Prefazione
Ciascuno è convinto che le proprie usanze siano di gran lunga le migliori. Erodoto
L'altro rappresenta in qualche modo il lato nascosto della nostra identità (contiene l'altra faccia del noi).
Ostilità e indifferenza
Lo straniero, come noi, è membro dell'unica comunità umana. La costituzione dello straniero minaccia in qualche modo la nostra stessa identità: questo sistema di senso conferisce allo straniero un potere enorme, quello dell'altro capace di sconvolgere e distruggere il nostro sistema culturale e sociale. Il conflitto o la cooperazione con l'altro nasce (può nascere) già a livello delle rappresentazioni che ci facciamo di lui.
Migrazioni in Italia
Dal punto di vista specifico delle migrazioni, il coinvolgimento dell'Italia nei processi di globalizzazione appare rilevante solo in epoca più recente. La storia italiana delle emigrazioni può essere distinta in due periodi:
- Un ciclo lungo (circa 1870-1970), nel quale tranne la parentesi del periodo fascista (1922-43), in cui l'emigrazione verso l'estero è stata sostituita da migrazioni interne e dalla mobilitazione coloniale, l'Italia è stata un paese di emigrazione. Nel primo periodo l'emigrazione italiana ha avuto direzioni diverse: prima soprattutto verso le Americhe e successivamente i flussi hanno anche riguardato i paesi europei e l'Australia. In questo periodo l'Italia ha contribuito, con le sue risorse umane, allo sviluppo e al decollo dell'economia di alcuni paesi del Sud America (Brasile, Argentina).
- Un ciclo più breve (dal 1970 in poi), nel quale l'Italia è divenuta paese di immigrazione. L'Italia svolge un ruolo molto più importante del passato nel novero dei paesi ricchi e nei paesi poveri si ha consapevolezza delle opportunità di vita e di lavoro che si possono trovare (lavoro nero, illegale).
L'incontro umano è sempre incontro di culture, di modi di vita, di sentire, di pensare, pertanto sarebbe un errore pensare alla globalizzazione solo sotto il punto di vista dell'economia. Noi italiani siamo stati emigrati, e perciò sappiamo (o dovremmo sapere) che cosa significa essere stranieri. Siamo ora ospiti, e perciò dovremmo immaginare che cosa provino gli stranieri presso di noi.
Lo straniero e il capitalismo moderno (Sombart)
Werner Sombart attribuisce una grande importanza al ruolo di alcune figure marginali delle società europee. Eretici, ebrei, stranieri svolgono un ruolo decisivo nella nascita del capitalismo moderno. Da questi gruppi escono gli imprenditori, coloro che daranno vita all'economia capitalistica moderna. Tratto distintivo tipico del capitalismo: l'innovazione. Due sono secondo Sombart i gruppi capaci di innovazione:
- Il primo è costituito da detentori del potere che dall'interno dello stato utilizzano il loro potere politico per accumulare risorse economiche.
- Il secondo invece usa i mezzi di potere esterni, le arti della persuasione e della seduzione. In ogni caso si tratta di "singoli uomini d'eccezione", di personalità audaci.
Sombart ricostruisce la struttura attitudinale dell'imprenditore. Se l'intelligenza e la volontà costituiscono i prerequisiti positivi del "buon" imprenditore, l'emotività e la ricerca del piacere e del godimento sono in contrasto con la sua attività. La tesi di Sombart afferma che i gruppi sociali dai quali provengono gli imprenditori della nuova economia sono essenzialmente:
- Gli eretici (cittadini non appartenenti alla Chiesa di stato, gli "infedeli").
- Gli stranieri (immigrati di un dato paese, fra questi i più importanti dal XVII secolo in poi sono i cristiani perseguitati per motivi religiosi).
- Gli ebrei (assumono una posizione sociale speciale, non solo in quanto costituiscono un popolo particolare, ma in quanto si trovavano anche in una posizione sociale particolarmente condizionata).
Il primo aspetto considerato da Sombart riguarda la struttura della personalità dello straniero. L'oppressione in patria è la migliore scuola di avviamento per una formazione capitalistica. Emigrare per l'individuo significa che il paese, lo stato nei quali fino ad allora era racchiusa tutta la sua esistenza, hanno cessato di essere per lui una realtà; questo converge in modo clamoroso con l'agire capitalistico che avviene attraverso la rottura di tutte le vecchie abitudini e relazioni dell'individuo. Lo straniero è tale perché nel mondo attuale per lui, nella sua vita quotidiana, i rapporti sociali avvengono con individui a lui estranei, non familiari appunto. "La terra straniera è desolata. Lo straniero può sfruttare l'ambiente come mezzo per il fine: il guadagno". Lo sguardo dello straniero è rivolto verso il futuro, non c'è passato, non c'è presente. Le relazioni possibili saranno improntate alla reciproca strumentalizzazione: della comunità verso di lui e di lui verso la comunità.
Conclusione
- Se la condizione di possibilità del razionalismo economico è costituita dalla marginalità sociale (ebrei eretici stranieri) ciò significa che la genesi del capitalismo moderno deve essere rintracciata in una degradazione comunitaria (no rapporti familiari, straniero facilitato).
- La comunità ospite gli nega diritti, garanzie e lo pone in uno stato di minorità. Si crea una indifferenza morale reciproca fra straniero e comunità che scaturiscono conseguenze virtuose per la vita economica e per il capitalismo europeo (da questa negazione deriva anche una degradazione morale che porta ad atti di violenza verso lo straniero).
L'ambivalenza dello straniero (Simmel)
Nel testo di Simmel si trova una doppia accezione del termine "straniero". Da un lato lo straniero è inteso come un elemento del gruppo stesso (tipo 1); dall'altro come qualcosa di assolutamente estraneo, una non relazione (tipo 2, straniero=barbaro; Barbaro è così propriamente il non-umano, perciò una relazione con lui è una non relazione; per poter esercitare violenza sullo straniero occorre che egli sia degradato al non umano e cioè che si passi dalla sua percezione come membro del gruppo stesso (tipo 1) alla sua percezione di non-membro, di completamente estraneo (non-umano, tipo 2).
La prima parte dell'analisi di Simmel consiste nella configurazione spaziale dello straniero; la seconda nella sua determinazione sociologica.
Vicino-lontano
Lo straniero è colui che oggi viene e domani rimane. Pur se egli permane nello spazio la sua posizione è determinata essenzialmente dal fatto che egli non vi appartiene fin dall'inizio. La distanza nel rapporto fra comunità e straniero significa che il soggetto vicino è lontano, mentre l'essere straniero significa che il soggetto lontano è vicino. Lo straniero è un elemento del gruppo stesso, un elemento la cui posizione immanente e di membro implica contemporaneamente un di fuori e un di fronte. La nostra relazione con lui è appunto di estraneità. L'unità con lui è data dalla comune appartenenza all'umanità, eguaglianza di carattere nazionale e sociale e professionale (questa vicinanza è nello stesso tempo una lontananza se commisurata alle relazioni comunitarie e familiari, questa relazione superficiale infatti l'abbiamo con moltissimi soggetti): la differenza è costituita dalle reciproche posizioni temporali relativamente allo spazio e per gli elementi specifici della nostra identità. Gli stranieri non vengono neppure sentiti propriamente come individui, ma come stranieri di un determinato tipo; l'elemento della distanza nei loro confronti non è meno generale di quello della vicinanza.
La condizione di essere vicino-lontano propria dello straniero gli consente di elaborare una conoscenza non particolaristica della situazione e di svolgere sul piano politico il ruolo di arbitro meglio di qualsiasi membro della comunità.
Lo straniero e il nemico
Simmel non vede nel conflitto qualcosa di meramente distruttivo, come tende a fare il senso comune, ma una strategia positiva, ci si può domandare legittimamente quale sia il ruolo dello straniero per la conservazione del gruppo rispetto al quale egli è straniero. Lo straniero quindi svolge due funzioni: sul piano simbolico quella di mezzo per marcare l'identità del gruppo; sul piano politico quella di mezzo per rafforzarne l'unità e l'identità. (Visione troppo generica infatti nella comunità possono esserci membri aperti e disponibili allo straniero, cosa che rende più forte la sensazione di debolezza dei legami che definiscono l'identità della società stessa).
Lo straniero, uomo marginale e cosmopolita (Park)
Nel suo saggio "Human Migration and the Marginal Man", Park sviluppa la sua analisi dell'uomo marginale in riferimento a un discorso di teoria e filosofia della storia. Due sono per Park i paradigmi interpretativi della storia:
- Uno avrebbe una struttura continua (storia come un lento, graduale e continuo movimento di evoluzione: Montesquieu, cambiamento prodotto dall'ambiente esterno all'uomo, il clima; De Gobineau, evoluzione come prodotto del modificarsi lento e graduale delle razze umane).
- L'altro per i quali la storia è caratterizzata da discontinuità, fratture e catastrofi.
Park preferisce il paradigma catastrofico e non quello evoluzionista della storia: a Chicago vi sono moltissime migrazioni a causa di guerre e rivoluzioni. Come le guerre, le migrazioni producono sconvolgimenti e cambiamenti sociali; come le rivoluzioni, possono portare a cambiamenti di potere e a un nuovo ordine sociale. La rivoluzione produce sociali interni; la migrazione è una catastrofe prodotta dall'esterno, un'invasione. Park spiega la genesi delle razze mediante la storia. Le razze sono prodotto dell'isolamento e del mancato incrocio, le civiltà invece sono una conseguenza del contatto e della comunicazione. Nella storia dell'umanità, le forze decisive sono quelle che hanno portato gli uomini nello stesso tempo alla fruttuosa competizione, al conflitto e alla cooperazione. Diversamente da quanto avveniva nel passato, per Park oggi le migrazioni non si presentano più come una forza esterna distruttiva: esse non hanno più l'aspetto di un'invasione (aspetto di una pacifica penetrazione, non più migrazione dei popoli ma mobilità di individui). Park attribuisce alle migrazioni moderne un ruolo importante nella genesi del cambiamento sociale. Quale fenomeno sociale le migrazioni devono essere studiate nei loro effetti macro, quali si manifestano nei cambiamenti del costume e delle abitudini, ma anche nei loro effetti soggettivi, quali si manifestano nei tipi di cambiamento della personalità che esse producono. La liberazione degli individui dalla società esistente crea un nuovo ordine sociale. In questo nuovo ordine gli individui sono emancipati e diventano illuminati. Il suo sguardo sul mondo è interamente fondato su una percezione oggettiva, priva di empatia e di affetto verso uomini e cose. La pubblica opinione considera sé stessa come un'autorità superiore alla tradizione e al costume.
Il crogiulo (melting pot) di razze e culture
Alcuni soggetti non a causa dei loro tratti culturali ma solo per la loro differenza fisica (il colore della pelle), nella città cosmopolita diventano il simbolo di qualcosa di esterno alla società. I giapponesi diventano così il simbolo del pericolo giallo, i neri con il colore della loro pelle simboleggiano la propria inferiorità. "Assimilare" comporta che qualcuno voglia "incorporare" nella società i nuovi arrivati o i gruppi minoritari già esistenti: i gruppi sociali dominanti non sono disposti a condividere il proprio status sociale, culturale e politico con i nuovi membri della società. Essi tendono a respingerli e a mantenerli in una posizione sociale subordinata. Due modelli di relazione tra i gruppi della popolazione:
- Relazioni stabili tra gruppi che si riproducono formando una nuova società (più auspicabile per Park).
- Modello di relazione consiste nella schiavitù o nel sistema delle caste.
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