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Giovedì 30 novembre 2017 - John Searle

Dagli atti linguistici alla coscienza

Da 30 anni cerca di elaborare una teoria generale della mente e del linguaggio. Ha analizzato profondamente l’intenzionalità, che giustifica gli stati mentali e i comportamenti linguistici. Si forma ad Oxford nei '50 alla scuola dei “filosofi del linguaggio ordinario” come Austin, Grice, e Strawson. Scrive il primo libro nel 1969: molto vicino alle posizioni di Austin. L’atto linguistico è il pronunciare una frase. Ci sono 4 tipi di atti linguistici: enunciativi, proposizionali, illocutivi, perlocutivi. Ma lui è interessato solo ai proposizionali e illocutivi e degli illocutivi si interessa molto alla promessa.

Per le sue ricerche nella filosofia del linguaggio è considerato uno dei fondatori della pragmatica moderna. Egli in ogni caso non condivide la distinzione fra semantica (teoria del significato) e pragmatica (teoria dell’uso di espressioni dotate di significato). Significare e dire qualcosa di significato sono aspetti dell’illocuzione.

Intenzione

Fondamentale nella teoria è il concetto di intenzione perché la descrizione di un atto linguistico si riferisce essenzialmente alle intenzioni del parlante. Dagli atti linguistici e dalla filosofia del linguaggio Searle passa alla filosofia della mente. Nel 1983 scrive e elabora una teoria generale dei fenomeni mentali che si riferisce un po’ alla tradizione fenomenologia di Brentano e Husserl, ma da una prospettiva realista invece che trascendentalista come la loro. L’intenzione è irriducibile e segna la direzione verso un oggetto. È una proprietà di base della mente, uno stato mentale (come dice Husserl), un processo mentale sinonimo di “evento di coscienza”. È un primitivo su cui non è possibile fare un’indagine logica. Tuttavia Searle non attua un’indagine della coscienza fenomenologico-trascendentale, ma analizza il comportamento umano verbale (enunciati linguistici) e non verbale (azioni pratiche).

Vuole capire l’intenzionalità non solo a livello psicologico e mentale ma anche a livello linguistico, comportamentale, biologico e neurologico. Quelli che per Brentano erano oggetti psichici, per Searle sono oggetti del mondo, della realtà fenomenica: la direzionalità dell’intenzione è verso un oggetto fisico che esiste realmente e non solo nella mente.

La riscoperta della mente

Elabora una teoria della coscienza nel 1992 e poi indaga la realtà sociale con La ricostruzione della realtà sociale del '95. È sempre costernato da problemi come la relazione mondo-mente-linguaggio, soggettiva, naturale e sociale. Vuole assolutamente capire come i diversi elementi che costituiscono il mondo si relazionano fra loro.

Critica radicalmente l’intelligenza artificiale, infatti secondo lui le macchine possono manipolare sintatticamente simboli ma non possono interpretarli, comprenderli o darne un significato. Solo il cervello è capace di intenzionalità. Egli argomenta tramite il Gedenkenexperiment della stanza cinese. Il modello computazionale non considera coscienza e intenzionalità, basi della mente. Non si può trasformare contenuti mentali e semantici in prodotti formali e sintattici.

I fenomeni mentali sono fenomeni primitivi profondi, reali come quelli biologici. La questione mente-corpo si risolve chiarendo che i fenomeni mentali sono tutto ciò che accade all’interno della struttura fisica del cervello. Siamo così complessi da non essere riducibili alla logica binaria e digitale. Spesso noi andiamo oltre alla logica, abbiamo sfumature di grigio e non agiamo/pensiamo in bianco o nero. Abbiamo una sofisticata vaghezza e siamo influenzati, come le nostre scelte razionali, da stati cognitivi ed emotivi diversi, come desideri, credenze, il piacere. Spesso i nostri piani intenzionali sono troppo “sfumati”, imprecisi, limitati. Così sfuggono al meccanismo logico del sillogismo classico. Siamo dominati dalla fuzzy logic.

Oxford anni '50

Quale fu la sua educazione filosofica e quanto il suo pensiero è stato influenzato dai maestri di Oxford?

Arrivai ad Oxford a 19 anni; in America il livello filosofico era molto basso mentre ad Oxford si era in piena età d’oro della “filosofia del linguaggio ordinario”, stimolata dall’eredità del secondo Wittgenstein. Il primo impatto fu traumatico perché non riuscivo a comprendere la rilevanza filosofica e il senso dell’analisi del linguaggio ordinario. Per i filosofi analitici di Oxford l’obiettivo principale era quello di fornire un modello di chiarezza e razionalità, lontano dalla metafisica. C’era assoluta cooperazione, per un’impresa comune.

Austin era una figura dominante, la sua influenza e...

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