Introduzione
Che cos'è la folla? Viene definita folla la moltitudine per eccellenza, una forma di raggruppamento sociale che si colloca alla base della costruzione di tutte le altre. Importanza della folla non in sé per sé, ma per la sua funzione sociale.
Rapporto tra folla e società
Il rapporto tra folla e società è molto antico e da sempre problematico → due “fatti sociali” interdipendenti e tenuti insieme da una sorta di movimento del legame sociale, legame che da fisico e materiale (folla), si trasforma in spirituale (società). Nella folla i soggetti sono tenuti insieme dalla magnetizzazione in un unico centro (il leader, il capo), mentre nella società la coesione è il risultato dell’assetto normativo esistente. Folla come funzione sociale che riduce la contraddizione del rapporto tra società e politica.
Analisi della folla
Analisi della folla secondo diversi aspetti: metodologico, comportamentale e microsociologico.
La folla introvabile
La folla introvabile: appunti per una sociologia delle folle (Vincent Rubio). Difficoltà nello stabilire una definizione oggettiva di folla → folla come profondo mistero, enigma per cui non è stata formulata alcuna risposta scientifica. Paradosso del mucchio di sabbia: da quanti granelli è composto un mucchio di sabbia? Esiste un numero di granelli per cui il mucchio non può essere definito tale? → non esistono limiti entro e oltre il quale esiste o meno la folla.
L'interesse per la folla nella storia
L’interesse nei confronti della folla non nasce con l’opera pubblicata da Gustave Le Bon nel 1895 “Psicologia delle folle”, ma i primi appunti su questo argomento risalgono a Platone e al suo discepolo Aristotele. Platone, infatti, all’interno della “Repubblica” si interroga sul numero dei cittadini compatibili con un buon governo. Platone inizia a porsi il problema del numero e della potenza della quantità, argomento che verrà ripreso da Aristotele, il quale nella “Politica”, si interroga sulla questione della partecipazione della massa dei cittadini alle funzioni deliberative e giudiziarie.
L’uomo del popolo, se preso individualmente, è inferiore all’uomo competente che comanda, ma considerato come corpo di cittadini, il popolo rappresenta una somma di competenze superiori a qualsiasi uomo preso singolarmente. La condizione necessaria per fare in modo che ciò si realizzi è la presenza di uomini virtuosi e l’essere sottoposti a leggi buone e stabili.
Démos → utilizzato da Aristotele per indicare la massa, il popolo (corpo politico organizzato). Plethos → indica il popolo, la folla → moltitudine indefinita senza organizzazione.
Aristotele afferma che solo facendo entrare la folla nello spazio pubblico della partecipazione e delle decisioni si potranno apprezzare le sue qualità. La folla, prima di entrare nella realtà della Città, deve ricevere una “messa in forma”, che gli dia coerenza, ordine e stabilità altrimenti resta un aggregato da sorvegliare per evitare disordini.
Il tema della folla nella Rivoluzione Francese
Viene ripreso il tema della folla a causa della Rivoluzione Francese e della Comune di Parigi (1871), in particolare con l’ascesa politica del generale Boulanger, il quale modificherà in maniera l’immagine della folla, ora incline a lasciarsi guidare ciecamente da un leader carismatico.
Attenzione per la folla da parte di intellettuali
- Edmund Burke: folla come pericolo e causa di terribili azioni.
- Hippolyte Taine: segna la tradizione e l’approccio intellettuale alla folla → folla come realtà inquietante, pronta a sollevarsi e a essere un pericolo per la sua violenza.
- Balzac: fini descrizioni di Parigi sul tema della folla.
- Victor Hugo: analizza il passaggio dall’individuo e dall’analisi delle passioni individuali, alla complessità dell’insieme sociale → dalla folla al popolo.
- Emile Zola: utilizza metafore terrorizzanti nel descrivere la folla.
- Jean-Martin Charcot e Hyppolyte Bernheim: conducono lavori nel campo della suggestione e dell’ipnosi in riferimento alla potenza di un leader della folla.
- Scipio Sighele (La folla delinquente - 1891) e Gabriel Tarde: folla come un ammasso fisico uscito dal popolo, un essere selvaggio, folle, malato, alcolizzato, diretta da un leader e pericolosa. È il fenomeno della suggestione contagiosa a spiegare il fondersi della folla in un unico essere e la comparsa di uno o più leader al suo interno. Questi due autori insistono sul concetto di “anima collettiva” in quanto carattere primario della folla.
- Henry Fournial: prima opera in francese riguardante la psicologia della folla.
- Gustave Le Bon: realizza la sintesi ultima e più riuscita di quanto viene chiamato impropriamente “l’approccio intellettuale alla folla”, ovvero ciò che Tarde e Sighele chiamavano “anima della folla”.
- Freud: solo lui oserà affrontare ancora l’argomento “folle” dopo Le Bon.
Studio della folla secondo tre periodi
- Periodo antico: folla come semplice oggetto di attenzione.
- Periodo classico: folla come oggetto di preoccupazione.
- Periodo scientifico: folla come oggetto di ricerca scientifica.
Con Le Bon e la pubblicazione di “psicologia delle folle”, si sposta l’attenzione anche sui concetti come pubblico, massa e opinione pubblica. Importanza della triade composta da folla, leader e suggestione per contagio.
Da Platone a Le Bon, la folla si mostra come un ente sui generis ed è sistematicamente sotto le sembianze di un in sé, di qualcosa in sé. Folla vista da tutti come un’entità mostruosa che ha una forma in sé.
Le Bon e la psicologia delle folle
Le Bon nella sua opera, attraverso il primo capitolo “Caratteristiche generali delle folle, legge e psicologia della loro unità mentale”, introduce il meccanismo di formazione delle folle. Egli afferma che in alcune circostanze, un agglomerato di uomini possiede caratteristiche ben diverse da quelle dei singoli individui che lo compongono. I sentimenti e le idee di tutte le unità si orientano nella medesima direzione. Si forma così un’anima collettiva. La collettività diventa forma organizzata o folla psicologica.
Tale folla forma un solo corpo ed è sottomessa alla legge dell’unità mentale della folla. La formazione della folla inizia quindi dalla disgregazione della personalità cosciente degli individui, per passare poi alla fusione di tutti i loro sentimenti e idee per mezzo delle caratteristiche dello stato incosciente in cui sono immersi. Questo inconscio (anima della razza) è il fattore comune a tutti gli individui che appartengono alla folla. A partire da una sorta di fondo comune specifico di un popolo, chiamato “anima della razza”, che l’anima collettiva della folla si edifica. È proprio dall’inconscio collettivo che l’anima collettiva e la folla attingono la loro sostanza.
Le Bon → 1894 → “Leggi psicologiche dell’evoluzione dei popoli”: l’autore cerca di spiegare in cosa consiste l’anima della razza. Esistenza di varie razze, ordinate e classificate secondo una scala gerarchica. Distinzione di razze primitive, inferiori, intermedi e superiori. L’insieme dei caratteri morali ed intellettuali forma l’anima di una razza vista anche come sintesi del suo passato, l’eredità dei suoi antenati. Razza: insieme di individui che possiedono un fondo psicologico comune fatto di strati di elementi morali e intellettuali lentamente sedimentati attraverso l’ereditarietà. I tre pilastri di questo fondo psicologico sono: sentimenti comuni, interessi comuni e credenze comuni.
È importante evidenziare l’esistenza di un fondo comune, di un “inconscio collettivo” che permette di comprendere la trasformazione di un certo numero di individui in folla sottoposta alla legge dell’unità mentale. L’inconscio assolve la funzione di legame nel processo di genesi della folla. Se l’anima collettiva è il fondamento della folla, la sua sostanza, l’anima della razza è il fondamento stesso dell’anima collettiva.
La razza e la sua anima costituiscono il terreno su cui la folla psicologica si radica. “È soltanto nella più avanzata fase di organizzazione che caratteri nuovi e particolari si sovrappongono al fondo invariabile e dominante della razza”. Queste definizioni di Le Bon appaiono enigmatiche in quanto non specifica le condizioni e le circostanze in cui si forma la folla.
I caratteri nuovi e speciali provocano l’orientamento di sentimenti e pensieri in una stessa direzione o sono il prodotto dell’orientamento delle idee e dei sentimenti tutti in una sola direzione? Le Bon cerca così di spiegare questa situazione: “In certe particolari circostanze la personalità cosciente svanisce immergendosi in una sorta di incoscienza collettiva, formando così un’anima collettiva dotata di caratteri molto netti e differenti da quelli di ciascuno individuo, in un’ultima fase questi caratteri produrrebbero l’orientamento di tutti i sentimenti e i pensieri verso la medesima direzione”.
In seguito a questi quesiti e ragionamenti Le Bon identifica una seconda definizione di folla psicologica, secondo la quale, a prescindere dai caratteri dei singoli tutti i membri della folla acquistano un’anima collettiva solo per il fatto di appartenere ad essa. Nella prima definizione era l’anima collettiva che faceva la folla mentre in questa è la folla che fa l’anima collettiva. → è la folla che fa la folla, è la folla che produce se stessa. Spiegare la folla per mezzo della folla stessa.
Il mito della folla
In cosa il mito della folla può essere considerato come fondatore della nostra civiltà e della nostra cultura democratica? → alla “smaterializzazione progressiva” della folla corrisponde l’affermazione del personaggio del leader.
“Piccola psicologia delle folle pronta all’uso”: traduce il carattere di evidenza e di poca importanza così come l’aspetto “tascabile” che riveste → le caratteristiche principali sono il trittico dell’essere della folla, del leader e dei fenomeni di trasporto emotivo (suggestione, ipnotismo, …).
La folla viene giudicata in maniera peggiorativa fino ad essere ripudiata e anche il leader non riceve una considerazione migliore, infatti, spesso è considerato pericoloso e animato da intenzioni cattive. La folla appare sempre come una questione di contatto fisico in un medesimo luogo → viene letta sempre in una dinamica spaziale.
Sociologia delle forme di Simmel
Attraverso la “sociologia delle forme” di Simmel possiamo leggere in una chiave nuova il fenomeno delle folle: bisogna parlare delle folle e non della folla, però intendendo la forma plurale come la somma delle esperienze della folla vissute da ciascun individuo. Il contatto fisico attraverso cui gli individui definiscono la folla, non è di una qualunque natura → è una presenza cui è impossibile fare astrazione, un contatto fisico al quale l’individuo non può sfuggire → folla come insieme di persone in contatto fisico in uno stesso luogo che vivono l’esperienza del faccia a faccia.
Se si considera la folla come ciò che Simmel chiamava una forma di associazione, diventa possibile distinguere i contenuti (tutto ciò che negli individui sono scopi, interessi, inclinazioni) dalla forma (maniera di azione mediante il quale il contenuto acquista realtà sociale). Doppia ipotesi della folla come mito e della folla come forma di associazione simmeliana.
Paura della folla
Paura della folla: dalle interpretazioni irrazionalistiche di fine Ottocento al ritorno alle tribù (Elisa Moroni).
Studio delle dinamiche di folla partendo dall’Ottocento e dalle teorie di Tarde, Sighele e Le Bon. Tarde → differenza tra psicologia tradizionale (si interessa ai rapporti dello spirito con l’universalità degli altri esseri esterni) e psicologia collettiva o sociale (studia i rapporti tra gli spiriti).
In Sighele la psicologia collettiva si colloca tra la psicologia “che studia l’individuo” e la sociologia “che studia una società intera”, ed ha per oggetto i raggruppamenti di folla. Per le folle non vale l’assioma “che i caratteri dell’aggregato sono determinati dai caratteri delle unità che lo compongono”. In “La folla delinquente”, Sighele afferma che gli uomini presi singolarmente sono galantuomini, mentre messi insieme sono birbanti → unirsi nel mondo umano vuol dire peggiorarsi. In Sighele si compie la distinzione tra “psicologia delle collettività riunite staticamente”, cioè per un tempo breve (dove il meccanismo principe è il contagio) e le collettività analizzabili sotto il profilo “dinamico”, studiante durante un lungo arco di tempo.
Le Bon: La psicologia collettiva deve studiare le folle dal punto di vista psicologico con metodo naturalistico, ovvero con il metodo sperimentale di induzione e osservazione. Le Bon descrive le folle come barbare nella loro potenza distruttrice, le quali subentrano nella fase di decadimento della civiltà → microbi che accelerano la dissoluzione dei cadaveri.
La società per lui è in crisi sia a causa del primato della logica del sentimento sulla razionalità, che da uno scarso equilibrio tra la logica affettiva, mistica e razionale, e quindi una mancata coesione dell’organizzazione psicologica del popolo stesso. → il reale progresso può scaturire solo da un’élite di intellettuali poiché le assemblee di uomini...
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