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INTRODUZIONE

Lo studio della pubblica sicurezza si colloca all’interno degli studi sulla polizia; ciò è dovuto alla

vastità e alla complessità delle funzioni svolte dal dispositivo poliziesco.

Nel lessico politico-giuridico, il concetto di”polizia” rimanda ad una ristretta funzione di tutela e

salvaguardia dell’ordine pubblico per mezzo della prevenzione e repressione dei reati à

quest’accezione ristretta non tiene conto della vastità e della complessità delle funzioni svolte dal

dispositivo poliziesco.

La filosofia politico-giuridico liberale ha perlopiù contribuito a sviluppare questa visione: la

Polizeistaat (stato poliziesco) era associata all’idea di un’istituzione repressiva.

Nel lessico filosofico-giuridico la nozione di “sicurezza” esprime la dimensione puramente

difensiva e conservativa delle funzioni svolte dalle istituzioni politiche moderne. Si tenta di

mostrare come la polizia abbia assunto un ruolo fondamentale non solo nella conservazione e la

difesa dell’ordine, ma anche nella sua produzione.

Il potere poliziesco è stato associato all’esercizio di una violenza di una forza coercitiva entro certi

limiti sempre illegittima e non assoggettabile al controllo del diritto.

Walter Benjamin: la polizia è una mescolanza di “due specie di violenza”, la violenza che pone

(promulga decreto con forza di legge) e la violenza che conserva il diritto. Il diritto della polizia

segna il punto in cui lo Stato, non è più in grado di garantirsi, con l’ordinamento giuridico, gli scopi

empirici che intende raggiungere ad ogni costo. Perciò la polizia interviene, per ragioni di

sicurezza.

La polizia si colloca tra due forme di violenza legittima, in una zona di confine tra legislazione e

giurisdizione, godendo della discrezionalità dell’una e della forza dell’altra ed essendo tuttavia

svincolata dalle limitazioni e dalle fonti di legittimazione di entrambe. Il potere di polizia

rappresenta dunque il momento dell’incontro fisico tra la forza sovrana e la nuda vita della

popolazione; esso si fa carico del governo della popolazione in una regione ai margini della legge

e della giustizia.

Il dispositivo poliziesco è nato come una tecnologia politica chiamata a governare gli

sconvolgimenti sociali causati dallo strutturarsi della moderna società capitalistica.

L’evoluzione del dispositivo poliziesco coincide con l’evoluzione di ciò che Michel Foucault ha

definito governamentalità. Egli ha svolto la sua analisi dell’emergere della moderna ratio

gubernatoria muovendo da una riflessione sulla ragion di Stato. Le moderne arti di governo si

sviluppano, secondo la sua ricostruzione, a partire dalle riflessioni sulle arti del regnare.

Il disciplinamento sociale (regolamentazione e disciplinazione degli spazi sociali lasciati vuoti

dalla scomparsa delle strutture economiche alla base della formazione sociale medievale) è stato

innescato, secondo Foucault, dall’emergere del liberalismo.

La ratio gubernatoria non è una ratio monolitica, invariabilmente tesa al controllo totalitario nello

spazio vitale, economico e sociale.

Evoluzione del dispositivo poliziesco à L’evoluzione della nozione di “polizia” sembra manifestare

una dinamica evolutiva articolata secondo delle fasi. Una prima fase nell’evoluzione della nozione

di polizia corrisponde tendenzialmente con l’epoca del cosiddetto Stato giurisdizionale, durante

la quale essa è parsa riferirsi ad una funzione piuttosto conservativa, tesa alla protezione e al

mantenimento del buon ordine antico ed alla garanzia del rispetto di un ordine che ancora è

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insieme giuridico e sociale. Una seconda fase, corrispondente in linea di massima con l’epoca

della monarchia amministrativa, in cui l’idea di polizia sembra riferirsi ad una funzione più attiva,

tesa alla produzione di un ordine che è quello delle prime manifestazioni del capitalismo

mercantile e manifatturiero. Una terza fase, corrisponde con l’epoca dello Stato di diritto, in cui

polizia sembra piuttosto rimandare ad una funzione di sicurezza tesa alla garanzia contro i rischi

sociali connessi alla dinamica evolutiva del moderno capitalismo industriale.

Il moderno apparato di pubblica sicurezza si cristallizzò nel XIX secolo come un apparato di

polizia sociale deputato al governo dei rischi e dei pericoli insiti nel modello di sviluppo

economico e sociale adottato dalle società occidentali.

Il Metodo Genealogico fu elaborato da Michel Foucault.

La genealogia è un metodo per lo studio delle genesi, del funzionamento e della natura dei

dispositivi di potere intesi come complesso intreccio tra determinate pratiche istituzionali e le

forme di razionalità, i discorsi.

CAPITOLO 1: Iurisdictio e politia tra medioevo ed età moderna

Lo sviluppo dello Stato moderno è avvenuto in costante tensione con la struttura orizzontale del

potere all’interno dell’organizzazione politica medievale, dopo una lunga e dolorosa ricerca di

nuovi moduli operativi in grado di rispondere più efficacemente alle sfide che la modernità ha

posto alle nascenti monarchie nazionali. Da questa tensione dialettica con l’antica costituzione per

ceti sarebbe nata dunque la moderna distinzione tra amministrazione e giurisdizione.

Società per ceti

Il più evidente tratto caratteristico dell’esperienza medievale è quello del vuoto politico, che vuol

dire principalmente assenza di un’istanza capace di egemonizzare in maniera totalitaria e

totalizzante l’attività di, produzione e difesa degli ordinamenti delle diverse comunità.

Durante tutta una lunga fase dell’epoca medioevale il potere politico sarebbe stato caratterizzato

da una profonda debolezza à obbligazione politica come accordo semiprivato

L’elemento patrimoniale ha assunto un’inedita rilevanza politica

Durante il medioevo, il potere politico era basato sul possesso di unità territoriali dalle ridotte

dimensioni, autosufficiente economicamente e facilmente difendibili militarmente. Per tale motivo il

potere signorile, basato sui possedimenti, è diventata la forma di gestione ed esercizio del potere

politico del tempo (potere patrimoniale). La signoria fondiaria patrimoniale è un potere di carattere

privato sul territorio che tende ad acquisire i connotati pubblicistici di un potere sulle persone.

Durante tutta l’epoca feudale, il controllo e la difesa dei regni vennero organizzati attraverso quel

complesso sistema di legami personali di fedeltà, aiuto e protezione reciproci tra signore e suo

seguito che fecero di ciascuno, secondo la definizione di Bloch, L’uomo di un altro uomo.

Il signore territoriale è obbligato ad osservare strettamente gli obblighi giuridici che su di lui

incombono in virtù del contratto feudale.

Nella società alto-medioevale le comunicazioni sono difficili e rischiose e la vita economico-sociale

è scivolata indietro all’economia naturale di sussistenza delle piccole comunità di villaggio,

l’esigenza di controllare e governare vaste unità territoriali, continuamente minacciate da invasioni

e guerre, implica inevitabilmente la necessità di frazionare e dividere le funzioni amministrative in

sfere autonome di competenza. Il sistema politico feudale rappresentò la pratica realizzazione di

tale inevitabile decentralizzazione sistematica del potere. Tale struttura decentralizzata del potere,

poté essere superata, solo grazie alla rinascita della vita urbana a partire dal XI secolo.

I comuni fondando la loro prosperità sullo squilibrato rapporto città-campagna e non parvero

interessate a sconvolgere il quadro politico feudale. L’ingresso nella politica delle città, accelerò

l’evoluzione istituzionale delle organizzazioni politiche europee fino a che la costituzione per ceti

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non sostituì l’organizzazione politica basata su rapporti da persona a persona costituendo l’alba

dello Stato occidentale moderno.

Le assemblee rappresentative tardo-medievali nacquero come camere di compensazione tra

costellazioni di interessi facenti capo a differenti formazioni sociali. L’organizzazione tardo-

medievale viene comunemente definita STANDESTAAT o SOCIETA’ PER CETI.

L’evoluzione politico istituzionale dell’Europa basso medioevale si svolse attorno

all’istituzionalizzazione delle assemblee rappresentative, istituzionalizzazione cui concorsero gli

interessi convergenti dei sovrani e dei ceti. Le assemblee assunsero un ruolo di difesa delle

tradizioni e consuetudini del regno.

Iurisdictio

Le nuove istituzioni politiche diedero vita alla potenza unitaria dello Stato, coagulando la società

attorno al suo sovrano, figura sacralizzata posta sempre più al centro della vita politica delle

nascenti monarchie nazionali à il sovrano è visto quale signore inter pares. Restava comunque

vincolato al rispetto delle tradizioni e delle consuetudini del regno. L’autentico fondamento del

potere risiedeva nell’accordo tra il sovrano e il suo popolo simboleggiato dal giuramento

d’incoronazione, accordo che impegnava solennemente il princeps alla difesa del regno e al

rispetto delle sue tradizioni giuridiche. Da questa tradizione politica derivava l’immagine del re

giustiziere, l’immagine cioè di un sovrano il cui ruolo era limitato alla mera conservazione della

pace e della sicurezza del regno.

Iurisdictio: esprimeva la sintesi teorica più compiuta della potenza politica, essa era il “potere di

colui, persona fisica o giuridica, che ha una posizione di autonomia rispetto agli altri investiti e di

superiorità rispetto ai sudditi, una sintesi di poteri che non si ha il timore di vedere condensata in

un solo soggetto”. L’Administratio era l’esercizio concreto di iurisdictio ovvero la gestione

dell’insieme dei mezzi coercitivi che rendono effettiva la giurisdizione.

Iurisdictio esprimeva la relazione verticale, asimmetrica, della soggezione politica, ma si trattava di

soggezione ad una potestà cui non era ancora dato concedere legem. Nel pensiero medievale il

diritto è traduzione di un ordine preesistente, più che creazione, produzione senza precedenti di

rapporti nuovi.

Parlando di statuizione non si pensava ancora ad una norma creata, ma ad una norma raccolta.

L’ordine giuridico medievale si caratterizza per la coesistenza all’interno del medesimo spazio

sociale di distinti complessi normativi amministrativi da differenti organi giurisdizionali, tutti

egualmente legittimi e sovrapposti l’uno all’altro secondo criteri di ripartizione della giurisdizione

sovente controversi. L’armonizzazione dei sistemi giuridici su base nazionale è stata possibile ai

sovrani delle giovani monarchie europee proprio a cominciare dalla creazione d’istituzioni

giurisdizionali soggette al loro controllo egemonico.

Al medesimo tempo però queste stesse corti superiori, risultavano dominare tutti gli strumenti

simbolici di legittimazione del potere. Esse pretesero sempre di richiamare il sovrano al suo ruolo

di custode delle tradizioni giuridiche del regno, costruendosi al contempo un ruolo egemonico

nell’interpretazione di dette tradizioni. In questo senso tutta la cultura giuridica assunse un ruolo

spiccatamente antiassolutistico, giungendo sovente alla neutralizzazione teorica dei passi in tal

senso più imbarazzanti dello stesso corpus iuris giustinianeo. Il sovrano, almeno fino alla piena

età moderna non fu mai in grado di controllare i suoi giudici e tanto meno il suo diritto.

Politia

A cavallo tra l’epoca tardo‐medievale e l’età moderna in Europa si verificò una crisi. Lo sviluppo

del capitalismo mercantile, l’inasprirsi della competizione tra le dinastie per l’egemonia sul

continente, le guerre e i conflitti religiosi, fecero precipitare la costituzione per ceti. Tale rottura

dell’assetto politico preesistente fu stimolata da un processo di accentramento di poteri e

prerogative in capo alla figura del principe che già si era avviato in epoca tardo medioevale.

La situazione politico-sociale in cui si vennero a trovare le principali monarchie europee, fecero

entrare in crisi l’antico sistema di contribuzione. L’esigenza di aumentare le risorse finanziarie su

cui i principi avrebbero potuto fare affidamento, determinò l’avvio di ripetuti tentativi di riforma del

sistema tributario. 3

In epoca rinascimentale l’immagine del sovrano assumeva crescente importanza.

L’esigenza di aumentare la capacità contributiva della nazione implicava un radicale mutamento

delle funzioni che le autorità politiche si attribuivano, imponendo alle istituzioni capacità

d’intervento nel campo economico e sociale della nazione à i sovrani presero sotto tutela il

capitalismo mercantile dell’epoca, concedendogli protezione e assumendone il controllo.

Sul presupposto che la potenza di uno Stato si misura dalla ricchezza dei suoi sudditi e dalla

floridezza delle attività commerciali, l’economia fu posta al servizio delle istituzioni statali e della

potenza politica e lo Stato, si pose al servizio dell’economia. Tutto ciò si espresse alla perfezione

in quella particolare linea di pensiero e azione politica sintetizzata nel concetto di mercantilismo.

Tra il XVI e il XVII secolo si affermava il principio politico-economico che è proprio il benessere

materiale dei sudditi a rendere più potente lo Stato. L’evoluzione politico-istituzionale ed

economico-sociale spinse l’autorità politica a farsi carico di sempre maggiori e diverse

incombenze.

I magistrati regi, non si limitavano più ad amministrare la giustizia à Essi si vedevano attribuire

nuove prerogative legate al dispiegarsi della modernità capitalistica del mondo occidentale.

Affianco ed in progressiva contrapposizione dialettica con l’antica immagine della iurisdictio, si

veniva costruendo la nozione di politia quale principale dominio dell’esercizio della potenza

politica sovrana à dietro al concetto di politia si andava ormai stabilizzando la figura del principe

amministratore e legislatore.

L’idea di politia, sarebbe stato il grande progetto di disciplinamento sociale dello Stato moderno

a svilupparne tutte le potenzialità teorico-pratiche.

L’antica struttura dell’amministrazione regia si dimostrò incapace a far fronte ai compiti affidatele.

L’assunzione di sempre nuovi compiti amministrativi da parte del potere centrale spinse dunque

verso la creazione di sempre nuovi organi di autorità, forzando i sovrani alla creazione di

magistrature straordinarie incaricate di gestire l’interesse pubblico in materie scorporate

progressivamente dalla competenza delle antiche magistrature giurisdizionali. È attorno a queste

figure di magistrati straordinari che la storiografia vede il sorgere della burocrazia e del potere

amministrativo moderno. Essi, infatti, furono originariamente organi temporanei cui vennero

affidati compiti circoscritti solitamente alla funzione di controllo, stimolo ed, eventualmente,

avocazione delle attività che restavano ordinariamente affidate all’antica struttura

dell’amministrazione giurisdizionale. La loro creazione fu inizialmente pensata per incrementare

l’efficienza dell’amministrazione ordinaria, soprattutto in relazione all’amministrazione finanziaria.

Genesi della monarchia costituzionale in Inghilterra

All’alba del XVI secolo la costituzione politica inglese rifletteva perfettamente i caratteri della

monarchia limitata basso-medievale, fondandosi su dualismo tra sovrano e parlamento sulla

struttura centralizzata dell’amministrazione giurisdizionale. Quest’ultima era riuscita, ad annullare

l’autonomia delle corti signorili e cittadine, sovrapponendovi un apparato di giudici regi pronti a

offrire i loro servizi giurisdizionali in determinate materie di particolare interesse per la corona. Il

sistema della giustizia regia, si basava sul lavoro delle corti centrali permanenti sviluppatesi da

una specificazione progressiva delle funzioni giurisdizionali della curia regis, su un gruppo di

giudici professionisti itineranti (Assizez Courts) cui era demandata la cura degli affari più rilevanti e

il controllo dell’amministrazione della giustizia a livello locale da parte dei Justice of Peace,

funzionari laici espressione della piccola nobiltà di campagna che la monarchia coinvolse

progressivamente nella gestione del potere.

Anche in Inghilterra si verificò un mutamento economico-sociale. Con il XVI secolo assistiamo al

“dispotismo dei Tudor”, i quali svolsero una politica attraverso il Parlamento à coincidenza degli

interessi della corona e quelli delle nuove èlites.

Anche se l’equilibrio non era stato spezzato, nel XVI secolo vi fu un’accentuazione del carattere

autocratico dell’amministrazione che tendeva a espandere la “prerogativa sovrana”.

A livello degli organi centrali, il council conservava un generale potere di emanare proclamation o

ordinancess, le corti sovrane amministravano il common law e il parlamento varava gli statutes.

Viene accentuato così il carattere autocratico dell’amministrazione.

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La corona aveva scarse possibilità di incidere sul lavoro del suo apparato giurisdizionale, il

quale si era costruito nei secoli una spiccata indipendenza. I suoi magistrati continuavano a

percepirsi come difensori delle leggi e tradizioni del regno anche contro la volontà del sovrano.

Uno dei principali ostacoli alla politica riformista dei Tudor fu la prontezza delle riforme a livello

locale, cui l’amministrazione giurisdizionale era affidata ai justices of peace.

Con il XVI secolo, l’incremento delle funzioni più strettamente amministrative determinò un

parziale evoluzione di tale figura istituzionale e dei suoi moduli operativi.

I justices si ritrovarono a gestire sia

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Scienze politiche e sociali SPS/09 Sociologia dei processi economici e del lavoro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Natascia.9 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della sicurezza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Perugia o del prof Federici Maria Caterina.
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