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Paolo Jedlowski - Il mondo in questione

Introduzione alla sociologia

La sociologia è lo studio della società intesa come insieme di individui, le loro relazioni, le loro strutture e le loro istituzioni. Nasce nella prima metà dell'800, non ha un unico oggetto o un unico metodo. È una disciplina dotata di uno statuto autonomo, quindi è separata e distinta dalle altre discipline. Sicuramente la modernità comincia con la fine del Medioevo, l’invenzione della macchina a stampa di Gutenberg, la riforma protestante, e la scoperta dell’America. In questo periodo hanno luogo la rivoluzione industriale, un evento di tipo economico e tecnologico, che trova il suo paese di origine nell’Inghilterra del 700 e la rivoluzione francese in Francia. Queste due rivoluzioni hanno portato ad una accelerazione della storia. La sociologia nasce proprio per dare un senso a questi mutamenti che si stavano verificando con la necessità di trovare nuove forme di ordine.

Il positivismo e Comte

L'Ottocento è anche il momento in cui nasce il Positivismo. Si passa dalla fiducia nella ragione alla fiducia nella scienza. Il grande padre del Positivismo è Comte, inventore del neologismo sociologia. Egli dirà che tutto il Settecento (Illuminismo) è stato un secolo di distruzione e che nell’Ottocento si costruirà il nuovo ordine. Comte fu il segretario particolare di Henry De Saint-Saimon, che fu il primo francese a voler studiare la società, lui però non chiamava questo studio sociologia bensì fisica sociale. Egli diceva che era necessaria una forma di religione, la sua opera si chiama appunto Nuovo Cristianesimo. Saint-Simon voleva mettere la scienza al posto di Dio, si arriva ad una vera e propria discientismo. A Comte si deve la caratterizzazione negativa della sociologia in Francia: quindi il neologismo sociologia nasce nella prima metà dell’ottocento, la sociologia vera e propria nasce nella seconda metà dell’ottocento con Durkheim. Comte aveva il duplice obiettivo di spiegare il mutamento e contemporaneamente individuare l’ordine, per questa ragione la sua teoria è costruita su quella che viene detta una statica sociale e una dinamica sociale. La parte della dinamica sociale studia come muta la società, la statica studia come si autoregola la società.

La teoria di Comte

Negli studi di statica sociale lui individua quelle istituzioni da sempre presenti all'interno della storia umana e dice che a fondamento della società c'è la prima forma di aggregazione sociale: la famiglia. Nei suoi studi che riguardano la dinamica sociale troviamo la legge dei tre stadi. Egli sostiene che l’uomo abbia attraversato, dal punto di vista dell’orientamento della conoscenza, tre stadi: il primo è quello teologico, in cui gli individui orientavano la propria conoscenza in particolar modo verso la spiegazione teologica della loro presenza nel mondo. In questa fase l’individuo è, dal punto di vista della conoscenza, molto semplice e ingenuo; il secondo stadio è quello metafisico, che per Comte è principalmente il momento in cui l’umanità (adolescente), attraverso l’uso della critica, distrugge il mondo precedente, abbatte i miti e si mette al centro della storia; l’ultimo stadio è quello positivo in cui l’umanità (adulta) ha lasciato alle proprie spalle i miti e gli dei, ha smesso di esercitare solo l’uso critico della conoscenza e può finalmente dispiegare un nuovo ordine volto al progresso. Comte voleva utilizzare il metodo dell’osservazione scientifica delle scienze naturali applicato alla società, non fa una ricerca empirica.

Spencer e l'evoluzionismo sociale

L’organicismo è una teoria in base alla quale si considera che una parte non può essere scollegata dal tutto, la società non è possibile studiarla attraverso delle parti separate. In Inghilterra, un altro autore fondamentale per la nascita della sociologia è Spencer. È il padre dell’evoluzionismo sociale. L’evoluzionismo nasce grazie all’opera L’origine delle specie di Charles Darwin, che fornisce una spiegazione diversa della nascita dell’uomo: dice che l’uomo è un’evoluzione dello scimpanzé. Alla base di alcune teoria sociologiche c'è l’adattamento, sopravvive la specie che è maggiormente in grado di adattarsi, tutto ciò ritorna pari nella teoria di Spencer che riguarda la società, cioè le società si sono evolute e sono sopravvissute quelle che hanno avuto maggiori possibilità di adattamento. Le società primitive erano poco differenziate secondo la teoria evoluzionistica perché c'erano pochi ruoli, poca divisione del lavoro sociale. Con la modernità, invece, si incominciano a sviluppare i ruoli sociali, ciò vuol dire che noi oggi abbiamo un lavoro per ogni cosa. Spencer, a differenza di Comte, per le sue teorie si baserà sull’analisi dei cosiddetti dati etnografici, cioè osservazioni, appunti su popolazioni primitive.

Alexis De Tocqueville e la democrazia

Alexis De Tocqueville non è un sociologo ma è uno dei pensatori più moderni mai avuti nell’800. A lui dobbiamo un libro dal nome Democrazia in America, composto da diversi tomi, grande ricerca empirica che lui conduce in America. Per prima cosa dice che la democrazia è un processo inarrestabile e ciò che cambia la qualità della democrazia è il modo in cui ad essa si arriva. Egli, quindi, attua per la prima volta una ricerca comparativa. Egli sostiene che quando alla democrazia si arriva attraverso il sangue, le barricate, ecc., essa si manifesta paradossalmente in maniera più fragile; quando, invece, è un processo che in qualche modo avviene all’interno è più solida. Per questo dice che in Europa la democrazia avrà più problemi che negli Stati Uniti. Egli inoltre dice che democrazia significa uguaglianza, non intesa come uguaglianza tra le persone perché non ci potrà mai essere, ma come uguaglianza delle opportunità. Essa, però, ha anche dei rischi, uno di questi è l’individualismo e l’antidoto è l’associazionismo. In più dice che altri grandi antidoti alla degenerazione della democrazia sono la libertà di stampa e la religione concepita come negli Stati Uniti. Limite della democrazia in Europa è il fatto che non c’è una netta distinzione tra Chiesa e potere politico, le cose sono ancora in qualche modo aggrovigliate.

Durkheim e il fondamento della sociologia

Durkheim può essere considerato il vero padre e fondatore della sociologia. 1858-1917. La prima grande opera di Durkheim si chiama La divisione del lavoro sociale (1893): nella società moderna industrializzata il grande passaggio dall’artigianato all’industria avviene attraverso la riorganizzazione del lavoro, la suddivisione delle mansioni. Durkheim rivedrà questo fenomeno anche all’interno della società, quindi il modello che stava prendendo vita nella fabbrica si riverbera all’interno dell’organizzazione sociale. Nella seconda metà dell’Ottocento, grazie al contributo di Durkheim, la sociologia inizia ad istituzionalizzarsi accademicamente. Nascono le prime riviste e proprio Durkheim fonda la più antica, che non sarà semplicemente una rivista collettiva in cui pubblicare delle ricerche ma un gruppo di studio che si svilupperà intorno a questa rivista e a partire dal quale nasceranno alcune delle correnti culturali prevalenti del Novecento, per esempio il funzionalismo.

Il concetto di società e devianza secondo Durkheim

Per Durkheim la società è una realtà sui generis, ciò significa che non è la somma degli individui che la compongono, è staccata dagli individui, nonostante da essi prenda vita. Es.: Nasciamo già in una società e nel momento in cui moriremo la società continuerà a vivere, non dipende da ciascuno di noi. Questa idea prende vita da alcune teoria da cui Durkheim è influenzato: la prima è l’organicismo, l’altro lo spiritualismo francese dell’800 (padre è Emile Boutraux), che mette fuori il concetto di ordini di realtà: dicevano che la realtà si organizza a partire da diversi ordini, quello più basso è quello biologico, poi c’è quello della vita materiale dell’individuo, poi quello spirituale. Essi, inoltre, dicevano che per spiegare un ordine superiore non posso usare un ordine inferiore. Per spiegare la realtà spirituale dell’individuo non posso basarmi sulla realtà materiale, e così via. Durkheim trasforma tutto questo in termini sociologici per cui dice che la società ha alla base gli individui, l’ordine superiore è costituito dalla società e quindi in quanto ordine superiore all’individuo, la società non può essere spiegata a partire dagli individui. Ultima influenza è quella dell’utilitarismo di Spencer, secondo il quale io sono mosso dal mio interesse, però perché in qualche modo ci sia un certo ordine facciamo un contratto sociale nel quale cerchiamo di mettere a quadrato ciascuno dei nostri interessi. Durkheim riprende questa idea ma dice che una società non è il risultato di un contratto tra le persone perché esiste un elemento che è precontrattuale. Ci dev’essere qualcosa che viene prima del contratto, la morale, cioè l’idea che io rispetterò il valore, l’aspettativa. Allo stesso modo, la società esiste un attimo prima che i suoi abitanti si uniscano insieme. Durkheim sarà poi il primo grande sociologo ad individuare il termine devianza perché non tutti sono in grado di rispettare le regole morali e quindi qualcuno devia. Secondo Durkheim, quindi, ciò che tiene insieme la società, il legame (che lui chiama solidarietà), è la morale. Es.: il comandamento “Non uccidere”. Ci unisce la credenza che la vita umana di ciascuno debba essere rispettata e salvaguardata. Le norme vincolano l’individuo dall’esterno e dall’interno, per cui esistono norme esplicite (non fumare davanti a una donna incinta, non uccidere, ecc.) e norme implicite (non togliere la parola a qualcuno mentre parla). Non sempre chi devia sbaglia; a volte deviare, cioè assumere un comportamento contrario alla norma, può essere un portatore d’innovazione.

Il metodo sociologico di Durkheim

Durkheim riteneva che tutte queste norme, questi valori, non potessero essere studiati a partire dall’individuo. Egli nelle Regole del metodo sociologico (1895), la sua seconda opera, dice che vanno studiate come cose, quindi le norme sono fatti sociali (qualcosa che a me si impone), chiamate così per un parallelismo con il mondo della natura. Per esempio il linguaggio è un fatto sociale, un insieme di norme linguistiche e se io voglio comunicare devo attenermi a quelle regole perché altrimenti o non vengo capito, o vengo preso in giro. La caratteristica più importante di questi fatti sociali è quella di essere coattivi, cioè coercitivi, agiscono costringendo l’individuo ad adeguarsi ad essi. Durkheim è anche il padre del funzionalismo, che si sposterà dall’Europa negli Stati Uniti grazie a Talcott Parsons (più importante sociologo al mondo). Guarda ai fenomeni sociali e culturali domandandosi che funzione svolgono all’interno di una data società. Organicismo e funzionalismo sono paralleli. Funzionalismo prende vita dall’organicismo. Si può utilizzare il concetto di funzione almeno in due modi: il primo è quello biologico, la funzione corrisponde a un bisogno (es.: la funzione respiratoria dei miei polmoni corrisponde ad una funzione che è quella di farmi respirare); il secondo è quello matematico, che non corrisponde necessariamente al soddisfacimento di un bisogno ma indica solo una relazione tra elementi. Durkheim individua diverse funzioni importanti, per esempio la funzione della religione, che ha la funzione di sacralizzare le norme (Es.: la vita umana come atto che avviene nel momento del concepimento è sacralizzata dalla religione. La religione è contraria all’aborto, poiché non considerato sacro). Funzione non significa che in sé c’è sempre un carattere positivo, può anche essere negativa.

Il ruolo del crimine nella società

Durkheim parlerà, infatti, del crimine; analizzerà quando gli individui non rispettano le norme. Se uccido una persona sto compiendo una devianza che è un crimine. Egli si domanda che funzione abbia la devianza e dice che il crimine, come devianza “massima”, svolge anche una funzione positiva perché rinsalda il legame sociale, cioè ricorda a chi non ha commesso il crimine l’importanza di non commetterlo. Dire evoluzionismo in Durkheim significa dire come spiega il mutamento. In lui non c’è l’idea di progresso, c’è l’idea di individuare il meccanismo che fa evolvere la società. Idea vicina a Spencer. Anche per lui ci sono due società: una società premoderna e una moderna. Quella premoderna è meno complessa, ha una bassa divisione del lavoro, poca individualizzazione, quella moderna più complessa. L’insieme dei valori e delle norme che contraddistinguono una data società è il contenuto della coscienza collettiva. Nell’epoca premoderna la coscienza collettiva era tendente a una forte omologazione (tutti credevano nelle stesse cose e negli stessi valori) e la diversità era considerata un rischio per questa società. Durkheim dice, quindi, che il legame sociale (solidarietà), è descrittivamente di tipo meccanico (Le persone sono unite automaticamente).

La fragilità della società moderna

Nelle società moderne, invece, c’è un’alta divisione del lavoro, inizia il processo di individualizzazione e ognuno comincia a sentirsi sempre meno coscienza collettiva e sempre più coscienza individuale. La società moderna è più fragile perché ha bisogno di legami più forti altrimenti non c’è interconnessione dei ruoli, infatti il legame della modernità è organico. Durkheim dice che la società moderna, per come è conformata, manifesta una patologia difficilmente curabile, si chiama anomia (assenza di regole, norme) e la soluzione migliore probabilmente è quella di incentivare la formazione di organizzazioni professionali. Altra soluzione è l’educazione, perché è una modalità attraverso la quale i valori societari possono essere immessi nell’individuo e quindi possono aiutare ad evitare che l’individuo si senta scollegato culturalmente dalla società.

Socializzazione e il suicidio secondo Durkheim

La socializzazione si divide in primaria e secondaria. La primaria avviene in famiglia, nasciamo, impariamo la lingua, capiamo i ruoli della famiglia, ecc. La socializzazione secondaria invece non finisce mai, comincia nella fase adolescenziale, quando siamo un po’ maturi da un punto di vista cognitivo e culturale e prosegue per tutta la vita perché intervengono centinaia di migliaia di fattori: prima fra tutti la tv che fa comprendere il mondo. L’opera più celebre di Durkheim è Il suicidio, perché è la prima ricerca sociologica in senso reale, si basa su dati statistici. Il suicidio è un atto individuale, fortemente legato alla psicologia del soggetto che lo compie. L’ha scelto perché era un fenomeno spiegato soprattutto dalla psicologia. Lui, provando a spiegarlo come fenomeno in termini sociologici, voleva segnare la differenza netta tra la psicologia e la sociologia. Egli mette come oggetto nel suo libro i tassi del suicidio e opera una comparazione tra nazioni. La variabile che gioca in quest’opera è il livello di integrazione, che può essere o troppa o troppo poca o normale. I contesti in cui l’integrazione può presentare delle difficoltà e quindi portare a tassi di suicidio che aumentano o diminuiscono sono tre: religioso, familiare ed economico.

I quattro tipi di suicidio

Esistono fondamentalmente quattro tipi di suicidi: altruistico, egoistico, anomico e fatalistico. Suicidio altruistico è quello del kamikaze, una persona che è talmente tanto integrata alla società da non considerare più fondamentale la propria esistenza tanto da sacrificarla per quella società stessa. Il suicidio egoistico, invece, è quando abbiamo una scarsissima integrazione e l’individuo non si sente riconosciuto.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Saxbrina97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università del Salento o del prof Cremonesini Valentina.
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