Cenni di psicopedagogia e figura dell'istruttore
L'istruttore è una figura fondamentale per la formazione e l'impostazione psicologica, fisica e tecnica degli allievi. Egli deve possedere una spiccata flessibilità mentale, intendendo con ciò una capacità di autocritica, di umiltà, di disponibilità oltre che un notevole senso di sacrificio dentro e fuori dal campo. Deve essere inoltre molto preparato sia sul versante psicopedagogico che su quello tecnico; deve conoscere i ritmi di apprendimento delle varie fasce d'età e non deve mai perseguire scopi di soddisfazione personale né farsi mai condizionare dalla voglia di successo.
Requisiti essenziali di un istruttore
- Presentarsi in modo inappuntabile e che possa essere di riferimento
- Saper impostare delle regole da rispettare
- Posizionarsi in modo adeguato sul rettangolo di gioco
- Utilizzare un linguaggio semplice e chiaro
- Saper utilizzare e modulare la voce
- Evitare discorsi lunghi e complicati
- Aggiornarsi costantemente sulle nuove metodologie e tecniche
- Saper adattare le tematiche ed il lavoro al gruppo
Ruoli dell'istruttore
- Tecnico
- Insegnante
- Organizzatore
- Animatore
- Persona di fiducia
- Leader
- Psicologo
- Saper prestare un primo soccorso su un infortunio
- Saper recuperare dinamicamente gli atleti infortunati
L'istruttore deve sempre essere in grado di trovare e dare motivazioni nuove, non deve essere ossessivo nelle richieste ai ragazzi e deve perciò conoscere quale è il limite di stress di ognuno degli allievi e del gruppo. Deve inoltre fare attenzione a non agire in maniera slegata e incomprensibile.
Aspetti metodologici dell'allenamento sportivo giovanile nella pallacanestro
L'allenamento sportivo è un processo di elementi che mira a sviluppare al meglio le qualità psicofisiche, tecniche ed educative dell'atleta, per assicurargli un rendimento ottimale ed adeguato alle sue possibilità. Nel processo di allenamento l'organismo umano viene indotto a mettere in atto dei “meccanismi di adattamento” degli organi sollecitati, con lo scopo di adeguarlo a sopportare al meglio eventuali situazioni di notevole richiesta, nonché di “stress”.
Nelle fasi immediatamente successive allo sforzo fisico, le strutture organiche e muscolari sollecitate non si limitano a superare la situazione di fatica con un ritorno alle condizioni fisiologiche di normalità, ma hanno una reazione ricostruttiva che le porta a superare la situazione precedente alla stimolazione. Il meccanismo che in queste occasioni viene a verificarsi è quello basato sul principio della “supercompensazione”, che permette all'atleta di adattarsi allo sforzo ricostituendo ed aumentando le riserve energetiche ad un livello superiore di quello precedente allo sforzo.
Queste riserve però hanno una durata limitata e quindi, per far si che ci sia effettivamente un adattamento allo stress, è necessario provocare nuove situazioni di stress prima che siano completamente svanite le supercompensazioni degli stress precedenti.
Stimoli allenanti utili per un adeguato programma di allenamento
- Intensità: l'intensità del lavoro dovrà essere tale da produrre una significativa condizione di disagio, senza però eccedere nel superare la capacità momentanea di risposta dell'organismo.
- Specificità: gli effetti degli stimoli risulteranno specifici in quanto agiscono sugli organi e sulle funzioni direttamente ed indirettamente coinvolte.
Lo stimolo allenante va inserito nella giusta dinamica nel momento in cui l'organismo ha realizzato la supercompensazione. È possibile comunque inserire carichi allenanti in condizioni di ristabilimento incompleto, sommando così gli effetti di più sedute, a condizione che gli stimoli siano alternati da un sufficiente riposo compensatorio e che rispettino il diverso tempo di ristabilimento delle funzioni per evitare rischi come il “superallenamento”.
Nella pratica non è semplice stabilire le fasi temporali della supercompensazione o della semplice ristabilizzazione, essa varia a seconda dell'intensità e del tipo di stimolo somministrato. Nella supercompensazione si possono identificare due fasi:
- Fase di adattamento generale: è abbastanza lenta e va sviluppato con esercizi a carattere generale di intensità moderata, ovvero con attività fisiche che non hanno un rapporto diretto con la disciplina praticata.
- Fase di adattamento specifico: eseguito con esercizi speciali che coinvolgono in modo diretto i gruppi muscolari e che hanno elementi del gesto inerenti alla relativa disciplina sportiva.
Alla fine di queste due fasi si raggiunge un adattamento completo ed altamente specifico i cui si ha l'inizio della piena realizzazione della forma sportiva. Quest'ultima è particolarmente indotta con esercizi di gara e con le competizioni.
Gli effetti dell'allenamento si cumulano formando una dinamica complessa in cui si possono distinguere almeno tre tipi di effetti:
- Effetti immediati del carico: rappresentano le variazioni che si stabiliscono immediatamente durante l'esecuzione dell'esercizio e del successivo periodo di recupero, quando avviene la compensazione del deficit di ossigeno.
- Effetto duraturo, cioè prolungato, del carico: si realizza nei processi successivi al riadattamento. Alla loro base vi sono i processi plastici stimolanti del carico e l'aumento dell'attività ormonale nello spazio di tempo considerato.
- Accumulazione degli effetti del carico: a seguito di questo prendono forma concreta le varie azioni metaboliche, è la somma di un grande numero di singole unità di allenamento.
Con l'incremento dello stimolo si ha un miglioramento, che da prima procede velocemente poi rallenta fino a tendere ad una stabilizzazione del rendimento, che deve essere attentamente valutato dall'operatore tecnico. I risultati migliori si otterranno organizzando in modo articolato il dosaggio degli stimoli di intensità e quantità necessarie in modo da suscitare costantemente la capacità di supercompensazione.
L'adattamento nei giovani segue le regole dello sviluppo biologico ed è tanto più valido quanto più è ritmato con tale sviluppo. Secondo la teoria delle “fasi sensibili” le fasi di sviluppo di certe capacità corrispondono a periodi di maggiore allenabilità delle stesse. Questo perché è più facile influenzare le funzioni e le capacità quando si è ancora in un'età di sviluppo piuttosto che intervenire su di esse in età successive ed a maturità avvenuta.
Tuttavia bisogna tenere a mente che tali periodi di maggiore allenabilità si possono mettere in contrasto con le esigenze biologiche dell'età in considerazione; una cosa è alleare i giovani con un allenamento mirato ed ottimizzato, un'altra è allenarli per pretendere una prestazione stabile o quasi definitiva.
L'allenamento, con gli sforzi che propone e lo stato di fatica che provoca, non è altro che una proposta continua e progressiva di stimoli più o meno elevati opportunamente scelti sia sul piano della qualità sia su quello della quantità. Ad ogni miglioramento della prestazione quindi occorre elevare o variare il carico di lavoro, in questo modo gli stimoli che provochiamo mediante l'allenamento si mantengono efficaci.
Se l'intensità e la durata dell'allenamento rimangono costanti, l'organismo va incontro ad una sorta di assuefazione ed ecco il motivo per il quale bisogna “rompere” volutamente l'equilibrio psico-fisico dell'atleta; tale situazione induce ad un nuovo sforzo di adattamento psico-organico.
D'altro canto, se la stimolazione dovesse essere troppo intensa, l'atleta non riuscirà a ricomporre la sua armonia psico-organica, che si manifesta con la supercompensazione, e il periodo di affaticamento sarà abbastanza lungo o addirittura non ripristinabile in breve tempo; a ciò si assocerà lo sconforto emotivo dell'individuo. Al contrario se proponiamo delle stimolazioni troppo esigue non verrà prodotto un affaticamento consistente perciò non seguirà nemmeno la supercompensazione.
Il problema dunque sta nel porre stimoli nuovi e crescenti e sempre assimilabili dall'organismo e che abbiamo comunque un fine legato alle reali possibilità dei vari individui.
L'allenamento nei giovani viene determinato in buona parte dal loro sviluppo biologico e psicologico, con questi dunque devono assolutamente essere evitati quegli esercizi e quei metodi di allenamento che non sono in grado di sopportare e che potrebbero risultare controproducenti ed anche pericolosi per il loro sviluppo.
Nell'allenamento giovanile, che si attua attraverso una programmazione pluriennale, l'aumento della quantità del carico di lavoro domina sull'intensità; questo principio si attenua gradualmente fino a scomparire con l'entrata nella seconda fascia, dai 15 anni in poi. Inoltre, per ottimizzare gli effetti della supercompensazione e per evitare profondi stati di affaticamento, con i giovani il carico di allenamento viene spesso proposto con criteri legati al metodo ad intervalli (interval-training) con recupero anche leggermente superiore alla norma.
Con il progetto di preparazione pluriennale ci si propone una crescita delle capacità del soggetto, utilizzando mezzi a carattere generale che permettono al contempo lo sviluppo delle capacità fondamentali e della prestazione specifica, oltre che la creazione di una base sulla quale fondare un aumento del carico specifico che provocherà un reale incremento delle prestazioni in età più consona. Per far questo bisogna prefissare scopi diversi in diverse tappe, ciascuna delle quali si propone l'obiettivo di sviluppare quelle capacità che sono in fase di evoluzione biologica.
Tappe della preparazione giovanile
Tappa 1: prefazione preliminare (8-10 anni)
Il fine principale da perseguire è quello della formazione e dello sviluppo dei movimenti fondamentali che costituiscono le strutture di base del futuro atleta. Nei bambini di questa età il miglioramento delle capacità fisiologiche e della sensibilità dei gesti sarà ricercato attraverso attività e giochi di grande genericità e globalità di movimento, utili per migliorare il maggior numero di abilità motorie. I primi anni di attività sportiva dovrebbero essere una “scuola di movimenti” per non creare nel bambino stereotipi motori limitati. Dunque, in questa fascia di età, la preparazione generale deve prevalere su quella specifica.
Tappa 2: inizio della specializzazione sportiva (11-13 anni)
In questa età il bambino si trova in una fase “raziocinante”, caratterizzata dalla comparsa del senso critico grazie al quale ha la possibilità di eseguire dei paragoni spesso ben appropriati. All'attività istintiva degli anni precedenti ora si affianca e si unisce quella riflessiva; in questa fase i bambini sono di carattere più docile e si sottopongono volentieri anche all'apprendimento di esercitazioni tecniche più analitiche.
Il gioco dovrà sempre costituire parte delle loro sedute di allenamento poiché è ancora avvertito come un'esigenza vitale. Si continua, comunque, a dare prevalenza agli esercizi di carattere generale rispetto a quelli speciali, che hanno ugualmente una loro parte nelle sedute di allenamento. L'obiettivo primario di questo periodo è di proseguire la preparazione multilaterale della precedente tappa, con un indirizzo un po' più specializzato; si inizia perciò a sviluppare in misura progressiva un programma di addestramento tecnico vero e proprio di tipo specifico (un particolare sport).
Tappa 3: approfondimento della specializzazione sportiva (14-17 anni)
Le condizioni di accentuata disponibilità motoria riscontrate nel periodo precedente scompaiono nella parte iniziale di questa tappa. È il periodo in cui si verifica l'inizio della pubertà, contrassegnata dalle vistose trasformazioni anatomiche alle quali si accompagnano anche profonde trasformazioni di ordine psichico, che fanno attraversare al ragazzo un periodo di “squilibrio emozionale” e di incostanza umorale.
In questa fase si potrà riscontrare anche incoordinazione, impaccio dei movimenti, disarmonia somatica che sono consequenziali alle radicali trasformazioni che il corpo subisce con l'avvento della pubertà. Il pieno controllo del corpo sembra sfuggire al ragazzo che deve riprendere dimestichezza con braccia e gambe, che sono spesso troppo cresciute improvvisamente, e che squilibrano il rapporto tronco-arti a cui era precedentemente abituato. Tutto lo schema corporeo viene ad essere solitamente sconvolto.
L'istruttore deve dunque rendersi conto del periodo difficile che stanno attraversando i suoi allievi e deve aiutarli a superare questo difficile momento passeggero. Sul piano didattico deve saper motivare le esercitazioni spesso di tipo ristrutturativo in modo che i ragazzi ne apprezzino i benefici che da esse possono derivare. La programmazione dell'allenamento e la sua conduzione deve tenere conto di queste mutate condizioni degli allievi. La ricerca del perfezionamento delle abilità tecniche fin qui acquisite è ancora particolarmente curata; ciò permette di limitare la diminuzione della destrezza dovuta sostanzialmente dal cambiamento morfologico.
In questo periodo dunque è necessario collocare l'addestramento tecnico sempre più al servizio della gare, per far sì che varie abilità tecniche siano trasferibili con efficacia durante la competizione; il rapporto tra preparazione generale e speciale diventa ancora più equilibrato.
Tappa 4: perfezionamento e ottimizzazione sportiva (17-19 anni)
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