Psicologia sociale e psicologia della salute
La psicologia inizia il suo percorso interrogandosi sull’anima. Già la filosofia scolastica distingueva tra:
- Anima: ciò che sottostà alle espressioni vitali di un soggetto;
- Spirito: ciò che sottostà alle espressioni cognitive.
La psicologia si occupa di entrambi: di ciò che rende l’uomo capace di pensiero, emozioni, partecipazione, e di ciò che permette il funzionamento delle sue funzioni vitali e cognitive. La psicologia a lungo è stata influenzata dall’impostazione razionalistica di Cartesio che propone la mente in un duplice isolamento:
- La mente isolata dal corpo (o meglio collegata ad esso solo tramite la ghiandola pineale);
- La mente isolata da altre menti, quindi inattingibile agli altri.
Per molto tempo la psicologia ha seguito quindi l’idea che la mente dovesse essere studiata come una mente isolata, il cui funzionamento dipendesse solo da meccanismi interni. Questa concezione non tiene dunque conto delle dimensioni relazionali e non consente uno studio in profondità dei vari meccanismi.
La nascita della psicologia sociale
La psicologia sociale nasce contrastando questa idea: si fonda infatti sulla non separabilità del funzionamento, dell’organizzazione e delle strutture della mente dai contesti sociali e dalle relazioni in cui queste strutture, organizzazioni e funzioni sono impegnate. Il suo compito è quello di mettere in relazione la psicologia (che studia la mente dal dentro) con tutte le scienze sociali (come la sociologia, l’antropologia, l’economia).
Tra l’individuo e il sociale esiste dunque una relazione che non è pacifica ma basata su forme di conflitto, tensione, opposizione. La tensione tra il sociale e l’autonomia del soggetto rappresentano il tema della psicologia sociale. La psicologia sociale è lo studio di come il sociale e l’individuale entrano in rapporto come una contrarietà: il suo compito è consentire che questa contrarietà evolva nell’autonomia e nella libertà per le persone e per le organizzazioni sociali.
Dall’approccio bio-medico al modello bio-psico-sociale
La psicologia sociale trova nella psicologia della salute una peculiare contestualizzazione: promuove una prospettiva di costruzione della salute. Ciò determina uno slittamento di enfasi dagli indicatori negativi (sintomi) a indicatori positivi di salute, intrecciati al concetto di sviluppo e crescita personale e sociale.
Il modello bio-medico tradizionale è centrato sulla salute intesa come conformità rispetto alle norme di variabili biologiche misurabili. Quest’ultimo ha lasciato il posto al modello bio-psico-sociale che colloca la salute in una dimensione sistemica e multilineare. L’assunto fondamentale secondo l’ideatore Engel è che ogni condizione di salute o di malattia sia la conseguenza dell’interazione tra fattori biologici, psicologici e sociali.
- Engel rimprovera al modello biomedico il fatto che ignora i fattori sociali e psicologici che condizionano l’efficacia della risposta del soggetto;
- Ignora l’importanza della relazione medico-paziente nei processi di diagnosi e cura.
La crisi del modello bio-medico ha aperto la strada ad un nuovo modello che invece tiene conto:
- Dell’interazione tra processi che agiscono a livello macro e micro;
- Della natura multifattoriale delle cause e degli effetti;
- Della non distinguibilità della mente e del corpo;
- Dell’idea che la salute non è uno stato da salvaguardare ma un obiettivo che deve essere conseguito positivamente mediante un’attenzione alle necessità di ordine biologico, psicologico e sociale.
Le conseguenze di questo cambio di prospettiva sono che:
- La salute si ridistribuisce sull’intero arco della vita;
- La prevenzione deve ridefinire le proprie prassi inglobando tematiche connesse agli stili di comportamento;
- Bisogna fare riferimento al concetto di sistema (Bertalanffy) inteso come entità dinamica in cui le componenti sono in continua e reciproca interazione. Ciò comporta la specificità di ciascun livello di organizzazione, sia la necessità di indicare la natura delle relazioni tra i livelli.
Evoluzione del modello
L’opzione bio-psico-sociale pur integrando nuove dimensioni rimaneva ancorata ad una logica prevalentemente orientata al malfunzionamento e alla patologia. Oggi la psicologia della salute riconosce che la sola prospettiva della prevenzione dei comportamenti rappresenta un orizzonte ristretto che deve essere collocato nel più vasto ambito della promozione di competenze sociali e di comunità connesse a una visione positiva del benessere soggettivo. Questa nuova visione si discosta completamente da quella bio-medica tradizionale e respinge anche una visione individualistica e centrata sul sé.
Questa linea di pensiero viene fornita da:
- Gadamer: afferma che la salute non è un sentirsi, ma un esserci, un essere nel mondo insieme agli altri uomini e essere occupati attivamente dai compiti della vita. La salute è così uno stato di intrinseca adeguatezza e di accordo con se stessi.
- Canguilhem: chiarisce come l’adeguatezza del soggetto, sperimentata come buona salute, implichi una relazione non solo di accordo, ma anche di tensione e conflitto, con l’ambiente. Egli ritiene che la dinamica della crescita si articoli all’interno di una conflittualità tra soggetto coinvolto e l’ambiente in cui egli vive. Egli inoltre propone una rilettura delle polarità semantiche di normale e patologico: se normale è ciò che è assoggettato a una norma, allora anche il patologico (in quanto sistematico e strutturato) può essere identificato come tale. La categoria che si colloca in rapporto di opposizione al patologico è dunque il sano. SANO è colui che è in grado di mantenere un margine di tolleranza nei confronti delle infedeltà dell’ambiente, attraverso la capacità di utilizzare le norme per distanziarsene nel momento in cui i cambiamenti ambientali le rendano inappropriate. La salute è la qualità dei soggetti in grado di istituire nuove norme a fronte dei mutamenti contestuali, essa è un lusso che si declina nella possibilità di ammalare e guarire, secondo una dinamica di continue riorganizzazioni funzionali che prevedono l’attraversamento di criticità.
Fasi storiche
Teoria umorale – Ippocrate
Uno dei più antichi contribuiti è quello di Ippocrate e della sua Teoria Umorale, con la quale si proponeva di superare una concezione superstiziosa e religiosa dei fenomeni patologici, cercando relazioni lineari tra sintomi e correlati biologici osservabili. Tale teoria affermava l’esistenza di una base fisica per tutti i disturbi che veniva identificata nell’equilibrio esistente tra quattro umori di base (bile nera, bile gialla, flegma, sangue). Il buon funzionamento dell’organismo dipendeva dell’equilibrio fra gli umori; il prevalere dell’uno sugli altri invece portava alla malattia. Inoltre si riteneva che ci fossero influenze anche sulla personalità del soggetto. La teoria umorale di Ippocrate ebbe una rilettura da parte di Eyseck il quale fondava l’identificazione di due dimensioni di base del carattere (estroverso-introverso e stabile-instabile). La teoria fu tuttavia abbandonata verso la metà del 1800. Questa prospettiva sembra essere connessa con l’approccio del paradigma del modello bio-medico incentrato su una visione meccanicistica del corpo, rappresentato come un insieme di ingranaggi che cooperano per il buon funzionamento dell’organismo.
Freud
Le teorie freudiane sulla psicogenesi dei disturbi isterici comportano uno spostamento dalla centralità del corpo alla valutazione di variabili psicologiche dell’esperienza della malattia. Freud sviluppa così l’idea che esiste una relazione di causalità tra area psichica e sintomatologia fisica e che esistono meccanismi psicologici responsabili del malfunzionamento organico.
L’approccio psicosomatico
L’approccio psicosomatico si sviluppa a partire dal 1950 sulla base delle teorie di Groddeck. Il presupposto teorico rimanda a una visione dell’uomo come scindibile unità psicofisica. L’autore riconduceva le manifestazioni della patologia organica a contenuti simbolici rimossi. Sebbene non è eludibile che in alcune circostanze impulsi e desideri possano assumere la forma di malattia, le tesi di Groddeck non trovarono riscontro nei risultati della ricerca empirica. Un altro apporto alla tematica psicosomatica rimanda al nome di F. Alexander secondo il quale il legame tra personalità e meccanismi fisiologici fosse interconnesso con il funzionamento del sistema nervoso: le diverse configurazioni della malattia dipendono dal funzionamento sbilanciato dei sistemi simpatico e parasimpatico. Durante gli anni ’60 queste teorie furono messe al vaglio della scienza: si giunse alla conclusione che ci fosse una certa difficoltà nel rintracciare legami casuali diretti o indiretti tra personalità e malattia.
La social cognition
L’esigenza di comprendere il modo in cui le persone valutano le richieste per l’ambiente ha fatto si che si sviluppassero dei modelli esplicativi di orizzonte socio-cognitivo, secondo i quali gli atteggiamenti e le credenze sono le principali determinanti del comportamento. Questo sistema concettuale affonda le radici nella teoria tradizionale stimolo-risposta che definisce l’apprendimento come un processo psichico che consente una modificazione del comportamento per effetto dell’esperienza. Dal punto di vista cognitivo il ruolo centrale per dirigere i comportamenti è rivestito da due concetti: le aspettative (ciò che l’individuo anticipa e prevede) e le convinzioni (insieme di conoscenze che l’individuo ha acquisito a proposito di un fenomeno).
Questa prospettiva si divide in alcuni principali modelli esplicativi dei comportamenti di salute:
- Modelli valore-aspettativa: Viene sottolineato il ruolo delle opinioni e delle aspettative individuali e il comportamento risulta una funzione della valutazione soggettiva di un esito e della probabilità soggettiva che quell’azione condurrà a quell’esito. Importante è il concetto di self-efficacy (Bandura) ovvero la convinzione dell’individuo nelle proprie capacità di organizzare e realizzare le azioni necessarie a gestire in modo adeguato le situazioni per raggiungere i risultati prefissati, modificando se necessario i propri comportamenti. (In questo gruppo di teorie rientrano: teoria della motivazione a proteggersi; teoria dell’azione ragionata; teoria del comportamento pianificato; modello dell’elaborazione delle probabilità di persuasione.)
- Teorie processuali o stadiali: Identificano un set di categorie in cui gli individui possono essere inseriti e individuano i fattori che possono influenzare il comportamento.
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