CAPITOLO 3 (FORME ELEMENTARI DI INTERAZIONE)
Azione sociale: Per azione sociale si intende un agire che sia riferito al comportamento di altri
individui. Possiamo distinguere diversi tipi di azioni:
- Azioni razionali rispetto allo scopo: Se chi agisce valuta razionalmente i mezzi
necessari al fine preposto.
- Azioni razionali rispetto al valore: Se chi agisce ritiene di fare cioè che gli viene
comandato dal dovere, dalla dignità, senza preoccuparsi delle conseguenze.
- Azioni determinate Effettivamente: Se si tratta di pure manifestazione di gioia
gratitudine, affetto, odio.
- Azioni Tradizionali: se riguardano semplici espressioni di abitudini, comportamenti che si
ripetono nel tempo.
Molto raramente un comportamento concreto può essere classificato solo con riferimento a una
delle categorie indicate. Per descrivere un'azione sarà necessario fare riferimento alla combinazione
di tipi di tipi diversi. La tipologia non spiega i comportamenti delle persone. E' però uno strumento
molto utile per impostare i problemi di analisi. Se bisogna tener conto del "senso"dato dagli attori
all'azione, ne deriva che la situazione alla quale fare riferimento per classificarla è quella che gli
attori definiscono. La necessità di tener conto della definizione della situazione da parte degli attori
è espressa, in sociologia,dal cosiddetto teorema di Thomas: "una situazione definita dagli attori
come reale,diventa reale nelle sue conseguenze".Uno sviluppo del teorema di Thomas è il concetto
di profezia che si autoadempie di Merton. relazione
Due o più individui che orientano reciprocamente le loro azioni, formano una
sociale.
Le relazioni sociali possono essere stabili e profonde ma anche transitorie e superficiali. Le
relazioni sono spesso cooperative nel senso di essere orientate a raggiungere fini considerati comuni
o almeno compatibili. Anche il conflitto,però,che riguarda azioni orientate dal proposito di
affermare la propria volontà conto la volontà e la resistenza di altri può costituire una relazione
sociale.
L'interazione sociale è il processo secondo il quale due o più persone in relazione fra loro agiscono
reagendo alle azioni degli altri. I processi di interazione hanno un'importanza particolare nella
strutturazione della società,e sono gli elementi di base per la definizione dei gruppi.
I GRUPPI SOCIALI E LE LORO PROPRIETA'
A loro volta, un insieme di persone che hanno fra loro una interazione sociale, formano un
gruppo sociale.
I caratteri di questi gruppi cambiano con la loro dimensione.
Se si parla di una famiglia, quindi di un gruppo sociale relativamente piccolo, allora l’interazione
sociale sarà diretta (si parla faccia a faccia, con gesti e le informazioni sono scambiate con una alta
velocità). Se si parla invece di una azienda, quindi un gruppo grosso, allora l’interazione si svolge
sia in modo diretto (fra colleghi) , che in modo indiretto ( ordini, scritti).
Sempre riguardo alla dimensione del gruppo, si possono notare anche altre caratteristiche
fondamentali:
Un gruppo di due persone (diade) ha una caratteristica molto importante, se un membro decide di
uscire dalla relazione, il gruppo scompare.
triadi
Anche le (gruppi di tre persone) hanno delle caratteristiche molto importanti: Se due
membri del gruppo hanno una controversia, il terzo membro spesso funziona da mediatore, è
permette di risolvere queste controversie.
Un’altra caratteristica fondamentale dei piccoli gruppi e che nei gruppi pari, ci sono sempre più
controversie che in quelli dispari. grado di completezza,
Un carattere importante del gruppo è il suo ossia il rapporto fra i
membri che fanno effettivamente parte del gruppo, e quelli che avrebbero le caratteristiche per
entrarvi (sindacato operaio di 100 persone in una città di milioni di operai).
ruoli,
All’interno del gruppo, ogni persona svolge dei ossia l’insieme dei comportamenti che in un
gruppo ci si aspetta da un membro del gruppo.
In un gruppo sociale i ruoli possono essere più o meno differenziati. Un gruppo grande spesso è
anche a elevata differenziazione dei ruoli, ma non necessariamente perchè la differenziazione
dipende anche dalla densità sociale, vale a dire dalla concentrazione spaziale delle persone e dal
volume delle loro interazioni:quanto più aumentano le dimensioni e la densità sociale tanto più è
probabile riscontrare una differenziazione dei ruoli.
I ruoli possono essere classificati in due modi:
Ruolo specifico:
- è un ruolo che riguarda un insieme di comportamenti limitati e definiti
(operaio)
- Ruolo diffuso: un ruolo che riguarda un insieme di comportamenti più ampio e meno definito.
(madre, padre).
Con riferimento ai ruoli, i gruppi si possono distinguere in :
Gruppi primari: Piccole dimensioni a ruoli diffusi con contenuti affettivi (famiglia, amici).
gruppi formali
Inoltre i gruppi si possono dividere in se sono basati su uno statuto o
gruppi informali,
regolamento esplicito, se il gruppo si è formato in modo spontaneo e senza
regole per il suo funzionamento.
POTERE E CONFLITTO
potere
Il è la possibilità di trovare obbedienza a un comando che abbia un determinato contenuto
l’autorità
(Weber). Un tipo di potere particolare è o potere legittimo.
L’autorità riguarda relazioni nella quale si ha il diritto di dare ordine e l’obbligo di eseguirli,
considerati legittimi da tutti e due gli attori.
Se però i soggetti cercano di cambiare i criteri della legittimazione si apre un conflitto.
Le proprietà del conflitto sono:
-Il conflitto contribuisce a stabilire e mantenere i confini del gruppo. Attraverso il conflitto i
soggetti di un gruppo acquistano o conservano facilmente la consapevolezza della loro identità.
-I gruppo che richiedono un impegno totale della personalità sono capaci di limitare i conflitti, ma
se questi esplodono si arriva anche alla distruzione della relazione. Relazioni intense del genere
indicato si trovano tipicamente nelle diadi e in generale in gruppi primari come la famiglia.
Sappiamo che il forte investimento affettivo è caratteristico di queste relazioni, ed è appunto tale
forza a controllare possibilità di conflitto.
-Il conflitto con altri gruppi normalmente aumenta la coesione interna (il nemico alle porte spesso fa
dimenticare disguidi all’interno del gruppo, e si è tutti più uniti)
-Il conflitto può generare nuovi tipi di interazione fra gli antagonisti ( due bambini che non si
conoscono e litigano per un gelato, può succedere che poi ci giocano insieme).
IL COMPORTAMENTO COLLETTIVO comportamento collettivo.
Si distingue dal comportamento di gruppo, il
Il comportamento collettivo, si riferisce a un insieme di individui, sottoposti a uno stesso stimolo
che interagiscono fra loro (le mode nel vestire, frequentare certi locali piuttosto di altri.
Ma in assoluto, i tre comportamenti collettivi più importanti sono:
-Panico: è una reazione collettiva spontanea, che si manifesta in genere con una fuga. Questa
comportamento, conduce a una perdita di controllo che spesso finisce in azioni violente, spingere
per passare da una porta, calpestare gente caduta.
-Folla: è un insieme di persone in un luogo che reagiscono a uno stimolo sviluppando umori e
atteggiamenti comuni. La folla può esprimere sia atteggiamenti violenti, sia pacifici.
In particolare ci sono due tipi di folla:
Folla espressiva: è lo sfogo di tensioni sociali con comportamenti inconsueti (festival rock, raduni
ecc.)
Folla attiva: attenzione e sentimenti degli individui è rivolte su persone e cose, che diventano
l’obbiettivo di azioni in genere violente ( azione dimostrativa contro un gruppo di immigrati neri).
-Pubblico: è un insieme di persone che si confrontano con uno stesso problema, hanno opinioni
diverse su come affrontarlo. La differenza fondamentale tra folla e pubblico è dunque che la folla ha
una sola opinione, il pubblico più di una.
INTERAZIONE E SOCIETA'
Tornando Sull’argomento delle azioni sociali, è molto importante dire che spesso l’azione che viene
eseguita dall’attore, ha conseguenze inattese. effetti di composizione.
Tali conseguenze inattese vengono chiamate: sistemi di
A seconda delle azioni e i loro effetti di composizione, si può fare una distinzione fra
interazione, dove le conseguenze inattese fanno parte di caratteri dell’interazione diretta
sistemi di interdipendenza:
(insiemi piccoli di persone), e i dove le azioni di ciascun
individuo si riflettono su tutti gli altri senza l’interazione diretta (grandi gruppi). N.B.: paradigma
dell’azione
LA MICROSOCIOLOGIA
Ogni persona conosce un certo numero di altre persone,è a contatto con loro, le frequenta per motivi
diversi,in modo più o meno sistematico. A loro volta, queste persone possono conoscersi ed essere
in relazione fra loro oppure no, e in ogni caso hanno a loro volta altre conoscenze e frequentazioni.
La network analysis è un campo di ricerca che considera con apposite tecniche e in riferimento a
proprietà via via messe in luce, le reti di relazioni fra le persone. Un carattere importante delle reti è
se sono a maglia larga o a maglia stretta. Una rete è a maglia tanto più stretta quanto più le persone
che un individuo conosce si conoscono anche fra loro. In generale, la network analysis può essere
uno strumento flessibile, che ci permette di vedere l'individuo mentre reagisce alla situazione in cui
si trova e combina le sue relazioni in funzione di proprie strategie. Il concetto di rete, riferito a un
individuo, sembra vicino a quello di ruolo. Se ne discosta, in realtà, perchè il ruolo è piuttosto un
comportamento atteso socialmente e prescritto nel suo contenuto fondamentale. Il concetto di rete
permette piuttosto di vedere come un individuo interpreta a suo modo l'insieme di ruoli che ricopre,
ovvero come gioca con i suoi ruoli nel tessere le sue relazioni.
Le carriere morali sono tipiche successioni di esperienze vissute da categorie di persone. Studiare le
carriere morali significa osservare i tentativi e le successive mosse delle persone nell'adattarsi a un
ambiente che in gran parte non può essere da loro influenzato, per cercare di mantenere o
conquistare una propria immagine e possibilità di vita, una ragionevole stima da parte degli altri e
l'autostima personale.
CAPITOLO 4(I GRUPPI ORGANIZZATI:ASSOCIAZIONI,
ORGANIZZAZIONI)
Associazioni e organizzazioni: Sono dei gruppi progettati per raggiungere un limitato
scopo, basati su regolamenti chiaramente stabiliti.
Le associazioni, però, a differenza delle organizzazioni sono gruppi di persone che si riuniscono tra
loro, perché hanno in comune degli interessi, e vogliono cercare di raggiungere o di difenderli,
anche volontariamente.
Nelle organizzazioni invece, partecipare è un lavoro remunerato, spesso con il denaro.
All’interno del gruppo, le decisioni che possono essere considerate del gruppo, vengono definite
azioni collettive.
Lo studio delle associazioni, viene ben fatto da Tocqueville, un nobile francese.
Egli, infatti individua uno spazio che le associazioni si sono create facendosi largo fra le istituzioni
società civile.
della società, tale spazio viene chiamato Nelle società moderne la possibilità di
associarsi è un diritto tutelato dalla legge: è appunto il diritto di persone che riconoscono di avere
ideali o interessi simili a sviluppare le loro opportunità insieme, in collaborazione o in conflitto con
altri gruppi. L'adesione ad associazioni tende ad aumentare all'aumentare del reddito e
dell'istruzione, due caratteri che del resto sono collegati. Sono tuttavia in gioco molte variabili e
quando si considera la diffusione dell'associazionismo in un paese ci si accorge che contano molto
la cultura e la storia.
IL MODELLO DELLA BUROCRAZIA
Lo studio delle Organizzazioni invece viene ben fatto da Weber. Egli usa per definire la forma
Burocrazia.
moderna di organizzazione il termine Per Weber, i principali caratteri della
burocrazia e quindi dell’organizzazione sono:
-Una divisione stabile e specializzata dei Compiti
-Una precisa struttura gerarchica
-Competenza specialistica per ogni posizione
-Remunerazione in denaro per il lavoro svolto non efficace
Il problema è che spesso la burocrazia risulta (capacità di un’azione di raggiungere
e non efficiente
gli obbiettivi posti) (dispendio di risorse utilizzate per raggiungere
l’obbiettivo). modelli teorici.
Questo problema, fenomeno, viene studiato dai sociologi, costruendo dei
-Il primo modello teorico è di Merton:
Secondo Merton la burocrazia richiede regole generali e chiaramente definite. Tutto
nell’organizzazione deve essere previsto perché i rapporti siano più impersonali possibili.
Atteggiamenti così ostacolano la capacità di adattarsi alle continue situazioni particolari, infatti
Merton dice che proprio le condizioni che normalmente portano all’efficienza, nelle situazioni
particolari portano alla inefficienza.
-Il secondo modello teorico è di Crozier. (giochi di potere)
Al centro della sua attenzione ci sono le relazioni di potere, ossia la possibilità di interferire sul
comportamento di altri. Per Crozier, ogni incertezza sulla regolamentazione di un ruolo, da potere a
chi quel ruolo svolge. (un ingegnere che produce una macchina, può chiedere più dipendenti nel suo
reparto, anche se non servono, perché nessuno sa se è vero o no). la prevedibilità dei
La burocrazia di Weber si basa su un principio fondamentale:
comportamenti ottenuta con la loro standardizzazione. Infatti, ogni comportamento deve
essere eseguito senza errori da una persona, secondo uno schema organizzativo chiamato
Organigramma.
Questo principio si scontra con due difficoltà:
In primo luogo: l’uomo non è una macchina e quindi non è completamente prevedibile.
In secondo luogo: é possibile progettare uno schema organizzativo, solo se i problemi che
incontra l’organizzazione nello svolgere i suoi compiti sono semplici.
pero Obbiettivi>>
Una soluzione a tale problema è la <<Direzione proposta da Drucker.
obbiettivi,
Secondo questo schema, più che alle regole bisogna fare attenzione agli fissati a
grandi linee e non nei dettagli. Inoltre questi obbiettivi, possono essere cambiati o modificati a ogni
riunione. Secondo Drucker, uno schema di questo genere, invoglia maggior mente le persone a
impegnarsi, porta alla luce zone di inefficienza e permette di ridurre i giochi di potere.
Anche questo schema però, si scontra con un problema: non è facile da realizzare, e si sviluppa
concorrenza fra gli individui e quindi nascono nuove tensioni. la teoria delle 5
Allora una nuova soluzione viene proposta da Mintzberg, ossia
organizzazioni con figurative.
Secondo Mintzberg, lo schema interpretativo, va costruito tenendo conto della dimensione
dell’organizzazione. Si definiscono quindi, 5 tipo di configurazioni tipiche
-Struttura semplice: il controllo è esercitato dal vertice che si accentra tutte le funzioni di
direzione.
-Burocrazia meccanica: coordinata attraverso la standardizzazione dei compiti. È in sostanza
la burocrazia di Weber che diventa efficace solo se l’ambiente è stabile.
-Burocrazia professionale: Coordina dipendenti con un lungo periodo di formazione esterno
all’organizzazione ( insegnanti di una scuola)
-Struttura divisionale: si avvicina alla direzione per obbiettivi di Drucker, il coordinamento
si ottiene fissando gli obbiettivi da raggiungere, a settori con funzioni diverse (acquisti, vendite
produzione), in questo modo una grande organizzazione complessa si adatta meglio all’ambiente.
-Adhocrazia: indica gruppi di lavoro formati da persone che si conoscono e che operano
fidandosi uno dell’altro (gruppo di scienziati che studiano un fenomeno ancora sconosciuto).
N.B. Coalizioni: gruppi di persone con interessi comuni che si alleano con altri gruppi di persone
con interessi diversi dai loro contrattando certe decisioni cruciali.
LA RAZIONALITA' ORGANIZZATIVA E I SUOI LIMITI
Secondo Weber le organizzazioni sono razionali perché gli attori al loro interno compiono azioni
razionali secondo lo scopo. Un'azione è di questo tipo se chi agisce valuta razionalmente i mezzi
rispetto agli scopi che si propone, considera gli scopi in rapporto alle conseguenze che potrebbero
derivarne, paragona i diversi scopi possibili e i loro rapporti. La burocrazia è razionale,secondo
Weber, perchè impone agli attori che ne fanno parte di comportarsi in modo razionale, cioè di
compiere azioni con quei caratteri.
Simon, premio nobel per l’economia, contraddice Weber, dicendo che è impossibile prendere una
decisione, compiere una azione, calcolando ogni possibile conseguenza e avendo in testa ogni
possibile alternativa. La razionalità dunque è sempre una razionalità limitata, che mira a ottenere
non i massimi risultati possibili in astratto, ma risultati soddisfacenti, e lo fa semplificando la realtà
in modelli che trascurano la catena delle cause e degli effetti oltre un certo orizzonte, limitandosi
cioè ad alcuni aspetti che un attore considera più rilevanti ed essenziali.
Uno sviluppo del concetto di razionalità limitata può essere considerata la distinzione fra
Razionalità sinottica razionalità incrementale
(quella di Weber) e (quella di Simon).
razionalità individuale e
Inoltre bisogna tenere conto anche della (delle persone)
razionalità collettiva (dell’organizzazione).
Simon dice, che una organizzazione non può essere razionale, se non si comportano razionalmente
le persone che ci lavorano dentro.
Infatti nelle organizzazioni le pers
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