Che materia stai cercando?

Riassunto esame Interventi a Sostegno della Genitorialità, prof. Cassibba, libro consigliato Genitorialità : Fattori Biologici e Culturali Bornstein e Venuti

Riassunto per l'esame di Interventi a Sostegno della Genitorialità, basato su appunti personali e studio autonomo del libro consigliato dal docente Genitorialità: Fattori Biologici e Culturali dell'Essere Genitori di Bornstein e Venuti.
Argomenti trattati: genitorialità, fattori di rischio, fattori protettivi, meccanismi neurologici, relazione madre-bambino, relazione padre-bambino,... Vedi di più

Esame di Interventi a sostegno della genitorialità docente Prof. R. Cassibba

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Capitolo terzo “Madri e padri”

Genitori

I padri e le madri sono i principali caregivers di un B contribuendo direttamente alla nascita e allo

sviluppo dei loro B e trasmettendo le caratteristiche biologiche. Sebbene i geni dei genitori possano

contribuire alle propensioni e alle abilità del B in ambiti differenti, le principali teorie dello sviluppo

vedono l’esperienza nel mondo come principale elemento che contribuisce allo sviluppo

Sono i genitori e gli altri caregivers che plasmano l’esperienza dei B.

Sebbene la madre resti la principale figura di cura, il ruolo del padre è molto cambiato a causa delle

trasformazioni sociali delle società industrializzate e anche per effetto dell’aumentato numero di donne

che lavorano, rendendo l’uomo come una figura domestica e partecipe alle cure anche materiali dei

propri figli. Negli anni ’80 e ’90, proprio per effetto di questi cambiamenti, ci sono state varie ricerche

che hanno cercato di approfondire il ruolo paterno senza però approfondire le differenze con la madre,

accettando di assimilare il ruolo del padre a quello della madre. In realtà molti lavori hanno evidenziato

come la funzione materna abbia una base più biologica, infatti, i compiti della madre di assicurare la

sopravvivenza, hanno una base stabile (comportamenti ambientalmente stabili) mentre la funzione

paterna è stata vista come dipendente dalla cultura. (ambientalmente labili)

Tra i molti compiti che un genitore deve assolvere, ve ne sono alcuni necessari alla sopravvivenza del B

che formano una tassonomia della genitorialità (compiti necessari alla sopravvivenza del B)

1. Comportamenti nurturant (in italiano <protezione familiare>) che soddisfano le richieste

biologiche e fisiche del B nonché quelle connesse alla sua salute. I genitori sono i responsabili

della promozione del benessere e della prevenzione della malattia, inoltre, forniscono sostegno,

protezione, controllo, cura.

2. Comportamenti di accudimento fisico mirati a promuovere nel neonato, in maniera diretta o

indiretta, lo sviluppo psicomotorio. Le modalità con cui i genitori organizzano l’ambiente fisico,

interagiscono e parlano con i propri figli variano a seconda delle capacità fisiche e motorie del

B.

3. Comportamenti di stimolazione sociale che comprendono i comportamenti visivi, verbali,

affettivi e fisici che i genitori mettono in atto nel coinvolgere i propri figli all’interno di scambi

interpersonali facendo in modo che i propri figli si sentano apprezzati, accettati. Cullare, baciare,

confortare, iniziare il contatto faccia a faccia sono esempi di genitorialità sociale che comprende

quindi tutte le modalità con cui i genitori aiutano i B a regolare le proprie emozioni e i modi con

cui influenzano gli stili che gli permetteranno di creare relazioni significative con gli altri.

4. Comportamenti di stimolazione didattica: sono l’insieme delle strategie che i genitori

utilizzano per aiutare i figli a comprendere l’ambiente al di fuori della diade. La stimolazione

didattica aumenta intorno alla metà del primo anno di vita e ha la finalità di organizzare

l’attenzione del B sulle proprietà, gli oggetti o gli eventi che lo circondano.

5. Comportamenti di accudimento materiale: comprendono i modi in cui i genitori organizzano

il mondo fisico intorno al B.

Il padre

Lam individua 3 modalità principali di coinvolgimento paterno.

(contatto diretto che il padre ha con il proprio figlio);

1. Interazione

2. Disponibilità (all’interazione e all’essere presenti o accessibili al B anche se non ci sono

interazioni dirette); 8

3. Responsabilità (ruolo che il padre assume nel garantirsi che ci si prenda cura del B e

nell’organizzare le risorse che devono essere disponibili per il B).

Il concetto di responsabilità è approfondito studiando i modi e i tempi in cui i padri si occupano di

pratiche di vita dei B (es. andare dal medico, fare sport ecc). In particolare si è evidenziato come in

paesi industrializzati occidentali la quantità di tempo che i padri dedicano ai loro figli sia aumentato; in

realtà i padri si assumono ancora poca responsabilità per la cura e l’allevamento del B e svolgono

principalmente un ruolo di aiutanti delle madri. I padri si occupano prevalentemente di altre questioni

familiari, come la pianificazione, il controllo e la preoccupazione per gli aspetti finanziari. La presenza

del padre è comunque un elemento fondamentale per il sano sviluppo del B: l’avere un padre presente

rispetto a un padre assente in casa, durante i primi 3 anni di vita, comporta un minor numero di problemi

comportamentali e una migliore crescita tra i 4 e i 6 anni. Mentre la relazione madre-B è unica e diadica,

quella del padre con il B è generalmente triadica, essendo quasi sempre mediata dalla figura materna

infatti i padri mostrano più coinvolgimento con i B quando le madri li considerano competenti nel

prendersi cura del piccolo (influenze sullo sviluppo del B mediate dal giudizio della madre). Anche i

rapporti coniugali sono in grado di influenzare la qualità delle relazioni madre-B e padre-B dal

momento che se i genitori mettono in pratica la cogenitorialità come un lavoro di squadra, ci saranno

conseguenze positive sui B. La cogenitorialità si riferisce al modo con il quale i genitori si relazionano

tra loro nel ruolo di genitore.

Nonostante queste evidenze e i notevoli mutamenti nel sistema familiare, la responsabilità ultima nei

confronti dei B cade sempre sulla madre.

Specificità e differenze nella relazione parentale

I modelli di interazione padre-B e madre-B studiati in culture diverse mostrano sia delle differenze sia

delle somiglianze nei comportamenti dei due genitori. Padre e madre risultano simili nel rispondere ai

richiami dei B neonati con comportamenti sociali o di nutrizione. In caso di B a rischio biologico (es. B

prematuri), i padri che visitavano il B nella nursery, magari anche prima della madre, si dimostravano

anche in seguito competenti e molto tattili nei confronti del loro B, inoltre, i padri che visitavano il B

per più di 15 minuti, erano molto più disponibili a parlare e visitare il B nel mese seguente. La presenza

del padre nel momento del travaglio e del parto e il supporto post-partum a gruppi di padri possono

influenzare le loro abilità di cura e conoscenza delle capacità del B. Nei primi 3 mesi di vita i padri

tendono a fornire stimolazioni sociali e fisiche; le madri invece sostengono il B in braccio cullandolo e

confortandolo.

Frodi e Lamb in uno studio di laboratorio in cui era indagata la risposta di padri e madri ad alcuni

segnali emessi da B a loro estranei, hanno riscontrato che entrambi avevano lo stesso tipo di risposta

elettrofisiologica ai gridi, pianti e sorrisi del B. anche se l’uomo può essere disponibile a rispondere

come una donna, ciò non significa che padri e madri forniscano risposte equivalenti; infatti il padre

sembra essere principalmente un partner di gioco del B, gioco che si presenta come più stimolante e

vigoroso. Il padre sa, inoltre, valutare se tale comportamento può essere appropriato o eventualmente

danneggiare il b (padri di figli prematuri ad es. effettuano dei giochi più brevi e meno stimolanti

rispetto ai padri di B nati a termine). Questi modelli d’interazione possono, però, differire quando

entrambi i genitori sono impiegati a tempo pieno: madri impiegate stimolano i loro figli più di quelle

casalinghe e sono più interattive dei loro mariti. I Padri sono più interattivi quando la madre è in casa

mentre avviene il contrario quando la madre lavora.

Le madri: pratiche di cura e differenze culturali

Come molti studi hanno dimostrato, le cure materne sono più diffuse e comuni di quelle paterne. Lo

9

studio pioneristico di New sulle differenze culturali che ha raccolto dati sul campo nel Sud Italia degli

anni ’80, evidenzia come le pratiche di cura del B siano basate sull’attenzione alla salute e sul

soddisfacimento dei bisogni fisici; In contrasto con i modelli attuali di cura del B orientati per lo più alla

responsività. Welles-Nystrom, New e Richman (1994) hanno confrontato le pratiche di cura del B

durante il primo anno di vita di 60 madri e B che vivevano a Stoccolma, Roma e nei dintorni di Boston,

evidenziando che esistevano delle variazioni culturali per quanto riguarda la concezione di <buona

madre>. Le madri negli USA hanno come obiettivo primario l’indipendenza del B e questo è evidente

anche dal fatto che i B già in età precoce tendano a dormire nella loro stanza a differenza dei B degli

altri Stati. Le madri italiane passavano la maggior parte del loro tempo a guardare il proprio figlio (78%)

e il 39% del tempo a parlare con lui mentre i B erano tenuti in braccio meno di 1/3 del tempo. I

comportamenti di nutrizione erano pochi per l’intero campione ma più alti per le madri italiane.

Quindi l’attività più comune con le madri di Boston è il guardare, seguita dal parlare, dal tenere in

braccio e infine la stimolazione fisica e la nutrizione. Le madri svedesi danno invece priorità al parlare

con il loro B e lo guardano per circa 1/3 del tempo. La stimolazione fisica è più frequente rispetto alle

altre mamme. È stato dimostrato inoltre come le madri italiane tendano ad allevare i loro B a

comportamenti sociali senza dare priorità allo sviluppo cognitivo e motorio limitandone l’indipendenza

(restringono l’ambiente di esplorazione a un pavimento ben pulito). Le madri americane desideravano

tutto per i loro figli mentre le svedesi erano meno concentrate sulla socialità e sulla cognizione e

maggiormente focalizzate sull’indipendenza. Lo studio ha evidenziato inoltre come le abitazioni delle

famiglie nel centro Italia, piene di visitatori, abbiano offerto quotidianamente al B maggiori opportunità

di interazioni sociali con persone diverse ai genitori

Usando le scale Vineland, un questionario per la valutazione dello sviluppo e dell’adattamento del B,

Bornstein e colleghi hanno confrontato 182 madri italiane e statunitensi provenienti da zone

industrializzate e da zone rurali con i loro figli di 20 mesi. Si è voluto verificare come le madri

gestiscono i problemi quotidiani e valutano il comportamento adattivo dei loro figli. L’adattamento è

fondamentale per la crescita e lo sviluppo di tutti gli organismi ed è ottenuto attraverso l’interazione tra

l’organismo e il suo ambiente di vita. Il comportamento adattivo coinvolge un vasto insieme di

comportamenti quotidiani (comunicazione, vita quotidiana, socializzazione e comportamenti motori) e

risulta dall’interazione di bisogni biologici e sviluppo dell’individuo. Il comportamento adattivo è, unito

all’intelligenza, la prova della capacità di un individuo di destreggiarsi nel proprio ambiente. Come

previsto, le madri italiane hanno considerato l’intelligenza e l’autonomia motoria molto importante e

sembrano concentrate sul linguaggio e sulla comunicazione dei loro figli così come sulle abilità motorie

come segnali di un adeguato sviluppo. Per quanto riguarda la competenza sociale, non si sono

riscontrate differenze tra le due nazioni. Considerando i contesti di vita, negli ambienti rurali si sono

osservati punteggi maggiori nelle capacità quotidiane rispetto agli ambienti industrializzati. Al contrario,

le competenze motorie sono risultate più alte nei contesti industrializzati. Considerando il genere nei B,

le madri attribuiscono punteggi più alti alle bambine nella comunicazione e migliori abilità motorie ai

maschi.

Altre figure significative

Un numero sempre più grande di B viene cresciuto all’interno di sistemi familiari allargati in cui sono

presenti sia i genitori biologici sia uno o più secondi genitori cioè genitori affidatari, adottivi, nonni che

assolvono la funzione genitoriale da soli o insieme a uno o entrambi i genitori biologici. Nelle famiglie

con madri adolescenti, una sana relazione con la nonna può preservare il B dalle scarse competenze

materne e, inoltre, si è riscontrato che quando le madri hanno 16 anni o meno alla nascita del primo

figlio e sono conviventi con le nonne del B, mostrano una genitorialità più positiva e meno rigida

10

rispetto alle madri non conviventi con i nonni. Le nonne hanno un impatto indiretto sui nipoti in quanto

fungono da modelli per i genitori dei loro nipoti.

Come i genitori contribuiscono allo sviluppo del B.

La letteratura degli ultimi decenni ribadisce come lo sviluppo del B e la sua mente siano formati nel

corso di interazioni significative con adulti particolari, diventa così uno dei compiti principali dei

genitori quello di fornire da subito al B delle esperienze di interazione. I genitori influenzano i loro figli

non solo per quello che fanno ma anche da come organizzano gli ambienti fisico e sociale in cui vive il

B (giocattoli, libri, strumenti messi a disposizione del B).

La responsiveness

La responsiveness (comprensività, sensibilità, simpatia) dei genitori è un tipo di esperienza che

influenza lo sviluppo del B. essa comprende le reazioni contingenti e pronte dei genitori manifestate in

momenti di interazione con i propri B. questo aspetto è importante perché:

• Coinvolge negli scambi quotidiani gli atti del B, le reazioni dei genitori e i loro effetti sul B;

• È predittiva dello sviluppo cognitivo e sociale del B quindi li influenza notevolmente.

Le madri rispondono in molti modi, principalmente con comportamenti di cura o imitativi iniziando un

affettuoso gioco sociale o stimolando l’esplorazione. Questo tipo di scambio è quello che Trevarthen ha

definito intersoggettività intendendo il processo di condivisione dell’attività mentale tra soggetti durante

un qualsiasi atto comunicativo. L’intersoggettività dipende dalla produzione e dal riconoscimento di

movimenti del corpo predisposti per la funzione comunicativa.

In uno studio del 1989 Bornstein e Tamis-LeMonda trovarono infatti B di 5 mesi, figli di madri più

sensibili e responsive, che si abituavano più velocemente a stimoli presentati in laboratorio e avevano

più alti punteggi di preferenza per la novità. Per verificare l’ipotesi che il livello di responsiveness

materna a 5 mesi predica le abilità di linguaggio e le competenze di gioco, Bornstein ha effettuato una

serie di ricerche longitudinali di tipo crossculturale. Le caratteristiche della responsiveness materna

nello sviluppo dei B sono state esaminate in differenti società di New York, Parigi e Tokyo.

- La madre americana, come già detto, promuove l’autonomia del proprio figlio;

- la madre francese vede come naturale anche la sicurezza e il supporto emotivo;

- la madre giapponese vede il proprio figlio come un’estensione di sé e organizza le sue

interazioni per consolidare e rafforzare una mutua dipendenza tra sé e il B.

Nel lavoro di Bornstein e colleghi si sono esaminati diversi tipi di responsiveness.

Il linguaggio: rappresenta un elemento fondamentale per lo sviluppo del B e per il consolidamento della

relazione genitore—B. la motivazione nell’acquisire il linguaggio è di natura sociale e nasce all’interno

di un’interazione con i genitori. Il linguaggio del genitore rivolto al B influenza sia lo sviluppo del B

stesso che il legame che egli stabilisce con lui. Alcune caratteristiche del linguaggio materno

influenzano la velocità di acquisizione linguistica soprattutto in termini di crescite del vocabolario. Altre

caratteristiche del linguaggio materno e dello stile di interazione madre-B possono riguardare diversi

stili di apprendimento delle lingue, chiamate referenziali espressive da Nelson e nominali pronominali

da Bloom, Lightbown e Hood. Non solo i modi in cui le madri usano un linguaggio possono influenzare

l’acquisizione del linguaggio nei loro figli ma anche il linguaggio del B influisce su quello dei genitori.

In uno studio italiano di D’Odorico e colleghi, si è verificato come il linguaggio materno vari con il

crescere dell’età del B. Bornstein e colleghi hanno effettuato degli studi sistematici di confronto tra

11

diverse culture industrializzare e diverse comunità linguistiche individuando differenze nella funzione

del linguaggio materno rivolto al B. Anche gli studi sull’apprendimento delle lingue in culture non

industrializzate e non indoeuropee come Samoa e Kaluli hanno individuato che genitori provenienti da

diverse culture e sottoculture regolano in modo diverso il loro discorso verso i B. ad es. nelle culture

sopra citate c’è poco o nessun linguaggio verso i B fino a quando il B non inizia a parlare da solo.

Questo va contro il pensiero che il motherese sia universale e necessario ai B per l’apprendimento del

linguaggio. O’Neill e colleghi hanno verificato che il linguaggio è spesso accompagnato anche da gesti

(gesturese) che sostengono il linguaggio facendo da supporto allo sviluppo comunicativo. In uno studio

in cui si sono confrontati i B italiani con i B inglesi rispetto allo sviluppo del linguaggio, si è dimostrato

come i B italiani tendano a produrre vocabolari che contengono più nomi che verbi. Inoltre Casadio e

colleghi hanno anche osservato che i B italiani dicono un maggior numero di parole di tipo sociale (es.

nomi di persone) rispetto ai B di lingua inglese e hanno suggerito che tale differenza rifletta la tendenza

degli italiani a vivere molto in contatto con la famiglia allargata.

Gli ambienti urbani del Nord Italia e quelli rurali del Sud differiscono tra loro sotto molto aspetti e

queste differenze possono riflettersi anche nel modo in cui le madri usano il linguaggio quando si

relazionano con i loro figli. Il linguaggio materno è stato esaminato, in uno studio di Camaioni del 1998,

prendendo in considerazione 5 funzioni comunicative: tutoriale, didattica, conversazionale, di

controllo e asincrona. Queste diverse dimensioni del comportamento comunicativo materno riflettono

gli obiettivi specifici della madre in relazione all’attività verbale e non verbale del B (es. dirigere,

sostenere, conversare, ignorare). Esse inoltre, sono disposte lungo un continuum: comportamenti

materni altamente sincronizzati e rivolti al focus attentivo del B che servono a sostenerne l’attività in

corso e ad aiutarlo a raggiungere competenze più avanzata da un lato e all’altro lato comportamenti

materni poco in sintonia con il B che non tengono conto del suo focus attentivo. In generale le funzioni

comunicative più frequentemente rivolte ai B di 13 mesi sono quelle di controllo e di conversazione,

è significativamente maggiore nel

seguite da quella didattica e tutoriale. La funzione comunicativa

Nord Italia rispetto al Sud. Le madri del Nord utilizzano più frequentemente il linguaggio con una

funzione didattica e conversazionale rispetto alle madri del Sud che ricorrono alla funzione di controllo.

Le madri utilizzano azioni direttive in entrambi i contesti. Per quanto riguarda la funzione didattica le

madri del Nord tendono a utilizzare maggiormente descrizioni e dimostrazioni e mentre quelle del

Sud utilizzano etichette linguistiche per oggetti o eventi. L’uso dell’espressione affettiva, inoltre, serve

ad attenuare le espressioni di controllo e di richiesta delle madri e a riportarle in uno stato di calma per

le madri del Nord mentre per quelle del Sud serve a catturare l’attenzione del B per rivolgergli poi

domande e condurlo verso il fare. Possiamo ipotizzare che in un contesto urbano le madri abbiano un

lavoro fuori casa e vivano in famiglie nucleari e che nel prendersi cura del primogenito, spesso figlio

unico, siano desiderose di dialogare con lui e usare il linguaggio per dimostrare, insegnare, fornire

informazioni e valutare le conoscenze del B. questi comportamenti caratterizzano la funzione

didattica del linguaggio materno. In un villaggio rurale, le madri vivono in un contesto più allargato e si

occupano dei loro figli tutto il giorno anche quando svolgono lavori domestici. In un tale contesto le

madri hanno maggiormente bisogno di controllare le azioni dei loro figli attraverso direttive verbali e

non.

Al di là delle capacità e competenze innate che il B possiede nell’apprendimento delle lingue,

l’esperienza e l’ambiente esterno incidono sullo sviluppo linguistico. Risulta pertanto, interessante

analizzare la composizione del vocabolario dei B da una prospettiva crossculturale. In uno studio

condotto da Bornstein e colleghi sono stati messi a confronto B di madrelingua spagnola, olandese,

francese, ebraica, italiana, coreana e inglese-americana. Le madri di ogni paese hanno riferito che i loro

figli pronunciano un numero significativamente maggiore di nomi. In una ricerca condotta nel 1997 su

mamme e B di lingua italiana, inglese e mandarina, è stato riscontrato che le madri cercano di stimolare

12

classi di parole che i B usano di meno. Ad es. le mamme di lingua mandarina fanno ai loro figli più

domande su nomi propri di persone e meno domande su ciò che fanno (verbi) in quanto i loro B

pronunciano più verbi che sostantivi. In uno studio di Bornstein e Cote del 2005 sono state confrontate

le caratteristiche del vocabolario espressivo di B provenienti da diverse comunità linguistiche mettendo

a confronto un contesto urbano e un contesto rurale degli USA, Argentina e Italia. Lo studio è stato

condotto usando una check list riguardante il vocabolario di B di 20 mesi: la early language inventory.

Minime differenze cross culturali linguistiche sono state riscontrate nel vocabolario dei B; tuttavia le

differenze nella composizione del vocabolario sono risultate essere correlate alla diversa valorizzazione

culturale di differenti categorie di parole. Le madri del contesto urbano, inoltre, hanno dichiarato che i

loro figli pronunciano un numero maggiore di parole rispetto ai B che vivono nelle zone rurali. Le

bambine disponevano inoltre di vocabolari più ampi di quelli dei B. inoltre, è stato notato che i B italiani

che vivono in aree rurali dispongono di vocabolari significativamente più ricchi di quelli dei B argentini

delle aree rurali. I B argentini che vivono nelle aree urbane dicono più parole rispetto ai B argentini

delle zone rurali e questa stessa differenza è stata trovata per i B degli USA.

Da questi risultati si evince come fattori contestuali e fattori intrinseci al B possano influenzare

l’apprendimento della lingua.

Il gioco: Il gioco è una situazione in cui i genitori possono offrire ai B diverse esperienze che stimolino

e promuovano le abilità che il B già possiede in modo da favorirne l’adattamento al mondo fisico e

sociale. è stato evidenziato che la possibilità di giocare con un partner più competente può consentire al

B di raggiungere livelli più elevati di attività rispetto a quelli raggiungibili con un gioco solitario.

Giocando con il genitore il B può acquisire una vasta gamma di abilità cognitive e sociali. Valutando il

gioco di 90 diadi madre-B di 20 mesi, si è potuto verificare come la presenza materna favorisca

l’emergere di attività simboliche nel gioco dei B. un elemento principale riguarda il modo in cui la

madre tende ad adeguarsi al gioco del B: il suo ruolo tende ad essere più di supporto affettivo (nel senso

di creare una situazione in cui il B possa giocare) piuttosto che di stimolazione attiva (nel senso di

dimostrare con le proprie azioni attività di gioco più complesse che il B possa imitare). Le madri,

nell’attività di gioco, tendono a utilizzare la simbolizzazione con gli oggetti in maniera duale e sociale

piuttosto che individuale. Ad es. la madre gioca con le tazzine facendo finta di far bere il tè alla bambola

o offrendo al B piuttosto che far finta di berlo lei. In questo tipo di azione ci sembra che si specifichi il

ruolo materno di amplificatore dell’azione del B attraverso il passaggio da azioni rivolte a se stessi ad

azioni con una caratteristica più sociale e interattiva.

Sono emerse differenze anche nel gioco tra maschi e femmine: i maschi sembrano essere caratterizzati

da una prevalenza dell’attività non simbolica. Mettendo a confronto l’interazione genitoriale di madri

meridionali e settentrionali durante il gioco con i loro B, emergono sia delle somiglianze che delle

differenze in particolare quest’ultime si evidenziano introno ai 20 mesi di vita del B in cui le madri del

sud si impegnano maggiormente in dimostrazione di gioco esplorativo e quelle del Nord sono

maggiormente coinvolte in dimostrazioni di gioco simbolico. Inoltre le madri del Nord lodano

verbalmente di più i loro B. In generale, le mamme italiane non cambiamo il loro modo di giocare

durante tutto il secondo anno di vita dei B. A loro volta i B si mostrano in perfetta sintonia con le

mamme nel gioco.

Il gioco nelle diverse culture ma presenta delle varianti ad es. in alcune culture le madri considerano

il giocare con i B una componente centrale del ruolo dei genitori mentre in altre come in quella

messicana, le madri sembrano evitare di giocare con i B.

Madri e padri si coinvolgono con il proprio figlio in maniera diversa infatti il coinvolgimento paterno

appare più giocoso mentre quello materno mirato al conforto e al benessere del figlio. In una ricerca del

’98 si sono messe a confronto le interazioni di 30 triadi madre-padre-B a 3 e 13 mesi durante momenti

13

di gioco e sono stati misurati i genitori rispetto a due dimensioni: gioco sociale e sollecitazione al gioco.

I risultati hanno evidenziato che entrambi i genitori hanno simili modalità di protezione e affettività e

tali somiglianze si protraggono anche nel corso dei 13 mesi. A questa età si riscontra una solo

differenza e cioè che i padri appaiono impegnarsi più a lungo rispetto alle madri in attività

caratterizzate da intensa fisicità volta a stimolare le competenze motorie e sociali del B. Un’ulteriore

differenza è stata rilevata nelle modalità di sollecitazione, dove si è riscontrato che le madri adottano

uno stile didattico più verbale rispetto ai padri suggerendo una preferenza per interazioni tranquille

mediate da giocattoli.

Misurare l’interazione genitore-bambino: la disponibilità emotiva

Il costrutto della disponibilità emotiva (Biringen,2008), nata in ambito clinico, è una misura della

qualità della comunicazione e della connessione emotiva tra caregiver e B. essa può quindi essere

considerata come uno dei principali indicatori della qualità globale della relazione affettiva all’interno di

una diade. In tale prospettiva, la relazione madre-B assume una natura bidirezionale in cui il B possiede

un ruolo attivo nella relazione e quindi non è solo importante come il genitore si comporta ma anche

come il B risponde alle azioni del partner.

La misura della disponibilità emotiva diadica avviene attraverso l’applicazione delle EMOTIONAL

AVAILABILITY SCALES (EAS), strumento osservativo di valutazione della relazione caregiver-B

da Biringen, Robinson ed Emde negli anni ’90. La misura della disponibilità emotiva con le

elaborato

scale EAS include la sensibilità materna ma estende il concetto anche ad altre 6 dimensioni, 4 delle

quali si riferiscono alla disponibilità del genitore e 2 alla disponibilità del B verso il genitore. Rispetto al

genitore, le dimensioni valutate sono:

- La sensibilità: capacità di saper leggere e rispondere in modo adeguato ai segnali del B e fa

riferimento all’abilità del caregiver di essere connesso da un punto di vista emozionale al B;

- La capacità di strutturare l’ambiente (structuring): si riferisce all’attività dell’esplorazione del B

e indica la capacità del genitore di saper offrire al B stimoli per l’esplorazione e per

incrementare le proprie abilità;

- La capacità di non essere intrusivi nelle attività del B (non-intrusiveness): fa riferimento alla

capacità del genitore di essere disponibile al B senza invaderne l’autonomia;

- La non ostilità (non-hostility): fa riferimento alla capacità di rivolgersi al B con modalità

pazienti, piacevoli e armoniose. Per non ostilità del genitore si intendono quei modi di fare con il

B che non siano lesivi, impazienti.

Per quanto riguarda il bambino troviamo le seguenti scale:

- La scala della responsività: valuta il desiderio e la propensione emotiva del B a interagire con il

genitore in seguito a un invito da parte di quest’ultimo. Fa inoltre riferimento alla capacità del B

di esplorare da solo l’ambiente circostante e di rispondere al genitore in modo affettivamente

disponibile.

- La scala del coinvolgimento (involvement) riguarda il grado con cui il B coinvolge e ricerca il

genitore nel gioco.

L’applicazione dello strumento viene fatta già a partire dai primi mesi di vita del B; inoltre si è rivelato

stabile nel tempo e in contesti diversi. Bornstein ha poi evidenziato come la cultura di appartenenza

giochi un ruolo importante nell’influenzare le dimensioni della disponibilità emotiva, infatti in uno

studio tra nazionalità diverse, si è evidenziato come le madri italiane e i loro figli ottengano punteggi più

alti rispetto alle madri argentine e a quelle americane. Questa differenza potrebbe essere dovuta alla

centralità che l’interazione sociale riveste nella cultura italiana. Conseguentemente i B italiani appaiono

14

più vivaci e affettivamente rispondenti rispetto ai B di altre nazioni. Altre ricerche si sono interessate

della situazione di parenting gemellare valutando la madre contemporaneamente nell’interazione con

due figli della stessa età. I risultati hanno mostrato una disponibilità emotiva materna molto simile a

quella della condizione di rapporto della madre con un unico figlio sebbene si notino delle differenze

riconducibili alle differenze individuali dei due gemelli nell’attivare l’interazioni. Rispetto alla figura

paterna, pochi studi sono stati effettuati ma si è evidenziato come i padri presentassero livelli di

disponibilità emotiva inferiori rispetto alle madri. Negli USA le scale EAS sono state applicate nelle

valutazioni di custodia dei B in particolare in uno studio inerente alla valutazione della disponibilità

emotiva in un campione di madri con una storia di abuso alle spalle, si è dimostrato come la disp.

Emotiva di queste madri fosse alterata dall’esperienza di abuso subito nel passato. A distanza di 5 mesi

dalla nascita del B le madri appaiono come significativamente più intrusive nei confronti del proprio B

rispetto al campione di controllo. Quindi la scala della non intrusività sembra essere predittore di

comportamenti maltrattanti e correlata con una relazione di attaccamento disorganizzato.

La disponibilità emotiva può essere di enorme aiuto ai genitori stessi poiché può fornire delle linee

guida da seguire per creare una connessione emotiva sana con il proprio B. Inoltre assume rilevanza in

una prospettiva sia di prevenzione sia di intervento per la pianificazioni di interventi volti alla

promozione della salute e al miglioramento delle competenze al fine di ridurre i fattori di rischio e

aumentare quelli di protezione. Le scale EAS possono essere utilizzate in contesti diversi e con

caregiver diversi, inoltre coprono un ampio spettro di età del B (da pochi mesi fino all’adolescenza) e la

loro somministrazione non costituisce fonte di stress o preoccupazione per i membri della diade in

quanto viene chiesto di giocare come fanno abitualmente.

Da un punto di vita applicativo lo strumento appare in grado di evidenziare i punti di forza e di

debolezza della relazione permettendo la programmazione di specifici interventi e appare anche come

strumento per la valutazione dell’efficacia dello strumento stesso.

Capitolo quarto “Fattori che influenzano la genitorialità”

I fattori che influenzano la genitorialità sono:

1. Le caratteristiche reali o percepite dei B;

2. I processi biologici e le caratteristiche di personalità dei genitori;

3. Le caratteristiche del contesto come la struttura, il SES e la cultura che determina quanto ad es. i

genitori siano severi o permissivi, quali siano i comportamenti dei B che i genitori tendono a

promuovere e così via.

Le caratteristiche del B

La genitorialità è fortemente influenzata dalle caratteristiche del B. I cosiddetti effetti-bambino possono

essere alcuni comuni a tutti i B essendo determinati dalle caratteristiche intrinseche all’infanzia (es. i

neonati hanno una testa più grande rispetto al corpo, occhi grandi, faccia tonda, mento piccolo,

caratteristiche che suscitano nell’adulto delle reazioni di accadimento); altre saranno uniche per ogni B.

La genitorialità e la qualità della relazione genitore-B sono influenzate, pertanto, anche da

caratteristiche strutturali del B come:

- Stato di salute: ad es. per i B prematuri che hanno difficoltà di regolazione dei primi scambi

con i loro genitori come evidenziato ad es. dall’avversione dello sguardo, porta le mamme ad

essere più attive e direttive;

- Genere: ha un ruolo fondamentale nell’organizzare le impressioni, le descrizioni e le aspettative

dei genitori sin dalle prime fasi della vita; 15

- Età: gli studi crossculturali hanno evidenziato che se le madri tendono a utilizzare un linguaggio

più carico sul piano affettivo quando i B sono più piccoli, man mano che i B crescono, le madri

arricchiranno i loro discorsi di un carico di informazioni sempre maggiori.

Regolazione dello stato

Per stato si intende il modo in cui i B riescono a preservare un’omeostasi interna e rispetto all’ambiente;

è stato dimostrato come lo stato del B influenzi il comportamento dell’adulto infatti le madri perdono

una media di 350 ore di sonno durante il primo anno di vita del B a causa dei suoi molteplici risvegli. Lo

stato del B inoltre può essere plasmato dalle abitudini culturali infatti Cole ha documentato il

condizionamento biologico dei B al ritmo sonno-veglia. Tra i Kipsigis (tribù deserto Kenya), i B durante

il giorno vengono portati sul dorso delle madri impegnate nel disbrigo degli impegni quotidiani; questi

B dormono mentre le madri sono impegnate e non cominciano a dormire la notte se non molti mesi

dopo di quanto avvenga per i B americani.

Statura fisica e capacità psicomotorie

In media i neonati misurano circa 49,5 cm e pesano 3,5 kg. Nel corso del primo anno la lunghezza e il

peso dei B aumenta molto e questi cambiamenti accompagnano i progressi nelle abilità motorie del B ad

es. imparare a camminare e a loro volta influenzano il modo in cui i genitori trattano il B

(organizzazione ambiente fisico, il modo di parlare). La crescita psicomotoria può essere influenzata

anche dalle pratiche genitoriali ad es. il ritardo psicomotorio osservato nei B delle tribù di indiani

d’America Hopi a causa dell’inserimento dei B all’interno dei tipici porta bebè con struttura molto

rigida. Anche le aspettative genitoriali svolgono un ruolo importante nello sviluppo motorio ad es. le

madri inglesi di origine giamaicana si aspettano che i figli raggiungano la posizione eretta e la

deambulazione in maniera precoce.

Percezione e pensiero

La capacità di assimilare informazioni attraverso i canali sensoriali migliora nel corso dell’infanzia. Sin

dai primi momenti dopo la nascita, i neonati sono in grado di identificare determinate persone che

parlano, in particolare, la madre; inoltre attraverso le loro reazioni preferenziali, i neonati dimostrano di

possedere un senso dell’olfatto molto sviluppato: la prima suzione presumibilmente viene facilitata

dall’odore delle loro madri e reciprocamente le madri riconoscono l’odore dei loro B con 1-2 giorni di

esperienza. Sin da 4-5 mesi i B sono capaci di discriminare le espressioni facciali associate a diverse

emozioni e dato che i B di questa età non comprendono ancora bene il linguaggio, gli sguardi possono

avere un potere comunicativo maggiore. L’infanzia culmina con lo sviluppo del pensiero

rappresentativo e del linguaggio: nel primo anno ad es. il gioco con gli oggetti è prevalentemente

caratterizzato dalla manipolazione sensomotoria il cui obiettivo è l’esplorazione dell’oggetto. Nel

secondo anno di vita il gioco con l’oggetto assume una qualità simbolica più evidente (es. far finta di

bere da tazze da tè vuote). New ha studiato il gioco in 20 famiglie del Sud Italia e del Nord e ha notato

che le madri raramente tentano di inserire comportamenti di gioco nella loro routine: da un lato

raramente incoraggiano l’esplorazione dell’ambiente e dall’altro il gioco cooperativo con B piccoli non

è considerato importante nell’interazione materna. Le madri italiane riconoscono il desiderio dei B di

giocare ma vedono questo desiderio come compito che appartiene ai fratelli o ad altri membri della

famiglia allargata.

Espressione delle emozioni

Le espressioni emotive evidenziano come i B rispondano agli eventi e i neogenitori prestino

un’attenzione speciale alle emozioni dei B. i B rispondono emotivamente alle espressioni affettive che

16

osservano nelle altre persone ad es. quando le figure di accudimento sono depresse, i B rispondono

mostrando segni di tensione quando osservano momenti di tensione tra i membri della famiglia. I B

difficili, inoltre, sono caratterizzati dalla presenza di intense emozioni negative e richiedono più

attenzione di quanto non facciano i bambini facili. Anche i fattori culturali possono influenzare le

dimostrazioni emotive ad es. per quanto i B rispondano alla separazione dai loro genitori con le stesse

modalità ovunque, le madri possono percepire e interpretare le reazioni dei figli in maniera diversa a

seconda dei loro valori culturali. Sia le madri angloamericane che quelle portoricane tendono a preferire

B che mostrano un equilibrio tra autonomia e dipendenza ma le madri angloamericane attribuiscono

maggiore importanza alla presenza/assenza dei comportamenti individuali nel B mentre le madri

portoricane si concentrano maggiormente sulla capacità di mantenere una condotta adeguata in un luogo

pubblico.

Per quanto riguarda i B con sviluppo atipico ad es. B con autismo, si presentano delle grosse difficoltà

nell’espressione delle emozioni determinando una relativa incomprensione del loro significato da parte

dei genitori portandoli a fornire risposte non adeguate a ridurre il disagio del B e cominciando a sentirsi

inadeguati e poco capaci di soddisfare il proprio B. Il B Per ridurre l’ansia che sperimenta per le

difficoltà nell’essere compreso, potrebbe mettere in atto comportamenti compensatori come isolamento,

stereotipie, ipo o ipercinesia che aumenteranno la difficoltà di comprensione con la madre.

Temperamento e vita sociale

I B influenzano i genitori anche attraverso il loro temperamento individuale. Ad es. le madri dei B

irritabili tendono ad avere minor contatto fisico e visivo e sono meno responsive e meno coinvolte con i

loro figli. Mentre altri B sono maggiormente in grado di ottimizzare la loro attenzione e le loro

emozioni riuscendo a coinvolgere i genitori in scambi di attenzione congiunta.

Durante l’infanzia si ha la graduale comparsa della consapevolezza sociale portando i B ad assumere un

ruolo sempre più importante nell’avviare e mantenere le interazioni sociali. A 2 mesi di età i B

instaurano interazioni complesse e responsive con i loro genitori, interazioni caratterizzate da uno

scambio reciproco nella forma di lallazioni, sguardi, sorrisi. Su questa base i B sviluppano un senso di

esperienza condivisa definita intersoggettività. Le interazioni madre-B sono state descritte come la culla

della comprensione sociale per il ruolo che hanno nello sviluppo delle successive relazioni sociali,

inoltre la qualità delle relazioni nella diade può incidere sulle relazioni del B con gli altri influenzando la

sua capacità di avviare interazioni e la probabilità di trarre da queste dei benefici. I Gusii del Kenya

utilizzano l’espressione <lo zoppo si è svegliato> per dire che nel momento in cui i B imparano a

camminare diventano anche fisicamente più vulnerabili infatti i B che stanno in piedi sono percepiti più

grandi dagli adulti che quindi li trattano di conseguenza. I genitori ad ogni progresso del B, devono

diventare più attenti e vigili su una serie di circostanze nuove e potenzialmente pericolose, comunicando

ai b strategie volte a regolare i loro comportamenti.

Caratteristiche intrapersonali e intrapsichiche della genitorialità

Anche le caratteristiche biologiche del genitore modellano la genitorialità (es. l’età. La dieta, lo stress,

malattie, esposizione a tossine ambientali o anestetici). Studi condotti con tecniche di neuroimaging

hanno rilevato che le madri, in risposta al pianto del B mostrano un’attivazione neurale nelle strutture

limbiche e l’attivazione bilaterale della corteccia orbito-frontale quando vedono immagini dei propri

figli ma non quelle di altri B. tali effetti neuroplastici hanno la funzione di rispondere ai bisogni

biologici della cura del B; ciò può essere un elemento decisivo nella formazione dei legami e

nell’assicurare la sopravvivenza e il benessere della prole, promuovendo la fitness riproduttiva nelle

diverse generazioni.

Papousek e Papousek hanno sviluppato il concetto che le pratiche genitoriali siano biologicamente

17

programmate negli esseri umani. La genitorialità intuitiva implica delle risposte che sono

evolutivamente adattate all’età e alle capacità del B e hanno l’obiettivo di potenziare il suo adattamento

e il suo sviluppo. I genitori mettono in atto programmi di genitorialità in maniera inconscia che non

richiedono il tempo e lo sforzo delle decisioni consce ed essendo più rapidi e efficienti, utilizzano una

quota minore della riserva attentiva. Un esempio di tali pratiche genitoriali inconsce è l’uso del

linguaggio diretto ai B che ha delle caratteristiche particolari nella prosodia (tono più alto, ampia

gamma di frequenze), nel lessico (forme speciali come pappa) e nel contenuto (restrizioni agli argomenti

conosciuti dal B). gli studi cross culturali testimoniano che il linguaggio diretto al B è universale e a

sostegno di questa ipotesi troviamo l’esperienza delle madri non udenti o dei non genitori che

comunicano con un B modificando il loro linguaggio.

Personalità e famiglia di origine

Brofenbrenner e Morris hanno affermato che i fattori di personalità costituiscono le caratteristiche della

forza della persona che più probabilmente influenzeranno lo sviluppo dei B in quanto la personalità non

solo influenza la genitorialità direttamente ma modella anche altri fattori come la scelta del coniuge, le

relazioni coniugali, esperienze occupazionali. Gli aspetti della personalità che favoriscono una

genitorialità positiva includono la consapevolezza empatica, la prevedibilità, la non intrusività e la

disponibilità emotiva; ma anche l’efficacia percepita infatti quando un genitore si sente competente

viene rinforzato e quindi motivato a essere coinvolto in ulteriori interazioni con i propri figli che a loro

volta forniscono ulteriori opportunità per leggere i loro segnali, interpretarli correttamente e rispondere

in maniera appropriata.

Una madre con uno stile di attaccamento sicuro tenderà ad avere un B sicuro, così come una madre con

attaccamento insicuro evitante avrà un B con lo stesso stile di attaccamento. Fraiberg, Adelson e Shapiro

parlano in particolare di <fantasmi intorno alla culla> per fare riferimento alle esperienze che una

persona ha avuto con i propri genitori e che possono avere effetti continuativi sulla sua modalità di

diventare genitore. I figli delle donne che riferiscono di avere rappresentazioni mentali sicure del

proprio attaccamento alla propria madre svilupperanno B con attacc. Sicuro. Gli studi hanno però

riscontrato bassi livello di accordo tra gli stili di attacc. Paterno e quello del B infatti è più probabile che

un padre con attaccamento sicuro abbia un B anch’esso sicuro che padri con attacc. Insicuro abbiano

figli con lo stesso tipo attaccamento nei suoi confronti.

Età è fase della vita

L’età e la fase vitale della persona possono avere effetti sulla genitorialità. Madri adolescenti

sperimentano un numero maggiore di problemi relativi alla gravidanze e al parto e hanno B meno sani

rispetto alle madri più adulte; inoltre esprimono attitudini meno inclini all’accudimento di B e

aspettative meno realistiche rispetto alle madri più grandi. Nonostante l’aumento dei rischi di patologie

varie nei figli di madri di età superiore ai 35 anni, le condizioni generali della maternità sembrano essere

più favorevoli infatti queste madri tendono più spesso a rispettare una dieta sana e ad aumentare di peso

in maniera adeguata durante la gravidanza, mentre il fumo è meno frequente. L’età viene spesso

considerata come un indice di maturità in quanto si possiede più esperienza e si hanno più conoscenze,

sentendosi pertanto, psicologicamente più pronte ad assumersi il ruolo della maternità.

Caratteristiche contestuali, struttura familiare e status socioeconomico

Anche i fattori sociali condizionano e indirizzano le credenze e i comportamenti dei genitori, tra questi

troviamo la struttura familiare, il SES e la cultura.

La genitorialità è influenzata dalla configurazione familiare e tra i cambiamenti più evidenti nelle

dinamiche familiari troviamo la nascita di un secondo figlio nei confronti dei quali un genitore si

18

coinvolgerà e risponderà in maniera differente rispetto ad un primogenito. Infatti le madri si

coinvolgono ed esprimono affetti più positivi ai loro primogeniti che ai figli successivi. Inoltre non è

detto che lo stesso genitore eserciti il proprio ruolo in maniera analoga con ogni figlio. I genitori

possono trattare i figli in maniera diversa a causa di differenze di età dei B o di livello cognitivo, o di

caratteristiche della personalità o di genere o altre esperienze personali.

Il SES produce degli effetti sulla genitorialità influenzando l’ambiente di casa e altre pratiche dei

genitori nei confronti dei figli. Il livello di istruzione dei genitori è un fattore chiave del SES infatti le

madri con SES inferiore fanno meno riferimento a libri per la crescita dei propri figli rispetto alle madri

con un livello medio-alto di SES. Ancora un basso SES e una scarsa educazione sono fattori di rischio

nella genitorialità e nello sviluppo del B in quanto queste madri promuovono pratiche educative rigide e

incoerenti e favoriscono meno stimolazioni complessive. Le madri di classe sociale media conversano di

più con i loro figli e in modo più sofisticato rispetto a quelle di livello più basso. I genitori con SES

inferiore ritengono di avere un minor controllo sul futuro dei Loro figli rispetto ai genitori con alto SES.

Cultura

Essa influenza in maniera pervasiva il modo in cui i genitori percepiscono la genitorialità e la mettono in

pratica. La sua influenza è esercitata sin dalle prime fasi della vita nei termini di quanto i B possono

esplorare in libertà, di quanto i genitori si prendono cura dei figli, di quanto gli adulti sono accudenti o

restrittivi.

Le credenze culturalmente condivise sono così potenti che i genitori a volte agiscono basandosi su di

esse più di quanto non si basino sul sentimento che provano verso i loro figli. Nelle isole Samoa, ad es.

gli adulti sono così convinti che i piccoli abbiano un carattere forte e volitivo che indipendentemente da

ciò che un B potrebbe voler dire, i genitori tendono a riferire che la prima parola dei figli sia TAE cioè

cacca. Capitolo quinto “Idee e credenze genitoriali”

Con l’espressione idee dei genitori ci riferiamo a quell’insieme di credenze, conoscenze, aspettative che

i genitori hanno rispetto al loro compito e che influenzano le pratiche e gli stili che condizioneranno a

loro volta lo sviluppo del B. le idee contribuiscono anche alla continuità della cultura aiutando a definire

i modelli culturali e trasmettendo le informazioni culturali attraverso le generazioni.

Le conoscenze dei genitori

Un genitore possiede delle conoscenze sulla genitorialità quando sa come ci si prende cura del B, come

esso si sviluppa e i diversi ruoli che i genitori giocano nella sua vita. La conoscenza include quindi

obiettivi, attitudini, aspettative, percezione e attributi. La conoscenza che i genitori posseggono

costituisce un punto di riferimento che li aiuta a interpretare i comportamenti dei loro B e influenza le

decisioni che essi prendono ogni giorno in merito alla cura dei loro figli. Inoltre, conoscenze adeguate

permettono ai genitori di avere aspettative più realistiche e di comportarsi probabilmente in modo più

appropriato con i propri figli; al contrario genitori che non hanno informazioni accurate sullo sviluppo

del B coltivano aspettative non realistiche circa la crescita dei propri figli e sperimentano un maggior

livello di stress. Le conoscenze genitoriali includono anche la comprensione dei bisogni fisici,

socioemotivi e cognitivi dei B durante il loro sviluppo.

Le ricerche sulla genitorialità hanno anche identificato come queste conoscenze vengano acquisite:

Libri e articoli di giornale per i genitori della classe media;

Amici e parenti per genitori giovani e con poca esperienza. 19


ACQUISTATO

3 volte

PAGINE

27

PESO

429.39 KB

AUTORE

roxx86

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Interventi a Sostegno della Genitorialità, basato su appunti personali e studio autonomo del libro consigliato dal docente Genitorialità: Fattori Biologici e Culturali dell'Essere Genitori di Bornstein e Venuti.
Argomenti trattati: genitorialità, fattori di rischio, fattori protettivi, meccanismi neurologici, relazione madre-bambino, relazione padre-bambino, tassonomia genitorialità.
Voto esame 28


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia clinica dello sviluppo e delle relazioni
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher roxx86 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Interventi a sostegno della genitorialità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Cassibba Rosalinda.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Interventi a sostegno della genitorialità

Riassunto esame Interventi a Sostegno della Genitorialità, prof. Cassibba, libro consigliato L'Affidamento Familiare
Appunto
Memoria per i volti
Dispensa
Riassunto esame Psicopatologia, prof. Stella, libro consigliato I destini di Narciso, Stella
Appunto
Psicologia forense oggi
Dispensa