Ulrich Beck
Nel 1986 Beck scrive “La società del rischio”, dopo la catastrofe di Chernobyl. In breve tempo diventa uno dei sociologi più noti in Germania. Che quella in cui viviamo sia una società del rischio diventa da quel momento un topos, un luogo condiviso nelle mappe mentali di larghe fasce di popolazioni colte, qualcosa di simile all’idea di vivere in una società dei consumi.
Da questo libro in avanti Beck sviluppa un percorso molto prolifico di studi e interventi in diversi campi della sociologia. All’inizio il suo interesse verso una sociologia della famiglia e del lavoro lo spinge verso più un'attenzione per la teoria sociale che non solo tocca il problema del rischio ma anche l’individualizzazione, le trasformazioni della modernità, la globalizzazione e il cosmopolitismo. I temi su cui egli interviene come cittadino sono sempre riconducibili ad aspetti della sua teoria sociale.
Fasi della riflessione di Beck
È possibile individuare due fasi della riflessione di Beck: la prima, negli anni '80 e inizi anni '90, è dedicata principalmente al rischio e all’individualizzazione; la seconda fase, dal '90, è dedicata alla globalizzazione e al cosmopolitismo.
Teoria sociologica
Il tema del rischio è la vera costante della riflessione di Beck. La tesi principale che egli sviluppa è che la società industriale di oggi, con l’alto livello di sviluppo tecnologico raggiunto, nel creare ricchezza produce anche rischi, legati al carattere complesso e difficilmente controllabile delle grandi tecnologie: “nella modernità avanzata la produzione sociale di ricchezza va sistematicamente di pari passo con la produzione sociale di rischi”. Ogni nuova impresa, ogni momento di innovazione comporta un'esposizione al rischio. In ogni caso si tratta di rischi legati a effetti collaterali, conseguenze non previste del modello di crescita lineare dell’industrialismo, che per la loro ampiezza e problematicità impongono inevitabilmente all’agenda della società della modernità radicalizzata in cui viviamo oggi.
I rischi oggetto dell’analisi di Beck sono invece manifestazioni necessarie e permanenti della civiltà industriale in cui i singoli non possono sottrarsi se non in minima parte. Egli infatti parla di una nuova “ascrittività della cultura del rischio”.
Essa si declina in forme diverse: oggi gli attori sociali non cercano più di accaparrarsi una fetta più grossa possibile della ricchezza sociale; a tali conflitti, ne persistono altri in cui gli attori sociali tentano di evitare i rischi, ossia di ridurre quanto più possibile la fetta di “torta avvelenata”. Chi dispone di risorse adeguate può proteggersi da una serie di rischi, abitando per esempio in quartieri distanti da fonti di inquinamento.
In questi casi si potrebbe perfino sostenere che il rischio esalta l’importanza della stratificazione sociale, perché rende evidente la posizione di privilegio derivante dal possesso non solo di maggiori risorse economiche, ma anche di risorse culturali, indispensabili per riconoscere i rischi stessi. Una delle conseguenze è l’effetto ascensore: a fronte di un generale e drastico innalzamento dei livelli di vita verificatosi a partire dal dopoguerra, le disuguaglianze sociali pesano relativamente di meno, e si stemperano nel quadro dei conflitti della società del rischio. Di fronte alle catastrofi nucleari, le differenze sociali scompaiono e con esse scompaiono anche le tradizionali risposte sperimentate fino ad oggi.
Molti rischi sono intrinsecamente globali: se è vero che le aree economicamente più forti del mondo esportano nel terzo mondo lavorazioni rischiose, il rischio, in una sorta di effetto boomerang, finisce spesso col tornare nel primo mondo sotto forma di materie prime, alimenti.
Beck insiste sull’inedito carattere astratto dei rischi della società industriale: “l’analisi della crescente dipendenza dei conflitti sociali e politici da processi mediati argomentativamente, ossia da valutazioni affidate a scienziati ed esperti”. Ciò che Beck mette in risalto nella sua analisi è una rinnovata spinta all’intellettualizzazione della vita sociale. È a partire da ciò che nella società del rischio acquistano crescente importanza gli esperti, come figure chiamate a rispondere alle domande e alle paure dei cittadini. Il problema su cui Beck richiama l’attenzione è che a fronte di tale richiesta sociale, gli esperti non possono soddisfarla completamente. L’unica indicazione che gli specialisti in materia sanno dare è che in ultima analisi per fissare i valori massimi di tolleranza di sostanze nocive non rimane che far ricorso all’esperienza, ossia a ciò di cui in questi casi non si dispone.
Beck sostiene che gli unici dati attendibili sono quelli che risultano da quella sorta di macroesperimento a cielo aperto che è la vita sociale. In questo caso non si può applicare il classico esperimento perché nel grande esperimento collettivo della vita sociale non si ha a che fare con singole sostanze utilizzate in procedure controllate, ma con l’effetto combinato di diverse forme di inquinamento che, insieme, generano conseguenze del tutto imprevedibili.
L’ideologia tecnocratica: come rappresentanti del mondo scientifico, gli esperti dovrebbero essere portatori della coscienza fallibilistica che rappresenta uno dei punti più qualificanti dell’ethos professionale scientifico. I motivi che fanno affermare ad esperti che un determinato impianto, ad esempio, è sicuro spesso sono da ricercare nella dipendenza economica della stragrande maggioranza degli esperti di imprese private con precisi interessi economici da difendere.
Beck sa bene che non è possibile fare a meno della scienza per affrontare le sfide sempre più astratte della società del rischio. Ciò che i tecnici offrono sono valutazioni basate su dati statistici.
Conflitto tra razionalità scientifica e sociale
Si potrebbe dire che con la sua teoria del rischio Beck descrive un conflitto, sempre più evidente nella società del rischio, tra una razionalità scientifica e una razionalità sociale (sistema di irresponsabilità organizzata).
Parlare oggi di società del rischio significa aggiungere ai rischi attinenti a possibili catastrofi ambientali due ulteriori categorie di rischio.
- Riguarda il sistema del capitalismo finanziario nella sua dimensione globale. Beck è stato uno dei primi studiosi ad affrontare il tema della globalizzazione.
- Egli parla di una dimensione globale di problemi che si pongono allo stesso modo all’intera società a causa del carattere sfuggente dei rischi.
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