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Le carriere morali sono tipiche successioni di esperienze vissute da categorie di persone. Studiare le

carriere morali significa osservare i tentativi e le successive mosse delle persone nell'adattarsi a un

ambiente che in gran parte non può essere da loro influenzato, per cercare di mantenere o

conquistare una propria immagine e possibilità di vita, una ragionevole stima da parte degli altri e

l'autostima personale.

CAPITOLO 4(I GRUPPI ORGANIZZATI:ASSOCIAZIONI,

ORGANIZZAZIONI)

Associazioni e organizzazioni: Sono dei gruppi progettati per raggiungere un limitato

scopo, basati su regolamenti chiaramente stabiliti.

Le associazioni, però, a differenza delle organizzazioni sono gruppi di persone che si riuniscono tra

loro, perché hanno in comune degli interessi, e vogliono cercare di raggiungere o di difenderli,

anche volontariamente.

Nelle organizzazioni invece, partecipare è un lavoro remunerato, spesso con il denaro.

All’interno del gruppo, le decisioni che possono essere considerate del gruppo, vengono definite

azioni collettive.

Lo studio delle associazioni, viene ben fatto da Tocqueville, un nobile francese.

Egli, infatti individua uno spazio che le associazioni si sono create facendosi largo fra le istituzioni

società civile.

della società, tale spazio viene chiamato Nelle società moderne la possibilità di

associarsi è un diritto tutelato dalla legge: è appunto il diritto di persone che riconoscono di avere

ideali o interessi simili a sviluppare le loro opportunità insieme, in collaborazione o in conflitto con

altri gruppi. L'adesione ad associazioni tende ad aumentare all'aumentare del reddito e

dell'istruzione, due caratteri che del resto sono collegati. Sono tuttavia in gioco molte variabili e

quando si considera la diffusione dell'associazionismo in un paese ci si accorge che contano molto

la cultura e la storia.

IL MODELLO DELLA BUROCRAZIA

Lo studio delle Organizzazioni invece viene ben fatto da Weber. Egli usa per definire la forma

Burocrazia.

moderna di organizzazione il termine Per Weber, i principali caratteri della

burocrazia e quindi dell’organizzazione sono:

-Una divisione stabile e specializzata dei Compiti

-Una precisa struttura gerarchica

-Competenza specialistica per ogni posizione

-Remunerazione in denaro per il lavoro svolto non efficace

Il problema è che spesso la burocrazia risulta (capacità di un’azione di raggiungere

e non efficiente

gli obbiettivi posti) (dispendio di risorse utilizzate per raggiungere

l’obbiettivo). modelli teorici.

Questo problema, fenomeno, viene studiato dai sociologi, costruendo dei

-Il primo modello teorico è di Merton:

Secondo Merton la burocrazia richiede regole generali e chiaramente definite. Tutto

nell’organizzazione deve essere previsto perché i rapporti siano più impersonali possibili.

Atteggiamenti così ostacolano la capacità di adattarsi alle continue situazioni particolari, infatti

Merton dice che proprio le condizioni che normalmente portano all’efficienza, nelle situazioni

particolari portano alla inefficienza.

-Il secondo modello teorico è di Crozier. (giochi di potere)

Al centro della sua attenzione ci sono le relazioni di potere, ossia la possibilità di interferire sul

comportamento di altri. Per Crozier, ogni incertezza sulla regolamentazione di un ruolo, da potere a

chi quel ruolo svolge. (un ingegnere che produce una macchina, può chiedere più dipendenti nel suo

reparto, anche se non servono, perché nessuno sa se è vero o no). la prevedibilità dei

La burocrazia di Weber si basa su un principio fondamentale:

comportamenti ottenuta con la loro standardizzazione. Infatti, ogni comportamento deve

essere eseguito senza errori da una persona, secondo uno schema organizzativo chiamato

Organigramma.

Questo principio si scontra con due difficoltà:

In primo luogo: l’uomo non è una macchina e quindi non è completamente prevedibile.

In secondo luogo: é possibile progettare uno schema organizzativo, solo se i problemi che

incontra l’organizzazione nello svolgere i suoi compiti sono semplici.

pero Obbiettivi>>

Una soluzione a tale problema è la <<Direzione proposta da Drucker.

obbiettivi,

Secondo questo schema, più che alle regole bisogna fare attenzione agli fissati a

grandi linee e non nei dettagli. Inoltre questi obbiettivi, possono essere cambiati o modificati a ogni

riunione. Secondo Drucker, uno schema di questo genere, invoglia maggior mente le persone a

impegnarsi, porta alla luce zone di inefficienza e permette di ridurre i giochi di potere.

Anche questo schema però, si scontra con un problema: non è facile da realizzare, e si sviluppa

concorrenza fra gli individui e quindi nascono nuove tensioni. la teoria delle 5

Allora una nuova soluzione viene proposta da Mintzberg, ossia

organizzazioni con figurative.

Secondo Mintzberg, lo schema interpretativo, va costruito tenendo conto della dimensione

dell’organizzazione. Si definiscono quindi, 5 tipo di configurazioni tipiche

-Struttura semplice: il controllo è esercitato dal vertice che si accentra tutte le funzioni di

direzione.

-Burocrazia meccanica: coordinata attraverso la standardizzazione dei compiti. È in sostanza

la burocrazia di Weber che diventa efficace solo se l’ambiente è stabile.

-Burocrazia professionale: Coordina dipendenti con un lungo periodo di formazione esterno

all’organizzazione ( insegnanti di una scuola)

-Struttura divisionale: si avvicina alla direzione per obbiettivi di Drucker, il coordinamento

si ottiene fissando gli obbiettivi da raggiungere, a settori con funzioni diverse (acquisti, vendite

produzione), in questo modo una grande organizzazione complessa si adatta meglio all’ambiente.

-Adhocrazia: indica gruppi di lavoro formati da persone che si conoscono e che operano

fidandosi uno dell’altro (gruppo di scienziati che studiano un fenomeno ancora sconosciuto).

N.B. Coalizioni: gruppi di persone con interessi comuni che si alleano con altri gruppi di persone

con interessi diversi dai loro contrattando certe decisioni cruciali.

LA RAZIONALITA' ORGANIZZATIVA E I SUOI LIMITI

Secondo Weber le organizzazioni sono razionali perché gli attori al loro interno compiono azioni

razionali secondo lo scopo. Un'azione è di questo tipo se chi agisce valuta razionalmente i mezzi

rispetto agli scopi che si propone, considera gli scopi in rapporto alle conseguenze che potrebbero

derivarne, paragona i diversi scopi possibili e i loro rapporti. La burocrazia è razionale,secondo

Weber, perchè impone agli attori che ne fanno parte di comportarsi in modo razionale, cioè di

compiere azioni con quei caratteri.

Simon, premio nobel per l’economia, contraddice Weber, dicendo che è impossibile prendere una

decisione, compiere una azione, calcolando ogni possibile conseguenza e avendo in testa ogni

possibile alternativa. La razionalità dunque è sempre una razionalità limitata, che mira a ottenere

non i massimi risultati possibili in astratto, ma risultati soddisfacenti, e lo fa semplificando la realtà

in modelli che trascurano la catena delle cause e degli effetti oltre un certo orizzonte, limitandosi

cioè ad alcuni aspetti che un attore considera più rilevanti ed essenziali.

Uno sviluppo del concetto di razionalità limitata può essere considerata la distinzione fra

Razionalità sinottica razionalità incrementale

(quella di Weber) e (quella di Simon).

razionalità individuale e

Inoltre bisogna tenere conto anche della (delle persone)

razionalità collettiva (dell’organizzazione).

Simon dice, che una organizzazione non può essere razionale, se non si comportano razionalmente

le persone che ci lavorano dentro.

Infatti nelle organizzazioni le persone in genere orientano i loro comportamenti a quello che gli

viene richiesto, senza preoccuparsi di guardare alle conseguenze.

A questo punto ci serve la distinzione delle razionalità fatta da Mannheim.

Razionalità Funzionale(

Egli distingue la quella di chi si adatta agli ordini ricevuti

Razionalità sostanziale

eseguendoli senza errori e senza discuterli), (quella di chi cerca di

comprendere come diversi aspetti di una situazione siano collegati fra loro).

CAPITOLO 5(VALORI, NORME, ISTITUZIONI)

Valore: si usa il termine valore, sia per indicare qualcosa per non appartiene al mondo delle cose

reali, ma alla sfera degli ideali, dei desideri, sia per indicare qualcosa di reale di cui si teme la

perdita. Nel primo caso il valore orienta l’azione in vista della sua realizzazione (realizzare un

sogno). Nel secondo caso il valore orienta l’azione in vista della sua difesa.

I valori hanno delle definite caratteristiche:

primo luogo:

-In i valori appaiono come orientamenti dai quali discendono i fini delle azioni

umane.

secondo luogo:

-In i valori se non riguardano cose reali che si ha paura di perdere, riguardano

sempre qualcosa di trascendentale rispetto all’esistenza.

terzo luogo:

-In i valori esistono come fatti sociali, in quanto vengono fatti propri da individui

o gruppi, i quali orientano in base ad esso il loro agire.

quarto luogo:

-In i valori vengono fatti propri da individui e gruppi, mediante processi di

scelta.

Una importante classe di valori, è quella dei

Valori Universali: (valori di tutti), sono quelli nei quali una civiltà si riconosce e chi non li

accetta si mette al di fuori di quella civiltà.

Alcuni esempi importanti sono: Il valore della pace, della libertà della uguaglianza ecc.

pluralismo dei

Al giorno d’oggi noi viviamo in una società e in un’epoca caratterizzata da un

valori.

Questi valori, a loro volta possono essere compatibili o incompatibili fra loro.

Le società umane presentano gradi diversi di integrazione dei valori in sistemi di valori.

Parson dice che le società stanno in piedi perché sono tenute insieme dai sistemi di valori.

Ma non sempre questo si verifica, infatti quando sistemi di valori o singoli valori sono incompatibili

tra loro, spesso nascono conflitti tra chi si è appropriati di tali valori.

Anche il singolo individuo può fare proprio dei valori incompatibili fra loro e trovarsi quindi di

dilemma etico.

fronte a situazioni di (esempio della medicina per il figlio, non ho i soldi, la

rubo o no?)

ORIZZONTE TEMPORALE E MUTAMENTO NELLA SFERA DEI VALORI

Col passare del tempo, e con l’avvento delle società avanzate e moderne, sono avvenuti alcuni

cambiamenti alla sfera dei valori. Nelle società moderne si sta allargando il "grappolo" dei valori

universali, vale a dire di quei valori che sono condivisi dalla grande maggioranza della popolazione.

I sistemi di valori si frammentano, perdendo il riferimento a "valori ultimi", (processo di

secolarizzazione) ma al loro posto si creano intorno a nuovi valori aree di micro-solidarietà a livello

di vita quotidiana e di macro-solidarietà a livello planetario. Si assiste ad un processo di

"presentificazione" dell'orizzonte de realizzazione dei valori in cui ogni individuo cerca di

realizzare il proprio ideali di "vita buona" nel qui e ora o, almeno, nell'arco della propria stessa

esistenza.

DAI VALORI ALLE NORME

Norma: è un mezzo che prescrive e vieta dei comportamenti in vista di qualche fine/valore.

sanzione.

Se non si rispetta una norma, si incombe in una forma di Le sanzioni possono assumere

le forme più diverse che vanno dalla disapprovazione sociale che si esprime fino alla pena capitale.

sanzioni esterne,

Se dovessero solo dipendere dal rischio di incorrere in la deviazione delle

norme sociali sarebbe assai più frequente di quanto di fatto non sia. Le sanzioni esterne sono in

molti casi un deterrente abbastanza efficace per indurre gli uomini e le donne, a non deviare dalle

norme sociali. Ma la probabilità che alla deviazione da una norma scatti immediatamente una

sanzione è spesso assai scarsa.

In effetti, il "tribunale interno", che giudica le nostre azioni e ci fa sentire in colpa quando deviamo

da una norma sociale, è spesso assai più efficace di qualsiasi sanzione esterna. Perchè il tribunale

interno funzioni, però, è necessario che le norme sociali siano state fatte proprie dall'individuo,siano

state cioè interiorizzate e quindi trasformate in norme morali. Tutto questo a sua volta è possibile

all’interiorizzazione delle norme

grazie che avviene nel corso del processo di

socializzazione e dipende dagli insegnamenti e dai comportamenti dei genitori, degli insegnanti,

degli amici, dai modelli ai quali ogni individuo fa riferimento e dalle esperienze che accumula

nell'ambiente in cui vive. Non tutte le culture e non tutti gli individui interiorizzano le stesse norme

allo stesso modo.

TIPI DI NORME

Il complesso delle norme che vigono in un dato momento in ogni società è estremamente

eterogeneo. Possiamo indicare alcuni tra i più importanti criteri di classificazione.

Regole costitutive e regole regolative.

Un primo criterio posto dal filosofo americano John Rawls distingue tra regole costitutive e regole

regolative. Le prime si riferiscono ad attività che potrebbero esistere senza tali regole, non

ammettono eccezioni e la loro applicazione non richiede un apparato per la loro interpretazione (gli

scacchi).

Le seconde, invece, indicano ciò che è possibile e ciò che non è possibile fare, nell’ambito di una

attività che già esiste, permettono eccezioni, e c’è bisogno di un apparato per la loro interpretazione

Norme Giuridiche

Un secondo criterio distingue il sottoinsieme delle norme giuridiche, ossia le leggi. Le leggi sono

emanate dalla autorità (potere legislativo) hanno bisogno di un apparato per la loro applicazione

(potere giudiziario) e un apparato per le sanzioni da esse previste (istituzioni penali).

Norme implicite e norme esplicite

norme implicite e norme esplicite

Un'altra distinzione importante è quella fra

Le norme implicite sono quelle non scritte, che gli individui compiono senza accorgersene (non

stare attaccati a una persona mentre si parla)Le norme esplicite sono quelle scritte.

Codici deontologici codici deontologici

Un' ultima distinzione importante di norme riguarda i (di avvocati,

medici) che si applicano solo a determinati gruppi sociali.

COERENZA E INCOERENZA DEI SISTEMI NORMATIVI

All’interno di un sistema normativo, possono presentarsi 3 casi in cui l’individuo non è più capace

di capire cosa e cosa non può fare, ossia quelle che le norme gli vietano o gli permettono:

-vi è un eccesso di norme;

-vi sono norme contraddittorie;

-vi è una carenza di norme e quindi l’azione non trova chiari punti di riferimento normativi.

(condizione di anomia:descritta da Durkheim, ossia situazione di crisi nella quale gli ordini

normativi non hanno più potere sugli individui, in questo caso si scatenano comportamenti scorretti

e sregolati.)

IL CONCETTO DI ISTITUZIONE

Istituzione: Si intende un modello di comportamento preposto allo svolgimento di funzioni,

che in una determinata società sono dotati di cogenza normativa, ossia sistemi di regole.

(istruzione scolastica, fidanzamento, linguaggio).

IL PROCESSO DI ISTITUZIONALIZZAZIONE istituzione compiuta,

Quando nasce, un’istituzione non si può ancora chiamare un

perché molti comportamenti restano ancora in uno stadio poco elevato di istituzionalizzazione.

Il grado di istituzionalizzazione di un sistema di regole dipenda da diversi fattori:

Dalle norme flessibili o rigidi, dal grado di conoscenza di tali norme cha hanno gli attori che ne

fanno parte, e dal grado di accettazione di tali regole da parte della società.

Nelle moderne società occidentali, ad esempio, hanno un basso grado di istituzionalizzazione le

istituzioni che prescrivono il digiuno, al contrario delle società islamiche.

Al contrario un caso di elevato grado di istituzionalizzazione è presente nelle istituzioni che

controllano permanentemente i comportamenti degli attori che ne fanno parte. Si parla quindi di

istituzioni totali (galera, campi di concentramento).

TIPI DI ISTITUZIONI

Oltre al grado di istituzionalizzazione le istituzioni possono essere differenziate grazie alla loro

forma organizzativa, nelle quali un'istituzione può esprimersi, al grado di articolazione e

differenziazione delle stesse, alla definizione dei ruoli al proprio interno e in relazione agli

scambi con l'ambiente.

Un altro criterio di classificazione riguarda la frequenza con la quale certe istituzioni compaiono

in società diverse. Queste istituzioni sono chiamate "universali culturali".

Parson prevede che una società per esistere debba avere 4 tipi di istituzioni che si differenziano

per la loro funzione. Questi requisiti sono definiti dal modello Agil.

Funzione economica: assicurare l'approvvigionamento dei beni e dei servizi, vale a dire la loro

produzione, circolazione e distribuzione;

Funzione politica: garantire la sicurezza esterna e interna, regolare i conflitti d'interesse, definire

gli interessi generali;

Funzione normativa: definizione dei diritti e doveri dei singoli e delle parti , formulazione,

interpretazione e applicazione delle norme;

Funzione di riproduzione biologica e culturale: mantenimento dell'identità, dei valori e degli

orientamenti di fondo.

CAPITOLO 6(SOCIALIZZAZIONE E IDENTITA')

Ogni società deve assicurare la propria continuità nel tempo di fronte al flusso incessante di membri

in entrata e in uscita;è necessario cioè che essa disponga di pratiche e di istituzioni per trasmettere

ai nuovi venuti una parte almeno del patrimonio culturale che ha accumulato nel corso delle

generazioni: la socializzazione appunto il processo mediante il quale i nuovi nati diventano membri

della società.

Patrimonio culturale: Con tale termine si indica l’insieme di tutti quei valori, norme ,

conoscenze e linguaggi che consentano alla società di esistere e di adattarsi al suo ambiente.

Nelle società moderne, essendo differenziate, non è possibile tramandare il patrimonio culturale in

blocco, quindi viene diviso in due parti.

competenze sociali di base

Una parte va a formare le che vengono trasmesse a tutti i

membri della società (competenza comunicativa, cioè la capacità di usare il linguaggio e la capacità

di entrare in rapporto con gli altri). L’insieme dei processi che permettono la formazione delle

socializzazione primaria.

competenze sociali di base prende il nome di

competenze sociali specifiche

Un'altra parte va a formare le che sono quelle che

consentono agli individui di svolgere ruoli particolari. L’insieme dei processi che permettono la

socializzazione

formazione delle competenze sociali specifiche prende il nome di

secondaria.

Bisogna tener presente che ogni società è sempre in continuo mutamento,sia per rispondere ai

cambiamenti che avvengono al suo esterno per l'influenza delle società vicine,sia per effetto della

dinamica interna alla sua struttura. Una parte del patrimonio culturale deve venire accantonata senza

essere trasmessa alle nuove generazioni. Le agenzie alle quali sono affidati i compiti della

socializzazione operano quindi in un campo attraversato da esigenze contrastanti di conservazione e

innovazione.

Il patrimonio che in millenni è stato accumulato dall’umanità si trasmette alle nuove generazioni in

due modi: informazioni genetiche:

Attraverso le il bambino nasce già sapendo tali informazioni e le

mette in atto tramite l’istinto.

processo di socializzazione:Riguarda

Attraverso il tutta la parte di patrimonio che il nuovo

individuo apprende durante la sua vita.

LE FASI DELLA SOCIALIZZAZIONE PRIMARIA

La socializzazione primaria avviene attraverso diverse fasi. Fin dalle primissime fasi risultano

evidenti i meccanismi attraverso i quali opera il processo di socializzazione. Da un lato si sviluppa

un rapporto carico di affettività tra la madre,dispensatrice di soddisfazioni,e il bambino che

manifesta "attaccamento" nei suoi confronti,dall'altro lato la madre,nel soddisfare i bisogni del

bambino,incomincia a stabilire delle regole sulla base delle quali si formano delle aspettative

reciproche di comportamento. L'importanza dell'attaccamento a una figura adulta che fornisca una

base sicura dalla quale partire per l'esplorazione del mondo è stata particolarmente studiata da un

gruppo di studiosi. Essi hanno notato che il fatto di poter contare su un legame affettivo stabile e

durativo fondato su un rapporto fisico frequente consente al bambino di sviluppare fiducia

nell'ambiente e in se stesso e che la presenza di una base sicura alla quale poter ritornare favorisce

la capacità di esplorazione autonoma e quindi accresce le occasioni di apprendimento. La sicurezza

della dipendenza,il sostegno fornito dal legame di attaccamento,risultano fattori indispensabili per

l'acquisizione dell'autonomia,mentre l'assenza di tale legame oppure la sua rottura dovuta alla

scomparsa permanente o temporanea della figura di attaccamento,hanno l'effetto di arrestare o

comunque rallentare notevolmente lo sviluppo delle capacità comunicative e motorie e,in

genere,l'intero sviluppo affettivo e mentale del bambino. La reciprocità dell'interazione adulto-

bambino non è stata riconosciuta negli studi psicologici e sociopsicologici sull'infanzia. Il bambino

veniva visto come una tabula rasa e l'adulto come l'artefice principale delle esperienze che si

imprimono nella sua mente. In questo modello interpretativo il genitore agiva invariabilmente in

funzione di stimolo mentre il bambino si limitava a rispondere. Nell'interazione tra bambino e

adulto si vengono a stabilire delle regole. L'applicazione di regole di questo tipo comporta sempre

in qualche modo un premio per il comportamento ad esse conforme e una punizione che da esse si

scossa. L'analisi del rapporto adulto-bambino come interazione consente di liberarsi dallo

schematismo del modello in base al quale il premio stimola un comportamento desiderato, mentre la

punizione scoraggia un comportamento indesiderato. Questo schema, risulta assai insufficiente se

applicato ai complessi processi di apprendimento che sono alla base della socializzazione nella

specie umana. Non sempre ricompense e punizioni hanno l'effetto di rafforzare il comportamento

desiderato in quanto la loro efficacia dipende da una serie di fattori che riguardano il contesto

dell'interazione. Un primo fattore è lo coerenza con la quale tali sanzioni vengono applicate. Un

secondo fattore è l'immediatezza con cui il premio o la punizione seguono l'azione da rafforzare

oppure da scoraggiare. La punizione può essere a tal punto temuta da produrre effetti non voluti (ad

esempio indurre la tendenza a mentire). la somministrazione di premi e punizioni non deve quindi

essere vista come un meccanismo esterno di condizionamento del comportamento, ma come un

elemento che gioca e assume significato all'interno di un rapporto comunicativo reciproco che è

carico di valenze affettive. Quanto più nelle pratiche di socializzazione tenderanno a prevalere le

sanzioni positive di tipo affettivo, cioè le ricompense in termini di approvazione e sostegno, tanto

più le prescrizioni ricevute diventeranno delle norme interiorizzate. Tuttavia, affinchè

l'interiorizzazione delle norme avvenga in modo adeguato è necessario che il bambino estenda i

propri termini di riferimento dalle figure dei genitori al contesto sociale extrafamiliare. Questo

sviluppo è indicato da George H. Mead con il concetto di "altro generalizzato" che corrisponde

largamente a quel processo di "decentramento". Il bambino si trova ad agire in una cerchia di

persone allargata e quindi, man mano che cresce, opera un'astrazione e generalizzazione dei ruoli e

degli atteggiamenti delle figure parentali ai ruoli e agli atteggiamenti in genere.

Il processo di socializzazione può essere visto come una successine di fasi in cui il soggetto

sviluppa un'identità sempre più articolata e complessa. La prima fase di questo processo

corrisponde all'acquisizione della capacità di riconoscere l'esistenza di un mondo esterno.

L'acquisizione di questo elemento di identità è mediato dal rapporto con la madre. In una fase

successiva il bambino incomincerà a distinguere tra la madre e gli altri adulti. In uno stadio ulteriore

ha iniziato la tipizzazione sessuale delle persone. Questa identificazione viene indotta e suggerita

dal trattamento differenziale che in genere viene riservato ai bambini e alle bambine fin dai

primissimi mesi di vita. In ogni società,infatti,vi sono modelli di comportamento ritenuti più

appropriati a seconda che si tratti di maschi o di femmine;la socializzazione differenziale

contribuisce all'acquisizione dell'identità di genere. La formazione dell'identità personale corre

parallela alla scoperta e all'elaborazione cognitiva del mondo sociale in cui i confini si allargano per

cerchi successivi e che appare sempre più differenziato e complesso. Ad ogni stadio il soggetto

assume ruoli nuovi che si aggiungono e si diversificano dai ruoli precedenti e cosi anche la sua

identità diventa nello stesso tempo più differenziata e specifica. Da un punto di vista analitico si

possono distinguere due componenti nel processo di formazione dell'identità:una componente di

identificazione e una componente di individuazione. Con la prima il soggetto fa riferimento alle

figure rispetto alle quali si sente uguale o simile e con le quali condivide determinati

caratteri;l'identificazione conduce alla formazione del senso di appartenenza a un'entità collettiva

definita come "noi". Con la componente di individuazione il soggetto fa riferimento alle

caratteristiche che lo distinguono dagli altri,sia dagli altri gruppi ai quali non appartiene,sia dagli

altri membri del proprio gruppo rispetto ai quali il soggetto si distingue per le proprie caratteristiche

fisiche e morali e per una propria storia individuale che è sua e di nessun altro.

SOCIALIZZAZIONE SECONDARIA

Definiremo socializzazione secondaria quell'insieme di pratiche messe in atto dalla società che

consentono agli individui di assumere ed esercitare ruoli adulti. Poichè tali ruoli sono vari e

differenziati, il compito della socializzazione secondaria consiste nella formazione delle capacità

sociali specifiche necessarie all'esercizio dei ruoli stessi. Ogni individuo ricopre nella società una

pluralità di ruoli i quali si collocano in sfere di vita separate tra loro. Vi è la sfera dei ruoli familiari.

Vi è la sfera dei ruoli lavorativi che si differenziano a seconda del ramo di attività, del tipo di

mestiere e mansione, del tipo di posizione gerarchica nell'organizzazione del lavoro. Vi è la sfera

dei ruoli relativi alle attività amicali e del tempo libero. Vi è poi la sfera dei ruoli che riguardano la

partecipazione sociale e politica. L'insieme dei ruoli svolti da un individuo si designa in genere con

il termine inglese "Role set". E' importante la composizione dell'insieme dei ruoli svolti da un

individuo muta continuamente nel tempo lungo l'arco della vita. Passando dalla socializzazione

primaria a quella secondaria il soggetto acquisisce un controllo sempre maggiore sul processo

stesso: egli diventa un agente della sua stessa socializzazione, capace di compiere delle scelte che

indirizzano il processo e condizionano l'azione degli agenti di socializzazione.

GLI AGENTI DELLA SOCIALIZZAZIONE SECONDARIA (scuola, gruppo dei pari, mezzi di

comunicazione di massa)

I CONFLITTI DI SOCIALIZZAZIONE NELLE SOCIETA' DIFFERENZIATE

tutt’altro che lineare.

Il processo di socializzazione appare nel complesso (i genitori hanno

fornito un bagagli di valori, comportamenti, al figlio che sicuramente verranno cambiate dalle prime

incoerenza

esperienze scolastiche. Questo crea fra i vari agenti di socializzazione (ad esempio i

genitori che manifestano ostilità contro la televisione). Per questo motivo l’individuo, fin da piccolo

un agente attivo della propria socializzazione,

diventa spettando a lui il compito di

gestire l’inevitabile conflitto.

CAPITOLO 7(LINGUAGGIO E COMUNICAZIONE)

Gli studiosi si sono posti la domanda, da dove arriva la lingua:

Ipotesi monogenetica:chi sostiene che le lingue attuali sono prodotte da una differenziazione di

un’unica lingua

Ipotesi Poligenetica:chi sostiene che le lingue attuai sono prodotte da una differenziazione di più

lingue.

Linguaggio innato: Per linguaggio innato nella specie umana si intende una sorta di caratteristica

del suo patrimonio biologico che si è formata gradualmente nel corso del processo di evoluzione.

Prospettiva di Chomsky: Prevede che il linguaggio sia il risultato di un processo di selezione

naturale che avrebbe fornito alla specie umana un decisivo vantaggio evolutivo rispetto alle altre

specie.

Prospettiva dei biologi evoluzionisti: Si divide in due considerazioni:

Teorica: riguarda appunto il problema dei <<vantaggi evolutivi>>

Empirica: riguarda lo studio di alcuni disturbi del linguaggio , che si manifestano nell’incapacità di

usare certe categorie grammaticali.

FUNZIONI DEL LINGUAGGIO

Il linguaggio svolge due tipi di funzioni che tra loro sono collegate:

Funzione cognitiva del linguaggio: Le operazioni fondamentali del pensiero trovano corrispondenza

nelle strutture del linguaggio (pensare qualcosa, vuol dire nominarla, sia verbalmente che

mentalmente.)

Funzione comunicativa del linguaggio: Va posta accanto a quella cognitiva, ed è appunto la

funzione che ci permette di nominare il pensiero.

N.B. Affinché un atto comunicativo abbia luogo devono essere presenti 5 elementi:

Un emittente, Un ricevente, Un canale, un codice e un messaggio.

Il concetto di condivisione del codice comunicativo indica due aspetti:

Primo: il linguaggio è una convenzione sociale, un patto implicito stabilito all’interno della

comunità.

Secondo: Ha carattere normativo, cioè formato da un insieme di norme, che definiscono quali sono i

modi ammissibili per la costruzione del messaggio.

LA VARIABILITA DEI LINGUAGGI UMANI NELLO SPAZIO E NEL TEMPO

Tutte le lingue presentano caratteristiche strutturali comuni. A tal proposito si è sviluppata una

scuola di linguistica che è stata chiamata strutturalistica. Gi appartenenti a questa scuola studiano la

lingua come un sistema strutturato di parti indipendenti . Essi sostengono la presenza di elementi

stabili in ogni lingua chiamati: Universali linguistici.

Diversa la pensano i linguisti della scuola romantica fiorita in Germania. Essi vedevano nella lingua

l’espressione più genuina dello spirito di un popolo, quindi erano portati a mettere evidenza quello

che differenzia una lingua. A tal proposito la semantica prende il sopravvento sulla sintassi.

Contaminazione linguistica: avviene per i movimenti migratori, conquiste e sottomissioni.

Nella lingua che avrà il sopravvento resteranno comunque tracce di quella soppressa.

VARIABILITA SOCIALE DELLA LINGUA

Stratificazione sociale: Si riferisce alla collocazione nello spazio socioculturale dell’individuo, ossia

a seconda della classe sociale a cui l’individuo appartiene, presenta delle differenze nei modi di

esprimersi.

Oltre alla classe sociale i linguaggi si differenziano anche per genere:

Linguaggi e generi: riferito alle diversità linguistiche tra maschi e femmine: certi espressioni

possono essere prescritte o vietate a seconda del sesso dell’individuo.

Troviamo differenze di linguaggio anche a livello di città o campagna e infine anche differenze

legati ai gruppi professionali, in tal caso si tratta di linguaggi specialistici. (avvocati, medici, ecc)

TIPI DI LINGUAGGIO: PRIVATO, PUBBLICO, ORALE E SCRITTO

Il linguaggio varia a seconda della situazione sociale nella quale avviene la comunicazione:

Linguaggio privato: tra amici o famiglia, non si sta attenti alla correttezza delle forme grammaticali

e sintattiche.

Linguaggio pubblico: Molto più formale e impersonale perché è rivolto a un pubblico e non a una

serie di persone bene individuate.

Inoltre bisogna distinguere le differenze tra un linguaggio in forma scritta o in forma orale:

Nella comunicazione orale, si aggiungono una serie di elementi metacomunicativi che sono assenti

nella forma scritta, tipo il tono e l’intensità della voce e tutta la gamma del linguaggio gestuale.

Linguaggio gestuale: postura del corpo, movimenti delle braccia e delle mani che forniscono una

serie di messaggi aggiuntivi.

LINGUAGGIO E INTERAZIONE SOCIALE

La comunicazione verbale, cambia a seconda del contesto nella quale avviene l’interazione, in

contesti altamente formalizzati vigono regole molto precise su chi al il diritto di iniziare,

interrompere e concludere l’iterazione, caratteristiche non presenti in un contesto più informale.

Inoltre fa la differenza anche la posizione sociale degli interlocutori: il linguaggio utilizzato varia

molto se si ritiene che colui al quale sia indirizzato si collochi in una posizione superiore, inferiore o

alla pari di esso.

Analisi conversazionale: è l’analisi dell’interazione sociale all’interno di un gruppo, ed è in grado di

mettere alla luce la struttura dei rapporti sociali tra i membri del gruppo (rapporti di potere,

esistenza di regole più o meno implicite).

CAPITOLO 8 (DEVIANZA E CRIMINALITA')

Devianza: Definiamo devianza ogni atto o comportamento di una persona o di un gruppo di

persone che viola le norme di una collettività e di conseguenza va incontro a una sanzione. La

devianza è una qualità che deriva dalle risposte, delle definizione e dai significati attribuiti a questi

dai membri di una collettività. Poichè le risposte della collettività variano considerevolmente nello

spazio e nel tempo, un atto può essere considerato deviante solo in riferimento al contesto

socioculturale in cui ha luogo. D'altra parte, un comportamento considerato deviante in un paese

può essere accettato o addirittura considerato molto positivamente in un altro. Infine, un

comportamento può essere considerato deviante in una situazione, ma non in un'altra del tutto

diversa. Questa concezione relativistica della devianza è stata sostenuta con forza, negli ultimi

decenni, da molti studiosi di scienze sociali. Questa concezione relativistica è stata ripresa dai

teorici del positivismo giuridico, che hanno sostenuto che non esistono azioni intrinsecamente

cattive e dunque meritevoli di punizione, ma solo atti che sono illeciti perchè proibiti.

TEORIE DELLA CRIMINALITA'

Da molto tempo ci si interroga sul perchè alcune persone, in certe fasi della loro vita, derubano,

uccidono o stuprano qualcuno. Nell'ultimo secolo, i sociologi, gli psicologi e gli economisti hanno

formulato numerose teorie, per spiegare perchè questo avviene. Le principali sono sei.

-Spiegazioni biologiche

Da quando esistono le scienze sociali, sono state elaborate molte teorie che riconducono i

comportamenti deviati alle caratteristiche fisiche e biologiche degli individui, i criminali sono stati

spesso considerati individui profondamente diversi dagli altri, "anormali", inferiori. L'idea che la

criminalità sia legata a particolari caratteristiche fisiche di una persona è molto antica e precedente

di molti secoli la nascita delle scienze sociali. Ma uno dei primi studi che ha fornito una veste

scientifica a questa tesi è stato il medico e psichiatra Cesare Lombroso, che per lungo tempo

considerò la costituzione fisica come la più potente causa di criminalità. Particolare importanza egli

attribuì al cranio. Influenzato dalle teorie di Darwin, Lombroso sostenne che il "delinquente nato"

presentava delle caratteristiche ataviche, simili cioè a quelle degli animali inferiori e dell'uomo

primitivo, che rendevano difficile o impossibile il suo adattamento alla società moderna e lo

spingevano a commettere reati. La teoria di Lombroso cadde in disgrazia. Ma i tentativi di spiegare

la criminalità con i fattori biologici sono continuati. Uno dei più famosi è quello compiuto nel 1940

dal medico e psicologo americano William H. Sheldon, il quale sostenne che vi erano tre tipi

fondamentali di costituzione fisica, ai quali corrispondevano personalità diverse. Il primo è il tipo

endomorfo: ha un corpo ben ricoperto di grasso, soffice, tondeggiante, ossa piccole, arti corti, pelle

morbida e vellutata. Tende ad essere socievole, accomodante e indulgente con se stesso. Il secondo

è il tipo mesomorfo: ha un tronco imponente, un torace robusto e una gran massa muscolare e di

solide ossa; attivo e dinamico, è irrequieto, aggressivo, energico e instabile. Il terzo è il tipo

ectomorfo: ha un corpo magro, fragile, delicato, ossa piccole, spalle curve; è introverso,

ipersensibile,nervoso, soffre di insonnia e di allergie. Gli individui mesomorfi hanno maggiori

probabilità di diventare criminali di quelli endomorfi e ectomorfi. Nell'ultimo trentennio, la teoria

biologica è stata ripresa e riformulata su base nuove da alcuni studiosi. Gli esseri umano hanno

normalmente 46 cromosomi. Alcune persone ne hanno invece 47. Se il cromosoma che hanno in più

uno X non succede nulla di rilevante. Ma se è uno Y dicono i sostenitori di queste teoria è assai

probabile che queste persone commettono reati di vario tipo.

-Teoria della Tensione

Durkheim pensava che certe forme di devianza fossero in parte dovute all'anomia, cioè alla

mancanza delle norme sociali, che regolavano e limitavano i comportamenti individuali. Quando

questo avviene non si sa più ciò che è possibile e ciò che non lo è. Sessant'anni fa, Robert Merton

ha ripreso questa idea sostenendo che la devianza è provocata dalle situazioni di anomia,che a loro

volta nascono da un contrasto fra la struttura culturale e quella sociale. La prima definisce le mete

verso le quali tendere e i mezzi con i quali raggiungerle. La seconda consiste nella distribuzione

effettiva delle opportunità necessarie per arrivare a tali mete con quei mezzi. Per adattarsi ai valori

culturali proposti nella situazione prodotta dal contrasto fra le mete e i mezzi per raggiungerle, gli

individui possono scegliere fra cinque diverse forme di comportamento. Il primo è la

conformità,che consiste nell'accettazione sia delle mete culturali sia dei mezzi previsti per

raggiungerle. Il secondo è l'innovazione: la strada scelta da coloro che rubano. Il terzo è il

ritualismo, che è il modo di adattamento di chi abbandona le mete, ma resta attaccato alle norme sui

mezzi. La quarta modalità di adattamento è la rinuncia sia ai fini che ai mezzi. L'ultima possibilità è

la ribellione, che consiste nel rifiuto sia delle mete che dei mezzi e della loro sostituzione con altre

mete ed altri mezzi.

-Teoria del controllo sociale

La teoria del controllo sociale si basa su una concezione più pessimistica della natura umana,

considerata moralmente deboli. Essendo l'uomo naturalmente portato più a violare che a rispettare

leggi, ciò che occorre spiegare è la conformità e non la devianza. La grande domanda da cui partire

è "perchè la maggior parte delle persone non li compie?". E la risposta data è che ciò avviene perchè

queste sono frenate dal farlo. I controlli sociali che impediscono loro di violare le norme sono di

vario tipo. Vi sono quelli esterni: le varie forme di sorveglianza esercitata dagli altri per scoraggiare

e impedire i comportamenti devianti. Vi sono quelli interni diretti che si manifestano nei sentimenti

di imbarazzo, di colpa e di vergogna che prova chi trasgredisce una prescrizione sociale. Vi sono

infine quelli interni indiretti: l'attaccamento psicologico ed emotivo sentito per gli altri e il desiderio

di non perdere la loro stima e il loro affetto. (più autorevole esponente: Hirschi).

-Teoria della subcultura

Una persona commette un reato- secondo questi studiosi- perchè si è formata in una subcultura

criminale, che ha valori e norme diverse da quelli della società generali e che vengono trasmessi da

una generazione all'altra. L'idea della devianza si apprende dall'ambiente sociale in cui si forma e si

vive è stata presentata dalla scuola di Chicago. Su quella città essi condussero allora un'imponente

ricerca. Dividendola in cinque zone concentriche, essi calcolarono il "tasso di delinquenza",cioè il

rapporto fra il numero di autori reati di residenti in un'area e il totale di popolazione di quell'area, e

videro che il valore di tale tasso diminuiva man mano che ci si allontanava dal centro della città. Per

spiegare questo fenomeno essi sostennero allora che in alcuni quartieri vi erano norme e valori

favorevoli a certe forme di devianza e questo patrimonio culturale veniva trasmesso ai nuovi arrivati

nell'interazione che aveva luogo nei piccoli gruppi e nelle bande di ragazzi. Questa teoria è stata

ripresa Edwin h. Sutherland. Secondo questo studioso, il comportamento deviante non è nè

ereditario nè inventato dall'attore, ma appreso attraverso la comunicazione con altre persone. Il

processo di apprendimento avviene all'interno di piccoli gruppi e riguarda sia le motivazioni per

commettere un reato sia le tecniche per farlo. Secondo Sutherland ci commette un reato lo fa perchè

si conforma alle aspettative del suo ambiente.

-Teoria dell’etichettamento

Secondo tale teoria, per capire la devianza è necessario tenere conto non solo della violazione, ma

anche della creazione e dell’applicazione delle norme.

Una persona che viene accusata di essere deviante, viene bollata con una “etichetta di deviante”.

Di conseguenza lo si guarda in un modo diverso dagli altri, non viene più accettato e continua a

deviare. A questo punto è necessario distinguere la devianza primaria da quella secondaria.

La devianza primaria è l’insieme di quelle violazioni delle norme che presto vengono

dimenticate.

La devianza secondaria quando la persona suscita una reazione di condanna da parte degli

altri.

-Teoria della scelta razionale

I sostenitori della scelta razionale considerano reati come il risultato non di influenze esterne, ma di

un'azione intensionale adottata attivamente dagli individui. Essi sono infatti convinti che l'individuo

è un essere razionale, che agisce seguendo i propri interessi e che è capace di scegliere liberamente

di violare o meno una norma.

DEVIANZA E SANZIONI

Sanzioni formali: Attribuita da gruppi organizzati o organi specializzati.

Sanzioni informali: spontanee, attribuite da famiglia, amici.

La severità delle sanzioni dipende dalla gravità dell’infrazione commessa.

Se una persona viola il diritto penale, commette un reato, se non rispetta le altre leggi commette un

illecito. Per il reato è prevista una pena, sanzione che può misurare la libertà personale

dell’individuo. Nel caso degli illeciti la sanzione colpisce il patrimonio di chi l’ha commessa.

CAPITOLO 10 (LA RELIGIONE)

fenomeno universale

La religione è un nelle società umane.

Più in particolare, la religione è una credenza, o un insieme di credenze, relativa all’esistenza di una

realtà ultrasensibile, ultraterrena, e sovrannaturale.

Per credenza si intende, un giudizio sulla realtà che si fonda su un atto di fede.

Tali credenze religiose, postulano l’esistenza di una sfera della realtà trascendente rispetto alla sfera

della realtà percepibile.

realtà trascendente,

Questa sfera della in molte religioni primitive è formata da divinità che

rappresentano fenomeni, oppure da divinità delle anime dei defunti, quindi abbiamo due sfere

la sfera del sacro e la sfera del profano

distinte: (tutto quello che non viene considerato

sacro)

Si può dire che le varie forme di religione si differenziano tra loro a seconda del modo i cui è

articolato il legame tra le due sfere.

la magia dalla religione.

È importante distinguere La magia si differenzia dalla religione per

il diverso rapporto che si istaura tra sacro e profano: le pratiche rituali servono per influenzare gli

spiriti e le forze occulte, mentre nella religione il fine è quello di consentire agli uomini di accedere

alla sfera del sacro attraverso pratiche mistiche.

L’ESPERIENZA RELIGIOSA

I tratti fondamentali dell’esperienza religiosa, ossia il motivo per il quale gli esseri umani

sviluppano la credenza nell’esistenza del sacro, sono essenzialmente due:

l’esperienza del limite: riguarda la stessa vita umana. Gli esseri umani sanno di dover

morire, essi vivono nella certezza che la loro vita a un inizio è una fine: un limite. L’idea stessa di

limite è possibile solo se c’è anche l’idea opposta di assenza di limite: se da un lato c’è il mondo

delle cose mortali, dall’altro deve esisterne uno delle cose immortali.

L’esperienza del caso: l’uomo ha bisogno di dare una spiegazione agli eventi naturali, sociali,

e individuali che interferiscono con la sua esistenza, tuttavia le nostre spiegazioni rimangono

sempre parziali e provvisorie, quindi ci rendiamo conto che il caso e il disordine dominano

comunque una gran parte della realtà nella quale si svolge la nostra esistenza.

dell’ordine morale.

Vi è inoltre un altro aspetto legato all’esperienza religiosa: il problema Sia

nella vita di tutti i giorni, sia in momenti cruciali della propria esistenza gli essere umani sono posti

di fronte la necessità di scegliere tra corsi alternativi di azione. In molti casi queste scelte non

coinvolgono solo la dimensione dell’utile, ma anche quella del bene e del male. In questi casi, i

criteri di scelta sono dei codici morali che consentono di distinguere ciò che è bene da ciò che è

male. Tali ordini morali hanno quasi sempre trovato nella religione il loro fondamento.

TIPI DI RELIGIONE

Vi sono molti criteri in base ai quali è possibile classificare i diversi tipi di religione da un punto di

vista sociologico.

Un primo criterio riguarda la natura delle credenze legate al mondo e all’aldilà. A tale proposito

credenza del Mana

possiamo distinguere la delle isole della Melanesia, secondo il quale

esistono delle forze sovrannaturali che influenzano positivamente e negativamente le vicende

umane.

Il toteismo, studiato da Durkheim, nel quale i credenti riconoscono in un oggetto, l’antenato

religioni animistiche

comune che ha dato origine al clan. Troviamo poi, le , che credono che

dietro agli uomini, alle cose e ai fenomeni vi siano degli spiriti che intervengono attivamente

influenzandone il comportamento. Altre ancora credono nella presenza delle anime dei morti. Tutte

queste religioni riguardano in genere società semplici formate da pochi membri.

religioni <<Universali>>

Molto diverse sono invece le grandi cioè quelle religioni che

uniscono grandi masse di uomini. Tra queste si collocano le religioni che credono nell’esistenza di

una (monoteismo) o di più divinità ( politeismo). Tale divinità è oggetto di adorazione da parte dei

fedeli, i quali riconoscono in essa tutti gli attributi di cui sono privati (perfezione, onnipotenza).

Nelle religioni politeiste, il mondo degli dei è differenziato: è quasi sempre gerarchizzato, e

soprattutto tra il mondo divino e umano ci sono analogie e corrispondenze.

Nelle religioni, monoteistiche, invece (ebraismo, cristianesimo e islamismo),

l’eterogeneità tra divino e umano raggiunge il grado più elevato: Dio è unico, onnipotente e la sua

potenza non può essere messa in discussione dalla concorrenza di altri.

Vi sono poi religioni, tipo il buddismo, che postulano l’esistenza di una sfera dove regna quiete e

religioni

armonia, raggiungibile mediante pratiche di contemplazione, queste sono chiamate

cosmo centriche. religioni teocentriche,

Al loro opposto troviamo,appunto,le che

postulano l’esistenza di un aldilà dominato dall’esistenza di una divinità.

Vi sono anche altri criteri in base al quale classificare i tipi di religione. Seguendo Weber, altri due

criteri risultano di massima importanza: Il tipo di Promessa di premio che viene riservato ai fedeli,

e il metodo di comportamento che garantisce la salvezza.

In base al primo criterio, troviamo religioni la cui promessa consiste nella possibilità di raggiungere

uno stato di beatitudine durante la vita terrena, o grazie a una reincarnazione, oppure religioni che

promettono la redenzione delle pene nell’aldilà, queste ultime religioni vengono chiamate

religioni della redenzione.

Da punto di vista del metodo di comportamento, troviamo religioni che prescrivono di tenere un

comportamento di rifiuto del mondo, perché soltanto così l’uomo può ricevere la grazia. Oppure

religioni che prescrivono una condotta ascetica di vita, in cui l’uomo si fa strumento della volontà

divina.

MOVIMENTI E ISTITUZIONI RELIGIOSE

Le religioni non sono soltanto sistemi di idee, perché le idee per diventare socialmente operanti

devono essere sostenute da uomini che operano nell’ambito di gruppi organizzati e

istituzionalizzati.

Anche nelle religioni delle società più semplici comprare una figura che si pone su un piano diverso

da quello di tutti gli altri credenti, alla quale è affidato il compito di fare da intermediario tra gli

uomini e le potenze sovrannaturali. Questa è una prima forma di divisione del lavoro, perché il

ministro del culto è esentato dal provvedere direttamente ai suoi bisogni e vive per lo più

ceto sacerdotale

delle offerte dei fedeli. Si forma così un ( il clero). Quindi si formano delle

organizzazioni religiose che possono essere: movimenti religiosi, chiese, gli ordini

monastici, le sette e le denominazioni.

Il movimento religioso nasce quando in una società maturano le condizioni per una rottura delle

profezia

credenze tradizionali. All’inizio di un movimento religiosi vi è infatti una e un profeta

che rivela agli uomini la parola e la volontà di dio, il profeta è quindi uno strumento mediante il

quale dio fa sentire la sua voce agli uomini.

Successivamente intorno al profeta, si raccoglie una comunità di fedeli che crede nelle virtù del

rapporto carismatico

capo. A questo punto tutto è basato sul tra il capo e i suoi seguaci e

sulla fratellanza che si viene a creare tra i membri del gruppo.

Un movimento religioso nasce e si diffonde perché i suoi membri passano attraverso a una

l’esperienza della conversione

esperienza fondamentale: che rappresenta una svolta nella

vita dell’individuo.

In epoca moderna il movimento religioso più importante nell’ambito del cristianesimo è stato la

riforma protestante. Per poter sopravvivere un movimento religioso deve saper affrontare una serie

di problemi; la successione del capo, la diffusione della fede e la definizione di regole.

Il problema della successione è il più difficile da affrontare. Non è più la persona capo che

deve generare fedeltà, ma le sue idee e la sua dottrina. In breve il movimento deve trasformarsi in

chiesa attraverso un processo di istituzionalizzazione delle credenze e delle pratiche religiose. Le

credenze devono poi essere codificate in un testo scritto che valga come legge fondamentale e come

strumento di trasmissione della fede. Quando la religione assume la forma organizzativa della

chiesa si forma una differenziazione interna fra ceto sacerdotale e massa dei credenti.

rapporto fra chiesa e stato

Molto importante è prendere in considerazione il che può

svilupparsi in termini di aperto conflitto o di sostegno reciproco attraverso una sorta di alleanza. Ad

eretici

esempio nella chiesa cattolica sono comparsi movimenti considerati e quindi duramente

ordini monastici (tipo

repressi e altri, gli comunità religiosa, separata dalla massa dei fedeli di

una chiesa, ad essa si appartiene per scelta attraverso un atto di rifiuto del mondo) che invece sono

stati accettati. Una setta

L’esito di un movimento, ereticale oppure no, è però spesso la formazione di una setta.

si differenza da una chiesa perché mentre a una chiesa ci si appartiene per nascita a una setta ci si

appartiene per adesione individuale. La setta è una comunità religiosa ristretta, tra cui i membri

stabiliscono legami molto forti di fratellanza.

Anche le sette passano attraverso un grado di istituzionalizzazione e si trasformano così in

denominazioni alle quali di nuovo, come per la chiesa ci si appartiene più per nascita. Tra

chiese e denominazioni la differenza fondamentale sta nel fatto che le chiese tendono ad essere

organizzazioni religiose dominanti nella società.

Tra le diverse religioni, chiese sette e denominazioni la storia ci presenta un quadro di lotte invece

che uno di tolleranza. C’è da tenere conto però che la maggior parte delle volte una guerra non è

guerra di religione,

mai pienamente una ma interessi politici sono spesso nascosti dietro di

essa.

RELIGIONE E STRUTTURA SOCIALE

Le religioni e le organizzazioni religiose, sono strettamente intrecciate alle strutture della società

entro la quale si trovano ad operare, la religione è parte della società e ne riflette le caratteristiche.

Come è stato detto, l’esperienza religiosa nasce dal bisogno di dare un senso al mondo e alla propria

esistenza, è chiaro che questo bisogno è diverso a seconda della posizione che un individuo occupa

nella società. I potenti, i ricchi, avvertiranno il bisogno di dare un senso al mondo e alla propria

esistenza che giustifichi anche la loro posizione di superiorità; non a caso i faraoni dell’antico

Egitto venivano considerati delle divinità. È innegabile poi, che queste persone acquistano poi più

potere se la loro posizione viene sanzionata dall’autorità religiosa.

Detto questo, è facilmente deducibile che una religione come il cristianesimo, una religione che

predica che <<gli ultimi saranno i primi>> contiene un evidente messaggio sovversivo che

difficilmente sarà ben accolto dai potenti della terra.

La chiesa cattolica infatti è un buon esempio di organizzazione differenziata, dove vi è spesso

omogeneità tra i rappresentanti del clero e i fedeli di una parrocchia.

IL PROCESSO DI SECOLARIZZAZIONE

Il posto della religione risulta nelle società moderne ridotto rispetto alle società del passato. Esse si

processo di

collocano infatti in uno stato avanzato di un processo che viene chiamato

secolarizzazione.

Alle origini di questo processo ci sono le stesse religioni che collocano il sacro e il divino su un

piano trascendente in una sfera nettamente alta confronto al mondo e alle cose terrene.

Un esempio molto importante dell’operare del processo di secolarizzazione lo si ha nel significato

concezione del lavoro

del lavoro. Nel passato la era vista come pena e fatica, punizione del

peccato originale, mentre ai giorni d’oggi come strumento di realizzazione della volontà divina.

sfera delle attività e delle istituzioni politiche

Inoltre anche la si è col tempo resa

autonoma alla religione.

Infine nel processo di secolarizzazione anche lo sviluppo della scienza ha senza dubbio svolto un

Scienza e religione

ruolo decisivo. si sono spesso trovate a combattere su fronti opposti, in

quanto si pensava che scienza e ragione avrebbero contrastato ogni tipo di credenza mistica, mentre

oggi, la scienza continua a produrre scoperte ma non vi è più una fiducia così sicura nei suoi

illimitati poteri.

In certe fasi storiche, sembra quasi che le religioni vengano sostituite da altre fedi di tipo secolare e

<<religioni secolari>>

politico , tipo il marxismo. Poi il declino di queste hanno portato alla

New

formazione di nuove religioni e di nove sette che sono state raggruppate sotto il nome di

Age.

LE INTERPRETAZIONI SOCIOLOGICHE DELLA RELIGIONE

Le principali interpretazioni sociologiche della religione sono 5:

Le interpretazioni in chiave evoluzionistica della sociologia positiva

1:

dell’ottocento: secondo questa interpretazione, la religione occupa uno stadio primitivo nella

evoluzione delle società umane. Comte individua tre stati nello sviluppo delle società umane: stadio

teologico, seguito da uno metafisico, per raggiungere in fine lo stadio positivo dell’epoca moderna.

Anche per Spencer la religione è un fenomeno che appare nelle società più antiche che egli chiama

società militari in quanto in esse vige un rigido principio gerarchico.

La religione come ideologia delle classi dominanti:

2: Secondo questa

interpretazione la religione è un fenomeno che oscura le menti e impedisce di vedere la luce della

ragione. Per Voltaire, la religione da un lato inganna i poveri facendo accettare loro la condizione di

subordinazione, e dall’altro inganna i ricchi ai quale la chiesa estorce elemosine in cambio della

purificazione dai peccati. Marx chiama la religione <<l’oppio dei popoli>> perché non permette

l’attivazione del processo mediante il quale gli oppressi prendono coscienza di essere vittime dei

rapporti dominanti.

L’interpretazione funzionalistica:

3: per i funzionalisti la religione svolge un ruolo

fondamentale in ogni tipo di società. Per loro le società sono un insieme di varie parti tenute

insieme da qualche credenza comune. (durkheim)

La religione come fattore di mutamento:

4: Questa interpretazione risale

prevalentemente a Weber. A differenza di Marx e Durkheim, Weber vede la religione come un

fenomeno dotato di una sua autonomia specifica.

La concezione fenomenologica:

5: L’elemento universale della religione è l’esperienza del

sacro, essa pone quindi l’accento sulla relazione tra il soggetto credente e l’oggetto di venerazione .

Secondo questa concezione i tratti dell’esperienza religiosa sono il sentimenti di essere creatura,

(inferiore all’onnipotente) e l’esperienza del mistero (il sacro produce un emozione profonda).

CAPITOLO 11 (STRATIFICAZIONE E CLASSI SOCIALI)

stratificazione sociale,

Per si intende il sistema delle disuguaglianze strutturali di una

distributivo,

società, nei suoi due principali aspetti: quello riguardante l’ammontare delle

relazionale

ricompense materiali ricevute dagli individui, e quello che ha invece a che fare con i

rapporti di potere esistenti tra di essi. Si definisce perciò: “strato” un insieme di individui che

godono delle stesse risorse è occupano la stessa posizione di potere. che favoriscono le

Il sociologo americano Lenski ha tentato di individuare le condizioni

disuguaglianze sociali. Mettendo a confronto società di tipo diverso, egli è arrivato alla

conclusione che la disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza, che era molto bassa nelle

società di cacciatori-raccoglitori, è cresciuta in quelle orticole, e ha raggiunto il punto di massimo in

quelle di agricoltori, per poi diminuire ancora (curva a campana).

Secondo Lenski, la forma della curva a campana dipende da due fattori: le dimensioni del surplus

economico ( che appunto si hanno con l’avvento delle società di agricoltori), e la concentrazione del

potere politico (perché ad appropriarsi di questo surali è quasi sempre chi ha più potere).

TEORIE DELLA STRATIFICAZIONE

Le più importanti teorie formulate dai sociologi sono:

La teoria funzionalista della stratificazione sociale: I funzionalisti hanno cercato di

spiegare non le variazioni nel tempo della stratificazione ma le sue caratteristiche universali. E la

tesi di fondo è che la presenza universale della stratificazione è spiegata dall’esigenza sentita da

ogni società di collocare gli individui nella struttura sociale, in quanto essa, svolge per loro delle

funzioni vitali.

Tutto questo può essere riassunto in 4 punti:

1: In ogni società non tutte le posizioni hanno la stessa importanza funzionale, ma alcune sono più

rilevanti di altre.

2: Il numero di quelle persone dotate delle caratteristiche necessarie allo svolgimento di quella

posizione è limitato e scarso.

3: Il periodo di tempo necessario all’acquisizione delle competenze necessarie per quella posizione,

genera dei sacrifici che devono essere sostenuti da parte di coloro che si sottopongono.

4: per indurre queste persone bisogna ricompensarli materialmente e moralmente (reddito e

prestigio maggiore degli altri)

Teorie del conflitto : Del tutto diversa è l’impostazione della teoria del conflitto. I sostenitori

di tale teoria negano che la stratificazione sociale svolga una funzione vitale . Ritengono invece che

le disuguaglianze esistono perché i gruppi sociali che se ne avvantaggiano sono in grado di

difenderle dagli attacchi degli altri.

Anche internamente, tra i teorici del conflitto ci sono impostazioni diverse, una di Marx, e l’altra di

Weber.

classi sociali secondo Marx: rapporti

-Le In ogni società le classi si formano per via dei

di produzione e delle relazioni di proprietà: un piccolo numero di persone ha la proprietà dei

mezzi di produzione, e la stragrande maggioranza non le ha.

La forma di produzione e quella delle proprietà variano poi a seconda del tipo di società: nell’antica

Roma c’era la proprietà degli schiavi, nella società antica invece la produzione si basava sulla

proprietà della terra e degli strumenti di lavoro ( proprietari terrieri) e dai lavoratori della terra.

Infine nella società borghese la proprietà è costituita dal capitale industriale e le due classi principali

sono la borghesia ( che lo controlla) e il proletariato (la forza lavoro).

piccola borghesia

Altre classi che Marx prende in considerazione sono la (artigiani e

commercianti).

Questa classe si può collocare nel mezzo perché è formata da persone che sono proprietarie di

mezzi di produzione, acquistano forza lavoro, ma nello stesso tempo svolgono anche un lavoro

Il sottoproletariato

manuale. infine è una massa nettamente distinta dal proletariato

industriale e ne fanno parte ladri e delinquenti di ogni genere.

classi in sé e classi per sé.

Marx distingueva tra Con la prima espressione indicava un

insieme di individui che si trovano sulla stessa posizione rispetto alla proprietà di mezzi terrieri.

Usava la seconda quando questi individui prendevano conoscenza di avere degli interessi comuni e

di appartenere alla stessa classe. Il passaggio da una classe all’altra è favorito da tre fattori:

Fattori che facilitano la comunicazione fra gli appartenenti a una classe, fattori che riducono le

stratificazioni interne di una classe e infine fattori che rendono più rigide le barriere di classe.

classi sociali secondo Weber:

-Le a differenza di Marx, Weber era convinto che le

disuguaglianze fra gli individui andavano cercate in più sfere: l’economia, la cultura e la politica.

Nella prima gli individui si uniscono sulla base di interessi materiali comuni formando classi

sociali, nella seconda seguono comuni interessi ideali dando origini a ceti, e nella terza si associano

in partiti per il controllo dell’apparato di dominio.

Nella definizione di classe Weber non si allontana tanto da Marx. Però, mentre per Marx il criterio

situazione

di appartenenza a una classe era la proprietà e i mezzi di produzione, per Weber era la

di mercato. I mercati erano tre: del lavoro, del credito e delle merci. Nel primo si

contrapponevano classe operaia e imprenditori, nel secondo debitori e creditori e nel terzo

consumatori e venditori.

Weber distingue fra <<classi possedenti privilegiate positivamente>>(chi possiede) e <<classi

acquisitive privilegiate negativamente>> (chi non ha niente).

ceti

I invece, sono insiemi di persone con uno stesso stile di vita, e si distinguono l’uno dall’altro

per il diverso grado di prestigio (onore di ceto) di cui godono chiusura sociale,

Per migliorare la loro posizione, i ceti seguono la strategia della ossia

restringendo gli accessi ad un numero limitato di persone.

squilibrio di status secondo i sociologi americani:

-Lo Lenski e altri sociologi

americani, hanno proposto il concetto di squilibrio di status per spiegare alcune forme di

comportamento, che riguardano la stratificazione sociale di Weber. Essi sostengono che c’è una

pluralità di gerarchie: (di reddito, di potere, di istruzione ecc.) e ciascuno individuo occupa una

posizione in ciascuna gerarchia. Ora si parla di equilibrio di status quando le posizioni occupate

dall’individuo in ciascuna gerarchia si trovano in ranghi equivalenti, al contrario si parla di

squilibrio di status. In questo caso l’individuo viene colpito da delle conseguenze che sono diverse a

seconda del rapporto degli status ascritti (posizioni acquisite alla nascita) e acquisiti. Se lo status

ascritto è alto e l’altro basso, l’individuo darà la colpa a se stesso, al contrario l’individuo darà la

colpa alla società.

SISTEMI DI STRATIFICAZIONE SOCIALE

I più importanti sistemi di stratificazione sociale sono stati 4: schiavitù, caste, ceti, classi.

-Schiavitù: forma estrema di diseguaglianza, in cui delle persone ne possiedono altre, le fanno

lavorare, le puniscono e le possono vendere a proprio piacimento. La schiavitù può esistere soltanto

in una economia poco sviluppata che richieda grandi quantità di lavoro umano.

sistema delle caste in India:

-Il Il sistema delle caste esiste in india da almeno 2500 anni.

Secondo i testi sacri, la società indiana si divideva in 4 grandi gruppi di caste che avevano funzioni

sociali diverse ed erano poste in ordine gerarchico; al vertice vi era la casta dei sacerdoti, poi quella

dei cavalieri, poi i contadini e come ultima, la casta dei lavoratori e dei servitori domestici.

Sicuramente però l’organizzazione in caste dell’india è formata da alcune migliaia di caste.

Indipendentemente dal numero, però le caratteristiche presenti in ogni casta sono:

<<ceto chiuso>>

1:In primo luogo, la casta è un ci si entra solo per nascita. In certi casi però è

ammesso il matrimonio di una donna con un uomo di casta lievemente superiore.

specializzazione ereditaria,

2:In secondo luogo, caratteristica della casta è la ossia ogni

casta è legata allo svolgimento di un mestiere.

3:In terzo luogo, le caste formano un ordine rigidamente gerarchico, basato su un criterio religioso:

quello della purezza, più una casta è pura, più sarà elevata gerarchicamente.

sistema dei ceti nelle società di antico regime: ceti,

-Il La società articolata in

aveva alcune caratteristiche distintive: In primo luogo gli status ascritti avevano un’enorme

importanza.

In secondo luogo fra i ceti c’erano differenze sociali non solo di fatto ma anche di diritto.

Ad esempio, le norme giuridiche stabilivano che la nobiltà e il clero fossero esentate dal pagamento

delle tasse.


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Moses

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Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di sociologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof losito gianni.

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