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Capitolo 1 – EMARGINAZIONE E MARGINALITA’

1) Normalità e diversità

Che significato ha il termine marginalità? Esso proviene da “margine” cioè “a lato” non

al centro. Stare al margine dunque significa stare lontano dal centro ce è

sostanzialmente un centro culturale che ogni epoca ha e che determina una

specifico modello comportamentale.

Il centro culturale , è un centro ideologico , è una modalità di vedere le cose , una

chiave di lettura della realtà , della storia. La storia si svolge dunque al centro , essa è

la “storia ufficiale” , quella dei “normali” che rispettano le politiche di dominio proprie di

una particolare cultura ; ci viola queste norme , è ritenuto deviante /marginale

caratterizzato da una storia secondaria , falsa e addirittura inesistente.

La marginalità dunque , si manifesta spesso attraverso la somma dei pregiudizi che

aumentano la distanza tra la maggioranza dominante (centro) e i soggetti che vivono ai

margini e subiscono azioni o interventi di emarginazione.

Ci si puo quindi chiedere che rapporto c’è tra il “centro” e i “margini”? la risposta sta

nella storia dell’umanità caratterizzata generalmente da rapporti di forza che creano

appunto questa relazione tra centro e margine vedi nazismo , fascismo ecc

caratterizzati da intolleranza esercitata con la forza. Ma anche quando si parla

dell’opposto dell intolleranza , cioè la “tolleranza” , non è sempre una concessione dei

piu forti nei confronti dei piu deboli? Implica cioè il mostrarsi “buoni” con qualcuno a cui

si potrebbe ance dire di no. Per tanto è proprio tra queste 2 parole che si creano i

marginali , i devianti coloro che non sono alla pari.

Da qui il discorso puo scivolare su un altro binomio antagonista “normalità /diversità”.

In questo senso la dimensione della diversità è una deviazione dalla norma e il

soggetto diverso è in qualche modo “malato” che o è curato o diventa un pericolo fisico

o sociale.

La normalità rappresenta dunque la dimensione rassicurante della maggioranza

spesso proposta dai mass media  normale è sano , anormale è diverso e quindi

malato. Fin da tempi lontani si assisteva a questo -> es potere religioso a molto

influenzato questa ambivalenza diversità (es eretico , peccatore) e normalità (il fedele).

Oggi dunque come in passato continua a esistere la dimensione dell’anormalità come

malattia fisica o sociale (omosessualità , tossicodipendenza , malato di mente ,

disabile , anziano , straniero ecc).

La diversità è insana perciò pericolosa e puo essere “normazlizzata” solo attraverso la

“tolleranza”.

La diversità non è altro ce il frutto del pregiudizio cioè della dimensione ideologica

dell’educazione che poi genera emarginazione e marginalità

2) Marginalità e Integrazione

Prendiamo in considerazione una differenza basilare per spiegare questi fenomeni :

statistica sociale e dinamica sociale. Con la prima espressione si fa riferimento alle

strutture sociali chiuse , immobile ai cambiamenti economici e culturali , con la

seconda si fa riferimento alle variazioni , al mutamento e allo sviluppo degli

aggregati sociali entro un determinato arco temporale. In entrambe le società

comunque possono produrre marginalità. Per quanto riguarda quella statica ,

quando una società è immobile e chiusa è come se arretrasse rispetto a quelle

dinamiche. In esse l’istruzione di massa è meno diffusa e il passaggio da stati

inferiori a quelli superiori è difficile. Al contrario società dinamiche pur creando un

benessere piu diffuso , provoca piu marcate distanze tra i ceti .

Esistono inoltre casi in cui i soggetti non hanno il riconoscimento dei loro meriti o

addirittura sono alienati dal loro status sociale per motivi ideologici o di altro genere

. è opportuno dunque studiare la marginalità come fenomeno opposto

all’integrazione. Essa è infatti il mancato riconoscimento dell’uguaglianza dei diritti

e delle pari opportunità. Bisogna però precisare che il termine “pari” non significa

“uguale” , infatti le pari opportunità nascono proprio per coloro che non sono alla

pari con gli altri.

Comunque sia bisogna anche riconoscere che la realtà sociale sta comunque

mutando. In campo educativo infatti non puo piu esistere un bisogno formativo e

di istruzione riferito ad un processo di apprendimento non collocabile in una

dimensione storica , né puo esistere un bisogno di formazione riferito ad un

processo di apprendimento che sia al di fuori di precise coordinate spazio

temporaliquesto per dire che non si puo piu orientare la riflessione pedagogica

ignorando i messaggi e i valori ce provengono dalla marginalità . l’attuale

pedagogia dunque deve trovare un “orizzonte unitario” , problematico e non

dogmatico , costantemente aperto all’esercizio della riflessivitàbisogna quindi

superare i principi astratti di uguaglianza e assumere un ottica reale di pari

opportunità che diano valore reale alle differenze.

L’assenza di integrazione , è assenza uguaglianza propria di una struttura sociale

statica :ai ceti subordinati vengono sottratte le opportunità e le condizioni di vita

che sono proprie invece dei ceti sovraordinari. Si parla in questo senso di “uomo

marginale” intendendo la condizione di colui che aspira a far parte di un gruppo ed

è respinto proprio da quello a cui vorrebbe appartenere (ceti piu alti). Non esiste

comunque una “marginalità in sé “ e nemmeno una “devianza in sé” si è infatti

marginali o devianti sempre rispetto a qualcosa cioè ad un codice di

comportamento o rispetto ai tempi e ai luoghi. La marginalità è dunque un

fenomeno RELATIVO e non assoluto e consiste nella posizione di chi si trova fuori

da un dato sistema sociale di riferimento al quale sistema che lo esclude , lo

allontana , lo reintegra , il soggetto rimane sempre sottoposto.

3) La condizione femminile

La figura del marginale a qualcosa di paradossale : appartiene ad una certa

categoria da un lato ma dall’altro è esclusa sia dalle decisioni che da quelle risorse

che gli permetterebbero di emanciparsi dalla condizione di minorità. Vi sono anche

casi di marginalità parzialies le donne in passato pur appartenendo in pieno ad

una società di diritto, erano escluse dal voto. Le discriminazioni di cui la donna in

particolare è stata vittima (non poteva disporre del proprio patrimonio senza

consenso del coniuge , doveva rispettare le scelte del coniuge circa la casa , l

educazione dei figli ecc) è cambiata da poco tempo grazie alla modificazione del

diritto di famiglia. Esclusa dalla storia , ha voluto anche dire esclusa come

elemento sociale , autonomo e libero. Ma ancora oggi purtroppo avvengono

sottomissioni , violenze sulle donne da parte dell’uomo che fanno crescere paura e

indifferenza. Un esempio tipico di marginalità femminile del nostro tempo è la

prostituzione . a riguardo di cio la riduzione del danno e l’accoglienza sono 2

interventi volti a migliorare la qualità di vita delle donne che si prostituiscono.

L’accoglienza indica una serie di servizi che prevede la possibilità di abbandonare

la strada e nasce per fronteggiare il fenomeno della “tratta” ; è una sorta di ”

accompagnamento verso l’autonomia”. Tale accoglienza fa riferimento a 2 tipi di

approccio : il segretario sociale e le case di accoglienza. Nel primo caso si fa

riferimento ad un centro di ascolto caratterizzato da consulenza psicologica , legale

, supporto per ricerca di alloggio ecc. Le case di accoglienza

possono essere di “pronta accoglienza” (quando donna scappa all improvviso) o di

“ prima accoglienza” (luogo dove iniziare la nuova vita). In questa prospettiva è

fondamentale un lavoro di rete caratterizzato dalla collaborazione di piu agenzie.

4) I ruoli sessuali

Quando ad Adamo si presentò Eva lui esclamò “Questa si! È ossa delle mie ossa e

carne della mia carne” prima di Eva c’era stata infatti Lilith creata al pari di Adamo

dalla terra e non si voleva sottomettere alle sue volontà. Gia da cio di puo parlare di

una supremazia dell’uomo sulla donna  Adamo su Eva . Ma Eva viene vista come

la peccatrice che si fa tentare dal serpente e tenta Adamo che mangia la sua mela .

a questa figura peccatrice nel simbolismo cristiano dunque nasce quella di Maria ,

madre vergine. Ecco ce da qui nasce la morale sessuale dove risiede anche la

“normalità” consentita (amore coniugale) opposta al “peccato “(masturbazione ,

omosessualità ecc). da qui derivano anche le 2 figure possibili di donna , peccatrice

o angelica. La donna attuale però sta comunque percorrendo un cammino verso la

liberazione del proprio corpo dalla dipendenza del corpo maschile , rivendicando la

capacità di scelta e la voglia di essere un soggetto attivo e pensante non in attesa

di “essere scelta”. Un'altra questione riguarda il quesito : la sessualità nella sua

interezza è solo etero? Secondo una morale abbastanza diffusa si e per tanto ecco

nascere discriminazioni per scelta sessuale di alcune persone : omosessuali e

transessuali.

5) Emarginazione e disagio :

Come puo essere rimossa la marginalità?rimovendo i cofattori che la determinano.

Discorso diverso è quello delle minoranze alle quali possono essere riconosciuti o

meno i loro diritti in fatto di lingua , cultura , religione ecc. in qualsiasi caso la

nozione di minoranza è relativa alla nozione di totalità per cui i rapporti tra la parte

e il tutto variano necessariamente. Si puo inoltre notare che “Minoranza” a lo stesso

etimo di “minorità” da cui deriva un forte disagio sociale . vi è infine una “marginalità

diffusa” che attraversa una serie di gruppi sociali non pienamente integrati. Una

folla di persone non emarginata del tutto ma esclusa da quei processi decisionali e

produttivi che forniscono alle persone identità e responsabilità.

6) La globalizzazione

Prima di utilizzare il termine attualmente comune di “globalizzazione” , era nata una

disputa linguistica sui termini inglesi “global” e worldwide”. Oggi per convenzione si

parla di globalizzazione piu che di mondializzazione .

Per globalizzazione si intende il complesso delle nuove forme assunete nel mondo

globale , dal processo di accumulazione dei capitali al fine di ottenere profitti su

scala planetaria. Essa cioè , riduce la povertà in senso assoluto , mentre aumenta

la povertà in senso relativo. Tecnicamente si considera “povero in senso assoluto”

ci dispone di meno di un dollaro al giorno. Secondo questa definizione ci sono oggi

1 miliardo e 200 milioni di persone che si trovano in questa condizione ; si tratta di

coloro che muoiono di fame.

Per mondializzazione si intende invece il comune interesse di vari paesi a quei

problemi i cui effetti si manifestano su scala mondiale e le cui soluzioni sono

possibili solo su scala mondiale tramite creazione di organismi internazionali e la

cooperazione di stati nazionali (es problemi nell ambito del clima , dell’acqua ,

dell’ambiente ecc). non si puo comunque affermare che la G. esprima tendenze

esclusivamente emarginanti né che la mondializzazione sia la risposta a tutti i

bisogni.

Il dato di fatto certo è comunque che l’attuale benessere , accresciuto in questi

decenni , tende sempre piu ad essere concentrato in poche mani invece di essere

distribuito equamente tra l’intera popolazione mondiale.

Capitolo 2 – DISADATTAMENTO E SVANTAGGIO

1)Disabilità ed Handicap

IL XX secolo con le sue tragiche avventure naziste e fasciste , con la follia

dell’esaltazione della razza perfetta è forse un emblema del divario tra centro e

margine , tra potere e minoranzacoloro che presentavano un handicap (non razza

pura , ariana). La situazione oggi però sembra cambiata , cosi come gli

atteggiamenti e gli stili di vita e la mentalità comune. Conseguentemente è

cambiato anche il concetto stesso di “handicap”. L’handicap dipende

prevalentemente da una serie di barriere architettoniche , sociali e psicologiche che

possono ostacolare in forma permanente o transitoria chiunque , anche se in

genere risultano piu colpite le persone piu deboli. Vi sono inoltre stati in cui

l’attenzione verso il disabile è ancora molto limitata , assistenzialista , legata ad una

definizione di disabilità come malattia , curabile o incurabile che deve portare ad

una sorta di “tolleranza” , a una dimensione di pietà.

Ma che si intende per disabile? Significa “Non abile” , cioè non capace di fare

qualcosa per via di una menomazione , di un deficit che lo pone in difficoltà verso

alcune attività della vita. Un deficit di tipo fisico , motorio o mentale . inizialmente si

è posta una chiara differenzazione tra disabilità e handicap , nel senso che

l’handicap non è altro che lo svantaggio ce la società dà al soggetto e di

conseguenza aggrava il suo deficit. Rispetto agli handicap ce la società impone al

soggetto , ce ne sono 2 in particolare : uno rivolto a menomazioni fisiche , motorie e

sensoriali , un altro di carattere intellettivo.

Nel primo caso è facile individuarlo nelle barriere architettoniche (rampe , scale

ecc) , nel secondo si puo far riferimento al fatto ce il disabile è ritenuto “un eterno

bambino” , cioè un soggetto che non cresce , che per le sue caratteristiche mentali

non ha la capacità di organizzare la propria vita come una persona “normale”. È

proprio qui che nasce la discriminazione , la distanza tra centro e margine.

Si prenda in considerazione un soggetto normodotato , con un Q.I nella norma ;

qual è la sua dimensione di vita “normale”? immaginiamo che abbia una famiglia ,

un lavoro e degli interessi . un soggetto disabile puo avere tutto questo? Fino ad

oggi no , o in minima parte. Questo perché si è pensato per anni che il suo ritardo

mentale non fosse solo un limite relativo alle sue capacità operative nella vita e

applicative di conoscenza , ma un limite GLOBALE per condurre una vita

“normale” una vita al “centro” ; il ragionamento è : “se ragiona come un bambino ,

allora agirà anche come un bambino” e i bambini non lavorano , non fanno l’amore

non si creano una famiglia.

Ad esempio per quanto riguarda il lavoro , per anni nel nostro paese si è fatto puro

assistenzialismo , “regalando” pensioni di invalidità o contributi per

l’accompagnamento quasi per ripagare secoli di discriminazioni e violenze ma

sempre nella logica del malato incurabile che si tiene in vita riempiendolo di

medicine , una specie di “malato immaginario” che è stato costruito cosi dalla

comunità scientifica e dalla comunità sociale e politica.

Da diversi anni però si sta comunque sviluppando il concetto dell’utilità del lavoro

per i disabili come strumento di crescita ; questo viene però messo molto poco in

atto in quanto è sviluppata la credenza dell’improduttività del soggetto disabile , un

vero stereotipo , assioma ce è ricondotto sempre al “ragiona come un bambino”.

Allo stato attuale , la cultura in merito sta lentamente cambiando , sempre piu

famiglie di ragazzi disabili chiedono aiuto per poter interagire meglio con i propri

figli e sempre piu enti pubblici e provati stanno orientandosi verso una formazione

del disabile per un vero e produttivo inserimento nel lavoro.

Piu di “disabile “ bisognerebbe parlare di “diversamente abile” , di diversi bile , cioè

di chi non rende il centro della propria vita il suo deficit , ma vive invece i suoi valori

, il suo lavoro e la sua affettività. Ma non abile che significa? Significa “non abile in

tutto”, è un qualcosa che manca ma che poi diventa un tutto. Ma il disabile fisico

motorio spesso non riesce a provvedere con la mente e il disabile mentale quasi

mai con il corpo. Questo perché? perché si continua a perpetuare l’integrazione

assoluta tra mente e corpo. Se provassimo a liberare la mente dai pregiudizi e dagli

stereotipi della nostra cultura occidentale cercheremmo nel contatto con un

diversamente abile quei messaggi propriamente corporei , messaggi verbali puri ce

farebbero crollare questa assoluta dicotomia mente-corpo; riscopriremmo noi

stessi , la nostra parte corporea.

2) Povertà e Miseria

In una descrizione dell’inghilterra elisabettiana , William Harrison tratta ance del

fenomeno della povertà individuandone le varie tipologie : i poveri per infermità

(orfani , cechi , storpi , vecchi , ammalati) ; i poveri per disgrazia (soldati mutilati ,

lavoratori rimasti feriti sul lavoro queste prime 2 tipologie vengono definite “veri

poveri”; i poveri per dissipazione che l’autore chiama anche “falsi poveri” per la loro

mancanza di volontà di integrarsi nel lavoro e la tendenza a vivere di ozi (i giocatori

, gli oziosi , i mendicanti, le prostitute) . oggi la situazione non è molto cambiata in

quanto esiste ancora una forte opposizione tra benessere e malessere , tra

ricchezza e miseria. Oggi si tende piu a parlare di miseria , andando ad indicare

una sorta di gradino piu indietro della povertà (che invece implica comunque la

sopravvivenza all’interno di una certa normalità tutto sommato nel centro) , un

livello di completo margine , lontano dal centro.

Si puo dunque fare una distinzione tra “povertà” e miseria”cioè stato di povertà

estrema ; negli Stati Uniti , ci sono migliaia di persone in questo stato e sono

aumentati del 20 %. Quasi 12 milioni di bambini non hanno risorse sufficienti a

sfamarsi . anche nel nostro paese il fenomeno sta aumentando creando sempre piu

sacche di marginalità e che coinvolge sempre piu persone che dal centro della

pagina si ritrovano in poco tempo al margine. Il vivere in strada crea una serie di

grossi problemi al di là dei soddisfacimenti primari, come la fame il sonno e crea

l’esigenza del possesso di una residenza anagrafica.

Una persona che non ha la possibilità di avere una certificazione , non puo essere

rintracciata in nessun luogo , “esiste senza esistere” . con la mancanza di

iscrizione anagrafica le persone senza fissa dimora sono quindi private del

riconoscimento dell’esistenza dei diritti di cittadinanza. Ma come si interviene per

risolvere il fenomeno della nuova povertà? A livello nazionale è stata emanata una

legge che ha portato alla formazione del 1 Piano Sociale Nazionale che porterà

alla realizzazione di Piani sociali regionali caratterizzati da interventi di

volontariato , cooperative sociali e fondazioni.

Chi sicuramente si trova in condizioni di povertà e miseria tragiche è il continente

Africano , rimasto tagliato fuori dal processo di Globalizzazione la quale accresce

la povertà in senso relativo, cioè le disuguaglianza tra i diversi gruppi sociali.

Capitolo 3- DEPRIVAZIONE CULTURALE E DISUGUAGLIANZA

1) Mass media e solitudine

Quando si parla di mass media , il riferimento è molto ampio ma in questo contesto

si fa riferimento a quello strumento mediatico ce piu degli altri puo determinare una

condizione di marginalità e di dipendenza su che ne fruisce , cioè LA

TELEVISIONE , introdotta in Italia nel 1950. Per la maggioranza dei bambini nati

negli ultimi 30 anni , la tv ha costituito una delle normali attività quotidiane. Una

recente indagine informa che la maggioranza dei bambini tra 7 e 11 anni trascorre

ogni giorno in media 1 ora e mezza davanti alla tv. La mancanza di spazi verdi ,

parchi ecc ha favorito la visione della tv come mezzo di evasione sia per bambini

che per adulti. Ne consegue che i media hanno una parte cruciale non solo nel

trasmettere info ma anche nel dare forma alla realtà e nella percezione del contesto

in cui collocare gli eventi.

Come sostiene Oliverio Ferraris , la tv è utile finchè non diventa alienante . il

bombardamento visivo che da esso proviene rischia di ridurre tutto ad una mera

percezione visiva e si rischia di non essere in grado di dare un significato reale a

cio che ci circonda.

inoltre spesso di verifica quello che Bruno Lussato definisce effetto “maquette”

(modellino) , che mette in grado le persone che guardano la tv di avere un

“modellino” ce crea una realtà artefatta che soddisfa tutti o quasi : lo spettatore

vedrà cio ce vuole vedere e non vedrà cio che gli fa paura. Un ulteriore mezzo di

condizionamento ideologico diretto è il CAOMPUTER. In un articolo su

“REPUBLICA  La città diventa un chip” , Furio Colombo scrive “ sta facendo della

città un mondo liquido ce si scarica nella mente , anzi esiste solo , come realtà , nei

termini nervosi. Cio che sta avvenendo è un passo in direzione inversa. Non un

“fuori” dove si vede cio che non esiste ma un “dentro” in cui esiste solo cio che si

vede e si vede (si sogna si percepisce si immagina) solo cio che gli impulsi

scaricano in NOI COMPUTER.

Questo vuol dire che noi cominciamo a capire non tanto l’affinità naturale con la

macchina (computer) ma il fatto che la nostra mente è paragonabile a un computer

ce da continuità all esistenza , tra passato-ricordo , presente-percezione e il futuro-

aspettativa. La macchina invece contiene il reale , qualcosa di diverso , di

estraneo , che diventa appunto virtuale , finto , finti oggetti , finta natura , finto

spazio all’interno delle mura domestiche. E dunque c’è da chiedersi , se tutto puo

essere ricondotto a questo (lavoro , erotismo , acquisti ecc) , il disabile sta per

tornare nel chiuso della propria abitazione? Questo fenomeno dunque potrebbe

portare ad una frontiera di una nuova marginalità : la solitudine.

2) il potere religioso

Per comprendere bene il potere ideologico della Chiesa e la dimensione di

marginalizzazione delle minoranze , bisogna far riferimento all’insegnamento della

religione a scuola e del peso ideologico che questo ha avuto nel corso degli ultimi

2 secoli a partire dalla legge Casati del 1859 ce istituì l’istruzione pubblica

obbligatoria inserendo anche Religione come materia che nel tempo ha subito una

serie di modifiche e di critiche e cha ha comportato anche la diffusione di una forte

marginalizzazione non solo delle minoranze religiose ma anche di tutti quei

cittadini che non si rispecchiano in queste linee ideologiche e anche di tutte quelle

donne che non si rispecchiano nel ruolo imposto loro dalla chiesa cattolica. Il tema

della religione a scuola e del confessionalismo dello stato italiano continua a

manifestarsi anche sotto altre forme come ad esempio la richiesta del Governo

italiano di inserire nella costituenda Costituzione Europea il riferimento ai valori

delle “radici religiose” , giudaiche e cristiane , del Continente Europeo. La religione

continua dunque ad essere un riferimento ideologico che è una discriminante sia

religiosa che politica che sociale.

3) Lo straniero

Bisogna prendere in considerazione , parlando di marginalità , la condizione dello

straniero spesso emarginato da piu punti di vista : religioso , politico , etico e

sociale. A questo proposito bisogna innanzitutto distinguere due termini molto usati

in questo contesto : multiculturalità e interculturalità ; con il primo termine si fa

riferimento a: possedere un atteggiamento o una consapevolezza multiculturale

significa avere coscienza d’appartenenza ad un gruppo e di coesistere insieme ad

altri gruppi di diversa connotazione etnica , razziale , culturale , religiosa , senza

ritenere che la coesistenza voglia modificare le rispettive identità. Con il secondo

termine di fa invece riferimento al riconoscimento dell’esistenza di piu culture

all’interno di una medesima società e anche la loro reciproca interazione , lo

scambio e le possibilità di ibridazioni. Sicuramente però nel nostro paese e non

solo c’è un forte problema di marginalità straniera e in particolare della donna

straniera che è in assoluto la condizione piu evidente di emarginazione come

donna , come appartenente ad una minoranza etnica e come appartenente ad una

classe subalterna. In ogni modo dal punto di vista legislativo , la problematica

dell’immigrazione e della regolamentazione dei flussi e del soggiorno di stranieri

migranti è stato affrontato precisamente con la legge Foschi alla quale ha fatto

seguito la legge Martelli fino all ultima legge Bossi-Fini . Con quest’ultima legge ,

entrano in Italia solo gli stranieri che hanno gia un contratto di lavoro e il datore di

lavoro dovrà garantire sulla disponibilità di un alloggio , che deve rientrare nei

parametri minimi previsti per l’edilizia popolare. Colui ce fa lavorare

extracomunitari privi di permesso di soggiorno è perseguibile mediante l’arresto da

tre mesi ad un anno i carcere e sanzioni fino a 5000 euro per ciascun lavoratore.

Il permesso di soggiorno viene concesso solo all’immigrato che ha gia un contratto

di lavoro. Sono richieste a tutti i migranti le impronte digitali .

I minori non accompagnati da parenti che sono ammessi per un minimo di 3 anni

ad un progetto di integrazione sociale di un ente pubblico o privato avranno il

permesso di soggiorno al compimento del 18esimo anno di età. A quella data l’ente

gestore dovrà garantire che il ragazzo abbia seguito il progetto da non meno di 3

anni, che ha un alloggio e che frequenta corsi di studio o lavoro. Per quanto

riguarda i flussi di ingresso si prevede un decreto annuale con il quale vengono

fissate le quote massime di ingresso di extracomunitari ammessi nel nostro Paese.

Capitolo 4 – COOPERAZIONE SOCIALE E VOLONTARIATO

1) Teorie educative e professioni di aiuto

Bisogna sicuramente prendere in considerazione , in questo contesto , il rapporto

tra pedagogia e scienze dell’educazione che si definiscono su 2 dimensioni

diverse , quella storica e quella teorica. Genovesi in particolare sottolinea che non

si puo definire la pedagogia e le scienze dell’educazione solo per il loro versante

pratico , intendendole come “scienze dell’intervento” né si puo ritenere la

pedagogia come una disciplina “ermeneutico-sistematica” cioè caratterizzata da un

impegno interpretativo come risposta costruttiva e pratica. È quindi difficile fare

pedagogia solo in senso teorico o solo in senso pratico in quanto essa si trova

sempre al crocevia tra il sociale (ideologia) , il rigore (scienza) e normatività

(utopia). La pedagogia dunque puo essere vista come scienza che opera ma anche

come mediazione teorica e come funzione pratico –politica che caratterizza

cambiamento e trasformazione a livello individuale e sociale. Si puo quindi

approfondire il concetto di cambiamento , parola “UNIVERSALE” , un paradigma

dell evento educativo , osservabile nel rapporto individuo/natura (contesto

biologico) , individuo/cultura (contesto cognitivo) , individuo/società (contesto

sociale) , individuo/se stesso (contesto psichico).

In particolare Bertolini ci parla di 4 costanti ce caratterizzano storicamente

l’esperienza educativa : 1)spontaneità apprenditiva inconsapevole ,2)

condizionamento relazionale , 3)riferimento a contesti funzionali per la crescita e 4)

unità di senso ce l’esperienza stessa palesa. Massa invece descrive l’esperienza

educativa come caratterizzata dall’integrazione di alcune dimensioni :

Intersoggettività (educazione fondata su scambi e relazioni) , Proiezione verso il

divenire (educazione come anticipazione del futuro e assunzione dell’incertezza ) ,

Funzionalità (educazione che rende possibile incontro con componenti vitali) ,

Dimensione inconscia (educazione caratterizzata da pulsioni di ogni tipo) ,

Progettualità (educazione come ricerca di un fine tramite valutazioni e decisioni),

Dimensione pragmatica (educazione che si fonda su azioni e concretezza).

Inoltre Duccio Demetrio descrive il concetto di educazione-cambiamento

definendo il cambiamento come centro di un processo costante che si fonda su

Temporalità (tempo inteso come durata) , Novità (irruzione casuale o accidentale) ,

Spazialità (in ogni luogo essa puo avvenire e non solo in quelli “classici”

dell’educazione), Direzionalità ( che attua uno scopo) , Reversibilità ( oltre ad

aggiungere toglie), Emozionalità (portatrice di ricordi , motivazione , empatia). Il

concetto di Empatia è qui fondamentale intesa come possesso di abilità di ascolto

riflessivo all’interno del quale il soggetto sperimenta un’unità complementare di

comunicazione all’interno della quale egli da senso alle proprie esperienze , esplora

le proprie emozioni senza scontrarsi con il punto di vista dell’altro.

Questi aspetti sono fondamentali per una modificazione del pensiero pedagogico

che conduce al superamento di un atteggiamento pedagogico autoritario ,

ridefinendo il concetto di “educare” , come “ex ducere” , cioè “trarre fuori “

intendendo essa come una dimensione complessa fatta di momenti significativi e

rivolta a chiari obiettivi legati al cambiamento. Sono stati soprattutto la fine degli

anni 60 e inizio degli anni 70 ad avviare una ridefinizione teorica e operativa del

concetto di educazione /istruzione , non piu rivolta all’età evolutiva ma orientato a

un sistema formativo integrato nel quale si coniugano le diverse dimensioni della

vita del soggetto , da quella culturale a quella sociale in un processo di Life Long

Learning .

2) un po di storia

Giugno 1977 , il parlamento approva legge 517 i disabili potevano accedere come

tutti gli altri bambini alle scuole “normali” e non essere classificati fin dall’infanzia

come diversi rinchiusi in luoghi riservati , in quest anno i disabili passano da “figli di

un Dio minore a figli di uno stesso Dio”. Non bastò però solo inserire tali bambini

ma ance farli integrare.

Un ulteriore legge da citare in questo senso e la legge Basaglia smantellamento

del manicomio e trattamento “territoriale” degli ex degenti. Anche il malato di mente

vide allora cadere tutte quelle barriere che lo imprigionavano ritrovandosi in una

realtà che aveva dimenticato. Si arrivò alla costruzione di una rete di servizi locali

quali strutture residenziali o semiresidenziali in grado di fornire un intervento

integrato con riguardo alla riabilitazione e alla gestione della crisi. Queste e altre

leggi degli anni 70 ebbero il compito principale di portare lo Stato ad un profondo

cambiamento nelle politiche di intervento verso i problemi sociali e le conseguenti

marginalità (vedi ance abrogazione obbligatorietà servizio militare). La società

stava cambiando e le nuove leggi affondavano le radici in un movimento di

pensiero e di lotta sociale che aveva iniziato alla fine degli anni 60 , a scardinare

un sistema rigido e spesso repressivo . Iniziò cosi a farsi strada il concetto di uno

stato che si doveva preoccupare dei suoi cittadini piu deboli e indifesi , cominciando

a usare l’espressione “ Welfare state ” cioè “stato del benessere”.

Lo stato avrebbe dovuto tutelare i cittadini dai rischi della vecchiaia , della malattia

e degli infortuni e iniziarono a nascere una serie di preoccupazioni ad es “dove

andranno i disabili dopo la scuola obbligatoria? Che lavoro faranno?. Una prima

risposta nasce con il concetto di “volontariato” inteso come l’esigenza per molti di

riuscire a concretizzare quelle spinte ideali a dare risposte a bisogni sociali altrui.

Nascono cosi negli anni 90 le “Cooperative sociali “ nonprofit che si definiranno

“Terzo sistema” , rappresentandosi come soggetti economici la cui unica finalità

non era il profitto ma il conseguimento del benessere collettivo.

Nel 1991 nasce la legge n 266 che riconosce il volontariato come una realtà

sociale. O importante anche la legge n 75 della corte costituzionale che definiva il

volontariato come “un modo di essere della persona nell’ambito dei rapporti sociali ,

che sfugge a qualsiasi rigida classificazione di competenza” divenendo uno

“schema generale di azione nella vita di relazione , basato sui valori costituzionali

primari della libertà e della solidarietà sociale”. Il terzo settore dunque ha dato vita

alle organizzazioni del non profit ce possono essere suddivise in 5 modalità

organizzative : associazioni non riconosciute , organizzazioni di volontariato ,

organizzazioni non governative , associazioni riconosciute e fondazioni. Diventa

sempre piu diffuso l’intervento durante tutto il ciclo di vita del L.L.L fino a che una

legge come quella Fini-Bossi cancella 30 anni di conquiste sociali.

3) Una riflessione educativa

Lo sviluppo del Terzo settore e della cooperazione sociale ha favorito in questi anni

un forte aumento dell’occupazione . questo è potuto avvenire per il fatto che da un

lato il non profit offre una capacità interpretativa dei fenomeni sociali in costante

mutamento , dall’altro il committente pubblico puo aiutare le imprese no profit a

superare gli ostacoli che derivano dalla congenita incapacità a realizzare risorse

economiche sufficienti per affrontare le problematiche sociali. Il nodo centrale in

ogni caso sta proprio nel costo del lavoro ce si è trasferito dal pubblico , dove i

contratti di lavoro sono generalmente piu alti , al privato sociale che ha messo a

disposizione i propri operatori retribuiti e un offerta di servizi che richiedono un

ampia preparazione professionale ed organizzativa . queste imprese in sostanza

possono offrire una serie di vantaggi , quali ad esempio un organizzazione

generalmente abbastanza stabile , una natura giuridica privata . inoltre chi cerca

lavoro , vede nella cooperazione sociale un occasione ma anche una

gratificazione legata all’utilità sociale del lavoro. Bisogna dunque delineare la figura

dell OPERATORE ce è estremamente complessa soprattutto per il configurarsi di

vari ruoli che occupa. Un altro aspetto importante è il rapporto con il volontariato ,

che è una fetta importante della dimensione del lavoro sociale. Nel nostro paese

però il volontariato è in forte prevalenza legato alla chiesa cattolica che spesso crea

situazioni di privilegio legate sia ad un appoggio economico che ad un risparmio

economico.

4) Operatore socio-educativo e marginalità

Il superamento del lavoro individuale come metodologia educativa (anni 60) si sta

sempre piu radicando nella definizione di strategie educative. Si va sempre piu

evidenziando infatti la necessità di condividere le esperienze , di metterle in

correlazione tra loro definendo un “disegno educativo” che riguardi non solo un

ente ma piu agenzie. Le cooperative si confrontano con questo modello

privilegiando il lavoro di equipeattività che coinvolge piu persone , con

competenze o diverse funzioni che si debbano a vicenda integrare nel

raggiungimento di finalità comuni , concordate o comunque condivise , secondo

una metodologia che richiede la partecipazione attiva e responsabile di ciascuno.

L’equipe è uno strumento d’aiuto ma ance cio che fa emergere le difficoltà che

incidono negativamente sull’andamento del lavoro. Il gruppo implica dunque una

capacità di adeguarsi alle esigenze degli altri che spesso trova difficoltà di natura

competitiva che puo anche fungere da stimolo. Questa dimensione competitiva puo

da un lato favorire il non appiattimento ma dall’altro puo anche caratterizzare

l’innesco di meccanismo di difficile controllo Mobbing (terrorismo psicologico nei

confronti di un soggetto da parte di uno o piu individui che puo incidere sulle

prestazioni lavorative della vittimasoprattutto donne ) o Bornout sindrome da

stress.

Capitolo 5 – CONTROLLO SOCIALE E DEVIANZA

1) Fenomenologia della devianza

Il significato tecnico di devianza è “scostamento “ , “trasgressione” rispetto a tutto

cio che costituisce la ragione o la base di un ordinamento sociale. Prima di trattare

la fenomenologia della devianza bisogna fare 2 considerazioni :

1) concerne il confronto tra devianza e ordinamento sociale : non si puo infatti

concepire accanto ad un fenomeno cosi complesso e dinamico come la devianza ,

la presenza di un ordinamento sociale statico. L’ordinamento di una determinata

società è infatti storicamente determinato ed è caratterizzato da una rete di rapporti

tra elementi esposti a continue trasformazioni

2) la seconda considerazione riguarda sia la devianza concepita come somma di

trasgressioni , sia le condizioni sociali dei soggetti. La “condotta” di quest ultimi

non trova spiegazione in un solo fattore m in un interazione tra fattori soggettivi e

oggettivi. E quanto piu si moltiplicano i ruoli e le norme relative al ruolo di ciascuno

tanto piu aumentano le occasioni di devianza . in un certo senso , la società

costruisce la devianza nel momento in cui pone norme e leggi.

In sede di ricerca sociale non si ha il compito di condannare o di assolvere , bensi

quello di studiare con metodi razionali anche quelle condotte che secondo il diritto

sono manifestazioni di irrazionalità. Prima di tutto bisogna fare una distinzione tra

comportamento e condotta. Con “comportamento “ , si intende il modo di condursi e

gestirsi di una persona secondo il giudizio soggettivo di ci la osserva. Con

“condotta” si intende invece l’insieme di forme particolari di comportamento

(attività , scelte , aspettative) di una persona , ce vengono giudicate obiettivamente

in riferimento alle relazioni sociali della persona stessa. Ora trattando la devianza ,

il punto da cui partire è sicuramente il concetto di “Norma” : enunciato imperativo o

prescrittivo , appartenente ad un ordine o sistema normativo e obbligatorio in

quanto sistema legittimo. Nella definizione si puo per tanto cogliere il significato

prescrittivo di un modello di condotta ce se accettato funge da guida dei

comportamenti da tenere in determinate situazioni e per certi scopi.

Le norme inoltre possono essere formali o informali. Nel caso delle norme formali

esse assumono valore di norme regolative e possono essere vincolanti

(riguardano l’operare) o procedurali (riguardano il modo di operare). Nel caso delle

norme informali , il loro rispetto non è regolativo ma dipende dalla comunità , dai

gruppi ecc. (es norma morale , etica , religiosa ecc).

Sia in caso di norme informali che formali si puo parlare di Norme Sociali. La

devianza proprio il non rispetto delle norme sociali , mentre il concetto di “controllo

sociale” sta ad indicare quei meccanismi propri delle società che sono a tutela delle

norme. L’espressione “controllo sociale” è collettiva in quanto oltre a riferirsi ad una

pluralità di norme tra loro piu o meno coordinate , si riferisce anche ad un insieme

di meccanismi (modelli comportamentali , obblighi vari) i quali hanno un duplice

scopo ; da un lato essi esercitano atti coercitivi sui comportamenti , dall’altro

tendono a “controllare” (tutelare e ricostruire) un determinato assetto sociale. Tale

controllo sociale che opera attraverso varie norme , non è però solo normativo ma

anche operativo : esso lancia una serie di segnali atti a provocare reazioni retroattive

(feedback) cooperando a ricostruire gli equilibri rotti da comportamenti devianti : vanno

restaurati lo status quo , il potere , la pace , la sicurezza ecc.

ora dal momento che il controllo sociale e la devianza operano all’interno della

medesima realtà , possono condurre con la loro compresenza a risultati diversificati

: se il controllo sociale tende a ricostruire l’equilibrio venuto meno a seguito di atti

devianti , tale meccanismo puo ance cercare equilibri nuovi (cambiamento) e piu

avanzati grazie agli stessi atti devianti quando essi sono in qualche modo razionali.

In questo senso è importante che la gente possa agire seguendo norme che hanno

un valore universale e per tanto prima di giudicare un atto come deviante

bisognerebbe prima appurare la legittimità dell’ordinamento o la fondatezza delle

norme da cui ci il deviante si è discostato.

La devianza , pur essendo un “vulnus” (violazione , offesa)per qualsiasi

ordinamento sociale , spesso puo segnalare la necessità di nuovi percorsi di

sviluppo. Una trasgressione in sé che non sia un atto criminoso , determina il

bisogno di rinnovare intese e contratti all’interno della società -squilibrio che

genera nuovo equilibrio.

Per tanto non si puo parlare di controllo sociale e di devianza senza presupporre

come ipotesi una situazione ideale che è costruita in base a principi migliori

possibili per evitare quelle debolezze del sistema ed affrontare le difficoltà. Dunque

il quadro di riferimento sia per il controllo sociale (perenne ricostruzione di equilibri)

sia per la devianza (rottura equilibri) non è una società di fatto ma una società

ideale , una società “come dovrebbe essere” , governata da meccanismi che

promuovono la COMUNICAZIONE cioè la regolazione dei rapporti di azione-

reazione in modo da condurre sia a situazioni di equilibrio sia al superamento dei

conflitti mediante “modelli normativi istituzionalizzati”; in altri termini il quadro di

riferimento è proprio la presenza del diritto.

Il controllo sociale è lo strumento della socializzazione (creazione e regolazione

dei rapporti degli istituti sociali). La devianza è invece una violazione del diritto cioè

del patto sociale e quindi dei rapporti regolati da modelli normativi istituzionalizzati

(norme).

Tale devianza è caratterizzata da 3 principi : 1) i comportamenti devianti (nei minori)

hanno spesso una correlazione con gli squilibri sociali ; 2) tali squilibri non vanno

affrontati solo con le leggi ma anche con le politiche sociali ; 3) la ri-educazione

dei minori devianti ha per base il rispetto delle norme.

Tornando al rapporto devianza-controllo sociale , esso non puo essere raffigurato in

modo semplicistico come una lotta tra il bene e il male . in oltre è importante

precisare che il termine DEVIANZA è polisemico è fa riferimento a :

A) Anormalità statistica : designa il valore di uno scostamento statistico , cioè uno

scostamento dalla “norma”

B) violazione di norme regolative : violazione di quelle norme che regolano la

condotta dei singoli ; il non-rispetto di norme considerate valide perché

universalmente condivise o perchè accettate per imposizioni di gruppi dominanti.

Inoltre bisogna dire che non esiste una linearità tra rispetto delle norme regolative e

efficienza del sistema e non esiste nemmeno una consequenzialità tra devianza

delle norme e conseguente sanzione. Anche per quanto riguarda il “ruolo” cioè l

insieme delle norme a cui ci si deve attenere e delle aspettative a cui si deve

rispondere colui che occupa una posizione in una rete sociale (insegnante , medico

ecc) , spesso nascono conflittiderivanti da “Incompatibilità di ruolo” e il “conflitto dei

ruoli”.

Un esempio del primo caso è quello del giudice chiamato a giudicare ad esempio il

figlio. in tal caso il giudice è tenuto a chiedere l’astensione dall’ufficio o anche

l’insegnante che non puo insegnare ad un suo parente ecc. Per quanto riguarda il

secondo caso , un esempio pu essere relativo al far riferimento all obiezione di

coscienza (es medico che puo chiedere di essere esonerato da attuare aborto). In

definitiva in determinate circostanze , non conta la conformità ad un ruolo e il

rispetto di vincoli ad esso legati , ma la fedeltà a se stessi cioè a legittime scelte

personali.

C) mera attribuzione della qualifica di deviante : essa ha a che vedere con in

costumi , con le credenze e con il senso di appartenenza ad una comunità. In altre

parole se un gruppo o una comunità nutre l’interesse di creare (specialmente tra gli

immigrati) degli emarginati (per sfruttarli) e dei devianti (per espellerli) ,

l’etichettatura e il pregiudizio forniscono strumenti per farlo e per tanto anche se si

parla di “mera” attribuzione , tutt’è ma sicuramente non un attribuzione casuale e

occasionale ma intenzionale.

È infine importante comprendere la differenza tra devianza e criminalità ; si puo dire

che “la devianza si pone , rispetto alla criminalità , in rapporto di genere e specie ;

la criminalità è quella forma di devianza che è stata criminalizzata”. Cio che

differenza dunque criminalità e devianza è la valenza di “normatività” :

criminalizzare un atto deviante significa riconoscerne la natura DELITTUOSA.

2) La condizione minorile

La devianza minorile , riveste particolare importanza per i seguenti motivi : il minore

ha rapporti specifici con il diritto , i fattori della devianza sono soggettivi ed oggettivi

, il minore è persona in via di formazione e in quanto tale è recuperabile con

maggiori probabilità dell’adulto. Il passaggio verso formazione dell’identità

nell’adolescente avviene tramite ribellioni e contrasti che hanno la funzione di far

adattare il soggetto all’ambiente e alle nuove situazioni. Famiglia e contesti

relazionali assumono importanza fondamentale.

Con termine di “minore” si intende il soggetto cha ancora non ha compiuto il

18esimo anno di età e per quanto esso possa essere titolare di diritti , non è di

regola in grado di esercitarli da solo e pertanto necessita di un rappresentante

legale . tale rappresentanza , è affidata ad entrambi i genitori o in mancanza di essi

a un tutore. Il fondamento della condizione giuridica minorile , viene correttamente

individuato nell’esigenza di protezione di un soggetto impossibilitato a curare

proficuamente i propri interessi.

Secondo i giuristi è inoltre opportuno operare una distinzione tra le posizioni del

minore :

a) all’interno del nucleo familiare

b) nell’attività giuridica che si svolge all’esterno di tale ambito familiare.

a) all’interno dell ambito familiare il minore è soggetto alla potestà dei genitori

sebbene il minore però non è da intendersi come incapace di agire. Il minore

all’interno del nucleo familiare è quindi il soggetto del rapporto educativo con i

genitori. Si tratta di una condizione ce non è specifica del figlio minorenne ma

spetta ad ogni figlio anche maggiorenne. Particolarmente significativo per il figlio

minorenne , è l’obbligo imposto ai genitori di svolgere il proprio ruolo educativo

tenendo conto delle capacità e delle aspirazioni del figlio.

b) il minore è incapace di agire legalmente (ad es anche di contrarre matrimonio)

il minore veniva visto in passato come persona “debole” , oggi viene invece

considerato come una persona titolare di diritti soggettivi perfetti , autonomi e

azionabili , membro a tutti gli effetti della collettività sociale e soggetto capace di

graduale integrazione in essa. Con il radicale cambiamento che ha caratterizzato il

nostro secolo (alfabetizzazione diffusa , tecnologie delle comunicazioni , sviluppo

del terziario ) nasce sempre piu la consapevolezza della libertà come contratto.

Una persona è tenuta al rispetto delle norme regolative di una comunità per via di

patto diretto (collabora a definire le regole) o per patto mediato (fa contratto con il

gruppo di coloro che sono associati per contratto) ; necessario dunque è il rispetto

delle norme e la volontà di migliorarle.

Gli educatori hanno il compito di creare le circostanze affinche quanto detto sopra

possa essere attuato. L’educazione dunque deve agire tra motivazioni soggettive e

circostanze oggettive , tra aspirazioni e risorse , tra bisogni occasionali e bisogni

durevoli ecc. ma in che situazione si trovano i giovani della nostra epoca? In una

situazione di insicurezza. Non tutti infatti sono in grado di affrontare senza rischi il

fenomeno dell”adolescenza protatta”.

I fattori di rischio sono individuabili in una situazione familiare disturbata (es genitori

separati) , nell’accumulazione di insuccessi scolastici e nel conseguente

abbandono precoce di percorsi formativi , nella frequentazione di ambienti pessimi

ecc. prende cioè forma il cosiddetto fenomeno dell” associazione

differenziale”gruppi di pari accomunati da stesse esperienze che rafforza la

propensione a comportamenti devianti.

Rispetto a questi fenomeni ci si aspetta che la scuola abbia un ruolo fondamentale

nel tentare di salvare tali ragazzi dai fenomeni del “drops out” ce però sono legati a

varie circostanze e non solo all’ambito scolastico. Si propone comunque un ruolo

della scuola come Produttrice di cultura e non solo di Trasmissione di essa

caratterizzata cioè dalla partecipazione attiva dei ragazzi , dalla creazione di

laboratori , operazioni in squadra e coinvolgimento in tutte le fasi dal “progetto” al

“prodotto”.

Capitolo 6 – INTEGRAZIONE E POLITICE SOCIALI

1) Tipologie delle integrazioni

Riferendosi a gruppi sociali piu o meno estesi , la nozione di integrazione è

l’opposto di emarginazione , segregazione , disintegrazione. Essa fa riferimento a 3

casi in particolare : 1) Alla condizione di persone che sono incorporate nella

popolazione di un paese con l’assenza di discriminazioni , 2) ad un atto politico

mediante il quale persone o gruppi vengono ammessi a far parte di una comunità

piu vasta , 3) composizione o ricomposizione di una realtà sociale che era

disgregata.

Anche l’espressione devianza puo essere intesa come uno scostamento

dall’integrazione ma c’è da mettere in chiaro che “se qualsiasi caso di non-

integrazione è inteso come negativo , non è detto che l’integrazione sia sempre

positiva. L’integrazione è dunque un processo che riguarda sia i gruppi che le


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher michela.galluccio92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia della devianza e della marginalità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Striano Maura.

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