Introduzione
Nel testo vengono esaminati i lavori di tre studiosi: Randall Collins, Theda Skocpol e Jack Goldstone i cui modelli previsionali sviluppati nel corso degli ultimi trenta anni, mostrano le trasformazioni dello stato-nazione innescate da processi interni. Pur prendendo in considerazione sia i movimenti interni, sia l’impatto delle dinamiche internazionali che influiscono sui cambiamenti di un paese. Non considerano, a differenza di molti altri, lo stato come una semplice pedina nelle dinamiche globalizzanti. La geopolitica è una disciplina che studia le relazioni tra la geografia fisica, la geografia umana e l'azione politica.
Capitolo 1 – La geopolitica dello stato nazione: modelli teorici e analisi sociologica
Collins, Skocpol e Goldstone
L’era moderna è stata contrassegnata da un’attività bellica continua tra gli stati che ha portato a una continua redistribuzione della sovranità legata alle dinamiche dello stato. Acquisire o perdere risorse può influire sulle capacità di sopravvivenza di uno stato nel contesto internazionale. Sul piano geopolitico, perdere un territorio può quindi essere decisivo poiché equivale a una notevole perdita di risorse e se le risorse vengono perse o decentralizzate il territorio perde di conseguenza valore.
La variabile da tenere in considerazione riguarda il rapporto tra la posizione geografica occupata da uno stato in un determinato periodo storico e la sua capacità di avere accesso a risorse importanti. Risentendo delle trasformazioni del sistema internazionale una collocazione geografica può cambiare nel corso dei secoli. A partire dagli anni '70 un nucleo di sociologi ha iniziato a utilizzare i concetti della geopolitica per spiegare le dinamiche sociali dei processi interni agli Stati: Randall Collins, Theda Skocpol e Jack Goldstone. La loro metodologia implicava nozioni sociologiche e principi di geopolitica. Nella loro analisi sono sfuggiti per primi al nazionalismo sociologico secondo cui le dinamiche sociali e politiche interne di uno stato sono indipendenti dal mondo esterno.
Wallerstein nel 1976 aveva formulato la teoria “sistema-mondo” secondo cui il potere di uno stato viene definito in base all’appartenenza a una sfera del pianeta: centrale, semiperiferica e periferica. Ovviamente ognuna di queste ha differenti capacità, sia sul piano economico che militare. Collins (1978) all’interno dell’analisi delle istituzioni statuali e degli studi macro-sociologici ha inserito per la prima volta principi geopolitici sulle dinamiche spaziali e territoriali, costruendo un modello esplicativo sul mutamento dello stato-nazione: influenza dinamica spaziale degli stati-nazione in base al territorio dove sono.
Territorial power:
- Potere del territorio: risorse dello spazio e modo in cui vengono sfruttate dallo Stato.
- Potere dal territorio: la configurazione territoriale e le capacità di sfruttare peculiarità geografiche in termini strategici e militari.
Skocpol e Goldstone
Skocpol (1979) per spiegare i processi di trasformazione innestati a causa del mutamento di rapporti economici fra classi sociali, utilizza due elementi connessi con l’analisi strategica della geopolitica: guerre interstatuali e conseguenze economiche della competizione militare. Goldstone (1991) ritiene che il ruolo giocato dalle grandi potenze e dai paesi confinanti possa risultare decisivo nel definire gli esiti di un processo rivoluzionario interno allo stato.
In passato il controllo di un territorio passava facilmente da uno Stato all’altro a seguito dei conflitti. Dopo la seconda guerra mondiale i processi di creazione di nuovi stati si sono basati sul crollo degli imperi coloniali prima, e poi la dissoluzione su base etnonazionalistica a seguito della guerra fredda. Dunque, a partire dal XX secolo, decolonizzazione e fattore etnonazionalistico sono stati la causa principale della ridistribuzione territoriale. Con il XXI secolo le dinamiche sono rallentate, ma il controllo dei territori non ha perso importanza, c’è sempre una sfida aperta tra gli stati per accaparrarsi risorse secondo quanto diceva appunto Weber.
Il costante tentativo di aumentare la propria influenza a livello regionale o globale dipende dalla capacità di controllare le risorse strategiche da parte di uno stato-nazione; i mutamenti territoriali influiscono direttamente (perdita o acquisizione territori) o indirettamente (declino governo amico che erogava risorse).
La capacità degli stati di alimentare il proprio potere deve far fronte a due cose:
- Gli stati situati ai bordi delle piattaforme continentali (marchland states) e confinanti con pochi altri paesi riescono a espandersi con più rapidità rispetto a stati all’interno spazio continentale che hanno numero di nemici potenziali più alto.
- Stati che si sono espansi in maniera coerente con le loro risorse e paesi sovra estesi (di solito riguarda di più i paesi interni) che hanno numero alto di nemici e rischiano di subire diminuzione risorse.
Alcuni problemi possono essere: sovrappopolazione e penuria di risorse. Sono importanti, ma da sole non determinano il crollo di uno stato. Tilly sostiene che una rivoluzione può sia sconvolgere le elite sia le masse, la diminuzione di risorse può essere causa del collasso di uno stato ma può anche essere determinata da altri motivi come la sovrappopolazione. Gli autori utilizzano nell’analisi geopolitica dello stato un metodo storico comparativo.
Tilly, analizzando i mutamenti delle strutture sociali, si muove su 4 livelli differenti corrispondenti a dinamiche:
- Relative alla storia mondiale: identifica caratteristiche di un’era inserendola nel corso dello sviluppo della storia umana.
- All’analisi dei sistemi sociali del mondo: identifica mutamenti tra strutture sociali interdipendenti e studio civiltà.
- Macrostoriche: processi di ampia portata.
- Microstoriche: effetti che i processi di ampia portata hanno sui soggetti.
Le forme di comparazione tra strutture e processi di ampio respiro seguono 4 modalità:
- Individualizzante: cogliendo le peculiarità di un fenomeno rispetto ad altri eventi.
- Universalizzante: similarità tra fenomeni, presupponendo processi uniformi di sviluppo (es. industrializzazione).
- Principio di variazione di un fenomeno: esamina differenze fra casi x comprendere intensità.
- Comparazione inclusiva: analizza contesti differenti inserendoli all’interno di uno stesso sistema e studia le relazioni del rapporto che ne scaturisce confrontato col sistema.
Gli autori Collins, Skocpol e Goldstone cercano di capire i modelli interpretativi che possono dividersi in:
- Collasso dell’apparato governativo come scontro tra gruppi elitari di forze economiche e conseguente colpo di stato.
- Collasso dell’apparato governativo a causa di una sollevazione popolare che modifica il sistema amministrativo.
- Collasso dell’apparato governativo a causa di una frammentazione territoriale che redistribuisce le sovranità tra più enti.
- Collasso dell’apparato governativo per concomitanza di due delle sopra descritte.
Ruolo interno ed esterno del territorio: la bidimensionalità degli stati-nazione
Nell’analisi sullo stato nazione il rapporto tra stato e territorio spesso è sottovalutato in favore del rapporto tra stato e apparato amministrativo.
Nettl: Lo Stato è una variabile complessa costituita da diversi campi riguardanti la nazione, il territorio, la sovranità e l’apparato amministrativo. La sovranità è esercizio di potere economico, religioso, ecc. Si tratta di tutte le dinamiche sociali che agiscono sul territorio. Per superare l’identificazione di uno stato con il suo apparato amministrativo si può ricorrere ad una visione bidimensionale dello stato-nazione in base al tipo di potere che esercita (Collins): da un lato gestisce potere amministrativo (organizzazione di governo) e dall’altro quello sul territorio (impiegandone le risorse).
Lo Stato appare da un lato come entità legata allo spazio ed influenzata dall’espansione o diminuzione del territorio su cui esercita sovranità. Nell’analisi geopolitica di Collins le risorse presenti sul territorio costituiscono una fonte importante di potere per lo Stato. Lo studio delle dinamiche statuali deve basarsi sul carattere dello stato-nazione e deve tener conto sia delle capacità di gestione delle risorse che della struttura amministrativa e di governo. La visione bidimensionale dello stato nazione è stata portata avanti da Collins, Skocpol e Mann. Il concetto bidimensionale è di origine Weberiana, precisa il ruolo del territorio su cui un unico attore, lo Stato, è chiamato ad esercitare la violenza organizzata; il territorio dunque ha per Weber un ruolo fondamentale.
Lo Stato bidimensionale ha sia posto nell’arena internazionale, ma è esso stesso arena in cui si muovono forze politiche locali. Skocpol pur definendo lo stato attraverso una bidimensionalità di struttura interna ed esterna, puntando una leggera attenzione maggiore alla struttura esterna.
Mann concepisce la bidimensionalità dello stato, senza esplicitare una priorità esterna o interna. Mann parla di due tipi di potere:
- Potere dispotico: riguarda l’élite dominante, il potere è dato dalla possibilità per questa di agire al di fuori della routine senza tener conto delle procedure istituzionalizzate.
- Potenzialità infrastrutturali: capacità di organizzazione e amministrazione della società civile. Il territorio ha un ruolo fondamentale per la distribuzione delle risorse. Il potere infrastrutturale aumenta se gestito dal controllo politico della logistica: la forma più efficiente di potere (creazione di forze militari, costruzione di un apparato per creare infrastrutture).
Il controllo del territorio e la creazione di norme condivise rendono ancora più efficace il potere infrastrutturale. Nel suo discorso appare chiaro che il potere infrastrutturale, ovvero la parte territoriale di uno stato, può influenzare il potere dispotico e quindi la parte amministrativa. La legittimazione di un regime politico non dipende solo dalla capacità di esercitare potere, ma anche dal rendere disponibili alla popolazione le risorse necessarie. Per Mann qualsiasi regime incapace di occuparsi dell’interesse primario dello stato-nazione è destinato ad essere rimpiazzato. Dunque, secondo Mann, il territorio è una fonte cruciale, come l’economia e la popolazione. Queste risorse costituiscono l’ossatura di un “potere infrastrutturale”.
La forza del potere infrastrutturale dipende anche da variabili su cui il sistema governativo ha un controllo relativo come la posizione geopolitica. Se in posizione geopolitica vantaggiosa, lo stato può fare alleanze ed ha quindi maggior opportunità di acquisire risorse dal sistema internazionale. I vantaggi di una posizione geopolitica possono dipendere anche dai mutamenti degli equilibri di poteri globali (es. occupare posizione cuscinetto fra 2 potenze: buffer zones). Questo principio si può rintracciare anche nel pensiero di altri autori di scuola realista, come ad esempio Waltz, uno dei principali sostenitori del sistema di alleanza e del balance of power nelle relazioni internazionali, sottolinea l’importanza dei mutamenti nei sistemi d’alleanza determinante per il declino o l’ascesa di uno stato.
Parla di Buffer zone chiarendo che tale posizione è un’opportunità strategica perché le grandi potenze cercheranno di mantenere lo status attuale per non innescare grandi crisi. Brzezinski definisce tali zone lynchpin states, Cohen parla di gateways: zone che connettono tra loro diverse sfere geostrategiche facilitando circolazione beni, servizi, ecc; alimentano stabilità del sistema geopolitico mondiale.
Collins riprende principi di Weber importanti per il vincolo geopolitico tra sistema spaziale e sistema politico e le sue conseguenze rispetto aumento/declino del potere di uno stato-nazione. Sintesi di ciò:
- Fusione geografia e politica nel controllo territorio;
- Lo stato muta nel tempo e nello spazio i suoi confini;
- Mondo moderno è un insieme di stati in competizione fra loro per migliorare il loro status;
- Competizione sviluppata in attività belliche o periodi di pace.
Taylor: gerarchia entità statuali: piccole (interessi locali), medie (regionali), grandi (globale). Ovvio che cambiano nel tempo, ad esempio la Gran Bretagna prima era potenza globale, poi dopo decolonizzazione, regionale.
Potenza, economia e territorio
Nella definizione di status di un paese bisogna tenere conto del rapporto tra potenza militare e forza economica che non sempre è proporzionale. Dal punto di vista geopolitico, uno stato che ha i seguenti attributi forti: forza militare, la posizione, la grandezza territoriale e della popolazione è ritenuto più importante di uno piccolo ma con un alto tasso di ricchezza.
Con l’avvento del capitalismo, la competizione interstatuale ha aggiunto la variabile economica a quella della mera competizione militare. La fine degli spazi geopolitici su cui estendersi, l’attrito tra mercati in rapida espansione e disponibilità di strumento militare di ampie proporzioni hanno scatenato la prima guerra mondiale. Gilpin e Modelski riprendono questa priorità della potenza politica rispetto a quella economica.
Gilpin (1981): sostiene che durante il 19 e 20 secolo, il sistema politico internazionale, basato su forza militare e potenza politica, ha modellato il sistema economico internazionale, sottolineando la dipendenza dei mercati e le attività commerciali dalle capacità di influenza strategico-militare degli stati-nazione.
Modelski (1978): ritiene che l’ascesa o declino degli stati coincide con un conflitto su larga scala che ne ridefinisce ciclicamente la potenza. Dopo un secolo un conflitto globale fa sì che la potenza dominante venga sostituita da altra. Questa teoria non si occupa della variabile economica e non ha tenuto conto dei progressi in campo militare che hanno reso sempre meno probabile lo scoppio di una guerra globale (date le varie armi nucleari). Inoltre, è importante il nesso tra forza economica e potenza militare: costi, tecnologia militare e professionalità sono alti e realizzare uno strumento militare efficiente dipende dalle capacità dell’amministrazione di prelevarli tramite il fisco (Goldstone).
Ricapitolando, 3 principi di base su cui verte la visione bidimensionale di uno stato:
- Relazione dinamica tra potere dell’apparato amministrativo e la potenzialità del territorio;
- Controllo e influenza su porzioni di territorio di importanza strategica;
- Conseguenze dei mutamenti territoriali.
Dinamiche di mutamento dello stato-nazione: territorio, rivoluzioni, crisi politiche
Collins si è dedicato principalmente all’analisi dei processi di frammentazione della sovranità territoriale. Oggi tale studio è importante, dato lo sfaldamento dell’ex unione sovietica e a causa dell’etnonazionalistico della jugoslavia e dei conflitti intrastatuali. Si concentra sui mutamenti territoriali dovuti a cambiamenti geopolitici (es. sconfitta o vittoria militare, mutamento equilibri internazionali, mutamento risorse strategiche). Il rapporto tra lo stato e il territorio può avviare forze in grado di potenziare la sovranità o disintegrarla. Lo stato nazione è per lui l’attore fondamentale, nelle relazioni internazionali ne subisce le conseguenze delle trasformazioni ma è il motore stesso di tali mutamenti. Se uno stato acquisisce nuove risorse può rafforzare il sistema governativo: processo lineare.
Collins a differenza di Wallerstein non cerca di identificare dinamiche di portata globale, ma si basa sugli esiti delle interazioni tra stati. Il modello studia le interazioni tra le dinamiche esterne e lo stato e le risposte degli apparati amministrativi. il circuito tra eventi di carattere geopolitico e internazionale, le entità statuali, i regimi di governo e il mantenimento di legittimazione interna e stabilità sono i capisaldi di Collins.
5 principi fondamentali teoria geopolitica dello stato di Collins:
- Stati grandi e ricchi si espandono a discapito di quelli piccoli e poveri.
- Stati esterni (marchland states), con pochi nemici, si estendono più rapidamente di quelli di tipo continentale e posti in posizione interna, che hanno più nemici.
- Questi ultimi tendono a frammentarsi e subire gli esterni e le loro politiche.
- Più lo stato si espande più sarà difficile mantenere ed esercitare tale dominio per problemi di natura militare e logistica, etnonazionalistica, finanziaria, politica.
- Nel lungo periodo si formano due blocchi contrapposti formati da stati esterni, così ci sarà frizione politica (deterrenza) o conflittuale (guerra aperta) che porterà alla loro usura e a far emergere altre due potenze che prima erano minori.
Il fattore militare gioca nell’impianto di Collins un ruolo importante perché la guerra è una delle cause dei principali mutamenti territoriali tra gli Stati-nazione. Per Collins c’è mutua influenza tra politica interna ed estera, caratterizzata in almeno 3 forme di reciprocità:
- Rapporto tra legittimazione interna delle élite al governo e la ricerca di potere e prestigio nell’arena internazionale: maggiore legittimazione interna consente maggiore proiezione all’estero per ottenere appoggi.
- Connessione tra sovraestenesione e dissesto finanziario/crisi militare; la prima rischia di avviare dissesto finanziario e crisi ad apparato militare (uno stato può diventare sovra esteso anche a causa di eventi di natura geopolitica e non perché mira a politica di espansione).
- Correlazione tra meccanismo espansione stati esterni e processo contrazione.
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