Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

suo modo di produrre beni materiali necessari alla sopravvivenza. Fondamentali sono i mezzi di produzione

e i rapporti di produzione (tra proprietari dei mezzi e lavoratori).

4 fasi della storia:

- Comunismo primitivo, privo di classi;

- Metodo di produzione antico (nascita dei padroni e della schiavitù) es: impero romano;

- Metodo di produzione feudale;

- Metodo di produzione capitalista (lo sfruttamento è occultato dai rapporti lavorativi).

Marx sostiene che il capitalismo sia necessariamente legato allo sfruttamento, in quanto alcuni individui

traggono vantaggio dal lavoro di altri. Poco importa che un paese attraversi la fase capitalistica, poiché esso

già appartiene intrinsecamente ad un sistema mondiale capitalista.

La forza che guida la società è l’economia. Per alcuni versi Marx è stato accusato di determinismo

economico, in quanto sostiene che l’economia ha la priorità sulle altre forze della nostra vita, ne sono il

riflesso, l’effetto. Le istituzioni non assolvono la funzione di soddisfare e sostenere la condizione “naturale”

della società, ma di proteggere e riprodurre gli interessi del sistema capitalista dominante, ai quali sono

subordinati. Marx definisce l’economia come la struttura della società sopra la quale si trova la

sovrastruttura, che comprende le istituzioni, la politica, la religione ecc.

Il capitalismo è un modo di produrre. La classe sociale è una maniera di distinguere gli individui e riguarda

esclusivamente il fatto di possedere o meno mezzi di produzione: è un rapporto di potere definito dalla

posizione economica all’interno della società capitalista.

l’uomo è certamente un homo sapiens, ma è anche un homo faber: è proprio nella natura umana creare e

godere del prodotto della propria creatività. E’ il capitalismo a negarglielo obbligando l’uomo a tramutare

l’essenza stessa dell’umanità, la creatività e la forza lavoro, in merci che vengono comprate e vendute: è

separato proprio da ciò che lo definisce uomo. Marx descrive questo stato come alienazione. Un individuo

lavora mentre qualcun altro gode dei profitti derivati dal prodotto dei suoi sforzi, il che è per definizione

“sfruttamento”.

V.(teoria dello scambio)

Dire che qualcosa è “razionale” equivale a dire che ha valore alla luce di una logica condivisa. La teoria dello

scambio potrebbe essere definita anche prospettiva utilitaristica o comportamentista o teoria della scelta

razionale: è il termine utilizzato da George Homans negli anni 50.

-Utilitarismo: giustificazione di un atto e delle sue conseguenze, in vista dalla massimizzazione dei propri

interessi;

-comportamentismo: studio dei comportamenti umani;

-teoria della scelta razionale un individuo cercherà di perseguire azioni giudicate razionali per il

perseguimento di un proprio interesse.

L’eredità della psicologia comportamentista:

-comportamento condizionato (reazioni automatiche dovute ad unno stimolo);

- comportamento operativo (comprende le strategie per soddisfare i bisogni, può essere appreso).

Il tratto chiave del comportamentismo è che gli individui siano di per sé interessati a provare piacere e ad

evitare il dolore.

Poiché alla nascita siamo una tabula rasa, dobbiamo apprendere mediante prove ed errori: se un’azione ha

una ricompensa, ha più probabilità di essere ripetuta; una situazione dipende dagli stimoli; i rinforzi

possono essere positivi o negativi. Questi sono i fattori che condizionano il comportamento operativo: ne

consegue che se un comportamento può essere predetto, allora può anche essere modificato.

Homans distingue tra comportamento individuale e comportamento sociale. Il concetto di ordine sociale

non è interpretato come qualcosa di statico ed esterno all’individuo, bensì come un prodotto dinamico di

scambi commerciali e baratti tra agenti mossi dal proprio interesse. Homans prosegue nel solco di questa

tradizione applicando il comportamentismo psicologico all’ambito dell’interazione umana, per mezzo di 7

motivazioni: successo, stimolo, valore, aggressività, approvazione, razionalità, privazione-sazietà.

Al cuore della teoria dello scambio vi è dunque il concetto della scelta razionale ed è evidente la sua

dipendenza da premesse utilitaristiche. La teoria della scelta razionale è un metodo per spiegare e

prevedere l’azione sociale. I suoi principi permettono di fornire una maggiore comprensione delle

dinamiche dell’interazione sociale senza ricorrere alla psicologia comportamentista.

Razionalità : probabilità che un individuo compia una determinata azione, dato il numero di benefici che

può ottenere, moltiplicata per la probabilità che raggiunga davvero tale risultato.

Anthony Heat ha scomposto la scelta razionale in tre tipologie: scelta senza rischi, scelta rischiosa, scelta

incerta.

I tre grossi difetti del modello della scelta razionale possono essere sintetizzati cosi:

- l’esplicito individualismo metodologico, in base al quale ci si concentra su fattori che influenzano il

processo decisionale individuale;

- l’evidente inadeguatezza ad affrontare il problema delle dinamiche di potere nelle relazioni sociali;

il problema dello scambio ingiusto.

Il potere è la capacità di un’agente di ottenere la sottomissione di un altro, una risorsa. Non a caso si parla

della teoria del potere strumentale.

Critiche: difficoltà a spiegare fenomeni di reciprocità (es. il dono).

V. (l’interazionismo)

Tale teoria emerge come critica del funzionalismo. L’interazionismo si concentra sugli individui, non sulle

strutture, senza però farne materia di studio. Invece di offrire una scienza del comportamento,

l’interazionismo intende presentare una sorta di documentario su come determinati individui danno

significato al mondo che li circonda.

anche se l’espressione “interazionismo simbolico” è stata coniata da Herbert Spencer, il vero fondatore del

movimento è George Herbert Mead.

L’influenza del comportamentismo era evidente, ma lo studioso si definiva un comportamentista sociale. La

socializzazione per quest’ultimo non è un processo limitato alla fase infantile, ma prosegue per tutta la vita.

Per l’interazionismo un agente attribuisce all’evento un significato, che dipende dal contesto sociale ed è

soggetto all’interpretazione degli individui coinvolti.

La società non è di per sé simbolica. Blumer dice che non è possibile conoscere davvero il significato di un

dato evento: tutto ciò che possiamo fare, è considerare le differenti interpretazioni.

In quanto prossimo al pragmatismo, l’interazionismo non si è mai curato delle astratte “teorie generali”.

Sociologi come Becker, Strauss e Davis hanno fatto uso di metodi etnografici, quali l’osservazione

partecipante o l’introspezione simpatetica (immedesimazione) per comprendere la realtà dal punto di vista

dei partecipanti.

Riguardo alla teoria pragmatista della conoscenza possiamo dire che consiste nell’osservare il mondo per

come ci appare in un determinato momento. Il punto non è tanto che non vi è una verità oggettiva, bensì

che non possiamo effettivamente conoscerla: la verità è un tipo di finzione che costruiamo per dare senso

alle nostre vite.

Fortemente influenzato dai pragmatisti, Mead divide il Sé in due componenti distinte: l’Io e il Me. L’Io è

soggettivo, racchiuso nell’individuo; il Me è il Sé oggettivo, quello che entra in relazione con gli altri. Per

Mead i vari componenti del Sé si formano durante 3 fasi dello sviluppo infantile:

 

1 fase del pre-gioco imitazione nascita dell’Io

sviluppo

2 fase del gioco del Me Sé

3 fase del riconoscimento delle regole del gioco

Questa idea che il Sé si costituisca attraverso l’interazione sociale deriva da Charles Horton Cooley: l’Io non

è assoluto e permanente, bensì radicato nella consapevolezza umana e ciò è possibile grazie all’interazione

con gli adulti ( non si nasce criminali, lo si diventa ). Per Cooley l’Io ha due caratteristiche primarie, non è

fisso ed è di per sé sociale.

Erving Goffman è il padre della prospettiva drammaturgica. L’analisi di Mead si concentra sulla costruzione

del Sé attraverso l’interazione sociale; a ciò Goffman aggiunge una dimensione esterna concentrandosi sul

modo in cui il Sé viene presentato agli altri e mantenuto. Nel mondo teatrale di Goffman l’attore sociale

agisce in modo strategico, poiché recita un ruolo conforme a quelle che ritiene le aspettative del pubblico,

senza perdere di vista la reazione che intende suscitare (controllo delle impressioni). Ogni interazione

sociale non è altro che una recita, una rappresentazione a uso e consumo degli altri.

Resta da considerare in che modo manteniamo il nostro senso del Sé (in ambienti finalizzati a modificarlo p

perfino distruggerlo - Asylums). Nella sua opera Esamina l’ospedale psichiatrico come un tipo di istituzione

totale, come il carcere, un luogo inteso a sopprimere l’individualità e a rafforzare il conformismo.

Blumer identifica 3 premesse fondamentali dell’azione sociale:

- Ogni azione ha senso per chi la compie;

- Questo significato è prodotto dall’interazione sociale;

- Avviene attraverso un processo interno di interpretazione e negoziazione.

Etichetta mento: processo per mezzo del quale gli altri, di solito le persone che detengono posizioni di

maggiore potere, impongono una nuova identità.

Profezia auto avverante: proprio coloro che verranno etichettati come devianti, vedranno se stessi come

tali e diventeranno veramente ciò che a detta di molti sono.

Edwin Lemert distingue tra deviazioni primarie (un atto di vandalismo o una condotta violenta) e

secondarie (identità del deviante). Ciò secondo lui crea un “moral panic” che da origine ad amplificazioni

della devianza. Goffman le chiama identità rovinate.

Per Goffman, Becker ed altri autori l’ordine sociale non è solo fragile, ma anche profondamente ipocrita,

perché si basa sulla censura delle voci fuori dal coro. I devianti vengono tenuti sotto controllo in celle ai

margini della società, perché non imbarazzino e non disturbino il pacifico flusso di riproduzione sociale.

Critica: questo approccio non può aiutare a comprendere il cambiamento sociale o le grandi strutture di

potere.

VII. (l’etnometodologia)

Lo scopo dell’etnometodologia è mettere il senso comune al centro dell’analisi sociologica. Per fare ciò è

necessario fare riferimento alla fenomenologia. La scuola del costruttivismo sociale indaga primariamente i

modi in cui gli individui hanno esperienza con la realtà. Il concetto centrale dell’etnometodologia è la

costruzione sociale della realtà: gli etnometodologi vogliono esaminare in che modo i fatti sociali che diamo

per scontato siano effettivamente prodotti. Le azioni sono frutto di un processo sociale, ma non esiste mai

un unico andamento: l’opzione migliore che ci è data è quella di mettere insieme gli indizi relativi per poi

trarre delle conclusioni.

l’etnometodologia è nata grazie alla pubblicazione di Harold Garfinkel di “studies of ethnomethodology”.

La tesi etnometodologica, per la quale le statistiche ufficiali non rappresentino eventi reali, utilizza la teoria

dell’etichettamento per mostrare come assunzioni preconcette su cause e statistiche ufficiali siano in verità

utilizzate per giustificare le stesse. Quando i preconcetti del senso comune e i fattori casuali divengono

interscambiabili, la situazione si trasforma in una tautologia.

La fenomenologia studia il modo in cui gli individui hanno esperienza del mondo, ne attribuiscono un senso

e si rapportano ad esso.

Alfred Schutz ha sottolineato che gli essere umani, nel dar senso a ciò che li circonda, fanno abitualmente

uso di un particolare stock di conoscenza, il cosiddetto senso comune, che non sottopongono ad alcuna

valutazione teorica. Il risultato dato al contesto è legato a ciò che viene chiamato indicalità, per cui

Garfinkel esorta ad adottare il cosiddetto metodo documentario.

Il momento attraverso cui ciascun membro della società si relaziona, può essere suddiviso in 3 parti:

esternalizzazione, oggettivazione, interiorizzazione ( gli individui sono sia produttori, che prodotti del

proprio mondo sociale).

In quanto variante sociologica della fenomenologia, l’etnometodologia è profondamente soggettivista ed

individualista: a differenza delle altre prospettive sociologiche come l’interazionismo, esso non presuppone

l’esistenza di un ordine sociale, muovendo invece l’idea che il mondo sociale appare ordinato dal punto di

vista dell’individuo.

L’etnometodologo considera l’organizzazione sociale come il prodotto delle azioni e degli orientamenti dei

suoi membri. La differenza tra un attore, in senso interazionista, e un membro è rilevante per capire la

distinzione tra i due approcci: un attore è definito dall’esistenza di un altro, con cui interagisce; un membro

è definito dal suo ruolo all’interno della società.

L’identità è il risultato della negoziazione tra l’individuo e la società stessa. 

Lo scopo della sociologia è di analizzare i processi che danno vita alle strutture sociologia cognitiva con

procedure interpretative.

Per l’etnometodologo l’ordine sociale è una costruzione fragile edificata attraverso un processo di

interazioni, negoziazioni e frequenti fraintendimenti che dipendono da una molteplicità di circostanze e

incidenti inattesi.


ACQUISTATO

22 volte

PAGINE

9

PESO

468.02 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Crash_9009 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Bernardini Sandro.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Istituzioni di sociologia

Appunti sociologia, concetti fondamentali M. Ciampi
Appunto
Riassunto esame istituzioni di sociologia, prof. Ciampi, libro consigliato Le origini della sociologia, Sombart
Appunto
Riassunto per l'esame di Istituzioni di Sociologia, prof. Bernardini, libro consigliato "Sociologia. Fondamenti e teorie", O'Byrne-Bernardini
Appunto
Riassunto esame istituzioni di sociologia, prof. Bernardini, libro consigliato Sociologia fondamenti e teorie, O'Byrne
Appunto