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LO STILE DEL DRAGO

Foreign policy Analysis e politica estera cinese

PARTE PRIMA: fattori determinanti della politica estera cinese.

1. Foreign Policy Analysis e politica estera cinese.

Gli approcci allo studio della politica estera cinese.

Bin Yu distingue sei approcci dello studio della politica estera cinese:

Tradizionale/storico:

I. per spiegare la politica estera di Pechino si deve far riferimento alla sua

imperiale

storia e cultura; l’unicità della politica estera cinese è data dall’esperienza e dalla

concezione del sistema intestate asiatico.

Analogia con la politica estera sovietica.

tradizionalisti, che erano per lo più storici, hanno cercato di comprendere il

Bin Yu: “I

comportamento di politica estera del nuovo paese basandosi sull'eredità del suo passato”. Essi

hanno analizzato una visione del sistema politico comunista in linea di continuità con quello

precedente in uenzato a livello mondiale dai tradizionali sistemi di credenza cinesi:

Confucianesimo, Taoismo, Buddhismo sono le principali fonti della politica estera cinese.

Mancall: analizza il con itto sino-sovietico notando che tale con itto risiede in una diversa

interpretazione del marxismo-leninismo; i governanti cinesi si basavano su una serie di assunti

estranei alla tradizione occidentale, ma propri alla "civiltà sinica”.

Assunti tradizionali cinesi che ne in uenzano la politica estera che si ritrovano anche nella Cina

comunista:

- sistema mondiale gerarchico e non egualitario, la Cina ha un ruolo di supremazia;

- la centralità della Cina si vada sulla virtù dei regnanti, che superiorità morale;

- il non riconoscimento dell'esistenza di altre forme di ordine esterno;

- il potere si identi ca con il diritto, è subordinato ad esso e serve ad applicarlo;

- la società internazionale è considerata un’estensione della società nazionale.

Conseguenze:

forte risentimento

a) per le grandi potenze a causa delle umiliazioni subite nell'era

dell'imperialismo; c'è

b) la diplomazia cinese nell'interagire con gli altri paesi, parte sempre dal presupposto che

una sola potenza asiatica ed è quella cinese;

personalizzazione della diplomazia divide

c) che ricorre a tecniche come quella del dono o del

et impera a riassunta nell'espressione "usare i barbari contro i barbari”

Fairbank: individua tre principali eredità della tradizione storica cinese che ancora pesano sulla

politica estera:

Primato nella regione interna dell'Asia negli interessi della sicurezza del paese:

1. la

maggior preoccupazione della politica estera cinese è sempre stata quella di difendersi dalle

minacce provenienti dalla vasta zona aldilà della Grande Muraglia, piuttosto che preoccuparsi

delle minacce marittime

-> Cina contemporanea: ravvisabile nella maggiore preoccupazione degli anni 60 e 70 per la

minaccia posta dalle truppe sovietiche ai con ni settentrionali rispetto a quella posta dalla

otta americana. 1

fl fl fi fl fl fi fl

Sottovalutazione del potere marittimo:

2. nella cultura confuciana i mercanti erano visti in

maniera negativa e il riemergere delle minacce provenienti dalle regioni interne continua a

lasciare questo aspetto in secondo piano.

-> Cina contemporanea: la strategia marittima viene sostituita dall'aspirazione della Cina a

diventare una potenza nucleare.

Credenza nella superiorità culturale della civiltà cinese.

3. -> Cina contemporanea: il complesso di superiorità si manifesta durante regime comunista

nelle recriminazioni per le umiliazioni subite in passato e nell'atteggiamento di esaltazione

della nuova leadership.

Feuerwerker: ritiene sia di cile stabilire una stretta connessione tra eredità storica e politica

estera cinese. I fattori che in uenzano la politica estera di Pechino:

nazionalismo.

a) alimentato da due componenti: senso di frustrazione derivante dall'impatto

dell'imperialismo occidentale, di uso soprattutto tra l'élites e connotato da un atteggiamento

xenofobo tipico della cultura confuciana; mobilitazione della popolazione di seguito alla guerra

tra comunisti e nazionalisti e nella guerra anti-giapponese quando gli Stati rurali furono

coinvolti nel movimento nazionale.

rapporti con la Russia

b) politica interna:

c) la politica estera è sempre subordinata alla politica interna e alle

trasformazioni della società che spinge i leader verso una politica estera improntata alla

cartella; la stessa politica militante degli anni della rivoluzione culturale sarebbe più legata

contingenti obiettivi di breve periodo che ad una reale strategia internazionale volta

rovesciamento degli assetti internazionali.

d) ideologia maoista

e) immagine del mondo derivante dalla tradizione culturale: rimanda ruolo svolto dal sistema

tributario e alla concezione sinocentrica della politica internazionale, ed è problematica poiché

non tiene conto della forte censura rappresentata dalle vicende del XIX secolo (contratto le

potenze europee e ascesa dell'imperialismo giapponese).

Kang: sostiene che sia sbagliato interpretare la politica internazionale dell'Asia applicando

unilateralmente modelli derivati dall'esperienza occidentale: la diversità si sostanzia in una

contrapposizione tra:

- sistema gerarchico: caratteristico del sistema interstatale asiatico, più stabile e paci co, nel

quale la debolezza cinese portava al caos mentre la sua stabilità all’ordine. I principali attori di

questo sistema erano la Cina, il Giappone, la Corea, e il Vietnam, amministrati da un sistema di

potere burocratizzato, che gli Stati periferici tendevano imitare dal modello cinese, al quale

erano subordinati, ottenendo diversi vantaggi.

- sistema anarchico: che caratterizza il sistema interstatale occidentale nel quale il grado di

di usione e il potere serve a di erenziare tra loro i diversi sistemi interstatali; la politica

internazionale occidentale è stata caratterizzata da un sistema interstatale formato da unità

politiche territoriali dotate di autonomia interna e sovranità esterna caratterizzato da una

politica di balancing interno o di balancing esterno.

Maoista /ideologia comunista:

II. studi che hanno in comune l'idea che una delle principali

determinanti delle scelte internazionali di Pechino sia da ricondurre al pensiero di Mao Zedong

e a quello marxista.

Tsou e Halperine: partono dall'idea che per comprendere la politica estera della Cina comunista

bisogna studiare la strategia rivoluzionaria di Mao e la sua applicazione. Nel 1946 Mao aveva già

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sviluppato una serie di immagini della politica internazionale che avrebbero poi condizionato le

sue scelte: nessun con itto militare tra Stati Uniti e Unione Sovietica;

a) nel breve periodo non ci sarà terreno di scontro

b) la principale s da mondiale avrà come le regioni collocate tra le due

superpotenze;

armi nucleari

c) le sono delle tigri di carta dato che alla ne quello che conta per conseguire la

vittoria soprattutto il coraggio e la volontà degli uomini;

paesi reazionari

d) i sono delle tigri di carta poiché alla ne si rivelano fragili e possono essere

battuti.

A queste concezioni si sommano precise preferenze strategiche:

integrazione

1. tra le componenti politiche, economiche, ideologiche e militari della strategia;

potere militare;

2. grande importanza del

primato della politica

3. nella quale il Partito occupa la posizione di comando;

strategia di accerchiamento

4. delle città a partire dalle campagne;

lotta politica e militare

5. alternanza di e continua trasformazione di una forma di lotta nell’altra.

-> L’ideologia maoista sul comportamento internazionale di Pechino fa sì che le discrepanze tra

ciò che Pechino dice e le cose che e ettivamente fa, derivino non tanto da forme di ipocrisia, ma

dal con itto tra i requisiti imposti dal vivere in un sistema di Stati nazionali e la tendenza a

proiettare la strategia rivoluzionaria di Mao all'esterno

Hinton: analizza approfonditamente l'impatto del pensiero di Mao evidenziando le caratteristiche

generali del maoismo:

- forte venatura nazionalistica: che rende di cile distinguere tra gli elementi della tradizione

comunista e quelli del pensiero tradizionale;

- populismo: con continuo riferimento a categorie come proletariato, contadini o popolo in

generale;

- volontarismo: ovvero la capacità delle persone di sormontare limiti imposti dalla realtà

oggettiva;

- interazioni sociali

alla base delle ci sono contraddizioni e lotta

La strategia maoista di riportare la Cina ad una posizione di predominio in Asia si esprime bene la

commistione tra ideologia comunista, nazionalismo e tradizionale sinocentrismo; tale aspirazione

si traduce in una politica più simile a quella dell'epoca imperiale che al modello sovietico di

controllo politico e militare.

Durante gli anni della rivoluzione culturale l'in uenza dell'ideologia maoista sulla politica estera

conobbe il suo acme e l'inasprirsi dei rapporti con l'unione sovietica si intrecciò con lo scoppio

della crisi interna.

Gittings: Mao riteneva che una corretta valutazione dell'equilibrio delle forze interne di esterne

fosse necessaria per condurre a un esito positivo il processo rivoluzionario; concetto centrale di

semicolonialismo zona intermedia

questa fase del suo pensiero era quello di e di (tale concetto

può utilizzato per descrivere il terreno in cui si sarebbe potuta sviluppare una politica di

cooperazione).

Levine: a di erenza dei realisti, egli sostiene che le circostanze materiali non sono mai talmente

stringenti da non lasciare alcun margine di scelta i policy maker, e, di conseguenza, le idee sono

un potente fattore di orientamento all’azione.

Egli distingue tra: 3

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fi

- ideologia formale: rappresentata dal marxismo-leninismo e pensiero di Mao i cui elementi di

base sono riassumibili in cinque punti:

i. Il mondo è diviso in due campi contrapposti: quello socialista e quello capitalista;

ii. il campo socialista alla ne prevarrà su quello capitalista;

iii. per scopi puramente tattici si possono stabilire dei rapporti di alleanza tra Stati socialisti i

capitalisti;

iv. i rapporti tra Stati socialisti possono basarsi anche su identità di vedute;

v. gli Stati socialisti possono allearsi con quelle forze che sono contrari alle forze imperialiste

anche se non appartengono al campo socialista

- ideologia informale: rappresentata dall'insieme di valori pregiudizi preferenze e credenze che

condizionano il comportamento delle persone, caratterizzata da sei elementi:

i. la Cina è una grande nazione che deve ritrovare il suo giusto posto nella comunità

internazionale;

ii. la Cina merita un riconoscimento e uno status maggiore di quello che ha avuto in passato;

iii. le potenze dovrebbero adottare dei comportamenti compensatori nei confronti della Cina;

iv. La Cina deve essere considerata come una grande potenza;

v. la Cina è una potenza sovrana e non ammette interferenze nei suoi a ari interni;

vi. la politica estera cinese è ispirata a principi universalmente validi

-> quindi sebbene negli ultimi anni l’ideologia formale abbia svolto un ruolo meno importante, non

è del tutto scomparsa, e insieme a parte dell’ideologia informale ha dato vita ad una nuova

miscela in cui si ritrovano elementi del pensiero marxista-leninista ed elementi riconducibili al

tradizionale nazionalismo imperiale e repubblicano.

Realista/attore razionale:

III. tale modello forza l'accento sulla comparabilità del

interesse

comportamento cinese a quello degli altri Stati sottolineando concetti quali

nazionale, equilibrio di potenza, ruolo vincolante della struttura internazionale, e

ponendo la Cina alla stregua di qualsiasi altra grande potenza che persegue i suoi obiettivi

massimizzare gli obiettivi strategici.

cercando di Questo spiegherebbe anche i mutamenti

repentini di alleanze: si tratta di decisioni dettate unicamente da cambiamenti dell'ambiente

strategico.

Esempi di applicazione del realismo:

Allen Whiting:

a) cerca di spiegare i motivi che portarono all'intervento cinese nella guerra di

politica di

Corea e basa la sua analisi su congetture; nel con itto sino-indiano analizza la

deterrenza di Pechino e ritiene che la politica cinese sia stata viziata da errori nel comunicare

chiaramente le proprie intenzioni; per la guerra in Vietnam sostiene che fu essenziale la

comunicazione delle intenzioni attraverso azioni facilmente comprensibili dagli analisti e policy

azioni concrete

maker americani: dal momento che le hanno minore margine di ambiguità

rispetto ai comportamenti verbali, ciò rese possibile una migliore comprensione di quali erano le

reali intenzioni di Pechino in Vietnam, escludendo un'escalation militare.

modello dell'attore razionale

Egli porta avanti un'analisi basata sul considerando il regime come

un attore unitario evitando così la trappola di considerare la Cina come un caso idiosincratico che

sfugge ad analisi generali.

Halperin e Perkins: controllo degli armamenti

b) si concentrano sullo studio della politica di

che risponderebbe a due interessi generali:

- interesse nazionale: tali interessi spinsero Pechino da adottare una posizione negativa nei

confronti della politica di controllo degli armamenti poiché avrebbe ra orzato le sue capacità

4

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militari e la sua leadership sul campo antimperialista (dagli anni 90 però le cose cambiarono

poiché la Cina era divenuto socio di primo piano nel ristretto club atomico).

- conseguimento degli obiettivi internazionali propugnati dal marxismo leninismo

analisi del triangolo strategico

Le USA-URSS-RPC sostengono che la rottura della Cina con

Mosca alla ne degli anni 50 portò ad essere la Cina esposta contemporaneamente su due fronti;

balance of

la strategia perseguita per risolvere questa pericolosa situazione fu quella della

power: alla ne degli anni 60 gli Stati Uniti erano visti con me il periodo pericolo minore e i

governanti cinesi non escludevano che la Russia stesse seriamente contemplando l'opzione di un

attacco preventivo (gli scontri sulla frontiera del 1969 misero in evidenza le debolezze strutturali

dell'apparato militare e il rischio concreto che l'o ensiva sovietica potesse facilmente penetrare in

profondità nel paese)= Pechino si avvicina a Washington per costruire un fronte comune contro la

minaccia di Mosca.

Il triangolo strategico includeva tre poli di potenza che si avvicinavano e allontanavano tra di loro

a seconda del comportamento tenuto nel tempo dalle diverse diadi.

Con lo scoppio della rivoluzione culturale l'immagine della Cina come uno Stato monolitico e

totalitario guidato con mano ferma da Mao, fu messa in discussione.

Fazionalismo: fazioni

IV. quando scoppiò la rivoluzione culturale emersero le con i loro ruoli e si

notò come le dinamiche tra di esse sortissero e etti anche sulle scelte internazionali, per

esempio con la contrapposizione tra maoisti e losovietici.

Andrew Nathan lotta tra

propose un modello di politica cinese basato sul riconoscimento della

fazioni, fazione politica come un tipo particolare di legame clientelare sviluppatosi

de nendo una

in un contesto oligarchico. Questo modello serve principalmente a comprendere come i leader si

organizzano e mobilitano le risorse sociali di cui dispongono per condurre la politica.

Le fazioni possono essere semplici o complesse, a seconda che siano formate da un leader e i

suoi seguaci, oppure è uno dei seguaci sia sua volta dietro di un'altra fazione. Da questa

caratteristica derivano una serie di conseguenze:

- nella lotta tra fazioni si osservano dei limiti di convivenza;

- le fazioni non hanno molte risorse e quindi di cilmente si impegnano in attività di eliminazione

dell'avversario;

- le iniziative politiche vengono preparate in gran segreto e tendono a provocare la formazione di

alleanze difensive tra le altre fazioni;

- le alleanze mutano nel tempo e sono dettate da interessi particolaristici più che da fattori

ideologici;

- le decisioni sono prese attraverso un processo di costruzione del consenso;

- le interazioni tra fazioni sono caratterizzate da ciclo di consenso e con itto;

- per indebolire le altre si cerca di screditare i membri o di eliminare dei posti di potere;

- gli scontri tra fazioni sono colorati da un linguaggio ideologico;

- le fazioni competono tra di loro ma tendono a condividere una comune avversione per gli attori

esterni al sistema; il funzionalismo incentiva un certo immobilismo e una certa stabilità del

sistema politico decisionale.

Gottlieb: studia il processo di formazione della politica di apertura verso gli Stati Uniti

evidenziando il ruolo svolto dal fazionalismo; in quegli anni esistevano tre principali fazioni nel

campo della politica estera:

a) ala radicale del PCC che riteneva che Stati Uniti e Urss rappresentassero una grave minaccia

per la sicurezza cinese e andassero combattute entrambe; 5

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b) militari guidati dal ministro della difesa Lin Biao che consideravano gli Stati Uniti come la

principale minaccia e proponevano come soluzione il potenziamento delle forze armate;

c) fazione moderata composta da diplomatici del ministero degli a ari esteri e Zhou Enlai che

considerava l’Urss come la minaccia più grave ed era favorevole ad un rilassamento della

tensione fra Stati Uniti.

-> il ruolo di Mao fu quello di mediare tra le varie fazioni spostandosi in diversi momenti dall’una

all’altra. Radicali Militari Moderati

Figure principali Jiang Quing, Chen Lin Biao Zhou Enlai, MAE

Boda, Kang Sheng

Percezione delle Usa e Urss Usa Urss

principali minacce

Strategie proposte Combattere entrambe le Potenziamento delle Normalizzazione con gli

superpotenze con forze armate Usa

strumenti politici ed

ideologici

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Scienze politiche e sociali SPS/06 Storia delle relazioni internazionali

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher dowomcv di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia delle relazioni internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trento o del prof Rosa Paolo.
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