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• L’insorgere di regressioni irrazionali rispetto alla condotta del singolo isolato e

l’abitudine all’azione violenta.

I tre autori tendono a leggere il potenziale criminale e violento della folla come norma

definitoria degli aggregati collettivi.

Filippo Manci: voce isolata rispetto ai suoi predecessori  per lui bisogna individuare non

il carattere particolare, ma la funzionalità psichica che è di tutte le individualità. Per lui

esiste un passaggio dall’interesse individuale a uno collettivo, che può essere soddisfatto

dal gruppo con minore sforzo e più velocemente. La folla ha un agire razionale rispetto allo

scopo, di Weberiana memoria, e non un’irrazionalità nell’agire.  le folle di Manci si

unirebbero consapevolmente per realizzare reciprocamente i propri desideri e aspettative,

per agevolare la realizzazione dello scopo prefisso. Le folle non sono sempre improvvise e

repentine, mancanti quindi di organizzazione.

Manci sottolinea che imitazione e suggestione non sono mezzi esclusivi delle folle, ma

spiegano semplicemente gli eventi collettivi. Importante è la passionalità degli aggregati,

lungi dall’essere morbosa e patologica, visto come il mezzo espressivo principe scelto

razionalmente come il più idoneo per raggiungere lo scopo prefissato.

Gli eventi di folla sono sempre rilevazioni di una crisi dell’organizzazione e

dell’ordinamento esistente, di un sentire diffuso rispetto a quello stabilito dalla norma.

L’azione violente viene scelta quando la si considera come il mezzo più veloce e più

idoneo al fine prefisso.

Nel corso del Novecento, la volontà di limitare l’insorgere di eventi di folla è stata messa in

atto attraverso strumenti normativi ed istituzionali con una maggiore regolamentazione

delle interazioni e della vita quotidiana, ma anche con una razionalizzazione dello spazio

urbano (riduzione dei luoghi pubblici per evitare formazione di folle).

La formazione storica delle masse è conseguenza del timore generalizzato per gli eventi di

folla. L’uomo massa provoca stabilità e continuità storica, mentre l’uomo riunito in folla è

fonte di mutamento sociale.

Che fine hanno fatto le folle oggi?

Mucchi Faina afferma che le folle non sono scomparse, sono solo assai differenti da

quelle che impaurivano Le Bon il secolo scorso.

Neo tribalismo di Maffesolì: oggi si assiste ad una rinascita della socialità non più come

contrattuale e progettuale dello stare insieme, ma come passione e piacere del legame

empatico.

Le neo tribù non sono aggregati che in base ad un’identità di motivazioni si obbligano in

maniera razionale in progettualità future. Il neotribalismo racconta di corpi sociali che

vivono del e nell’istante eterno della vita quotidiana e che godono empiricamente della

vicinanza altrui.

Oggi si assiste alla mobilitazione di aggregati collettivi che non si riconoscono più nelle

sigle sindacali e nei programmi sei partiti politici, ma si uniscono con identità di motivi e

identità di interessi in attività di reciprocità e cooperazione, allo scopo di modificare ciò che

non è più tollerabile folle improvvisate.

La folla/massa diventa tanto più compatta quanto maggiore è la pressione alla quale è

esposta. Quando la folla irrompe nella storia e si rivela, percorre sempre la strada della

devianza.

Il sonno dogmatico: folla pubblico e società in Gabriel Tarde (Sabina

Curti)

Scipio Sighele pubblica nel 1891 “la folla delinquente”: l’azione della folla sembra essere

sin dalle origini potenzialmente criminale.

Anche Hyppolite Taine, nel suo “Origines de la France contemporaine”, riporta in maniera

accurata e dettagliata tutti i deliri e i delitti dell’azione collettiva.

Tarde invece affronta il tema in più passaggi, inserendo temi nuovi quali “lo spirito di

gruppo” e di “pubblico”. Inoltre compare la figura del Meneur o capo di un gruppo, al quale

la folla è sempre connessa, e a questo proposito l’autore indica che non esistono solo i

crimini della folla ma anche quelli del capo sulla folla.  è il primo a compiere il passaggio

dalla folla al pubblico e poi all’opinione pubblica.

Società: non è solo oggetto e/o soggetto di imitazione-suggestione come la folla e il

pubblico, ma è piuttosto un flusso continuo di influenze sociali reciproche. “ Che cos’è la

società? La società è imitazione, e l’imitazione è una forma di sonnambulismo”.

Il tema della folla viene affrontato da Tarde soprattutto nell’opera “l’opinion et la foule” 

l’opinione di tarde si sposta dal piano criminologico a quello sociologico, dalla folla al

pubblico e all’opinione pubblica. Tarde scopre inoltre la funzione sociale della folla: si

passa dallo studio dell’azione della folla a quello sulla folla. La moltitudine non è solo

violenta e criminale, ma anche oggetto di inganno e di suggestione e di manipolazione da

parte di un ideatore/leader. I meccanismi di suggestione si propagherebbero da soggetto a

soggetto, e secondo le leggi dell’imitazione, è sempre l’inferiore che imita il superiore, la

classe più bassa che imita quella più elevata e la campagna che imita la città. L’idea e

l’emozione viene diffusa dal meneur e così ripetuta, moltiplicata e imitati da tutti gli altri

soggetti.

Possiamo suddividere la produzione scientifica di Tarde sul tema della folla in due periodi:

• Scritti criminologi: inizio anni Novanta

• Scritti micro sociologici: fine anni Novanta

Nel primo periodo Tarde si concentra sui crimini delle e sulle folle.

Tarde osserva che il “composè social” non è la somma delle singole parti, ma la

combinazione delle parti  il prodotto quando le parti che lo compongono sono omogenee,

la combinazione quando sono eterogenee o dissimili. Possiamo quindi studiare la

criminalità collettiva secondo due punti di vista: considerare la folla criminale come la

somma delle criminalità individuali o considerarla come una partecipazione tra individui

trascinati dall’impulso di una guida poiché se presi singolarmente agirebbero

diversamente.

La folla è organismo sociale retrogrado, sempre violenta e mai intelligente. Si

differenziano per la passione e lo scopo, non per la razza e per il clima.

L’autore concorda con Sighele per quanto riguarda l’abbassamento del livello morale e

sociale dell’individuo all’interno della folla.  l’individuo all’interno del gruppo è moralmente

e intellettualmente inferiore all’individuo al di fuori di esso.

Psicologicamente le sensazioni più contagiose sono quelle che derivano dal desiderio, le

convinzioni, la fiducia oppure la sfiducia; l’atto umano più contagioso è l’omicidio.

Un tema fondamentale affrontato da Tarde riguarda il rapporto tra i crimini di folla e la

responsabilità.  Tarde analizza che più il crimine è collettivo più si è sicuri di restare

impuniti. La responsabilità collettiva va misurata in base al “grado di coesione, di finalità e

unanimità.

Per Tarde quindi in questo caso la responsabilità penale è riconducibile al concetto di

identità.

Da dove proviene l’imitazione? Dalla simpatia.

Tarde attribuisce al ruolo del capo un’importanza fondamentale sia nelle folle che nelle

corporazioni.  in “le leggi dell’imitazione”, l’uomo sociale ha soltanto idee suggerite che

crede spontanee, per questo una folla o una setta ha solo un’idea che corrisponde a

quella che gli viene suggerita. Chi l’ha suggerita è dunque responsabile dei suoi effetti

diretti.  esiste un meccanismo di suggestione unilaterale tra il capo e la folla e

successivamente si ha un contagio reciproco tra i soggetti.

Tarde individua diverse forme di raggruppamento sociale (folla, corposa ioni, sette, gruppi,

ecc…) divise sul piano della pericolosità sociale e del comportamento criminale. I due

punti sui cui questi due gruppi sociali convergono sono:

• L’incapacità di essere geniali : impossibilità di compiere combinazioni nuove  il

genio è sempre individuale e mai collettivo

• L’inferiorità morale e intellettuale : le folle sono inferiori per intelligenza e moralità

alla media dei loro membri.

Distinzione tra folla (fanno più spesso del male che del bene), dalle corporazioni (fanno più

bene che del male)  fondamentalmente comune tendenza al crimine e alla violenza.

Con gli scritti micro sociologici, Tarde si occupa della distinzione tra folla e pubblico

attraverso il concetto di “opinione e di “conversazione”; il pubblico è una folla sparsa e

l’opinione è un insieme provvisorio e più o meno logico di giudizi. Per conversazione si

intende invece ogni dialogo senza utilità diretta e immediata.

Secondo Le Bon “siamo nell’era delle folle, del pubblico”  Tarde fa notare come “i pubblici

non arrivino agli stessi eccessi delle folle, siano meno dogmatici e dispotici, per quanto

questi aspetti siano in loro più radicati”.

Spirito di gruppo: ne vengono enumerati sette tipi (folla, famiglia, mestiere, partito, setta

religiosa, nazione e d civilizzazione) tutti individuati da caratteri comuni, nonché le fasi

della vita. Due aspetti importanti dello spirito di gruppo sono:

• Distinzione tra aspetti esterni ed interni  un gruppo può odiare tutto ciò che è

esterno ad esso, oppure avere totale simpatia e devozione verso quello che

appartiene solamente al gruppo.

• Due categorie dello spirito del corpo caratterizzate da due legami sociali

differenti  ci sono i legami basati sull’imitazione del vecchio (come le mode ed i

costumi) e quelli basati sull’imitazione de nuovo, nei quali si ricerca la conformità

alle novità.

Giddins: sociologo americano influenzato dalle teorie di Spencer  chiama “coscienza di

specie” lo spirito di gruppo e lo considera il fatto sociale elementare, considerandolo come

sentimento profondo dello stare insieme.

Palante: sostiene che le professioni liberali (clero, esercito, magistratura, ecc…) siano

quelle in cui l’azione dello spirito di corpo sia più energica.

Per Tarde la folla è il punto di arrivo degli studi criminologici e quello d’inizio di quelli socio-

psicologici.

“Se l’individuo fosse una formica, la folla sarebbe un formicaio e la società un formicaio di

formicai”. La folla è imprevista, nasce all’improvviso, ad un certo punto un puntino nero si

sposta fino a quando gli altri lo seguono e si contaminano; a quel punto non è più possibile

distinguere il punto di origine.

E’ necessario sottolineare come sia per Tarde, che Le Bon e Freud però non esista una

folla senza l’iniziativa di un singolo soggetto e quindi senza un capo.

Tarde: la folla è una forma di associazione sociale elementare e inferiore. Tarde considera

la folla e la famiglia i due principali germi sociali originari. La folla, come la famiglia, è

contraddistinta da un legale unilaterale tra capo e gruppo sociale che è possibile definire

suggestione (Le Bon), imitazione (Tarde) e libido (Freud).

Per Tarde la società sembra essere un prodotto della folla.

La folla non è un raggruppamento sociale qualsiasi e non è per forza spontaneo,

tantomeno organizzato, non ha un anima e non è un’anima collettiva come diceva Le Bon;

non è nemmeno delinquente o intelligente, come diceva Sighele. La folla sogna ed è essa

stessa un sogno, viene spiritualizzata dal pubblico.

La folla è una moltitudine addormentata e ipnotizzata, come un grandissimo gruppo di

sonnambuli (credono di vedere e sentire cose che quando sono soli non vedono e

sentono).

Tarde utilizza la metafora del sonnambulismo per analizzare il legame sociale.

Il magnetizzatore non è altro che il meneur, il quale viene creduto sulla base del prestigio

e per questo il sonnambulismo nasce non tanto dalla pura e dalla forza, ma quanto

dall’ammirazione e allo splendore della superiorità.  simili non si nasce, si diventa.

In quanto essere sociale, l’uomo è destinato ad una specie di sonnambulismo. Esistono

due livelli di sonno: quello verticale (tipico della folla) e quello orizzontale (tipico della

società).  la folla è quindi solo uno stadio momentaneo della società.

Tarde paragona quindi l’uomo sociale al bambino e al sonnambulo.  l’uomo può solo

sperare di cadere in un sonno migliore, non di uscire da quello dogmatico in cui si ritrova e

anche quando crede di svegliarsi non a altro che cadere in un altro sonno. La folla non è

che uno stadio momentaneo della società, non inventa nulla e segue chiunque si elevi

attraverso il prestigio.

Sintesi della prospettiva Tardiana:

• non si può uscire dal sonno dogmatico;

• si può solo passare ad un sonno migliore;

• si può scegliere soltanto tra un capo e l’altro.

Tarde individua due modelli di inventori e buoni imitatori:

• Cesare  rappresenta l’ambizione e il potere economico;

• Virgilio  rappresenta l’amore, l’arte e la scienza.

Perché ci sia armonia sociale sulla Terra non c’è bisogno di violenza e rivoluzioni, ma di

arte e scienza. È necessario un momentaneo risveglio dal sonno.

Pasquale Rossi: casta e classe si distinguono dall’orda e dalla setta poiché più stabili e

differenziate. A loro volta la classe è una forma di folla aperta, mentre la casta è chiusa,

ha caratteri militari e si origina da un sentimento religioso-cerimoniale. Rossi, non esce

dalla visione della folla pericolosa-reazionaria, ma sostiene che la folla debba essere

educata collettivamente.

Benjamin: opera una distinzione tra classe e massa. Il termine “massa” può assumere

sue significati opposti: può comprimersi e diventare folla pericolosa piccolo-borghese o

allentarsi nella classe rivoluzionaria. Essa è quindi caratterizzata da un legame verticale.

La classe si contraddistingue invece per una solidarietà che coincide con la “coscienza di

classe”.

La folla delinquente (Scipio Sighele)

Difficoltà nell’individuare la responsabilità nei delitti della folla. Si potrebbe agire per

decimazione (punire chi è stato preso) o colpire gli istigatori.  impunità per via

dell’assurdo

Scuola penale classica: non si è mai chiesta se il delitto di una folla dovesse essere

punito in modo diverso da quello del singolo, interessandosi solo dello studio del reato.

Scuola positiva: eleva il principio giuridico che il reato commesso da una folla deve

essere giudicato diversamente da quello del singolo.

L’ Avvocato Pugliese determina il principio della responsabilità penale nel delitto

collettivo: sostiene la semi-respondabilità per tutti coloro che commettono un reato

trascinati dall’impeto di una folla.

Sighele distingue due forme di delitto collettivo:

• Delitto per tendenza congenita della collettività: brigantaggio, camorra, mafia 

delitti di un delinquente-nato e sempre premeditato  è preponderante il fattore

antropologico  temibilità costante e grave.

• Delitto per passione della collettività : rappresenta i delitti commessi da una folla 

delitto di un delinquente di occasione e mai premeditato  è preponderante il fattore

sociale.

Si cerca di trovare risposta al perché dei delitti commessi dalla folla. Non basta come

giustificazione la suggestione e l’imitazione. L’uomo ha una disposizione omicida

primordiale.  l’uomo che è nato crudele avrà per imitatori chi cerca un modello per

commettere ciò che si sentiva ma che da solo non era in grado di fare.

Si nota che le folle sono votate al male e non al bene  l’eroismo, la virtù, sono del singolo.

La folla è un terreno in cui si sviluppa assai facilmente il microbo del male.  in una

moltitudine le facoltà buone dei singoli, invece di sommarsi, si elidono, poiché i buoni

temono di essere definiti vili  paura materiale e morale di non uniformarsi  facilità che le

passioni malvagie prendano il sopravvento.

Una folla in cui si sia prodotta un’emozione d’ira o di collera, sarà dopo un istante non solo

esteriormente agitata e commossa, ma veramente irritata. Tutti gli individui si troveranno in

una condizione analoga a chi fosse stato individualmente provocato ed offeso, quindi il

reato sarà una reazione naturale alla provocazione. L’intensità di un’emozione cresce in

proporzione diretta del numero delle persone che risentono di questa nello stesso luogo e

contemporaneamente.

Ferri introduce il concetto di Fermentazione psicologica: i lieviti di tutte le passioni

saliranno dalle profondità della psiche  dalle reazioni psicologiche fra i vari sentimenti

sorgeranno emozioni nuove e terribili, ignote fino al allora all’anima umana. È in questi

casi che ogni più piccolo fatto prende proposizioni enormi (da irritazione e collera a furore).

Chi deve essere responsabile? Tutta la folla deve essere responsabile

L’intelligenza della folla (Scipio Sighele)

Pubblico: è una parola che ha un significato molto vago (pubblico del teatro, successo nel

pubblico, opinione del pubblico, ecc…).

L’associazione nei bassi regni dell’animalità consiste in un’azione di presenza  è sinonimo

di contatto fisico. Solo in forme di associazione superiori, vediamo che il contatto fisico non

è indispensabile  il legame diventa spirituale.

La distinzione tra folla e pubblica sta proprio nel fatto che gli individui che fanno parte di

una folla sono vicini fisicamente e apprendono una notizia nello stesso istante a differenza

del pubblico. Inoltre il numero della folla ha dei limiti diversamente dal pubblico che non ne

ha.

Il pubblico non è che una trasformazione della folla, all’interno del quale gli individui sono

uniti anche se non fisicamente vicini. La folla è improvvisa e quindi più animale a

differenza del pubblico il quale si forma più lentamente e quindi è più umano. “La folla

insomma è una collettività eminentemente barbara ed atavica, il pubblico una civile e

moderna”.

Il progresso ha tramutato la folla in pubblico  sostituire all’informe agglomerato umano

che sentiva e agiva impulsivamente con un altro agglomerato urbano che lo fa con

riflessioni e sotto certe leggi.

La razza ha maggiore influenza su una folla che su un pubblico. (es. inglesi vs italiani)

Le folle sono più impulsive e violente dei pubblici.

Dietro le moderne forme di folla c’è sempre un partito, un pubblico, una causa da cui

nascono.

Confronto tra i pubblici di un tempo (vecchie corporazioni, classi, con limiti ben stabiliti) e

pubblici odierni meno stabili e definiti. Pubblico come nebulosa cui è facile distinguere il

centro, ma impossibile disegnarne i confini. Lo stesso vale per i partiti e per gli uomini che

prima rimanevano attaccati fedelmente alle loro idee, mentre oggi se non mutano opinione

vengono accusati di non voler imparare.

Spencer: critica la teoria del grand’uomo asserendo che sia un errore attribuire

socialmente una grande influenza all’uomo di genio; esso non è che il prodotto

dell’ambiente in cui sorge, figlio del suo tempo.

Carlyle: tutto ciò che vediamo di buono e di bello è dovuto agli eroi, cioè i grandi uomini.

Sighele cerca di trovare una via di mezzo tra queste due opinioni  i capi delle folle sono

prodotti delle folle stesse.

La psicologia delle folle (Gustave Le Bon)

All’interno della storia gli unici cambiamenti sono quelli nelle opinioni, nei concetti e nelle

credenze l’epoca attuale costituisce uno di quei momenti critici, durante i quali il pensiero

si trasforma. Attualmente siamo davanti a due avvenimenti:

• fine delle credenze religiose, politiche e sociali da cui deriva la nostra società

• nascita di condizioni di vita e di pensiero interamente nuove, prodotte dalle nuove

scoperte nella scienza e nell’industria.

L’era che inizia può essere definita era delle folle  consapevolezza della loro potenza.

Folle viste come solo potere distruttivo, poco inclini al ragionamento, ma adatte all’azione.

Esistenza sia di folle criminali che virtuose. Necessità di studiare la psicologia delle folle

per tentare di comprenderle e non essere da loro governati.

La parola folla indica una riunione di individui qualsiasi. Dal punto di vista psicologico, un

agglomerato di uomini possiede caratteristiche nuove ben diverse da quelle dei singoli 

sentimenti e idee si orientano verso la stessa direzione formano l’anima collettiva, ciò

che rappresenta una folla organizzata (o folla psicologica). Tale folla forma un solo corpo

ed è sottomessa alla legge dell’unità mentale delle folle. Non basta solo quindi la

vicinanza fisica per far si che si parli di folla.

Caratteristiche delle folle psicologiche:

La folla è guidata quasi esclusivamente dall’inconscio è schiava degli impulsi ricevuti.

L’individuo isolato può essere soggetto alle stesse eccitazioni, ma non cede in quanto

utilizza la ragione. Si può quindi affermare che l’individuo isolato ha la possibilità di

controllare i suoi riflessi, mentre la folla ne è sprovvista.

I diversi impulsi a cui le folle obbediscono possono essere positivi o negativi, ma sempre

imperiosi. Le folle sono infatti mutevoli da carnefici a martiri.

Il singolo all’interno della folla diventa consapevole della forza del numero.

Le folle sono irritabili e impulsive, ma con notevoli variazioni di intensità.

Non appena un certo numero di esseri viventi sono riuniti, ricercano d’istinto l’autorità di un

capo ha la funzione di nucleo all’interno del quale si formano e si identificano le opinioni.

La folla è un gregge che non può fare a meno di un pastore. Il capo era un gregario

ipnotizzato da un’idea di cui è diventato apostolo, l’ha invaso in modo che non esistesse

altro al di fuori di essa  Il più delle volte i capi non sono uomini di pensiero, ma di azione.

È reclutato tra gli alienati nevrotici che vivono al limite della follia, qualunque ragione è

vinta dalle loro convinzioni, l’istinto di conservazione e l’interesse personale sono

sottomessi alla loro ideologia. Hanno il compito di creare la fede attraverso fari metodi di

persuasione. I tre procedimenti principali sono:

• Affermazione: pura e semplice, svincolata da ogni ragionamento e prova, è un

mezzo sicuro per far penetrare un’idea nello spirito delle folle.

• Ripetizione: ciò che si afferma finisce, quindi la ripetizione serve a penetrare nelle

menti al punto da essere accettato come verità dimostrata e ad incrostarsi nelle

regioni profonde dell’inconscio.

• Contagio: non bisogna dimenticare che idee, sentimenti, emozioni e credenze

possiedono

fra le folle un potere contagioso intenso. Questo non richiede la presenza

simultanea degli

individui può realizzarsi a distanza. Imitazione come semplice effetto del contagio

 l’uomo è imitatore per natura  MODA.

• Prestigio: per trascinare la folla il mezzo più efficace è l’esempio, ma colui che

intende trascinare la folla deve essere dotato di prestigio. Il prestigio può suscitare

sentimenti di ammirazione o di timore. È considerato come una sorta di fascino che

un individuo esercita su di noi. Esistono due forme di prestigio: quello acquisito

(conferito dal nome, dalla fortuna, dalla reputazione) e quello personale (qualcosa

di individuale, gloria, fortuna). La caratteristica del prestigio è quella di impedirci di

vedere le cose come sono. La folla ha bisogno di opinioni già fatte.

Classificazione delle folle:

• Folle eterogenee  individui qualsiasi indipendenti dalla professione e

dall’intelligenza. La razza divide le folle in modo più chiaro  l’anima della razza

domina del tutto l’anima della folla. Le folle eterogenee comprendono a loro

volta: Folle Anonime (folle di piazza)

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze per l'investigazione e la sicurezza (NARNI)
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Natascia.9 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della sicurezza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Federici Maria Caterina.

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