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Sprawl e diffusione dall'America all'Europa: analisi trasversale del fenomeno e delle sue origini

Introduzione

Università di Pisa, DESTEC - Diritto Urbanistico e Sociologia, prof. Raffaello Cecchetti. Allievo Fabio Santaniello.

Sommario

  • Extraurbano Sprawl
  • Definizioni
  • Inquadramento generale
  • Periurbano
  • Definizioni
  • Periferia/Periurbano
  • Caratteristiche e condizioni
  • Uno sguardo alle origini
  • Cementificazione dilagante
  • Fenomenologia
  • Get Fat, Stay Poor, And Die In Car Crashes
  • La città dispersa italiana
  • Lo sprawl urbano in Europa: la sfida ignorata
  • Terreno fertile
  • Sprawl e diffusione: due facce della stessa medaglia
  • In Italia
  • Pianificazione
  • Genesi
  • Status-quo
  • Conclusioni
  • Movimenti anti-sprawl
  • Pianificazione
  • Conclusione

Extraurbano

Introduzione alle zone a bassa densità del periurbano e dello sprawl.

Definizioni

Data la grande sfaccettatura e relativa novità dell’argomento, ci preme sin da subito proporre delle definizioni ai vari termini e concetti che verranno trattati, offrendo una sintesi di quello che sarà il percorso del fenomeno dei sobborghi e della diffusione urbana tra le due sponde dell’Atlantico.

Il fenomeno della urbanizzazione diffusa, o del periurbano—che si sviluppa poi nella città diffusa quando le dimensioni e la complessità delle funzioni si avvicinano a quelle della città—si manifesta come un insieme di interventi architettonici sparsi nel territorio (siano lottizzazioni mal progettate, abusi, permissività di piani regolatori viziati dal lucro e da un occhio rimasto chiuso) che esulano dal contesto urbano inserendosi nella fascia di territorio usualmente dedicata all’agricoltura o in generale al verde: boschi, prati incolti o pascoli.

Questi interventi, più o meno sviluppati ed estesi, sono spesso formati da insediamenti di poche case che vanno a spezzare la continuità di un territorio richiedendo la costruzione dei servizi di urbanizzazione primaria e secondaria onerosi e deturpanti.

Questo fenomeno, che vede quindi abitazioni poste al confine tra città e natura alla ricerca di un grande giardino privato, indipendenza e aria pura, va man mano richiamando sempre più inquilini alla ricerca delle stesse caratteristiche e degli stessi piaceri, creando aree che chiamiamo sobborghi: queste zone, non più isolate, vanno a creare una rete di interconnessioni più fitta; caratterizzate da una certa omologazione architettonica e da una mono-funzionalità, quella residenziale, gravitano attorno alla città come oasi di verde e di relax, ospitano spesso la seconda casa e sono ancora strettamente legate ai servizi maggiori della città, che nei qui mancano.

È l’America che possiamo individuare come culla del fenomeno più preoccupante sia dal punto di vista ecologico che sociale: lo sprawl. Vaste aree di terreno attorno a città, a perdita d’occhio, finemente programmate per l’uniformità, la ripetitività ed il pendolarismo: una villetta dopo l’altra, con il proprio giardino e la propria piscina, disposte lungo interminabili viali uno uguale all’altro in un concerto dove ogni strumento suona sempre la stessa nota; qui le zone residenziali, divise al loro interno per fasce di reddito, sono ben separate dalle zone di servizi commerciali, scolastici, sportivi ed amministrativi, che a loro volta sono distinte dalle zone di produzione e di lavoro. Il tutto collegato con strade a traffico veloce che impediscono di fatto ogni spostamento pedonale o ciclabile, rendendo schiavi dell’automobile.

Possiamo trovare le differenze tra il sobborgo e lo sprawl nelle loro origini: mentre il primo è un fenomeno che si manifesta sin dall’antichità sotto la spinta dei cittadini, una spinta dal basso (vedremo che nasce con la nascita della città stessa), il secondo ha visto la luce nello scorso secolo come meccanismo pianificatore creato dall’alto.

Periurbano

La discussione sul periurbano parte dalla necessità di dare un inquadramento a questo fenomeno dai connotati sfaccettati: una definizione lo descrive come territorio confine tra zona urbanizzata e territorio non costruito, agricolo, incolto o boschivo, una fascia di spessore variabile che circonda la zona urbana ed entro la quale si manifesta un gradiente tra pieni e vuoti, tra edificato e non; una zona dove l’organizzazione e la fruibilità degli spazi destinati ad uno o all’altro indirizzo sono assenti, perdendosi le qualità sia della zona urbana, sia della zona rurale.

La zona periurbana infatti risulta spesso una fascia a gemmazione spontanea, o comunque organizzata su piani regolatori poco adatti al territorio e ereditati da una legislazione vetusta e sempre più palesemente inadatta a modellare in modo coerente e funzionale il territorio; questo comporta la semiclausale distribuzione di costruito e non-costruito, eredità del sistema di case coloniche–campi coltivati, fattorie–proprietà terriere, che ha condotto ad un sistema di infrastrutture viarie articolate e dispersive, e senza infrastrutture sufficienti.

Al contempo, per i metodi produttivi moderni, la distribuzione frammentaria di fazzoletti di terreno agricolo rendono difficile lo spostamento dei macchinari agricoli e un’efficiente organizzazione delle coltivazioni, lasciando ovunque zone in stato di abbandono, incolte e senza qualità: i non luoghi augeiani, tutt’altro che considerabili come verde pubblico.

Periferia/Periurbano

La differenza tra periferia e zona periurbana è argomento di interpretazione personale e di dibattito tra i testi studiati; la teoria in apparenza più coerente afferma che la periferia è parte integrante del nucleo urbanizzato della città, ovvero è l’espansione inevitabile che si ha dal centro storico verso l’esterno, appropriandosi di fasce di terreno in modo più o meno graduale, creando quartieri e intere sub-città satelliti non meno densamente abitate del centro stesso.

In queste zone, tra le virtuose, si assiste a infrastrutture e servizi nettamente superiori ai centri storici — spesso protetti da vincoli e comunque immodificabili per le loro qualità e connotazione — mentre in casi meno notevoli, si assiste a forme di degrado così elevate da sembrare zone colpite da disastri socio-economici. In entrambe i casi rimane comunque, la periferia, una zona 100% piena, dove l’edificato e l’infrastruttura sono le uniche entità presenti, lasciando spazio a parchi e giardini pubblici, ma dove non si ha la presenza di zone agricole.

La zona periurbana invece si manifesta come una fascia dove si ha una percentuale variabile tra pieno e vuoto, quell’intermezzo che inizia ad assimilare zone agricole costruendo qua e là, una fascia colonizzatrice del territorio che prepara l’espansione di quella che sarà una futura periferia e infine un futuro paese o città. In passato questa colonizzazione avveniva con le fattorie e le case coloniche, che col passare di decenni aumentavano di numero fino a formare piccoli villaggi, paesi, infine, città; al giorno d’oggi gli esploratori del territorio agricolo sono villaggi esclusivi, resort, centri commerciali, industrie: attorno a questi poli magnetici si vanno a creare nuovi edificati interessati alla loro economia e al loro giro di affari.

Uno sguardo alle origini

Sebbene molti studiosi dell’argomento hanno inquadrato lo sviluppo del sobborgo come un fenomeno relativamente recente, spesso trascurandolo fino a pochissimo tempo fa, questo fenomeno ha origini lontanissime: in realtà il sobborgo appare quasi contemporaneamente alla città, e vale forse a spiegare come la città antica sia riuscita a sopravvivere nonostante le condizioni antigieniche che prevalevano entro le sue mura — Woolley ha trovato prove di uno sviluppo suburbano della Grande Ur: edifici disseminati che si spingono sino al tempio di al’Ubaid, a oltre sei chilometri di distanza.

Per tutto il corso della Storia, coloro che possedevano o prendevano in affitto terreni oltre le mura hanno sempre cercato di costruirsi una casetta in campagna, anche quando personalmente non svolgevano lavori agricoli: una capanna, una baracca di legno o un semplice rifugio dal tetto a pergola, dove andare periodicamente a ritemprarsi se non si voleva adibirli ad abitazione permanente.

In tempi antichi i nuovi gruppi e le nuove istituzioni, quando esigevano più spazio di quello che avrebbe potuto offrirgli la sovraffollata città, si stanziavano di solito nei sobborghi. Non soltanto era fuori città il Santuario di Esculapio a Coo, ma anche il più delle volte i ginnasi e le accademie elleniche, compreso quel giardino che noi associamo al nome del filosofo Epicuro.

È quindi necessario ricordare che, se pur nel Settecento il grande movimento d’esodo urbano fu soprattutto dettato dal una visione romantica della vita e dalla vera e propria fuga da città sempre più malsane ed affollate, questo movimento dalla città alla campagna non era solo dovuto a ciò, ma ad un meccanismo sociale e psicologico che affonda le sue radici in ere antiche della civiltà.

Già dal XIII secolo attorno a Firenze, per un raggio di cinque chilometri, sorgevano ricche e lussuose dimore: in questo periodo e sino alla nascita dei mezzi di trasporto di massa, il privilegio della residenza suburbana era delle sole classi benestanti ed altolocate, che ricercavano nella campagna una vita più sana, silenzio e rilassatezza.

Già l’Alberti ci da indicazioni assolutamente lungimiranti per l’epoca, e di una aderenza spiazzante con i risvolti dell’ultimo secolo: la differenza tra l’abitare in città e l’abitare in campagna «...è che in città sei obbligato a moderarti in vari modi per rispettare i privilegi del tuo vicino, mentre in campagna godi di una libertà ben maggiore.»

In città sei obbligato a moderarti in vari modi per rispettare i privilegi del tuo vicino, mentre in campagna godi di una libertà ben maggiore.

Poco altro c’è da aggiungere sulla filosofia dei suburbs americani contemporanei. Con la diffusione dell’ideale democratico attraverso gli strumenti della produzione e del trasporto di massa, lo spostamento di intere folle nelle aree suburbane determinò un tipo di vita che altro non era una caricatura sia della città storica, sia del rifugio suburbano archetipo; nasce lo sprawl: una moltitudine di case uniformi, inflessibilmente allineate a distanze uniforme su strade uniformi, in uno spazio sterminato e privo di vegetazione — se non per gli arbusti o gli alberelli tutti uguali e puramente decorativi dei giardinetti privati — abitato da persone della stessa classe, dallo stesso reddito e più o meno della stessa età, che assistono agli stessi spettacoli televisivi, mangiano gli stessi insipidi cibi prefabbricati e precotti, tratti dalle stesse celle frigorifere dello stesso centro commerciale distante chilometri dall’abitazione, e si uniformano del tutto, interiormente ed esteriormente, ad un comune modello imposto dalla metropoli centrale.

«Ciò che è avvenuto dell’esodo suburbano negli Stati Uniti minaccia ora, attraverso le stese strumentalità meccaniche, di verificarsi con analoga rapidità anche altrove, a meno che non si prendano in tempo le più energiche contromisure.»

Così scriveva Lewis Mumford, all’inizio degli anni ‘60: pare proprio che la sua voce non sia stata ascoltata.

Sprawl

Il fenomeno dei suburbs americani e l’American Dream

Inquadramento generale

La seconda metà del XX secolo è stata segnata, in modo particolare negli Stati Uniti, ma anche in altre parti del mondo occidentale, dalla crescita suburbana. Se la sfida principale delle prime pianificazioni urbane del ‘900 era stata quella della densità urbana, ora i pianificatori si trovano ad affrontare i problemi derivanti dalla bassa densità, o meglio dello sprawl urbano, e a elaborare strategie per contrastarlo.

Quella dello sprawl urbano è una tra le più grandi minacce attuali per l’ambiente: malgrado dia l’impressione di garantire una vita più prossima alla natura, lo sprawl divora terreni ed è strettamente associato a una motorizzazione sempre più crescente. Attualmente la dispersione urbana non sembra avere alcun carattere di singolarità o di eccezionalità, ma è presente in sempre maggiori zone del pianeta.

Questa affermazione ci conferma come il fenomeno che trattiamo all’interno del presente studio sia oramai una tendenza strutturale dell’urbanizzazione: «Lo sprawl è il tratto morfologico più rilevante della transizione post-moderna» afferma Anderlini.

Lo sprawl è il tratto morfologico più rilevante della transizione post-moderna.

La storia ci dice che esiste uno stretto legame tra l’evoluzione della società e la storia dell’urbanizzazione. La qualità urbana «esprime il valore che un luogo, una città, assume per il modo in cui storia e natura, nel passato e nel presente, hanno concorso e concorrono nel connotarlo, nel configurare l’assetto fisico e nell’organizzare l’assetto funzionale, per costruire infine — e mantenere e sviluppare — ciò che la città è, e deve essere».

Se il futuro dell’umanità si concepisce sempre di più in termini urbani, questa diviene una ragione fondamentale per conoscere tale evoluzione e poterla così comprendere pienamente. Come afferma il Rapporto annuale ISPRA del 2010:

«Le città, infatti, pur occupando solo il 2% della superficie del pianeta, sono responsabili di circa l’80% delle emissioni di CO2, poiché, come dimostrano i dati 2009 della Population Division del Department of Economic and Social Affairs delle Nazioni Unite, oltre la metà della popolazione umana vive in aree urbane: 3,4 miliardi di individui che potranno arrivare a 6,3 miliardi nel 2050».

La comprensione delle trasformazioni attuali è oltre tutto un requisito indispensabile per mettere in atto azioni politiche volte a correggere le numerose distorsioni presenti all’interno del fenomeno dello sprawl urbano.

L’analisi dell’argomento della crescita suburbana nasce necessariamente dagli Stati Uniti: come afferma Martinotti «Negli Stati Uniti la tendenza al rallentamento della crescita urbana era già stata rilevata (...) sin dall’inizio degli anni settanta».

All’interno degli Stati Uniti la tradizione della dispersione urbana è certamente più datata, fortemente radicata e quindi anche maggiormente visibile. L’ampiezza dei cambiamenti urbani all’interno degli Stati Uniti è sicuramente una delle ragioni per cui molti studiosi hanno sviluppato studi ed analisi sui processi in atto proprio a partire da qui.

L’analisi della letteratura riguardante lo sprawl d’oltreoceano servirà come base e come aiuto per interpretare i modelli insediativi presenti anche nel nostro paese, funge infatti da punto di riferimento per avere un confronto sulle questioni collegate allo sprawl e per disporre di un quadro interpretativo di base: il confronto con il fenomeno statunitense infatti ci è indispensabile per poter avere una visione panoramica e per giungere a un punto di vista più particolare sul periurbano che caratterizza il nostro continente e il nostro paese.

Definizioni

Lo sprawl viene generalmente interpretato come espressione di quell’American Dream che vede l’ideale di vita concretizzarsi in una casa singola e spaziosa, all’interno di piccoli insediamenti liberi da ogni segno di povertà e degrado. Questa visione promette elevati standard di vita, ma allo stesso tempo porta con sé numerosi problemi che spesso non vengono considerati dagli abitanti, creando uno scontro brutale tra il sogno e la realtà.

Il termine venne utilizzato fin dal 1938 da Butthenheim e Cornick, ma nonostante la sua non più giovane età, non esiste un consenso unanime intorno alla sua definizione. Non esiste cioè una chiara, singola e concisa definizione di sprawl che sia condivisa da tutti, anche perché l’idea di cosa costituisca sprawl è cambiata nel tempo. Il concetto entrò all’interno della letteratura di urbanisti e pianificatori verso la fine degli anni ‘50, primi anni ‘60. Esiste una grande varietà di punti di vista da cui il fenomeno può essere considerato: è parte integrante del lessico di varie discipline: sociologia e scienze sociali, architettura, economia, demografia, urbanistica, ingegneria ambientale solo per citarne alcune. Ognuna di queste discipline tende a evidenziare un particolare aspetto del fenomeno: l’economia quello delle relazioni funzionali tra il centro e i suburbi, la demografia quello della densità residenziale, l’urbanistica...

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher archingegneridipisa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Cecchetti Raffaello.
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