesimo secolo, grazie alla

situazione economica europea in grande sviluppo, questa

denominazione ha perso il suo carattere negativo.

La novità più originale dell'architettura gotica è la scomparsa delle

spesse masse murarie tipiche del romanico: il peso della struttura non

veniva più assorbito dalle pareti, ma veniva distribuito su pilastri

all'interno e nel perimetro, coadiuvati da strutture secondarie come

archi rampanti e contrafforti. Lo svuotamento della parete dai carichi

permise la realizzazione di pareti di luce, coperte da magnifiche

vetrate, alle quali corrispondeva fuori un complesso reticolo di

elementi portanti.

Nell’architettura gotica troviamo molte innovazioni tecniche, a

partire dai soli pilastri a fascio si dipana un sistema di contrafforti

ben più ampio e diversificato di quello romanico: gli archi rampanti,

i pinnacoli (elementi estetici esterni), i piloni esterni, gli archi di

scarico sono tutti elementi strutturali, che contengono e indirizzano

al suolo le spinte laterali della copertura, con conseguente

alleggerimento delle murature di riempimento, che presentano un

numero maggiore di aperture.

Si sostituisce l’arco a tutto sesto con l’arco a sesto acuto mentre

l’arco rampante sostituisce o si aggiunge al contrafforte avendo

quindi una funzione di assorbire le spinte trasmesse dalle volte delle

navate.

Tutte le nervature dei punti di raccolta degli angoli delle campate proseguono verticalmente lungo le pareti delle navate a

formare dei pilastri detti a fascio o a polistili.

Le strutture gotiche puntano verso il cielo, suggerendo una nuova religiosità in cui il credente non accontentandosi della sola

fede indaga sul divino.

GOTICO FRANCESE

Diversamente da quanto avvenne per l'architettura romanica, policentrica e senza che si possa ritenere una regione europea

come più rappresentativa, è invece quasi possibile identificare una località e un "padre" dell'architettura gotica.

La ricostruzione del coro dell'Abbazia di Saint Denis, vicino Parigi,

nell'anno 1144 per opera dell'abate Sugerio, è infatti generalmente

considerata come la data di inizio di questo stile, che da li a poco si

diffonderà prima nelle diocesi dell'Ile de France

e poi nel resto della Francia, in Inghilterra,

nell'Impero e nel resto d'Europa, incontrando

resistenze significative solo in Italia. Uno stile

consapevolmente diverso da quella precedente,

caratterizzato dall'uso intensivo di tecniche

costruttive già note (come l'arco a sesto acuto e la volta a crociera), ma in un sistema coerente e

logico e con nuovi obiettivi estetici e simbolici. L’abate Sugerio considerava la bellezza e la

perfezione dell’opera d’arte come uno stimolo a elevarsi dal terreno al divino, e di conseguenza

aveva concepito la “sua” chiesa come una raffigurazione concreta di slancio, leggerezza ed

energia. Alla luce che scendeva dall’alto, poi, veniva affidata la metafora dell’elevazione; mentre

nelle cattedrali romaniche l’atmosfera era di solidità e immobilità e la luce filtrava a fatica da

piccole finestre, in Saint-Denis una lunga sfilata di vetrate creava uno spazio verticale teso verso

il cielo.

Tra le caratteristiche principali dell’Abbazia troviamo: la zona delle cappelle radiali con il

doppio deambulatorio, volte costolonate e ampie e luminose vetrate. A un primo deambulatorio

più interno, con crociere a 4 vele, ne segue una più esterna le cui 5 vele concorrono alla copertura delle cappelle, perciò sono

chiamate a formare un tutt’uno con i deambulatori.

Un altro esempio di gotico classico è la Cattedrale di Notre - Dame a Parigi. La prima pietra del coro fu posta da Papa

Alessandro III nel 1163. Si tratta di una chiesa a pianta rettangolare, col transetto contenuto all'interno del perimetro

dell'edificio; lo spazio interno, caratterizzato dalla presenza di numerose cappelle laterali e radiali, è quindi articolato

secondo una pianta a croce latina, con cinque navate che si chiudono, nella zona absidale, con un doppio deambulatorio.

Le cappelle tutt’attorno alla cattedrale furono costruite, in tempi successivi, entro lo spessore dei contrafforti sui quali si

impostano gli archi rampanti.

La navata centrale, alta 35 metri, è costituita da cinque doppie campate, definite da massicci pilastri circolari sui quali sono

impostati gli archi a sesto acuto. La navata centrale si organizza secondo 3 soli piani comprendenti le arcate, il matroneo e il

cleristorio (ultima porzione della navata centrale che supera in a ltezza le coperture delle navate laterali accogliendo così

ampie finestre). La copertura è costituita da volte a crociera esapartite (divisa da 6 vele) da eleganti costoloni.

Particolari di rilievo sono i pilastri circolari e il matroneo, elementi tipici delle prime cattedrali gotiche. La navata di Notre

Dame di Parigi non risulta slanciata e luminosa come quella delle cattedrali del Gotico maturo (Amiens, Reims e Chartres),

in cui i pilastri, a fasci polistili, diventano più slanciati e il matroneo è sostituito con una piccola teoria di archetti denominata

triforio. Per ottenere una maggiore illuminazione, resa scarsa dalla presenza dell'alto matroneo, pochi anni dopo la

costruzione fu deciso di modificare il sistema delle aperture: così l'originale rosone e la piccola finestra ogivale che si

aprivano alla sommità, furono

sostituiti proprio con la suddetta

bifora. Ciò comportò anche la

modifica del sistema degli archi

rampanti, ovvero delle strutture di

sostegno che seguono il perimetro

esterno dell'edificio e che sono ben

visibili nella zona absidale.

La facciata, di grande equilibrio

formale, è tripartita

orizzontalmente e risulta

ugualmente divisa in tre parti in

senso verticale da 4 contrafforti a

gradoni. La porzione inferiore,

occupa 3 portali con archi acuti ed

è limitata superiormente dalla

galleria dei Re di Giudea e di

Israele. La fascia mediana accoglie

un rosone centrale affiancato da 2

grandi bifore. Il coronamento

infine è costituito da un' area

traforata da una serie di loggette

che alle estremità di destra e di

sinistra si staglia contro le due

torri che avanzano la facciata con

alte finestre introdotte da fasci di

colonnine.

La Cattedrale di Chartres (1194) è considerata l'edificio chiave nello sviluppo del Gotico

classico: presenta tre navate (con la centrale che ha dimensione superiore a quelle laterali) con

transetto, anch’esso a tre navate, che si posiziona perfettamente a metà, con un ampio e profondo

presbiterio. Proseguendo verso il presbiterio, le navate diventano cinque e viene creato un doppio

deambulatorio per enfatizzare il vero "centro" della chiesa.

L’interno mostra uno spiccato verticalismo vista l’altezza di 36,5 metri della navata centrale,

coperta da crociere ogivali. Le pareti della navata centrale sono suddivise in tre fasce: quella

inferiore comprende le arcate sorrette da pilastri postili (si alternano pilastri cilindrici con

addossate colonnine a sezione ortogonale, a pilastri ottagonali con colonnine cilindriche), quella

mediana è occupata dal triforio (finto matroneo) e quella superiore costituisce il cleristorio.

In questa chiesa viene al meglio sfruttata la presenza degli archi rampanti: questo permette di

scaricare le forze direttamente sui contrafforti esterni, liberando il peso che gravava sul matroneo,

infatti, proprio per questo motivo, viene eliminato questo livello accentuando così la leggerezza

della navata.

La verticalità della struttura è enfatizzata anche dai pilatri polistili che dal pavimento giungono

alla linea d'imposta delle volte, dove si fondono con le nervature. Delle 9 torri previste, furono

realizzate sono 2.

Questa chiesa è inoltre molto importante perché: sparisce la campata doppia facendo spazio a

campate uniche rettangolari, sparisce la divisione in sei vele delle volte poichè le vele diventano

quattro ed entrambi i transetti hanno facciate proprie con ingresso.

Notre Dame di Reims (1211 – 1275) è un altro dei più alti esempi di arte gotica in Europa. L'edificio si

articola su una pianta a croce latina, suddivisa in tre navate lungo il corpo principale e il transetto,

mentre coro e abside presentano una doppia serie di navatelle, coronate da cinque cappelle radiali;

quella centrale, detta assiale, presenta una profondità maggiore, ottenuta grazie all'aggiunta di una

campata rispetto all'impianto generale delle altre, che ne rimarca l'importanza visiva e strutturale. La

navata centrale risulta suddivisa in nove campate, che si riducono a due per lato in corrispondenza della

navata trasversale. Osservando l'impianto della Cattedrale di Chartres, di poco anteriore per fondazione,

si può notare un'impostazione strutturale pressoché analoga, assunta ancora a modello dagli architetti

che più tardi innalzeranno la Notre-Dame di Amiens, esempio di architettura gotica che porta ormai

all'apice tutte le potenzialità dello stile. La cattedrale assunse l'aspetto attuale entro la fine del XIII

secolo, rimanendo incompiuta: delle sette torri inizialmente progettate (due per ognuna delle tre

facciate più una a coronamento del punto d'intersezione tra navata centrale e transetto), tutte sormontate

da alte guglie secondo l'idea originaria, furono erette solamente quelle del lato ovest, lasciate tuttavia

prive della copertura a cuspide: pensate in origine per innalzarsi fino a 120 metri, non superarono la

soglia degli 81.

Un altro edificio in stile gotico ormai maturo, è La Cattedrale di Notre Dame di Amiens (1230). Alta quasi 43 metri, si

estende secondo una struttura a croce latina, dotata di due navate laterali lungo il corpo del braccio principale (navata

centrale), schema che si ripropone nel transetto e che viene corredato di un'ulteriore navatella presso l'abside, la quale viene

così ad essere dotata di un doppio deambulatorio interrotto da una serie di sette cappelle radiali. La cappella assiale, grazie

all'aggiunta di due campate, acquisisce un'importanza estetica e strutturale peculiare. La navata centrale si estende per sette

campate, mentre i bracci del transetto ampliano lo spazio interno di tre campate per ogni lato. L'accesso e l'uscita dall'edificio

sono resi possibili dalla presenza di nove portali, tre per ogni facciata (oltre alla principale, si contano due facciate minori in

corrispondenza della navata trasversale). Il coro, come in Notre-Dame de Paris e nella Cattedrale di Chartres, si presenta

assai profondo, con un'estensione di quattro campate. L'intera pianta dell'edificio richiama inoltre diverse analogie con la

planimetria delle costruzioni, di poco precedenti, di Chartres e Reims. La Cattedrale di Amiens è la chiesa più grande di

Francia.

La corsa verso l’altro, nonché verso il divino, termina con la Cattedrale di Beauvais. La cattedrale, rimasta incompiuta,

venne costruita con l'intento di erigere nella cittadina di Beauvais la più alta chiesa cristiana in assoluto. Effettivamente,

divenne famosa per avere il coro gotico più alto del mondo (48,5 m). La chiesa si compone solamente del coro e di una parte

di transetto, costruiti secondo i canoni del gotico francese sui resti di un tempio carolingio del X secolo. Concluso tra il 1272

e il 1275, il coro fu motivo di orgoglio per la cittadina fino al momento della catastrofe: nel 1284 la costruzione, troppo

ardita, non resse, e la volta cedette. Si presume che le vibrazioni causate dalla pressione del vento sui finestroni abbiano

causato danni all'edificio. Era, questo, un momento in cui la chiesa era largamente incompleta.

La ripresa dei lavori fu particolarmente elaborata e stavolta prevedeva alcune misure cautelative: per garantire la dovuta

stabilità, le arcate di sostegno diventavano più fitte e andavano quindi costruiti molti più pilastri rispetto al progetto originale.

Ciò garantiva un miglior sostegno, ma appesantiva l'insieme. Stavolta il progetto del coro riuscì, ma la costruzione non

progredì ulteriormente. Infatti, la guerra dei cento anni comportò una lunga pausa nella costruzione della cattedrale.

Un altro elemento molto importante dell’architettura gotica è la luce nonché presenza fondamentale divina all’interno della

struttura religiosa. Essa non sarà mai bianca, ma grazie a delle vere e proprie composizioni presenti sulle vetrate la luce calda

proveniente dall’esterno verrà tramutata tramite queste ordinamenti in colori per illuminare le cattedrali.

Proprio un grande esempio di questa grande innovazione è la Santa Cappella, monumento storico di Parigi. La struttura

dell’edificio è messa un po’ in secondo piano dallo splendore dei vetri sui quali è rappresentata la storia dell’umanità dalla

creazione alla redenzione del Cristo partendo dai racconti della Bibbia. Sono le vetrate che rendono la Santa Cappella cosí

particolare; si possono ammirare 600 metri quadrati di vetrate di cui due terzi sono originali.

GOTICO ITALIANO

L'architettura italiana risente in modo marginale delle forme del gotico transalpino, infatti per tutto il duecento in molte zone

della penisola permangono le forme tradizionali dell'architettura romanica.

I monaci cistercensi furono i primi a introdurre in Italia le forme del gotico francese, soprattutto sovrapponendo alle forme

tradizionali dell'architettura romanica elementi tipici di quella gotica come gli archi acuti e le volte a ogiva.

Nelle costruzioni italiane lo slancio verticale delle architetture d'oltralpe viene in qualche modo frenato, dalla robustezza

delle strutture, abolendo guglie, pinnacoli e archi rampanti e adottando in generale un gusto più sobrio.

Il primo esempio di introduzione delle forme gotiche in Italia è la Chiesa

Superiore di San Francesco d'Assisi la costruzione della quale iniziò

intorno al 1228, la consacrazione avvenne nel 1253, mentre la conclusione

avvenne nel 1280. La basilica è a croce commissa ed è costituita da due

chiese sovrapposte, quella inferiore e quella superiore.

La basilica inferiore conserva i caratteri tipici dell'architettura romanica

(spessore delle mura, pilastri molto robusti, volte costolonate basse) ed ha

un’unica navata di 4 campate, un transetto voltato a botte, un’abside a pianta

semicircolare e cappelle laterali. Le campate sono coperte da volte ogivali,

ma molto ribassate, tanto che sembra di trovarsi in una fredda cripta (effetto

dato anche dalla scorsa illuminazione).

La basilica superiore, invece, con il suo slancio verso l'alto (i cui fianchi

sono serrati da contrafforti semicilindrici), la

sua grande luminosità, è molto più vicina alle

forme del gotico francese. Pur ripetendo lo

schema di quella sottostante, si mostra e si

presenta molto illuminata. Nell'interno alle

immense vetrate dipinte, tipiche delle

cattedrali francesi, si preferisce decorare le pareti con i famosi cicli pittorici che videro

protagonista Giotto.

La facciata è divisa in tre parti: quella superiore è costituita dal timpano, quella mediana ha

come unico elemento decorativo un rosone, mentre quella inferiore accoglie un ampio portale

strombato e bipartito.

Testimonianza dell'importanza che l'ordine francescano stava assumendo a pochi anni dalla morte

di San Francesco, la chiesa a lui dedicata a Bologna costituisce il primo esempio in Italia di

applicazione degli stilemi del gotico francese. La Chiesa di San Francesco a Bologna, costruita

tra il 1234 ed il 1263 ed estesamente restaurata dopo i danni sofferti nell'ultima guerra, presenta

interessanti soluzioni architettoniche desunte da modelli d'Oltralpe. La parte absidale è costituita

da un deambulatorio con nove cappelle radiali che coronano un abside poligonale la cui elevazione

è bilanciata da pesanti contrafforti ad arco rampante. Il transetto ha la stessa altezza della navata

ma non eccede in pianta, caratteristica questa di Notre-Dame di Parigi. La bellissima facciata a

capanna (in gran parte ricostruita) è divisa in tre parti da alte lesene ed è aperta da numerose

monofore e rosoni propri dell’architettura gotica.

La Chiesa di San Fortunato a Todi, in Umbria, già esistente dal 1198 (pertanto la chiesa risulta

essere paleocristiana) nel 1292 venne trasformata in stile gotico. L'interno è a tre navate di

uguale altezza, ciascuna con un ingresso dalla facciata e portoni abbelliti da bassorilievi istoriati

raffiguranti santi, profeti biblici e ornamenti floristici. Dalle due navate si susseguono 13

cappelle ornate di affreschi e statue, tra cui spicca l'affresco della Madonna con Bambino e due

angeli di Masolino da Panicale, sito nella quarta cappella.

Un altro esempio di architettura gotica è la chiesa di Santa Maria Gloriosa dei Frari, comunemente detta solo dei Frari. È a

forma di croce latina, in stile gotico veneziano in cotto e pietra d'Istria. Possiede tre navate con archi ogivali che poggiano su

sei colonne per lato tra loro collegate da catene rivestite da casse lignee. Misura 102 metri di lunghezza, 48 metri nel

transetto ed è alta 28 metri. Oggi ha 17 altari monumentali e al suo interno sono custodite numerose opere d'arte, tra cui due

opere del Tiziano.

GOTICO FIORENTINO

Le opere gotiche italiane differiscono molto da quelle nordeuropee realizzate nello stesso stile, nato nel XII secolo nella

regione di Parigi. Oltre al Duomo, i maggiori esempi di gotico fiorentino sono Santa Croce e Santa Maria Novella. Tuttavia

l`unico elemento che le accomuna alle opere gotiche dei paesi del Nord Europa è l`imponenza dei volumi. In entrambe

mancano infatti le ricche decorazioni tipiche del gotico nordeuropeo.

La chiesa di Santa Maria Novella a Firenze fu ricostruita a partire dal 1246. La paternità del

progetto spetta a Fra Sisto e Fra Ristori. La Pianta della chiesa è a croce commissa. Le sei

campate (le cui dimensioni diminuiscono avvicinandosi al coro) precedono il transetto.

Un’abside a pianta quadrata è affiancato da quattro cappelle simmetricamente disposte ai suoi

lati.

La navata centrale è molto ampia (in tutto ci sono 3 navate ma con pochissima differenza di

quota) e presenta delle volte a ogiva che fanno apparire la

chiesa come una grande ala. Non c’è più quella netta

separazione fra i tre ambienti, operata dalle alte pareti della

navate centrale: ora la luce penetra dai semplici oculi, mentre

delle monofore illuminano le navate laterali.

La chiesa presenta un effetto prospettico molto accentuato,

dato dalla riduzione della distanza fra un pilastro e l’altro

procedendo verso l’abside, infatti i pilastri sembrano essere

più bassi.

Si adottano in essa archi ogivali e slanciate membrature che si

raccolgono in pilastri polistili che gli conferiscono caratteristiche prettamente gotiche,

mentre la facciata decorata con tarsie di marmi policromi si legano ancora allo stile

romanico.

Personalità di spicco nell’architettura gotica fiorentina fu Arnolfo Di Cambio che progettò per i

frati francescani la Basilica di Santa Croce (1294). La pianta è a croce commissa, con un interno

a tre navate, scandite da 7 campate che procedono il transetto (coperte d’affreschi, opera di

Giotto o dei suoi allievi) e l’abside poligonale è affiancato da 10 cappelle simmetricamente

disposte ai suoi lati. Altre cappelle si aprano sui fianchi del transetto.

L’interno è molto austero e spoglio: le navate hanno una semplice copertura a capriate lignee e

gli alti archi acuti delle campate poggiano su robusti pilastri a

sezione ottagonale con dei capitelli variamente conformati.

Delle lesene partecipano al moto ascensionale che viene frenato

inizialmente dal ballatoio su mensola di pietra che corre lungo tutto

il perimetro della navata centrale. L’esistenza delle 3 navate è

inessenziale, perché il visitatore ha l’impressione di trovarsi in una

grande aula.

L’ambiente interno è molto simile a quello di una basilica

paleocristiana, visto che Arnolfo stette a Roma per diversi anni.

Nel 1442, ultimati i lavori, la chiesa, venne consacrata da papa Eugenio IV, ma la decorazione

della facciata, venne completata solo nel 1857-63.

Nel 1299 Arnolfo di Cambio ricevette l`incarico di progettare l`edificio che ora è conosciuto come

Palazzo Vecchio (già Palazzo dei Priori e Palazzo della Signoria), che doveva fungere da sede del

governo della città. Le misure e la forma del palazzo sono in parte dovute a ragioni esterne e alquanto

curiose. Per queste ragioni la pianta del palazzo non è perfettamente rettangolare.

Inoltre venne incorporata nel palazzo una torre preesistente, la Torre della Vacca, che fungendo da

basamento per la nuova torre, ne determinò la posizione inusuale, spostata sia rispetto al centro che

rispetto ad uno degli angoli. Nonostante questo il palazzo Vecchio è totalmente equilibrato, poiché è

stato progettato seguendo leggi armoniche e geometriche meno apparenti. La torre divide la linea del

ballatoio (segno distintivo di Arnolfo di Cambio) in due segmenti collocati in sezione aurea.La

funzione di fortezza contribuisce alla squadratura dell’edificio, che appare quasi come un blocco

geometrico in cui prevale la nuda massa muraria, perché il paramento si apre solo in finestre

relativamente piccole e alte da terra. La forma è stereometrica ed è definita con esattezza dagli spigoli

verticali e dal ballatoio sporgente.

Si deve ad Arnolfo di Cambio anche il progetto della Chiesa di Santa Maria del Fiore, il

Duomo di Firenze, la cui costruzione iniziò nel 1296. L`architetto, tuttavia, morì prima che

l`opera fosse completata. Dopo la morte di Arnolfo di Cambio i lavori si arrestarono, ma nel

1330, con il rinnovamento delle reliquie del vescovo di Firenze, si ricominciò a costruire e la

direzione per il progetto del campanile fu affidata a Giotto. Dopo la sua morte, la costruzione

fu portata avanti da Andrea Pisano (ca. 1290-1348) e da Francesco Talenti (1300-69).

Quest`ultimo apportò delle modifiche al progetto del Duomo di Arnolfo di Cambio e disegnò

anche la cupola che avrebbe dovuto coprirlo. Il progetto non ebbe però successo.

La chiesa, a 3 navate, ha 4 immense campate e 3 absidi poligonali che si articolano attorno ad

un grande vano ottagonale coperto da una cupola.

La cupola a sesto leggermente acuto, avrebbe dovuto ergersi al di sopra di un tamburo

ottagonale, il cui esterno superiore non avrebbe superato in altezza la navate centrale. Dei

costoloni avrebbero separato le vele, e una lanterna avrebbe coronato l’edificio.

La grande differenza tra gli stili presenti nella cattedrale mostra il cambiamento di gusto

durante il lungo tempo passato nella sua costruzione. La forma esterna degli archi è una

vestigia del romanico. L'interno della cattedrale, con i suoi enormi archi, porte e finestre, è

Gotico. La cupola (nelle pagine successive) è il capolavoro del rinascimento.

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Sempre in Toscana troviamo il Duomo di Siena (1299 – 1317): costruita in stile Romanico-

Gotico italiano, è una delle più significative chiese realizzate in questo stile in Italia. Vi

lavoreranno vari architetti.

La parte superiore della facciata è opera di Camaino di Crescentino il quale dona alla facciata un

bellissimo rosone che si apre al centro, incorniciato da nicchie gotiche contenenti busti di

apostoli e profeti. Ai lati 2 pilastri incorniciano la struttura, che termina con pinnacoli e

sottilissime guglie, accentuando così lo slancio verso l’alto. Lateralmente sono presenti 2 ordini

di loggette, mentre il tutto è sormontato da 3 cuspidi dorate.

L'interno ha un'aula divisa in tre navate da pilastri polistili, con un transetto diviso in due navate

e profondo coro. La crociera del transetto è costituita da un

esagono sormontato dall'audace cupola (fra le più grandi

all'epoca della costruzione) a base dodecagonale.

La pianta è divisa in numerose campate (quadrate nelle navate laterali e rettangolari in

quella centrale, come le cattedrali gotiche francesi) dai pilastri e scandite da

leggerissimi archi a tutto sesto. Il claristorio è molto alto e scandito da archi a sesto

acuto. L'interno è illuminato dalle raffinate e traforate trifore del claristorio, dalle

difore del transetto e da due magnifici rosoni, uno in controfacciata ed uno sul coro.

Il Duomo di Orvieto è un altro capolavoro dell’architettura gotica. Iniziato nel 1290 in

forme romaniche da fra' Bevignate da Perugia, viene continuato in stile gotico da Giovanni

di Uguccione da Orvieto nel 1300, e poi dal senese Lorenzo Maitani che ha modificato

radicalmente la chiesa, che prima era a pianta basilicale e con difficili problemi statici.

Maitani ha risolto la stabilità della chiesa sistemando le mura pericolanti e aggiungendo

archi rampanti e contrafforti all'esterno, ha aggiunto il transetto, rifatto l'abside quadrata

con all'interno volte ogivali e ha iniziato la facciata.

All'interno si avverte un contrasto piuttosto forte tra forme vecchie e nuove. Ha un aspetto

severo e maestoso, è diviso in tre navate da pilastri cilindrici enormi. È illuminato dalle

grandi vetrate, alcune delle quali policrome e figurate (abside) e dal grande rosone di

facciata.

La facciata è uno dei massimi capolavori del '300 italiano, e nonostante sia stata realizzata

da tante mani diverse è perfettamente armonizzata e rispetta abbastanza il disegno del

Maitani.

Sia le strutture che le decorazioni (sculture, cornici, portali, rosone, loggette) hanno forme

gotiche, dominate da un ordine compositivo sereno ed equilibrato, del miglior gusto

italiano.

Il Duomo di Milano è il risultato di un lavoro secolare: per questo non segue uno stile

“storico” riconoscibile, ma è il frutto di una continua reinterpretazione del gotico in chiave

mastodontica e spettacolare. I lavori iniziarono nel 1386 e si protrassero fino al 1858 ed è

sicuramente la più importante architettura gotica italiana.

Un’opera di tali dimensioni, comporta gravi problemi statici e di dimensionamento,

offrendo facili pretesti alla rivalità tra i vari architetti.

È nel 1391, con la convocazione di Gabriele Stornaloco, che la fabbrica inizia ad assumere

una forma simile a quella definitiva, partendo da uno schema basato sulla combinazione di

vari triangoli equilateri. Il risultato è un’opera eclettica (opera realizzata fondendo

armoniosamente insieme stili e linguaggi diversi).

La pianta del Duomo è a croce latina, con cinque navate. Il presbiterio è circondato da un

deambulatorio con abside poligonale. Lo slancio verticale dell’edificio è notevole, ed è

dato anche dai poderosi pilastri polistili, ai quali all’esterno corrispone un complicatissimi

gioco di archi rampanti, guglie e contrafforti.

A differenza delle cattedrali nordiche, la struttura portante del Duomo di Milano è

composta soprattutto dai piloni e dai muri perimetrali. I contrafforti rinforzano i muri

perimetrali ma non permettono l’apertura di finestroni ampi: la costruzione risulta così

avere una forma chiusa. Anche le guglie e i pinnacoli non hanno funzione portante ma

esclusivamente decorativa, e sono stati aggiunti nel corso dei secoli.

Le pareti della grande abside sono praticamente sostituite da immense vetrate policrome.

All’intersezione tra le navate e il corto transetto, con 3 navate, verrà costruito tra il 1490 e il 1500 un ardito tiburio

culminante da una guglia alta 108 metri. Il presbiterio è profondo e cinto da un deambulatorio.

La navata centrale è grande il doppio di quelle laterali, che sono di altezza

leggermente decrescente in modo da permettere l’apertura di piccole finestre ad

arco acuto sopra gli archi delle volte, illuminando l’interno in maniera diffusa e

tenue.

La facciata del Duomo di Milano è una stratificazione di secoli di architettura e

scultura.

Nel 1886 la Fabbrica del Duomo indisse un concorso per completare la facciata

in stile gotico, e il vincitore fu Giuseppe Brentano; ma il progetto non fu

realizzato e si preferì una soluzione di compromesso.

I cinque portali fanno intuire le cinque navate interne; assieme alle finestre

sovrastanti risalgono al 1600.

Ugualmente seicenteschi sono i rilievi sui basamenti dei contrafforti centrali. Le

porte bronzee, le statue degli apostoli e dei profeti sulle mensole risalgono al

XIX secolo.

L’ARCHITETTURA DEL 400: IL RINASCIMENTO

Il termine Rinascimento, fu utilizzato per la prima volta da Vasari nelle “Vite” e fu teso a definire quella nuova visione

culturale sorta nel 1400, che maturerà nel secolo successivo attraverso più complete elaborazioni. In generale si può

affermare che alla base di tutto vi fu una rivalutazione dell'uomo in quanto individuo dotato di potere creativo e intellettivo.

Tutto questo scaturirà dalla corrente dell'umanesimo, che aveva portato a riconsiderare il ruolo stesso dell'individuo

nell'universo.

Esempio importante è il disegno a matita ed inchiostro su carta di Leornado Da Vinci de

“L’uomo Vitruviano”, databile al 1490 circa e conservato nel Gabinetto dei Disegni e delle

Stampe delle Gallerie dell'Accademia di Venezia. Lo studio è un chiaro omaggio dell'artista al

pensiero classico con significato altamente simbolico: l'uomo come misura di tutte le cose.

Di conseguenza, cambia anche il modo di pensare riguardo la figura dell'artista che viene, in

questo periodo rivalutato nel suo ruolo creativo individuale. Nel medioevo infatti, l'architetto

era considerato una sorta di capo-cantiere, che sovrintendeva alla costruzione delle opere.

L'arte, come l'architettura, adesso non sarà più vista come attività di tipo “manuale” ma come

prodotto derivato da una riflessione di tipo “intellettuale”. Per questo motivo, architettura,

pittura e scultura divengono all'inizio di questo periodo, completamente autonome e si

esprimeranno in una costante ricerca di armonia ed equilibrio fra i vari elementi che

preluderà al successivo passo verso il Rinascimento.

Il ruolo del disegno, in architettura, che prima fu considerato alla stregua di un semplice

appunto da lavoro comincerà ad assumere importanza, ed attraverso di esso gli architetti

rinascimentali riscopriranno valori come la proporzione, l'equilibrio, la simmetria e la

geometria. Si farà pertanto un esplicito riferimento ai modelli architettonici dell'antichità

romana, e si aprirà una nuova concezione dello spazio in chiave prospettica. La visione

prospettica si concretizzerà in una ricerca di prospettive visive e nel rigore geometrico con

il quale lo spazio può essere strutturato in rapporto ad un determinato punto di vista.

Per la prima volta appare in un affresco la prospettiva: si tratta della Trinità del Masaccio

presente nella terza campata della navata sinistra della Basilica di Santa Maria Novella a

Firenze, databile tra il 1426 e il 1428. Nelle precedenti rappresentazioni della Trinità lo

sfondo era sempre o fatto d'oro oppure di cielo. Per la prima volta il tutto fu collocato in

una grandiosa architettura dipinta, che è quindi uno spazio terreno, frutto dell'attività

umana. La potenza illusionistica della volta a botte nello sfondo, molto scorciata,

impressionò i contemporanei, che non avevano mai visto niente di simile. Ponendosi infatti

a circa quattro metri di distanza, si ha l'illusione di una cappella che si apre nella navata.

Più di un secolo dopo Vasari scriveva ancora "pare che sia bucato quel muro".

FILIPPO BRUNELLESCHI (1377 – 1446)

Tutto questo non sarebbe stato possibile senza la figura di Filippo Brunelleschi. Nato nel 1377 e morto nel 1446, fu uno dei

tre primi grandi iniziatori del Rinascimento fiorentino con Donatello e Masaccio, e a lui si deve l'invenzione della prospettiva

a punto unico di fuga, o "prospettiva lineare centrica". Dopo un apprendistato come orafo, e una carriera come scultore si

dedicò principalmente all'architettura, costruendo, principalmente a Firenze, edifici sia laici sia ecclesiastici che fecero

scuola.

Con Brunelleschi nacque la figura dell'architetto moderno che, oltre ad essere coinvolto nei processi tecnico-operativi, come i

capomastri medievali, ha anche un ruolo sostanziale e consapevole nella fase progettuale: non esercita più un'arte meramente

"meccanica", ma è ormai un intellettuale che pratica un'"arte liberale", fondata sulla matematica, la geometria, la conoscenza

storica.

La sua architettura si caratterizzò per la realizzazione di opere monumentali di ritmata chiarezza, costruite partendo da una

misura di base (modulo) corrispondenti a numeri interi, espressi in braccia fiorentine, da cui ricava multipli e sottomultipli

per proporzionare un intero edificio. Riprese gli ordini architettonici classici e l'uso dell'arco a tutto sesto, indispensabili per

la razionalizzazione geometrico-matematica delle piante e degli alzati. Un tratto distintivo della sua opera è anche la purezza

di forme, ottenuta con un ricorso essenziale e rigoroso agli elementi decorativi. Tipico in questo senso fu l'uso della grigia

pietra serena per le membrature architettoniche, che risaltava sull'intonaco chiaro delle pareti.

CUPOLA DI SANTA MARIA DEL FIORE

L'evento principe che segna come una pietra miliare la svolta, è, infatti, considerato proprio la

costruzione della cupola di Santa Maria del Fiore a Firenze. Il progetto della cattedrale, era di

Arnolfo di Cambio e prevedeva la costruzione di una chiesa maestosa. Anche Giotto contribuì con il

noto campanile, all'immagine di questo simbolo di Firenze. Un problema non da poco, quello della

cupola... infatti, agli inizi del XV secolo la chiesa se ne presentava ancora priva, pur essendo già

state terminate la navata e il transetto, e, all'incrocio, l'alto tamburo ottagonale. Tale cupola,

necessitava infatti per essere costruita, di una gigantesca impalcatura di legno, per assolvere alla

funzione di sostenere i conci fino al momento in cui fosse stato collocato il concio in chiave.

Questo perché, in relazione alla larghezza del tamburo, doveva avere un diametro di circa 46

metri. Brunelleschi risolse progettando la cupola secondo un innovativo principio costruttivo

autoportante, e la soluzione fu da lui trovata grazie allo studio dei monumenti antichi romani.

Dispose i mattoni a spina di pesce per far sì che potessero creare una tessitura autoportante.

La doppia calotta della cupola, diede una forma ogivale alla sezione. Composta da otto

spicchi, fu rinforzata da otto costoloni a sesto acuto. Coronata da una lanterna introdotta

nel 1436, presenta una rivestitura in cotto su cui spicca il disegno delle rivestiture

marmoree.

La cupola dall’esterno appare come una rossa collina segnata da 8 bianche nervature

marmoree che convergono verso il ripiano ottagonale.

SPEDALE DEGLI INNOCENTI (1419)

Ma Brunelleschi ebbe anche il merito di contribuire al rinnovamento del linguaggio architettonico anche con altre illustri

opere come: la loggia dello Spedale degli Innocenti del 1419 che si articola attorno ad un chiostro centrale che è affiancata

dai due grandi ambienti della chiesa e del dormitorio per gli orfani. Il complesso si erge su un ripiano, quasi come sullo

stilobate di un antico tempio, a cui si perviene per 9 gradini. 9 sono anche le arcate, la cui successione, è organizzata in base

al modulo del cubo, infatti, la corda dell'arco presenta uguali dimensioni all'altezza della colonna e alla profondità del

portico. Le linee di cornici e paraste definiscono superfici dalla geometria regolare e proporzionata. Gli interassi delle

finestre sono ritmati su quelli degli archi, e le porte si aprono al centro di porzioni di muri ben riquadrati. 9 sono anche le

campate coperte da volte a vela, a altrettante 9 sono infine le finestre di forma classica, sormontate da un timpano che poggia

direttamente sulla cornice dell’alta trabeazione. Nei timpani, Filippo aveva progettato dei tondi concavi a scodella, tangenti a

due archi contigui e al sovrastante architrave. In un secondo tempo essi furono sostituiti da ceramiche di Andrea Della

Robbia.

La teoria delle proporzioni, si basava sull'applicare un sistematico rapporto di misura tra i vari elementi presenti nella

composizione, e soprattutto tra essi e il tutto. A ciò si perviene attraverso l'uso del modulo. Il modulo è la misura base utile a

rapportare l'intera costruzione a tutte le sue parti. Infatti come abbiamo già detto l’intercolumnio è pari all’altezza delle

colonne e alla profondità del porticato, facendo così risultare la campata di forma cubica.

La facciata è composta da un leggero colonnato al piano inferiore, con colonne corinzie che sostengono, mediante archi a

tutto sesto, il piano superiore, dove si aprono le 9 finestre sormontate da timpani modanati. L'esigenza di garantire

un'adeguata illuminazione degli ambienti posti al piano terreno si concretizzò nella riduzione delle strutture portanti del

loggiato, secondo il modulo campato basato sul cubo e sull'impiego di volte a vele.

BASILICA FIORENTINA DI SAN LORENZO (1418)

Lo schema adottato nel portico dell’Ospedale degli Innocenti si ripete

anche lungo le navate della basilica fiorentina di San Lorenzo, eseguita

sotto la direzione di Brunelleschi contemporaneamente all'annessa

Sagrestia Vecchia. La pianta di San Lorenzo deriva dai modelli

medioevali di Santa Croce e Santa Maria Novella; essa è a croce latina,

con tre navate e cappelle laterali poco profonde, terminanti in un coro

quadrato affiancato da altre cappelle disposte secondo l'uso gotico.

Ancora una volta, i colonnati (semplici colonne libere corinzie) delle

navate sostengono una teoria di volte a vela, che, essendo prive di

costoloni sulle diagonali, esaltano la leggerezza della struttura portante e

migliorano la visione prospettica dell'insieme. Le pareti laterali sono

decorate da paraste che inquadrano gli archi a tutto sesto delle cappelle.

Queste ultime però non sono proporzionate al modulo e si pensa che

siano una manomissione al progetto originale

di Brunelleschi, messa in atto almeno dopo la

sua morte. Nell’intersezione del transetto con

la navata centrale si erge una cupola.

All’esterno l’edificio mostra, con molta

chiarezza, il compenetrarsi di solidi geometrici

puri.

Innovativo è il "dado brunelleschiano"

composto da colonna, per lo più di ordine corinzio, e di un tratto di trabeazione con fregio a cui si

poggia usualmente un arco. Il soffitto della navata centrale è decorato a lacunari, con rosoni dorati

su sfondo bianco.

SAGRESTIA VECCHIA DI SAN LORENZO (1422 – 1428)

Quasi contemporaneamente alla Basilica Fiorentina di San Lorenzo, tra il 1422 e il 1428, sorge la

Sagrestia Vecchia di San Lorenzo così detta per distinguerla da quella nuova edificata da

Michelangelo nel secolo successivo.

Negli intendimenti del committente (Giovanni di Averaldo de’Medici) il nuovo edificio avrebbe

dovuto fungere anche da cappella funeraria di famiglia. È un ambiente da cui si accede dal braccio

sinistro del transetto della basilica di San Lorenzo. È composto da uno spazio pressoché cubico al

quale è sovrapposto una cupola emisferica. Tale cupola, raccordata da pennacchi alle murature

sottostanti, ha 12 finestre circolari ed è rafforzata da altrettante nervature che la conferiscono

l’aspetto di un ombrello aperto.

Sul lato opposto all’ingresso si apre la scarsella (abside) rialzata da due cubi uguali coperti da una

cupoletta emisferica.

Tutti gli spazi sono scanditi dalle paraste (pilastri incastrati nel muro), dalla trabeazione e dagli

archi in pietra serena (grigia) che risaltano contro il bianco intonacato nudo.

CAPPELLA DE’ PAZZI (1443 – 1459/60)

Brunelleschi realizzò per la famiglia Pazzi la cappella che si trova nel chiostro della Basilica

di Santa Croce.

L'interno della Cappella dei Pazzi è molto essenziale e si basa, come a San Lorenzo, nel

modulo a 20 braccia fiorentine (circa 11,66 metri), che è la misura della larghezza dell'area

centrale, dell'altezza dei muri interni e del diametro della cupola, in modo da avere un cubo

immaginario sormontato da una semisfera. A questa struttura vanno aggiunte le due braccia

laterali (coperte da volta a botte), un quinto ciascuno rispetto al lato del cubo centrale, e la

scarsella dell'altare (con cupoletta), larga un altro quinto, pari all'arco di ingresso. La

principale differenza con la pianta della sagrestia Vecchia è quindi la base rettangolare, che

fu forse influenzata dall'assetto dei preesistenti edifici circostanti. Per permettere l'uso della

cappella come luogo di riunione per i monaci fu costruita una panca in pietra serena che

corre su tutto il perimetro della struttura. Dalla panca si dipartono le paraste corinzie, sempre

in pietra serena, che scandiscono l'ambiente e si collegano alle membrature superiori; grazie

all'espediente della panca che fa da zoccolo, esse sono alla stessa altezza di quelle della

scarsella, rialzata di alcuni gradini. L'apertura ad arco sopra il vano dell'altare è riprodotta

anche sulle altri pareti, così come il profilo della finestra tonda sulla parete di accesso,

creando un puro ritmo geometrico. La cupola a ombrello è segnata dai sottili costoloni a

rilievo e la luce inonda la cappella dalla lanterna e dalle finestrelle disposte sul tamburo. Il

grigio omogeneo e profondo della pietra si staglia sul fondo a intonaco bianco, nello stile più

tipico del grande architetto fiorentino.

La facciata non conclusa è difficile da inquadrare all’interno del linguaggio brunelleschiano,

che mai ricorre alle colonne architravate. Questa è divisa in due parti. Quella inferiore

comprende un portico con colonne corinzie trabeate, mentre quella superiore è costituita da

una parete piana, ornata a riquadri, scandita da coppie di parastine che sostengono una

trabeazione con fregio striato.

All’estremità della cupola centrale, troviamo una superficie conica sormontata da una

piccola lanterna.

BASILICA DI SANTO SPIRITO (1444)

L’ultima opera importante di Brunelleschi è la Basilica di Santo Spirito, iniziata nel 1444 ma

progettata dal 1428 al 1434. Brunelleschi avrebbe voluto orientare la chiesa con la facciata a

nord, verso l'Arno, per permettere una spettacolare visione dal fiume tramite la creazione di una

nuova piazza. L'idea venne subito accantonata però per la presenza di importanti abitazioni

nobiliari tra la chiesa e il fiume, che sono tuttora esistenti. Di conseguenza, mantenendo il

vecchio orientamento, Brunelleschi ebbe carta bianca per impostare un edificio estremamente

razionale, dove, la forma di croce latina è bordata lungo tutto il perimetro da un loggiato

regolare, che in San Lorenzo aveva interessato la sola navata centrale e che era la trasposizione

all'interno di un edificio religioso del celebre loggiato esterno dello Spedale degli Innocenti. Le

cappelle laterali, che a San Lorenzo erano a pianta rettangolare, qui sono semicircolari. Anche

qui le membrature architettoniche sono chiaramente scandite dalle pareti tramite il contrasto tra

la grigia pietra serena e il biancore degli intonaci.

Le tre navate (con la centrale ampia il doppio di quelle laterali), sono separate da colonne in

pietra serena con capitelli corinzi e pulvini che reggono arcate a tutto sesto e volte a vela. In

Santo Spirito il distacco dalla tradizione gotica si approfondisce e diviene definitivo: il modulo

della campata di undici braccia fiorentine arriva a definire ogni parte della chiesa. Ad ogni

campata corrisponde una cappella laterale composta da una nicchia semicircolare, che è alta

quanto la navata laterale e profonda 1/2 del modulo, creando

nell'insieme un effetto dinamico dell'articolazione dei volumi molto più

vivo che in San Lorenzo, dove le cappelle laterali sono rese

schematiche dalla griglia delle paraste e delle cornici orizzontali

superiori. Inoltre emerge il caratteristico “dado brunelleschiano”, cioè il

pulvino a forma di dado, con modanature classiche: una soluzione

sperimentata da Brunelleschi per innalzare gli archi a tutto sesto e

accentuare la verticalità, senza però, alterare le proporzioni, classiche,

delle colonne. L’edificio fu completato dopo la morte di Brunelleschi,

quindi vi furono apportate dal progetto originario, infatti la facciata fu

completamente cambiata.

LEON BATTISTA ALBERTI (1404 – 1472)

Anche Leon Battista Alberti, è considerato come Brunelleschi, uno dei padri del Rinascimento. Figlio di un fiorentino,

nasce a Genova nel 1404, si trasferì prima a Venezia e poi a Padova. Dopo la morte del padre, il giovane si ritrovò in

ristrettezze economiche ma riuscì a laurearsi in diritto a Bologna nel 1428. Nel 1432 dopo essere diventato abbreviatore

apostolico (colui che presso il Papa riassume le suppliche ricevute e scrive per suo conto) si trasferisce a Roma. Gli ordini

sacri, presi solo per speciale permesso papale, gli permisero successivamente di godere di una rendita decorosa. Tra il 1434 e

il 1443 si trasferì a Firenze, dove entrò in contatto con le opere di Filippo Brunelleschi. In seguito si trasferì definitivamente a

Roma fino alla sua morte nel 1472.

Alberti è per eccellenza l'esempio di intellettuale rinascimentale: letterato, teorico dell'arte e architetto, esalta in architettura il

valore del progetto come processo ideativo e, contrariamente al Brunelleschi, non conferisce molta importanza al

procedimento esecutivo e alla sperimentazione mirata a risolvere i problemi tecnici.

Egli definirà con i suoi trattati le basi teoriche dell'architettura rinascimentale: Il De re aedificatoria, del 1452, stabilisce che

alla base della risoluzione dei problemi architettonici stanno gli studi matematici e filosofici e soprattutto che l'armonia è

frutto della “concordanza tra le parti”. Il trattato prende esempio da quello di Vitruvio, infatti anch’esso è suddiviso in 10

libri. Alberti ritiene che la colonna debba essere sovrasta dalla trabeazione, mentre l’arco debba essere costruito al di sopra di

pilastri. Inoltre alla colonna egli attribuisce anche la funzione di sommo ornamento.

TEMPIO MALATESTIANO DI RIMINI (1447)

Di Alberti ricordiamo il suo primo intervento architettonico, il Tempio Malatestiano di Rimini terminato nel 1468 dopo il

rinnovamento voluto dalla signoria dei Malatesta della chiesa gotica di San Francesco a Rimini. Vi troviamo riferimenti

espliciti alle antichità romane nel rivestimento marmoreo, nell'arco della

fronte principale che evoca l'arco trionfale, a soprattutto, un uso

spregiudicato dei riferimenti afferenti a tipologie diverse come i profondi

archi laterali che ricordano gli acquedotti romani. Possiede un’unica navata,

affiancata da cappelle introdotte da grandi archi a sesto acuto. Un doppio

ordine di paraste inquadra gli archi acuti. La copertura è a capriate lignee.

L’opera è rimasta incompiuta: dai disegni si evince infatti che la facciata

avrebbe dovuto essere coronata da un fastigio (parte più alta della

costruzione solitamente decorata) nella posizione centrale. Dei semitimpani

ad andamento curvilineo l’avrebbero raccordat con la cornice sottostante.

Infine una cupola emisferica avrebbe

concluso l’edificio diventando

l’elemento unificante.

Le diverse fonti d’ispirazione trovano

accordo nell’altro basamento che

sorregge sia i pilastri, sia le

semicolonne dei capitelli compositi a

teste di cherubino, che nelle faccia

ripartiscono la superfice della partizione inferiore in 3 parti. Le laterali ripropongono il

motivo delle arcate mentre la centrale accoglie il portale che è all’interno di un’ampia e

profonda arcata circondata da festoni e da un ornamento geometrico di marmi antichi.

PALAZZO RUCCELLAI A FIRENZE (1452)

A Firenze lavorò come architetto, soprattutto per Giovanni Rucellai, che gli commissionò nel 1452 la costruzione del palazzo

di famiglia. Il suo intervento si concentrò sulla facciata di Palazzo Rucellai, posta su un basamento che imita l'opus

reticulatum romano, realizzata tra il 1450 e il 1460. Alberti progetta un front di 5 campate poi esteso a 7 a seguito di

ampliamenti. Le campate sono tutte uguali ad eccezione di quelle più grandi corrispondenti agli ingressi. È formata da tre

piani sovrapposti, separati orizzontalmente da cornici marcapiano e ritmati verticalmente da lesene di ordine diverso; la

sovrapposizione degli ordini è di origine classica come nel Colosseo o nel Teatro di Marcello, ed è quella teorizzata da

Vitruvio: al piano terreno lesene con

capitello tuscanico, al piano nobile i

capitelli sono di ordine ionico mentre di

ordine corinzio al secondo. Esse

inquadrano porzioni di muro bugnato a

conci levigati, in cui si aprono finestre in

forma di bifora nel piano nobile e nel

secondo piano. Le lesene decrescono

progressivamente verso i piani superiori,

in modo da creare nell'osservatore

l'illusione che il palazzo sia più alto di

quanto non sia in realtà. Al di sopra di un

forte cornicione aggettante si trova un

attico, caratteristicamente arretrato

rispetto al piano della facciata.

FACCIATA DELLA BASILICA DI SANTA MARIA NOVELLA

Su commissione del Rucellai, intorno al 1456 progettò il completamento della facciata della basilica di Santa Maria

Novella, lasciata incompiuta dal 1365 al primo ordine di arcatelle, caratterizzate dall'alternarsi di fasce di marmo bianco e di

marmo verde, secondo la secolare tradizione fiorentina. Quando iniziarono i lavori intorno al 1460, si presentava il problema

di integrare, in un disegno generale e classicheggiante, i nuovi interventi con gli elementi esistenti di epoca precedente:

Alberti inserì al centro della facciata inferiore un portale di proporzioni classiche, inquadrato all’interno di un arco a tutto

sesto, inquadrato da semicolonne, in cui inserì incrostazioni in marmo rosso per rompere la dicromia.

Per terminare la fascia inferiore pose una serie di archetti a tutto sesto a conclusione

delle lesene.

Poiché la parte superiore della facciata risultava arretrata rispetto al basamento, inserì

una fascia di separazione a tarsie marmoree che recano una teoria di vele gonfie al

vento.

Il livello superiore, scandito da un secondo ordine di lesene che non hanno

corrispondenza in quella inferiore, sorregge un timpano triangolare.

Ai lati, due doppie volute raccordano l'ordine inferiore, più largo, all'ordine superiore

più alto e stretto, conferendo alla facciata un moto ascendente conforme alle

proporzioni; non mascherano come spesso si è detto erroneamente gli spioventi

laterali che risultano più bassi, come si evince osservando la facciata dal lato

posteriore.

La composizione con incrostazioni a tarsia marmorea ispirate al romanico fiorentino,

necessaria in questo caso per armonizzare le nuove parti al già costruito, rimase una

costante nelle opere fiorentina dell'Alberti.

Anche in questo caso la proporzione viene rispettata visto che la facciata è inscrivibile

in un quadrato.

CHIESA DI SAN SEBASTIANO A MANTOVA (1460)

Nel 1459 Alberti fu chiamato a Mantova da Ludovico Gonzaga, nell'ambito dei

progetti di abbellimento cittadino per il Concilio di Mantova.

Il primo intervento mantovano riguardò la chiesa di San Sebastiano, cappella privata

dei Gonzaga, iniziata nel 1460.

La chiesa è uno dei primi esempi di chiesa rinascimentale a

pianta centrale. L’Alberti rivolge l’attenzione a una pianta

a croce greca preceduta, in uno solo dei bracci, da un

pronao con cinque aperture in facciata. Quella centrale è

sormontata da un ornato architrave, sostenuto da due

mensole a voluta. La chiesa ha sotto di se una cripta a cui

si accede dall’esterno, a livello del terreno, tramite ampie

arcate. I quattro bracci della croce sono coperti da volte a

botte che, per la loro resistenza, ben si sarebbero prestate

a contrastare la cupola emisferica (sostituita, però da una

volta a crociera) che Leon Battista Alberti aveva previsto sullo spazio centrale. La facciata è

solcata da quattro alte e snelle lesene fortemente schiacciate contro il muro, a similitudine del

fronte di un tempio tetrastilo. Al di sopra di esse – dal capitello semplificato oltre ogni limite –

è posta un’alta e massiccia cornice che sorregge un frontone spezzato con incluso un arco.

BASILICA DI SANT’ANDREA A MANTOVA (1470)

Il secondo intervento, sempre su commissione dei Gonzaga, fu la basilica di Sant'Andrea,

eretta in sostituzione di un precedente sacrario in cui si venerava una reliquia del sangue di

Cristo.

La chiesa a croce latina, iniziata nel 1472, è a navata unica, coperta a botte con lacunari, con

cappelle laterali a base rettangolare, inquadrate negli ingressi da un arco a tutto sesto. Il tema è

ripreso dall'arco trionfale classico ad un solo fornice come l'arco di Traiano ad Ancona. La

grande volta della navata e quelle del transetto e degli

atri d'ingresso si ispiravano a modelli romani, come la

Basilica di Massenzio.

Per caratterizzare l'importante posizione urbana, venne

data particolare importanza alla facciata, dove ritorna il

tema dell'arco: l'alta apertura centrale è affiancato da

setti murari, con archetti sovrapposti tra lesene corinzie

sopra i due portali laterali. Il tutto, coronato da un

timpano triangolare a cui si sovrappone, per non

lasciare scoperta l'altezza della volta, un nuovo arco.

Questa soluzione, che enfatizza la solennità dell'arco di

trionfo e il suo moto ascensionale, permetteva anche

l'illuminazione della navata. Sotto l'arco venne a formarsi uno spesso atrio, diventato

il punto di filtraggio tra interno ed esterno.

La facciata è inscrivibile in un quadrato e tutte le misure della navata, sia in pianta

che in alzato, si conformano ad un preciso modulo metrico. La tribuna e la cupola

(comunque prevista da Alberti) vennero completate nei secoli successivi, secondo un

disegno estraneo all'Alberti.

PIENZA (1459)

Nel 1459 Papa Pio II affida all’architetto Bernardo Rossellino,

collaboratore di Leon Battista Alberti, l’incarico di ristrutturare

l’antico borgo nativo in modo da poterlo rendere una dignitosa

residenza pontificia. La città in suo onore cambierà nome in

Pienza.

L’intervento si focalizza sull’organizzazione della piazza

principale, punto nevralgico della città fin dal Medioevo. Qui

vengono progettati e costruiti: la nuova Cattedrale, il Palazzo

Piccolomini, il Palazzo Vescovile. Il Palazzo Pretorio e la

Canonica.

La piazza di forma trapezoidale è divisa tramite fasci di bianco

travertino in riquadri pavimentati con mattoni disposti a lisca di

pesce.

Di fronte al lato minore si erge la Cattedrale che riflette forme

gotiche, in specie nella zona absidale. Nei franchi, invece, il

linguaggio gotico si fa più morbido, dalle finestre ad arco acuto, si

passa a quelle a tutto sesto. Nella facciata ripartita i due ordini

risultano uniti dalle alte paraste che proseguono nel coronamento,

costituito da un timpano, la cui porzione centrale è occupata da

delle insegne papali.

L’interno, diviso in tre navate, ha un’altezza costante, simile alla chiesa ad aula: in tal modo l’edificio è inondato di luce.

A destra della cattedrale si trova Palazzo Piccolomini, molto simile a palazzo Ruccellai. Qui le paraste del pian terreno non

sono lisce bensi bugnate, al pari del parametro di rivestimento dell’intero edificio. In tal modo il pan terreno appare come un

blocco compatto. Gli ambienti si organizzano attorno a un cortile centrale. L’eccezionalità della dimora di Pio II risiede

soprattutto nel fronte che da sul giardino e risulta composto da un triplice loggiato e la prima volta nell’età classica che un

edificio viene costruito con l’intento di compenetrare con lo spazio naturale.

PALAZZO DUCALE AD URBINO (1463-1464)

Un altro dei più interessanti esempi architettonici ed artistici

dell’intero rinascimento italiano è il Palazzo Ducale di Urbino.

Nel 1454, Federico da Montefeltro, fece congiungere i due

edifici ducali antichi, chiamando degli architetti fiorentini

affinché edificassero un palazzo intermedio.

Nel 1462, però, il progetto, che fu modificato grazie a delle

ingenti entrate economiche, fu affidato a Luciano Laurana che

costruì l’ampio cortile porticato che raccordava gli edifici

precedenti. Il cortile ha forme armoniose e classiche, con un

portico con archi a tutto sesto, oculi e colonne corinzie al pian

terreno, mentre il piano nobile è scandito da lesene e finestre

architravate. Il Laurana realizzò inoltre lo Scalone d'onore, la

Biblioteca, la Sala degli Angeli, la Sala delle Udienze, le

Soprallogge, la zona sacra con lo studiolo e le cappelline. Da

questo nucleo il palazzo venne poi dilatato verso la città e in

direzione opposta. La facciata verso la città ebbe una forma "a

libro aperto" (a "L") su piazzale Duca Federico. Il fronte a strapiombo su Valbona venne invece completato con la cosiddetta

"facciata dei Torricini", leggermente ruotata verso ovest rispetto agli assi ortogonali del palazzo. La facciata deve il suo

nome alle due torri che affiancano la facciata alta e stretta, ma ingentilita al centro dal ritmo ascensionale di tre logge

sovrapposte, che ripetono ciascuna lo schema dell'arco di trionfo. La facciata dei Torricini non guarda verso l'abitato ma

verso l'esterno, per questo fu possibile una maggiore libertà stilistica, senza doversi curare dell'integrazione con edifici

antecedenti, inoltre la sua presenza imponente è ben visibile anche da lontano, come simbolo del prestigio ducale.

CHIESA DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE AL CALCINAIO

Altro esempio importante del rinascimento italiano è la Chiesa di

Santa Maria delle Grazie al Calcinaio ad Ortona. La struttura della

chiesa consiste in una navata affiancata da due cappelle laterali con un

transetto e una cupola all'intersezione dei bracci uguali del presbiterio.

Martini la progettò applicando rigorosamente i principi architettonici

della proporzione e della prospettiva cari all'architettura

rinascimentale. Negli spazi risuonano echi albertiani, in un progetto

che non è immune da assonanze con Brunelleschi, ma i disegni di

Francesco di Giorgio sono assolutamente originali, al punto da

rappresentare uno dei livelli più alti della sintesi degli spazi nel

Rinascimento.

Le ampie superfici sono divise in linee orizzontali e verticali da

modanature e pilastri e sono movimentate da finestre con timpani.


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Corso di laurea: Corso di laurea in ingegneria edile
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher framongelli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura antica e moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Bari - Poliba o del prof Moschini Francesco.

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