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Spiegazione chiara e completa dell'opinione di Carli sull'IA

Appunti di Intelligenza artificiale con Spiegazione chiara e completa dell'opinione di Carli sull'IA basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Ghislandi dell’università degli Studi di Trento - Unitn, facoltà di Scienze cognitive, Corso di laurea in scienze e tecniche di psicologia cognitiva. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Intelligenza artificiale docente Prof. P. Ghislandi

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venerdì 20 ottobre 2017

filosofi come Anscombe, Wright, Chisholm, Davindson e Searle, la proprietà

fondamentale dell’intenzione rimane la direzione verso un oggetto.

La teoria dell’intenzionalità di Searle:

Gli stati mentali intenzionali sono irriducibili. Non è possibile riprodurre

artificialmente la mente umana.

L’intenzionalità è un fenomeno non solo mentale e psicologico, ma comprende

anche aspetti comportamentali, linguistici e biologici della struttura cerebrale.

Mentre Brentano parla di oggetti psichici, Searle si riferisce agli oggetti del mondo,

della realtà fenomenica. Infatti secondo lui la direzionalità dell’intenzione è volta ad

un oggetto fisico che esiste realmente e che non è solo oggetto della nostra mente.

I fenomeni mentali sono reali quanto i fenomeni biologici. Searle quindi fa da

“ponte” tra scienza e filosofia. Searle negli anni 80, inventa anche “l’argomento della

stanza cinese” usando un esperimento mentale (Gedenkenexperiment), per arrivare

alla conclusione che: poiché la mente ha contenuti mentali o semantici, qualunque

tentativo di riprodurla usando solo programmi per computer, formali e sintattici,

trascurerebbe le sue proprietà essenziali.

Edelman dice che il cervello è così complesso e sbalorditivo, tra neuroni, sinapsi,

interazioni, nuclei, cellule ecc.. da essere assolutamente irriproducibile. Oltre a ciò

Edelman pensa che sia proprio questo a rendere il cervello degli uomini così

straordinario da originare caratteristiche mentali. Nell’interazione col mondo esterno

la materia della mente si traduce anch’essa, come l’intenzionalità, in agire pratico, in

linguaggio e comportamento.

Perciò sia Searle che Edelman non credono nella riproduzione artificiale della mente

umana.

Ragionamento pratico e logica fuzzy

Gli essere umani sono sofisticati e complessi infatti la ragione umana risulta

difficilmente riconducibile al sistema classico della logica binaria, digitale. Le nostre

azioni intenzionali spesso vanno al di là del modello standard del “sillogismo

pratico” di Aristotele, del tipo : A intende provocare p, A ritiene di poter provocare p

se fa b, quindi A si dispone a fare b.

Infatti ci possiamo trovare in situazioni complicate, che richiedono l’elaborazione di

piani e strategie estremamente complessi, che coinvolgono la nostra razionalità

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teoretica, ma anche emozioni, credenze e desideri diversi e allo stesso tempo

contrapposti fra loro. Ci possono essere opzioni in conflitto fra loro come abbiamo

visto nell’esempio della scelta sul passare in biblioteca a prendere un libro per la

sera o guardare un film. In presenza di azioni intenzionali di questo tipo, il modello

aristotelico del ragionamento pratico è già inadeguato ad esprimerne la

complessità. Il compianto di un’azione può coinvolgere l’elaborazione di piani

complicati e sofisticati, multipli e paralleli, non sempre riconducibili ad un aut-aut.

Le scelte degli esseri umani sono più delle sfumature di grigio che bianco e nero. La

logica binaria che prevede un ragionamento pratico aristotelico viene scavalcata

nella realtà dell’agire intenzionale.

Infatti le variabili che governano la realtà sono molto più complesse, meno

prevedibili e più vaghe. Nell’ambito della logica è recentemente emersa una

la logica fuzzy.

dimensione che considera appunto la vaghezza del mondo reale:

Essa considera la vaghezza del pensiero umano, il “più o meno” e il “forse”, il fare

più cose nello stesso tempo e il pensarle.

Questo tipo di logica sembra superare la dicotomia V/F. Le macchine che usano la

logica fuzzy sono modelli sempre più simili all’intelligenza umana, con la sua

vaghezza e indeterminatezza che i computer digitali non contemplavano.

Comunque sia nemmeno le macchine fuzzy risolvono la questione dell’esistenza di

un intelligenza originaria del computer. Questa dipende dagli aspetti fisiologici e

biologici del cervello umano e delle caratteristiche mentali come la coscienza,

l’intenzionalità e la soggettività, che ne costituiscono il contenuto semantico.

La coscienza si identifica con un’intenzionalità sempre accompagnata

dall’esperienza soggettiva. Coscienza=intenzionalità + esperienza soggettiva. Tale

esperienza soggettiva chiaramente manca in qualsiasi computer, anche fra i più

sofisticati.

3) LA RIPRODUCIBILITÀ DELL’INTELLIGENZA UMANA

Ernst Mach nel 1905 scrisse: “Gli uomini sono sempre stati stimolati ad imitare gli

esseri viventi con automi e macchine. C'è un’inclinazione naturale che ci spinge ad

imitare e riprodurre quello che si è compreso e il punto a cui si giunge nella

riproduzione da poi misura della comprensione.”

R. Penrose: “L’obiettivo dell’intelligenza artificiale è di imitare quanto più possibile

per mezzo di macchine, normalmente elettroniche, l’attività mentale umana.”

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30elodee

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6 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche di psicologia cognitiva (ROVERETO)
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher 30elodee di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Intelligenza artificiale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Ghislandi Patrizia Maria Margherita.

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