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mette a fuoco per primo il nesso tra sviluppo industriale e tendenza alla perdita

dell’esperienza diretta. La tecnica conduce l’uomo moderno a una peculiare perdita

del senso della realtà; con essa il mondo si fa più astratto e la nostra esperienza tende

a diventare un’esperienza di seconda mano non più direttamente verificabile.

Secondo Beck il mondo autonomizzato non è affatto in grado di autoregolarsi, e la

perdita di controllo da parte dell’uomo non minimizza, bensì amplifica a dismisura i

rischi. La stessa gabbia d’acciaio , per rendere la metafora fondante dell’idea del

mondo fuori controllo, appare ironicamente a Beck come una condizione ancora

invidiabile : Weber pur vedendo l’uomo moderno rinchiuso in un quadro sociale di

opprimente complessità, riconosceva a tale contesto la caratteristica di garantire al

singolo, nella gabbia d’acciaio, un quadro di certezze. Oggi ,annota Beck, nella

società del rischio nessuno può seriamente credere che il mondo governato dalla

tecnocrazia possa proteggerci dai rischi che esso stesso genera. Habermas è un

riferimento importante; è il modello teorico adottato per definire i motivi e le opzioni

di fondo su cui si basa il proprio approccio scientifico; e ciò che gli consente di

considerare la società del rischio come un campo di tensione con dinamiche non

decidibili in partenza. Habermas , come esponente della cosiddetta seconda

generazione della Scuola Di Francoforte, pur marcando una forte discontinuità nei

confronti dei maestri della prima generazione, si riallaccia comunque alle loro

domande. La razionalità conforme allo scopo dell’economia capitalistica e della

burocrazia, quella razionalità strumentale che nelle analisi di Weber, Adorno e

Gehlen rappresenta lo strumento principale per comprender le modalità di

integrazione della società moderna, per Habermas va affiancata una razionalità

comunicativa, intesa come strumento di coordinamento dei processi intersoggettivi di

interazione nei contesti informali del mondo della vita. Beck riprende questo motivo

habermasiano distingue tra una razionalità scientifica e una razionalità sociale.

Scientifica è la razionalità che si basa su un metodo per pervenire a un sapere

obiettivo ; sociale è invece la razionalità di cittadini che si rifiutano di considerare la

propria vita come una variabile assieme ad altre per un calcolo di probabilità.

Riassumendo : si può affermare che il concetto di rischio da una parte si riallaccia a

quella tradizione di teoria della società che da Weber fino alla prima Scuola di

Francoforte mette in risalto le tendenze all’autonomizzazione di meccanismi sociali

con conseguenze on volute dagli attori sociali. Beck concepisce l’idea del mondo

fuori controllo come un problema cui gli attori sociali possono reagire e di fatto

reagiscono. Parlare di società del rischio significa analizzare i conflitti sociali e

politici che discendono dalla tensione tra rischi e pratiche sociali e politiche atte a

contrastarli o a neutralizzarli.

La crescente individualizzazione di identità e percorsi biografici come aspetto

caratteristico della società del rischio. Da una parte Beck si riferisce, alla tradizione di

Durkheim, Weber e Parsons; dall’altra c’è un idea di individualizzazione che riguarda

la nostra storia più recente. È il tendenziale affrancamento dell’individuo dalle

tradizionali appartenenze di classe che, nonostante l’impetuoso processo di

modernizzazione non erano state ancor intaccate. A partire dagli anni 60 Beck

comincia a mostrare con crescente rapidità e segni una costante erosione è la società

dei grandi gruppi, un mondo della vita sociale in cui i percorsi biografici dei singoli

seguivano il copione più o meno stereotipato di un esistenza proletaria. Beck osserva

come nel mondo che si de – tradizionalizza, al posto delle biografie standard del XIX

secolo si produce una caratteristica pluralizzazione dei percorsi biografici.

Individualizzazione significa quindi che in un universo sociale frammentato gli

individui diventano l’unità di base del processo di riproduzione sociale, e sono

chiamata a costruire il proprio percorso biografico orientandosi a comportamenti ,

stili di vita molto diversi. Ciascun singolo costruisce se stesso in un caotico “fai da

te” esistenziale. Ne “ la società del rischio “ i processi di individualizzazione sono

presentati sotto due profili diversi: come destini di impoverimento dell’esperienza di

vita, di perdita di importanti tutele di cui fino a pochi anni fa la politica e la religione

si erano fatte carico. Sul primo versante Beck presenta una tesi che egli condivide con

Bauman. Si tratta dell’idea che in una società dove si vanno allentando le identità di

gruppo e le appartenenze di ceto o di classe, le esperienze di crisi indotte da fattori

sociali vengono individualizzate e vissute da ciascun singolo come FALLIMENTI

PERSONALI. Così problemi di sistema da esperienze sociali condivise si

trasformano in sofferenza psichica individuale. I fenomeni sociali sono vissuti

immediatamente da ciascun singolo come fatti imputabili a vicende biografiche

personali, se on addirittura a debolezze caratteriali. Un’ altra tendenza simile è quella

che scarica sui singoli problemi che dovrebbero essere di competenza della politica.

L’altro aspetto si presenta come un processo di segno positivo. L’individualizzazione

significa imparare a prendere in mano la propria vita; superare inerzie culturali. La

società post tradizionale in cui viviamo oggi è in questo senso una società degli

individui che pone al centro la dimensione della propria vita “ la lotta quotidiana per

l’autonomia della propria vita è diventata un’esperienza collettiva di tutto il mondo”.

Possiamo adesso affrontare il nesso tra rischio e individualizzazione.

Poiché con l’erosione della società dei grandi gruppi si allentano i legami di

appartenenza e si tende a perdere la consapevolezza dei nessi che legano la vita di

ciascuno ai destini collettivi, l’individuo si trova ad essere confrontato con la società

in maniera diretta. Privato della funzione di cuscinetto che tradizionalmente

esercitavano chiese, sindacati e altri corpi intermedi della società, il singolo non può

più dare per scontato che di fronte ai problemi che lo investono direttamente sia

possibile contare sull’intervento di una qualche istanza preposta alla soluzione di tali

problemi.

La società del rischio non è una società con molti rischi. I rischi sono un a condizione

necessaria ma non sufficiente perché si possa parlare di società del rischio. L’aspetto

più importante è la percezione collettiva della loro pericolosità sociale. Quanto più

opulenta e individualizzata è una società, tanto più facile sarà trovare in essa i tratti

distintivi della conflittualità politica e sociale della società del rischio.

La teoria della sociologica del rischio è fin dall’inizio anche una teoria della

globalizzazione. La globalizzazione è per Beck un fenomeno non solo economico ma

anche culturale. La globalizzazione mette in crisi il tradizionale primato della

politica. Oggi, i grossi attori economici transnazionali non solo tendono a sottrarsi

alla regolazione politica, ma riescono ormai persino a dettare agli Stati Nazionali

buona parte della loro agenda. Il nuovo potere consiste in ciò che Beck chiama

Entzugsmacht ( un potere di ricatto) che risiede nella possibilità, da parte dei grandi

soggetti economici transnazionali, di mettere lo Stato in una sorta di crisi di astinenza

riferita a ciò che tali soggetti economici possono portar via da un paese: posti per

lavoro.. le scelte del popolo sovrano si trovano ad essere condizionate dal potere dei

grandi attori economici e finanziari che operano a livello transnazionale. Tale

situazione incrina la credibilità dell’idea che sia il popolo a esprimere davvero,

democraticamente, i propri orientamenti politici.

L’idea di cosmopolitismo : noi oggi siamo costretti ad essere cosmopoliti perché così

è il mondo in cui viviamo. Per rimarcare questo aspetto Beck preferisce parlare di

nuovo cosmopolitismo. Nel 2002 Beck scrive un opera nella quale la società globale

è concepita come una sorta di “metagioco”. Gli attori del metagioco sono tre: attori

economici, attori statali, attori della società civile globale. Ad essi corrispondono

strategie: strategie del capitale, degli Stati e dei movimenti della società civile.

Le strategie del capitale sono quelle maggiormente studiate dalla letteratura sulla

globalizzazione. Alla loro origine stanno imprese di grandi dimensioni che con la

liberalizzazione dei mercati internazionali sono diventati i principale attori delle

imponenti trasformazioni sociali dei nostri tempi (strategie di monopolizzazione) . ma

ciò che tali strategie hanno in comune è il tentativo di affermare il primato

dell’economia sulla politica. Ciò si traduce in una grande battaglia sul modo di

intender il diritto e la sua legittimazione politica. (stipulare contratti non sottoposti ad

alcuna legislazione nazionale “lex marcatoria”). Beck illustra con efficacia quale sia

la grande posta in gioco delle strategie messe in atto dal capitale transnazionale.

Le strategie degli Stati rappresentano l’oggetto principale dell’analisi di Beck. Il

nuovo cosmopolitismo è una caratteristica degli Stati. Nella riflessione di Beck . gli

Stati sono spesso indicati come istanze da rafforzare. Le conquiste civili politiche e

sociali della società occidentali siano state possibili grazie al primato della politica

sull’economia, e come molti dei problemi di oggi dipendano principalmente dalla

perdita di tale primato da parte degli Stati nazionali. L’unico vero modo per

accrescere il loro potere nei confronti del capitale transnazionale è accettare di ridurre

la sovranità dividendola con altri Stati. Solo per questa via si può pensare di restituire

alla politica democraticamente legittimata quella capacità di iniziativa che oggi è

andata in buona parte perduta.

Le strategie della società civile ruotano attorno al problema della legittimazione del

potere e all’uso che ne si fa. Riprendendo la tipologia weberiana , Beck rileva che

nella società globale le strategie del capitale e quelle degli Stati sono espressione di

potere translegali caratterizzato da una a simmetria tra legislazione e potere: più

cresce il potere transnazionale, più diminuisce la sua legittimazione. Il dato di fondo


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Sociologia, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Sociologie contemporanee, Ghisleni, Privitera, in cui nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Beck - sociologia del rischio e nuovo cosmopolitismo, teoria sociologica, i rischi della società industriali.


DETTAGLI
Esame: Sociologia
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Donati Pierpaolo.

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