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Dispensa: la costruzione dell'allenamento nella pallacanestro con orientamenti metodologici di base per l'attività giovanile

Introduzione

Per "Year Book" si intende il diario giornaliero nel quale vengono appuntati i lavori di preparazione tecnico atletica che compie una squadra sportiva.

La preparazione sportiva del giovane deve incentrarsi su:

  • Sviluppo delle qualità fisiche
  • Sviluppo degli atti motori
  • Sviluppo delle qualità tecniche
  • Sviluppo delle funzioni fisiologiche
  • Sviluppo delle qualità psicologiche
  • Sviluppo delle capacità tattiche

Il presupposto necessario per una buona preparazione è l'adattamento dei mezzi e metodi della preparazione sportiva alle esigenze di formazione del giovane. Una rilevante importanza viene data al rapporto che intercorre tra istruttore e allievo. L'obiettivo è che ogni ragazzo trovi coinvolgente il lavoro che gli viene proposto e non si annoi.

L'istruttore, responsabile della felicità del ragazzo, ha il compito di svolgere il lavoro in maniera stimolante proponendo esercizi diversi ed innovativi soffermandosi sui fondamentali della pallacanestro, necessari per tutti i movimenti futuri. L'istruttore deve porsi degli obiettivi raggiungibili dai ragazzi, senza farsi prendere dalla smania del successo, che porterebbe soltanto a bruciare delle tappe fondamentali che il ragazzo necessita.

Altra cosa che deve essere considerata è la differenza tra i vari ragazzi: ognuno infatti possiede potenzialità diverse che devono essere esaltate. Non ha senso escludere o allontanare i ragazzi meno bravi da questo mondo sportivo, mentre sarebbe molto più produttivo far esprimere ciò che essi possiedono.

Capitolo 1 – Cenni di psicopedagogia e la figura dell'istruttore

L'istruttore è una figura fondamentale per la formazione fisica e tecnica degli allievi, in quanto la sua influenza è molto significativa, specie durante la fase formativa iniziale. Le doti che l'allenatore deve possedere, per svolgere al meglio il suo ruolo, sono una spiccata flessibilità mentale, ovvero possedere capacità autocritiche, umiltà, disponibilità (nei confronti degli altri) e un rilevante spirito di sacrificio. Egli quindi deve essere preparato sia sul versante psicopedagogico sia su quello tecnico. Inoltre deve sapere quali sono i ritmi di apprendimento nelle diverse fasce d'età.

I requisiti essenziali che caratterizzano l'allenatore sono:

  • Presenza sul campo
  • Presentarsi in modo impeccabile (da prendere come esempio)
  • Impostare delle regole da far rispettare per il corretto svolgimento dell'attività
  • Posizionarsi adeguatamente sul campo di gioco
  • Linguaggio
  • Esprimere concetti in modo semplice e chiaro
  • Utilizzare in maniera appropriata la voce, modulandola se necessario
  • Evitare discorsi lunghi e complicati
  • Aggiornamento tecnico costante
  • Conoscere le nuove metodologie e tecniche del mondo del basket
  • Adattare le tematiche ed il lavoro al gruppo

Oltre al ruolo di istruttore, è buona cosa se l'istruttore sa ricoprire anche altri ruoli, quali il tecnico, insegnante, organizzatore-animatore, persona di fiducia, leader, psicologo, garantire un primo soccorso in caso di infortunio, saper recuperare in maniera dinamica i ragazzi infortunati. Quindi gli spettano diversi campi di attività:

  • Creazione di un gruppo
  • Relazione istruttore/allievo
  • Relazione istruttore/genitore
  • Psicopedagogia dell'allenamento
  • Psicologia dell'allievo, nelle sue molteplici sfaccettature
  • Preparazione atletica (ove non vi è uno specialista)
  • Preparazione tecnica

La personalità dell'allenatore può essere definita:

  • Normativa: non vi è libera espressione da parte dell'atleta, ma vi è un'unica proposta di lavoro
  • Burocratica: la trasmissione di contenuti umani tra istruttore e allievo è scarsa
  • Permissiva: se l'istruttore, per accattivarsi gli allievi, perde il controllo dell'allenamento
  • Partecipativa: pur seguendo programmi rigidi, l'istruttore varia allenamento in base agli allievi

Un evento che l'allenatore deve assolutamente evitare è l'abbandono sportivo. Le cause sono:

  1. Saturazione psicologica: il ruolo dell'istruttore, come già accennato, è molto importante: egli deve motivare i ragazzi e non deve fare richieste troppo ardue per gli allievi, ma valutare cosa e quanto richiedere ad ognuno di loro.
  2. Mancanza di chiarezza ed intenti: agendo in maniera incomprensibile o priva di risultato per gli allievi, non si può perseguire uno scopo ben preciso.
  3. Infortuni: divisi in accidentali e conseguenze di cause precedenti (scarsa preparazione psichica/tecnica/fisica, stanchezza, mancanza di concentrazione, ...).
  4. Inadeguatezza della pianificazione: quando il piano non è adeguato all'età degli allievi.
  5. Mancanza di motivazione: non bisogna far perdere entusiasmo nei confronti dell'allenamento e dell'allenatore, mettendo in risalto tutte le caratteristiche positive della squadra e di ogni singolo componente.

Gli allievi sono molto attenti alla progressione del miglioramento fisico e tecnico, considerato da essi stessi il filo conduttore da seguire in ogni allenamento, il quale è la molla del loro progresso.

Capitolo 2: Aspetti metodologici dell'allenamento sportivo giovanile nella pallacanestro

L'allenamento sportivo è un processo che mira a sviluppare le qualità psicofisiche, tecniche ed educative dell'atleta, assicurandogli un rendimento ottimale ed adeguato alle sue possibilità. Durante l'allenamento, l'organismo umano deve compiere dei meccanismi di adattamento, per sopportare al meglio le situazioni più intense.

Le strutture organiche non si limitano a superare la situazione di fatica, recuperando le energie perse, ma vengono ricostruite aumentando le riserve energetiche ad un livello superiore rispetto a quello prima dello sforzo (supercompensazione). Esse hanno una durata limitata e senza ulteriori situazioni di lavoro, esse svaniscono. È opportuno quindi sottoporre il corpo a ulteriori stimoli durante il periodo di supercompensazione, per non perdere il lavoro fatto in precedenza.

Stimoli allenanti utili per un adeguato programma d'allenamento in considerazione della supercompensazione:

  1. Intensità: l'intensità del lavoro deve produrre una significativa condizione di fatica, senza però superare l'attuale capacità di risposta dell'organismo.
  2. Specificità: riguarda gli organismi coinvolti e gli effetti degli stimoli su di essi. Gli stimoli allenanti vanno inseriti nel momento in cui l'organismo ha realizzato la supercompensazione e devono essere alternati da un sufficiente riposo compensatorio.

Non è facile stabilire temporalmente le fasi della supercompensazione, dato che essa varia a seconda dell'intensità e del tipo di stimolo somministrato. Nella supercompensazione è possibile differenziare due fasi:

  1. Fase di adattamento generale, caratterizzata da esercizi a carattere generale di intensità moderata, anche non riguardanti la disciplina sportiva praticata.
  2. Fase di adattamento specifico, caratterizzata da esercizi che coinvolgono tutti i muscoli necessari per praticare la disciplina sportiva.

Al termine delle seguenti fasi si raggiunge un adattamento completo e altamente specifico, ovvero l'inizio della piena realizzazione sportiva. Se lo stimolo allenante viene posto in una fase di recupero non completo, si rischia di provocare un affaticamento non utile all'atleta; se viene posto troppo tardi, si perdono gli effetti dello stimolo precedente.

Gli effetti dell'allenamento possono essere distinti in tre tipologie:

  1. Effetti immediati del carico, ovvero le variazioni che si manifestano immediatamente durante l'esecuzione dell'esercizio e nel successivo periodo di recupero.
  2. Effetti duraturi (prolungato del carico), ovvero le variazioni che si manifestano nella successiva fase di riadattamento.
  3. Accumulazione degli effetti del carico, nel quale prendono forma le varie azioni metaboliche. Esse sono la somma di un grande numero di singole unità di allenamento.

Con l'incremento dello stimolo si ha un miglioramento che procede velocemente all'inizio per poi rallentare fino a trovare una stabilizzazione del rendimento. Per ottenere i migliori risultati occorrerà dosare con saggezza gli stimoli proposti riguardo ai parametri di intensità e quantità, suscitando in maniera continuativa la supercompensazione.

Un altro parametro da tenere in considerazione sono le età: vi sono età specifiche nelle quali è opportuno allenare determinate capacità. Le capacità sono meglio acquisibili nella fascia formativa dell'individuo, stando però attenti a non andare contro alle esigenze biologiche dell'individuo.

"Una cosa è allenare i giovani con allenamenti mirati e ottimizzati, un'altra è allenarli con lo scopo di ottenere una prestazione stabile e definitiva".

Gli allenamenti mettono in funzione anche molte funzioni cerebrali che influenzano l'organismo nell'adattarsi ad una determinata azione. Le fasi dell'adattamento sono tre:

  1. Fase di allarme, suddivisa in due periodi:
    • Shock, nella quale l'organismo tende a difendersi
    • Contro Shock, nella quale l'organismo si adatta
  2. Fase di resistenza, ovvero l'adattamento dell'organismo alla supercompensazione
  3. Fase di esaurimento, nella quale gli stimoli allenanti superano le tempistiche di recupero.

L'allenamento, quindi, è una somma di stimoli proposti all'organismo scelti in base:

  • Alla qualità (difficoltà)
  • Alla quantità (volume di carico)

Ad ogni miglioramento occorre infatti elevare/variare il carico di allenamento per mantenere intensi gli stimoli posti all'organismo e per continuare a migliorarlo. Se la stimolazione è troppo intensa, l'atleta non riuscirà a ricomporre la sua "armonia psico-organica" e provocherà un affaticamento abbastanza lungo da suscitare uno sconforto emotivo. Se la stimolazione è troppo lieve, non si produrrà affaticamento nell'organismo, non generando alcuna supercompensazione e quindi un calo delle prestazioni.

Quindi occorre proporre stimoli nuovi e crescenti aventi una finalità legata alle reali potenzialità dei vari individui. L'allenamento dei giovani viene determinato maggiormente dal loro sviluppo biologico e psicologico e, di conseguenza, devono essere evitati tutti quegli esercizi che l'organismo non può sopportare o che possono essere controproducenti per lo stesso. Meglio aumentare la quantità (volume) rispetto alla qualità degli esercizi per non danneggiare gli organismi (specie nella prima fascia d'età 11/14 anni). Successivamente (> 15 anni) è possibile aumentare, gradualmente, anche l'intensità degli stimoli.

Gli allenamenti vengono spesso proposti secondo la metodica "interval training". Con la preparazione pluriennale, l'individuo viene preparato in maniera completa, sviluppando anche le capacità fondamentali della disciplina specifica, ovvero la base sulla quale sarà in seguito possibile l'aumento del carico specifico che provocherà un reale incremento delle prestazioni in età avanzata.

La preparazione giovanile viene divisa in quattro tappe:

  1. Prima tappa: preparazione preliminare (8-10 anni)

Il fine principale di questa fascia è quello di formare e sviluppare i movimenti fondamentali che costituiranno le basi del futuro atleta. Vengono prediletti le attività ludiche e i giochi molto generici e vari, che coinvolgono la varietà dei movimenti con il fine del miglioramento di tutte le abilità motorie. Limitandole non consente di preparare al meglio il fanciullo per la sua futura specializzazione. In questa fascia d'età, la preparazione generale prevale sulla preparazione specifica.

  1. Seconda tappa: inizio della specializzazione sportiva (11-14 anni)

All'attività istintiva del fanciullo, in questa fascia, viene ad affiancarsi l'attività riflessiva. Dagli 11-14 anni, i ragazzi (biologicamente parlando) riescono a sottoporsi all'apprendimento di esercitazioni tecniche più analitiche, nonostante debba comunque prevalere il gioco nelle loro attività. L'obiettivo di questo periodo è quello di continuare la preparazione multilaterale, con un indirizzo più specialistico: si cerca di far acquisire l'esecuzione di tutti i gesti tecnici fondamentali con una sostanziale precisione strutturale.

  1. Terza tappa: approfondimento della specializzazione sportiva (14-17 anni)

Biologicamente parlando, questa fascia segna l'inizio di un momento critico per l'adolescente: la pubertà e le conseguenze trasformazioni psichiche. Con il rapido sviluppo dell'organismo del ragazzo, verranno a crearsi delle difficoltà nella gestione del proprio corpo (i movimenti appresi nella seconda tappa risultano molto difficili dato l'aumento di statura e la sproporzionalità del corpo). Tutto lo schema motorio del ragazzo viene ad essere sconvolto.

Gli istruttori devono stare attenti al modo di relazionarsi con gli allievi: occorre infatti far capire a loro che è normale trovare difficoltà nei movimenti a causa della loro fascia d'età ed occorre motivarli per riprendere possesso di tutte quelle abilità che sono state compromesse. Altro punto sul quale bisogna porre attenzione è la varietà di interessi che il giovane incontra al di fuori del mondo sportivo: proporre lo sport all'adolescente come un'attività che non permette distrazioni è uno degli errori che porta spesso il ragazzo ad un abbandono precoce dello sport.

Per quanto riguarda l'allenamento in sé, il rapporto tra preparazione generale e speciale diventa ancora più equilibrato. È opportuno quindi indirizzare le attività al servizio della gara, inducendo il ragazzo a potenziare tutte le parti tecniche necessarie per un buon rendimento nelle competizioni.

  1. Quarta tappa: perfezionamento e ottimizzazione sportiva (17-19 anni)

Questa fascia segna il periodo della ricerca della perfezione nei gesti tecnici e della conoscenza del senso tattico. La capacità di apprendimento motorio è molto elevata e permette le più elevate prestazioni riguardo le capacità di movimento sia in termini di difficoltà, sia in termini di padronanza e raffinatezza della tecnica. L'allenamento, quindi, si baserà sempre più su movimenti di "tecnica applicata", oltre che sulla ripetizione sistematica dei "fondamentali".

Questa unione completa il lavoro di "imprinting tecnico specializzato". Psichicamente, il giovane si avvia verso un costante equilibrio mentale, che permette di accettare anche forme di carichi di lavoro anche piuttosto intensi, che permetteranno agli allievi di raggiungere livelli di allenamento qualitativi e quantitativi molto elevati, senza però commettere errori.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-EDF/02 Metodi e didattiche delle attività sportive

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher R.Frigerio1995 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria, tecnica e didattica degli sport di squadra e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Izzo Riccardo.
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