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Introduzione

Il compito di essere genitori è il compito principale che l’evoluzione ha assegnato a un uomo e a una

donna per garantire la sopravvivenza della specie cioè di quegli individui che hanno la migliore capacità

di adattarsi all’ambiente e di riprodursi. La relazione genitore-B ha quindi una base biologica che

garantisce il comportamento di cura e di protezione di un adulto verso i piccoli.

Un compito evolutivo di tutte le specie garantire la sopravvivenza del piccolo .

Da una parte troviamo i mammiferi di piccola taglia come i topi, i cui piccoli si presentano alla

nascita come poco sviluppati e le cure parentali sono brevi ma assi intense con una lunghezza di

vita breve.

Dall’altra gli esseri umani sono mammiferi con piccoli precoci ma la cui maturazione è molto

lenta.

La neotenia della specie umana. l’immaturità alla nascita del piccolo dell’uomo è in stretta relazione

con le caratteristiche anatomiche della donna e in particolare con le dimensioni del canale del parto che

costituisce un limite per le dimensioni della testa del feto ma, nel corso dell’evoluzione, l’immaturità del

piccolo alla nascita è stata bilanciata da un più lungo periodo di cure parentali. A fronte delle aumentate

capacità del cervello, la sua parte più nuova, dal punto di vista evoluzionistico è predisposta alle

funzioni cognitive superiori; proprio per ciò è particolare e speciale il legame che unisce i genitori al

proprio B.

I comportamenti parentali. Per rendere efficace la sopravvivenza e il benessere del piccolo, le madri

sono fornite di una motivazione innata alla cura dei piccoli che include il nutrimento (con le ghiandole

che producono il latte), la termoregolazione e la protezione (ad. Es. rispondendo ai segnali di allarme);

si parla di comportamenti parentali. A loro volta i piccoli nascono con un’innata tendenza a richiedere

la vicinanza di un adulto mediante i comportamenti di attaccamento che agiscono da segnali (es. pianto:

al pianto del B corrisponde l’azione della madre del prendere in braccio il B, cui segue il ruotare la testa

del B verso il seno, l’assumere la posizione di allattamento della madre, l’afferramento del capezzolo da

parte del B e l’inizio della suzione che determina la fuoriuscita del latte con deglutizione, distensione

gastrica e successivo stato di calma). Un B forte che si attacca facilmente al seno e che succhia con

vigore, rende molto facile il compito di nutrizione, determinando soddisfacimento e positività nelle

reazioni materne; al contrario un B poco vigoroso, che succhia lentamente o che perde facilmente il

capezzolo dalla bocca induce nella madre un senso di incapacità e di ansia che renderà ancora più

difficile questo momento. Una continua influenza tra comportamenti materni e del B permette la nascita

di quell’interdipendenza così stretta che forma la mente e il funzionamento cognitivo del B e che rende

la relazione parentale unica e fondamentale tale da influenzare per tutta la vita gli esseri umani.

La relazione madre-B come un comportamento ambientalmente stabile. Il concetto di

comportamento stabile si deve a Hinde che sostiene che tutto il comportamento umano dipende sia dai

geni che dall’esperienza e considera le caratteristiche comportamentali come situate lungo un continuum

che va da quelle relativamente stabili nei confronti delle influenze ambientali a quelle relativamente

labili. Le caratteristiche stabili si presentano in tutti i tipi di ambiente mentre quelle labili sono più

variabili e compaiono in ambienti più limitati.

Bowlby ritiene che nella specie umana ci siano molti comportamenti ambientalmente labili che

permettono al B di adattarsi a variazioni ambientali ne deriva che l’attaccamento è un sistema

comportamentale ambientalmente stabile cioè poco influenzato da variazioni ambientali. Il

1

comportamento di attaccamento cioè il primo legame che unisce il B alla madre, per Bowlby può essere

compreso solo in un contesto evoluzionistico in quanto ha delle basi biologiche trasmesse al B per via

genetica. 3 evidenze a favore di questa ipotesi:

1. Un animale isolato ha molte più probabilità di essere attaccato rispetto a un animale aggregato ai

membri della sua specie;

2. Il comportamento di attaccamento si manifesta con particolare intensità in quegli animali

particolarmente vulnerabili;

3. E si manifesta anche in situazioni di allarme.

La relazione padre-B come un comportamento ambientalmente labile. I compiti che il padre assolve

e il tipo di coinvolgimento che realizza con il proprio figlio sono condizionati dagli eventi storici e

sociali. Secondo le ipotesi di antropologi e sociobiologi il maschio, per realizzare un investimento

parentale (mettere in atto comportamenti volti ad accrescere la sopravvivenza della prole) deve avere un

alto grado di sicurezza della paternità: il matrimonio, in quest’ottica, diventerebbe un’istituzione

finalizzata all’allevamento dei figli, a una cooperazione economica tra i coniugi e tra una rete di

parentela estesa. Mentre la relazione madre-B è unica e diadica, quella del padre con il B è generalmente

triadica, essendo quasi sempre mediata dalla figura materna. Proprio per questo, il ruolo paterno svolge

un effetto indiretto sullo sviluppo del B come: sostenere la moglie durante la gravidanza, appoggiando

i suoi sforzi dopo la nascita del B, allentando le sue ansie, facendola sentire competente, sicura,

fiduciosa in se stessa, essere di sostegno dal punto di vista economico e morale. Per questa diversità di

ruoli che si parla di genitorialità o parenting o comportamenti parentali per fare riferimento al ruolo che

assumono sia la madre sia il padre nella cura e nella crescita del figlio. L’interesse per la figura paterna

in ambito psicologico inizia solo verso la fine degli anni ’70 quando i padri cominciarono ad assumere

funzioni dirette nella cura della prole. In 3 modi i padri possono essere coinvolti con i propri figli:

1. Interazione molto stretta basata sul gioco, il contatto e la cura;

2. Disponibilità e accessibilità per il B ma non necessariamente un coinvolgimento diretto nella

cura;

3. Assunzione di responsabilità e partecipazione alla crescita del figlio.

Sostegno economico è una quarta funzione fondamentale infatti il sostegno economico è un criterio

importante per la selezione del maschio e costituisce un’importante attrattiva per il matrimonio. Il

coinvolgimento del padre nella cura del figlio è condizionato anche da variabili interpersonali infatti

sembrerebbe che il padre abbia un maggiore coinvolgimento con i figli quando la struttura familiare è

monogamica ed entrambi i genitori vivono nel nucleo familiare. Anche la relazione che si è avuta con il

proprio padre sembra influenzare il coinvolgimento paterno.

L’influenza della cultura sulla relazione genitori-B. Madri provenienti da differenti culture si

differenziano non solo per il diverso tipo di attaccamento con i figli e per le diverse aspettative ma

anche per le finalità attribuite alla cura dei B. I genitori trasmettono e insegnano ai loro figli valori

culturali, abilità, credenze e motivazioni. In questa situazione potrebbe essere molto difficile distinguere

fra trasmissione culturale e trasmissione biologica visto che si apprende dal proprio stesso generatore.

Questo è un processo di trasmissione verticale estremamente utile per la socializzazione di un B

all’interno della società di appartenenza. L’inculturazione è invece, un processo che coinvolge i

genitori, altri adulti e pari in una rete di influenze che agiscono sull’individuo, ognuno delle quali può

limitare, formare e dirigere lo sviluppo dell’individuo. Il risultato finale è una persona competente nella

cultura per quanto riguarda il suo linguaggio, i riti, i valori e le credenze. 2

Correlati neuronali nella relazione genitoriale. Nuove tecniche di ricerca stanno permettendo di

conoscere meglio il funzionamento del cervello per capire come decodifichi e risponda agli stimoli

provenienti dal B. le nuove tecniche sono quelle che si basano sull’analisi delle immagini del cervello in

situazioni di stasi o attività. La risonanza magnetica funzionale è una tecnica non invasiva che può

essere utilizzata per acquisire dati sul funzionamento del cervello di fronte a stimoli precisi in cui

l’attività del cervello è misurata come un cambiamento nell’ossigenazione del sangue in determinate

zone. Sono state evidenziate aree specifiche del cervello che si attivano in risposta ad alcune

stimolazioni infantili e che fanno pensare alla presenza di circuiti specifici predisposti all’attivazione e

alla regolazione dei comportamenti di attaccamento. Un modello di funzionamento del cervello dei

genitori, presentato da Swain, può partire da quelli che sono i segnali infantili cioè quegli stimoli di tipo

uditivo, visivo, olfattivo che il B lancia verso l’adulto e che sono raccolti ed elaborati sia a livello di

corteccia cerebrale (processi superiori) sia a livello di circuiti sottocorticali (mediano i comportamenti

più emotivi, istintivi). Gli stimoli provenienti dal B (A) possono essere codificati dalla corteccia

cerebrale sensoriale e conducono all’attivazione dei processi di memoria e delle aree motivazionali (B).

in particolare determinano l’attivazione di aree corticali e moduli limbici (C) e nello specifico:

1. Aree sottocorticali e parti del sistema limbico correlato al sistema di cura;

2. Sistema relativo alla cognizione e alla memoria (processi di empatia e mentalizzazione) che

consente al genitore di immedesimarsi nel B e di comprenderne il bisogno e di pianificare azioni

per ridurne il bisogno o il disagio;

3. I sistemi di allarme, preoccupazione-ansia, che aumentano l’attivazione del genitore e regolano

la preoccupazione.

Questi moduli del cervello interagiscono e determinano una coordinazione dei sistemi comportamentali

necessari per agire i comportamenti parentali che forniscono nuovi impulsi al sistema sensoriale durante

gli scambi con il B che genera a sua volta nuovi impulsi (A). Molti possono essere i fattori che possono

alterare questo scambio: modalità di parto, allattamento, storie personali e sociali, esperienze di vita,

stato di salute mentale. È su questi fattori che occorre agire con interventi di supporto alla genitorialità,

psicologici e se necessario farmacologici per evitare che problematiche e difficoltà vengano trasmesse

alle generazioni successive. 3

CAPITOLO 1 “ESSERE GENITORI”

Ogni giorno circa 750.000 adulti diventano genitori. Questo significa assumere uno status che dura per

tutta la vita, implicando numerose conseguenze. Il principale oggetto di attenzione e di azione

dell’essere genitori è il B che non può crescere e svilupparsi come individuo in modo autonomo. La

psicologia evoluzionista distingue la gestazione dal prendersi cura:

Le specie meno evolute utilizzano principalmente il mettere al mondo non occupandosi

successivamente dei propri piccoli;

I mammiferi, invece, tra cui l’uomo, utilizzano metodi per prendersi cura dei cuccioli per un

periodo di tempo variabile da specie a specie.

Per l’essere umano l’infanzia rappresenta il tempo in cui si formano i primi legami sociali, si conosce il

mondo fisico e le emozioni umane; i genitori quindi sono gli agenti della socializzazione del B. i

genitori sono impegnati sia con il compito di acculturare i figli per prepararli alle varie situazioni che

caratterizzano l’ambiente e allo stesso tempo, hanno un lavoro a breve termine che consiste nella

continua decodifica delle informazioni in ingresso e dei rapidi cambiamenti che i B manifestano. Il

ruolo dei genitori è quello di educare il B ad avere comportamenti accettabili per la sua età così come di

preparare il B ad acquisire una varietà di ruoli e a saper vivere in contesti diversi. Alcune di queste

conoscenze dell’essere genitori, sono parte del nostro patrimonio genetico, altre vengono apprese nella

cultura di appartenenza.

Da parte loro, i B sono pronti ad apprendere dalle cure parentali infatti la prima infanzia è un periodo in

cui gli esseri umani sono plastici, aperti alle influenze della famiglia di origine, al linguaggio che

parlano, al cibo che preferiscono, alle credenze religiose e politiche. I B, inoltre, mostrano una grande

quantità di affetto ai genitori per il loro duro lavoro e per la loro responsabilità.

Da ciò si deduce che la genitorialità è un requisito per la sopravvivenza e il successo della specie umana.

Essere genitori significa assumere nuove responsabilità verso se stessi e verso gli altri e si propone come

un’esperienza di trasformazione in diversi aspetti della personalità (autoefficacia, aspettative, controllo

personale, ansia e depressione).

Che cosa è la genitorialità?

I genitori sono i più vicini protettori, fornitori e proponenti della propria progenie. I genitori biologici

contribuiscono al patrimonio genetico e i genitori, assieme alle altre figure di riferimento, plasmano le

esperienze del B. Il numero complessivo di interazioni tra genitori e bambini avviene durante la prima

infanzia, periodo durante il quale i genitori trascorrono più di due volte il tempo che poi passano nella

fanciullezza: quindi i genitori determinano la maggior parte dell’esperienza precoce del B.

Storia e teorie della genitorialità

Le discussioni sulla genitorialità risalgono all’antica Babilonia con il Codice di Hammurabi, più tardi

Platone, nelle Leggi, teorizzò sul significato della genitorialità. Nel corso dei secoli sono emerse

notevoli teorie relative al tipo di educazione migliore che avrebbe assicurato l’ordine sociale. Fu solo

nel XX secolo che la genitorialità divenne oggetto di studio specifico. Lo studio formale sulla

genitorialità nasce dal tentativo di sistematizzare cosa i genitori fanno quotidianamente osservando i

loro B. le prime riflessioni sulla cura dei B emergono sottoforma di diario contenente le descrizioni dei

B nel loro ambiente naturale, scritti dai loro genitori (biografie di bambini). I genitori, in passato, erano

visti come trasmettitori di cultura e i B come vasi vuoti da riempire gradualmente con i repertori sociali

necessari; oggi invece, complessi modelli di socializzazione coinvolgono processi bidirezionali e

transazionali. 4

Freud, circa il ruolo primario dei genitori nello sviluppo del B, ipotizzò che la personalità dei genitori

determina la natura della genitorialità, la relazione madre-B e lo sviluppo del B, come i B internalizzano

i modelli dei loro genitori e adottano i loro valori.

Gli studi sull’apprendimento (Watson; Skinner) hanno dimostrato come alcuni comportamenti

specifici (sorrisi, vocalizzazioni) possano essere condizionati o estinti. La teoria dell’apprendimento

sostiene che il metodo principale da cui il B impara è attraverso le azioni dei genitori. In accordo con la

teoria dello scaffolding, afferma che lo sviluppo cognitivo e sociale avviene mediante l’interazione con

partner più competenti che non rimproverano, puniscono o correggono il B ma forniscono una struttura

per l’apprendimento che aumenta la probabilità di successo dei B nei loro tentativi di apprendere (B

imparano mediante scambi interattivi con un partner).

Le teorie interazioniste di Piaget suggeriscono che i B usano gli input parentali nel determinare quello

che imparano.

Bowlby sostiene che genitori e B sviluppino reciprocamente i loro comportamenti, mediante la

formazione dei modelli operativi interni (rappresentazioni mentali dell’attaccamento), che influenzano

la natura delle nuove rappresentazioni che si formeranno nella vita. Un genitore sensibile e responsivo

fornisce una base sicura da cui il B sviluppa cooperazione, autoregolazione e iniziativa sociale e aiuta il

B a internalizzare i valori sociali, a esplorare il mondo e iniziare scambi sociali con gli altri.

La visione della famiglia nella teoria dei sistemi afferma che la relazione tra un genitore e il figlio è

governata non solo dalle caratteristiche di ogni individuo ma anche dai modelli transazionali tra loro e

gli altri e quindi la responsività genitoriale è determinata anche dai modelli che genitore e B hanno

creato insieme. Come altri sistemi viventi, le famiglie si battono per conquistarsi un equilibrio dinamico

tra le esperienze di crescita e maturazione da una parte e i bisogni dall’altra.

Capitolo secondo “Genitorialità e cultura”

Il concetto di cultura

In senso generale, con il termine cultura ci si riferisce a quell’insieme di eredità sociali che

rappresentano un’importante risorsa per la vita di un gruppo sociale ossia per gli abitanti di un paese.

Nella definizione di cultura di McGrew è presente l’assunto che un comportamento specifico del

gruppo sia acquisito, almeno in parte, attraverso le influenze sociali e che il processo di apprendimento

sociale attiva o sostiene la conformità comportamentale.

Nel XX secolo, con il lavoro di Boas, il concetto di cultura come progresso è stato gradualmente

sostituito dall’idea che tutte le culture sono il prodotto dell’adattamento agli eventi della vita nel corso

del tempo. Quando la Mead cominciò a studiare la cultura e lo sviluppo di società non alfabetizzate,

cominciò a fare riferimento ad un’idea di cultura intesa come un insieme delle eredità sociali acquisite

da parte di un gruppo sociale nelle diverse situazioni storiche ed ecologiche. Tali eredità sociali

rappresentano un’importante risorsa per la vita delle persone che vivono in quelle società. Quando La

Mead parla di conoscenze ereditate e risorse attuali, fa riferimento ad es. alle attitudini genitoriali verso

gli adolescenti e alle abitudini collegate alle attività sessuali dei giovani oppure ai modi in cui il popolo

di Mani costruiva le proprie case su palafitte, sorvegliava i propri B o utilizzava spiegazioni animistiche

per gli eventi.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher roxx86 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Interventi a sostegno della genitorialità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bari o del prof Cassibba Rosalinda.
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