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Il libro e l'esposizione universale

Il libro inizia con i commenti che Josep Yxart dedicò all’Esposizione universale di Barcellona inaugurata nel 1888, risultante del potere barcellonese. Ma questo sfoggio di potenza è dovuto alla borghesia che egli descrive come un ceto a cui piace vivere nel lusso, nell’innovazione, non solo della propria casa ma della propria città. I commenti di Yxart sono sempre esagerati perché egli non descrive propriamente la realtà ma la proiezione di un’idea sulla realtà.

L'ascesa e caduta della borghesia

Nel 1875, dopo la restaurazione monarchica, la borghesia visse un momento di ottimi affari, ma nel 1882 ci fu il crollo della borsa. Oller, nel suo romanzo La febre d'or, narra con intento moralistico l’ascesa e la caduta della borghesia, prendendo come esemplare protagonista il borghese Gil Foix che diventa ricco con speculazioni sulla borsa ma poi viene ridotto in rovina dalla crisi del 1882. È una storia incentrata sul denaro che non è frutto di lavoro, ma frutto di speculazioni.

Yxart e Oller parlano entrambi della borghesia, ma in modo diverso. Mentre la casa borghese di Yxart è comoda e lussuosa (sinonimo di modernità), la casa di Gil Foix è opprimente, soffocante tra drappeggi delle tende e il lusso eccessivo. Ogni cosa è moderna, bandendo così il passato e i mobili antichi (sinonimo di consumismo). Per Yxart, la borghesia dovrebbe aumentare le sue abitudini di consumo, consumo d’arte nuova. Ricchezza + grande consumo = modernità, quest’equazione sembra verificarsi per la prima volta nelle tre opere realizzate da Gaudí per la borghesia: Casa Vicens, tenuta Guell, palazzo Guell.

La crisi economica

La crisi interessò non solo gli istituti bancari ma anche gli industriali tessili come gli stabilimenti Guell, e anche la viticoltura, che era stata la produzione agricola più importante, era entrata in crisi per la diffusione della filossera. Quindi, l’esposizione ebbe luogo in piena crisi finanziaria, industriale e agricola.

L'affollamento e l'anonimato

Yxart si sofferma anche sull’affollamento, che rende l’uomo invisibile e anonimo, e parla in terza persona di ciò che vedono gli occhi di uno di quei personaggi anonimi che passeggiano per strade piene di stranieri, vedendo la loro città ormai un luogo non più familiare.

Barcellona e i nuovi monumenti

La città di Barcellona venne ampliata e vennero costruiti nuovi monumenti, ultimati per l’esposizione. Tre di essi sono molto importanti: quello a Cristoforo Colombo, ad Antonio López e a Joan Guell. Ai piedi di quello dedicato a Colombo (statua di Buigas) si posero le statue di quattro catalani che erano in relazione con i primi viaggi nelle Americhe, quindi l’intento era quello di rivendicare la presenza della Catalogna nella grande avventura della scoperta dell’America.

Un anno prima, sempre con quest’intento, furono disegnati lampioni da Gaudí per essere collocati sul lungomare, lampioni da cui pendevano come vele gonfiate dal vento, degli scudi dei regni ai quali si era estesa l’espansione medievale catalana. I lampioni dovevano diventare un monumento alla marina catalana medievale. Il progetto di Buigas deriva da quello di Gaudí perché gli elementi scelti, ossia basamento piramidale e colonna metallica, sono esattamente gli stessi. Colombo indicherà idealmente da Barcellona, l’America.

Le statue e la cultura catalana

Per quanto riguarda la statua per Guell, egli era un industriale ma anche un economista di umili origini che aveva accumulato ricchezze a Cuba. Infatti, è stato grazie ai capitali d’oltremare che la Catalogna ha sviluppato le sue città, perché la Spagna era rimasta esclusa dai processi di spartizione imperialista effettuati dalle grandi potenze. Le rimanevano solo Africa settentrionale, Cuba e Puerto Rico. Quindi era inevitabile che i borghesi catalani fossero gli oppositori dei movimenti richiedenti l’indipendenza a Cuba.

Antonio Lopez era invece un commerciante e finanziere, ai piedi della sua statua troviamo bassorilievi che rappresentavano gli scudi di Barcellona, Cuba e Filippine. Verdaguer nel 1877 conquistò il premio dei Jocs Floral con il suo poema epico, L'Atlantida, e venne incoronato poeta della Catalogna. La trama è incentrata sulla decima e dodicesima fatica dell’eroe Ercole, egli salverà Pirene, regina di Spagna, dall’incendio dei Pirenei e partirà alla ricerca delle Esperidi. Qui, rubato il ramo dell’arancio dai frutti d’oro, l’ira dei figli di Esperide provocherà la reazione di Ercole e la sommersione del continente Atlantida, lasciando così la Spagna sola, tra Pirenei incendiati e Atlantida sommersa.

Ercole tornerà in Spagna dove pianterà il ramo d’arancio e lascerà la lira di Esperide. Nel prologo vi è una dedica ad Antonio Lopez, perché questi aveva finanziato l’edizione definitiva del poema nel 1878, anche se quest’azione di generosità divenne un’azione aggressiva perché egli mise il suo nome e le sue navi sulla prima pagina. Lopez faceva ciò per inserirsi nella società catalana, egli in realtà veniva da Comillas, così acquistò il palazzo Moja, che non solo era nella posizione più bella del centro storico di Barcellona, ma era anche il palazzo storico settecentesco più prestigioso della città.

Gaudí e le opere per Guell

A Comillas invece possedeva quasi tutto, e qui portò scultori importanti come Llimona e architetti come Martorell. Intorno a Martorell si creò un gruppo formato da Gaudí, Oliveras e Cascante. L’intero gruppo partecipò ai lavori di Comillas, diciamo che il loro segno di riconoscimento era un arco parabolico, che Gaudí spiegò come un elemento che corregge l’imperfetto sistema di equilibrio dell’arco a sesto acuto gotico.

Joan Guell, a Barcellona, aveva acquistato verso il 1860 un paio di proprietà agricole e nel punto più elevato di quei terreni sorgeva una grande casa signorile circondata da giardini. Nel 1883 il figlio Eusebi ampliò la proprietà acquistando altri terreni e decise di trasformare la casa e far costruire un muro di cinta con terrazze, maneggi, ecc. tutti commissionati a Gaudí. Questa casa divenne la residenza estiva di Eusebi e della famiglia della moglie, i Lopez, e fu proprio qui che Verdaguer conobbe i Lopez e diede come nome alla tenuta Guell, Torre Satalia, alludendo alla città dell’Asia Minore famosa per i suoi aranceti e alla varietà di rosa bianca che in catalano è così denominata.

Fra le riforme effettuate da Gaudí c’è questa fontana vicino alla casa, una panchina di pietra semicircolare con lo schienale di muro al cui centro esce un tubo in ferro battuto a forma di drago. Sul muro si erge un piedestallo di un antico busto di marmo, dalle fauci del drago scorre l’acqua che trabocca per le quattro sbarre dello scudo di Catalogna. Forse il busto rappresenta Ercole con la pelle del leone di Nemea, e oltre al richiamo chiaro all’Atlantida, c’è anche un richiamo a San Giorgio e il drago. Anche l’ampissimo cancello per le carrozze ha la forma di un enorme drago con le fauci spalancate e gli artigli tesi, che pare muoversi quando il cancello di apre o chiude.

Il cancello è sostenuto da un alto pilastro in mattoni rossi sormontato da un arancio d’antimonio, anche qui il drago incatenato e l’arancio rinviano all’Atlantida, addirittura sul piccolo cancello d’ingresso dei pedoni si vede appesa la lira. Gli estranei trovano chiusa la porta del giardino, ed è difficile che essi vedano la lira sul cancello, o la coda del drago che indica le costellazioni, quindi è un mondo simbolico riservato solo a chi ha accesso alla tenuta. Ci sono innumerevoli rose, scolpite, raffigurate sui pannelli, rose bianche, da cui prende il nome la tenuta e che Verdaguer usa per riferirsi alla Vergine, che nella sua poesia è la Vergine di Monserrat.

La portineria a sinistra del grande cancello del drago è costituita da un edificio ottagonale sormontato da una cupola a pianta circolare che culmina in una lanterna. Le cupole e le lanterne sono rivestite di piastrelle di ceramica colorata e in alcuni casi sono state frammentate con la tecnica del trencadis. Le lanterne provengono dai minareti delle moschee del Cairo, che Gaudí aveva visto illustrate in qualche libro, di quei minareti seleziona e isola alcune parti. Gaudí usa una notevole varietà del materiale, ma anche novità, negli elementi, nelle tecniche, nel modo di aggregazione.

Tutti gli spigoli del padiglione della portineria sono stati svuotati, così l’angolo perde materialità, scompare, ma non è l’unico segno di “smaterializzazione”, infatti in uno degli accessi secondari alla tenuta, il muro di mattoni arrivando alle due torrette piramidali che sormontano la porta, si scompone in piccoli muretti paralleli come se si sfaldasse. Quindi le costruzioni perdono peso, diventano leggere, e non essendo uniti da spigoli, ogni muro diventa un pannello a sé, un’immagine, e l’insieme è la somma di quelle immagini. Nella malta delle commessure dei mattoni Gaudí ha fatto mescolare minuscoli frammenti di ceramica colorata che si possono distinguere solo a distanza ravvicinata, un lavoro eccessivo per un lavoro così piccolo, per un luogo senza tempo, che sembra essere ambientato nel lontano Oriente, perché Guell ama sperperare i beni più preziosi, ossia lavoro e tempo quantificabile, egli non vuole essere un semplice borghese, ma una figura di spicco, un patriarca e per lui Gaudí costruirà palazzo, città e giardini.

Guell riuscì a divenire una figura molto importante, egli non solo venne nominato consigliere municipale di Barcellona, ma anche senatore, fondò la Jove Catalunya, di stampo radicale, che è letterale ma agisce anche politicamente.

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fimottadiovatta di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof Mangone Fabio.
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