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Storia del pensiero sociologico

L'illuminismo

Idee principali: Sostituzione del soprannaturale con il naturale e della religione con la scienza, vi era inoltre l’esaltazione della ragione guidata dall’esperienza come strumento per risolvere ogni problema. Vi era la considerazione umanitaria dei diritti dell’uomo soprattutto per la libertà contro l’oppressione e la corruzione dei governi (un diritto proclamato con il sangue della Rivoluzione Francese). L’Illuminismo ha avuto grande importanza in Francia ma è stato un movimento che ha trasceso i confini nazionali.

Giambattista Vico (1668-1744)

Un sociologo ante litteram, chiuso in una Napoli dominata dagli stranieri (spagnoli e austriaci) e intellettualmente ancora controllata dalla Chiesa. Egli ha esercitato la sua influenza attraverso l’idea delle 3 fasi nello sviluppo della storia: l’età degli Dei, degli eroi, e degli uomini. La prima caratterizzata dalla fantasia e irrazionalità, la seconda dalla forza e dall’astuzia dei singoli uomini temprati comunque dalla religione, la terza dalla ragione umana pur nel riconoscimento della provvidenza.

Ne consegue che Vico cerca di fondare una scienza della società, poiché il mondo degli uomini è fatto dagli uomini stessi proprio per questo essi lo possono comprendere in modo adeguato dall’interno mentre il mondo della natura essendo creato da Dio solo Dio lo può comprendere. Croce riconosce che Vico tende a una scienza empirica dell’uomo e delle società, e che questa scienza è la sociologia. Vico si interessa delle istituzioni sociali, del condizionamento da esse attuato sugli individui e dall’agire di questi ultimi non solo in quanto individui ma in quanto esercitano determinati ruoli sociali.

Da Marx Vico viene molto apprezzato in quanto ha colto che la storia dell’umanità si distingue dalla storia naturale per il fatto che noi abbiamo fatto l’una ma non l’altra. Per Gramsci egli ha concepito un vasto mondo da un angolo morto della storia. Egli comunque non è un riformatore, vive in un mondo ancora chiuso, ma poco dopo la situazione parzialmente muta. A Napoli si ha la rivendicazione della sovranità dello Stato contro il clero, il che segna l’inizio di rivendicazioni illuministiche contro il fanatismo religioso, si ha pure una certa espansione economica, che contribuisce a creare un movimento intellettuale e riformistico. Anche in altre regioni d’Italia si hanno movimenti riformistici che vanno ricollegati allo spirito dell’Illuminismo.

Il contesto francese

La nazione era governata da una monarchia assoluta e senza alcun organo che esercitasse un effettivo controllo sui regnanti. La popolazione era divisa in tre ceti sociali “stati”: clero, nobiltà e terzo stato; all’interno dei singoli stati non vi era affatto unità, lo stesso clero diventava alto e basso clero. Nobiltà e clero erano categorie improduttive mentre la borghesia si andava sempre più sviluppando e sempre più appariva chiara la sua forza pur non godendo essa di alcun potere politico, mentre la monarchia sempre più appariva corrotta, inutile e dannosa.

Montesquieu

Negli ambienti intellettuali si prendeva atto di questa situazione di disuguaglianza e si faceva appello alla Ragione per un suo superamento e per la costituzione di una società in cui ogni singolo avesse diritti pari a un altro, fossero cioè aboliti i privilegi di ceto che non avevano alcun fondamento razionale. Alcuni ponevano la necessità del riferimento alla ragione per la trasformazione della società e della sua organizzazione politica indipendentemente da condizionamenti storico-sociali, mentre altri erano più attenti alle situazioni in cui il pensiero umano si manifestava per cui lo stesso sviluppo della razionalità era visto in rapporto con i mutamenti di tali situazioni.

Tra questi ultimi vi era il nome di Montesquieu (ha anticipato idee del pensiero sociologico nel periodo Illuminista), nasce nel ricco castello di La Brède, vicino Bordeaux (1689-1756). Studia legge prima a Bordeaux poi a Parigi, da uno zio eredita il titolo di barone e una carica politica nel parlamento di Bordeaux. Nel 1721 pubblica in anonimato le lettere persiane, in seguito vende la carica politica e trascorre molti anni a Parigi frequentando gli ambienti dell’alta società e della cultura. Compie molti viaggi e nel 1731 comincia a scrivere Lo Spirito delle Leggi, che esce nel 1748 e suscita subito molte reazioni.

Già in Lettere persiane, un romanzo epistolare in una serie di lettere in cui un immaginario viaggiatore narra le esperienze effettuate nei paesi europei, in particolare in Francia, Montesquieu rivela il suo interesse per il confronto tra civiltà, culture, organizzazioni politiche diverse fra loro, ma soprattutto emerge l’intento critico nei confronti della corruzione e dell’organizzazione politica in Francia.

Da un lato vi è in lui un orientamento relativista che tende a mettere in luce le diversità che intercorrono tra società, dall’altro vi è l’impegno illuministico a criticare l’ordine dato in quanto irrazionale. Ciò emerge più chiaramente nell’opera principale Lo Spirito delle Leggi in quanto sottolinea la necessità di adeguare le norme positive al carattere generale di una società. Il principio generale è che “la legge è la ragione umana in quanto governa tutti i popoli della terra, e le leggi politiche e civili non debbono essere altro che i casi particolari in cui questa ragione umana si applica”.

L’autore continua affermando che tali leggi politiche e civili devono essere talmente adatte al popolo per il quale sono fatte che è un caso raro che le leggi di una nazione convengano a un'altra. Infatti, secondo Montesquieu, la scienza sociale non dovrebbe ricercare tanto i principi che regolano tutte le società umane, quanto piuttosto i principi organizzativi e normativi delle singole società. Questo ha portato alcuni a dire che Montesquieu è molto più vicino alla sociologia contemporanea di quanto lo sia Comte, il quale nasce più di un secolo dopo.

L’autore comunque non rinuncia alla ricerca di uno schema esplicativo che possa essere applicato a tutte le società, egli indica una tipologia delle forme di governo che considera come uno strumento metodologico per la comprensione e la critica delle società esistenti ed esistite storicamente. Egli definisce anche i principi dei tre tipi di governo e gli elementi che ne determinano la corruzione. Il principio su cui si basa la democrazia è la virtù e la virtù seppur in grado minore è sempre necessaria nell’aristocrazia, perché si mantenga al suo interno una certa coesione, la monarchia si basa invece sul principio dell’onore personale.

La virtù appare quindi un sentimento sociale mentre l’onore un sentimento egoistico. Il dispotismo infine, che è la degenerazione della monarchia si basa sul principio del terrore, la volontà dei singoli di emergere al di sopra degli altri e un eccesso di uguaglianza che comporti il rifiuto di qualsiasi principio di subordinazione sono i fattori che conducono alla corruzione democrazia, mentre un’eccessiva disuguaglianza tra i governanti e governati, così come un eccesso di disuguaglianza tra i vari componenti del ceto sociale al potere, sono i fattori di corruzione dell’aristocrazia.

Anche in questa luce si coglie il riferimento critico alla situazione in Francia, ma soprattutto si coglie la denuncia del corrompersi della monarchia al dispotismo. Egli stima molto il sistema costituzionale inglese e la divisione tra potere legislativo, amministrativo e giudiziario come garanzia di libertà. Montesquieu non si dà un'unica forma valida in assoluto per il buon governo, piuttosto essa deve essere ricercata prendendo atto delle singole condizioni storico-sociali. Questa tendenza scientifica farà sì che Comte vedrà in lui uno dei suoi precursori, e che molti altri in seguito additeranno in tale autore il fondatore della scienza della società.

Rousseau

Il tema dell’uguaglianza intesa anche in termini economici è presente in molti esponenti dell’illuminismo francese, fu tuttavia Rousseau ad attribuire un’importanza decisiva al fattore economico, tanto da vedere nella proprietà privata l’origine di ingiustizia e quindi l’elemento su cui bisogna agire per la trasformazione razionale dell’assetto sociale stabilito. Quando alcuni uomini riuscirono ad accaparrarsi più beni di altri e li trasmisero ai loro discendenti creando così l’istituzione dell’eredità, il mondo si divise in ricchi e poveri, padroni e servi. Lo stesso potere politico costituito sorse in funzione degli interessi dei ricchi, per proteggere la proprietà privata.

È probabile che a influenzare le idee di Rousseau siano state le sue esperienze personali, era un figlio di poveri artigiani vissuto in gravi difficoltà economiche. Nasce a Ginevra, i suoi studi furono irregolari, nel 1728 incontrò Madame de Warens che lo introdusse dal calvinismo al cattolicesimo, gli diede la possibilità di migliorare la sua cultura e ne divenne l’amante. Si dedicò alla musica e alle scienze naturali ed ebbe sempre bisogno di qualcuno che lo aiutasse economicamente.

In seguito a un concorso sul tema “Qual è l’origine della disuguaglianza tra gli uomini e se essa è consentita dal diritto naturale” nel 1753 scrisse il discorso sull’origine dell’ineguaglianza tra gli uomini, che fu pubblicato nel 1755. Nel 1762 pubblicò Il contratto sociale e l’Emilio, queste due opere furono condannate dal Parlamento di Parigi e dalle autorità di Ginevra, le quali ordinarono che esse fossero date alle fiamme. In seguito soggiornò in Inghilterra entrando in rapporti con Hume, dal quale poi si allontanò.

Per Rousseau la società sarebbe la causa della corruzione dell’uomo. Egli si serve dell’idea dello stato di natura come di uno strumento critico nei confronti dell’ordine stabilito, lo stato di natura viene così ad essere soltanto uno schema di riferimento ideale e razionale al confronto con le istituzioni sociali esistenti dimostrarono la loro irrazionalità. Rousseau considera l’eterodirezione dell’individuo nella società: Il selvaggio vive in se stesso, l’uomo socievole sempre fuori di se stesso, non sa vivere che nell’opinione degli altri ed è nel loro giudizio che deriva il sentimento della sua esistenza.

Nella società l’uomo è artificiale: i rapporti tra individui creano una situazione fittizia e convenzionale che allontana l’uomo dalla sua condizione naturale, la società non offre che un insieme di uomini artificiali e di passioni fittizie che non hanno alcun vero fondamento nella natura. Rousseau si chiede a cosa sia dovuta questa condizione di eterodirezione.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher simonasociology di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del pensiero sociologico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Rinzivillo Gulgielmo.
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