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POTE RE E C O M U NI CA ZI ON E

Sociologie dell’opinione pubblica

Stefano Cristante

Liguori Editore

Potere e Comunicazione 1

POTE RE E C O M U NI CA ZI ON E

Sociologie dell’Opinione Pubblica

Stefano Cristante

Introduzione

Una riflessione teorica sul concetto di opinione pubblica deve primariamente evitare di considerare questa

come l’insieme di individui che consumano i mezzi di comunicazione di massa.

Un primo suggerimento per un corretto inquadramento del termine, è l’affermazione di David Hume per la

quale “risiede solo nell’opinione la base del governo”. I filosofi empiristi si resero conto delle conseguenze

dei mutamenti sociali e della grande divulgazione delle informazioni che si stavano verificando nel Settecen-

to.

L’opinione, da sinonimo di “apparenza” o illusione cognitiva”, viene ad indicare ciò che gli individui costrui -

scono mentalmente e socialmente per avvicinarsi ad una idea propria di mondo, in cui di strategica importan-

za sono gli aspetti di sedimentazione culturale e dell’imporsi di immaginario collettivo. Stava diventando

questo l’orizzonte di misurazione del consenso politico necessario per esercitare il governo.

Habermas colloca storicamente la nascita dell’espressione “opinione pubblica” nella fase di ascesa della bor-

ghesia nei luoghi di governo della società (XVII-XVIII sec.), agevolata dallo sviluppo sempre più rapido dei

mezzi di informazione e pubblica discussione ( è il periodo di apoteosi della Galassia Gutenberg di Mcluhan,

della moltiplicazione mediale e della diffusione di forme argomentative razionali). Di opinione pubblica

quindi si poteva parlare solo in funzione della sfera pubblica borghese, quale espressione dei privati cittadini

riuniti in quanto “pubblico” (un soggetto sociale e culturale che conduceva una epocale lotta di emancipazio -

ne, una “collettività autovalorizzata”).

In questo periodo viene meno la segretezza del potere e lo svolgimento del suo esercizio, proprio grazie ai

mezzi di informazione che diffondono decreti, relazioni delle sedute parlamentari, ecc, e quindi sorge il desi-

derio di un esercizio re-distribuito del potere.

Habermas analizzza le trasformazioni dell’idea di opinione pubblica nel nuovo scenario dell’industrializza-

zione: nuove masse di provenienza popolare ed operaia entrano nella sfera pubblica, portando ad uno sfarina-

mento dello stesso concetto di “opinione pubblica” a seguito della perdita della sua funzione razionalizzatri -

ce. Si genera un modello di passività generalizzata in cui il pubblico da attore diviene spettatore. l’industria

culturale occidentale promuove se stessa a regolatore del mercato delle idee, delle emozioni collettive, del-

l’immaginario, dei modelli di identificazione sociale.

Da ciò ne consegue:

- Una critica generale della modernità (approccio critico), intesa come ideologia dell’alienazione e del con -

formismo;

- Un giudizio negativo contro i media di massa e la loro valenza comunicativa.

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Parlare di opinione pubblica “razionale” (formata da cittadini liberi di sostenere le proprie convinzioni e or-

ganizzarsi in base ad esse) diviene obsoleto in un contesto in cui i mezzi di comunicazione di massa sono so-

spettati di manipolazione ed induzione della passività collettiva (si vedano a questo proposito le riflessioni

della Scuola di Francoforte, Mills e Baudrillard).

Niklas Luhman considera terminata la funzione sociale dell’opinione pubblica liberale, pur riconoscendo al-

l’opinione pubblica contemporanea il ruolo di selezionare i temi principali dell’attenzione della sfera istitu-

zionale.

Un diverso genere di approccio al tema dell’opinione pubblica è quello amministrativo, per il quale le distri-

buzioni di opinioni sono indagabili empiricamente all’interno di un gruppo grazie ai sondaggi. Per Robert K.

Merton le ricerche sulla comunicazione di massa si sono sviluppat principalmente in risposta ad esigenze di

mercato, per valutare le reazioni del “pubblico” come insieme di consumatori, di cui i sondaggi di opinione

possono monitorare gli orientamenti.

Dopo un primo periodo di registrazione dell’impatto formidabile dei media sul comportamento collettivo, se-

gnato dall’influenza delle teorie comportamentistiche, la mass-comunication research americana ridimensio-

nerà l’effetto totalizzante dei media. E’ di Lazarsfeld la “teoria degli effetti limitati dei media” e del “flusso

di comunicazione a due livelli”, secondo la quale i messaggi mediali vengono recepiti da opinion leader che

successivamente li diffondono (filtrati dalle loro opinioni) tra la popolezione. L’opinione pubblica è sì la di-

stribuzione analizzata degli atteggiamenti, ma deve avere effetti sulla sfera politica.

Anche Merton e Lazarsfeld parlano di “disfunzione narcotizzante dei media”, rilevando quindi che compor-

tano estesi effetti sulle dinamiche sociali.

Sia l’approccio critico che quello amministrativo incontrano due ostacoli:

- Nonostante la diffusione dell’industria culturale, portatrice di modelli omologativi, il cambiamento sociale

si produce con modalità sempre nuove.

- I sondaggi non spiegano le implicazioni motivazionali di un eventuale cambiamento di clima di opinione.

Un tentativo di spiegazione esclusivamente mass-mediologico dell’opinione pubblica è destinato a fallire, ed

è necessario tenere presente le influenze che essa ha sull’azione politica. In questo fondamentale è l’analisi

del potere di Max Weber, nel celebre scritto “Economia e Società” del 1922. Sempre di quell’anno è il saggio

“Pubblic Opinion” di Walter Lippman”, che affronta il tema del potere di comunicare, rilevando quindi la

fondamentale importanza dell’intreccio di potere e comunicazione per cogliere le trasformazioni sociali della

società industriale matura.

E’ in questo ambito che si sviluppa il dibattito tra studiosi delle elitè e gli interpreti dell’ annunciata era delle

folle, fra coloro che individuano anche nei meccanismi di comunicazione di massa la ricostituzione di ristret-

te minoranze di potere e coloro che attribuiscono alle masse una potenza irrazionale e una autorità specifica.

Lo spazio di accordo è offerto dal comune riconoscimento dell’importanza del ruolo delle leadership politi-

co-sociali e del loro carattere di guida per le masse ( viene quindi riconosciuta l’incidenza di una attrezzatura

comunicativa adeguata a guidare l’emotività delle masse)

Rivoluzionaria nella considerazione degli effetti che i media comportano sugli individui è la tesi di McLu-

han: i media sono prolungamenti dei sensi e delle attività umane. Il medium è il messaggio: il mezzo tecnolo-

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gico determina i caratteri strutturali della comunicazione producendo effetti pervasivi sull’immaginario col -

lettivo indipendentemente dai contenuti dell’informazione. Più tardi Meyrowitz parlerà dell’azione de-loca-

lizzatrice dei media, che vanno “oltre il senso del luogo”: con i media gli individui comunicano, scambiano

porzioni di immaginario pur trovandosi fisicamente distanti. Il mondo sociale espresso dai media genera una

rielaborazione delle identità.

I più recenti studi sulla comunicazione si sono cimentati nell’analisi dei new media e della società dell’infor -

mazione che ne è derivata: la comunicazione da “verticale” diviene “orizzontale” (tutti possono emettere

messaggi verso tutti), si stabiliscono nuovi inediti accessi alla vita pubblica ( il flusso di informazioni deter-

mina modificazioni importanti nel processo di elaborazione delle decisioni).

L’opinione pubblica quindi, dopo aver rappresentato un soggetto sociale e comunicativo preciso (funzione

della sfera pubblica liberale) e successivamente un oggetto sociale scambiabile con il destinatario collettivo

del processo di decisione ( il pubblico di massa), è oggi sociologicamente analizzabile come contesto argo-

mentativo allargato, luogo della creazione e dell’elaborazione delle iusses, situazione creatrice di nuovi con-

flitti e di nuove negoziazioni simboliche (doxasfera come sfera dell’opinione in cui operano minoranza atti-

ve, mezzi di comunicazione, moltitudini e decisori).

Cap. 1: Ricognizione delle forme di potere in Weber e nei suoi contemporanei.

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1- Weber e il potere nell’età della razionalizzazione.

Il sociologo tedesco Max Weber, nel suo libro Economia e società, analizza gli sviluppi dell’economia consi-

derandola come un fenomeno parziale della generale razionalizzazione della società moderna. Tale raziona-

lizzazione è quello del “mezzo-fine” del capitalismo moderno, che organizza “razionalmente” il lavoro per

trarne il maggior profitto possibile, dello Stato Moderno, che si fonda su costituzioni e diritti razionalmente

stabiliti per regolare la condotta sociale: la razionalizzazione ha portato al “disincantamento del mondo” oc -

cidentale, e ciò non avrebbe potuto non avere conseguenze sul modo di concepire il potere.

Weber comincia distinguendo due concetti: il concetto di Macht (potenza) e di Herrschaft (potere legittimo).

Con il termine potenza egli intende: "qualsiasi possibilità di far valere entro una relazione sociale, anche di

fronte ad un'opposizione, la propria volontà"; con il termine potere legittimo intende: "l’effettiva possibilità

per specifici comandi di trovare obbedienza, presso un determinato gruppo di uomini". La prima espressione

fa riferimento ad una relazione sociale dove il soggetto più forte riesce a far valere la propria volontà in ogni

caso; la seconda espressione si riferisce alle relazioni dove il soggetto debole accetta le decisioni altrui per-

ché le riconosce valide e quindi legittime. E’ il riconoscimento della legittimità quindi che spiega il permane -

re del potere all’interno di una società “razionalizzata”.

Vi sono tre tipi puri di potere legittimo:

Razionale, quando poggia sulla credenza della legalità degli ordinamenti statuiti e del diritto di comando di

• coloro che sono esercitati ad esercitare il potere (legale) in base ad essi (si obbedisce alle leggi);

Tradizionale, quando poggia sulla credenza del carattere sacro delle istituzioni valide per sempre e nella le-

• gittimità di coloro che sono chiamati a rivestire un’autorità (potere tradizionale, si obbedisce alle persone);

Carismatico, quando poggia sulla dedizione al carattere eroico e sacro di una persona e degli ordinamenti

• creati da essa (potere carismatico, si obbedisce alla figura del capo).

Il potere razionale si trova maggiormente declinato nella modernità capitalistica, quella offerta dalla moderna

amministrazione “burocratica”. Gli stati moderni infatti per esercitare il potere politico necessitano di un ap-

parato amministrativo. Tale apparato amministrativo è dato dall'organizzazione di uomini specializzati in

ruoli diversi. Compito principale dei membri che costituiscono l'apparato amministrativo è quello di dare

esecuzione alle decisioni prese dall'autorità (Stato). Weber usa il termine burocrazia per definire l'organizza-

zione amministrativa. Egli delinea un tipo ideale di burocrazia. Le principali caratteristiche di questo model-

lo ideale sono le seguenti:

▪ divisione e specializzazione dei compiti;

▪ struttura gerarchica dell'apparato amministrativo;

▪ separazione tra gli uomini e i mezzi d'amministrazione;

▪ separazione tra gli uomini e l'ufficio;

▪ apparato amministrativo sottoposto a controlli e ad un regolamento.

(si tratta di un modello che tende al funzionamento meccanico secondo i criteri della moderna

economia di produzione dei beni).

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I tipi di potere legittimo individuati da Weber sono nella realtà connessi e combinati fra loro.

Il potere carismatico non è presente solo negli stadi primitivi di sviluppo della società, ma è

presente anche nelle moderne democrazie parlamentari (dominate dalla figura del leader e del

capo-partito). Il potere, in quando dominio sulla volontà altrui, presuppone sempre una componente carisma-

tica, ovvero “qualità magiche, eccezionali, fuori dalla normalità, grazia alla quale i dominati riconoscono a

qualcuno il diritto di dominarli”. Nello Stato di diritto questo si traduce nel “sentimento di dovere” che lega

il dominato al potere legittimo. Bisogna sempre tenere presente che il concetto di carisma in Weber è a-valu-

tativo: è un attributo che risiede nella percezione degli stessi discepoli, e non dipende dal giudizio di valore

nei confronti del personaggio stesso. Ciò che cambia nell’epoca delle forme razionali-legali è che l’attribu -

zione di carisma all’individuo che ne è portatore da parte del seguito, il suo riconoscimento pubblico “viene

considerato come fondamento anzichè come conseguenza delle legittimità”. Le personalità carismatiche agi -

scono primariamente tramite il “carisma della parola” per suscitare l’emotività delle masse.

Nonostante i pericoli che possono venire dalla gestione del potere da parte di una personalità carismatica,

Weber mostra di preferire una democrazia carismatica piuttosto che una democra-zia burocratica, in quanto

la politica deve presentare una componente “vocazionale” e non es-sere esercitata come una “professione”.

Da tutto questo si evince che il ragionamento di Weber poggia sul postulato dell’ auto-giustificazione della

legittimità: l’obbedienza non deriva solo dal riconoscimento di legittimità, ma anche dall’opportunità, dal bi -

sogno di protezione, dalla paura. La spiegazione della legittimità avviene non in sede di causa, quanto di ef-

fetti e di classificazione, cioè al tale tipo di potere si associa il tale tipo di legittimità, che induce un certo ge -

nere di obbedienza.

Per Weber, “lo Stato è quella comunità umana che entro un determinato territorio pretende per sè il monopo-

lio dell’uso della forza legittima”.

Interessanti sono le notazioni di Weber sul rapporto tra stampa e politica. Egli riconosce che la demagogia

democratica si esprime principalmente tramite le tecniche oratorie ma soprattutto attraverso la parola stam-

pata. Tuttavia, è difficile che un giornalista possa efficacemente intraprendere la carriera politica, in quanto

egli deve tendere verso l’autonomia se vuole evitare che una propaganda di parte abbassi il suo livello quali-

tativo personale; il suo compito è suscitare la responsabilità politica. E’ piuttosto il magnate della stampa che

riesce ad avere una influenza diretta sul potere politico, mentre l’avviamento alla carriera politica è offerta

dal funzionariato di partito.

2- Classi dirigenti e circolazione delle elitè

La weberiana teoria della legittimità costruiva un sapere sociologico sul potere a partire dal riconoscimento

collettivo della leadership politica da parte i nuove masse di cittadini. Negli stessi anni, le teorie elitiste inve-

ce ponevano in rilievo la drastica separazione fra governanti e governati, e il fatto che in ogni società ed epo-

ca, una frazione numericamente ridotta di persone concentra nelle proprie mani la maggior quantità di risorse

esistenti- ricchezze, potere, onori- e si impone alla quasi totalità della popolazione. I maggiori rappresentanti

di questo indirizzo sono Gaetano Mosca (1858-1941), Vilfredo Pareto (1848-1923) e Roberto Michels (1876-

1936).

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Mosca in “Teorica dei governi e governo parlamentare” (1884), sostiene che ogni forma di governo e potere

si fonda su un gruppo minoritario organizzato che domina una maggioranza non organizzata, anche nelle de-

mocrazie parlamentari. La legittimità del potere è l’insieme delle strategie comunicative messe in atto dalla

classe che governa per rendere comprensibile stabilmente il proprio potere di fronte ai governati. Tali princi-

pi auto-giustificativi sono la formula politica: essa cambia nel tempo (ricorso al sovrannaturale, intervento

divino, principio di sovranità popolare), ma non nella sostanza.

I requisiti generali della “classe politica” dominante, veri o apparenti, sono delle “qualità” capaci di conferire

una “certa superiorità materiale ed intellettuale od anche morale”, rispetto ai valori della società in cui si ma -

nifestano (valore militare, ricchezza patrimoniale ecc.).

Quando una classe politica si è affermata, si genere una tendenza all’inerzia per il mantenimento delle prero-

gative acquisite (cristallizzazione); ma quando non si riesce più a soddisfare le esigenze sociali perdendo l’i -

dentità politica originaria, si generano movimenti rivoluzionari che portano all’affermazione di una nuova

èlite. Anche nelle democrazie liberali sono presenti le èlites, e il fatto che il potere derivi dal basso verso

l’alto non cambia i termini della questione:i partiti sono gruppi organizzati che tramite i mezzi di informazio -

ne cercano di influenzare la massa degli elettori, che sono chiamati a scegliere tra questi pochi gruppi. Per at-

tirare le masse, inoltre, i partiti tendono ad uniformarsi tra loro per venire incontro a tutte le esigenze.

Il punto di partenza dell’analisi di Pareto, è che nella maggior parte dei casi l'individuo sociale si comporta in

maniera non logica, senza uno scopo apparente e senza una chiara coscienza dello scopo perseguito. L'indivi-

duo sociale, pur agendo in modo non logico, accompagna i propri comportamenti con formulazioni verbali

per fornire un motivo del comportamento stesso. La teoria dei residui e delle derivazioni inten

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cecilialll di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università del Salento o del prof Caputo Cosimo.
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