Marx
Fonti di Marx
Hegel + Economia politica (Smith e Petty) + Inchieste operaie (Buret e Villermè) + Socialisti francesi + Scienza (tecnologia applicata ai mezzi di produzione).
Marx e Hegel
Secondo Marx, Hegel ostacolava la piena comprensione della realtà. La critica riguardava, nel periodo giovanile, la filosofia del diritto ed in seguito la logica hegeliana. La prima critica è incentrata sulla concezione di stato di Hegel secondo il quale questo sarebbe posto al di sopra della società civile, mentre Marx lo considerava "l'affermazione dello spirito dei popoli" quindi non un concetto astratto ma qualcosa di concreto basato sulla democrazia, attraverso la quale si manifesta la sovranità popolare. Secondo Marx non è l'uomo a derivare dallo stato ma viceversa.
Inoltre, mentre Hegel considerava le classi come intermediari tra il potere esecutivo e il popolo, Marx le vedeva come rappresentanti della contraddizione esistente fra Stato e società civile. Secondo Marx, la burocrazia si poneva contro le esigenze dei singoli; infatti, se all'inizio questa poteva essere funzionale per l'ascesa al potere del monarca, in seguito diventava inutile e non faceva altro che tentare di giustificare la propria esistenza ingigantendo i problemi ai quali avrebbe dovuto trovare una soluzione.
La rivoluzione per uscire dal capitalismo deve essere portata avanti da una classe sociale sfruttata, la cui liberazione sarebbe una reale liberazione generale. Questa classe non può essere quella borghese (che trae vantaggi da questo tipo di società) ma quella del proletariato.
Infine, Marx rovescia il metodo dialettico di Hegel: È necessario partire dall'analisi della realtà, quindi dai fatti dai quali bisogna far derivare le contraddizioni per poi tornare al concreto cercando di modificare in meglio la realtà, tutto ciò tramite il metodo analitico (raccogliere informazioni, classificare, isolare gli elementi significativi).
Concezione materialistica della storia
Non è la coscienza degli uomini a determinare il loro essere, ma è, al contrario, il loro essere sociale che determina la loro coscienza. Dai rapporti di produzione (rapporti che si instaurano tra gli uomini nel corso della produzione), che rappresentano la struttura economica, dipendono tutte le altre sovrastrutture. Dunque un loro cambiamento porta inevitabilmente a una rivoluzione sociale, ovvero a uno sconvolgimento sia materiale che ideologico. Ciò può essere spiegato, secondo Marx, dal conflitto esistente fra le forze produttive della società e i rapporti di produzione.
Nei "Manoscritti economici-filosofici" del 1844 si trovano: una critica all'economia politica classica, una descrizione del comunismo e una critica alla dialettica hegeliana. L'economia della società capitalistica è fondata principalmente sul lavoro che però deve essere considerato come un prodotto umano e non come una merce qualsiasi. Il lavoro è dunque una merce che produce valore. Il lavoratore stesso diventa a sua volta una merce (che produce altra merce) ed il suo salario dipende dalle leggi della domanda e dell'offerta così come il costo di ogni merce.
Il lavoratore in quanto merce è anche sottoposto al problema della concorrenza che si manifesta come lotta tra lavoratori che contribuisce all'abbassamento dei salari. Quindi il lavoro non accresce la ricchezza generale della società ma la classe dei capitalisti. Il lavoratore non è proprietario del prodotto del suo lavoro e questo lo porta a negare la propria umanità quindi a sentirsi estraneo a se stesso, e ad allontanarsi dagli altri uomini il che lo porta a non vedersi più come uomo generico appartenente ad una specie. Il lavoratore quindi si estranea (si aliena) nei confronti del prodotto del proprio lavoro, di sè, dei suoi simili e della sua famiglia.
La soluzione al problema dell'alienazione
La proprietà privata non è, come sosteneva Hegel, un diritto naturale ma una conseguenza dell'alienazione. Invece nella visione hegeliana l'uomo si aliena nella natura, la trasforma, se ne appropria e questo lo porta all'autocoscienza. Il problema dell'alienazione può essere risolto tramite un nuovo tipo di organizzazione ovvero il comunismo, una conseguenza storica dell'evoluzione della società, che porterebbe all'eliminazione della proprietà privata dei mezzi di produzione (macchinari).
Comunismo: Conseguenza storica dell'evoluzione della società + essere uguali nell'individualità + uomo cosciente di sè, eliminare proprietà privata dei mezzi di produzione, eliminazione dello sfruttamento.
Gli uomini si differenziano dagli animali quando iniziano a produrre i propri mezzi di sussistenza ed è il modo in cui producono che condiziona il loro stile di vita. Lo sviluppo della società dipende dallo sviluppo della divisione del lavoro. A questo proposito Marx individua una serie di stadi di sviluppo: Forma tribale, Forma della comunità antica, Forma feudale. Quindi l'organizzazione della società cambia in base ai modi di produzione, al contrario di come sostenevano gli economisti classici che consideravano il sistema economico capitalistico come eterno e astorico.
Divisione del lavoro
Divisione del lavoro: di tipo sessuale a casa, divisione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale (che di fatto producono entrambi valore), divisione sul luogo di lavoro.
Contraddizioni della società capitalistica
Sfruttamento dell'uomo sull'uomo, squilibrio tra salariati e padroni. Se i lavoratori continueranno a isolarsi saranno sempre più sfruttati, la situazione si risolverà tramite la rivoluzione solo quando verranno superate le differenziazioni apparenti (ad esempio la nazionalità). La rivoluzione per uscire dal capitalismo deve essere portata avanti da una classe sociale sfruttata, la cui liberazione sarebbe una reale liberazione generale. Questa classe non può essere quella borghese (che trae vantaggi da questo tipo di società) ma quella del proletariato.
Nella società capitalistica gli intellettuali sono ideologi, il loro lavoro è quello di coprire le contraddizioni e nascondere le effettive condizioni sociali appropriandosi delle coscienze tramite l'elaborazione di ideologie.
Struttura e sovrastruttura
- Struttura → rapporti di produzione e forze produttive su cui si fonda il potere, base dell'economia
- Sovrastruttura → frutto al livello politico e sociale dei rapporti di produzione, rapporti giuridici, forze politiche, dottrine etiche, artistiche, religiose
- Mezzi di produzione → elementi necessari per il processo di produzione (operai, macchinari, conoscenze tecniche e scientifiche)
- Rapporti di produzione → rapporti che si instaurano tra gli uomini nel corso della produzione
L'analisi della società capitalistica
La società capitalistica non è astorica come sostenevano gli economisti classici ma è invece una forma di produzione preceduta da altre fasi che sono quelle del Mondo romano (schiavi lavoratori mantenuti da padroni), del Mondo feudale (servi della gleba che vivono del prodotto del loro lavoro parte del quale viene però devoluto ai feudatari), del Mondo asiatico (forma di semi-schiavitù, potere alla classe dei burocrati). Nella società capitalistica il lavoratore, a differenza di come succedeva nelle società precedenti, è formalmente libero, non appartiene legalmente ad un padrone.
Tuttavia, l'unica cosa che quest'uomo possiede e quindi l'unica cosa che ha la possibilità di vendere è la sua capacità lavorativa (ovvero se stesso) la quale deriva da caratteristiche biologiche e di conseguenza ha bisogno di essere ricostituita. La capacità lavorativa diventa dunque una merce in grado di rinnovarsi. Il capitalismo consiste nell'accumulo di merce la quale diventa l'unità fondamentale di analisi per lo studio della società capitalistica. La merce è un qualsiasi prodotto dell'attività umana intriso di valore derivante dal lavoro. La merce (elemento concreto) ha un valore (elemento astratto) che si concretizza in Valore d'uso e Valore di scambio.
Il Valore d'uso, quantitativo, riguarda il consumo della merce mentre il Valore di scambio, qualitativo, riguarda la possibilità di scambiare merci. L'equivalente generale delle merci è il denaro il quale è facilmente trasportabile e scambiabile oltre che duraturo nel tempo. È importante considerare che il denaro stesso diventa una merce in quanto viene prodotto in fabbriche.
L'arcano della merce
Non è il lavoro del singolo che dà valore alla merce ma il rapporto sociale di produzione proprietario-lavoratore. In sostanza il proprietario usa il lavoratore per dare valore alla merce. Feticismo delle merci: Il Valore di scambio viene visto come rapporto tra cose e non come rapporto sociale tra persone. La merce dunque condiziona i rapporti sociali e questi vengono in certo senso "mercificati".
Il feticismo delle merci è fortemente legato al concetto di denaro. Il presupposto storico alla base del Capitale è la circolazione della merce (mercato) che può assumere diverse forme:
- M=>M baratto
- M=>D=>M vendere per comprare
- D=>M=>D comprare per vendere con la variante D=>M=>D' in cui D' significa incremento di D ovvero Plusvalore aggiunto che non deriva dal processo di circolazione della merce ma dal processo di produzione.
Il Capitale e il processo di produzione
Il Capitale quindi si è formato grazie all' "accumulazione primitiva del capitale" legata ad interessi e prestiti. Questo perchè il lavoro ha avuto funzioni diverse nel corso della storia: Nella società Antica serviva a produrre oggetti utili, nella società Sviluppata serviva a creare valore (prodotti del lavoro diventano merci) e infine nella società Capitalistica il lavoro valorizza il valore anticipato producendo quindi Plusvalore. Il processo di produzione:
Divisione del lavoro: di tipo sessuale a casa, divisione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale (che di fatto producono entrambi valore), divisione sul luogo di lavoro. La divisione del lavoro porta all'aumento del profitto (che non è il guadagno) e per calcolare il valore di un prodotto bisogna considerare la capacità produttiva del lavoratore, la forza lavoro ed il tempo di lavoro (giornata lavorativa).
È quindi necessario considerare la materialità del lavoratore il quale deve ricostituire la propria forza lavorativa ed ha quindi bisogno di un salario. Il salario di un lavoratore (quanto gli serve per mantenere sè e la sua famiglia) corrisponde al valore della merce prodotta in un determinato numero di ore, tuttavia la giornata lavorativa è molto più lunga e le ore in cui il lavoratore lavora in più non vengono retribuite.
Quindi dal Pluslavoro (ore in più di lavoro in più non retribuite) deriva il Plusvalore (ciò che il lavoratore avrebbe guadagnato se gli fossero state pagate le ore in più) da cui deriva il Profitto. Il plusvalore può essere Assoluto (viene allungata la giornata lavorativa) o Relativo (viene accorciata la giornata lavorativa ma vengono introdotti macchinari che aumentano la produzione). Il lavoro da valore alla merce ma anche alle macchine che se non vengono usate hanno un valore morto.
Il capitale
Capitale = capitale costante + capitale variabile + plusvalore. Il capitale Costante riguarda i macchinari e le materie prime mentre il capitale Variabile riguarda il salario. Il saggio del Plusvalore è l'espressione del grado di sfruttamento della forza lavoro da parte del capitalista = Plusv/Cap var. Invece il saggio del Profitto, al contrario del saggio del Plusvalore, tiene in considerazione anche il capitale costante = Plusv/Cap var + Cap cost.
A questo proposito Marx parla di Caduta tendenziale del saggio del profitto che si avrà in seguito all'aumento del capitale costante (investimenti in macchinari) e che comporterà la diminuzione del saggio del profitto oltre che degli operai impiegati nelle fabbriche. Le caratteristiche principali del Capitalismo sono l'Accumulazione e la sua capacità di...
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Sociologia
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Sociologia - Autori (Marx, Durkheim, Weber, Simmel, Parsons, Merton, Mead, Goffman, Garfinkel)
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Riassunto esame Sociologia, prof. Fabiano, libro consigliato Individuo, Società, Mondo, Fabiano
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