Søren Kierkegaard
La biografia di Kierkegaard rappresenta il punto di riferimento della sua riflessione filosofica. Kierkegaard è una personalità unica della cultura europea dell’Ottocento; è in qualche modo la controfigura di Hegel: mentre quest’ultimo è interamente risolto nella riflessione sulla civiltà esteriore dell'Europa, la riflessione di Kierkegaard ha un tono intimo, verte su Dio e sulla persona, sugli eventi interiori della coscienza, di modo che anche gli eventi esterni possono avere senso per lui nella misura in cui abbiano risonanza nell'io.
«Io purtroppo non sono cristiano, sono un poeta del Cristianesimo, sono uno che descrive il Cristianesimo. Questa è la mia fatalità, la fatalità della mia vita».
Nelle esperienze che egli passa, nei suoi rapporti (il suo rapporto con la fidanzata, Regina Olsen, il suo rapporto col padre) egli si rende conto di non riuscire a viverli veramente come rapporti cristiani. Si accorge che ha un qualcosa che lo tira fuori, che lo esclude dall'essere quel certo singolo, uomo comune senza pretese di eccezionalità, si accorge di essere un uomo che è fuori dall'ordine degli altri uomini. Egli parla, alla maniera di San Paolo, di un «pungolo della carne». C'è qualcosa che gli impedisce di accedere al fidanzamento, di accedere al matrimonio e perciò rompe il fidanzamento con Regina Olsen, lo rompe e dichiara che ne farà il tema della sua riflessione poetica di tutta la vita.
Kierkegaard è come calamitato da queste pulsioni profonde ma appare tuttavia restio a dichiararle e ad esplicitarle; per questo motivo si mette in comunicando e tematizzando le sue prospettive filosofiche attraverso pseudonimi, che sarebbe meglio definire maschera, in quanto non rimandano sempre ad una stessa identità soggettiva, ma implicano l'uscita da se stesso e l'adozione di un altro punto di vista eteronomo. Il paradosso del suo restare legato alla propria biografia, alla propria identità personale, da una parte, e dall'altra il bisogno di uscire da sé, assumendo sempre nuove maschere e nuovi volti, trova una risposta nel concetto kierkegaardiano di verità.
Esistenza
Anche per Heidegger l’esistenza umana, l’”essere dell’essere” è fondamentalmente possibilità; questo porta ad essere anch’egli un critico nei confronti del sistema onnicomprensivo hegeliano, tanto che l’opera fondamentale del primo Heidegger, Essere e tempo, prende le mosse dal registrare una progressiva dimenticanza del senso dell’Essere, dovuta al diffondersi di uno dei vari pregiudizi di matrice hegeliana secondo cui l’Essere è un concetto talmente vuoto da non avere significato.
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