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La stanza intelligente

Capitolo 1: Sovraccarico cognitivo

La conoscenza piramidale

Nel giugno 1988 Russel Ackoff, presidente alla International Society for General Systems Research, fece lo schizzo di una piramide che da allora è stato ridisegnato mille volte. Lo strato alla base del triangolo rappresenta i dati, seguiti dagli strati via via più piccoli delle informazioni, della conoscenza, della comprensione e della saggezza. Ogni strato acquisisce valore attraverso quello sottostante.

Nel 1955 le informazioni erano il valore delle montagne di dati in apparenza incoerenti che si stavano rapidamente accumulando. Oggi siamo sovraccaricati di informazioni come un tempo lo eravamo di dati, le informazioni sono diventate un problema, non una soluzione. Abbiamo speso un mucchio di soldi per raccoglierle, ma a cosa servono? Per avere qualcosa che vale di più: la conoscenza. Tra l'inizio e la metà degli anni '90 ha preso il via il business per la gestione della conoscenza per individuare e condividere le informazioni che si stavano raccogliendo.

Per Ackoff la conoscenza era know-how che trasforma le informazioni in istruzioni, sapere come funziona un sistema o come farlo funzionare in un modo desiderato. Per Skip Walter le informazioni sono dati strutturati e la conoscenza informazioni in base alle quali agire. Le info diventano conoscenza quando una persona decide se indossare o no un maglione per esempio. Per Milan Zeleny la conoscenza è come la ricetta che trasforma le informazioni in pane, mentre i dati sono come gli atomi che compongono la farina e il lievito.

Quando l'uomo cominciò a sviluppare l'idea della conoscenza, prima della piramide di Ackoff, la possibilità di conoscere il nostro mondo era la differenza tra noi e gli altri animali. Per migliaia di anni la conoscenza in Occidente è stata considerata un oggetto della più assoluta bellezza. Conoscendo il mondo, cercavamo di capire la creazione di Dio come lui la comprende, a dispetto dei nostri limiti mortali. Es Darwin, Galileo, Madame Curie: tutti alla ricerca della conoscenza intesa come il più alto dei traguardi umani.

La piramide coglie alla perfezione un aspetto della nostra idea di conoscenza: filtrare il mondo, ridurlo a qualcosa di gestibile. L'era dell'informazione ha sfruttato questa strategia. Abbiamo costruito computer che gestivano banche dati con lo stretto necessario di informazioni utili: nome di battesimo, cognome, numero di residenza. Siamo diventati la specie dominante del pianeta perché gli elaborati sistemi di filtro da noi creati hanno funzionato benissimo. Ma a volte abbiamo escluso in questo modo, idee che andavano prese in considerazione, e una volta accettate le false credenze, sono difficili da rimuovere anche dopo averle smascherate. Inoltre ci sono tante di quelle cose da conoscere che non sappiamo dove metterle e la vera limitazione non è la capacità dei nostri cervelli, ma quella dei media che abbiamo usato per superare i limiti della mente umana. Il punto è che non ci stiamo limitando a trasferire dei rettangoli di testo dalla pagina di un libro a uno schermo, ma il collegamento della conoscenza sta cambiando la nostra più antica strategia del sapere. Anziché conoscere riducendo, oggi stiamo iniziando a conoscere includendo ogni bozza di ogni singola idea in vaste reti liberamente connesse.

Il sovraccarico informativo come stile di vita

Nel 1970 Alvin Toffler parlò di sovraccarico cognitivo come conseguenza del sovraccarico sensoriale: quando ci arrivano troppe sensazioni il nostro cervello può entrare in confusione, con un offuscamento del confine tra illusione e realtà. Secondo lui troppe informazioni possono nuocere alla nostra capacità di pensare. La capacità di prevedere con accuratezza, crolla. Il soggetto quando riceve troppe informazioni, non è più in grado di fare valutazioni ragionevolmente corrette dalle quali dipende il comportamento razionale.

La psicologia causata da sovraccarico di informazioni ha ricevuto nomi diversi. Per esempio: ansia da informazione, sindrome da affaticamento informativo, paralisi dell'analisi. Secondo Toffler il sovraccarico informativo era una sindrome psicologica che rendeva le persone confuse, irrazionali e demotivate. Quando invece oggi parliamo di sovraccarico informativo non lo consideriamo una sindrome psicologica ma una condizione culturale. La paura più grande per noi oggi è il non possedere tutte le informazioni di cui avremmo bisogno e di conseguenza abbiamo sviluppato una serie di tecnologie in grado di aiutarci. Ricadono in due categorie: algoritmiche e sociali. Le tecniche algoritmiche sfruttano le enormi memorie e la grande potenza di calcolo dei computer per manipolare ammassi di dati. Gli strumenti sociali invece ci aiutano a individuare gli elementi interessanti usando come guida le scelte dei nostri amici.

Filtrare in avanti

Secondo Shirky non abbiamo un sovraccarico informativo ma un problema di filtri se ci sentiamo sommersi da informazioni. La soluzione è sistemare i filtri. Secondo lui le nuove tecniche di filtro hanno un effetto dirompente. Le vecchie istituzioni del sapere, giornali, enciclopedie e libri di testo, derivavano molta della loro autorevolezza dal fatto di filtrare informazioni per noi. Se oggi i filtri sono le nostre reti sociali, l'autorevolezza si sta trasferendo dagli esperti che siedono in uffici lontani, alla cerchia delle persone che conosciamo, apprezziamo e rispettiamo.

I filtri fisici, ovvero le persone per esempio coloro che scelgono quali libri comprare per le biblioteche, separano una pila o più pile, ognuna fisicamente distinta. I nuovi filtri del mondo online invece, rimuovono i clic, non i contenuti. Le sciocchezze che non superano il filtro ci sono comunque anche se a molti clic di distanza, mentre quelle valide sono a un clic da noi. Il libro invece rifiutato dal bibliotecario non è accessibile. I filtri oggi quindi non escludono più, portano avanti, facendo salire i loro risultati verso le prime posizioni. Ciò che non supera un filtro è ancora visibile e disponibile nelle pagine successive.

Oggi noi sappiamo che ci sono troppe cose per noi da sapere, e questo ha le sue conseguenze:

  • Abbiamo bisogno di nuove strategie. Quella finora più riuscita usa una forma di filtro sociale che si basa sulle scelte esplicite o implicite che le nostre reti sociali sfruttano come guida per ciò che potrebbe essere più utile o interessante per noi. Es. Tasto "mi piace" di FB, algoritmi di Amazon per suggerirci libri sulla base di come il nostro comportamento su sito risponde ai modelli creati dalla condotta di tutti gli altri utenti.
  • L'abbondanza che abbiamo di fronte alla rete, ci dice che nessun filtro ci rivelerà l'intero complesso di conoscenze di cui abbiamo bisogno. Ci sono troppe cose valide.
  • Ci sono anche fin troppe cose scadenti. Oggi molte idee idiote sono fatte passare per serie e idee serie trattate come fossero idiote. Sta a noi reagire a questa situazione.
  • Ogni idea è contraddetta da qualche parte sul web. Non concorderemo mai tutti anche quando il consenso si è diffuso. Come il sovraccarico è diventato una realtà del nostro ambiente, così lo è il disaccordo perpetuo.
  • C'è una strana conseguenza del fatto che internet filtri in avanti. L'ufficio acquisizioni della vecchia biblioteca operava a porte chiuse. Su internet i nuovi filtri fanno anch'essi parte dei contenuti. I nuovi filtri sono dei link che sono elementi di informazione cruciali.
  • I filtri sono contenuti particolarmente cruciali. L'informazione che aggiungono è disponibile pubblicamente e può essere collegata ad altre pagine e altri filtri. Il risultato del filtrare in avanti è una rete sempre più intelligente, dotata di sempre più ganci.

La nuova istituzione del sapere

Il sapere inizia a mostrare la sua nuova forma:

  • Ampia: Quando i media britannici dovevano spulciare decine di migliaia di pagine di resoconti di spesa dei parlamentari, hanno usato il crowdsourcing, ricorrendo all'aiuto di migliaia di persone anziché affidarsi a una manciata di esperti.
  • Senza confini: Servono però competenze che la folla non ha. Così lo US Patent Office ha avviato un progetto pilota che si rivolge ai cittadini-esperti per trovare, precedenti simili alle invenzioni che si vorrebbero brevettare.
  • Populista: l'IBM è stata la prima azienda a sperimentare le idea jam per chiamare tutti i suoi dipendenti a discutere le sfide chiave nell'arco di alcuni giorni.
  • Accreditata dagli altri
  • Irrisolta: In alcuni settori della biologia per esempio, anziché argomentare tesi su come classificare degli organismi, è emersa una nuova strategia che permette agli scienziati di andare avanti insieme anche in presenza di elementi di disaccordo.

Tutti questi attributi sono un mutamento della forma delle nostre istituzioni del sapere.

Capitolo 2: La conoscenza senza una base

Una storia dei fatti

Esistevano dei fatti prima dell'inizio dell'800. Era un fatto che l'acqua dell'oceano fosse salata ancora prima di assaggiarla, ed era un fatto che la poliomelite fosse causata da un virus ancora prima che scoprissimo i virus. Ma solo di recente i fatti sono emersi come le fondamenta generali della conoscenza nonché come lo strumento ultimo per dirimere i punti di disaccordo. La parola "fact" entrò nella lingua inglese all'inizio del '500. Per noi moderni i fatti più resistenti e solidi riguardano i particolari: c'è una pietra sul ciglio della strada, ci sono sei sedie intorno al tavolo. I nostri antenati invece erano portati a disdegnare il particolare perché arriva a noi attraverso la percezione corporea, una capacità che condividiamo con tutti gli animali. Per loro la conoscenza doveva essere qualcosa di più di quello che apprendiamo attraverso i sensi, perché è una capacità esclusiva dell'anima umana, ci è stata data da Dio ed è simile a lui.

I fatti di Darwin

  • Sudati: impiegò sette anni per stabilire che i cirripedi sono crostacei. Su Hunch (un sito che ti consiglia cosa fare a seconda di alcune risposte che dai) potete rispondere a 12 domande in un minuto. I fatti su Hunch sono veloci e divertenti.
  • Si concentravano su un particolare problema: capire che bestia è il cirripede. I fatti di Hunch sono volutamente scollegati. Hunch ha bisogno di risposte varie e generiche per produrre risultati utili.
  • Nel loro complesso coprono un argomento molto ristretto. In 370 pagine Darwin passa in rassegna tutti i fatti importanti relativi a tre tipi di cirripedi e illustra a fondo la sua tesi. Il tutto ha un inizio e una fine. I fatti di Hunch non coprono niente. L'unico punto fermo è che vi fermate quando siete stufi di rispondere a una serie di domande sciocche.
  • Esistevano prima che lui li scoprisse; i cirripedi ermafroditi avevano minuscoli organi maschili prima che Darwin li esaminasse. Non è altrettanto chiaro se Hunch stia scoprendo o generando fatti. Una serie di fatti che non esistevano finché qualcuno non ha posto una domanda in proposito.
  • Emersero perché lo scienziato aveva una teoria che lo guidava. Hunch non sa perché la vostra preferenza riguardo a qualcosa possa contribuire a determinare qualcos'altro, e non se ne cura. Hunch fa qualcosa di utile ma senza la minima pretesa di produrre una conoscenza eterna.

Ciononostante Hunch è un esempio banale di un serio cambiamento del nostro modo di concepire la conoscenza. I fatti di Darwin erano scarsi perché difficili da ottenere e da pubblicare.

La grande liberazione

Grazie ad Obama nasce un sito, data.gov, dove le agenzie esecutive pubblicavano, affinché i cittadini potessero consultarli, i loro dati non riservati: dalle richieste di permessi per piante geneticamente modificate ai sondaggi sulla soddisfazione del cliente. Prima dell'ordine di Obama la maggior parte dei dati governativi era, di default (default di un software: impostazioni di fabbrica con cui il programma viene spedito. Es per Word il default è scrivere documenti di testo multipagina) indisponibile al pubblico. I sostenitori dell'open government sperano che il cambio di default renda più facile inchiodare il governo alle sue responsabilità e stimoli lo sviluppo di nuove applicazioni software per sfruttare questi dati.

Oggi si parla spesso di aggregazioni aperte come di data commons e stanno diventando il default per quei dati che non hanno motivo di essere tenuti riservati. Alcuni ritengono che tale liberazione sia pericolosa. I dati liberati potrebbero favorire una cultura accusatoria. Inoltre il gigantesco aumento della quantità di informazioni disponibili rende più facile che mai gli errori. Abbiamo tanti di quei fatti a portata di mano che questi perdono la loro capacità di stabilire conclusioni sicure, perché ci sono sempre altri fatti a sostegno di altre interpretazioni. Oggi è più difficile fissare le nostre basi.

Possiamo distinguere tre fasi nella storia recente dei fatti:

  • Età dei fatti classici: rappresentata dai libri azzurri che circolavano nei parlamenti e da Darwin con il suo kit per dissezioni. Questi fatti erano scoperti con ricerche meticolose e usati per dimostrare teorie.
  • Età dei fatti raccolti in banche dati: rappresentata dalle scatole di schede perforate accanto a un computer mainframe. Si conformava ancora all'antica strategia basata sul conoscere il mondo limitandoci a ciò che sappiamo: una manciata di campi, scelti e organizzati da una manciata di persone.
  • Oggi, nell'età di internet ha senso parlare di fatti networked, collegati, messi in circolo, in rete. Questi fatti esistono all'interno di una ragnatela di link che li rende utili e comprensibili. Il nuovo default è: se citi i dati allora puoi anche linkarli. I fatti condivisi indicano da dove provengono e dove conducono. Un nuovo standard chiamato link data, dati collegati, permette che i fatti presentati su un sito risultino utili ad altri siti in modi imprevisti e con più facilità, consentendo la fruizione di dati comuni globali. Un elemento fondamentale del formato link data è la capacità di un programma informatico non solo di esibire il fatto, ma anche di chiedere alla risorsa un link per recuperare più informazioni sul contesto di quel fatto.

La nostra nuova rete però non unifica solo i sistemi dell'informazione e della pubblicazione ma mette anche noi in contatto con altre persone. Il nostro incontro ordinario con i fatti è diverso da com'era un tempo. Non li vediamo marciare in fila indiana entro i confini della tesi sostenuta in un libro azzurro. Li vediamo presi, sbattuti contro un muro, contraddetti. Per la fisica della carta, una volta stampato un fatto restava lì sulla pagina e non contraddetto almeno su quella pagina. I limiti della carta facevano sembrare i fatti molto più gestibili di quanto oggi appaiano a noi che li vediamo collegati nella nostra rete sconfinata. Più si sta sulla rete più si capisce che in molte aree i fatti non riescono più a fare il loro vecchio mestiere. Ognuno vede come i fatti siano impotenti di fronte a qualsiasi ferrea convinzione. Cresce soprattutto il regno dei fatti mercificati, fatti accettati da una grande comunità che condivide un certo credo, così come l'accesso a tali fatti: con il web chiunque per esempio può ottenere una stima della popolazione di Pittsburgh.

Capitolo 3: Il corpo della conoscenza

Un'introduzione al resto del libro

Non mancano le definizioni del sapere, e non c'è un consenso generale. Ci sono però alcuni tratti del sapere che in Occidente si sono trascinati da un'epoca storica all'altra. Primo, il sapere è un sottinsieme di convinzioni: noi crediamo a molte cose, ma solo alcune sono conoscenza. Secondo, il sapere consiste di convinzioni nelle quali abbiamo buoni motivi per credere, perché abbiamo condotto esperimenti, perché le abbiamo dimostrate in termini logici o perché Dio le ha rivelate a qualcuno di noi. Terzo, il sapere consiste di un corpo di verità che messe assieme esprimono la verità del mondo.

Capitolo 4: L'expertise delle nuvole

Breve storia degli esperti

Alcuni storici fanno risalire l'ascesa degli esperti professionisti a un incontro svoltosi sei mesi dopo la fine della guerra civile americana, quando un centinaio di riformatori di vari campi si riunirono nella Massachusetts State House e crearono l'American Association for the Promotion of Social Science per fornire consigli alle comunità locali e agli stati su ogni sorta di questioni, dall'istruzione alla povertà urbana, tutto sulla base delle ricerche scientifiche più aggiornate. All'inizio del '900 gli esperti che mettevano a punto le tecniche di "gestione scientifica" dilagarono in ogni settore della conoscenza. Persino la casa era ora sottoposta allo scrutinio degli esperti. Questi conoscitori professionisti avevano bisogno di istituzioni che li sostenessero. La prima, la Brookings Institution, fu fondata nel 1916 per offrire consulenza politica al governo. Negli anni '50 il Dipartimento della Difesa ricorreva alla RAND Corporation per dirimere delicate questioni di carattere globale. La RAND creò l'immagine moderna dell'esperto, che aveva la faccia di Herman Kahn. Egli si costruì una carriera pensando l'impensabile: come vincere una guerra termonucleare. Oggi in tutto il mondo ci sono quasi 4.000 think tank. Il nostro governo ricorre a loro e ai loro esperti ormai da un secolo. Dopo la seconda guerra mondiale i genitori cominciarono a ricorrere agli esperti di educazione dei figli.

Dalle folle alle reti

Quando definiamo un gruppo di persone crowd, folla, vogliamo dire che non c'è alcun valore sociale aggiuntivo nel mettere insieme questi individui. Peggio ancora della folla vi è il mob, la plebaglia, la massa tumultuosa, la folla pronta a compiere le azioni più becere. Negli ultimi anni invece abbiamo preso termini come crowd e mob usandoli come caratterizzazioni positive della socialità di internet. Esaminiamo cinque delle proprietà fondamentali di internet, partendo dalla più semplice e arrivando alla più complessa.

1) Internet collega un mucchio di persone

Si tratta della folla più grande mai vista. Internet elimina i limiti. La sua semplice estensione spalanca nuove possibilità di expertise, permette cioè a gruppi di persone che non...

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher g.scesa91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Comunicazione multimediale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Pireddu Mario.
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