C 1
APITOLO
I ’
NTRODUZIONE ALL EQUILIBRIO DELLE
STRUTTURE
L’equilibrio di una costruzione è condizione di sicurezza per gli occupanti e di
integrità per gli elementi contenuti. Lo stato di equilibrio viene inteso come permanenza in
quiete della costruzione quando è cimentata da azioni ambientali o antropiche. Lo studio delle
condizioni di equilibrio costituisce quindi un momento essenziale nella concezione della
costruzione e nella comprensione del suo comportamento strutturale, ossia delle modalità con
cui il sistema resistente risponde alle azioni.
Il problema viene affrontato su base quantitativa, come di consueto in Meccanica,
attraverso l’identificazione di un modello meccanico della struttura, o modello strutturale, che
rappresenta una idealizzazione del sistema resistente della costruzione in termini di grandezze
fisiche opportune e di leggi meccaniche che esprimono relazioni matematiche tra tali
grandezze. Il modello deve essere sufficientemente semplice affinché la formulazione
matematica che lo descrive sia risolubile nella forma più diretta, compatibilmente con la
necessità che il modello stesso sia adeguatamente rappresentativo della realtà che deve
rappresentare (Saaty e Alexander, Thinking with models, Pregamon Press, 1981).
Sebbene alcune azioni tra le più gravose (sismiche, eoliche, carichi viaggianti etc.)
siano variabili nel tempo, comportando così vibrazioni ineludibili della costruzione, può
essere sufficientemente esaustiva l’analisi dell’equilibrio, inteso come stato di permanenza in
quiete a seguito dell’applicazione di azioni lente ovvero come stato conclusivo di un processo
dinamico smorzato da cui si prescinde nell’analisi.
1.1 L’equilibrio del punto materiale e i sistemi di funi
A titolo di esempio si consideri il problema di stabilire se un oggetto pesante possa
o
30
stare in equilibrio sostenuto da due funi inclinate di rispetto all’orizzontale collegate ad
un telaio metallico fissato ad una base, come indicato in figura 1.1. La risposta è affermativa
se è possibile uno stato di quiete nella forma o configurazione del manufatto considerata, in
cui le funi ed il telaio resistono il cimento senza manifestare cedimento o rottura.
Il sistema resistente viene rappresentato da un modello strutturale definito sulla base
di alcune ipotesi semplificative e utili ad evidenziarne le caratteristiche essenziali. Per
descrivere quantitativamente la geometria del modello è necessario considerare grandezze
estensive scalari che misurano le entità geometriche rappresentative dei componenti del
1-1
manufatto; le interazioni meccaniche tra i componenti e tra questi e oggetti esterni al sistema
sono associate alle entità geometriche individuate e rappresentate da forze, ossia da grandezze
vettoriali. Oggetto pesante sostenuto da due funi ancorate ad un telaio metallico.
Figura 1.1.
Se le dimensioni dell’oggetto pesante sono piccole rispetto alla lunghezza delle funi,
esso può essere rappresentato da un punto (punto A in figura 1.1), un’entità a cui viene
associata la massa M (ulteriore grandezza scalare necessaria per considerarne il peso
considerata nota) e che è denominato punto materiale o particella materiale. Se si
considerano i punti B e C dove le funi sono connesse al telaio come fissi, assumendo
implicitamente questo ed il basamento rigidi e resistenti indipendentemente dal peso
dell’oggetto sostenuto, e se si assume che le funi siano tese ed inestensibili, il problema
dell’equilibrio del sistema è circoscritto all’equilibrio del punto materiale A; infatti solo il
movimento di A determina il movimento delle funi. Il modello strutturale, ridotto alla
particella materiale A, deve essere completato con la descrizione delle interazioni meccaniche
di questa con l’ambiente esterno rappresentato dal campo gravitazionale e con le funi. Il
= =
primo è rappresentato dalla forza peso di intensità nota , dove g è il campo
F Mg
f f
2
gravitazionale (g=9.81m/sec ), avente direzione verticale e rivolta verso il basso (il simbolo
denota il modulo del vettore L’azione trasmessa da ciascuna fune sul punto materiale è
f).
f
incognita in intensità e viene assunta con la stessa direzione della fune e verso uscente dal
punto A a rappresentare l’effetto della trazione della fune sul punto stesso. Nel riferimento
⎡ ⎤ ⎡ ⎤
−
3 2 3 2
= =
⎢ ⎥ ⎢ ⎥
e , dove T e T
T T
(x,y) tali forze sono rappresentate nella forma t t 1 2
1 1 2 2
⎣ ⎦ ⎣ ⎦
1 2 1 2
⎡ ⎤
0
= ⎢ ⎥
misurano la ; la forza peso risulta invece F . Il modello strutturale
trazione nelle funi f −
⎣ ⎦
1
che ne risulta è quello rappresentato in figura 1.2 ed è definito nel piano che contiene le forze.
1-2
Modello strutturale: punto materiale e forze agenti.
Figura 1.2.
Approfondimento 1.1 – Grandezze fisiche, dimensioni e unità di misura
La definizione di un modello meccanico è subordinato alla scelta delle proprietà
, denominate , che vengono assunte per descrivere
fisiche misurabili grandezze fisiche
quantitativamente il sistema meccanico che si vuole analizzare. Per poter misurare una
proprietà o grandezza fisica è necessario assumere la proprietà di un particolare sistema come
. Ad esempio la grandezza denominata lunghezza è
unità di misura della grandezza fisica
misurabile con riferimento all’unità di misura metro, assunto come la distanza percorsa dalla
luce nel vuoto in un intervallo di tempo pari a 1/299792458 di secondo.
Le grandezze utilizzate in Meccanica si dividono in 3 , con le
grandezze di base
rispettive unità di misura nel Sistema Internazionale (SI) riportate in Tabella 1.1, ed in
, le principali riportate in Tabella 1.2. Di conseguenza il valore di una
grandezze derivate
viene espresso dal ; ad
grandezza fisica prodotto di un valore numerico ed un’unità di misura
2
esempio 10m, 5s, 30N, 30m , 100kW, 20Gpa etc.
Il tipo di unità di misura assunto per descrivere una grandezza fisica viene espresso
dalla della grandezza stessa. Le dimensioni delle grandezze fisiche di base in
dimensione
Meccanica sono denotate da L (lunghezza), T (tempo), M (massa); le dimensioni delle
grandezze fisiche derivate sono esprimibili in termini di tali dimensioni base e sono riportate
in Tabella 1.2. Nei problemi inerenti l’equilibrio dei sistemi strutturali può risultare
conveniente assumere quali grandezze fisiche di base la Lunghezza (L), la Forza (F) ed il
Tempo (T); in tal caso la Massa viene assunta come grandezza derivata e le dimensioni delle
grandezze derivate risultano espresse in Tabella 1.2. Nel seguito la dimensione di una
generica grandezza fisica verrà denotata col simbolo [ ]; ad esempio, la dimensione
X X 2
dell’area S della sezione di un cavo di cui alla figura 1.1 è indicata con [S]=L . Poiché le
equazioni che rappresentano i fenomeni fisici devono essere valide indipendentemente dal
sistema di riferimento assunto, è necessario che soddisfino la condizione di omogeneità
. Questa impone ad entrambi i membri dell’equazione fisica di possedere la
dimensionale =
medesima dimensione. Ad esempio, la legge del moto accelerato verifica la condizione
x vt
[ ] [ ]
= =
di omogeneità dimensionale in quanto , essendo la posizione, la velocità e
x v t
x vt L
il tempo. Tabella 1.1. Grandezze fisiche base in Meccanica
Grandezza fisica Simbolo Dimensione Unità di misura SI
A
Lunghezza, posizione , x , ,....... L metro (m)
r τ
t , T secondo (s)
Tempo
Massa M Kilogrammo (kg)
m 1-3
Tabella 1.2. Grandezze fisiche derivate in Meccanica (principali)
Grandezza fisica Simbolo Dimensione Unità di misura SI
-2
, F
Forza F=MLT newton (N)
f 2 2
Area A, S L m
3 3
Volume V L m
ρ -3 3
Massa volumica Kg/m
ML
θ, ϕ
Angolo - radianti (rad)
-1
, v
..
v
Velocità m/s
LT
-2 2
, a
a m/s
Accelerazione LT 2 -2
Lavoro, Energia L, E FL=ML T Joule (J) = Nm
σ τ -2 -1 -2 2
, ,
p
Pressione, tensione FL = ML T Pascal (Pa)=N/m
-1 2 -3
Potenza P FLT = ML T Watt (W)=J/s
SI=Sistema Internazionale di unità di misura
Approfondimento 1.2 – La regola del parallelogramma e il poligono delle successive
risultanti
La somma o risultante di due forze e è una forza costruita mediante la regola del
c=a+b a b
parallelogramma (Stevino), ossia è la diagonale del parallelogramma avente come lati le due
forze date, come illustrato in figura 1.3. La somma di forze (vettori) gode della proprietà
+
⎡ ⎤
⎡ ⎤ ⎡ ⎤
a b a b
=
= =
x x x x
⎢ ⎥
⎢ ⎥ ⎢ ⎥ .
commutativa in componenti se e , il risultante è
a+b= b+a; c
a b +
a b a b
⎣ ⎦
⎣ ⎦ ⎣ ⎦
y y y x
Somma di due forze mediante la regola del parallelogramma
Figura 1.3.
Dato un sistema di vettori il vettore risultante è ottenuto applicando in successione la
a, b, c, d
regola del parallelogramma come indicato in figura 1.4, da cui risulta anche la proprietà
( )
+ + = + +
distributiva della somma . Dalla costruzione in figura 1.4 si può
a b c a b c
osservare come si possano individuare le successive risultanti e quindi la
a+b, a+b+c
risultante complessiva come lati di successivi poligoni.
r=a+b+c+d
Risultante di più forze mediante la regola del parallelogramma; poligoni delle
Figura 1.4. successive risultanti.
1-4
Definita la forza nulla come quella forza che sommata ad una forza generica lascia questa
0 a
invariata ed il vettore opposto –a di un vettore come quel vettore che sommato a
a+0=a, a
quello dato fornisce risultante nulla (-a)+a=0, un sistema di forze ha risultante nulla se il
r=0
poligono delle forze è chiuso, ossia il primo estremo del primo vettore da sommare
corrisponde al secondo estremo dell’ultimo vettore sommato nel poligono delle forze.
Un punto materiale inizialmente in quiete si dice che è in equilibrio rispetto ad un sistema di
forze quando l’applicazione di tali forze lo lascia in condizioni di quiete. Ricordando i
principi della Dinamica di Newton:
I - un punto materiale non soggetto a forze si muove di moto rettilineo uniforme
II – un punto materiale soggetto all’azione di una forza acquista una accelerazione
f a
inversamente proporzionale alla propria massa M e proporzionale alla forza ossia
f,
1
=
a f
M
si desume che una particella permane in quiete se e solo se e quindi In definitiva:
a=0 f=0.
Condizione necessaria e sufficiente per l’equilibrio di un punto materiale è che l’insieme
delle forze agenti su di esso sia a risultante nulla (1.1)
r=0 .
equazione di equilibrio del punto materiale
Con riferimento al modello in figura 1.2, affinché il punto A sia in equilibrio è
necessario che le forze , abbiano risultante nulla ossia che il poligono delle forze sia
f, t t
1 2
chiuso come illustrato in figura 1.5. Il poligono chiuso che si ottiene è un triangolo equilatero
di lato F e quindi è immediato osservare che la lunghezza dei lati paralleli alle forze e è F
t t
1 2
= =
e pertanto T T F .
1 2 Poligono delle forze agenti sul punto materiale A.
Figura 1.5.
Analogo risultato è ottenuto operando in componenti delle forze rispetto al riferimento
( , ) e imponendo l’annullarsi delle componenti della forza risultante
x y 1-5
⎧ 3 3
= + = − =
⎪⎪ r t t T T 0
1 2 1 2
x x x 2 2
⎨ (1.2)
⎪ 1 1
= + − = + −
r t t F T T F=0
⎪⎩ 1 2 1 2
y y y 2 2
dove F è noto e T e T sono incogniti. Dalla soluzione del sistema di due equazioni lineari
1 2 = =
nelle due incognite si ottengono i valori della trazione nelle funi in condizioni di
T T F
1 2
equilibrio. E’ importante osservare che qualunque sia il valore del peso F, esistono valori
corrispondenti della trazione delle funi che soddisfano l’equazione di equilibrio del punto
materiale.
Tuttavia, al crescere della trazione nelle funi si raggiungerà un valore limite della
trazione T , superato il quale la fune può spezzarsi e quindi perdere la capacità portante, ossia
a
la capacità di trasmettere il tiro T; va rilevato che la determinazione della trazione limite T
a
richiede opportune prove di laboratorio su campioni significativi. Questa situazione viene
raggiunta per il valore limite del peso F = T dell’oggetto sostenuto, superato il quale si attiva
a a = −
la rottura con azzeramento del tiro delle funi e risultante non-nulla pari F ( versore
f e e
a y y
y
dell’asse ); il punto materiale passa dallo stato di
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