Capitolo 1
Foreign policy analysis e politica estera cinese
Approcci allo studio della politica estera cinese
Yu distingue sei approcci allo studio della politica estera cinese:
- Tradizionale/storico: sottolineano che per spiegare politica estera cinese occorre far riferimento alla sua cultura ed alla sua storia.
- Maoismo/ideologia comunista: mette in evidenza l'analogia tra la politica estera sovietica e la Cina anch'essa grande gigante comunista.
- Realismo/attore razionale
- Fazionalismo
- Istituzionalismo
- Cognitivo
Tradizionale/storico
Mancall evidenzia cinque assunti tradizionali che influenzano la politica estera cinese:
- Ordine gerarchico e non ugualitario
- Centralità cinese si basa sulla virtù dei regnanti
- Non riconoscimento dell'esistenza di altre forme di ordine esterno
- Potere si identifica con il diritto
- Società internazionale considerata un'estensione della società nazionale
Questi principi si ritrovano anche nella Cina comunista e tre sono le conseguenze di questi assunti sulla politica estera contemporanea:
- Risentimento verso le grandi potenze a causa delle umiliazioni subite
- Diplomazia cinese nell'interazione con altri Paesi parte dal presupposto che la Cina è l'unica potenza asiatica
- Personificazione della diplomazia
Fairbank evidenzia le tre principali eredità della tradizione storica cinese che pesano ancora oggi sulla politica estera del paese:
- Primato della regione interna all'Asia negli interessi di sicurezza del paese
- Sottovalutazione del potere marittimo
- Credenza nella superiorità della cultura cinese
Feuerwerker ritiene che sia difficile stabilire una stretta connessione tra eredità storica e politica estera cinese. Individua cinque fattori che influenzano la politica estera cinese:
- Nazionalismo
- Rapporti con la Russia
- Politica interna
- Ideologia maoista
- Immagine del mondo derivante dalla tradizione culturale cinese
Maoismo/ideologia comunista
A seguito della guerra di Corea con l'intervento cinese porta a mettere in discussione gli approcci tradizionali ponendo piuttosto l'accento sul ruolo svolto dall'ideologia comunista/maoista. Questi studi riconducono al pensiero di Mao le successive scelte internazionali della Cina.
Le principali idee di Mao riguardo alla politica internazionale dell'epoca erano:
- Non ci sarà un conflitto militare tra USA e URSS
- Sfide mondiali tra le due potenze avverranno sul terreno di quei paesi posti al centro
- Armi nucleari sono tigri di carta
- Paesi reazionari sono tigri di carta nel senso che nel lungo periodo risultano fragili
A queste idee si sommano delle precise preferenze strategiche:
- Integrazione tra le componenti politiche, economiche, ideologiche e militari
- Grande importanza del potere militare
- Primato della politica
- Strategia di accerchiamento delle città
- Alternanza di lotta politica e militare del pensiero maoista
Hinton studia in modo approfondito l'impatto evidenziando alcuni caratteri generali quali:
- Forte venatura nazionalistica
- Populismo, continuo riferimento alle categorie dei proletari, contadini, popolo in generale
- Importanza al volontarismo
Alla base delle interazioni sociali ci sono le contraddizioni e la lotta. Evidenzia inoltre le numerose funzioni che il maoismo svolge cioè:
- Fornire una tecnica di leadership politica
- Favorire una indigenizzazione del marxismo-leninismo
- Delineare una strategia per la presa del potere
- Offrire una formula per la costruzione del socialismo
- Rappresentare un modello di riferimento per le aree sottosviluppate
- Elaborare una strategia egemonica per l’Asia
- Fornire un approccio per i rapporti tra partiti e stati comunisti e per gestire le relazioni internazionali
La Cina mirava sempre di più a proporsi come unico modello esportabile nei Paesi in via di sviluppo. L’atteggiamento cinese nei confronti dell’URSS fu ambivalente in quanto da una parte vi era un’ammirazione per i conseguimenti economici raggiunti e dall’altra il timore per il rischio di finire in una posizione subordinata.
Levine evidenzia come le idee siano importanti per spiegare il comportamento e cioè le circostanze materiali non sono mai talmente stringenti da non lasciare alcun margine di scelta ai policy maker. Egli distingue tra:
Ideologia formale - rappresentata dal marxismo-leninismo-pensiero di Mao:
- Mondo è diviso in due campi contrapposti cioè socialismo e capitalismo
- Campo socialista alla fine prevarrà
- Alleanze tra paesi socialisti e capitalisti sono puramente tattici
- Rapporti tra stati socialisti sono basati anche su un’identità di vedute
- Stati socialisti possono allearsi con quelle forze che sono contrarie alle forze imperialiste
Ideologia informale - rappresentata da un insieme di valori, pregiudizi, preferenze, atteggiamenti che condizionano le persone anche se non direttamente. Questa ideologia è invece caratterizzata da sei elementi:
- Cina come grande nazione che deve ritrovare il suo posto nella comunità internazionale
- Cina merita riconoscimento e status maggiore rispetto a quello che ha avuto nelle epoche passate
- Paesi che hanno trattato male la Cina dovrebbero avere un comportamento compensatore
- Cina deve essere considerata come una grande potenza
- Cina come potenza sovrana che non ammette intromissioni nei suoi affari interni
- Politica estera cinese aspira a principi universalmente condivisi
L’ideologia formale insieme a quella informale avrebbe dato vita a un'unione di elementi del pensiero marxista-leninista riconducibili al tradizionale nazionalismo imperiale e repubblicano.
Studi realisti
Secondo gli studi realisti, la Cina avrebbe gli interessi degli altri paesi ad essa contrapposti cioè la massimizzazione degli obiettivi strategici attraverso le risorse disponibili. Whiting è un realista che cerca di spiegare i motivi che portarono all’intervento cinese in Corea. Egli evidenzia come i cinesi fossero degli attori razionali che agiscono per perseguire degli obiettivi di sicurezza. I policy maker avrebbero agito e manipolato in maniera calcolata i segnali lanciati dagli avversari per comunicare le loro intenzioni.
L’autore porta avanti quindi un modello basato sull’attore razionale considerando il regime come un attore unitario. Halperin e Perkins evidenziano come la politica di controllo della Cina risponderebbe a due obiettivi:
- Interesse nazionale
- Conseguimento degli obiettivi internazionali propugnati dal marxismo-leninismo
Con la nascita dell’era nucleare si crea anche il triangolo strategico USA-URSS-RPC, l’alleanza della Cina con Mosca era legata al fatto che la Cina decise di affiancarsi al paese che più temeva. Temendo però di non avere abbastanza forze per contrastare la potenza sovietica si avvicinò agli USA. Questo triangolo era quindi costituito da tre potenze che si avvicinavano o allontanavano tra loro a seconda del comportamento tenuto nel tempo dalle diverse diadi.
Rivoluzione culturale cinese
Con l’avvento della Rivoluzione Culturale Cinese, l’immagine di una Cina di Mao di tipo monolitico e totalitario venne messa in discussione. Una conseguenza fu lo sviluppo di modelli più sofisticati per analizzare la politica cinese, studi che si occupavano principalmente della politica interna con la sensazione che però influissero anche sugli aspetti internazionali.
Nathan sviluppa un modello della politica cinese basato sulla lotta tra fazioni. Definisce una fazione politica come un tipo di legame clientelare che si sviluppa in un contesto oligarchico cioè quando un singolo leader mobilita alcune porzioni della sua rete di legami per conseguire i suoi obiettivi politici. Questo modello serve a comprendere come i leader si organizzano e mobilitano le risorse sociali di cui dispongono per condurre la lotta politica.
Gottlieb studia il processo di formazione della politica di apertura verso gli USA evidenziando il ruolo del fazionismo negli anni della Rivoluzione Culturale. Evidenzia l’esistenza di tre fazioni:
- Radicali del Partito Comunista Cinese che consideravano USA e URSS una minaccia per la sicurezza cinese e che quindi andassero combattute con la lotta politica ed ideologica.
- Militari che consideravano gli USA come la principale minaccia.
- Fazione moderata che consideravano l’URSS come la minaccia più grave ed erano favorevoli ad un rilassamento nei confronti degli USA.
Il ruolo di Mao fu ambivalente perché cercò di mediare tra le diverse fazioni schierandosi alla fine con la fazione moderata. Gli studi sulla politica estera cinese quindi sono passati da una fase iniziale in cui prevalgono gli approcci che sottolineano la specificità e unicità del comportamento internazionale cinese per arrivare poi ad una fase in cui si affermano approcci che tendono ad usare più strumenti tipici della Foreign Policy Analysis.
Lo studio comparato della politica estera e il caso cinese
La politica estera è l’insieme di azioni intraprese dai governanti di una nazione o dai loro rappresentanti per influenzare il comportamento di attori esterni al proprio sistema politico. L’analisi della politica estera unisce lo studio delle relazioni internazionali con lo studio della politica interna.
La politica estera di un paese è quindi il risultato di quali fattori esterni:
- Anarchia internazionale
- Interdipendenza economica
- Norme internazionali
E di quali fattori interni:
- Tipi di leadership
- Dinamiche di gruppo
- Politica interna
L’anarchia internazionale fa sì che gli stati debbano preoccuparsi in prima persona della loro difesa non essendoci un’autorità superiore cui rivolgersi in caso di pericolo. Gli stati oltre che a perseguire obiettivi di sicurezza e potere perseguono anche il benessere economico e ciò li porta ad una fitta rete di relazioni commerciali, industriali e finanziarie che ne condizionano i comportamenti rendendoli più vulnerabili a cambiamenti esterni.
Negli ultimi anni l’analisi della politica estera di “seconda generazione” è andata caratterizzandosi per tre tendenze:
- Abbandono della pretesa di elaborare una teoria generale della politica estera preferendo concentrarsi su teorie di medio raggio che spiegano singoli aspetti dell’oggetto in questione
- Ruolo delle idee nel settore internazionale
- Impatto delle identità e delle culture politiche sui comportamenti internazionali
Hudson evidenzia le caratteristiche degli studi contemporanei sulla politica estera:
- Multifattorialità, riconoscimento dell’influenza di una molteplicità di fattori determinanti
- Approccio multilivello, prese in considerazione variabili appartenenti a diversi livelli di analisi
- Multidisciplinarità, intuizioni e saperi derivano da varie discipline
- Natura agent-oriented della spiegazione, si considerano gli stati come semplici astrazioni perché solo gli esseri umani in carne ed ossa possono agire
- Natura actor-specific della spiegazione, si riconoscono le specificità delle singole realtà nazionali
Altro elemento tenuto in considerazione degli studi è il ruolo svolto dall’interdipendenza economica mettendo in evidenza come l’integrazione della Cina nell’economia internazionale abbia favorito lo sviluppo di una coalizione domestica a sostegno di una politica favorevole al mantenimento dell’apertura.
Capitolo 2
Variabili internazionali: anarchia, interdipendenza economica e norme internazionali
Anarchia internazionale, minacce alla sicurezza e politica estera cinese
Johnston distingue tra:
- Strutture internazionali materiali, rimandano alla distribuzione del potere
- Strutture internazionali normative, rimandano all'influenza esercitata da norme e istituzioni internazionali
La struttura anarchica del sistema internazionale fa sì che al primo posto nell’agenda politica vi sia il problema della sopravvivenza fisica dello stato. I governanti devono cioè occuparsi di gestire minacce esterne e gestire le relazioni con altri paesi in modo da rendere l’ambiente internazionale privo di pericoli.
Swaine e Tellis evidenziano come la risposta cinese alle sfide alla sicurezza sia condizionata da quattro fattori:
- Confine esteso e vulnerabile
- Presenza di minacce lungo le frontiere
- Sistema politico con alto livello di conflittualità con conseguente dipendenza tra politica estera e interna
- Immagine della Cina come grande potenza
La strategia cinese dell’era moderna sarebbe quindi caratterizzata da cinque elementi:
- Protezione e controllo del cuore del potere cinese attraverso la difesa dei confini e incursioni nell’ampia area periferica
- Ciclica espansione e contrazione della periferia strategica rientrante nella sfera di influenza cinese
- Ricorso periodico a spedizioni militari oltre confine per controllare le popolazioni residenti
- Ricorso massiccio a strumenti di controllo della periferia di tipo non militare come la difesa passiva
- Influenza delle lotte intestine e caratteristiche personali della leadership sulle scelte di politica di sicurezza
Secondo gli autori queste caratteristiche si possono ritrovare anche nella Cina contemporanea. La necessità di garantire un ambiente internazionale favorevole allo sviluppo economico e alla stabilità interna è caratterizzato da una grande strategia caratterizzata da:
- Relazioni diplomatiche pacifiche
- Uso limitato della forza
- Modernizzazione delle forze militari
- Partecipazione attiva a organizzazioni multilaterali
La politica di sicurezza cinese può essere divisa in due fasi:
- Bipolarismo, sistema privo di un attore equilibrante anche se questo ruolo fu prevalentemente svolto dagli attori non appartenenti ad uno dei due blocchi. Le alleanze in questa fase erano di lungo periodo e basate su interessi generali e forti componenti ideologiche.
- Post-Guerra Fredda, in questo sistema multipolare le alleanze avvenivano tra paesi diversi tra loro per orientamento ideologico e organizzazione politica.
L’alleanza della RPC con l’URSS permise un importante sostegno politico internazionale utile anche a livello simbolico controbilanciando che la Cina possedeva amicizie importanti offrendo anche la possibilità di affrontare i problemi economici. La principale causa della rottura poi tra i due paesi fu il Grande Balzo in Avanti (Per avanti si intende il piano economico e sociale praticato dalla Repubblica Popolare Cinese dal 1958 al 1960, che si propose di mobilitare la vasta popolazione cinese per riformare rapidamente il paese, trasformando il sistema economico rurale, fino ad allora basato sull'agricoltura, in una moderna e industrializzata società comunista caratterizzata anche dalla collettivizzazione) in cui venne messo in discussione lo stesso modello di sviluppo sovietico. Il contrasto fu principalmente motivato dalla difficoltà di Mao di accettare un sistema bipolare dominato da URSS e USA in cui la Cina avrebbe rivestito un ruolo comprimario. L’arretratezza nucleare cinese non permetteva una totale sicurezza interna del paese ma nonostante ciò la politica radicale di Mao non impedì che i programmi di sicurezza venissero portati avanti.
La creazione del triangolo strategico ebbe delle conseguenze dal punto di vista ideologico, economico e politico tra i tre stati. L’aspetto più rilevante fu quello militare in quanto la creazione del triangolo permise alla Cina di gestire alcune delle più grandi minacce alla sua sopravvivenza come: scampare ad un attacco sovietico, partecipare alle Nazioni Unite. Grazie a ciò la Cina riuscì ad instaurare buoni rapporti con l’Europa occidentale appoggiando i suoi sforzi contro l’URSS e sostenendo la politica di rafforzamento della NATO. Con l’emergere degli USA come super potenza la Cina avviò una politica di indipendenza caratterizzata da un atteggiamento meno passivo nei confronti degli USA e con un riavvicinamento all’URSS.
La fine della Guerra Fredda poi modificò l’ambiente della sicurezza cinese. Tre furono i problemi che scaturirono dal mutamento dello scenario internazionale:
- Dibattito sul multipolarismo e unipolarismo
- Ripercussioni sul sottosistema asiatico della fine della competizione bipolare
- Immagine della Cina come potenza revisionista o conservatrice
Si pensava alla formazione di un assetto di tipo multipolare degli USA considerando così il sistema di tipo unipolare.
Wodlfhorth ritiene che il sistema unipolare americano sia destinato a durare nel tempo ed a tale proposito avanza tre argomentazioni:
- Potenza USA è talmente grande da rendere impossibile a qualsiasi stato o coalizione di stati di sfidarla.
- Sistema unipolare è intrinsecamente pacifico in quanto il grande divario tra USA e altri paesi elimina la rivalità egemonica.
- Sistema unipolare è stabile e destinato a durare nel tempo
Gli effetti della fine della Guerra Fredda in Asia che portò furono sei:
- Riposizionamento delle principali potenze, la Russia rimase un attore forte nel sistema internazionale e la Cina divenne suo partner strategico. Anche gli USA confermarono il loro ruolo centrale nella regione nella lotta al terrorismo. La Cina era percepita come potenza emergente tra i paesi in via di sviluppo.
- I conflitti in Asia recuperarono una dimensione locale.
- Paesi asiatici cercano di costruire istituzioni internazionali a favore della cooperazione economica e ridurre le tensioni.
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