Le tirannidi arcaiche
Un lavoro di: Daniele Greco, Francesco Leonardi, Enrico Consolo, Claudio Rapisarda
Chi è il tiranno greco?
Tiranno: parola con cui si indicava nella Grecia dei secoli VII - VI a.C., chi si impadroniva del potere con sistemi rivoluzionari, opponendosi al re o al capo eletto, sostituendo al governo oligarchico delle Città-Stato un personale di dominio. Il tiranno, molto spesso, teneva il potere con l'appoggio delle classi popolari, scontente della situazione politica. Il termine "tiranno" è di origine microasiatica e significa letteralmente "signore", ma già nel IV secolo a.C. esso allude ad un potere esercitato senza il consenso dei cittadini. Si ricorse alla figura del tiranno a causa dei frequenti contrasti tra le ricche famiglie aristocratiche dell'antica Grecia, che causavano guerre civili ed erano il motivo principale della crisi e della decadenza dell'aristocrazia greca.
Il successo della tirannide
La tirannide ebbe successo perché i suoi rappresentanti seppero sfruttare il desiderio di riscossa sociale del popolo e delle classi meno abbienti (che non venivano incluse nella ridistribuzione delle terre, ad esempio), che la nascente codificazione delle leggi non aveva del tutto epurato. Generalmente i tiranni non influenzarono la politeia della polis ma si limitarono ad agire in un contesto sociale, includendo gli esclusi nella ridistribuzione delle ricchezze (come ad esempio i bottini di guerra) e nella partecipazione alla vita politica.
Giudizio sulle tirannidi greche
Dare un giudizio univoco sulle tirannidi greche è molto complicato. Anche se non furono né dei legislatori né dei veri e propri riformatori, i tiranni favorirono l'isonomia (l'uguaglianza di fronte alle leggi). Ciò non toglie, comunque, che alcuni tiranni diedero un taglio dispotico e crudele al loro regno, macchiandosi di efferatezze incredibili. È difficile distinguere, per quel che riguarda i tiranni, tra realtà e mito, poiché è tipico della letteratura storiografica antica esasperare alcuni tratti caratteristici dei tiranni, come la ricchezza o la crudeltà, a scopi fondamentalmente politici.
Lo sviluppo economico e culturale
L'età dei tiranni va dal 650 al 500 a.C. circa e in questo periodo ci fu un grande sviluppo economico e culturale. La cultura conobbe una notevole fioritura e in questo periodo si fissarono per iscritto i poemi epici di Omero. Le città coloniali iniziarono subito una fitta rete di scambi commerciali cui trassero benefico impulso l'artigianato specializzato e il commercio di beni di lusso. Una grande svolta si ebbe con l'introduzione della moneta, che velocizzò lo scambio delle merci. In seguito a tale innovazione in molte città furono creati primitivi servizi bancari. I templi e le aree sacre mantennero invece la funzione di deposito di beni e ricchezze.
Interpretazioni della tirannide degli antichi
Aristotele codificò quattro forme di tirannide:
- La tirannide come degenerazione dispotica della monarchia tradizionale.
- La tirannide come presa del potere da parte di un demagogo sostenuto dal popolo.
- La tirannide come golpe di un magistrato tradizionale.
- La tirannide come crisi dell'oligarchia, all'interno della quale un singolo assume le competenze che erano di un'élite.
Già Tucidide aveva indicato nella tirannide una tipica conseguenza delle evoluzioni socio-economiche dell'aristocrazia arcaica, mentre la maggior parte degli autori classici (Erodoto, Platone, Isocrate) si concentreranno piuttosto su un'interpretazione astratta e spesso moralistica della tirannide, sottolineandone gli eccessi e gli intrinseci difetti.
Interpretazioni della tirannide degli storici moderni
Gli studiosi moderni hanno via via enfatizzato diversi aspetti della tirannide arcaica, mettendone in relazione l'origine con uno o più dei seguenti fenomeni:
- La crisi dell'aristocrazia fra VII e VI secolo, determinata dai sempre più frequenti contrasti con il demos e con le istanze egualitarie da questo sostenute.
- La diffusa crisi agricolo-demografica che attraversa le poleis greche nello stesso periodo, soprattutto a causa dell'estensione del latifondo aristocratico a danno della piccola proprietà terriera.
- La nascita dell'oplitismo come fenomeno di 'militarizzazione diffusa' del demos, maggiormente coinvolto nella gestione politica della città in quanto fondamento della sua nuova organizzazione militare.
- La diffusione del commercio e della moneta come sintomi di una 'svolta' economica che porta alla ribalta nuovi e più dinamici ceti sociali.
I Trenta tiranni ad Atene
E dalla Grecia antica, la storia riporta il caso di quella che potrebbe essere definita una tirannia non intenzionale. Nel 404 a.C., infatti, accadde che, riunendosi in un governo di tipo oligarchico, trenta ateniesi dettero vita ad un regime chiamato - dei Trenta tiranni. L'intento primario era quello di elaborare, sotto l'occhio dei vincitori (Sparta, che di fatto aveva imposto quel regime), una nuova costituzione dopo la grave sconfitta nella battaglia di Egospotami, risolutiva per le sorti della guerra del Peloponneso: in realtà, da quella esperienza presero le mosse invece tragiche vicende di terrore. Bisogna notare ad ogni modo che il termine "Trenta Tiranni" fu adottato solo in seguito, e fu coniato dagli avversari democratici del regime oligarchico: di per sé, i Trenta erano una commissione di oligarchi incaricata di definire una nuova costruzione per lo stato ateniese, che però forti del loro potere instaurarono un regime di terrore contro il demos e i suoi sostenitori. La personalità più importante all'interno dei Trenta fu Crizia, uomo di cultura, allievo di Socrate.
Pisistrato il polemarco
In veste di polemarco, il giovane Pisistrato acquistò fama vincendo i megaresi, contro i quali Atene era in guerra, sottraendogli così definitivamente l'isola di Salamina e il porto saronico di Nisea. Questi successi militari gli valsero un prestigio e un credito tali da consentirgli di diventare un attore di primo piano della politica dell'epoca. Inizialmente, ottenne anche il sostegno del popolo, che poi, però, si trasformerà in timore. La polis era allora divisa tra la fazione legata alla zona costiera (i cosiddetti paralii, dal greco paralia, costa), capeggiati dall'alcmeonide Megacle, e la fazione legata all'entroterra (i cosiddetti pediaci, dal greco pedion, pianura), capeggiati da Licurgo. Pisistrato si inserì efficacemente nella lotta politica mettendosi a capo della popolazione delle zone montuose (i cosiddetti diacrii, dal greco diakron, montagna).
Pisistrato: astuto demagogo
Per ottenere l'appoggio popolare, Pisistrato si procurò delle ferite per mostrarle in pubblico quale prova di un'aggressione subita da parte dei propri rivali. Il popolo decretò per lui l'istituzione di una guardia del corpo di 300 mercenari con la quale Pisistrato occupò l'Acropoli, nel 561/560 a.C. La presa di potere fu astuta e ben orchestrata, permettendo a Pisistrato di consolidare il suo dominio su Atene.
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