La cultura e il "diamante culturale"
Il concetto di cultura
Il concetto di cultura si può riferire a cose molto diverse:
- Costumi nazionali
- Attività considerate come elitarie
- Forme di intrattenimento di massa
- Variazioni locali di significati simbolici
La cultura, anche se difficile da definire, deve essere compresa, in quanto l’ignoranza e l’incomprensione culturale possono portare a esiti alquanto indesiderabili.
Definizioni: due modi di guardare alla cultura
Quando parlano di cultura, i sociologi intendono: norme (modo con cui la gente si comporta in una data società), valori (ciò a cui essi tengono), credenze (modo in cui essi pensano che il mondo funzioni) o simboli espressivi (rappresentazioni, spesso delle stesse norme sociali, dei valori e delle credenze).
La cultura può essere studiata inserita in due scuole di pensiero: 1) quella delle discipline umanistiche e 2) le scienze sociali (in particolare l'antropologia).
Non esiste una cosa come la “cultura” o la “società” nel mondo reale. La distinzione che viene fatta concepisce la “cultura” come l’aspetto espressivo dell’esistenza umana, mentre la “società” indica l’aspetto relazionale (e spesso pratico). Lo stesso oggetto o comportamento può essere analizzato in quanto sociale o in quanto culturale.
"Quanto di meglio è stato pensato e conosciuto". Nell’uso comune il termine cultura è spesso riferito alle belle arti e allo spettacolo o alla letteratura seria. In questa accezione la cultura viene chiamata cultura alta, la quale è opposta a quella popolare, folk o di massa e implica uno status sociale elevato.
Le discipline umanistiche, che vedono la cultura come una sfera di valore superiore e universale, sono sostenitrici dell’equazione cultura = arti.
Nel IX secolo molti intellettuali europei affermarono l’esistenza di un’opposizione tra cultura e civilizzazione/società, con cui si indicavano i progressi tecnologici della Rivoluzione industriale e le trasformazioni sociali che accompagnavano l'industrializzazione (aspetto negativo). La cultura, la quale racchiudeva le espressioni più belle e assennate della creatività umana, è la salvezza degli esseri umani ultracivilizzati. In questa dicotomia gli effetti alienanti e disumanizzanti della civilizzazione umana erano contrapposti alle capacità benefiche e salvifiche della cultura.
Come possiamo però credere nel valore straordinario e salvifico della cultura senza cadere in un accentuato etnocentrismo, nella devozione alla cultura dell’Europa occidentale vista come il vertice dell’esperienza umana?
Arnold risponde a questa domanda formulando una teoria universale del valore culturale. Egli enfatizza il potenziale di influenza della cultura sul mondo sociale e critica così l’Inghilterra vittoriana per il suo materialismo e il suo culto dell’industrializzazione e democrazia, senza considerare i loro esiti possibili. I risultati potevano essere disastrosi e gli aristocratici non potevano aiutare. Quindi solo la cultura poteva salvare la società moderna da un simile destino.
Questa via di salvezza dell’umanità è la cultura (ovvero uno studio della perfezione), che poteva rendere la civilizzazione più umana restituendo bellezza e saggezza, le quali derivavano:
- Dalla consapevolezza e dalla sensibilità nei confronti di ciò che di “meglio è stato pensato e conosciuto” nell’arte, nella letteratura, nella storia e nella filosofia
- Da una “ragione giusta” (ovvero un’intelligenza aperta, flessibile, tollerante)
Come funziona la cultura? Arnold concepiva la cultura nei termini del suo potenziale educativo. Egli sosteneva che la cultura rendeva capace la gente di connettere la conoscenza, compresa la scienza e la tecnologia, al comportamento e alla bellezza. La civiltà ha un rapporto armonioso con il sapere, la bellezza, il comportamento e le relazioni sociali e la cultura poteva fornire questa armonia. La cultura non è un fine in se stesso, ma un mezzo per un fine. La cultura può essere l’agente umanizzante che modera le conseguenze più distruttive della modernizzazione.
Weber aveva la stessa concezione di Arnold. Egli identificò ciò che la scienza non poteva fare per sostenere i suoi argomenti circa ciò che la scienza poteva fare (i suoi limiti). Secondo Weber la scienza non può dare nessun significato alle nostre vite. Per trovare un senso alla loro vita gli esseri umani devono rivolgersi ai profeti, ai filosofi, alla religione e alle idee; in generale essi devono rivolgersi alla cultura.
Sia Weber che Arnold evidenziarono la distanza della cultura dalla vita quotidiana nella società moderna e la sua capacità di influenzare il comportamento umano. Questo è il modo di concepire la cultura tradizionalmente associato al sapere umanistico, le cui caratteristiche generali sono:
- Alcune culture e alcune opere culturali sono migliori di altre; la cultura ha a che fare con la perfezione; suppone la coltivazione della mente e della sensibilità umana
- La cultura si oppone alle norme prevalenti dell’ordine sociale o “civiltà”
- Si teme che la cultura sia fragile, che possa essere “persa” o indebolita o estraniata dalla vita socioeconomica; la cultura deve essere attentamente preservata
- Si attribuisce alla cultura un’aura di sacralità e ineffabilità, separandola dall’esistenza quotidiana; non ha senso se considerata solo nelle sue dimensioni economiche o sociali
"Quell’insieme complesso". Nel corso del IX secolo le nuove discipline dell’antropologia e della sociologia cercarono di definire un modo di pensare la cultura molto diverso da quello proposto da Arnold.
Herder era affascinato dalla poesia della tradizione popolare e dal Vecchio Testamento. Considerava questa letteratura orale un prodotto spontaneo della innata creatività umana che contrastava nettamente il più artificiale prodotto letterario di un élite istruita. Se tutti gli uomini erano naturalmente poeti, era assurdo pensare che le classi istruite europee avessero in qualche modo monopolizzato il mercato della cultura.
Secondo Herder si doveva parlare di culture per l’ovvia ragione che le nazioni, e le comunità entro o tra le nazioni, avevano la propria, ugualmente meritevole cultura.
Tylor bandì come fuori moda l’intero dibattito cultura vs. civiltà: la cultura, o civiltà, presa nel suo più ampio significato etnografico, è quell’insieme complesso che include il sapere, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, il costume e ogni altra competenza e abitudine acquisita dall’uomo in quanto membro della società.
Berger definisce la cultura come “la totalità dei prodotti dell’uomo”, sia materiali che immateriali. Inoltre sostiene che la stessa società “non è che parte ed elemento della cultura non materiale”.
Concepire la cultura in senso ampio come l’intero modo di vita di un popolo evita l’etnocentrismo e l’elitismo di cui è vittima l’accezione umanistica, ma è una definizione che manca della precisione voluta dalle scienze sociali.
Quindi Wuthnow e Witten suggeriscono che i sociologi dovrebbero distinguere tra:
- Cultura implicita, ovvero la cultura vista in termini astratti, come una caratteristica implicita della vita sociale, una prefigurazione o una base per relazioni sociali
- Cultura esplicita, ovvero la cultura come una costruzione sociale tangibile, una specie di bene o merce simbolica che viene esplicitamente prodotta
Questa distinzione è utile perché essa può funzionare come una classificazione preliminare per organizzare le molte definizioni di cultura usate dai sociologi.
Gli scienziati sociali tendono a vedere armonia e non opposizione, tra cultura e società. Le due teorie sociali più influenti del XX secolo trovano che vi sia una congruenza molto pronunciata tra i due termini ("Assunto della forte congruenza").
- Funzionalismo parte dall’assunto che un’istituzione sociale svolge alcune specifiche funzioni necessarie al benessere della collettività; identifica la cultura con i valori che orientano i livelli sociali, politici ed economici di un sistema sociale. Esiste una congruenza tra cultura e società perché ogni incongruenza sarebbe disfunzionale.
- Marxismo vede una forte congruenza tra struttura sociale e la cultura, ma inverte la direzione dell’influenza: dalla struttura sociale alla cultura, non viceversa.
Questo assunto può essere esemplificato dall’analisi di Berger della cultura come esito di un processo di esternalizzazione, oggettivazione e interiorizzazione: gli esseri umani proiettano la loro esperienza sul mondo esterno (esternalizzazione), poi vivono queste proiezioni come fossero indipendenti (oggettivazione) e infine incorporano queste proiezioni nella loro coscienza psichica (interiorizzazione).
L’antropologo Geertz ha definito la cultura una struttura di significati trasmessa storicamente, incarnati in simboli, un sistema di concezioni ereditate espresse in forme simboliche per mezzo di cui gli uomini comunicano, perpetuano e sviluppano la loro conoscenza e i loro atteggiamenti verso la vita.
Questa definizione si incentra sui simboli e sul comportamento che deriva dai modi di pensare e sentire simbolicamente espressi.
La scienza sociale ha le seguenti caratteristiche:
- Evita valutazioni e opta per il relativismo
- Parte dal presupposto di uno stretto legame tra cultura e società: o una tende a determinare l’altra o c’è un adattamento reciproco
- Assume che la cultura può essere studiata empiricamente come ogni altro prodotto o attività umana
Connessioni: i legami tra cultura e società
La cultura si riferisce al lato espressivo della vita umana – comportamenti, oggetti e idee che possono essere visti come esperimenti o rappresentanti qualcos’altro.
Geertz e Weber assumono che la cultura implica il significato. La cultura di una comunità influenza la sua struttura sociale e viceversa. Per conoscere una comunità il sociologo le deve comprendere entrambe.
Tuttavia c’è bisogno di un modo per concettualizzare come la cultura e il mondo sociale stiano insieme o, in altre parole, come la gente in un contesto sociale crei significati. Per esaminare e analizzare la cultura e i fenomeni culturali e il rapporto con la vita sociale abbiamo bisogno di uno schema concettuale e strumenti come l’oggetto culturale.
L'oggetto culturale
L’oggetto culturale è un significato condiviso incorporato in una forma, è una espressione significativa che è udibile o visibile o tangibile o che può essere articolata. Esso racconta una storia e quella storia può essere cantata, recitata, scolpita, pubblicata o dipinta sul corpo.
Lo status di oggetto culturale è il risultato di una decisione analitica che noi compiamo in quanto osservatori, non è qualcosa di intrinseco all’oggetto stesso.
Specificare un oggetto culturale significa prendere una qualche parte del più ampio sistema che chiamiamo cultura e trattenere quella parte per l’analisi.
Cercando di capire le connessioni tra una società e la sua cultura, bisogna iniziare l’analisi con un esame ravvicinato di oggetti culturali, quelle parti più piccole del più ampio sistema di parti interrelate. In questo caso si è guidati dagli studi umanistici: la cultura sta in un mondo a parte, almeno a fini analitici. Gli umanisti focalizzano l’attenzione su qualcosa come se fosse un universo autoreferenziale che possiede una struttura e un significato. È necessario prestare un’attenzione privilegiata all’oggetto culturale stesso. Ciò comunque non implica un rifiuto del mondo esterno e della sua influenza sull’oggetto culturale, ma significa prendere innanzitutto l’oggetto culturale come testimonianza di se stesso.
Gli oggetti culturali sono parti di un più vasto sistema culturale che potremmo analizzare. Ma per comporre tra loro le miriadi di parti di questo sistema c’è bisogno di un altro strumento analitico, cioè il diamante culturale.
Il diamante culturale
Gli oggetti culturali sono fatti da esseri umani, quindi possiamo considerare tutti gli oggetti culturali come prodotti di creatori. Naturalmente altre persone oltre ai loro creatori fanno esperienza di oggetti culturali. È solo quando questi oggetti diventano pubblici, quando passano nel circuito del discorso umano che essi entrano a far parte della cultura e diventano oggetti culturali. Pertanto tutti gli oggetti culturali devono avere gente che li riceva, li ascolti, li legga, li comprenda, li pensi, li pubblichi, partecipi ad essi, li ricordi.
Sia gli oggetti culturali sia la gente che li crea e li riceve non operano nel vuoto, ma sono ancorati a un determinato contesto, il mondo sociale. Con quest’espressione si intendono i modelli e i bisogni economici, politici, sociali e culturali che caratterizzano un particolare punto del tempo.
Mondo Sociale
Creatore
Ricevitore
Oggetto culturale
Si identificano così quattro elementi: i creatori, i ricevitori, gli oggetti culturali e il mondo sociale, i quali sono sistemati in una struttura a forma di diamante, chiamata diamante culturale. Il diamante culturale ha quattro punti e sei legami o connessioni. Esso è uno strumento euristico inteso a favorire una più piena comprensione della relazione di qualsiasi oggetto culturale col mondo sociale. Esso non dice quale debba essere la relazione tra i vari punti, ma solo che lì esiste una relazione.
Il significato culturale
Tra cultura e il “mondo reale” c’è un rapporto ambiguo. Noi avvertiamo che la cultura è “al di là di noi, e tuttavia siamo noi” e siamo alla ricerca di una relazione semplice tra gli oggetti culturali e le “cose esattamente come sono”. Ma questa relazione non è semplice: quando qualcosa diventa un oggetto culturale, quella cosa è già cambiata. E il cambiamento ha a che fare con il significato.
Un oggetto culturale ha un significato comune, ad esso è stato attribuito un significato condiviso dai membri della cultura. A livello aggregato una cultura è un modello di significati che è durato nel tempo. Il senso/significato si riferisce alla capacità dell’oggetto di suggerire o indicare qualcos’altro.
Si possono identificare due tipi di significato:
- Semplice, il quale denota una corrispondenza biunivoca (viene espresso quando si parla i segni e di ciò che essi rappresentano; ogni segno ha un singolo referente)
- Complesso, si trova nei segni tipicamente chiamati simboli, i quali evocano una varietà di significati, alcuni dei quali possono essere ambigui, e non denotano, ma connotano, suggeriscono, implicano; evocano emozioni forti e possono unire oppure disgregare i gruppi sociali.
Dato che la cultura è complessa essa è fatta di significati complessi, significati incorporati in simboli. Per capire la cultura dobbiamo saper analizzare la relazione che può esistere tra un simbolo e “le cose come esse sono”. La sociologia della cultura ricerca i significati sociali, ovvero ciò che connette gli oggetti culturali ai mondi sociali.
Perché abbiamo bisogno del significato?
Il bisogno di significato è fondamentale per l’esistenza umana. Ciò è stato indagato da un influente modello teorico secondo il quale il significato culturale deriva dalla capacità della cultura di riflettere la vita sociale. Questo modello del riflesso ha dato luogo a due versioni sociologiche contemporanee, ovvero il funzionalismo e il marxismo; tuttavia è stato poi capovolto da Weber, il quale affermava che era il mondo sociale a riflettere la cultura, non il contrario.
Tutti sappiamo che gli esseri viventi si sviluppano e agiscono in accordo con istruzioni codificate nei loro geni, ovvero agiscono per istinto. Gli esseri umani invece sono diversi:
- Sono psicologicamente incompleti alla nascita (diventa completo solo dopo alcuni mesi dalla nascita)
- I codici genetici dell’uomo non danno informazioni sufficienti alla sopravvivenza; gli uomini devono imparare a vivere e l’apprendimento negli umani è un processo sociale di interazione e socializzazione attraverso cui si trasmette la cultura (La cultura umana compensa l’incompletezza genetica)
Gli esseri umani creano le culture come difesa contro il caos e lo fanno attraverso il processo di esternalizzazione – oggettivazione - interiorizzazione, costruendo in questo modo i mondi in cui essi agiscono.
L’analisi sociologica della cultura parte dalla premessa che la cultura offre orientamento, protegge dal caos e dirige il comportamento verso determinate linee di azione e lontano da altre. La cultura fornisce significato e ordine attraverso l’uso di simboli, laddove certe cose che abbiamo designato come oggetti culturali sono arricchite di significati oltre e al di qua della loro utilità materiale. Possiamo vedere questo facilmente nel caso di oggetti visibili o tangibili ma lo stesso potrebbe dirsi per le idee o per le unità di comportamento. Essi hanno significato in sé e per sé, ma entrambi diventano intensamente significativi nella misura in cui sono incorporati in una cultura che lo produce o li interpreta.
Cultura e significato nella teoria del riflesso
Se la cultura è fatta di significati e se i significati sono sociali allora che tipo di relazioni esistono tra il mondo sociale e i modelli o gli oggetti culturali? Da dove provengono e quale differenza fanno i significati? Due delle più importanti risposte sociologiche a queste domande sono fornite dal funzionalismo e dal...
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