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  Anno  Accademico  2012-­‐2013  

 

 

 

Peter Reyner Banham nasce in Inghilterra nel 1922. Fu un critico d’arte e teorico

dell’architettura. Affronta il tema dell’architettura del primo 1900 da un punto di

vista raramente preso in considerazione, quello tecnologico. Secondo lui l’arte e la

tecnologia non possono essere separate, quindi non si può parlare di opere

architettoniche senza soffermarsi ad analizzarne l’aspetto costruttivo. Soprattutto non

si può attribuire un valore all’architettura senza capire l’innovazione che ha portato,

non solo dal punto di vista stilistico.

Uno dei motivi per cui la tecnologia di un edificio è sempre stata poco rilevante per

gli studiosi di storia dell’architettura perché esso non appare esternamente. Sembra

superficiale ma lo scheletro tecnologico dell’edificio era considerato territorio degli

ingegneri e non era contemplato nel potenziale dell’architettura.

La cosa che rende così singolare il carattere di Banham, secondo me, è proprio il fatto

che lui abbia sfondato le convenzioni che definivano architettura solo l’estetica

dell’edificio. Amplia il termine “architettura”, coinvolgendo anche il fattore

tecnologico e non solo quello artistico. Infatti nell’analizzare le opere che Banham

stesso ci propone si può vedere come anche riuscire a posizionare un impianto di

ventilazione in modo corretto, sia un’arte.

Eppure Banham non fu il primo a scrivere un testo del genere, “Mechanisation Takes

Command” di Siegfried Giedion del 1950 è un testo che parla della tecnologia dei

nuovi edifici, ma l’affronta in modo conclusivo, come se non ci fosse la possibilità di

uno sviluppo. Per questo motivo Banham lo critica.

Gli argomenti su cui Banham si sofferma maggiormente sono la storia

dell’illuminazione e l’impianto di ventilazione. Uno dei principali problemi

ambientali era l’umidità, architetti e ingegneri dovevano pensare a come diminuire

l’eccesso di acqua dall’atmosfera, che influenza molto la qualità dell’aria. Intanto

parallelamente nel 1882 viene introdotta l’elettricità per uso domestico, la novità ha

sollevato il problema di come introdurre nuove soluzioni strutturali più piccole e

adattabili alle abitazioni. I migliori risultati si ebbero nel Nord America. Di fronte a

questi nuovi problemi anche gli architetti dovettero riadattare il loro ruolo alle nuove

necessità, com’era già successo in passato.

Banham, nel suo libro “Ambiente e tecnica nell’architettura moderna” analizza le

tendenze architettoniche del periodo della macchina, ci troviamo in un contesto in cui

le nuove scoperte scientifiche e tecnologiche prendono il sopravvento sulle vecchie

tradizioni, dando vita a delle nuove. Nel libro sono analizzate opere che vanno dagli

inizi del 1900 fino alla metà del secolo. Il diciannovesimo secolo è un periodo in cui

avviene il picco dell’industrializzazione, nascono nuove fabbriche, ferrovie più

moderne, l’automobile, nuovi elettrodomestici. Nelle fabbriche l’aria che gli operai

respiravano all’interno degli stabilimenti era molto inquinata e questo costituiva un

problema per il rendimento della produzione. Diventò così necessario inserire degli

impianti di rinnovamento dell’aria che assicurassero aria pulita e smaltissero quella

sporca. Inoltre gli operai lavoravano per molte ore, ed era necessario avere una fonte

di luce anche quando calava il sole. Questo è un esempio di come le condizioni

storiche e l’architettura vengono a contatto.

Il numero e la densità della popolazione avevano creato il problema dello

smaltimento dei rifiuti e il dilagare delle epidemie. Divenne importante la salute degli

uomini, perché questa influenzava il rendimento e quindi gli affari. All’epoca

nell’ambito architettonico intervenivano anche i medici, che facevano considerazioni

sullo stato in cui sarebbe dovuta essere l’aria per mantenere un ambiente salubre. Il

primo obiettivo per un’aria migliore era la circolazione di quest’ultima, in questo

modo si poteva smaltire più facilmente l’anidride carbonica prodotta da macchinari e

persone.

Un esempio di nuovi modi di ri-inventare la ventilazione è l’Ottagono in Grove Street

del 1860, casa di John Hayward, uno degli ideatori insieme al dottor Drysdale . La

pianta e l’alzato dell’edificio sono state influenzate dal nuovo sistema di ventilazione,

si tratta di un condotto ascendente/discendente posto al centro della casa che si basa

sullo sfruttamento del calore in eccesso, prodotto dal fornello sempre acceso. Tutte le

stanze si affacciavano su questo condotto, composto da anticamere chiuse, che

fornisce aria pulita e riscaldata agli ambienti. Con questo sistema si garantiva il

calore necessario ad avere un buon comfort, ma il problema dell’ aria viziata e

dell’umidità persisteva. Uno dei primi studiosi che si interessò a questo problema fu

Lavoisier, che nel 1777 condusse uno studio sull’ossigeno e l’anidride carbonica.

Come già detto prima l’anidride carbonica è la causa dei cattivi odori. Negli edifici

pubblici si sentì sempre più il bisogno di un ricambio d’aria costante. Le prime

introduzioni di sistemi per il ricambio dell’aria e il riscaldamento si ebbero proprio

negli edifici pubblici, dove le grandi dimensioni crearono nuovi problemi ambientali

e in maggiori volumi, maggiore era anche l’aria intrappolata. Questi nuovi edifici

diedero vita a tre nuovi tipi di problemi, il volume dell’edificio, le conseguenze

ambientali del metodo costruttivo e le nuove forme. In particolare i grattacieli del

diciannovesimo secolo comportano molti problemi nel riscaldamento degli spazi.

Innanzitutto era stato diminuito lo spessore delle pareti e automaticamente la capacità

di trattenere calore all’interno. Inoltre quest’ultime erano sempre più frequentemente

fatte in vetro. Il sistema termico degli edifici alti era un sifone tramite cui l’aria

veniva riscaldata e, tramite il vano dell’ascensore, saliva verso l’alto; un po’ come

nell’opera di Hayward e Drysdale.

Il problema di questo sistema era che la porta d’ingresso, quando aperta, dava origine

a correnti d’aria che facevano entrare la sporcizia e il freddo. La soluzione comparve

negli anni Ottanta con la porta girevole perfezionata, un’ idea di Theophilus van

Kannel. Lo slogan era « Sempre chiusa », la porta girevole costituiva un filtro

ambientale che permetteva alle persone, ma non al vento, di entrare. Banham dice :

« .. una serratura per le correnti d’aria, che soffocava all’origine le violente correnti

ascensionali, ma non una serratura per l’aria. »

Ovviamente non bastava a risolvere tutti i problemi, visto che i difetti dell’edificio

dipendevano molto anche dal sito di costruzione, dall’urbanistica e dai costi delle

modifiche da apportare.


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Corso di laurea: Corso di laurea in architettura ambientale (MILANO - PIACENZA)
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sopi_ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano - Polimi o del prof De Magistris Alessandro.

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