Dove fondano le libertà dell’uomo
Maria Caterina Federici
Profilo di Vilfredo Pareto nella storia della sociologia
Trattato di sociologia generale (1916) è dedicato all’analisi del concetto di sistema sociale ed alla costruzione di una teoria sistematica della società, utilizzando la teoria dell’equilibrio di Walras. Le molecole del sistema sociale sono gli individui in cui coesistono sentimenti e predisposizioni ad agire in determinati modi (residui), questi si manifestano attraverso razionalizzazioni e le varie coperture linguistiche (derivazioni). L’insieme di questi elementi negli individui e nei gruppi trova un equilibrio nel sistema sociale normale; tale equilibrio viene rotto da chi, mosso dai propri istinti, persegue un proprio utile a discapito di altri residui. Nel momento in cui questo equilibrio viene spezzato, nascono forze che tendono a ristabilirlo.
Pareto ha un’impostazione che risente della cultura di stampo positivistico, riconoscendo una certa importanza agli elementi psicologici non razionali o irrazionali che intervengono nella dinamica sociale. Pareto reputa la sociologia una scienza in grado di spiegare empiricamente le dimensioni emotive e sociali presenti nei fenomeni sociali. È importante che questa sia fondata sull’osservazione diretta dei fatti.
Azione umana
L’azione umana è considerata come la sintesi di elementi soggettivi, connessi alle percezioni individuali dei fenomeni e di elementi oggettivi, caratteristiche proprie del fenomeno in sé. Distinzione tra:
- Azioni logiche: hanno una perfetta corrispondenza tra la percezione soggettiva e la realtà oggettiva, ossia se l’agire è orientato ad un fine, il raggiungimento del fine stesso. Da questo punto di vista tutte le azioni sono logiche da un punto di vista soggettivo, ma non oggettivo.
- Azioni non logiche: non presentano invece una coincidenza tra fine soggettivo e oggettivo. Queste sono le abitudini, le azioni per cui vengono addotti motivi logici in realtà inesistenti (la magia) o quelle fisiologiche-istintive. Le azioni non logiche sono tutti quei comportamenti che non nascono da una precisa e cosciente scelta del soggetto, ma da cause di cui nemmeno il soggetto è consapevole.
Pareto ritiene che le azioni non logiche siano prevalenti nella dinamica sociale e ogni tipo di azione rivela le abilità dell’individuo che favoriscono la selezione di chi va a formare l’élite. Si crea così uno stato di tensione tra l’élites nascenti, che hanno le capacità richieste al momento, ed élite consolidate, che hanno perso tali capacità. Così, per Pareto, il mutamento sociale è un conflitto di élites definite prima come classi sociali superiori, costituite da coloro che hanno un grado di influenza, potere politico e sociale nella società, poi come figure che esercitano una superiorità in qualche campo (economia, letteratura, ecc...) e per il successo avuto, appaiono i migliori in quel ramo e quindi viene affidato loro il governo.
Istinto delle combinazioni: caratteristica propria delle élite, degli speculatori, imprenditori. Porta chi la possiede a stabilire relazioni tra fenomeni e cose, azioni e oggetti, eventi simili e opposti. In quest’istinto, Pareto colloca il bisogno di unire i residui e il bisogno di sviluppi logici, ovvero bisogno di razionalizzazione.
Persistenza degli aggregati: sono gli elementi che si oppongono all’istinto delle combinazioni in cui vi è il bisogno di astrazioni: constano dell’inerzia e resistenza al mutamento, propri dei consumatori.
I residui e le derivazioni sono categorie fondamentali per spiegare le azioni umane e le loro manifestazioni verbali: i residui rappresentano la parte costante dell’azione (sentimenti, istinti innati), mentre le derivazioni la parte variabile in cui si estrinseca il bisogno di rendere logiche le azioni non logiche.
Vilfredo Pareto e Augusto Vera
Sin dalle sue origini la sociologia si pone l’esigenza di trovare un fondamento della convivenza sociale dopo i cambiamenti prodotti dalla rivoluzione francese del 1789 ed i problemi posti dalla nascente società industriale. La tradizione positivista ha postulato l’interpretazione della realtà sociale come prodotto dell’ambiente, del volume e della densità della popolazione.
Pareto, attribuendo alla sociologia la mira di studiare in generale la società umana, si preoccupa di ricercare le relazioni tra i fatti sociali. Pareto si preoccupa di classificare le teorie non come un insieme omogeneo, ma come una composizione. Pareto si pone di fronte ai fatti, li descrive, li classifica, ne studia l’indole e vede se gli riesce di seguire qualche uniformità nelle loro relazioni.
La sociologia descrive, spiega con giudizi di fatto, verificati empiricamente con lo stesso metodo delle scienze naturali: la stessa élite è una legge, una uniformità. Pareto stabilisce di denominare la sintesi degli studi della società umana con il nome di sociologia, disciplina che si occuperà delle relazioni tra i fatti sociali.
Per metafisica si intende la conoscenza al di là del sensibile, del trascendentale dunque; per Hegel infatti l’oggetto in questione è lo spirito, ed ha in comune con la religione molte cose. Parallelismo religione-sociologia metafisica di Hegel: crea un nesso poiché l’oggetto analizzato è Dio quindi la Verità Assoluta; da questa comunanza instaura un ponte con la religione. L’oggetto della filosofia dunque è l’infinito, mentre delle scienze è il finito.
Vera: filosofo hegeliano italiano, affronta il problema del termine “dimostrazione”: dimostrare non è altro che trovare un mezzo tra finito e infinito. I due limiti estremi in cui si agita il pensiero umano sono il realismo e il materialismo, e rappresentano le due direzioni opposte dell’intelligenza che cerca il vero nell’esperienza e nella ragione. Conduce una polemica antipositivistica indirizzata verso matematici e fisici, rivendicando la centralità della filosofia rispetto alle altre scienze.
Per Augusto Vera la filosofia muove da una fede, dalla fede dell’intelligenza in sé, dalla fede nella conoscenza, nella conoscenza della verità, dell’assoluto o di Dio.
Nella sociologia, Pareto non ricerca la natura intima della cosa: la stessa scienza descritta da Vera, che include dunque la metafisica, è distante dalla concezione paretiana, che viene chiamata non scienza dal filosofo italiano. Pareto voleva costruire una sociologia sul modello della fisica, della chimica e di altre scienze. Mentre la metafisica va dai principi assoluti ai casi concreti, la scienza sperimentale muove dai dati concreti (dalle cose) per risalire ai principi generali che poi si fanno dipendere da altri più generali.
La sua logica trae efficacia dall’esperienza e dall’osservazione: egli raccoglie tutti i fatti diretti e indiretti che possano guidarlo alla scoperta di un’uniformità. La sociologia è una scienza logico-sperimentale che non intende occuparsi della verità intrinseca nella fede o nella metafisica: credenze e religioni non sono considerati per Pareto fatti sociali. Ricerca le uniformità che presentano i fatti e dà loro il nome di leggi, secondo una logica in cui non sono i fatti a dipendere dalla legge, ma le leggi dai fatti.
Ogni proposizione annunciata ha come restrizione il tempo e l’esperienza all’interno del quale si è studiata. Il procedimento paretiano è quello delle approssimazioni successive. Pareto basa la sua sociologia come scienza logico-sperimentale sull’osservazione e sull’esperimento, con l’esclusione di qualsiasi ragionamento non fondato su fatti osservati: la sociologia paretiana come positivismo radicale che opera attraverso concetti di dipendenza, regolarità, uniformità, correlazioni spazio-temporali.
Il carattere di una società è determinato dalle proprietà delle azioni e degli individui che agiscono. Gli individui sono illogici e così anche i fattori alla base della loro società lo sono.
L’azione sociale in Pareto
Ogni tipo di azione rivela l’abilità dell’individuo e tale abilità provoca in ogni campo la selezione dei migliori. Pareto formula una complessa teoria dell’azione sociale distinguendo in primis le azioni logiche (correlazione fini-mezzo, risultato di un ragionamento) da quelle non logiche (sentimenti, subcoscienza; presentare logiche azioni che non lo sono attraverso le derivazioni). Bisogna tenere in considerazione il periodo storico-culturale in cui è vissuto Pareto; tale periodo presentava come non logico e non razionale tutto ciò che era ispirato ad un modello diverso di razionalità.
Bisogna inoltre distinguere tra fenomeno oggettivo e momento soggettivo: colui che osserva è condizionato dall’ignoranza e dalla sua disposizione d’animo. Saranno quindi azioni logiche quelle che hanno una corrispondenza tra funzione soggettiva e realtà oggettiva: un agire orientato ad un fine.
Le azioni non logiche non presentano coincidenza tra fine soggettivo e fine oggettivo. Esistono quattro tipi di azioni:
- Azioni logiche nel quale non si dà un fine oggettivo né soggettivo (le abitudini).
- Azioni per le quali vengono addotti motivi logici che non esistono realmente (la magia).
- Azioni logiche in cui manca il fine soggettivamente percepito pur essendoci un fine oggettivo dell’agire (l’istinto).
- Le azioni che hanno un fine oggettivo ed un fine soggettivo non coincidenti tra loro (non logiche).
Pareto ritiene che la vita collettiva sia caratterizzata da azioni irrazionali (es. l’agire religioso) e che il controllo sociale richieda la capacità di servirsi di queste componenti da parte delle élites, infatti le azioni non logiche non vengono mai riconosciute come tali. Pareto affronta la controversia tra Spencer e Comte circa le azioni non logiche. Comte sembra favorevole al prevalere delle azioni logiche, per poi far prevalere il sentimento. Spencer espone una teoria di azioni non logiche per poi eliminarle definitivamente.
Residuo: istinto (naturale) coperto dal ragionamento correlato con gli interessi, ma distinto da essi.
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