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Storia antica - tirannidi greche Appunti scolastici Premium

Appunti di Storia Antica sulle tirannidi greche, lo sviluppo economico e culturale, e l'interpretazione della tirannide degli antichi e degli storici moderni, gli antichi tiranni di Atene e Pisistrato, Clistene, Cipselo, Argo e Fidone.

Esame di Storia antica docente Prof. L. Anselmino Balducci

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ESTRATTO DOCUMENTO

Cipselo di Petra:tra storia e leggenda

Quando Labda partorì inviarono dieci sicari alla casa

 di Eezione, a Petra, per uccidere il bambino. I sicari

però non riuscirono a uccidere il bambino per il

volere degli dei, che gli donarono un sorriso

ammaliante.Dopo un po' decisero di ripetere il

tentativo. La madre Labda nascose così il pargolo in

una cassa di legno. Così si salvò il figlio di Eezione e

di Labda: gli fu dato il nome di Cipselo a memoria

della cassa che lo aveva salvato. Divenuto adulto

Cipselo interrogò l'oracolo di Delfi che gli vaticinò

che sarebbe divenuto re di Corinto.Forte di questa

profezia attaccò e prese Corinto abbattendo

l'oligarchia bacchiade e i suoi sostenitori, molti

furono uccisi, altri furono esiliati ed espropriati. In

memoria dello scampato pericolo al momento della

sua nascita dedicò a Olimpia un'arca di cedro

riccamente ornata e istoriata. Cipselo esercitò la

tirannia su Corinto per trenta anni con un regime

duro e sanguinario. Erodoto dopo avere narrato la

storia di Cipselo, del figlio Periandro e della loro

dominazione su Corinto, criticò le loro azioni

sanguinarie, e, ponendole come esempi emblematici Periandro, figlio di

negativi e comuni di tutte le tirannidi. Cipselo

Fidone di Argo

Fu tiranno di Argo, vissuto nel VII sec. a.C. Combatté contro Sparta e la

 vinse a Isie nel 669 a. C. (dopo tale scontro le due città furono eterne

nemiche). Fu il primo a coniare monete nella Grecia e a stabilire norme sui

pesi e sulle misure. Sotto la sua guida, fra l'VIII ed il VI secolo a.C. Argo

raggiunse l'apice della sua potenza , arrivando a controllare la maggior parte

del Peloponneso, a dirigere i giochi Olimpici strappando Olimpia dal controllo

degli Elei, ad imporre un diverso sistema di misure (più piccole di quelle

ateniesi e dette appunto fidoniane) ed infine a possedere l'esercito più

potente grazie alla introduzione della falange oplitica. Estendendo il suo

dominio sull'Argolide e su parte del Peloponneso, in questo periodo espanse

la sua influenza alle oramai decadute città micenee di Tirinto e Micene,

occupando Nauplia e il suo porto, espandendosi ad ovest verso l'Arcadia e a

sud lungo il fiume Parnone.

Fonti : Erodoto, storie,

V,127,3

Erodoto storie I,2,1: "Argo

era, per ogni aspetto, la più

importante delle città nella

regione ora chiamata Grecia"

Erodoto, storie VI,127 Eforo dice che “la prima moneta d’argento fu

coniata ad Egina da Fidone di Argo”.

Policrate di Samo: grande stratega politico

Policrate apparteneva ad una delle famiglie

 più ricche ed influenti dell'isola di Samo, a

brevissima distanza dalle coste egee della

Turchia. Nel 537 a.C. riuscì nell’intento di

abbattere il potere dell'aristocrazia terriera

dei proprietari fondiari, e si proclamò tiranno

di Samo.Dopo aver creato una potente flotta

commerciale e militare ,riuscì ad imporre

l’egemonia di Samo in tutto il mare Egeo,

imponendo tributi a numerosi popoli e paesi

sottomessi (l'isola di Taso, in primis). Le

ingenti ricchezze che riuscì ad accumulare

grazie al dominio navale dei mari, permisero

a Policrate di innalzare possenti mura attorno

alla propria capitale la quale, per non vedersi

privata di acqua potabile in caso d’assedio,

venne anche dotata di un’opera di ingegneria

idraulica straordinaria. In politica estera,

intessé buoni rapporti sia con l'Impero

persiano che con l'Egitto (stringendo Pitagora illustra le sue teorie

ai suoi alunni

un'alleanza con il faraone egiziano Amasis,

569-526 a.C.).

Policrate di Samo: la leggenda

Si narra che le proverbiali ricchezze

 Fonte principale

accumulate da Policrate, indussero il faraone Erodoto libro III

egiziano Amasis a ritenerlo troppo fortunato

e a credere che, prima o poi sarebbe stato

colpito da una grave sventura. Colpito da

queste accorate parole, Policrate decise di

rinunciare a un oggetto a lui molto caro, un

anello dal gran valore in cui era incastonato

uno smeraldo meraviglioso, che decise di

gettare in mare. Poco tempo dopo, tuttavia,

pare che un pescatore catturò un pesce di

dimensioni notevoli e decise di donarlo a

Policrate: quando venne aperto, nella sua

pancia si rinvenne l'anello gettato in mare da

tiranno. Questo avvenimento scosse il

faraone Amasis il quale, avvinto com’era

dalla superstizione, ruppe l’alleanza con

Policrate per non essere travolto anch'egli

dalla mala sorte che, prima o poi, riteneva

avrebbe colpito il tiranno di Samo.

Tempo dopo, i timori di Amasis si

avverarono. Busto di Pitagora di Samo

Policrate di Samo: la fine della sua tirannia

L'ascesa dell'Impero persiano era inarrestabile:

 Ciro il Grande aveva aumentato a dismisura i

confini del suo imperone, spingendosi sino

all’Epiro. Dopo la morte di Ciro, il suo successore,

Cambise, decise di attaccare l'Egitto, e Policrate

fu costretto a prendere un partito: fiutando la

maggiore potenza persiana, inviò a Cambise un

contingente di navi che appoggiasse la conquista

persiana dell'Egitto, fatto che avvenne nel 525

a.C. con la sconfitta del faraone Psamnetico III a

Pelusio.

Policrate , sicuro di ricavare qualche vantaggio

nell'aver prestato il suo aiuto, resterà ben presto

deluso dall'ingratitudine persiana. Questo fatto lo

porterà a comportarsi male anche nei loro

confronti, flagellando con la sua flotta l'intera

costa dominata dai persiani. Questi, attraverso il

satrapo Orete, attirarono Policrate con l'inganno e

dopo averlo catturato, dapprima lo torturarono e

infine lo giustiziarono tramite crocefissione. La

morte di Policrate segnò la fine di Samo, che Statua che raffigura Anacreonte,

venne facilmente conquista dai persiani nel 522 poeta di corte di Policrate

a.C..

Falaride di Agrigento

Fu tiranno di Akragas,, dal 570 a.C. fino alla sua morte. Approfittando della

 sua carica di ispettore e appaltatore dei lavori di costruzione per il tempio di

Zeus Polieus, riuscì ad impadronirsi del potere. Se alcune fonti lo citano come

governante buono e giusto, altre invece lo descrivono come un crudele tiranno

che faceva arrostire vivi i propri nemici all'interno di un toro di bronzo

arroventato (il famoso "toro di Falaride"), commissionato all'ateniese Perillo

.Durante la sua tirannide riuscì ad espandere il territorio akragantino:

conquistò diverse città sicane del retroterra, tentò di impadronirsi di Imera,

penetrò nel territorio di Gela e costruì avamposti fortificati come Eknomos e

Phalarion. Tale processo di espansione permise un'"ellenizzazione"

dell'entroterra, mirata a contrastare la presenza cartaginese in Sicilia. Per

quanto riguarda invece la gestione degli affari cittadini, si occupò della

configurazione urbana e fece erigere la prima cinta muraria..

Ricostruzione del

famoso toro di

Falaride

Falaride di Agrigento: aneddoti e

tradizione

Falaride venne deposto e ucciso nel 554 a.C., in seguito ad una congiura guidata

 da Telemaco; secondo alcune leggende, il tiranno sarebbe stato ucciso utilizzando

lo stesso toro di bronzo da lui ideato .La crudeltà di Falaride ricorre nella tradizione

antica, con attendibilità discussa. Si inizia con il sogno premonitore della madre:

uno degli idoletti domestici consacrati da Falaride stesso versò sangue dalla patera

che teneva in mano, e toccando terra il sangue divampò e riempì la casa di

fiamme. Sempre secondo la tradizione Falaride si sarebbe impadronito del potere

durante lo svolgimento delle Tesmofòrie (le feste in onore della dea Demetra),

armando gli operai del cantiere dell’acropoli e ordinando un assalto spietato contro

la città e la sua gente. Fonti: Plutarco e

Polieno

Tempio di Falaride

ad Agrigento

Pittarco di Militene

Le notizie sulla sua vita ci sono note soprattutto

 dalla biografia di Diogene Laerzio, che lo dice figlio

di Irradio. Partecipò alle lotte civili per il controllo

del governo di Mitilene: insieme con i fratelli del

poeta Alceo, Antimenide e Cici, guidò la congiura

che rovesciò la tirannia di Melancro, intorno al 612

a.C. Guidò subito dopo le guerre contro gli

Ateniesi. A capo di Mitilene subentrò Mirsilo,

alleato di Pittaco, secondo quanto riferisce un

frammento di un carme di Alceo. Alla morte di

Mirsilo, nel 590, Pittaco gli successe come

esimneta, assumendo il potere in città e

detenendolo per dieci anni prima di ritirarsi a vita

privata. Si dice che abbia perdonato l’assassino di

suo figlio Tirreo, dicendo che Il perdono è migliore

del pentimento e abbia fatto rilasciare il poeta

Alceo, suo avversario politico, dicendo che Il Pittarco di Militene, fu anche

perdono è migliore della vendetta. Dimostrò un noto filosofo, considerato

disinteresse per le ricchezze: quando Creso, re di uno dei Sette Sapienti

Lidia, gli offrì dei beni, rifiutò dicendo che aveva

già il doppio di quanto gli bisognasse, avendo

ereditato dal fratello, morto senza figli. Altre fonti: Callimaco ed Erodoto

Dionigi il Vecchio: le premesse

Dionigi (430 a.C. – 367 a.C.) fu un tiranno di

 Siracusa e il più famoso dei tiranni greci e

sicilioti. La figura di Dionisio emerse alle

cronache della storia quando, nella primavera

del 406 a.C., i cartaginesi invasero la Sicilia

con un potentissimo esercito. I siracusani si

difesero valorosamente, proprio al comando

del giovane Dionisio che riuscì a stipulare un

trattato che metteva fine alla guerra. Dionisio

avrebbe governato Siracusa grazie anche

all'appoggio del popolo che ebbe dalla sua

parte usando demagogia, mettendo fine così

al periodo di governo democratico delle poleis

di Sicilia. A partire dal 405 a.C., Dionisio,

assunse per gradi il potere e regnò su tutto il

territorio della Sicilia fino a Solunto (vicino

Palermo), estendendo la sua potente influenza

fino al golfo di Taranto e all'Adriatico. Secondo

Domenico Musti, Dionisio creò il “più grande

dominio d'Europa prima di quello macedone, e Spada di Damocle, dipinto di

Richard Westall del 1812

quindi una delle tappe miliari nello sviluppo

dell'idea stessa di Stato territoriale nel mondo

greco” (Storia Greca).

Dionigi il Vecchio: la potenza militare

Dopo essere salito al potere già nel 404 a.C.

 aveva denunciato il trattato con Cartagine,

iniziando a sottomettere varie colonie sicule e

spingendosi fino ad Enna. Naxos fu distrutta. A

seguito della conquista di Catania, i suoi

abitanti furono deportati. Sotto la sua guida

venne potenziato l'esercito: si adottarono armi

di nuova concezione come le catapulte; in

breve, una poderosa cinta muraria fu costruita

attorno Siracusa. Dionisio, inoltre, mise insieme

una potentissima flotta, sfruttando le vaste

zone boschive dell'Etna. Nel 400 a.C. fondò

una città alle pendici dell'Etna e la chiamò

Adranon. Nel 398 a.C., aprì di nuovo le ostilità

contro Cartagine. Assediò Erice, che si arrese,

mentre Motia, dopo un anno di assedio, fu

distrutta e gli abitanti trucidati. Si spinse anche

in territorio etrusco: attaccò e distrusse, infatti, il

porto di Pirgi (circa 50 km a nord di Roma) e

saccheggiò Cerveteri, nella campagna del La catapulta fu per la prima volta

384 a.C. Fondò colonie con la funzione di basi usata in campo bellico

navali nel Tirreno, in Magna Grecia e lungo l'

Adriatico (Ancona, Adria, Spalato, Traù). Morì

nel 367 a.C.

Dionigi il Vecchio: la sua crudeltà

Come tiranno Dionisio divenne presto famoso per la sua crudeltà e la spietatezza

 con cui trattava i suoi avversari. Plutarco narra che a uno dei compagni di Platone,

Aristide di Locri, il tiranno chiese in sposa una delle figlie. Ma egli stizzito rispose

che avrebbe preferito vederla morta piuttosto che in sposa ad un tiranno. Poi dopo

che Dionisio ne fece ammazzare i figli tornò a fargli la stessa domanda, ed egli

disse che era dispiaciuto della morte dei figli ma che non aveva ancora cambiato

opinione. Secondo le ricostruzioni di Claudio Eliano Dionisio avrebbe rinchiuso nella

cavità oggi chiamata orecchio di Dionisio il poeta Filosseno, reo di non aver

apprezzato le opere letterarie del tiranno. Dionisio fu un sovrano che amava

circondarsi di personalità della cultura. Il suo interesse per le arti è anche

dimostrato dal fatto che scrisse lui stesso delle opere letterarie. (Diogene Laerzio

fonte). Scavata nel calcare la grotta è alta circa 23 m e

larga dai 5 agli 11 m, e si sviluppa in profondità

per 65 m, con un andamento ad S. Secondo la

tradizione il tiranno Dionigi fece costruire la grotta

dove rinchiudeva i prigionieri, e appostandosi

all'interno di una cavità superiore ascoltava i loro

discorsi

Dionigi il Vecchio: aneddoti e

Uno dei motivi per cui è ricordato Dionisio fu il clamoroso gesto di vendere

 curiosità

come schiavo Platone dopo aver avuto una serie di colloqui con lui. Platone

dopo essere sopravvissuto alla disavventura tornò ad Atene dove ricevette

una lettera di Dionisio in cui chiedeva di non parlare male di lui. (Diogene

Laerzio fonte). Risalgono al tempo di Dionisio I due nominali in bronzo. Il più

grande pesa circa 40 g e reca nel diritto una testa elmata di Athena, secondo

il modello dello statere d'argento (o didramma) di Corinto, il rovescio mostra

due delfini ai lati di una stella. Il nominale più piccolo ha la stessa testa sul

diritto e sul rovescio un ippocampo e pesa circa 8g. La più piccola è un quinto

del pezzo più grande. Questa monetazione è la dimostrazione di

un'operazione finanziaria attuata con disinvoltura dal tiranno.

Dracma di Siracusa, IV

secolo a.C.


PAGINE

28

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DETTAGLI
Esame: Storia antica
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze archeologiche e storiche: oriente e occidente
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Daniel Bre di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia antica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Anselmino Balducci Lucilla.

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