Politecnico di Milano
Facoltà di Architettura e Società
Corso di Laurea in Architettura Ambientale Corso di Storia dell’Architettura Contemporanea
Prof. De Magistris Alessandro
Rivolta Giulia 748226
INDICE
Per la realizzazione del riassunto è stato considerato opportuno mantenere l’originaria suddivisione in capitoli del libro.
CAPITOLO I
UNA GIUSTIFICAZIONE NON NECESSARIA ...............................................................................................................pag.2
CAPITOLO II
IL CONTROLLO DELL’AMBIENTE ................................................................................................................................pag.3
CAPITOLO III
UN SECOLO BUIO E DEMONIACO .............................................................................................................................pag.4
CAPITOLO IV
IL GIOCO DELLE PARTI: LUCE E CALORE ....................................................................................................................pag.5
CAPITOLO V
GLI AMBIENTI DEI GRANDI EDIFICI ...........................................................................................................................pag.7
CAPITOLO VI
L’ABITAZIONE CLIMATIZZATA ....................................................................................................................................pag.9
CAPITOLO VII
L’AMBIENTE DELLA MACHINE AESTHETIC ...............................................................................................................pag.11
CAPITOLO VIII
MACHINE A’ HABITER .............................................................................................................................................pag.12
CAPITOLO IX
VERSO IL COMPLETO CONTROLLO ..........................................................................................................................pag.14
CAPITOLO X
ENERGIA NASCOSTA ..............................................................................................................................................pag.16
CAPITOLO XI
ENERGIA IN EVIDENZA ............................................................................................................................................pag.19
CAPITOLO XII
UNA SERIE DI NUOVI METODI ................................................................................................................................pag.21 1
CAPITOLO I
UNA GIUSTIFICAZIONE NON NECESSARIA
In questo capitolo introdu•
vo viene inquadrata la problema•
ca della mancanza di un interessamento da parte della storiografi
a
moderna nei confron• delle modalità di sviluppo delle componen• tecniche degli edifi
ci, quasi come se la dimensione tecnologica
non rientrasse nei campi di interesse e competenza della disciplina archite•
onica. Reyner Banham aff
erma, infa•
, che l’arte e la
professione del costruire non possono essere separate in due en•
tà dis•
nte quali stru•
ure archite•
oniche e servizi meccanici.
Nonostante ciò, la storia dell’archite•
ura ha sempre rivolto tu•
o il suo interesse quasi esclusivamente alle innovazioni nel cam-
po delle stru•
ure archite•
oniche e all’analisi s•
lis•
ca, tralasciando del tu•
o ciò che riguarda invece i servizi meccanici. La storia
dell’archite•
ura dovrebbe, invece, tra•
are anche di tu• quegli aspe• della tecnologia necessari per la creazione di ambien•
abitabili.
L’intenzione dell’ autore è quindi quella di scrivere una storia dell’ archite•
ura, esaminando le idee degli archite• sull’impiego
e sulla corre•
a u•
lizzazione dei controlli meccanici dell’ambiente, e mostrare come esse si siano manifestate nella proge•
azione
degli edifi
ci. Egli lamenta inoltre una mancanza di studi approfondi• sull’argomento; infa•
, l’unico riferimento accademico a di-
sposizione dell’autore è cos•
tuito da “Mechanisa•
on takes command” di Giedion (1950), testo che egli considera superfi
ciale e
sbriga•
vo.
Alla luce di una conoscenza non esauriente dell’argomento perciò, egli decide di elaborare una storia dell’archite•
ura che non
vuole essere defi
ni•
va, ma che si propone di esemplifi
care gli sviluppi delle tecniche di controllo ambientale associate al sistema
edifi
cio, scegliendo per un determinato periodo di tempo un determinato edifi
cio che esemplifi
ca il •
po di archite•
ura realizzata
con una determinata tecnica. 2
CAPITOLO II
IL CONTROLLO DELL’AMBIENTE
Per progredire e non soltanto sopravvivere, l’uomo necessita di comodità e benessere, che derivano dall’impiego di risorse tecni-
che a•
e al raggiungimento del controllo dell’ ambiente.
Il tradizionale mezzo a disposizione dell’ uomo per migliorare le condizioni ambientali è sempre stato rappresentato dall’ u•
lizzo
di stru•
ure murarie massicce.
Innanzitu•
o però, è necessario dis•
nguere fra soluzioni ambientali di •
po stru•
urale e soluzioni ambientali che hanno come
arche•
po il fuoco (soluzioni energe•
che). Tra esse esiste una sostanziale diff
erenza in termini di capitale: la soluzione stru•
urale
comporta un singolo inves•
mento, la soluzione energe•
ca, invece, necessita, in genere, di un con•
nuo u•
lizzo di risorse.
Soluzioni ambientali diverse comportano diversi modi di concepire lo spazio: le società in cui vengono scelte soluzioni ambientali
energe•
che concepiscono lo spazio come qualcosa di vago e regolabile. Al contrario, le culture in cui vengono u•
lizzate soluzioni
ambientali di •
po stru•
urale a•
raverso la realizzazione di stru•
ure massicce, tendono a visualizzare lo spazio come qualcosa di
confi
nato e contenuto, delimitato da pare•
; è proprio in questo •
po di società che la tradizione dell’archite•
ura ha avuto origine.
Scopo dell’archite•
ura è sempre stato quello di creare stru•
ure massicce e durevoli. Queste stru•
ure però possono essere sog-
ge•
e a cri•
che anche dal punto di vista ambientale, perché molto spesso esse sono incapaci di fornire delle prestazioni adeguate.
Le stru•
ure massicce infa• non cos•
tuiscono l’unica ed inevitabile soluzione. La sola stru•
ura non è quasi mai suffi
ciente per il
controllo dell’ambiente tanto che una stru•
ura senza assistenza risulta il più delle volte inadeguata.
Le tradizionali stru•
ure massicce hanno sempre cos•
tuito una risposta alla richiesta della società di rendere il riparo durevole
e allo stesso tempo resistente agli agen• atmosferici e ambientali. Esse hanno sempre fornito innegabili vantaggi ambientali in
termini acus•
ci e termici. Una stru•
ura spessa e pesante off
re infa• un migliore isolamento acus•
co e termico unitamente ad
una migliore capacità termica. Proprio in virtù di questa qualità si può aff
ermare, quindi, che le stru•
ure massicce cos•
tuiscono
un “modello conserva•
vo” dell’energia termica fornita da una fonte di calore (quale sole o disposi•
vo di riscaldamento, camino
ecc.) che viene immagazzinata nello spessore delle mura e res•
tuita all’ambiente con uno sfasamento temporale. Esso è ada•
o
sopra•
u•
o ai climi asciu• e freddi.
Il modello conserva•
vo è divenuto, nella cultura europea, una prassi consueta fi
no a quando è stato necessario sos•
tuirlo con uno
alterna•
vo, il “modello sele•
vo”. Esso adopera la stru•
ura sia per conservare all’interno determinate condizioni ambientali, che
per far entrare dall’ esterno altre condizioni ambientali desiderate. Esso trova impiego sopra•
u•
o in climi umidi e tropicali.
Nonostante ciò, la costruzione tradizionale ha sempre dovuto combinare i due modelli, ado•
ando cioè un “modello rigenera•
vo”.
L’anno 1882 ha rappresentato un momento cruciale per lo sviluppo del modello rigenera•
vo con l’introduzione dell’ele•
ricità per
uso domes•
co. Questo evento è di fondamentale importanza perché ge•
a le basi per importan• sviluppi successivi quali il control-
lo dell’umidità e il condizionamento dell’aria.
I risulta• più importan• nel modello rigenera•
vo sono sta• raggiun• nel Nord America dove, verso la fi
ne dell’O•
ocento, ha origine
una nuova tradizione alterna•
va in seguito all’ introduzione di soluzioni ambientali nuove: luce ele•
rica e aria condizionata.
Nonostante lo sviluppo di ques• mezzi rigenera•
vi sia avvenuto anche grazie alle ricerche di inventori europei, la loro applicazione
nella pra•
ca tecnica resta una storia esclusivamente americana, come lo è, del resto la storia stessa del controllo ambientale basa-
to su istallazioni rigenera•
ve in tu•
a la sua fase pionieris•
ca.
Negli Sta• Uni• si sviluppa, infa•
, molto più che in Europa, la convinzione della necessità dell’u•
lizzo di queste a•
rezzature rigene-
ra•
ve di nuova invenzione ed è proprio questa convinzione che porta ad una maggiore ricerca e sperimentazione in ques• campi
tecnici. 3
CAPITOLO III
UN SECOLO BUIO E DEMONIACO
E’ necessario conoscere la situazione culturale in cui i pionieri della tecnologia ambientale si sono trova• ad operare per poter
comprendere appieno come si siano potu• o•
enere importan• progressi in questo campo. Il diciannovesimo secolo, col suo pro-
cesso di industrializzazione, ha introdo•
o nella società problemi di massima urgenza e sorprendente novità. Sovraff
ollamento,
conges•
one del traffi
co, inquinamento atmosferico, minaccia di epidemie: sono solo alcuni dei problemi a cui le nuove società in-
dustrializzate devono far fronte, in un contesto in cui i processi che alimentano questo •
po di crescita sono incontrolla• e domina•
dallo spreco di risorse tanto economiche quanto umane.
Negli ambien• industriali si inizia a cercare una soluzione al problema della qualità dell’aria interna che incide sul rendimento degli
operai. Il rischio concreto legato alla perdita di profi
•
o cos•
tuisce quindi un incen•
vo al miglioramento dell’ambiente lavora• vo e
alla protezione della vita umana.
La tutela della salute cos•
tuisce uno s•
molo fondamentale per lo studio e la trasformazione dell’ambiente e i medici stessi hanno
ricoperto un ruolo fondamentale nelle ricerche in questo campo. Essi infa• ebbero l’occasione di osservare una varietà di situazioni
ambientali nega•
ve che raramente arrivavano all’a•
enzione degli archite•
. In mol• casi dimostrarono di possedere una profonda
conoscenza pra•
ca delle cara•
eris•
che ambientali degli edifi
ci senza nascondere un certo disprezzo per la palese indiff
erenza dei
proge•
s• verso tali problema•
che. A Liverpool, i do•
ori Drysdale e Hayward, entrambi par•
colarmente interessa• alle tema•
che
legate alla salubrità degli ambien• interni, realizzano intorno al 1860 degli edifi
ci in cui si tenta di aff
rontare i problemi rela• vi al
riscaldamento e alla ven•
lazione. Insieme collaborano ad un manuale (“Health and comfort in House-building”) in cui viene fornito
un quadro esauriente delle tecnologie ambientali allora disponibili. Nei loro proge• è chiaramente visibile come pianta, sezione e
modalità costru•
ve siano dominate dall’intenzione di o•
enere il controllo della ven•
lazione.
Questo è il principale obbie•
vo perseguito nella proge•
azione dell’abitazione dello stesso Hayward, l’o•
agono in Grove Street
(Liverpool, 1867). Qui ogni elemento della casa, compresa l’illuminazione a gas, è consapevolmente proge•
ato per la realizzazione
di tale scopo.
L’impostazione planimetrica della casa è interamente dedo•
a dal tenta•
vo di o•
mizzare la circolazione dell’aria riscaldata, u•
liz-
zando il principio dei tradizionali condo• a convezione naturale. Tu•
e le stanze principali, infa•
, sono precedute da an•
camere,
separate con porte dal ves•
bolo e dalle scale; queste an•
camere sono tu•
e perfe•
amente sovrapposte tra loro a formare un
condo•
o ver•
cale alimentato dal locale di riscaldamento so•
ostante. Hayward elabora un complesso sistema ad aria calda con lo
scopo di riscaldare la casa e prevenire le corren• d’aria fredda.
Dopo il 1860 i metodi di riscaldamento cominciano a basarsi maggiormente sulla conoscenza degli impian• tecnici e meno sull’em-
pirismo di soluzioni di questo genere. Il problema legato alla circolazione dell’aria all’interno di un ambiente confi
nato inizia così
ad essere considerato nella sua complessità, prendendo in esame tu• gli aspe• che intervengono nella determinazione di una
condizione di comfort quali temperatura dell’aria, velocità dell’aria, e altre cara•
eris•
che olfa•
ve legate alla qualità dell’aria, diffi -
cilmente misurabili o controllabili, derivan• dall’umidità e dalla composizione chimica dell’aria stessa. Vengono condo•
e ricerche
che mirano ad individuare le cause principali dell’aria viziata per cercare di porre soluzione a questo problema che, unitamente a
considerazioni igieniche, di effi
cienza, di economia, di profi
•
o, cos•
tuisce uno di quei fa•
ori che s•
molarono una riforma generale
dell’ambiente.
Una signifi
ca•
va rivoluzione delle tecniche ambientali si realizzerà però solo dopo il 1890, quando l’Art Nouveau comincerà a ripu-
diare le tecniche di proge•
azione degli interni e gli standard ambientali del diciannovesimo secolo. 4
CAPITOLO IV
IL GIOCO DELLE PARTI: CALORE E LUCE
Alla metà del diciannovesimo secolo, le modalità di o•
enimento di energia da fornire agli ambien• degli edifi
ci sono ancora essen-
zialmente primi•
ve: il combus•
bile infa• veniva consumato là dove l’energia era richiesta ed era cos•
tuito da carbone o legna per
o gas per le lampade. L’acqua cos•
tuiva l’unica sostanza che veniva incanalata in condo• e tubature.
le caldaie, petrolio
Fu proprio il fa•
o che l’acqua poteva essere riscaldata e poi fa•
a circolare a suggerire la possibilità dell’u•
lizzo dello stesso principio
per altre forme di controllo dell’ambiente.
Agli inizi del diciannovesimo secolo comparvero i primi edifi
ci riscalda• con un sistema a vapore acqueo in cui caldaie producevano
il calore che si trasme•
eva per convezione a•
raverso re• di tubature. Questo semplice sistema rappresentava una soluzione pra-
•
ca per le istallazioni nelle abitazioni.
Con l’introduzione della circolazione forzata questa tecnologia di base venne ada•
ata a istallazioni sempre più grandi e dal 1860
la maggior parte degli edifi
ci pubblici e priva• erano dota• di riscaldamento ad acqua bollente o a vapore. L’u•
lizzo dei condo•
nel riscaldamento a vapore suggerì un ulteriore sviluppo: venne osservato, infa•
, che se il calore poteva essere distribuito da una
caldaia principale alle diverse par• di un’abitazione, esso allora poteva anche essere distribuito ad abitazioni diverse.
Il pioniere degli impian• centralizza• fu l’americano B. Holly. Egli sperimentò il proto•
po dell’impianto centralizzato realizzando un
collegamento fra la sua abitazione e un fabbricato retrostante a•
raverso un condo•
o so•
erraneo. Nel 1877 egli costruì a Lockport
(New York) il suo primo impianto sperimentale che riscaldava con successo un certo numero di abitazioni, negozi e uffi
ci.
Questo principio perme•
eva di fornire a più edifi
ci energia ambientale pulita proveniente da una sorgente centralizzata. Esso inol-
tre, off
riva la possibilità di disporre di calore pulito ed immediatamente disponibile, portando così alla progressiva eliminazione
dell’u•
lizzo del riscaldamento a fi
amma aperta, che comportava il consumo dell’ ossigeno nell’aria.
E’ interessante, a questo punto, capire le modalità con cui il calore veniva distribuito negli ambien•
. A metà del diciannovesimo
secolo ci si limitava alla trasmissione del calore all’ambiente per irraggiamento o convezione. Ciò non forniva una soluzione al pro-
blema delle corren• d’aria e perciò si diff
use il riu•
lizzo di un’usanza medievale, quella del cantuccio presso il camino, elemento
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