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1.UN PERCORSO TEORICO COMPLESSO: HAROLD GARFINKEL E L’ETNOMETODOLOGIA.

In questo cap .saranno introdotti alcuni concetti fondamentali dell’etnometodologia sviluppati nella 1ª fase del

pensiero di Garfinkel.

Si inizia con alcuni cenni sulla formazione di Garfinkel e sul contesto storico-culturale in cui essa è avvenuta.

L’attenzione sarà rivolta a comprendere i motivi della portata rivoluzionaria che accompagnò l’etnometodologia nei

primi anni della sua diffusione e il contesto sociologico da cui Garfinkel parte, nel tentativo di creare un approccio

profondamente diverso.

Successivamente si prenderanno in esame i primi lavori di Garfinkel, che costituiscono quella che Lynch definisce

come la fase della “protoetnometodologia”.

Infine il conclude illustrando sinteticamente alcuni assunti e termini principali dell’etnometodologia.

1.La formazione di Garfinkel e il contesto soocio-culturale in cui nasce l’etnometodologa.

Harold Garfinkel nasce nel 1917 in una piccola città del New Jersey, da una famiglia ebraica di piccoli commercianti.

Fu avviato ad una formazione economica, per imposizione del padre e lavorando la notte nel suo negozio.

Nel frattempo entrò in contatto con un gruppo di studenti ebrei interessati alla sociologia e dalle discussioni con questi

studenti si sviluppò in lui l’interesse per gli studi sociologici.

Nel 1939 egli decise di frequentare il dipartimento di sociologia nell’università di North Carolina in cui venne

introdotto allo studio di una vasta gamma di prospettive teriche che avrebbero determinato in modo significativo lo

sviluppo dell’etnometodologia.

Come vedremo l’influenza di Parsons e di Schutz sarà predominante nelle sue riflessione su molte tematiche centrali

dell’etnometodologia.

Mentre conseguiva il dottorato ad Harvard, Garfinkel insegnò 2 anni all’università di Princeton.

In quel periodo organizzò una conferenza alla quale invitò a partecipare teorici innovativi con l’idea di sviluppare

degli studi interdisciplinari sul comportamento nelle organizzazioni (l’interesse per le organizzazioni è sempre stato

vivo in Garfnkel così come in molti etnometodologi).

La formazione culturale di Garfinkel avvenne in un momento critico della storia americana:

l’atmosfera di discussione e dibattito, soprattutto durante la guerra e negli anni ’50 e ’60, incrementarono la nascita di

dipartimenti di sociologia, da cui ci si aspettava una soluzione a tutti quei problemi sociali che l’America stava

vivendo in quel periodo. Molti giovani studenti furono attratti da questo genere di studi e Garfinkel fu certamente uno

di qsti.

Grfinkel durante gli anni della sua formazione sociologica aveva appreso teorie e metodi sociologici vari e spesso

divergenti tra loro, ispirati principalmente allo studio delle prospettive teoriche sull’attore e sull’interazione scoiale.

Quando Garfinkel arrivò ad Harvard si era già diffusa la teoria volontaristica dell’azione di Parsons (1937) che

avrebbe dovuto fornire una risposta ai numerosi problemi relativi al tema dell’ordine sociale.

L’obiettivo di Parsons era di creare una nuova teoria sociologica che promuovesse l’integrazione di diverse discipline,

come la psicologia e l’antropologia, oltre alla sociologia.

Dall’inizio degli anni ’50 sino alla fine degli anni ’60 la sociologia “statistica”con orientamento funzionalista costituì

il paradigma dominante della sociologia accademica americana.

Quando però questa prospettiva mostrò i suoi punti deboli e le falle di un approccio non perfettamente “scientifico” fu

evidente che essa non era in grado di dare risposte alle nuove istanze che emergevano nella società americana degli

anni ’60, cominciarono ad affermarsi nuovi approcci: l’etnometodologia fu uno di questi.

Garfinkel e gli esponenti del neointerazionismo sembravano essere arrivati in tempo per “salvare” la sociologia.

È in questo contesto che si colloca la nascita dell’etnometodlogia, intesa come diretta contraddizione alla fede nel

formalismo, nella perfetta razionalità, nelle rappresentazioni matematicizzate del comportamento sociale che

caratterizzarono la sociologia post-guerra nordamericana.

Questo tono polemico nei confronti della “sociologia tradizionale” (spesso dominata anche “costruttivista”) ricorrerà

frequentemente negli scritti etnometodologi e di Garfinkel.

L’etnometodologia può essere considerata comunque come l’unico tentativo di lanciare “deliberatamente” un nuovo

programma di ricerca, finalizzato a portre un cambiamento radicale nella prospettiva sociologica, non soltanto

americana.

2.La “protoetnometodologia”: lo sfondo parsoniano e l’influenza della fenomenologia nei primi scritti di

Garfinkel.

La “protoetnometodologia” è costituita dagli scritti di Garfinkel prima della pubblicazione di “Studies in

Ethnomethodology”.

In questi scritti non compare ancora esplicitamente il tema della indicalità ma, secondo Lynch, essi hanno presentato

l’etnmetodologia come:

- un “metodo” per discernere le assunzioni “date per scontate”, la conoscenza tacita, le norme comportamentali e le

aspettative standard attraverso cui i partecipanti costituiscono le scene sociali ordinarie

e allo stesso tempo

- una prospettiva da cui avviare un insieme di indagini sulle pratiche di ricerca tacite usate dalla sociologia tradizionale.

In questa fase non compare ancora nemmeno il termine etnometodologia, che sarà usato per la prima volta

ufficialmente nel volume Studies.

Tuttavia in qst scritti sono rintracciabili le origini del pensiero di Garfinkel che accompagneranno, non sempre in

modo identico e coerente, lo sviluppo successivo dell’etnometodologia.

2.1 Il confronto tra le teorie dell’azione di Parsons e Schütz.

La tesi che Garfinkel scrisse per conseguire il dottorato ad Harvard costituisce una prova significativa dell’influenza

che Parsons e Schütz hanno esercitato sul suo pensiero, almeno fino alla produzione che arriva agli inizi degli anni

’70.

Sebbene fosse stata scritta sotto la supervisione di Parsons, la dissertazione non abbracciava il sistema concettuale

struttural-funzionalista, allora emergente, ma cercava di scavare ancora più in fondo nei problemi fondamentali della

teoria dell’azione , trattati, secondo Garfinlkel, in modo incompleto, soprattutto per quanto riguarda il problema

dell’acquisizione della conoscenza e della comprensione nell’attore sociale.

Il tentativo di Garfinkel era quello di “cercare un sistema sociale generalizzato costituito esclusivamente dall’analisi

di strutture di esperienza” per fare ciò Garfinkel cerca di trovare una rete teorica che porti direttamente a studiare le

procedure con cui gli attori analizzano le loro circostanze partitiche e sono in grado di progettare e produrre i propri

corsi di azione.

Tale rete teorica è costituita dagli scritti fenomenologici di Schütz e Gurwitsch, che Garfinkel trasforma in uno schema

di lavoro per produrre indagini sperimentali sul fenomeno sociologico dell’ ordine sociale.

Parsons sociale= la relazione problematica tra “ordine fattuale” e “ordine normativo”.

l’ordine

È il fenomeno preliminare della sociologia e si riferisce a quanto Si riferisce al punto di vista dell’attore e include le sue

può essere visto dalla prospettiva dell’osservatore scientifico che, categorie per classificare l’ambiente sociale e fisico in cui vive.

per mezzo della sua conoscenza, rende osservabili le azioni -È un sistema di valori, norme ruoli e status prescrittici cui gli

ordinate(regolari, ripetitive) della società che sta studiando. attori aderiscono, anche se spesso in modo inconsapevole. Il

-È la società così come appare nella regolarità della vita suo esito su larga scala è l’ordine sociale fattuale, cioè la

quotidiana. società così come ci appare.

In quest’ottica per Parsons il concetto di attore sociale è = un soggetto che, attraverso i processi di socializzazione,

interiorizza i valori morali proposti dal sistema culturale e li utilizza come standards normativi per decidere il corso

delle proprie azioni, in base ai ruoli che svolge di volta in volta nella società .

Anche le aspettative del comportamento altrui che l’attore possiede sono formulate sulla base di tali valori morali, che

si esprimono sotto forma di norme e regole di condotta coercitive. Nonostante ciò, i soggetti non percepiscono le loro

azioni come il risultato di impostazioni esterne, ma sempre come il frutto di scelte volontarie.

In sostanza per Parsons l’ordine sociale coincide con l’ordine normativo, in quanto gli individui i interiorizzano i

valori e le norme attraverso il processo di socializzazione, le accettano come socialmente desiderate e vi si adeguano,

rafforzando l’ordine sociale esistente.

Garfinkel si discosta da questa posizione, assumendo la teoria fenomenologica come punto di partenza x la propria

concezione di ordine sociale.

Schütz la concezione di ordine sociale è fondata su un approccio di tipo esclusivamente cognitivo ed è

strettamente legata al problema dell’intersoggettività.

Schütz afferma che gli individui nel corso della loro vita fanno esperienza di diversi stili cognitivi, ognuno dei quali

costituisce una “provincia finita di significato”, in cui l’esperienza viene percepita ogni volta con un diverso “accento

della realtà”. Una di queste province è il mondo della vita quotidiana (Paramount reality), ritenuta la più importante

xkè da essa deriva il nostro senso dominante della realtà.

I soggetti attraverso l’”atteggiamento naturale” o stile cognitivo, percepiscono il mondo della vita quotidiana come

dotato di 2 caratteristiche:

- È un mondo dato per scontato.

- È un mondo intersoggettivo, cioè pubblico e comune a tutti gli uomini.

Il fenomeno dell’intersoggettività caratterizza anche la conoscenza degli attori sociali che è una conoscenza comune

e condivisa da tutti.

Essa si forma attraverso processi di tipizzazione, in base ai quali i soggetti usano schemi interpretativi già appresi o

dalle esperienze precedenti o da un patrimonio di conoscenze comune, tramandata attraverso l’uso del linguaggio.

Le tipizzazioni sono solo dei modelli di riferimento che vengono utilizzati inconsapevolmente dagli attori per il

raggiungimento dei propri scopi pratici.

L’intersoggettività costituisce x Schütz un problema e coinvolge inevitabilmente anche il discorso sull’ordine sociale.

-Come possono 2 o + attori condividere esperienze comuni nel mondo sociale e come possono comunicare su di esso?

La soluzione è di considerare che gli esseri umani non possono mai avere esperienze “identiche” di qualcosa, ma ciò è

irrilevante xkè essi “assumono” continuamente che le loro esperienze del mondo sono simili e,pertanto, agiscono

“come se” le loro esperienze fossero “identiche-per-tutti-i-fini-ptratici”.

Qsto accade xkè gli attori applicano 2 idealizzazioni che costituiscono la “tesi generale della reciprocità delle

aspettative” L’idealizzazione dell’interscambiabilità dei punti di vista con la quale io do per scontato, e assumo che

il mio interlocutore faccia lo stesso, che se scambiassimo le nostre posizioni vedremmo le cose con la

stessa “tipicalità”.

L’idealizzazione della congruenza del sistema di attribuzione di rilevanza, neutralizza le differenze che

le biografie individuali producono sulla percezione delle situazioni e postula che io e il mio interlocutore

interpretiamo il mondo esterno in modo praticamente identico.

Qst 2 assunzioni consentono di creare “un mondo comune” e dato per scontato che trascende i mondi esperienziali

privati degli attori.

L’attore schütziano comprende un vasto universo cognitivo.

L’attore parsoniano che agisce “razionalmente” in ogni situazione, che permette di realizzare l’ordine sciale attraverso

il continuo lavoro di “accomodamento” creativo, coordinato e reciproco delle situazioni in cui si trovano gli attori.

Le 2 prospettive possono essere contrapposte, secondo Heritage:

-Parsons tratta l’ordine sociale come qualcosa che viene mantenuto soprattutto attraverso l’applicazione di regole morali costrittive,sia

esternamente che internamente, attribuendo poca o nessuna importanza ai giudizi di senso comune degli attori e delle loro competenze

nel gestire la comprensione delle azioni reciproche

-Schützè interessato proprio a queste ultime proprietà, ovvero al problema cognitivo della costruzione sociale della conoscenza e

dell’ordine sociale, prestando scarso interesse alla forza normativa e morale da cui sono influenzati i giudizi di senso comune.

2.2 Il concetto di Trust e gli esperimenti di “rottura”.

Garfinkel tenta di operare un integrazione tra la dimensione morale di Parsons e quella cognitiva di Schütz dell’azione

sociale, cercando si adattarle alle “strutture dell’esperienza”, ovvero di applicarle a contesti reali per dimostrarne

l’effettiva validità empirica, attraverso una serie di esperimenti.

●Il suo 1°lavoro è rivolto a trovare una risposta alle seguenti questioni: come fanno gli attori sociali a giungere a

conoscere, e a conoscere in comune? Che ritiene centrale x spiegare la natura dell’organizzazione e dell’ordine

sociale.

Schütz aveva notato che il mantenimento attivo di un mondo in comune è sostenuto solamente dall’assenza di contro

evidenze, cioè dall’emergere di un ordine contrario dalla disattesa della reciprocità delle aspettative.

Nella prospettiva di questa contingenza Garfinkel dà inizio ai suoi esperimenti nel tentativo di verificare le premesse

di Schütz.

Una serie di “esperimenti di rottura” caratterizzati dal fatto che gli sperimentatori utilizzavano diverse tecniche per

creare caos, incomprensione, disordine nelle interazioni con altri soggetti.

Garfinkel notava che, davanti a situazioni di dissonanza delle proprie aspettative nei confronti degli alti, i membri

della società reagivano tentando di “normalizzare”in qualche modo la scena, cercavano di applicare delle procedure

interpretative con cui rimediare alla discrepanza tra gli eventi attesi e gli eventi reali, sforzandosi di attribuire a qsti

ultimi le caratteristiche formali della normalità.

In sostanza Garfinkel metteva in pratica la sua intenzione di “operazionalizzare” la teoria di Schütz sulla reciprocità

delle aspettative nelle strutture dell’esperienza, cioè nei casi concreti della vita quotidiana.

Nelle situazioni prodotte attraverso gli esperimenti di rottura, le aspettative di comportamenti venivano disattese

rivelando la fragilità di quelle che “normalmente” vengono considerate delle certezze dagli attori.

In questi esperimenti Garfinkel notava che la rottura delle aspettative condivise provocava reazioni di aperta ostilità e

di indignazione e questo perché essi agivano sulla base di un principio di collaborazione e di fiducia reciproca, che

una volta disatteso creava in loro una sorta di “sanzione morale” nei confronti dello sperimentatore.

Nonostante sia Garfinkel che Parsons affermano il verificarsi di reazioni di ostilità e di sanzione morale da parte degli

offesi nei confronti di un soggetto indegno di fiducia, Garfinkel non attribuisce a questa condanna morale il valore di

“sacralità” e di insindacabilità che vi attribuisce invece Parsons, in quanto il suo obiettivo è quello di cercare di

costruire una teoria dell’ordine sociale partendo dall’approccio prettamente cognitivo di Schütz.

Il riconoscimento dell’elemento morale infatti non porta ad un modello deterministico di azione, come nella

concezione di Parsons, ma ad una prospettiva in cui i soggetti restano liberi di scegliere se comportarsi in modo

conforme alle aspettative condivise, oppure contravvenire ad esse assumendosi la responsabilità di un comportamento

di cui dovranno rendere conto ai loro interlocutori.

La maggior parte degli esperimenti condotti in questo periodo si indirizza a dimostrare non solo l’instabilità

dell’ordine sociale e la presenza di un mondo dato x scontato, ma anche come tali aspetti sono legati al contesto in cui

i soggetti si trovano ad interagire.

Le espressioni possono essere comprensibili e normalmente accettate dai membri di una società solo se “riconosciuti”

in modo coerente e adeguato al contesto in cui vengono prodotti.

In sostanza: l’interesse iniziale di Garfinkel x il problema dell’ordine sociale e per la fenomenologia di Schütz è già

rivolto, anche se implicitamente, a quello che costituirà il principio da cui si svilupperà la moderna etnometodologia e

l’analisi della conversazione : l’indicalità degli accounts e delle pratiche sociale.

3. Altri temi della fase protoetnometodologica.

Alcuni saggi presentano temi che, pur appartenendo al primo Garfinkel, verranno approfonditi e sviluppati nella fase

successiva dell’etnometodologia:

- Il metodo documentario di interpretazione

- Il concetto di riflessività

- Il concetto di judgemental dope

- La polemics sulla confusione dei sociologi tra topic e re source

Qsti concetti hanno in comune la critica alla sociologia convenzionale che rimarrà accentuata per molti anni nel

movimento etnometodologico.

3.1.Il metodo documentario di interpretazione.

Deriva da Kaarl Mannheim: “un identico modello sottostante ad un’ampia varietà di realizzazioni di significato

totalmente differenti”.

Lo utilizza nell’ambito della sociologia della

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lola878 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Sena Barbara.
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