Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

dei grandi gruppi, un mondo della vita sociale in cui i percorsi biografici dei singoli

seguivano il copione più o meno stereotipato di un esistenza proletaria. Beck osserva

come nel mondo che si de – tradizionalizza, al posto delle biografie standard del XIX

secolo si produce una caratteristica pluralizzazione dei percorsi biografici.

Individualizzazione significa quindi che in un universo sociale frammentato gli

individui diventano l’unità di base del processo di riproduzione sociale, e sono

chiamata a costruire il proprio percorso biografico orientandosi a comportamenti ,

stili di vita molto diversi. Ciascun singolo costruisce se stesso in un caotico “fai da

te” esistenziale. Ne “ la società del rischio “ i processi di individualizzazione sono

presentati sotto due profili diversi: come destini di impoverimento dell’esperienza di

vita, di perdita di importanti tutele di cui fino a pochi anni fa la politica e la religione

si erano fatte carico. Sul primo versante Beck presenta una tesi che egli condivide con

Bauman. Si tratta dell’idea che in una società dove si vanno allentando le identità di

gruppo e le appartenenze di ceto o di classe, le esperienze di crisi indotte da fattori

sociali vengono individualizzate e vissute da ciascun singolo come FALLIMENTI

PERSONALI. Così problemi di sistema da esperienze sociali condivise si

trasformano in sofferenza psichica individuale. I fenomeni sociali sono vissuti

immediatamente da ciascun singolo come fatti imputabili a vicende biografiche

personali, se on addirittura a debolezze caratteriali. Un’ altra tendenza simile è quella

che scarica sui singoli problemi che dovrebbero essere di competenza della politica.

L’altro aspetto si presenta come un processo di segno positivo. L’individualizzazione

significa imparare a prendere in mano la propria vita; superare inerzie culturali. La

società post tradizionale in cui viviamo oggi è in questo senso una società degli

individui che pone al centro la dimensione della propria vita “ la lotta quotidiana per

l’autonomia della propria vita è diventata un’esperienza collettiva di tutto il mondo”.

Possiamo adesso affrontare il nesso tra rischio e individualizzazione.

Poiché con l’erosione della società dei grandi gruppi si allentano i legami di

appartenenza e si tende a perdere la consapevolezza dei nessi che legano la vita di

ciascuno ai destini collettivi, l’individuo si trova ad essere confrontato con la società

in maniera diretta. Privato della funzione di cuscinetto che tradizionalmente

esercitavano chiese, sindacati e altri corpi intermedi della società, il singolo non può

più dare per scontato che di fronte ai problemi che lo investono direttamente sia

possibile contare sull’intervento di una qualche istanza preposta alla soluzione di tali

problemi.

La società del rischio non è una società con molti rischi. I rischi sono un a condizione

necessaria ma non sufficiente perché si possa parlare di società del rischio. L’aspetto

più importante è la percezione collettiva della loro pericolosità sociale. Quanto più

opulenta e individualizzata è una società, tanto più facile sarà trovare in essa i tratti

distintivi della conflittualità politica e sociale della società del rischio.

La teoria della sociologica del rischio è fin dall’inizio anche una teoria della

globalizzazione. La globalizzazione è per Beck un fenomeno non solo economico ma

anche culturale. La globalizzazione mette in crisi il tradizionale primato della

politica. Oggi, i grossi attori economici transnazionali non solo tendono a sottrarsi

alla regolazione politica, ma riescono ormai persino a dettare agli Stati Nazionali

buona parte della loro agenda. Il nuovo potere consiste in ciò che Beck chiama

Entzugsmacht ( un potere di ricatto) che risiede nella possibilità, da parte dei grandi

soggetti economici transnazionali, di mettere lo Stato in una sorta di crisi di astinenza

riferita a ciò che tali soggetti economici possono portar via da un paese: posti per

lavoro.. le scelte del popolo sovrano si trovano ad essere condizionate dal potere dei

grandi attori economici e finanziari che operano a livello transnazionale. Tale

situazione incrina la credibilità dell’idea che sia il popolo a esprimere davvero,

democraticamente, i propri orientamenti politici.

L’idea di cosmopolitismo : noi oggi siamo costretti ad essere cosmopoliti perché così

è il mondo in cui viviamo. Per rimarcare questo aspetto Beck preferisce parlare di

nuovo cosmopolitismo. Nel 2002 Beck scrive un opera nella quale la società globale

è concepita come una sorta di “metagioco”. Gli attori del metagioco sono tre: attori

economici, attori statali, attori della società civile globale. Ad essi corrispondono

strategie: strategie del capitale, degli Stati e dei movimenti della società civile.

Le strategie del capitale sono quelle maggiormente studiate dalla letteratura sulla

globalizzazione. Alla loro origine stanno imprese di grandi dimensioni che con la

liberalizzazione dei mercati internazionali sono diventati i principale attori delle

imponenti trasformazioni sociali dei nostri tempi (strategie di monopolizzazione) . ma

ciò che tali strategie hanno in comune è il tentativo di affermare il primato

dell’economia sulla politica. Ciò si traduce in una grande battaglia sul modo di

intender il diritto e la sua legittimazione politica. (stipulare contratti non sottoposti ad

alcuna legislazione nazionale “lex marcatoria”). Beck illustra con efficacia quale sia

la grande posta in gioco delle strategie messe in atto dal capitale transnazionale.

Le strategie degli Stati rappresentano l’oggetto principale dell’analisi di Beck. Il

nuovo cosmopolitismo è una caratteristica degli Stati. Nella riflessione di Beck . gli

Stati sono spesso indicati come istanze da rafforzare. Le conquiste civili politiche e

sociali della società occidentali siano state possibili grazie al primato della politica

sull’economia, e come molti dei problemi di oggi dipendano principalmente dalla

perdita di tale primato da parte degli Stati nazionali. L’unico vero modo per

accrescere il loro potere nei confronti del capitale transnazionale è accettare di ridurre

la sovranità dividendola con altri Stati. Solo per questa via si può pensare di restituire

alla politica democraticamente legittimata quella capacità di iniziativa che oggi è

andata in buona parte perduta.

Le strategie della società civile ruotano attorno al problema della legittimazione del

potere e all’uso che ne si fa. Riprendendo la tipologia weberiana , Beck rileva che

nella società globale le strategie del capitale e quelle degli Stati sono espressione di

potere translegali caratterizzato da una a simmetria tra legislazione e potere: più

cresce il potere transnazionale, più diminuisce la sua legittimazione. Il dato di fondo

da cui Beck parte è che nella società civile si esprime un diffuso malcontento per la

limitazione della possibilità di influire democraticamente sulle politiche degli Stati

nazionali, mentre nel contempo cresce il bisogno di partecipazione. Nella società

globale c’è anche il cliente globale, che dispone di un potere in costante crescita, che

dispone del potere globale del No. Ma la vera forza della società civile si mostra

quando essa si rapporta allo Stato: lo Stato cosmopolitico è il risultato della fusione

tra Stato e società civile. Ciò significa che quando lo Stato si apre alle istanze

provenienti dalla società civile si creano le condizioni perché esso possa operare

efficacemente nei confronti delle istituzioni sovranazionali cosmopolitiche.

Nell’attuale situazione l’”universalismo particolare” della prospettiva nazionale ha

l’effetto di rendere ciechi nei confronti di tali disuguaglianze, e consegna di fatto gli

Stati a una condizione di impotenza nei confronti del potere economico.

Beck parla di realismo cosmopolitico; tende a sottolineare che ciò di cui si parla non

sono sogni, ma bensì realtà. Si tratta naturalmente di una realtà in evoluzione guidata

da schemi cognitivi ormai obsoleti. La teoria di Beck si presenta come uno strumento

la cui funzione principale è quella di riorganizzare dati già conosciuti della nostra

esperienza per dischiudere alla nostra vista un nuovo quadro sociale. Solo grazie al

diritto il potere politico in Occidente non è più semplice arbitrio dei forti, ma una

procedura regolata di espressione di volontà popolare. Occorre interrogarsi sulle

forme con cui il diritto possa tornare a esercitare. In questo senso va lo slogan di

Beck “ make law not war” .

La grande attenzione che Beck dedica alla costruzione dell’entità politiche come

l’Unione Europa; rappresenta uno degli aspetti più importanti del fenomeno del

cosmopolitismo. L’Europa è il risultato di una serie di effetti collaterali che spingono

verso la costruzione di una entità politica. Si tratta di processi che non si distinguono

da ciò che accade nel resto del mondo globalizzato. L’Europa è per Beck una sorta di

caso specifico di quella tendenza generale all’interdipendenza che è possibile

osservare su scala globale.

La posizione di Beck prende le distanze da un progetto di unione politica europea

finalizzato alla costruzione di un soggetto politico federale. Il cosmopolitismo

europeo significa maggior interdipendenza dove tuttavia gli elementi costitutivi di

tale interdipendenza continuano a rimanere gli Stati nazionali .

Beck è il teorico della seconda modernità o modernità riflessiva. In un saggio del

1999 Beck parla della necessità di rivitalizzare l’illuminismo contro la sua fine

apparente. Beck afferma che i diritti dell’uomo e il regime cosmopolitico generano

proprio questo diritto di essere altri e che ciò mette decisamente in discussione il

relativismo dogmatico postmoderno. Si è rilevato che la coppia usata da Beck di

razionalità scientifica e razionalità sociale per molti versi ricalca la coppia idealtipico

di Habermas del agire strumentale e agire comunicativo. Ma la più forte analogia tra i

due approcci si mostra proprio nella diagnosi della modernità. La riflessione di Beck

presenta la modernità come un campo di tensione di cui è impossibile prevedere gli

esiti. L’aspetto importante è della rottura con il paradigma del mondo fuori controllo.


ACQUISTATO

30 volte

PAGINE

8

PESO

33.96 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Sociologia, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Sociologie contemporanee, Ghisleni, Privitera, in cui nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Beck - sociologia del rischio e nuovo cosmopolitismo, teoria sociologica, i rischi della società industriali.


DETTAGLI
Esame: Sociologia
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Donati Pierpaolo.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Sociologia

Sistema politico
Appunto
Laboratorio di indagine criminologica appunti
Appunto
Appunti Sociologia della devianza (scuola classica/positiva)
Appunto
Appunti Sociologia Economica
Appunto